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25 anni di 11 settembre

Il World Trade Center negli anni Novanta. Immagine generata da me con software di IA.

Lo shock planetario degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 è ormai passato dalla cronaca alla storia. Per molti di noi è ancora un ricordo vivo; ma per tanti che sono nati dopo quel giorno terribile o erano troppo piccoli per ricordarselo è un’idea astratta, intangibile, quasi assurda nella sua scala devastante. Quattro aerei di linea dirottati contemporaneamente, due lanciati contro le Torri Gemelle del World Trade Center innescandone l’incendio e il successivo crollo, uno schiantato contro il Pentagono e uno precipitato in un campo in Pennsylvania dopo la rivolta dei passeggeri. Tremila morti, il centro di New York sfigurato e paralizzato, il mondo nel caos e nel panico.

L’enormità dell’evento ha spinto tante persone dalle menti troppo piccole a cercare spiegazioni semplici che confermassero le loro paure e i loro pregiudizi invece di accettare la complessità dei fatti reali. Ne ha spinte altre, meno piccole ma più meschine, a sfruttare una tragedia per propagandare le proprie tesi di odio e monetizzare ansie e angosce collettive.

Ci fu un’ondata di cospirazionismo intorno agli attentati di quel giorno di 25 anni fa. Un’ondata che non si limitò ai deliri dei soliti squinternati su Internet (che non era ancora preda dei social network) ma divenne mainstream, con ore e ore di programmi televisivi nei quali le tesi più idiote e bislacche ricevevano una dignità immeritata invece di essere liquidate facendo parlare gli esperti e i tecnici. Partecipai anch’io ad alcune di quelle trasmissioni come consulente, cercando con fatica di arginare il fiume in piena del complottismo che aveva travolto e sedotto anche numerosi giornalisti. Come me lo fecero molte altre persone, ma nonostante tutto alcuni miti fasulli si consolidarono nell’opinione pubblica.

Oggi il complottismo undicisettembrino è sfumato, messo in ombra dai cospirazionismi nati successivamente sui grandi eventi degli anni recenti. I complottisti di allora si sono puntualmente riciclati occupandosi di altre tesi fantasiose utili ai loro scopi. Molti di loro sono ancora in giro a fare danni, utili idioti manipolabili da movimenti politici, miliardari online e governi quando serve distogliere l’opinione pubblica da situazioni reali drammatiche. Il petrolio del ventunesimo secolo non è il bit, come sognavano i tecnoidealisti: è l’odio. Più ce n’è, più si fanno soldi, fottendosene delle conseguenze sociali. I leader mondiali e i padroni dei social network lo aizzano e lo sfruttano.

Non intendo rimestare nel letamaio delle tesi cospirazioniste sull’11 settembre. Per chi fosse interessato, sull’argomento c’è il sito Undicisettembre al quale ho collaborato e ci sono i libri che ho tradotto (11/9 i miti da smontare) e ai quali ho contribuito (11/9 La cospirazione impossibile). Ci sono anche moltissimi altri libri e siti dedicati all’esame oggettivo delle tesi di complotto. Oggi segnalo in particolare l’editoriale del collega e amico Butac che prova a spiegare quali sono i meccanismi del nostro cervello che ci spingono a rifiutare la realtà e preferire le fantasie.

Perché la cosa realmente importante, qui, non è smentire meticolosamente la singola specifica tesi di complotto già circolante, ma cercare di capire come evitare che nasca e prosperi la prossima.