Questo è il testo della puntata del 10 agosto 2026 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.
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[CLIP: audio “fus ro dah” da The Elder Scrolls V: Skyrim]
Un uomo innocente è stato condannato e incarcerato per un anno e mezzo con l’accusa terribile di pedofilia online. La sua odissea giudiziaria, lunga sei anni, è nata da un singolo carattere tipografico letto male ed è proseguita per colpa di una catena di errori incredibile ma purtroppo vera.
Questa è la storia di Brandon Klayme, un ventottenne che è finito nelle maglie della giustizia in Canada, ma gli eventi che sto per raccontarvi potrebbero accadere in qualunque parte del mondo. Per questo il suo caso ha avuto una risonanza internazionale ed è un monito che vale a ogni latitudine.
Benvenuti alla puntata del 10 agosto 2026 del Disinformatico, il podcast mensile della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. E questa è davvero una delle storie più strane e kafkiane che mi sia mai capitato di segnalare. Io sono Paolo Attivissimo.
[SIGLA di apertura]
Il celebre film distopico Brazil di Terry Gilliam, uscito nel 1985, racconta la vicenda di un uomo innocente che viene arrestato e processato a causa di un errore assurdo: durante la stampa del mandato di arresto di un terrorista, un insetto si è incastrato nella stampante e le ha fatto stampare una singola lettera sbagliata, alterando il cognome del terrorista e scrivendo invece quello di una persona che non c’entra nulla. E così la burocrazia e le forze di polizia si accaniscono ciecamente e implacabilmente contro quella persona innocente fino a farla morire.
Ma Brazil è un film; in un iter giudiziario reale ci sono invece controlli incrociati, riscontri, verifiche, e si procede con grande attenzione e diligenza, visto che c’è di mezzo la sorte di una o più persone incriminate. O almeno così verrebbe da pensare. Dal Canada, però, arriva una storia che va decisamente in senso contrario.
La storia inizia in realtà altrove, nello stato americano del Wisconsin. Da agosto a dicembre del 2018, una dodicenne che vive nella capitale Madison comunica con un uomo attraverso l’app di messaggistica Kik e con lui scambia messaggi e immagini di atti sessuali. A un certo punto la madre della dodicenne scopre sul telefono della figlia una foto dell’uomo, una foto che gli atti definiscono eufemisticamente “inopportuna” [“inappropriate”], e avvisa la polizia locale.
La polizia del Wisconsin effettua una perizia tecnica sul telefono e vi trova 125 messaggi fra la ragazzina e l’adulto, confermando la natura intima e quindi illegale dei loro contenuti. L’uomo usa su Kik il nome “fus__ro_dah”, che è una citazione del videogioco The Elder Scrolls V: Skyrim. È quello strano grido che avete sentito all’inizio di questo podcast.
[CLIP: audio “fus ro dah” da The Elder Scrolls V: Skyrim]
Le tre sillabe sono separate da caratteri di sottolineatura (o underscore).
La polizia statunitense contatta Kik per farsi dare le generalità dell’utente “fus_ro_dah” e Kik fornisce in risposta l’indirizzo di mail di quell’utente. È un indirizzo Gmail, per cui le autorità chiedono a Google di fornire informazioni sul titolare di quell’indirizzo. Google risponde dando alla polizia un indirizzo IP usato per accedere a quella casella di mail: si tratta di un IP canadese, e quindi il caso passa nelle mani delle autorità di quel Paese, e specificamente della polizia regionale di Halifax, nella provincia della Nuova Scozia, che chiede al fornitore Internet locale, Bell Aliant, di rivelare l’indirizzo fisico dell’abbonato che corrisponde a quell’indirizzo IP.
La procedura è insomma quella solita, che si usa universalmente in casi come questi: il nome online della persona da identificare viene usato per risalire al suo indirizzo di mail; l’indirizzo di mail permette di risalire al suo indirizzo IP; e l’indirizzo IP consente di identificare il suo domicilio fisico e quindi di determinare il nome anagrafico della persona ricercata.
In questo caso, la persona si chiama Brandon Klayme.
A metà febbraio 2020 questo ventiduenne viene arrestato e incriminato con tre accuse pesantissime: adescamento di una persona di meno di 14 anni usando dispositivi per telecomunicazioni, invio di materiale sessualmente esplicito a un minore e possesso di immagini pedopornografiche. Il sito Crimestoppers della provincia della Nuova Scozia annuncia l’incriminazione di Klayme per pedopornografia citandone nome e cognome direttamente nel titolo del suo comunicato pubblico e usando l’etichetta Crime of the week: il reato della settimana.

La polizia canadese ottiene un mandato di perquisizione dell’abitazione di Klayme, che è a Dartmouth, a pochi chilometri da Halifax e a duemila dal Wisconsin dove sta la ragazzina. Stando agli atti è solo a febbraio 2021, oltre due anni dopo lo scambio di messaggi illegali, che le autorità sequestrano e periziano i telefonini e i laptop di Klayme.
Su questi dispositivi, però, non vengono trovate tracce legate al caso sotto indagine. Nessun messaggio scambiato fra Klayme e la dodicenne. Nessuna immagine intima. Klayme ha sì un account su Kik, aperto anni prima [il 20 gennaio 2012, stando a questo screenshot tratto dagli atti] e a suo dire in disuso da tempo, ma la polizia non riesce nemmeno a dimostrare che l’uomo l’abbia usato in qualunque modo nei mesi in questione, men che meno per scambiare immagini illegali con una dodicenne.
Nonostante tutto questo, al processo, ad aprile 2023, tre anni dopo l’arresto, Klayme viene dichiarato colpevole; la sentenza arriva otto mesi più tardi e lo condanna a un anno e mezzo di carcere e diciotto mesi di libertà vigilata, per dei reati terribili che l’uomo sa di non aver commesso.
[Klayme viene inoltre iscritto nel registro nazionale degli autori di reati sessuali per 20 anni e gli viene imposto un divieto di usare Internet e di avere contatti con bambini per cinque anni]
Brandon Klayme ricorre in appello, e durante le fasi preparatorie di questo ricorso il suo avvocato difensore, diverso da quello del primo processo, nota un dettaglio cruciale che fino a quel punto era sfuggito a tutti: la richiesta iniziale della polizia del Wisconsin a Kik riguardava informazioni sull’utente Kik di nome “fus_ro_dah”, scritto con un singolo carattere di sottolineatura fra le sillabe, che è il nome utente di Klayme; ma l’utente Kik trovato dalla perizia tecnica della polizia statunitense sul telefono della ragazzina, quello che ha scambiato i messaggi illegali con lei, è “fus__ro_dah” con due caratteri di sottolineatura fra la prima e la seconda sillaba [ho rispettato questa differenza anche in questo articolo: ve ne eravate accorti?].
In altre parole, la polizia del Wisconsin ha chiesto a Kik informazioni sull’utente sbagliato, Kik ha diligentemente fornito le informazioni di quell’utente, e la polizia canadese ha usato quelle informazioni per rintracciare e identificare con estrema precisione l’uomo sbagliato. E la giustizia canadese ha condannato al carcere un innocente esclusivamente sulla base di un nome utente, senza alcuna altra prova a supporto, e senza sapere che quel nome utente era stato trascritto male.
In appello, a luglio 2026, sei anni dopo l’incriminazione, la corte scagiona completamente Brandon Klayme e riconosce che se le indagini fossero state svolte correttamente avrebbero portato all’identificazione del vero colpevole, che ha un indirizzo IP californiano e che per quanto ne sappiamo è ancora a piede libero. Ma sul sito Crimestoppers il nome di Klayme è ancora additato oggi come incriminato di reati contro minori, senza alcuna rettifica o nota di aggiornamento.
È importante sottolineare, come fa la stampa locale canadese [Tim Bousquet, Halifax Examiner], che questa vicenda non è scaturita solo da un errore della polizia del Wisconsin nel trascrivere un nome che è indubbiamente facile da equivocare. La polizia canadese non ha trovato prove concrete, eppure ha deciso di incriminare Klayme; il pubblico ministero, nonostante questa assenza di prove, ha deciso di portare il caso in tribunale; l’avvocato difensore del processo iniziale non ha esaminato adeguatamente le presunte prove contro il suo cliente; e il giudice ha accettato la tesi dell’accusa senza metterla in dubbio. Inoltre nessuno ha chiesto alla vittima minorenne se l’accusato somigliasse o meno al suo molestatore.
Qui ha fallito tutta la parte umana della filiera della giustizia, ed è questo che è preoccupante, perché gli errori commessi in questa vicenda possono ripresentarsi in qualunque altro tribunale di qualunque altro paese.
Consideriamo per esempio la questione del nome utente, che alla fine risulta essere stato l’unico elemento concreto sul quale si è basata l’accusa: per chi non è un gamer accanito o non ha familiarità con il lessico e la cultura dei videogiochi, un nome utente come “fus__ro_dah” non ha alcun significato e quindi viene percepito come una sequenza di caratteri scelti a caso. Pertanto è normale pensare che sia assai improbabile che venga selezionata da altri utenti, ma invece è un riferimento culturale ben preciso e diffuso, tanto che ha una voce apposita nell’enciclopedia online dei memi Know Your Meme.
È insomma comprensibile che agli inquirenti non sia venuto in mente che due diversi utenti di Kik potessero aver scelto quella stessa specifica sequenza di caratteri, cambiando soltanto il numero di trattini, e la differenza visiva fra un trattino e due è in effetti difficile da notare, anche perché nei font comunemente usati due di questi caratteri scritti consecutivamente si fondono tra loro, senza spazio che li divida. Ma tutto il resto è molto meno perdonabile.
Ora il governo canadese sta valutando [CBC.ca] un possibile risarcimento per il calvario subìto da Klayme, ma nessun compenso potrà mai restituire all’uomo quei sei anni di vita trascorsi con l’etichetta infamante di molestatore di bambini, con il suo nome esposto alla gogna mediatica e con la reputazione personale distrutta. Nessun risarcimento potrà ridargli quell’anno e mezzo speso in carcere.
Il suo caso ha avuto una risonanza mondiale, per cui oggi chi cerca online il suo nome e cognome trova facilmente anche la notizia del suo completo scagionamento per non aver commesso il fatto e per essere del tutto estraneo alla vicenda. Ma cosa succederà ai prossimi Brandon Klayme, in Canada o altrove, che non avranno altrettanta eco mediatica?

Chiaramente servono procedure di verifica dei fatti tecnici più rigorose. Allo stesso tempo, episodi come questo sono un monito per i tanti che pensano che si possa migliorare la giustizia e renderla meno assurdamente lenta affidando la lettura dei documenti processuali alle intelligenze artificiali. Un errore di questo genere, basato sull’omissione di un singolo carattere in un unico documento, probabilmente verrebbe ignorato dalle IA attuali, che fanno analisi dei testi su base statistica e quindi rischierebbero di considerare uguali i due nomi utente, quello di Brandon Klayme e quello del vero autore dei reati contro minori attribuiti al canadese innocente, senza evidenziare quella piccola ma cruciale discrepanza.
Storie di malagiustizia come questa lasciano spesso un retrogusto amaro, un senso di impotenza, in chi le legge o le ascolta (e anche in chi, come me, le racconta). In effetti c’è poco che noi utenti comuni possiamo fare per ridurre il rischio di essere travolti da un errore giudiziario come questo. Tutto quello che posso consigliare è evitare di aprire account social solo per prova per poi abbandonarli, e chiudere ed eliminare gli account che non si usano più, togliendo anche la relativa app dal telefono.
Se cogliete l’occasione di questo mio racconto per fare un po’ di pulizia digitale, allora almeno qualcosa di buono da questa brutta, assurda storia di Brandon Klayme sarà venuto fuori.
Cronologia della vicenda in sintesi
- 29 agosto-14 dicembre 2018: scambio di messaggi illeciti su Kik.
- 12 febbraio 2020: Annuncio su Crimestoppers di arresto, incriminazione e sequestro di dispositivi.
- 5 febbraio 2021 (secondo atti): mandato di perquisizione e sequestro di telefoni e laptop.
- 17 aprile 2023: processo di primo grado.
- 5 gennaio 2024: condanna a 18 mesi di carcere più 18 di libertà vigilata.
- 23 luglio 2026: decisione della Corte d’Appello.
Fonti
A missing underscore sent innocent man to prison for 18 months, Ars Technica, luglio 2026
R. v. Klayme, 2026 NSCA 59 (PDF), Nova Scotia Courts’ Decision Database, luglio 2026
N.S. attorney general wants answers after innocent man serves 18 months in prison, Global News, agosto 2026
Province to investigate Brandon Klayme’s wrongful conviction, CBC.ca, agosto 2026
‘Should never have been charged’: Innocent man thrown behind bars over an underscore mark, News.com.au, agosto 2026
Here’s one reason for Brandon Klayme’s wrongful conviction. There are more (con screenshot di chat e atti), Halifax Examiner, agosto 2026
Brandon Klayme’s wrongful conviction is the second for Crown prosecutor Melanie Perry, Halifax Examiner, luglio 2026
Un underscore sbagliato manda in carcere un innocente, Zeus News, luglio 2026
Confused username: Innocent person sentenced to 18 months in prison, Heise.de, luglio 2026
How a Typo in Child-Luring Investigation Led Police to Wrong Man, Who Spent 18 Months in Prison, People.com, luglio 2026
NS attorney general looks into wrongful conviction of man who spent 18 months behind bars (la cronista pronuncia “Klay-ME”), Global News, agosto 2026
Appeal Court quashes man’s luring convictions, The Chronicle Herald (Metro), luglio 2026
Seven of Skyrim’s best Fus Ro Dah videos, Videogamer.com, gennaio 2012 (copia archiviata su Archive.org)
Fus Ro Dah, KnowYourMeme.com, 2025