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(AGG 23:55) Tutti i video del convegno Cicap “Siamo soli nell'universo? Alla ricerca della vita, fra mito e realtà”

(AGG 23:55) Tutti i video del convegno Cicap “Siamo soli nell’universo? Alla ricerca della vita, fra mito e realtà”

Come ho
segnalato
qualche giorno fa, il 6 maggio scorso sono stato uno dei relatori del Convegno
nazionale del Cicap intitolato
“Siamo soli nell’universo? Alla ricerca della vita, fra mito e realtà”
presso l’Aula Magna dell’Università dell’Insubria, a Como. Nei giorni scorsi il Cicap ha
pubblicato man mano anche gli altri video, interessantissimi, del convegno, per cui raduno tutto qui in un unico post cronologico.

Prologo: diretta streaming Aspettando “Siamo soli nell’Universo?”, con Amedeo Balbi, professore associato di astronomia e astrofisica all’Università di Roma “Tor Vergata”, intervistato da Serena Pescuma, medico chirurgo e coordinatrice dei social del CICAP.

 

I “canali” di Schiaparelli ed il mito dei Marziani – Patrizia Caraveo (Astrofisica)

 

Dagli UFO ai complotti spaziali – Paolo Attivissimo (Giornalista scientifico)

 

Il progetto SETI, alla ricerca di vita intelligente – Stefano Covino (INAF Brera)

 

La scoperta degli esopianeti – Monica Rainer (INAF Brera)

 

Le molecole della vita – Giuseppe Galletta (Senior-Unipd)

 

Esistono civiltà tecnologiche aliene? – Amedeo Balbi (Unitorvergata)

 

Viaggi interstellari: solo fantascienza? – Andrea Ferrero (Ingegnere spaziale)

Nello spazio nessuno può sentirti urlare, ma su Marte sì

Nello spazio nessuno può sentirti urlare, ma su Marte sì

Siamo abituati a pensare che lo spazio sia un ambiente totalmente silenzioso,
perché nel vuoto i suoni non si propagano. Il film Alien (un classico del 1979) divenne
famoso per il suo slogan “nello spazio nessuno può sentirti urlare”. Le
immagini delle sonde spaziali o degli astronauti sulla Luna sono sempre
silenziose o al massimo sono accompagnate dalle loro comunicazioni via radio. Ma
non è sempre così.

Il suono non si propaga nello spazio, ma su Marte, per esempio, sì. Il
pianeta, infatti, è dotato di un’atmosfera. È molto tenue, rispetto a quella
terrestre, ma c’è, e quindi i suoni si possono sentire. A patto, però, che ci sia
qualcuno o qualcosa a produrli e ad ascoltarli.

Su YouTube è stato pubblicato un video che presenta suoni di Marte, e non si tratta di
uno scherzo: sono realmente suoni captati sul pianeta rosso.

Il video è opera del Jet Propulsion Laboratory della NASA e presenta i suoni
captati su Marte dai due microfoni montati per questo scopo sul veicolo robotico
Perseverance, che sta esplorando il pianeta da più di un anno (è
arrivata su Marte a febbraio del 2021).

Nel video si sentono degli sbuffi,
prodotti dal getto gassoso usato per soffiare via la polvere prodotta dagli
strumenti che analizzano le rocce marziane: i crepitii del laser usato per
vaporizzare le rocce allo scopo di conoscerne la composizione chimica; il
fruscìo del vento marziano; e anche il rumore del piccolo drone
Ingenuity, il primo veicolo a elica usato su un altro mondo.

L’idea di montare dei microfoni su una sonda spaziale può sembrare frivola, e inizialmente fu bocciata dalla NASA, diventando realtà soltanto grazie a una colletta di 100.000 dollari realizzata via Internet dall’associazione di divulgazione scientifica Planetary Society. In realtà ascoltare i suoni di un altro pianeta ha permesso ai ricercatori di scoprire alcune
strane caratteristiche dell’atmosfera di Marte.

Per esempio, su Marte il suono si propaga più
lentamente che sulla Terra e a velocità differenti a seconda della frequenza.
I suoni di bassa frequenza viaggiano sul pianeta rosso a circa 240 metri al secondo, mentre quelli più acuti si propagano
più rapidamente, a circa 250 metri al secondo. Un concerto su Marte
produrrebbe insomma effetti molto strani: le note alte arriverebbero agli ascoltatori
prima di quelle basse.
I suoni marziani in generale sono inoltre più lenti che sulla Terra, dove viaggiano normalmente a circa 343 metri al secondo.

Questi sono effetti della composizione chimica dell’atmosfera marziana, che oltre a essere molto sottile e
molto fredda è composta principalmente da anidride carbonica. Gli scienziati avevano previsto questi fenomeni, ma sentirli confermare direttamente da una registrazione
audio è una bella soddisfazione.

Un altro effetto insolito dell‘atmosfera marziana è che i suoni non vanno
molto lontano, e quelli acuti si propagano meno di quelli bassi. Sulla Terra
un suono normalmente si smorza fortemente dopo una sessantina di metri, mentre
su Marte i suoni acuti si perdono completamente già a otto metri di distanza,
scrive
il JPL. Lo si nota nel rumore del drone Ingenuity nel video, i cui piccoli rotori girano velocissimi,
a 2500 giri al minuto, ma nell’atmosfera marziana producono un suono molto cupo. Il risultato è che se
una persona potesse stare senza protezioni su Marte, sentirebbe quasi sempre
un silenzio totale, punteggiato solo occasionalmente da rumori sordi. 

Marte è davvero un mondo alieno, insomma, nel quale per farsi sentire non conviene strillare ma è invece necessario usare toni molto bassi e stare vicini. Ed è affascinante che si possano udire questi suoni alieni che arrivano da decine di milioni di chilometri di distanza, e ci si possa fare un’idea di cosa sentiremmo se fossimo lì di persona, su Marte, grazie a una colletta fatta su Internet.

Gli straordinari “selfie” marziani di Tianwen-1 e Zhurong

Siamo abituati alle illustrazioni artistiche che mostrano le sonde spaziali
mentre si avvicinano al pianeta o altro corpo celeste che devono visitare. Ma
queste non sono illustrazioni: sono foto della parte orbitale della
sonda cinese Tianwen-1, nelle vicinanze di Marte. La sonda è partita dalla Terra il 23 luglio 2020 ed è arrivata in orbita marziana a febbraio del 2021.

Queste fotografie sono state ottenute sganciando dalla sonda un piccolo
subsatellite contenente una fotocamera, che ha scattato le immagini e le ha
trasmesse alla sonda via WiFi. Un sistema semplice e geniale.

Anche il rover Zhurong, una volta sganciatosi dalla sonda Tianwen-1 e atterrato su Marte in 14 maggio 2021, ha rilasciato una piccola fotocamera sul suolo marziano e poi si è allontanato per farsi fotografare accanto al lander che l’ha trasportato dall’orbita fino alla superficie del pianeta rosso.


Un sistema decisamente più semplice e versatile di quello usato dai rover marziani statunitensi, i cui autoritratti sono ottenuti attraverso un collage di fotografie nelle quali il braccio robotico del rover
regge la fotocamera e viene poi cancellato digitalmente. Questo metodo produce foto leggermente artificiose e non consente inquadrature da
lontano dei nostri emissari robotici, che permetterebbero di apprezzare
meglio le dimensioni e il contesto del paesaggio marziano.

Perché non si fanno più spesso scatti come questo? Le immagini sono
importanti per la comunicazione della scienza. Senza comunicazione, il
contribuente non capisce dove vanno i suoi soldi, e non tutti i contribuenti
hanno interesse per le indagini sui campi magnetici o sulla geologia dei
pianeti. Una foto parla un linguaggio universale, e la Cina l’ha capito
benissimo.

Fonti:
CNSA Watcher,
Space.com, Planetary.org.

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Stasera alle 21 parlerò delle bufale e del realismo di The Martian, per conoscere meglio Marte

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Stasera sarò ospite in videoconferenza del ciclo di eventi
Indiscienza organizzato dal Collegio Ghislieri di Pavia (ghislieri.it/indiscienza) per una conferenza intitolata
Non è Marte, è Hollywood: bufale e realismo di “The Martian”.

Il film è un atto d’amore verso il metodo scientifico per risolvere i
problemi, ma ha alcuni scivoloni hollywoodiani che è meglio conoscere per non
confondere la fantasia degli sceneggiatori con la realtà delle missioni
spaziali.

Se vi va, dalle 21 la conferenza sarà fruibile in diretta per tutti su Youtube
(embed qui sotto) e su
Facebook.

 

Per chi la vede in seguito: la conferenza inizia a 7:40. Grazie a tutti per aver seguito e per le belle domande. La questione dell’ossidazione delle rocce marziane nonostante l’assenza di ossigeno nell’atmosfera, citata in una delle domande, ha risposta dettagliata qui e qui. In sintesi, la patina ossidata si sarebbe formata anticamente, quando l’atmosfera marziana conteneva molto più ossigeno.