Questo è il testo della puntata del 22 dicembre 2025 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.
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Questa è l’ultima di quest’anno; la prossima verrà pubblicata il 12 gennaio 2026. Con l’anno nuovo, questo podcast diventerà un appuntamento mensile: troverete una nuova puntata ogni secondo lunedì del mese.
[CLIP: audio di clacson a San Francisco durante il blackout]
Sabato scorso, 20 dicembre, un blackout parziale ha colpito alcune zone di San Francisco, in California. Cose che càpitano, ogni tanto, con le solite conseguenze: ma stavolta ce n’è stata una in più, inattesa e decisamente sgradita: moltissimi taxi senza conducente di Waymo si sono fermati di colpo in mezzo alle strade e agli incroci, contribuendo enormemente a ingorgare il traffico natalizio già messo a dura prova dallo spegnimento di molti semafori.
Questa è la storia del tallone d’Achille di queste auto supertecnologiche e delle sue implicazioni sull’introduzione della guida robotica sulle strade di tutto il mondo.
Benvenuti alla puntata del 22 dicembre 2025 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Questa è l’ultima puntata dell’anno; la prossima sarà pubblicata il 12 gennaio 2026. Io sono Paolo Attivissimo.
[SIGLA di apertura]
Il 20 dicembre scorso un incendio divampato nel pomeriggio presso una sottostazione elettrica a San Francisco ha causato un blackout che ha colpito circa un terzo della città californiana, che conta circa ottocentomila abitanti. Vari quartieri sono rimasti al buio per diverse ore, e si prevede che il guasto non verrà completamente risolto per alcuni giorni.
L’interruzione dell’erogazione della corrente elettrica ha spento i semafori e forzato la sospensione di molte corse della metropolitana leggera e dei tram. Il traffico, già intenso in condizioni normali, è andato in crisi, ma questa crisi è stata peggiorata da un fattore nuovo e inatteso: la paralisi dei taxi “autonomi” di Waymo.
I social network sono pieni di video che mostrano queste auto senza conducente ferme agli incroci, con le quattro frecce lampeggianti, incapaci di proseguire o almeno di accostare e farsi da parte per lasciar passare il traffico dei veicoli normali.
In un video*, per esempio, si vedono tre Waymo ferme una accanto all’altra, che occupano tutte e tre le corsie di un’arteria cittadina principale. Dietro di loro, una colonna interminabile di altri veicoli. Alcuni conducenti di queste altre auto invadono la corsia opposta, cercando di aggirare le Waymo che fanno barriera, ma pochi metri più in là si trovano davanti una quarta Waymo, ferma in mezzo all’incrocio, che getta ulteriore scompiglio.
* Molti dei video pubblicati sono ripresi di sera, segno che il problema con le Waymo è durato per ore, visto che il blackout è iniziato intorno alle 14 locali [“The SFFD received a call about the fire at 2:16 p.m. on Saturday”, San Francisco Standard].
Scene come questa si sono viste in gran parte della città, sulle cui strade circolano circa 800 [TheLastDriverLicenceHolder.com] di queste automobili formalmente autonome. Waymo ha sospeso temporaneamente il proprio servizio taxi, riprendendolo nella serata di domenica.
Le auto di un’altra azienda che ha puntato moltissimo sulla guida autonoma, cioè Tesla, hanno continuato a funzionare: il loro sistema di assistenza alla guida non ha subìto interruzioni durante il blackout. Ma va chiarito che questo sistema è meno evoluto e richiede per legge la presenza a bordo di un conducente umano pronto a intervenire e legalmente responsabile della condotta del veicolo, e questa regola vale non solo per le Tesla private ma anche nel caso della manciata di cosiddetti “Robotaxi” che l’azienda di Elon Musk sta sperimentando in varie città statunitensi. Waymo, invece, gestisce una flotta di taxi completamente privi di conducente a bordo. Si tratta, insomma, di due situazioni molto differenti.
Ma allora come mai il sistema più sofisticato ha fallito?
La risposta a questo apparente paradosso è che le auto di Waymo, quando incontrano una situazione che non sono in grado di gestire autonomamente, inviano una chiamata di aiuto a un conducente umano, pardon, un fleet response agent nel gergo di Waymo, che riceve dall’auto immagini in diretta di quello che vedono le telecamere esterne del veicolo e una rappresentazione grafica tridimensionale degli oggetti e delle persone che i sensori di bordo stanno rilevando. Questo conducente remoto può dare ordini all’auto su come affrontare la specifica situazione oppure può teleguidarla direttamente nei casi più impegnativi. Questo dettaglio, poco conosciuto ma molto importante, è documentato da Waymo sul proprio sito.
Il problema è che questo invio massiccio di informazioni e questa teleguida dipendono dalla rete cellulare, che durante un blackout può smettere di funzionare, per esempio perché le antenne della rete non sono alimentate autonomamente oppure perché tantissimi cittadini stanno cercando di usare la trasmissione dati via cellulare, visto che il Wi-Fi su rete fissa non va a causa dell’interruzione della corrente elettrica.
In altre parole, il piano B delle Waymo in caso di blackout dipende completamente da una risorsa che proprio durante un’interruzione di corrente rischia di non esserci.
Inoltre le auto di Waymo non sono in grado di adattarsi alle situazioni: se affrontano un incrocio gestito da un semaforo e quel semaforo è fuori uso o spento, non sono capaci di considerarlo come un incrocio non regolato da semafori, nel quale valgono semplicemente le regole della precedenza. Sono infatti in grado di operare solo su strade che sono state mappate e descritte molto dettagliatamente: non riescono a determinare come comportarsi usando solo le regole generali della circolazione stradale e osservando la segnaletica e la situazione locale del momento. Hanno bisogno di un aiuto esterno, e quando questo aiuto esterno viene a mancare fanno giustamente la cosa meno pericolosa: si fermano dovunque si trovino, in attesa che intervenga un conducente remoto.
Ma ovviamente, in caso di blackout è probabile che quasi tutte le auto Waymo della zona colpita perdano contemporaneamente la connessione con il centro di controllo e quindi si fermino tutte per aspettare un operatore umano che le guidi. E siccome l’azienda non ha un operatore per ogni singola auto, si forma una coda di attesa intanto che gli operatori disponibili affrontano e smaltiscono man mano le singole situazioni.
Il sistema di guida semiautonoma adottato da Waymo ha insomma due vulnerabilità fondamentali: dipende da una connessione che può venire a mancare proprio quando serve di più e non è in grado di affrontare una crisi che coinvolga un numero elevato di veicoli simultaneamente.
Queste vulnerabilità, fra l’altro, non spuntano dal nulla a sorpresa. Non solo erano ampiamente prevedibili semplicemente osservando l’architettura del sistema, ma erano già accadute concretamente entrambe pochi mesi fa. Una Waymo, infatti, era rimasta paralizzata di fronte a un semaforo impazzito e un’altra si era fermata in mezzo alla strada a Austin, in Texas, durante un blackout, e la stessa cosa era successa anche in altre occasioni.*
* E una Waymo, ai primi di dicembre, si è inserita in un fermo di polizia in corso.
Sembra assurdo che un’azienda valutata 110 miliardi di dollari non abbia saputo prevedere questi ostacoli. E infatti li ha previsti, ma ha semplicemente scaricato il costo dei disagi conseguenti sui cittadini. E intanto lavora in perdita secca.
La tecnologia di Waymo, infatti, è molto costosa. Una Jaguar I-PACE elettrica come quelle usate da Waymo costa circa 150.000 dollari al pezzo, a causa della quantità di sensori e computer che devono essere aggiunti al veicolo di base per renderlo semi-autonomo: tredici telecamere, quattro sensori LIDAR, sei radar, ricevitori audio esterni, telecamere termiche e processori in grado di elaborare l’enorme quantità di dati raccolta ogni secondo da tutti questi dispositivi.
A questi costi, ovviamente, si aggiungono gli stipendi per il personale: quello che guida i veicoli quando il sistema di bordo non è in grado di farlo, quello che si occupa della manutenzione e della pulizia delle auto, quello amministrativo, e così via: 2500 dipendenti. E poi c’è il costo dei depositi nei quali le auto restano parcheggiate quando sono in attesa di clienti.
Con circa duemila veicoli sparsi in varie città, Waymo dichiara di effettuare circa 300.000 corse a settimana, che valgono circa sei milioni di dollari. Gli incassi annui sono insomma di poco superiori ai 300 milioni di dollari: una goccia nell’oceano della dozzina di miliardi spesi dal 2015 a oggi [Forbes 2025]. L’unica speranza di guadagno è aumentare a dismisura il numero di questi veicoli e ridurne i costi. Infatti i piani di Waymo prevedono il passaggio a modelli di auto più economici e a sensori meno cari e una rapida espansione ad almeno quindici città statunitensi e prossimamente anche in altri paesi, per esempio a Londra e a Tokyo.
Waymo può permettersi di lavorare in perdita per anni perché ha le spalle coperte da Alphabet, la holding che possiede anche Google. E così ha chiesto recentemente altri 15 miliardi di dollari per finanziare la propria espansione. Ma non si sa se sarà mai più conveniente un veicolo autonomo superequipaggiato rispetto a un’auto normale dotata di un tassista umano a bordo, che funziona anche in caso di blackout.
Nel frattempo, quelle due vulnerabilità continuano a restare senza soluzione. E questa è una tendenza comune a tanti colossi del settore hi-tech, dove conta soltanto crescere, senza consolidare le fondamenta, ossia le infrastrutture altrui che sfruttano per alimentare questa crescita, col risultato di costruire soluzioni sempre più complesse ma sempre più precarie, scaricando sulla collettività eventuali malfunzionamenti o effetti collaterali.
Il risultato è quello che una celeberrima vignetta di Randall Munroe, noto ai più come xkcd, descrive così bene: l’intera infrastruttura informatica moderna è rappresentata da una sorta di torre di Jenga sorretta in un angolo da “un progetto che un tizio in Nebraska mantiene dal 2003 senza che nessuno lo ringrazi”. Lo abbiamo visto a novembre scorso, quando un automatismo mal pensato di Cloudflare ha messo in ginocchio mezza Internet, e lo avevamo visto a luglio 2024, quando un aggiornamento di CrowdStrike aveva bloccato otto milioni e mezzo di computer di banche, borse, ospedali, aeroporti, sistemi di pagamento, emittenti televisive e tanti altri servizi vitali in tutto il mondo.
Se i piani di Waymo e degli altri giganti della tecnologia proseguono come stanno procedendo adesso, e se le amministrazioni pubbliche continuano a concedere a queste aziende di sfruttare il suolo pubblico come laboratorio sperimentale, uno dei prossimi blackout informatici potrebbe essere rappresentato da un’immagine molto simbolica e memorabile: il robotaxi smarrito, col suo fragile concentrato di supersensori, software e ambizioni che lampeggia immobile in mezzo alla strada, mentre pedoni, automobilisti e tassisti in carne e ossa gli girano rassegnatamente intorno lanciando colorite maledizioni.
Il problema non è la tecnologia: è la gente alla quale incautamente affidiamo il suo sviluppo.
Fonti
SF blackout: Richmond resource center opened; Waymo back in operation, San Francisco Standard, 2025
Four way stop versus $100 billion valuation, Jwz.org, 2025
Waymo Stats 2025: Funding, Growth, Coverage, Fleet Size & More, The Driverless Digest, 2025
Waymo Is A Trillion-Dollar Opportunity. Google Just Needs To Seize It, Forbes, 2025
Waymo halts service during massive S.F. blackout after causing traffic jams, Mission Local, 2025
Waymo suspends service amid widespread blackout-related disruption, San Francisco Standard, 2025
Waymos are bricked at stoplights, Reddit, 2025
Creating Waymo traffic, Reddit, 2025
Frozen Waymos backed up San Francisco traffic during a widespread power outage, The Verge, 2025
Waymo’s driverless cars froze all over SF during the blackout, BoingBoing, 2025
Waymo resumes robotaxi service in San Francisco after blackout chaos — Musk says Tesla car service unaffected, CNBC, 2025
Mass power outages affect 130,000 in San Francisco and disrupt traffic, The Guardian, 2025
Blackout elettrico, robotaxi fermi: la fragilità della guida autonoma, Quattroruote, 2025