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Le perle giornalistiche di oggi

Le perle giornalistiche di oggi

Giada Oricchio su Il Tempo ci spiega che le immagini TV si trasmettono in onde corte e che addirittura lo si faceva già durante la Seconda Guerra Mondiale (copia permanente). Grazie a berner*** per la segnalazione.

Repubblica ci delizia con la grafica che spiega come portare avanti le lancette. Grazie a @santebande per la segnalazione. Copia permanente: archive.ph/lwJPX

TrevisoToday si premura di scrivere “le iniziali” e poi pubblica ripetutamente nome e cognome. Ho aggiunto io le pecette.

La foto scelta dalla RSI propone addirittura di sostituire gli orologi invece di spostare le lancette (grazie a @MieleMielee per la segnalazione):

Intanto Repubblica scrive (a firma di Gennaro Totorizzo) che a una persona hanno rubato la “sedia elettrica”. E lo scrive ripetutamente: “La sua sedia elettrica era fondamentale per avere un minimo di “libertà”… Facciamo un appello a chi ha compiuto questo gesto a riconsegnare la sedia elettrica”. Copia permanente: https://archive.ph/Iwtty. Grazie a LW per la segnalazione. Ho un déjà vu.

Fukushima, “un suicidio ogni dieci minuti” secondo il Fatto Quotidiano

Fukushima, “un suicidio ogni dieci minuti” secondo il Fatto Quotidiano

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “rush777” e “aldo.da*” e alla segnalazione di @fabioghibli ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Regola numero uno del giornalismo: se sbagli, ammettilo.

Regola numero uno del giornalismismo: se sbagli, prova a far sparire ogni traccia dello sbaglio e fa’ finta di niente, tanto su Internet si può e non ti sgama nessuno.

Indovinate qual è stata la scelta del Fatto Quotidiano: ieri ha pubblicato un articolo, a firma di Pio d’Emilia, intitolato “Fukushima, la città del disastro nucleare con un suicidio ogni dieci minuti”. Mio screenshot:

Nell’articolo c’era questo calcolo che giustificava il dato davvero impressionante sui suicidi: “Dall’aprile 2011, nella prefettura di Fukushima, si sono registrati 1500 suicidi: più di 5 l’ora, uno ogni 10 minuti”. Sì, avete letto bene. Mio screenshot per gli increduli:

Il numero dei suicidi è drammatico, ma sarà vero? Se Pio d’Emilia riesce a massacrare l’aritmetica di base in questo modo, come faccio a fidarmi di qualunque cifra che mi propone? E in subordine, come è stato possibile commettere un errore così colossale e oltretutto pubblicarlo?

Il Fatto Quotidiano a questo punto aveva un problema: l’aritmeticretinata si poteva anche togliere dall’articolo facendo finta di nulla, ma l’URL dell’articolo era basato sul titolo e quindi avrebbe conservato “un-suicidio-ogni-dieci-minuti” come chiara prova del misfatto. L’URL, infatti, era questo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/28/fukushima-la-citta-del-disastro-nucleare-con-un-suicidio-ogni-dieci-minuti/1071175/.

Soluzione: ammettere l’umana fallibilità e chiedere scusa? Assolutamente no. Quell’URL ora porta infatti a quest’altro URL immacolato: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/28/fukushima-nella-citta-del-disastro-nucleare-1500-suicidi-da-aprile-2011/1071175/, dove c’è un articolo riscritto e corretto. Errore? Quale errore? Non c’è mai stato nessun errore. Screenshot attuali:

Ecco fatto! Problema risolto! Figuraccia evitata! Non siamo mai stati asini in aritmetica! Nessuno si accorgerà mai che abbiamo scritto una scempiaggine che squalifica tutto l’articolo e chi l’ha scritto.


…Come hai detto? La copia cache di Google? E cos’è?

Sveglia, Fatto Quotidiano. I tempi in cui le cazzate giornalistiche si coprivano cacciandole nel dimenticatoio della carta stampata, che oggi è giornale e domani è carta igienica, sono finiti da un pezzo. Oggi, se si vuole essere presi sul serio, bisogna essere trasparenti. Perché i lettori non sono scemi, non vogliono essere presi per scemi e oggi hanno a disposizione gli strumenti per farvi le pulci.

Nessuno rilegge: Italia Oggi e la Guardia di Finanza

Nessuno rilegge: Italia Oggi e la Guardia di Finanza

Non sapevo che la Guardia di Finanza italiana arrivasse fino a questo sacrificio personale 🙂

 Sì, c’è proprio scritto “In Italia è invece la guardia di finanza che si è data da fare a scopare gli influencer fraudolenti.” 

Stavolta il refuso freudiano strappa un sorriso, ma è una riprova del fatto che nel giornalismo nessuno rilegge.

Copia permanente: https://archive.is/fUSUg

Come nascono le teorie di falsi attentati e messinscene? Così: per superficialità dei giornalisti

Come nascono le teorie di falsi attentati e messinscene? Così: per superficialità dei giornalisti

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale del 2016/06/28 ore 23:42. Ultimo aggiornamento: 2016/06/29 10:00.

L’attentato all’aeroporto Ataturk di Istanbul di poco fa ha scatenato la frenesia dei giornalisti di pubblicare immagini scioccanti. Come al solito, in questi casi, quando bisognerebbe aumentare i controlli per evitare disinformazione, invece il giornalismo dilettantesco abbassa la già scarsa guardia e pubblica qualunque cosa, comprese foto false o che non c’entrano nulla, e non si degna nemmeno di rettificare.

Ecco come nascono le tesi di messinscena, come quelle che circolarono dopo l’attentato di Bruxelles: grazie a chi non fa bene il proprio lavoro e alimenta la paranoia dei complottisti.

Guardate cos’è successo stasera: Reported.ly (gestito da giornalisti seri) pubblica prontamente un avviso che la foto qui sotto, spacciata per immagine dell’attentato a Istanbul, proviene in realtà dall’attentato di Bruxelles.

La foto:

L’avviso:

 

La conferma che si tratta di un’immagine risalente all’attentato di Bruxelles:

Nel mio piccolo cerco anch’io di avvisare che si tratta di una foto che non si riferisce a Istanbul, e lo faccio rivolgendomi proprio ai giornalisti:

disinformatico
Attentato Istanbul: questa foto NON mostra Istanbul ma Bruxelles. Giornalisti, occhio alla fretta. https://t.co/vq4gPGlOPD
28/06/16 22:41

Come da copione, SkyTg24 invece pubblica* la foto di Bruxelles, presentandola come immagine di Istanbul, tre quarti d’ora dopo che è stato pubblicato l’avviso. Come se non bastasse, dopo averla pubblicata la redazione riceve ripetuti avvisi che è sbagliata, come vedete qui sotto, ma non la rimuove (è ancora online mentre scrivo queste righe, alle 23:20)*. Grazie a @ruggio81 per la segnalazione.

*Aggiornamento: il tweet è stato rimosso durante la notte.

Anche Rainews pubblica la foto (segnalata da @Mantzarlis):

Altri lettori mi dicono che anche altre testate, come per esempio Repubblica, hanno pubblicato la stessa foto (Vérifié conferma). La Stampa l’ha pubblicata ma poi rimossa chiedendo scusa.

Ora posso capire che nella concitazione possa sfuggire un’immagine. Ma che la si lasci pubblicata, senza un briciolo di rettifica, mentre i lettori stessi denunciano l’errore, è davvero pessimo giornalismo, oltre che una presa in giro dei lettori di buon senso. Che cominceranno a pensare: se pubblicano foto senza controllarle in casi seri come questi, quando sono attendibili le altre notizie che danno?

Mentre i complottisti, da bravi ottusangoli, invece di pensare alla spiegazione più semplice (un errore dettato dalla fretta), si lanciano in fantasie complicatissime di cospirazione mondiale, di false flag, di regie occulte, nelle quali il dramma dell’attentato diventa oscenamente irrilevante ed emerge invece la loro vanità di dire “solo io ho capito la Verità”. Il complottismo, in ultima analisi, è megalomania.

Aggiornamento 2016/06/28 23:55

Un altro fenomeno al quale i giornalisti devono imparare a fare attenzione è lo sciacallaggio per attirare clic, Like, retweet e follower. Il già citato Reported.ly ha dovuto rettificare la pubblicazione di quella che sembrava una disperata richiesta di ritrovare un padre forse coinvolto nell’attentato ma era solo un trucco per ottenere visibilità. Unico indizio sospetto: il nome dell’account, decisamente improbabile (@ElDxnielit0).

Antibufala: dopo il referendum Brexit, britannici cercano in massa su Google “Cos’è l’UE?”

Antibufala: dopo il referendum Brexit, britannici cercano in massa su Google “Cos’è l’UE?”

Dopo il risultato a sorpresa del referendum britannico sull’uscita dall’Unione Europea ha fatto scalpore e suscitato notevole divertimento una notizia curiosa: nelle ore successive all’annuncio del risultato referendario è esploso nel Regno Unito il numero di ricerche su Google di domande come “Cosa significa lasciare l’UE?” e “Cos’è l’Unione Europea?”.

Lo hanno scritto tante testate (qualche esempio), attingendo a una fonte autorevole, ossia Google, in particolare questo tweet di Google Trends, che descrive un aumento del 250% delle ricerche della domanda “Cosa succede se lasciamo l’UE?”.

Il dato percentuale in sé è vero: quello che manca nella notizia è il numero delle ricerche che hanno generato la percentuale. Come ha notato per esempio Steve Patterson, Google Trends fornisce solo una percentuale, ma Google Adwords fornisce i numeri corrispondenti, che rivelano che la ricerca è stata fatta da meno di mille persone.

Patterson spiega che in un giorno qualunque, per esempio a maggio 2016, la frase “What is the EU?” è stata cercata in media 270 volte al giorno nel Regno Unito. La notizia clamorosa si basa sul fatto che il giorno dopo l’annuncio della vittoria dei pro-Brexit la stessa ricerca è stata fatta da 675 persone in più: un numero assolutamente insignificante, equivalente a qualche scolaresca che si prepara per un compito basato sull’attualità.

Quando vedete una percentuale, insomma, chiedetevi sempre quali sono i numeri sui quali si basa, perché per molti giornalisti la tentazione di un titolo sensazionale è irresistibile.

Fonti aggiuntive: The Telegraph.

Red Ronnie e la Sindrome delle Due Campane

Red Ronnie e la Sindrome delle Due Campane

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Credit: Iddio.

Marco Cattaneo ha già fatto egregiamente il punto della situazione su Repubblica, il Corriere ha pubblicato un buon decalogo antibufale in proposito e ci sono anche gli sbufalamenti fatti da Gravità Zero e da TeamVaxItalia, per cui non mi dilungo sulla vicenda delle dichiarazioni antivacciniste di Red Ronnie durante il programma Virus della Rai del 12 maggio scorso. Aggiungo solo un paio di considerazioni.

Certo, Red Ronnie ha detto una serie di falsità scientifiche sui vaccini che inevitabilmente aumenteranno il numero dei dubbiosi e ridurranno la diffusione dei vaccini, già pericolosamente in calo. Ma non è la prima volta che Red Ronnie viene colto a dire cazzate monumentali su argomenti nei quali non ha nessuna competenza (Red Ronnie astrofisico: “Un triangolo così perfetto [sul Sole] è un messaggio”; Red Ronnie virologo: “Ogni virus o batterio ha sua frequenza. Individuata presenza si mette in controfase frequenza e lo si elimina”; e altre perle raccolte da Il Post, comprese dichiarazioni pro-“scie chimiche” e pro Stamina).

Quindi la questione di fondo non è se Red Ronnie abbia rigurgitato una collezione di cretinate: è come mai una persona che oggettivamente non ha alcuna competenza in materia di vaccini, e ha già dato prova di avere in generale una visione della realtà un po’ fumosa, viene chiamata dalla Rai a esprimersi sui vaccini.

Ho provato a chiederlo a Nicola Porro, conduttore della trasmissione: nessuna risposta.

Il Corriere scrive che Porro ha risposto dicendo di aver “messo a confronto due alfieri con posizioni opposte” (l’altro “alfiere” è “Maria Antonietta Farina Coscioni, presidente dell’Istituto Coscioni”). Ed è qui l’errore fondamentale e frequente del giornalismo di oggi: invece di far parlare gli esperti e arrivare a una risposta, si fanno parlare e battibeccare persone incompetenti ma capaci di attirare pubblico per notorietà o telegenia (di Red Ronnie ho già detto; la Coscioni, per quanto sia coinvolta in un grave caso personale di salute, non è un medico o un’immunologa ma è laureata in economia aziendale). E questo viene considerato giornalisticamente corretto, perché per molti questo significa “far sentire le due campane” dandosi una parvenza di obiettività.

No, no, no, no e ancora no. Qui non stiamo parlando di calcio o di moda, dove le opinioni di tutti hanno grosso modo lo stesso valore e la stessa frivolissima importanza. Qui stiamo parlando di vaccini, ossia di un fenomeno concreto, tangibile, misurabile e scientifico: le opinioni non c’entrano nulla e contano soltanto i fatti. I fatti su una questione di vita o di morte.

Non è questione di far sentir campane. Qui non c’è nessuna campana da suonare: si fanno sentire i fatti, punto e basta. Non si mettono insieme l’incompetente e l’esperto (in questo caso, Roberto Burioni, professore di microbiologia e virologia, relegato nell’angolino da Virus e sfogatosi in un bel post su Facebook), perché altrimenti si innalza l’incompetente al livello dell’esperto e si tradisce il pubblico. Non si fanno sentire due campane, se una è fessa.

C’è un’altra cosa: Red Ronnie non è l’unico ad aver detto cose bizzarre. Nel video della puntata di Virus, a 20:30 dall’inizio, Franco Antonello della fondazione I Bambini delle Fate, genitore di un ragazzo autistico, dice testualmente: “…nei bugiardini, in un bugiardino in particolar modo dei vaccini, c’è scritto proprio chiaramente ‘può causare autismo’”. Antonello ha già fatto affermazioni simili in passato, ma stavolta ha detto che c’è proprio scritto esplicitamente “può causare autismo”. Gli ho chiesto di indicarmi il nome del vaccino in questione. Se è il Tripedia, è una bufala dovuta a una lettura distorta del bugiardino, come spiegano bene MedBunker e Vaccinfo.

Tutta la faccenda mi ricorda un episodio analogo che ho vissuto personalmente e che indica quanto sia persistente e diffusa l’abitudine di far parlare gli incompetenti. Durante una trasmissione di una rete nazionale italiana per la quale facevo da consulente tecnico, mi fu comunicata in anticipo la lista degli ospiti in studio. Un nome mi saltò subito all’occhio e chiesi cosa c’entrasse il celebre europarlamentare e senatore con l’argomento tecnico di cui la trasmissione si sarebbe occupata. “Niente”, mi fu risposto al telefono dalla produzione, “ma è un bell’uomo e attira le donne”. Così si scelgono gli ospiti per “fare informazione”. O meglio, per riempire il vuoto pneumatico tra uno spot pubblicitario e l’altro. Meglio esserne consapevoli, così magari si spende il proprio tempo informandosi seriamente.

Allora, cos’era il grande annuncio della NASA? Un pianeta “simile” alla Terra

Allora, cos’era il grande annuncio della NASA? Un pianeta “simile” alla Terra

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle gentili donazioni di “paolofut*” e “fcolli*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2015/07/24 00:45.

Credit: SETI Institute/Danielle Futselaar

Allora, qual era la grande notizia annunciata per oggi dalla NASA? Semplice: la scoperta del primo pianeta extrasolare di tipo terrestre orbitante intorno a una stella simile al Sole e alla distanza giusta per avere, o aver avuto, acqua liquida. In pratica, il miglior candidato mai trovato per un altro mondo abitabile.

Un bel risultato scientifico, non c’è che dire, ma nulla a che vedere con le ipotesi clamorose circolate nelle scorse ore in seguito all’annuncio della conferenza stampa indetta per le 18 di oggi. E soprattutto non è detto che quel pianeta sia abitabile, men che meno abitato.

In sintesi, questo è l’annuncio del SETI Institute: è stato rilasciato un catalogo aggiornato dei pianeti extrasolari candidati, compilato usando i dati della sonda spaziale Kepler. Il catalogo aggiunge oltre 500 pianeti possibili ai 4175 già trovati fin qui. Va sottolineata la parola candidati: vuol dire che, come dice del resto il comunicato, la sonda identifica la presenza di possibili pianeti osservando le variazioni di luminosità periodica delle stelle, ma la conferma dipende da altri strumenti.

L’aspetto interessante del catalogo è che fra i candidati ce ne sono dodici nuovi che hanno un diametro inferiore al doppio di quello terrestre e orbitano nella cosiddetta zona abitabile della propria stella, ossia nella regione nella quale l’energia emessa dalla stella permetterebbe l’esistenza di acqua allo stato liquido sulla superficie del pianeta.

Illustrazione ipotetica di un pianeta
come Kepler 452b.

Di questi candidati, uno, deniminato Kepler 452b, è il primo a essere confermato come pianeta. Si trova a 1400 anni luce, nella direzione della costellazione del Cigno, e orbita in 385 giorni intorno a una stella molto simile al nostro Sole (solo il 4% più massiccia, il 10% più grande di diametro e il 20% più brillante). La distanza orbitale di questo pianeta è paragonabile a quella della Terra dal Sole.

Le sue dimensioni (diametro circa il 60% maggiore di quello della Terra) e il tipo di stella intorno al quale orbita, dice il comunicato, indicano che è probabilmente di tipo roccioso. È insomma un gemello della Terra, o quasi. Molto quasi: secondo questi criteri, infatti, sono “gemelli” della Terra anche Marte, dove non c’è atmosfera respirabile e le radiazioni solari arrivano al suolo senza essere filtrate, e persino Venere, un inferno rovente con temperature medie al suolo di 460°C che farebbero fondere il piombo. E con un diametro maggiorato del 60% la gravità sarebbe circa il doppio di quella terrestre: viverci sarebbe come portarsi un’altra persona addosso tutto il giorno. Quindi andiamoci piano prima d’immaginarci una seconda Terra accogliente e pronta per farci un villaggio vacanze esclusivo.

Un altro aspetto interessante segnalato dal comunicato è che la stella di Kepler 452b ha un miliardo e mezzo di anni più del Sole, per cui potrebbe darci un’indicazione di quale futuro potrebbe avere la Terra (sottolineo i vari potrebbe). La maggiore energia emessa dal suo sole invecchiato potrebbe averne scaldato la superficie fino a farne evaporare gli oceani.

I dettagli della scoperta di Kepler 452b verranno pubblicati nell’Astronomical Journal.

Tutto qui. Sensazionalismi a parte (anche da parte della NASA, va detto), è interessante vedere che ora siamo in grado di trovare pianeti extrasolari di tipo terrestre anche a distanze notevoli e fa piacere che ogni scoperta di questo tipo ci permetta di affinare le nostre stime del numero di pianeti abitabili nell’universo. Ma non c’era bisogno di ricorrere ad annunci clamorosi.

Stasera alle 18 la NASA annuncerà una scoperta sensazionale? No. L’ho letta in anteprima

Stasera alle 18 la NASA annuncerà una scoperta sensazionale? No. L’ho letta in anteprima

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle gentili donazioni di “glvisc*” e “p.alon*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2015/07/23 18:15.

Niente panico: la NASA non sta per annunciare di aver trovato gli alieni o di aver scoperto il teletrasporto o il modo per non far cadere a faccia in giù le fette di pane imburrate.

Lo so perché ho già letto il suo comunicato stampa, che è sotto embargo fino alle 18 ora italiana ma è già stato diffuso alla stampa accreditata, e presumo che l’abbiano fatto anche gli altri giornalisti, per cui i vari articoli sensazionalistici che stanno uscendo in queste ore sulla base di questa pagina della NASA sono assolutamente ingiustificati.

Rispetterò la richiesta d’embargo della NASA. Se la cosa v’interessa, dalle 18 troverete qui sotto il link al mio articolo che traduce l’annuncio. Ma vi posso dire che non è una “notizia che avete sognato per migliaia di anni”, anche se è comunque interessante.

Nel frattempo, appunto, niente panico e non nascondete l’argenteria, non vendete tutti i vostri averi e non infilatevi il caschetto di stagnola: gli extraterrestri non stanno per arrivare a portarvela via o a fare esperimenti indecenti sulla vostra anatomia.

Aggiornamento: Sono passate le 18 e quindi ho pubblicato il mio articolo.

Antibufala: aerei commerciali scomparsi da Tripoli per “un nuovo 11 settembre”

Antibufala: aerei commerciali scomparsi da Tripoli per “un nuovo 11 settembre”

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Si avvicina l’anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001 e puntualmente arrivano gli articoli che speculano sulle paure evocate da quella tragedia. Il Tempo ha pubblicato la notizia secondo la quale dall’aeroporto di Tripoli mancherebbero “ben undici… aerei commerciali.” Sarebbero “sicuramente spariti da un mese. La notizia, però, è stata data solamente ora. I velivoli sono stati presi in consegna da un gruppo terrorista che si chiama “Alba libica” che era riuscito a prendere il controllo dell’aeroporto di Tripoli.” Notate il “sicuramente”, che non lascia spazio a dubbi.

In conseguenza di queste sparizioni, dice Il Tempo“Gli Usa temono un nuovo 11 settembre”.

La notizia sensazionale proverrebbe, secondo quanto scrive Leonardo Rossi de Il Tempo, da “fonti ufficiali degli Stati Uniti d’America”. Non è una fonte un po’ troppo vaga, per una notizia del genere? Come mai non c’è un nome, una qualifica, una data, un dettaglio qualunque che elevi queste “fonti” a un livello meno gossip di un “mio cugggino”? Se sono rappresentanti ufficiali delle autorità statunitensi, non ci dovrebbe essere bisogno di nascondere le loro identità.

Sempre secondo Il Tempo, ci sarebbe anche una seconda fonte per la notizia: un “esperto militare marocchino, Abderrahmane Mekkaoui”, che ne avrebbe parlato “con Al Jazeera”. Ma è vero? Se si cerca “Abderrahmane Mekkaoui” sul sito di Al Jazeera non viene fuori nulla. Strano.

In realtà, facendo un po’ di ricerche negli altri articoli dei media generalisti che parlano degli aerei scomparsi, emerge che tutti, compreso Il Tempo, attingono i dettagli (compreso quelli dell’esperto militare e delle fonti ufficiali americane) in ultima analisi da un’unica fonte: il sito americano Washington Free Beacon, che però non documenta le proprie fonti. Il Free Beacon dice che l’esperto marocchino ha parlato ad Al Jazeera il 21 agosto scorso, ma non linka le dichiarazioni originali dell’esperto presso Al Jazeera.

Il Free Beacon viene citato come fonte dal Daily Mail, dall’Huffington Post (che però è dubitativo e scrive “reportedly”, ossia “si dice che” a proposito della sparizione degli aerei), dal Mirror (anche lui dubitativo: “The commercial airliners are thought to have gone missing”, ossia “si pensa che gli aerei di linea commerciali manchino all’appello”), da Fox News, dal Washington Times, da USA Today. Ma nessuna di queste testate ha una seconda fonte di supporto. Alcune citano anche le fonti ufficiali americane, come fa Il Tempo, ma lo fanno per dire che non confermano la notizia.

Ci sarebbe poi da chiedersi come mai farebbero dei terroristi a usare questi aerei ipoteticamente rubati. Chi li preparerebbe per il volo? Chi li rifornirebbe di carburante? Come decollerebbero da un aeroporto semidistrutto e costellato di aerei devastati? Chi li piloterebbe? I dirottatori dell’11/9 furono furbi e lasciarono fare ai piloti di linea la parte difficile del volo, cioè il decollo: dove troverebbero un pilota qualificato?

Inoltre, come farebbero questi aerei a non farsi notare dai radar dei paesi confinanti? Come farebbero mai a minacciare gli Stati Uniti? Dovrebbero attraversare un oceano e poi soprattutto passare le difese radar perimetrali degli USA. Se un aereo si avvicina agli Stati Uniti senza aver comunicato un piano di volo alle autorità USA, non passerà indisturbato. Infatti gli esperti di The Aviationist e NYCAviation fanno a pezzi meticolosamente la notizia degli undici aerei mancanti.

In altre parole, la notizia di un nuovo 11 settembre è implausibile e campata per aria sia dal punto di vista giornalistico (una sola, traballante fonte) e tecnico (attentati ben poco praticabili). Ciliegina sulla torta, il sito antibufala Snopes.com fa risalire tutta la storia a dei blogger nordafricani che hanno diffuso una diceria, trasformata poi in fatto assodato dai media affamati di notizie con le quali angosciare i lettori.

In queste condizioni, il giornalismo serio dovrebbe evitare di trasformare un “si dice” in un “sicuramente” come ha fatto Il Tempo. Soprattutto su notizie che possono causare allarme come questa.

Ma perché è così difficile parlare di asteroidi senza menar gramo?

Ma perché è così difficile parlare di asteroidi senza menar gramo?

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“Un grosso asteroide fa rotta verso la Terra: la sfiorerà lunedì 26 gennaio”. Titola così Rainews nella sezione Scienza.

Roba da panico, se ci si ferma al titolo. Ma se si prosegue la lettura invece di correre verso il rifugio sotterraneo più vicino, si scopre che l’asteroide in questione, denominato 2004 BL86, “passerà a 1,2 milioni di chilometri dal nostro pianeta”, ossia a circa tre volte la distanza fra la Terra e la Luna. Nessuno si sognerebbe di dire che la Luna sfiora la Terra, ma un asteroide che passa tre volte più lontano sì. Boh.

Se volete saperne di più senza sensazionalismi acchiappaclic, c’è questo articolo della NASA (tweetato, fra l’altro, mettendo subito in chiaro l’assenza di pericolo: “Asteroid to fly by earth safely tomorrow”) e c’è l’articolo in italiano di Astronomia Pratica. Ma se vi basta una sintesi, eccola:

– Non c’è alcun pericolo che quest’asteroide faccia danni. Nessuno. Zero. Nada.

– La distanza minima dalla Terra (1,2 milioni di chilometri) verrà raggiunta intorno alle 16:19 UTC (17:19 italiane).

– L’asteroide 2004 BL86 misura circa 500 metri di diametro, ma se ha la forma irregolare tipica degli asteroidi non si può parlare di diametro in senso stretto. Ne sapremo di più dopo il passaggio di domani, che verrà seguito da molti telescopi ottici e radio.

– L’asteroide non è arrivato a sorpresa: fu osservato per la prima volta il 30 gennaio 2004.

– A occhio nudo non si vedrà nulla: ci vorrà un telescopio da almeno 15 cm di specchio. In alternativa, seguite il passaggio via Internet.

– Per capire quanto sono frequenti passaggi relativamente ravvicinati di asteroidi alla Terra, seguite Asteroid Watch su Twitter (http://twitter.com/asteroidwatch). E niente panico.