Vai al contenuto

La bufala dell’omeopatia: denuncia dei medici britannici, test di James Randi

Ultimo aggiornamento: 2024/08/18 14:40.

Leggo sul Corriere (e vedo anche sul Telegraph) che la British Medical Association ha definito “stregoneria” l’omeopatia e l’ha denunciata come uno spreco di soldi: 4 milioni di sterline l’anno (4,6 milioni di euro, 6,5 milioni di franchi) per prodotti che sono, in sostanza, acqua fresca. L’omeopatia, infatti, si basa sul principio della diluizione estrema del principio attivo. Così estrema che nel “medicinale” omeopatico non c’è neppure una molecola di questo principio. Pseudofarmaci del genere dovrebbero costare praticamente zero, eppure l’industria del settore vale 40 milioni di sterline solo nel Regno Unito. Il Department of Health precisa, però, che la spesa per i medicinali in sé, a carico del contribuente, ammonta a 152.000 sterline l’anno: il resto va in spese di assistenza e per il personale nei quattro ospedali omeopatici di Londra, Glasgow, Bristol e Liverpool.

La mozione della BMA mira ad eliminare l’omeopatia dai trattamenti pagati dal servizio sanitario nazionale ed entrerà a far parte delle regole dell’associazione se verrà approvata dalla sua conferenza plenaria il mese prossimo. Speriamo in bene, così chi vuole curarsi con il nulla sarà libero di farlo, ma a spese proprie.

Per una curiosa coincidenza, questa notizia mi è arrivata proprio mentre mi stavo godendo il video di James Randi (sottotitolato in italiano) che ingoia un’intera confezione di sonniferi omeopatici prima dell’inizio della sua relazione sulle pazzie dei sensitivi che frodano il prossimo al ritmo di 700 dollari per venti minuti al telefono. Ho sbagliato mestiere.

Per chi volesse saperne di più sull’omeopatia e sulle sue assurdità di fondo, consiglio questa serie di articoli su Medbunker: Introduzione all’omeopatia, Omeopatia: la conosciamo?, Omeopatia: l’incredibile caso del dottor Benveniste (più avvincente di un giallo, con tanto di complotto, ma non da parte dei soliti noti), e Omeopatia: funziona o no?

Storie di (pseudo)scienza 14: Quella volta che andai a una seduta spiritica

Storie di (pseudo)scienza 14: Quella volta che andai a una seduta spiritica

Ultimo aggiornamento: 2020/12/22 10:40.

La parapsicologia mi ha affascinato sin da ragazzino. L’idea che si potessero
leggere i pensieri o trasmetterli a distanza, o che quei piegatori di cucchiai
che vedevo alla TV fossero realmente una nuova frontiera della conoscenza, mi
entusiasmava. Poi mi accaddero due cose che contribuirono tantissimo a farmi
diventare il cacciatore di bufale e debunker che sono oggi.

La prima fu la lettura folgorante di
Viaggio nel Mondo del Paranormale di Piero Angela (ho ancora qui la mia
copia del 1979, che decenni dopo riuscii a farmi autografare da Angela e da
James Randi), ispirata dalla visione della sua serie di documentari
Indagine sulla parapsicologia alla Rai (1978). In TV avevo anche visto
il prestigiatore Silvan che faceva un’operazione chirurgica a mani nude come i guaritori filippini
(come descritto nel libro di Angela): persino sulla mia TV in bianco e nero era
particolarmente impressionante. Coincidenza delle coincidenze, in quella serie
di Piero Angela c’era anche un allievo di James Randi che anni dopo avrei
ritrovato come figura chiave del complottismo sull’11 settembre, ma questa è
un’altra storia.

Scoprire che quei fenomeni erano frodi o autoinganni fu un misto di delusione,
incredulità e rabbia verso chi ingannava il prossimo, che però fu compensato
dalla scoperta delle loro tecniche e dei meccanismi di autoinganno che si
annidano in ciascuno di noi. Una porta si chiudeva, ma se ne apriva una ancora
più interessante.

La seconda cosa che mi capitò fu una seduta spiritica. Ve la racconto come me
la ricordo: i dialoghi sono grosso modo quelli reali, ossia ne rispecchiano il
senso anche se non sono letterali.

All’epoca ero sedicenne e
abitavo
a Bereguardo, uno dei tanti nebbiosi e soporiferi paesini della Lombardia:
quattro case, sei cascine, una chiesa, una rosticceria, una scuola, una
scritta “Credere obbedire combattere” ancora leggibile sul
muro
nella piazza principale, uno scalcinato cinema all’oratorio, tante zanzare e
poco altro. Una famiglia che arrivava da fuori, come noi, era talmente strana
che eravamo noti semplicemente come “gli inglesi”. Una delle poche
amiche di mia madre era convinta che noi avessimo la bocca fatta in modo
diverso perché sapevamo pronunciare il th di toothpaste. C’era
anche una
“discoteca”, poco più di uno stanzone con un impianto audio, un po’ di luci colorate,
qualche divano igienicamente discutibile e un modesto spazio centrale dove
ballare, ma era sufficiente ad attirare i giovani della zona che non avevano
l’auto per andare altrove. Purtroppo attirava anche gente poco raccomandabile
da fuori, tanto che una sera la quiete del paesino fu scossa dalla notizia
dell’uccisione di uno dei buttafuori.

Il locale rimase chiuso a lungo dopo la tragedia, e ad alcuni ragazzi della
mia compagnia venne un’idea macabra: organizzare una seduta spiritica proprio
in quella discoteca. Erano gli anni in cui andava in onda in TV lo sceneggiato
La Traccia Verde (1975), in cui il testimone principale di un assassino era
una pianta con la quale si poteva comunicare e che captava le
“vibrazioni” del colpevole, ed erano di moda i piegatori di cucchiai “col
pensiero” come Uri Geller. Alla TV si facevano esperimenti per trovare i
“mini-Geller” italiani (la trash TV non è un’invenzione di oggi) e
spopolavano i maneggiatori di pendolini (non i treni, ma i ciondoli appesi a
un filo da far girare sopra un oggetto per estrarne messaggi ultraterreni). Il
paranormale era, si direbbe oggi, diventato mainstream. Per cui la
proposta fu accolta con brivido e interesse da molti di noi, me compreso.

La seduta sarebbe avvenuta usando la cosiddetta Ouija board: una tavola
sulla quale si appoggiava un bicchiere capovolto, sul quale tutti i
partecipanti appoggiavano un solo dito. Il bicchiere si sarebbe spostato,
guidato dagli “spiriti”, verso le lettere dell’alfabeto disposte in cerchio
sulla tavola (per facilitare le cose, oltre all’alfabeto molte Ouija board
avevano anche un “Sì” e un “No” e le cifre).

Ispirato da una scena analoga di Le guide del tramonto di Arthur C.
Clarke, in cui veniva descritta una Ouija board altamente tecnologica e
ipersensibile grazie a cuscinetti che consentivano una scorrevolezza
eccezionale e risultati straordinari, mi offrii di fornire io la tavola Ouija
per la seduta. Invece del solito legno, che aveva un attrito notevole, mi
procurai una lastra di alluminio levigatissima (mio padre lavorava come
dirigente alla Alucaps, che faceva tappi partendo appunto da fogli di
alluminio, per cui c’era parecchio materiale di scarto) e vi applicai delle
lettere adesive. Un calice di vetro vi scivolava magnificamente.

Arrivò la sera della seduta. I proprietari del locale davano spesso il
permesso ai ragazzi del paese di usare la sala per delle feste private, per
cui ci trovammo sul posto con il loro consenso. Semplicemente ci, uhm,
dimenticammo di dire loro che quella sera avremmo svolto una seduta
spiritica e l’avremmo fatta proprio lì perché c’era morto qualcuno.

Con le luci basse e il silenzio in sala, ragazzi e ragazze appoggiarono
leggermente un dito sul fondo del bicchiere rovesciato e lo feci anch’io. Uno
dei ragazzi chiese ad alta voce, con un filo d’imbarazzo:
“C’è qualcuno?”

Il bicchiere tremò un istante, poi cominciò a scivolare sull’alluminio,
dirigendosi con crescente decisione verso il “Sì”, fra lo stupore di
tutti. Beh, quasi tutti. Io e un’altra persona, alla quale avevo
confidato il segreto sulle tecniche di manipolazione delle tavole Ouija,
rimanemmo impassibili a osservare le espressioni degli altri. Alcune ragazze
erano già agitatissime e volevano andarsene.

Cominciarono le domande: chi sei, con chi vuoi parlare, cosa ci vuoi dire. Il
bicchiere si mosse a velocità impressionante: alcuni non riuscivano neppure a
inseguirlo e le loro dita si staccavano dal calice. Le risposte degli
“spiriti” erano vaghe: singole parole, che poi i partecipanti interpretavano
in vari modi molto personali.

Dopo alcuni minuti, visto che avevo osservato a sufficienza gli indizi
rivelatori suggeriti dal libro di Piero Angela e da altri libri di
illusionismo, capii cosa stava succedendo. Avevo pensato inizialmente che
fosse soltanto una questione di
movimenti ideomotori, ossia dei tremolii inconsapevoli delle mani che, moltiplicati dal numero di
dita appoggiate, generano gli spostamenti del bicchiere e lo rendono libero di
scorrere in ogni direzione. Questi spostamenti inizialmente casuali poi
vengono guidati inconsciamente dai partecipanti: quando tutti cominciano a
notare che il bicchiere va verso una direzione, senza rendersene conto lo
assecondano. Questo è quello che avviene normalmente nelle sedute spiritiche
condotte in buona fede.

Ma qui era diverso. Due ragazzi fra i più grandi della compagnia stavano
manovrando il bicchiere per farci paura, e io avevo capito chi erano. Non posso
spiegare qui come era possibile accorgersene, perché queste tecniche di
smascheramento possono tornare utili per altri debunking di altri
imbroglioni, ma era un fenomeno fisico relativamente semplice che era evidente
per qualunque osservatore attento che ne fosse a conoscenza ma passava
inosservato agli occhi del profano incantato dall‘emozione di una seduta
spiritica. Lo aveva notato anche la persona alla quale avevo confidato quelle
tecniche segrete.

Guardando la paura sui volti delle persone presenti, decisi che una frode del
genere era pericolosa e andava fermata in qualche modo prima che i due ragazzi
approfittassero del loro potere di suggestione e la cosa sfuggisse di mano. Ma
c’erano due rischi: il primo era di non essere creduto nella spiegazione (la
superstizione abbondava) e il secondo era di essere menato dai due ragazzi,
che non erano dei santarellini.

Così ebbi l’idea di usare contro i truffatori le loro stesse armi: presi il
controllo del bicchiere.

Può sembrare strano, ma è molto più facile di quel che si pensa, e non se ne
accorge nessuno. Feci scrivere al bicchiere una sola parola molto corta:
M… O… R… T… E. I presenti ebbero un sussulto già dopo le prime
lettere.

Mentre comandavo il bicchiere, guardavo le espressioni dei due sospettati: si
stavano scambiando sguardi increduli, domandandosi con gli occhi
“Ma lo stai muovendo tu?” e rendendosi conto che nessuno dei due stava
pilotando il bicchiere. Si guardavano intorno, esplorando i volti dei
presenti, cercando di capire chi avesse preso il controllo, e soprattutto
come lo avesse preso.

“Morte? Di chi?” chiese qualcuno.

Il bicchiere cominciò a scrivere la risposta, muovendosi con risolutezza. I
due ragazzi imbroglioni continuavano a guardarsi senza capire cosa stesse
succedendo, perché io sapevo qual era la loro tecnica per muovere il
bicchiere, mentre loro non sapevano quale fosse la mia (ci sono vari
modi per farlo, alcuni più evidenti di altri) e quindi non riuscivano a
identificare chi (o cosa) stesse spostando il bicchiere, che oltretutto
spesso si muoveva anche mentre sembrava che mi sfuggisse da sotto il dito.

Non ricordo le parole esatte che feci scrivere agli “spiriti” quella sera, ma
il senso della risposta fu molto chiaro: qualcuno sarebbe dovuto morire molto
presto. Poi, all’ennesima richiesta di rivelare chi era il predestinato, il
bicchiere cominciò a scrivere i cognomi dei due ragazzi che avevano tentato
l’inganno.  

Lo spavento fu tale che la seduta fu interrotta immediatamente e nella nostra
compagnia non se ne fecero mai più. Per superstizione o per timore di essere
stati smascherati, i due ragazzi non provarono più a imbrogliare nessuno con
lo spiritismo. 

Cosa più importante, nessuno mi menò.

 

Questo articolo fa parte delle Storie di Scienza: una serie libera e
gratuita, resa possibile dalle donazioni dei lettori. Se volete saperne di
più,
leggete qui. Se volete fare una donazione, potete cliccare sul pulsante qui sotto.
Grazie!





Test: la promiscuità causa i terremoti? Scettiche allegre sbugiardano religioso iraniano. Prendendolo di petto

Test: la promiscuità causa i terremoti? Scettiche allegre sbugiardano religioso iraniano. Prendendolo di petto

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Qualche giorno fa Kazem Sediqi, il religioso che dirige le preghiere del venerdì a Teheran, ha dichiarato che i terremoti sono causati dalle donne promiscue e da quelle che vestono in modo non modesto, corrompendo i giovani e diffondendo l’adulterio, che aumenta appunto gli eventi sismici.

Dato che quest’affermazione religiosa parla di effetti fisici concreti, la si può sottoporre a verifica e fare scienza divertente. È quello che ha fatto una studentessa della Purdue University, Jennifer McCreight, avviando una campagna su Facebook denominata Boobquake (che potrei tradurre come “Scossa tetturica”). La campagna ha invitato le donne di tutto il mondo a vestirsi “in modo non modesto” e in generale a mostrare un po’ più del solito le proprie grazie il 26 aprile scorso, “per accogliere il presunto potere soprannaturale del loro seno”.

L’iniziativa ha avuto circa 154.000 aderenti, comprese alcune donne americane di origine iraniana. Ieri, in occasione dell’anniversario della nascita di Charles Richter (quello dell’omonima scala), è stato condotto l’esperimento, che ha dato un esito molto interessante. Infatti ieri s’è verificato un terremoto di magnitudo 6.9 a Taiwan, alle 11 ora locale.

Vuol dire che l’esposizione delle scollature ha davvero effetti sismici? Possiamo controllare i terremoti vestendoci in modo castigato? Possiamo devastare le nazioni nemiche invadendole con valchirie pettorute che si espongano in atteggiamenti promiscui? No, perché in media nel mondo avvengono 134 terremoti di magnitudo 6-6.9 ogni anno, secondo i conti della McCreight. Uno ogni tre giorni o giù di lì. E non si capisce perché le divinità dovrebbero prendersela con Taiwan, che di certo non è stato l’epicentro dell’iniziativa. Oltretutto il terremoto non ha causato danni, a differenza di quelli che hanno colpito l’Iran nei mesi e anni scorsi.

Il Boobquake è una forma di protesta geniale: prende per i fondelli le ossessioni di chi, di fronte alle grazie fisiche altrui, si trova con un inconfessabile terremoto nei pantaloni. In nome della scienza, naturalmente, saranno necessari numerosi altri esperimenti di controllo, con grande entusiasmo della popolazione tutta. L’unico mio rammarico è di non avere l’equipaggiamento adatto per partecipare personalmente all’iniziativa.

Fonti: The Register, BoingBoing, Fark, New York Post, Yahoo.com.

Sensitivi, complottisti, assistenti vocali e coincidenze: quando George Lucas fa photobombing

Sensitivi, complottisti, assistenti vocali e coincidenze: quando George Lucas fa photobombing

Le coincidenze sono un fenomeno che molti fanno fatica a gestire razionalmente. C’è chi
sogna un velivolo che cade e pensa di avere la chiaroveggenza quando
l’indomani legge di un incidente aereo. C’è chi sospetta che il telefonino o
Alexa ascolti segretamente le sue conversazioni e le usi per bombardarlo di
pubblicità mirata perché una volta ha parlato di pettini per gatti e il giorno
dopo gli compare la pubblicità dei prodotti da toeletta per felini. C’è chi
nota che l’aereo dirottato che colpì il Pentagono l’11 settembre 2001 si
schiantò proprio sulla facciata recentemente blindata e quindi teorizza che
“qualcuno” abbia guidato l’aereo appositamente verso quel punto per limitare i
danni ma ottenere lo stesso il panico. Eccetera, eccetera, eccetera.

Il fatto è che siamo molti abili a notare le coincidenze ma incapaci di notare
le non-coincidenze. Nessuno va mai in giro a raccontare di quella volta
che ha sognato i numeri del lotto ma erano quelli sbagliati. Nessuno
s’inquieta se in casa ha parlato di reggicalze vicino allo smartphone e Google
gli propone cibo per canarini.

Ma soprattutto facciamo fatica ad accettare che
le coincidenze càpitano. Se un dato fenomeno avviene tante volte, prima
o poi capiterà che dia un risultato insolito e improbabile. Miliardi di persone sognano
tutte le notti: che qualcuna sogni qualcosa che l’indomani succede è
statisticamente quasi inevitabile.

E a volte succedono anche gli eventi più improbabili. I complottisti non riescono a
concepire che le cose avvengano per caso. Tutto, per loro, accade in modo
preordinato, secondo i piani complicatissimi del Grande Vecchio di turno. Ma
se tante persone fanno una cosa tante volte, ogni tanto capiteranno le
coincidenze più impensabili.

Considerate questo video: una persona sta camminando per strada e sta
registrando del materiale per un documentario. Dietro quella persona, di
colpo, appare George Lucas.

Un bell’esempio da presentare quando arriva il solito genio che dice
“Ma X non può essere una coincidenza! Gombloddoh!!!!”.

Il video è diventato virale in questi giorni, ma risale a qualche anno fa.
Usando gli indizi contenuti nella ripresa ne ho trovato una
versione più estesa
che fornisce un po’ di contesto: la persona che parla è
Bruce Hoglund e sta parlando di
pyroprocessing, di molten salt process e di
electrochemistry perché sta spiegando il funzionamento di un
particolare tipo di reattore nucleare. Lo spezzone è tratto da un documentario
legato all’Argonne National Laboratory e intitolato
Nuclear Recycling: How It Works

Il video è chiaramente girato in epoca pre-Covid da qualche parte nel
continente americano, a giudicare dai cartelli stradali e dalle pubblicità sui
veicoli. Appena prima dell’albergo in cui entra George Lucas c’è un ingresso
di un negozio che si chiama Marlowe, e il numero civico successivo è il
110. Subito dopo si vede la scritta Nomi Kitchen Lounge Garden Spa, che
è
questo locale
a Chicago. Con questi indizi si scopre che la scena è ripresa davanti al Park
Hyatt Chicago (qui su Google Maps).

 

Riuscite a scoprire di più?

Lo strano caso di Susanna Gallesi, la medium “certificata dall’Università di Pavia” (o Padova) stando a Pomeriggio 5: seconda parte

Lo strano caso di Susanna Gallesi, la medium “certificata dall’Università di Pavia” (o Padova) stando a Pomeriggio 5: seconda parte

La prima parte di quest’indagine è qui. Ultimo aggiornamento: 2020/12/30 21:15.

Ci sono un po’ di aggiornamenti a proposito della presunta “certificazione” di una sensitiva, Susanna Gallesi, da parte di un’università italiana, inizialmente indicata erroneamente come l’Università di Pavia dal programma TV italiano Pomeriggio 5. L’attribuzione è poi passata all’Università di Padova, ma anche questa “certificazione” è stata smentita.

La “certificazione” è stata data in realtà da un gruppo di ricercatori che lavorano o studiano presso l’Università di Padova (non Pavia) ma hanno usato il marchio dell’Università senza alcuna autorizzazione.

C’è stata infatti una chiara presa di posizione dell’Università di Padova, riportata da PadovaOggi:

Le parole di Giulio Vidotto riportate da PadovaOggi non lasciano spazio a dubbi (il grassetto è aggiunto da me):

L’Università di Padova ovviamente non certifica in alcun modo “facoltà medianiche” […] L’uso non autorizzato di nome e logo,
per di più da parte di persone che non fanno parte della comunità accademica patavina, verrà perseguito nelle sedi appropriate, in modo da
tutelare ateneo e dipartimento di Psicologia Generale
. Il Dipartimento di Psicologia è uno dei tredici dipartimenti dell’Università di Padova
selezionati e finanziati come eccellenti, nel 2018, dall’allora Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

 

 

Credit: Federico Ronchetti.

La vicenda è stata analizzata in dettaglio e con grande aplomb da Silvano Fuso su Query, la rivista ufficiale del CICAP, che spiega che alcuni dei nomi coinvolti della vicenda sono vecchie conoscenze del CICAP, che aveva avvisato i ricercatori delle falle metodologiche nelle quali stavano incappando.

In particolare, uno di questi ricercatori, Fernando Sinesio, era stato in contatto con il CICAP proprio in merito a queste indagini sui sensitivi. Leggete tutto l’articolo di Query, che merita, ma in sintesi se avete fretta:

[…] Precisiamo subito che [Sinesio] non è professore e non appartiene all’Università
di Padova. Residente a Genova, Sinesio nel giugno 2014 aveva preso
contatto con me, in qualità di coordinatore del CICAP Liguria. Mi aveva
detto che stava svolgendo la sua tesi di laurea magistrale, presso il
Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Genova,
sotto la guida del Prof. Sergio Morra, ordinario di psicologia a Genova,
e del Prof. Patrizio Tressoldi, ricercatore universitario a Padova.

L’allora laureando mi spiegò che il suo lavoro di
ricerca consisteva nel tentare di riprodurre i test condotti
dall’americano Gary E. Schwartz dell’Università dell’Arizona e quelli
condotti da altri gruppi di ricerca […] Io lo informai subito sul fatto che i lavori di
Schwartz erano stati oggetto di numerose critiche, mosse soprattutto da
Ray Hyman e Richard Wiseman, e gli feci avere i relativi riferimenti
bibliografi[ci]. Sinesio prese atto ringraziandomi, ma mi assicurò di essere
consapevole della necessità di adottare tutte le precauzioni del caso
per evitare di prendere cantonate […].

 

L’articolo di Query prosegue spiegando che Fuso fu invitato in Dipartimento da Sinesio e vi andò con un cultore di
illusionismo e di mentalismo, Carlo Cicala. Sinesio mostrò quello che secondo lui era l’estremo rigore delle precauzioni adottate:

[L]a verifica delle affermazioni dei medium veniva fatta fare al soggetto
stesso che giudicava quanto certe affermazioni corrispondevano o no al
vero. Feci notare che questo era già un grosso punto debole perché
venivano forniti suggerimenti al soggetto ed è risaputo che vi è una
inconsapevole tendenza a trovare corrispondenze anche dove in realtà non
vi sono. Sinesio replicò che si erano già resi conto da soli che questo
rappresentava un punto debole e che quindi, strada facendo, avevano
modificato il protocollo nel modo seguente. Inizialmente al soggetto
veniva fatto compilare un questionario relativo a diverse
caratteristiche del defunto (età, aspetti caratteriali, modo di vestire,
causa di morte, ecc.). Il questionario compilato veniva quindi
conservato in busta chiusa e aperto solo dopo che il medium aveva
completato la sua descrizione.

 

Fuso e Cicala parteciparono a un test con questa procedura:

[Cicala] aveva già precedentemente compilato il questionario, relativamente a un suo
parente defunto. La prima sensitiva fu una signora che sosteneva di
essere in grado di effettuare psicometria, cioè capire le
caratteristiche di un soggetto esaminando un oggetto a lui appartenuto.
Cicala aveva portato un suo vecchio orologio da polso. La signora,
tenendo in mano l’oggetto, cominciò a pronunciare una serie di
affermazioni che non corrispondevano neppure lontanamente alle reali
caratteristiche di Cicala. Lo stesso laureando dovette ammettere il
totale fallimento. A questo punto venne fatta entrare la seconda medium
che, senza vedere Cicala, doveva descrivere le caratteristiche del suo
parente defunto. La signora effettuò la sua descrizione e, alla fine,
noi confrontammo le sue affermazioni con il questionario compilato da
Cicala. Anche questa volta i risultati furono terribilmente deludenti.
La medium non azzeccò niente, neppure il grado di parentela. Il
laureando rimase molto deluso perché, a suo dire, la stessa medium aveva
precedentemente ottenuto risultati molto positivi.

 

Dalla discussione con Sinesio

emerse in modo chiaro la sua totale sprovvedutezza in fatto di indagini critiche sui sedicenti
medium, sull’uso delle tecniche di cold-reading, sull’effetto Barnum e su tutto ciò che può far apparentemente credere che certi soggetti possiedano realmente poteri medianici.

[…] Nonostante avesse dichiarato la sua intenzione di continuare la collaborazione, da allora non ebbi più notizie di Sinesio.
[…] Patrizio Tressoldi, che ricopre il ruolo di ricercatore presso il Dipartimento di Psicologia Generale […] è
una vecchia conoscenza del CICAP. Per un periodo aveva anche cercato di collaborare con noi, ricevendo da noi diverse indicazioni metodologiche.
Ma, evidentemente, non ha tenuto conto dei nostri consigli e col tempo il suo senso critico si è un po’ troppo affievolito […].

 

Silvano Fuso nota inoltre che aveva parlato di Sinesio, “mantenendo però il suo anonimato, al XII Convegno Nazionale del CICAP di Cesena del 2015, con una comunicazione dal titolo ‘Se i medium entrano all’Università’”. La potete vedere qui sotto, e contiene una (facile) profezia del CICAP: “Un fatto è certo: i medium coinvolti vanteranno nei loro curriculum di essere stati testati dall’Università” (a quell’epoca era quella di Genova). Cosa puntualmente avveratasi.

 

Il CICAP, aggiunge Silvano Fuso, ha inviato una lettera al rettore dell’Università di Padova, il cui sito ospitava delle pagine legate a questi ricercatori. Ora sono state rimosse. Ma Internet non dimentica.

La pagina principale del sito di Patrizio Tressoldi (copia permanente; screenshot qui sotto), uno dei ricercatori in questione, linka un Science of Consciousness Research Group, ospitato dal sito dell’UniPD.

 

Il link punta a http://dpg.unipd.it/en/soc, che attualmente dà un 404 not found, ossia non esiste più.

 

Ma fino a pochi giorni fa il link era funzionante, e il 18 dicembre 2020 portava a queste informazioni.

 

Dal sito dell’Università di Padova sono scomparse anche varie altre pagine riferite a questi ricercatori del paranormale:

 

Alcuni screenshot tratti da Archive.org:

 

 

 

Fra le pagine scomparse spicca quella che c’era presso https://dpg.unipd.it/en/soc/participate (copia su Archive.org):

 

Ne riporto il testo:

Participate!

Stiamo raccogliendo esperienze personali definite di solito come “anomale”, “eccezionali” o “straordinarie”, ad esempio esperienze
fuori corpo e durante arresti cardiaci o altri eventi traumatici, sogni o pensieri precognitivi, interazioni mente-materia, visioni di persone
decedute, esperienze di canalizzazione con altre entità, ecc.

Descrivetele rispondendo al questionario (vedi allegato) e speditele a patrizio.tressoldi@unipd.it

 

L’allegato citato è sopravvissuto alla cancellazione: il formulario per la selezione dei presunti sensitivi, su carta intestata dell’UniPD, è ancora online qui al momento in cui scrivo la stesura iniziale di questo articolo. Vi consiglio di scaricarlo presto se volete leggerlo.

Sul sito dell’UniPD c’è anche questo comunicato stampa del 10 luglio 2020 che cita il Science of Consciousness Research Group:

Padova,10 luglio 2020

LA METELLI INCONTRA… I FENOMENI QUANTUM-LIKE DELLA MENTE

Science of Consciousness Research Group del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova e la Biblioteca Centrale di Psicologia “Fabio Metelli” organizzano l’incontro “I principi contro-intuitivi della fisica e i fenomeni quantum-like della mente”, con Fabio Fracas, fisico, Scientific Associate al CERN di Ginevra, e Patrizio Tressoldi, responsabile del Science of Consciousness Research Group che avrà luogo lunedì 13 luglio dalle ore 18.00 in videoconferenza al link: https://unipd.zoom.us/j/8485485183.

Grazie alla fisica quantistica la scienza ha potuto varcare la soglia dell’infinitamente piccolo per scoprire un universo dove valgono leggi e regole totalmente diverse da quelle della nostra realtà quotidiana. Principi contro-intuitivi che affascinano, stupiscono e al contempo suggeriscono innovative modalità di approccio – quantum-like – a molti quesiti che gli studiosi si pongono fin dall’antichità. E fra questi, naturalmente, anche a quelli sulla natura e il funzionamento della mente e della coscienza.

 

Intanto la vicenda ottiene attenzioni mediatiche, in un perfetto Effetto Streisand:

 

Il 25 dicembre scorso Libero ha pubblicato qui (copia permanente) il testo integrale di un’intervista a Susanna (Susi) Gallesi, che contiene frasi come “Chi è scettico sappia che questa signora ha superato i criteri di accuratezza previsti dal protocollo del gruppo di ricerca italiano sulla medianità riconosciuto dalla Facoltà di Psicologia dell’università di Padova. Test complessi, li definisce il dottor Fernando Sinesio, infatti per ora solo in 7 hanno superato le valutazioni in Italia.” Il trauma subìto dalla Gallesi nell’infanzia (la morte del padre) può offrire una chiave di comprensione della sua vicenda personale. Non metto in dubbio la sua buona fede: dubito invece della spiegazione paranormale offerta dai ricercatori.

— 

In una delle pagine dell’UniPD ora rimosse figura fra i membri del gruppo di ricerca anche Daniela Lucangeli, che dai dati pubblici (anche qui su Cineca.it) risulta essere Professore ordinario del Dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell’Università di Padova ed è prorettrice dell’Università.

Le ho scritto chiedendo una presa di posizione sulla vicenda. La sua risposta, molto sorprendente, è che non fa parte del gruppo di ricerca sulla medianità e non sa nulla del caso. Eppure il suo nome era nella lista dei membri del gruppo SOC.

In una successiva sua mail del 30/12, la professoressa mi ha diffidato dall’usare ulteriormente il suo nome in relazione alla vicenda della medium e mi ha inviato un chiarimento di Patrizio Tressoldi. Questo chiarimento dichiara che:

[…] l’adesione al SOC (Science of Consciousness Research Group)
non prevede automaticamente che si aderisca a tutti i progetti di
ricerca.
Nel caso specifico della linea
di ricerca inerente lo studio della medianità, solo io [Tressoldi] faccio parte del
GRIM (Gruppo di Ricerca sulla Medianità), che è un gruppo autonomo
rispetto al SOC.
Quindi è possibile che alcuni membri del SOC non ne siano coinvolti e a conoscenza di tale attività di ricerca.

Riporto quanto sopra per dovere di cronaca.

C’è ancora un dettaglio molto importante in tutta questa vicenda, ma per ora non ve ne posso parlare visti i possibili risvolti legali. Aggiornerò questo articolo man mano che arriveranno altre informazioni.

 

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Lo strano caso di Susanna Gallesi, la medium “certificata dall’Università di Pavia” (o Padova) stando a Pomeriggio 5: prima parte

Lo strano caso di Susanna Gallesi, la medium “certificata dall’Università di Pavia” (o Padova) stando a Pomeriggio 5: prima parte

Ultimo aggiornamento: 2020/12/22 15:50.

Pochi giorni fa, il 16 dicembre, il programma Pomeriggio 5 ha pubblicato questo tweet, nel quale presentava una “medium certificata dall’Università di Pavia” (il video della dichiarazione è qui su Youtg.net).

Mi sembrava strano che l’Università di Pavia avesse certificato una medium, per cui ho chiesto lumi pubblicamente:

L’account ufficiale dell’Università di Pavia mi ha risposto pubblicamente dicendo “Ovviamente (ma c’è bisogno di dirlo?) l’Università di Pavia non certifica medium” (copia permanente).

Dopo questa dichiarazione dell’Università di Pavia, ho chiesto pubblicamente chiarimenti a Pomeriggio 5:

Non ho ricevuto risposta, ma il tweet di Pomeriggio 5 è stato rimosso. Rimane conservato e citato da varie fonti e in screenshot (Bufale.net, Movieplayer, IlSussidiario, PrimaPavia, Giornalettismo, Solodonna, Caffeinamagazine).

Avrei lasciato perdere questa faccenda se non ci fosse stato un seguito:

In un post su Facebook di Signor Distruggere, nel quale lui chiariva che Aggiornamento: pare che Pomeriggio 5 abbia scritto erroneamente “Pavia”, ma che in realtà ci si riferisse a Padova, è comparso un commento di “Susi Gallesi” che dice Evitare
di mettere notizie false per farvi pubblicità o ti parte una denuncia
NON È MAI STATA NOMINATA L ‘UNIVERSITÀ DI PAVIA siete vergognosi
. Il commento è effettivamente partito da un account che mostra il libro di Susi Gallesi e foto della persona apparsa nel programma di Pomeriggio 5.

In altre parole, tutto indica che la medium avrebbe minacciato di denunciare Signor Distruggere per diffamazione perché lui sarebbe colpevole di aver condiviso una conversazione pubblica nella quale si chiedevano chiarimenti su un errore commesso da Pomeriggio 5.

L’università certificatrice, inoltre, sarebbe appunto quella di Padova, non quella di Pavia. Ma sul profilo Facebook della medium, Susanna Gallesi, lei stessa scrive che neppure l’Università di Padova l’ha certificata: NON È L ‘UNIVERSITÀ CHE RILASCIA CERTIFICATI(copia permanente). 

Però pubblica, sempre sul suo profilo, la foto di una pagina di Libero che dice che lei, chiamata qui Susi Gallesi, è “una medium certificata dall’università”.

L’articolo, fra l’altro, dice che la Gallesi afferma di avere le foto degli angeli che ha visto: sarebbe molto interessante vederle e soprattutto vedere come le produce.

Susi Gallesi pubblica su Facebook anche una fotografia del proprio “certificato” (copia permanente), il cui PDF originale è qui sul suo sito (copia permanente).

Questo è uno screenshot del PDF, per maggiore chiarezza: non chiedetemi quali siano “gli usi consentiti dalla legge”. O quale sia la legge che regola le certificazioni dei poteri paranormali dei medium.

Ho chiesto via Twitter all’Università di Padova se il citato “gruppo di ricerca italiano sulla medianità” sia autorizzato a usare il
logo dell’Università di Padova sulle sue “certificazioni” di medium. Sono in attesa di una risposta formale, ma intanto Ferdinando Sinesio, definitosi “coordinatore della ricerca”, ha scritto su Facebook che “L’università di Padova ha autorizzato il GRIMM (GRUPPO ITALIANO RICERCA SULLA MEDIANITÀ) a svolgere tale ricerca per proprio conto. La certificazione che rilasciamo rappresenta la “divulgazione” dei risultati dei nostri esperimenti” e che “L’università di Padova ha rilasciato 4 documenti autorizzatori della ricerca. L’università di Pavia non c’entra nulla, è un errore di Barbara D’Urso” (copia permanente).

Nell’attesa sono andato a vedere quali sono i “criteri di accuratezza” citati nel “certificato”, seguendo il link abbreviato tidy.ws/6rk7NC, che porta a un avviso “sito ingannevole” e infine a un PDF ospitato sul sito Patriziotressoldi.it (copia permanente). Il PDF è un “Protocollo di verifica delle capacità medianiche”, che contiene il logo del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università degli Studi di Padova.

A parte le perle d’italiano tipo “Fornire il nome del nome del defunto”, che non promettono grande “accuratezza”, il resto del “protocollo” è di una nebulosità burocratese assoluta. Noto subito chicche come il fatto appunto che la medium deve ricevere il nome del defunto “per favorire la canalizzazione del sensitivo”. Nel senso che nell’aldilà si chiamano tutti per nome, Mario, Piero, Cesira? E in che modo dare solo il nome del defunto, senza cognome, aiuta il medium? Avete idea di quanti Mario ci sono nell’aldilà?

Il protocollo è privo di qualunque informazione su eventuali procedure per impedire frodi o comunicazioni involontarie di indizi. Un prestigiatore ci andrebbe a nozze. Un paper degli stessi ricercatori (Mediumship accuracy: a quantitative and qualitative study with a triple-blind protocol) è più prodigo di dettagli, ma restano altre chicche metodologiche: per esempio, al medium basta azzeccare il colore dei capelli (“aveva capelli scuri”) per avere un successo valido per il punteggio finale. E i familiari del defunto ricevono
DUE letture fornite dal medium, e dovranno valutare ENTRAMBE. Così
scelgono automaticamente quella più calzante. Piace vincere facile?

Veniamo ora all’elenco dei medium che hanno superato i criteri. Secondo il “certificato” di Susanna Gallesi, il link è questo: tidy.ws/82kaVD. Questo link porta a un PDF, sempre ospitato su Patriziotressoldi.it (copia permanente).

Uno dei nomi, Slavy Gehring, è a Mendrisio. A pochi chilometri da casa mia. Molto interessante.

EvanLab, il cui logo compare nel “certificato”, pubblica video come questo, che parla della capacità di comandare dispositivi a distanza con il pensiero. La ricerca è spiegata in maggiore dettaglio in questo loro articolo, e afferma di costituire “una prova di fattibilità della costruzione di dispositivi elettronici influenzabili mentalmente a distanza” (copia permanente). Questa non è più una tesi spiritualista o metafisica sulla quale è impossibile indagare scientificamente: questa è un’affermazione fattuale, verificabile o smentibile tramite sperimentazione. Ce la dimostrino in condizioni controllate, se sono capaci.

Intanto vorrei sapere cosa ne pensa l’Università di Padova di avere il
proprio nome associato pubblicamente con dei ricercatori convinti di
poter certificare comunicazioni con l’aldilà e poteri paranormali di
telecinesi.

Questi sono i fatti, e qui mi fermo. Aggiungo solo un chiarimento: ognuno è libero di avere la propria spiritualità. Non è questo che metto in discussione. Quello che critico è il gesto della medium di minacciare denuncia per diffamazione. A casa mia si chiama intimidazione. A casa d’altri si chiama querela temeraria.

Rispetto il diritto di credere nell’aldilà e di credere che esistano davvero medium capaci di parlare coi defunti (a patto di sapere come si chiamano). Ma quello che non merita rispetto è l’intimidazione verso chi non ha fatto altro che condividere un’informazione pubblica. Informazione pubblica che, per chi se la fosse persa, è questa:

Se la signora Susanna Gallesi ritiene davvero opportuno denunciare qualcuno per aver diffuso quello screenshot pubblico, allora se la prenda con me. Nel frattempo, si studi bene il concetto di Effetto Streisand. Vi aggiornerò se ci saranno sviluppi. Nel frattempo ringrazio i tanti (troppi per citarli) che hanno contribuito a questo racconto trovando informazioni e documenti.

2020/12/22 10:50. L’Effetto Streisand comincia ad agire. Su Quotidiano.net trovate un articolo che parla della vicenda (copia permanente) descrivendo “un gruppo di ricerca affiliato al dipartimento di psicologia dell’ateneo
di Padova”
che “ha certificato che [alcune persone] posseggono facoltà medianiche. Il team è
composto da sei studiosi. Coordinatore è Fernando Sinesio, 47 anni”
, con “presupposti […]
assolutamente scientifici”
. Va be’. 

 

2020/12/22 15:50. C’è più di un seguito a questa vicenda, che pubblicherò a breve.


2020/12/28 15:40. Il “più di un seguito“ è raccontato qui.


Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

James Randi, 1928-2020

James Randi, 1928-2020

“Voglio essere cremato, e voglio che le mie ceneri vengano soffiate negli occhi di Uri Geller”.

Grazie, maestro.

Credit: @r_montagnoni.

 

India, uomo vive senza cibo e acqua da 74 anni? Insulto a chi muore di fame davvero

India, uomo vive senza cibo e acqua da 74 anni? Insulto a chi muore di fame davvero

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “ettoregio*” e “mattiasch*”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/06/01.

Non capita spesso che una tesi paranormale sia contemporaneamente ridicola, pericolosa e offensiva. Volete credere che i globi luminosi che compaiono nelle foto siano anime di defunti anziché granelli di pulviscolo catturati dal flash, come è stato detto di recente a Mistero (Italia 1)? Fate pure. Non causate danno a nessuno.

Ma quelli che credono che si possa vivere letteralmente senza mangiare e senza bere lo causano eccome, questo danno. Soprattutto quando inducono gli altri a seguire queste credenze e li fanno morire. Hanno un nome: si chiamano breathariani o respiriani. Dicono di nutrirsi del prana, l’energia vitale secondo le credenze dell’induismo, o di energia proveniente dal Sole.

Non ridete. Ne parlo perché l’agenzia ANSA ha scritto oggi che in India un certo Prahlad Jani, “un asceta indù, sopravvive senza mangiare e senza bere da 74 anni” e che “un centro di ricerca della difesa intende scoprire qual è il segreto di questa sua straordinaria capacità di resistenza”. Non un accenno di esitazione, di scetticismo o di dubbio. Anzi, si segnala che Jani “era già stato esaminato nel 2003 da un’altra squadra di medici, che non erano riusciti a spiegare scientificamente il fenomeno”.

Annunciare la vicenda come se vivere d’aria fosse un dato di fatto è un gesto di giornalismo irresponsabile e di propaganda a una panzana pericolosa.

Perché panzana? Perché se davvero fosse possibile vivere d’aria, allora avremmo risolto il problema della fame nel mondo: anzi, se nel Terzo Mondo la gente muore di fame è colpa sua, perché non impara il breatharianesimo. Diffondere acriticamente la notizia che si può vivere senza mangiare e bere è, insomma, un insulto a chi invece muore davvero d’inedia. Ma l’hanno fatto comunque Libero.it, TGcom, La Stampa, Virgilio Notizie. Anche la stampa svizzera, con Ticinonline.ch, non s’è tirata indietro e non ha espresso dubbi sulla realtà delle affermazioni dell’asceta indiano.

Ho fatto un po’ di ricerche, quelle che magari i giornalisti dovrebbero fare ogni tanto invece di esercitarsi col copiaincolla, e ho scoperto che altre testate sono state un po’ meno scellerate e hanno pubblicato la notizia con molta cautela e dovizia di dettagli.

Leggendo per esempio il Telegraph inglese, che titola molto più correttamente “Uomo afferma di non aver assunto cibo o bevande per 70 anni”, salta fuori che sono i militari indiani, non i medici, a voler credere al potere straordinario di Jani (foto qui accanto): lo hanno ricoverato in un ospedale ad Ahmedabad perché sperano di scoprire da lui come “aiutare i soldati a sopravvivere più a lungo senza cibo o permettere alle vittime dei disastri di resistere fino all’arrivo dei soccorsi”. Buona fortuna. L’esperimento procede da sei giorni e durerà in tutto due settimane, entro le quali i medici si aspettano di riscontrare riduzione della massa muscolare, disidratazione grave, perdita di peso e insufficienza di vari organi.

Jani ha un solo medico dalla sua parte, Sudhir Shah, che si è già fatto raggirare da altri sedicenti fenomeni, come Hira Ratan Manek, che dice di vivere di sola acqua (con un tè o un caffè ogni tanto) dal 1995.  Secondo Shah, il signor Manek avrebbe vissuto 411 giorni senza cibo mentre era sotto osservazione. Un’osservazione così stretta che Shah stesso ammette che decine di persone avevano accesso a Manek e che il soggetto perse comunque 19 chili: un dato poco compatibile con le affermazioni del digiunatore estremo. Inoltre il fatto che il medico Sudhir Shah sia un seguace del jainismo, una religione che prevede fra gli altri riti quello del digiuno sacro, anche fino alla morte (sallekhana), pone qualche dubbio sulla sua imparzialità.

Tutti gli altri medici dicono che l’esperimento attuale è inutile e privo di senso, come riferisce il Courier Mail australiano. A differenza di molti altri giornali, il Courier Mail ha avuto il buon gusto di chiedere il parere di un nutrizionista, che ha chiarito senza mezzi termini come stanno le cose: “sarebbe molto difficile resistere per più di una settimana senz’acqua e senza cibo. Il corpo inizia a consumare i muscoli e poi aggredisce anche il muscolo cardiaco… poi si subisce un attacco cardiaco e si muore”.

Non solo: Jani non è nuovo a questo tipo di prodezze, e quando fu esaminato nel 2003 visse a quanto pare senza cibo e acqua per dieci giorni, ma manifestò un calo di peso, modesto ma decisamente incompatibile con le sue asserzioni di vivere a digiuno da decenni.

Il problema particolare di questo genere di affermazioni paranormali è verificare che non ci siano frodi senza però ammazzare l’asceta di turno. Per esempio, un articolo dell’Associazione dei Razionalisti Indiani spiega che Kumari Neerja, nel 1999, viveva rintanata in uno stanzino e diceva di non aver mangiato da cinque anni e di essere prossima a trasformarsi in una statua di una divinità. La polizia, preoccupata, chiamò i razionalisti (l’India ha lezioni da dare a molti paesi europei, in questo campo). Scoprirono che dietro una serie di ripiani c’era nascosto un gabinetto e che un foro nel muro permetteva di passarle del cibo. Così fu introdotto nello stanzino un gas emetico (i razionalisti indiani non vanno per il sottile – immaginate se lo facesse il Cicap) e la signora vomitò chapati e patate. Kumari fu ricoverata e curata per la sue gravi turbe mentali. Lo stesso articolo cita anche altri truffatori e svitati e definisce Prahlad Jani “un ciarlatano del villaggio”. Il sospetto, insomma, è che anche Jani un boccone lo ingerisca ogni tanto di nascosto.

Anche in Occidente non mancano quelli che sostengono queste tesi, e come sempre ci sono di mezzo i soldi. Tanti soldi. La signora Ellen Greve, ribattezzatasi Jasmuheen e diventata ricca tenendo conferenze in giro per il mondo e vendendo libri e oggetti collegati alla presunta terapia breathariana di ventuno giorni consecutivi di digiuno, fu messa alla prova per una settimana dal programma televisivo 60 Minutes (edizione australiana, ottobre 1999), che la sorvegliò 24 ore su 24 con il suo consenso. Yahoo News racconta che già dopo 48 ore la signora, che dichiarava di poter vivere senza mangiare e bere, mostrava i sintomi della disidratazione, ma disse che era colpa del programma TV che l’aveva messa in un luogo vicino a una strada trafficata che inquinava l’aria. Così fu portata in montagna, lontano dalla città. Al terzo giorno di digiuno parlava con fatica, aveva le pupille dilatate, il battito cardiaco accelerato e aveva perso quasi quattro chili. Lei diceva di sentirsi benissimo, ma uno dei medici chiese di porre fine alla prova perché sarebbe sopraggiunta un’insufficienza renale di cui il programma televisivo sarebbe stato ritenuto responsabile. L’esperimento fu interrotto e Jasmuheen accusò gli organizzatori di non aver dimostrato nulla.

Esiste inoltre nello Utah un Istituto Breathariano d’America, che chiede centomila dollari di parcella non rimborsabile per insegnare questa tecnica. Sì, centomila. Ma l’acconto è di soli diecimila.

Finché si tratta di spillare soldi agli ingenui, pazienza, ma il guaio è che c’è gente che crede a queste cose (Jasmuheen ha circa cinquemila seguaci in giro per il mondo), le mette in pratica e ci lascia la pelle. Nel 1997, Timo Degen, un insegnante trentunenne di Monaco, morì dopo dodici giorni di dieta d’aria dopo aver letto su Internet le tesi di Jasmuheen (Sunday Times). Nel 1999, la scozzese Verity Lynn, una breathariana seguace di Jasmuheen, fu trovata morta dopo sette giorni di un digiuno che si era autoimposto per “purificarsi spiritualmente”, come racconta il suo diario (BBC). Nello stesso anno, l’australiana Lani Morris perse l’uso della parola e del braccio destro dopo sette giorni di astinenza da cibo e acqua e morì tre giorni più tardi. Jasmuheen commentò che la signora Morris forse non aveva la motivazione giusta. La rivista tedesca Esotera osservò che “una morte su cinquemila non è un prezzo troppo alto da pagare per combattere la fame nel mondo”.

Come no. Per questi ciarlatani, la morte non è mai un prezzo troppo alto. Quella degli altri. E poi c’è ancora gente che va in giro a chiedersi che male fa credere ai misteri e al paranormale.

Fonti aggiuntive: HowStuffWorks.com, Randi.org.

Aggiornamento (2010/05/09)

The Hindu segnala che l’esperimento con Prahlad Jani si è concluso giovedì scorso, 6 maggio. Secondo il direttore del Defense Institute of Physiology and Allied Sciences (DIPAS) G. Ilavezhagen, le conclusioni in merito al meccanismo di sopravvivenza di Jani verranno tratte solo dopo un’analisi critica dei rapporti sui test effettuati durante l’esperimento.

Credo che il rigore della sorveglianza adottata nel corso del test, durante il quale Jani doveva sopravvivere senza mangiare e soprattutto senza bere, si riassuma in questa frase: “ha effettuato dei bagni occasionali e fatto gargarismi”. Alla luce di questa violazione piuttosto macroscopica dei protocolli di test, le osservazioni secondo le quali Jani non avrebbe orinato o defecato per tutta la durata dell’esperimento e non avrebbe subito alterazioni metaboliche vanno prese con un pizzico di cautela.

Anche perché, considerato che lo scopo della prova era vedere se le tecniche di Jani erano applicabili a persone colpite da calamità, sembra improbabile che gente sepolta sotto le macerie o intrappolata senza cibo abbia modo di fare bagni e gargarismi.

Maggiori dettagli sono in questo mio articolo.

Le cose che non colsi – 2011/04/28

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sai Baba. James Randi racconta le magagne del santone morto il 24 aprile scorso. Chicca: Sai Baba materializzava orologi che avevano il numero di serie di fabbricazione. Un video segnalato da un lettore di questo blog documenta altri suoi trucchetti da prestigiatore. Da parte mia aggiungo: se aveva poteri di guarigione così miracolosi, come mai s’è fatto ricoverare in ospedale? Oppure, come ha segnalato un altro lettore nei commenti, come mai non usava una brocca trasparente per la sua materializzazione dell’acqua magica? Se volete saperne di più, anche sulle accuse di abusi sessuali che lo hanno toccato, procuratevi il documentario della BBC The Secret Swami (articolo e trascrizione). Per quelli che mi hanno scritto sentendosi offesi, sia ben chiara una cosa: l’essenza della democrazia è la libertà di criticare le idee altrui. Tutte le idee: Philip Pullman l’ha detto bene. Le vostre idee non hanno diritto a una tutela speciale perché fanno parte della vostra religione, esattamente come non ne hanno diritto le idee sul funzionamento del martello di Thor o dei fulmini di Zeus. Fatevene una ragione e datevi una calmata.

Gesù sull’asciugamano. Una signora inglese trova una macchia sull’asciugamano estratto dall’asciugatrice. “Si vedeva benissimo che era Gesù”, dice. Giudicate voi dalla foto. La signora non spiega perché Gesù debba abbassarsi a comparire ambiguamente sul suo asciugamano invece di, che so, fermare gli tsunami.

In USA si paga se non si rifiuta un SMS di spam? Stando a quanto pubblicato da AZDisruptors (anche qui), negli Stati Uniti può capitare di ricevere un SMS pubblicitario che dice in sostanza “rispondi con STOP se NON vuoi iscriverti al servizio proposto”. Se (come è normale) non si risponde a quello che sembra uno spam truffaldino, ci si trova un addebito di 9 dollari e 99 centesimi al mese sulla bolletta per non aver rifiutato l’offerta. Ci sarebbero incassi per decine di milioni di dollari l’anno, ma vorrei vedere qualche conferma indipendente di come funziona il raggiro: Network World descrive la situazione in modo leggermente diverso e i commenti di Fark la descrivono in un modo ancora diverso. AZDisruptors ha pubblicato quella che sembra essere la copia di un documento di una causa fra l’operatore cellulare Verizon e i fornitori del servizio SMS in questione.

Google parla: anche in italiano. Google Translate offre la sintesi vocale: basta digitare un URL come questo. Usando il parametro tl=it si ottiene la sintesi in italiano. Risultati comici garantiti se gli chiedete di leggere una frase dandogli il parametro di una lingua non corrispondente.

Attacco virale tramite Flash dentro un documento Excel. Quando dico che bisogna controllare tutto con un antivirus, questo è quello che intendo. Squallore: la trappola sfrutta le paure per il terremoto giapponese. La falla è già stata patchata, ma molti non hanno fatto l’aggiornamento (F-Secure).

Nokia E75, codice di blocco scavalcabile. Aggiornate il firmware se avete questo cellulare (CERT-FI tramite Mikko Hypponen).

25 anni fa, Captain Midnight prendeva il controllo di un satellite TV. Protestava contro la scelta dell’emittente HBO di cifrare il segnale satellitare e praticare tariffe assurde e sleali ai clienti e ai fornitori: così John MacDougall decise di mandare lui stesso un segnale TV al satellite. Bei tempi. Ora John ha cinquant’anni e nessun rimpianto (o quasi): la sua storia è su Networkworld.

Un sensitivo straordinario ieri sera alla TV svizzera

Un sensitivo straordinario ieri sera alla TV svizzera

Pubblicazione iniziale: 2016/10/22 12:36. Ultimo aggiornamento: 2016/10/27 23:55.

Ieri sera è andata in onda alla Radiotelevisione Svizzera di lingua italiana una puntata del programma Patti Chiari che ha presentato un sensitivo davvero notevole. La RSI ha chiesto ad alcuni volontari di metterlo alla prova nel rivelare cosa riusciva a sentire su di loro, senza averli mai visti o incontrati prima, e i volontari ne sono usciti scossi. Alcuni erano addirittura spaventati dalla precisione della chiaroveggenza del sensitivo.

Il sensitivo compare nei primi quattro minuti e mezzo di questo video, che ha richiesto almeno due giorni di lavoro soltanto per le riprese. Se volete godervelo per bene, non leggete il resto di questo articolo prima di averlo guardato. Buona visione.

L’idea del video è di Eleonora Terzi e Paolo Thoeni e l’ispirazione è, come alcuni commentatori hanno intuito, un famoso video di un altro santone, mescolata con le tecniche di cold reading e di affabulazione che insegnano i mentalisti nei corsi organizzati dal CICAP e con le tecnologie usate da alcuni televangelisti americani e smascherate tempo fa da James Randi e Piero Angela.

Il “santone” è l’incontenibile Claudio Moneta, che ha creato il personaggio e le sue peculiarità dal nulla (gli avevamo dato soltanto una tenue falsariga): ha improvvisato tutto sul momento e ha gestito magistralmente anche gli imprevisti personali e tecnici. Sì, i capelli sono una parrucca.

Il video è una sintesi di una giornata intera di riprese; in TV non c’è tempo di mostrarne più di qualche minuto, ma posso dirvi che in alcuni casi ci siamo spinti molto più in là nelle informazioni personali, scoprendo (e a volte dichiarando) indirizzi riservati, località frequentate, orientamenti sessuali e altro ancora. In molti casi, quando abbiamo visto che i volontari erano particolarmente agitati o scossi da queste “rivelazioni”, ci siamo trattenuti. Le reazioni delle persone non sono simulate o recitate: sono tutte genuine e spontanee.

Come spiegato nel video, volutamente ho lavorato con le mani legate: non ho violato account e non ho fatto social engineering e mi sono posto il limite di un’ora di ricerca per ciascuna persona. Tutto quello che mi è stato dato è il nome del volontario (o volontaria), una sua foto, un suo indirizzo di mail e (in alcuni casi) un numero di telefonino. Il video pubblicitario del santone social al quale ci siamo ispirati, invece, ha simulato le rivelazioni oppure ha usato tecniche illegali (altrimenti non avrebbe potuto avere accesso ai conti correnti o alle carte di credito dei soggetti).

Ringrazio Tukler, che mi ha indicato come fare l’embedding del video (l’opzione sul sito della RSI era un po’ nascosta) dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo. La puntata completa di Patti Chiari è visibile qui.