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Donald Trump bandito permanentemente da Twitter, Facebook, Twitch e altre piattaforme social. Due parole per chi sta pensando “censura”

Gli account social personali di Donald Trump sono stati bloccati in
seguito alle sue azioni e parole prima e dopo il saccheggio del Campidoglio che
ha istigato.

Ma parlare di censura è fuori luogo. Ricordo che resta comunque uno degli
uomini più potenti del mondo e che se vuole comunicare qualcosa le TV di tutto
il mondo gliela diffonderanno. Ha tuttora a disposizione un ufficio stampa e
un sito Web dal quale può comunicare direttamente.

Non è censura: Trump non è un dissidente che scompare nell’oblio di un gulag.
Non è un Julian Assange in carcere al gelo, isolato da tutto e tutti.
Semplicemente il social network dice
“Hai violato le regole concordate: resti libero di parlare, ma non tramite
me”
. O per dirla con le parole chiare di
Xkcd, che avevo già
citato
qualche tempo fa:

Annuncio di pubblico servizio: il diritto alla libertà di parola significa che
il governo non ti può arrestare per quello che dici. Non significa che
chiunque altro debba ascoltare le tue stronzate o ospitarti mentre le
condividi.

Il primo emendamento
[della Costituzione USA, che sancisce la libertà di parola]

non ti protegge dalle critiche o dalle conseguenze.

Se ti urlano contro, se ti boicottano, se cancellano il tuo programma, o se
vieni bandito da una comunità su Internet, i tuoi diritti di libertà di parola
non stanno subendo una violazione.

Semplicemente, la gente che ti ascolta pensa che tu sia uno stronzo, e ti sta
mettendo alla porta.

Lasciando il cursore sopra la vignetta originale compare un commento
dell’autore:

“I can’t remember where I heard this, but someone once said that defending a
position by citing free speech is sort of the ultimate concession; you’re
saying that the most compelling thing you can say for your position is that
it’s not literally illegal to express.”

che si può tradurre così:

“Non ricordo dove l’ho sentito, ma qualcuno una volta ha detto che difendere
un punto di vista citando la libertà di parola è una sorta di sconfitta
finale; stai dicendo che la motivazione più convincente che puoi addurre per
il tuo punto di vista è che non è letteralmente illegale esprimerla.”

Un lettore, Stefano De Santis, citato con il suo permesso, ne ha gentilmente
realizzata una versione in italiano:

 

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