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Antibufala: l’OMS accusata di sterilizzare di nascosto le donne in Kenya tramite i vaccini

Antibufala: l’OMS accusata di sterilizzare di nascosto le donne in Kenya tramite i vaccini

Ho pubblicato su Le Scienze di questo mese (n. 556) un’indagine su un’accusa gravissima lanciata, fra l’altro, da Tempi.it qui e qui a firma di Benedetta Frigerio e in Canton Ticino dal Giornale del Popolo qui: le vaccinazioni antitetaniche, si dice, servirebbero in realtà per sterilizzare clandestinamente le donne del Kenya.

Diffondere fandonie di questo genere ha effetti devastanti sulla lotta alle malattie in questi paesi nei quali ancora si muore di tetano. Prima di scriverle, bisognerebbe riflettere e documentarsi.

Per i dettagli vi rimando a Le Scienze, ma pubblico qui i link ad alcuni dei documenti di riferimento che ho utilizzato e che spiegano bene i meccanismi mentali e i pregiudizi che hanno portato ad alimentare una bufala che sta costando la vita a tante donne e ai loro figli: il tetano neonatale, che verrebbe debellato dal vaccino osteggiato, ha causato la morte di 550 bambini soltanto in Kenya nel 2013.

Damage to Immunisation Programmes from Misinformation on Contraceptive Vaccines, J Milstien, P D Griffin, J W Lee.

WHO, TT Vaccine Controversy by the Catholic Church of Kenya, 10 novembre 2014.

Does the Kenyan UNICEF Tetanus Vaccine contain HCG and make women infertile? (Rational Catholic Blog).

Fresh medical tests set to clear up controversy on tetanus vaccine, 11 novembre 2014.

È scientificamente provato: la causa dell’autismo è Jim Carrey

È scientificamente provato: la causa dell’autismo è Jim Carrey

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “s.poppi*” e “davide.web*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

Avrete sentito parlare del recente epic fail di Jim Carrey, l’attore comico, che si è lanciato su Twitter in una serie di accuse deliranti contro i vaccini che, a suo dire, conterrebbero mercurio, alluminio e altri veleni, e contro il governatore della California, Jerry Brown, che Carrey ha definito “fascista manovrato dalle aziende” per la sua legge sull’obbligo di vaccinazione per varie malattie infettive, compresi morbillo e pertosse.

Per fortuna Salvo di Grazia (MedBunker) ha scritto un ottimo articolo sul Fatto Quotidiano che spiega l’assurdità medica di quello che afferma Carrey. Io mi limito a ricordare che il fatto di essere celebre non lo rende un tuttologo: nulla da eccepire sulla sua competenza professionale come attore, per carità, ma la sua competenza in campo medico è nulla, e Carrey non è nemmeno in grado di portare esperti medici che confermino le sue affermazioni. Se la mia auto non funziona, vado da un meccanico, non da un salumiere o da un premio Nobel.

L’articolo di Salvo di Grazia cita anche il grafico che vedete qui sopra, che rende “scientificamente evidente” il nesso fra autismo e film di Jim Carrey. C’è poco da scherzare sull’autismo, e infatti il grafico non è uno scherzo: contiene lo stesso errore che viene commesso, senza rendersene conto, da chi lega i vaccini all’autismo, ossia pensare che un evento che accade dopo un altro deve per forza essere causato dal primo, e che un evento che si evolve di pari passo a un altro significa per forza che i due sono legati fra loro.

Il fatto che i sintomi dell’autismo compaiano dopo l’età alla quale si fanno alcune vaccinazioni non significa che le vaccinazioni causano l’autismo, esattamente come vedersi tagliare la strada da un gatto nero e poi farsi male non significa che i gatti neri portano iella. Correlazione non implica causa: non dimentichiamolo mai.

Domani finisce il mondo, maledetti scienziati!

Domani finisce il mondo, maledetti scienziati!

Panico da buco nero: il CERN scopre l’antiscienza

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Come avrete letto su alcune testate come Repubblica, il Large Hadron Collider, il nuovo grande acceleratore di particelle del CERN vicino a Ginevra, ha già fatto le sue prime scoperte prima ancora di essere acceso formalmente.

Ha infatti consentito una misurazione estremamente precisa dell’antiscienza e del catastrofismo, oltre che della propensione dei giornalisti a sparare titoli da panico e chissenefrega delle conseguenze.

C’è infatti un gruppetto di eccentrici che sostiene che l’imminente attivazione dell’LHC produrrà dei cosiddetti “microbuchi neri”, che potrebbero inghiottire la Terra alla stregua dei buchi neri ben più grandi rilevabili dagli astronomi. E naturalmente i giornalisti hanno dato interminabile risalto alle loro affermazioni da panico. L’inossidabile TgCom parla addirittura di “allarme dagli scienziati”, come se ci fossero orde di occhialuti professori in camice che corrono strappandosi i capelli.

Nessuno di questi catastrofisti, a quel che mi risulta, è qualificato per esprimersi in materia di fisica delle particelle: il fatto di essere un ex addetto alla sicurezza dei sistemi nucleari, come lo è Walter Wagner, una delle persone che ha avviato una causa civile presso il tribunale di Honolulu, non significa nulla, esattamente come aver fatto il pedicure non consente di trinciare giudizi sulla chirurgia ortopedica e l’osteosintesi delle fratture.

Lo stesso dubbio di competenza vale per il professor Otto Rössler, che ha presentato il ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani: è un biochimico, e la fisica dei microbuchi neri è un tantinello al di fuori del suo campo di competenza, anche se a giudicare dal suo curriculum e dall’elenco delle sue pubblicazioni (disponibile su Wikipedia) ritiene di essere un valido tuttologo.

Quelli che invece maneggiano la fisica dei microbuchi neri da mane a sera per lavoro hanno liquidato queste teorie complottiste-catastrofiste in termini inequivocabili. Potete leggere qui le risposte alle domande più frequenti date dal professor Brian Cox del CERN; il sito del CERN risponde dettagliatamente alle questioni sollevate dai catastrofisti qui in inglese e in un PDF in italiano.

In estrema sintesi, la fisica come la conosciamo oggi (o meglio, come la conoscono i fisici delle particelle, anziché gli esperti improvvisati) documenta che non è neppure detto che si possano formare questi “microbuchi neri”: se si dovessero formare, non comincerebbero a rosicchiare la Terra a partire da Ginevra, ma si dissolverebbero istantaneamente senza fare danno. Si tratta di buchi neri inimmaginabilmente microscopici (formati da un paio di protoni), la cui energia complessiva è paragonabile a quella di una zanzara che ci sbatte in faccia: niente a che vedere con i buchi neri astronomici. Lo stesso vale per gli altri pericoli paventati, come gli strangelet, le bolle di vuoto e i monopoli magnetici.

Non solo: collisioni di questo genere avvengono quotidianamente nell’atmosfera sopra le nostre teste grazie a madre Natura. L’LHC non fa altro che ricrearle in un posto più comodo, dove è possibile scattare delle istantanee per capire come funzionano questi fenomeni.

Cosa più interessante, l’eventuale formazione di “microbuchi neri” suggerirebbe piuttosto fortemente l’esistenza di dimensioni aggiuntive dello spazio. Ed è affascinante che la loro “evaporazione” sia stata scoperta da una persona totalmente paralizzata su una sedia a rotelle: Stephen Hawking, il cui corpo non può fare un passo ma la cui mente abbraccia i segreti più sconcertanti del cosmo. Dimensioni aggiuntive, buchi neri che evaporano: chi è che ha detto che la scienza non ha immaginazione e ammazza la poesia?

Comunque sia, se avete delle bollette in scadenza nei giorni successivi al 10 di settembre, data che i catastrofisti indicano come il momento dell’Apocalisse, vi conviene pagarle, perché in realtà il 10 settembre verrà semplicemente fatto girare un singolo fascio di protoni lungo l’anello dell’LHC, che misura 26 chilometri di circonferenza, e la potenza utilizzata sarà molto minore di quella normale prevista per l’anno prossimo. In altre parole, non succederà nulla, perché è solo un giretto di prova.

E se non vi fidate delle promesse degli scienziati, tenete presente una cosa: il mondo non può finire domani, perché il calendario Maya scade nel 2012, ricordate? E i Maya non sbagliano mai. Quindi siamo comunque al sicuro.

Caduti nella Rete: bufale e disinformazione scientifica

Caduti nella Rete: bufale e disinformazione scientifica

Questo articolo era stato scritto per essere pubblicato in occasione di BergamoScienza su un quotidiano che poi ha cambiato idea senza giustificazioni (grazie di avermi fatto lavorare per niente). È una sorta di falsariga del mio intervento a BergamoScienza e vi arriva qui grazie alla gentile donazione di “a.ferretti”.

Oggi tutto quello che facciamo dipende in un modo o nell’altro dalla scienza: dalla salute alle comunicazioni, dall’alimentazione alla socialità, tutto è mediato da processi e dispositivi che funzionano in base a princìpi scientifici (anche se a volte certi dispositivi “smart” sembrano posseduti da un folletto dispettoso). Le decisioni che prendiamo individualmente e collettivamente, dalla scelta delle fonti d’energia a quella delle terapie, si basano su fenomeni scientifici. Non conoscere la scienza, almeno nelle sue regole di base, è quindi pericoloso, per noi stessi e per gli altri, tanto quanto guidare un’auto senza avere la patente e senza conoscere le regole del traffico. Togliere di mezzo le bufale che riguardano la scienza è un passo necessario per tutti. Spesso è anche un passo divertente e illuminante, che non solo ci informa meglio sul mondo, ma diventa un’esplorazione interiore.

Le bufale, infatti, non sono semplicemente degli errori comuni: sono uno specchio sincero delle nostre paure, dei nostri pregiudizi e delle nostre speranze. Una diceria ha successo e si diffonde non perché è più verosimile di altre, ma perché agisce su una leva emotiva potente. Le cure anticancro propagandate dai ciarlatani fanno presa (e fanno soldi) perché si approfittano della disperazione dei malati e delle loro famiglie, che si attaccano a qualunque appiglio: è umano e normale. I dubbi sul riscaldamento globale della Terra esistono soltanto nella cocciutaggine di chi non vuole accettare di dover cambiare il proprio stile di vita e di dover smettere di lucrare sull’avvelenamento altrui: dal punto di vista scientifico non c’è alcuna controversia. La scienza serve proprio per proteggerci sia dall’emotività, sia dagli imbroglioni e dalle lobby, che spesso alimentano intenzionalmente confusione e paralisi.

Sia ben chiaro: la scienza non è perfetta. Commette errori: anzi, l’errore è lo strumento fondamentale che le consente di progredire imparando dai fallimenti. È fatta da esseri umani, che sono fallibili e influenzabili dai pregiudizi, dalla sete di potere e dal denaro. Ma è anche il metodo meno peggiore che abbiamo. Ci insegna a mettere in dubbio ogni autorità, a controllare ogni dato, a pretendere documentazioni e dimostrazioni rigorose, per correggere eventuali errori. Non per nulla il motto della Royal Society, una delle più antiche istituzioni scientifiche del mondo (fondata alla fine del Seicento), è “nullius in verba”: sulla parola non si crede a nessuno. Né al premio Nobel, né all’inventore solitario e sconosciuto.

Non esiste, quindi, una “scienza ufficiale”, per citare un’espressione preferita di tanti ciarlatani e creduloni: non c’è un sapere granitico calato dall’alto, da accettare dogmaticamente, ma esiste un insieme di fatti osservati, dimostrati, discussi, validati e verificati inesorabilmente e senza sconti. Se un fenomeno è osservato, misurato e confermato, diventa scienza e basta; non importa quanto sia bizzarro.

È per questo che il mondo scientifico è così critico nei confronti del metodo Stamina, della terapia Di Bella, della “cura” Simoncini, dell’energia pulita e facile di E-Cat, dell’omeopatia, dell’auto ad aria compressa, della parapsicologia, dell’ufologia e delle mille altre mirabolanti scoperte della “scienza alternativa”: sono tutte tesi non documentate e non verificate. Anzi, spesso i loro sostenitori rifiutano di divulgarne i dettagli con la scusa del diritto al segreto. Ma la scienza onesta non tollera i segreti e non accetta nulla sulla fiducia. Vuole conferme oggettive: nullius in verba, appunto. Più è sensazionale l’affermazione, più devono essere robuste le sue conferme. È una cautela cinica ma necessaria, perché è già successo troppe volte di aver concesso fiducia a chi si è poi rivelato un imbroglione e di aver pagato a caro prezzo quella concessione.

Per esempio, l’idea che i vaccini causino l’autismo è una bufala crudele inventata a tavolino, per denaro, da un medico britannico, Andrew Wakefield, allo scopo di promuovere un vaccino trivalente di una marca alternativa. L’imbroglio è stato smascherato anni fa dai giornalisti scientifici e dagli altri medici, che hanno messo alla prova le asserzioni di Wakefield (che per questa vicenda è stato radiato dall’albo); ma ancora adesso questa panzana prospera, causando una diffidenza letale nei confronti di tutte le vaccinazioni, che sono uno dei più grandi successi della scienza: se avete dubbi, chiedete ai vostri genitori o nonni come si viveva prima dell’antipolio.

Se il legame vaccini-autismo è stato sbugiardato, come mai continua a circolare lo stesso? Come in tanti altri casi, persiste perché non siamo macchine prive di emozioni: siamo influenzabili. Se una celebrità come Chuck Norris o Jenny McCarthy si schiera contro i vaccini, tendiamo a crederle anche se non ha alcuna competenza in materia, semplicemente perché le persone di successo ispirano fiducia, come ben sanno i pubblicitari. Quando non abbiamo competenza nostra su un argomento, guardiamo cosa fanno gli altri e li seguiamo: è la logica del gregge. Andare controcorrente, informarsi criticamente, è più faticoso. Aggiungiamoci la paura e la diffidenza nei confronti delle medicine, alimentata anche (ammettiamolo) dall’arroganza e scarsa compassione di molti medici, e otteniamo la ricetta per la bufala scientifica perfetta.

C’è un altro ingrediente fondamentale nel successo dilagante delle bufale: la complicità dei media. È facile dare la colpa a Internet e dire che le bufale vengono partorite dagli utenti ignoranti che preferiscono informarsi su Facebook invece di leggere un giornale o guardare un documentario, ma è falso. Troppi giornalisti si trovano a scrivere di argomenti di scienza senza alcuna competenza e senza alcun senso critico, spinti dalle redazioni a creare scandali e scoop per vendere più copie o catturare più spettatori: il mio lavoro è proprio quello di smascherare questo malcostume. Ricordate la bufala della fine del mondo che si diceva fosse stata prevista dai Maya per il 2012? Mentre agli archeologi veniva l’orticaria, Roberto Giacobbo ne parlava ripetutamente dagli schermi della Rai in una trasmissione confezionata come se fosse un documentario serio e vendeva centocinquantamila copie del suo libro sull’argomento, anch’esso targato Rai.

Nelle redazioni s’insegna che bisogna dare pari spazio a entrambe le campane in un argomento, dimenticando che la scienza non è un processo democratico nel quale le opinioni hanno tutte lo stesso valore. La legge di gravità mi fa cadere per terra che io ci creda o meno, a prescindere dalla mia opinione su Newton. Se si parla di chirurgia, non si mette sullo stesso piano l’opinione di un salumiere e quella di un chirurgo: sarebbe come farsi assistere in sala parto da un ostetrico e da uno che crede alle cicogne che portano i bambini.

Educare sin dalla scuola al senso critico, a pretendere dimostrazioni, in tutti i campi e non solo in quelli scientifici tradizionali, è quindi un dovere di ogni paese che voglia creare cittadini capaci di gestire una società basata sulla tecnologia. Ma questo significa educare a mettere in dubbio l’autorità e quindi paradossalmente la “scienza ufficiale” diventa un grimaldello sovversivo. Forse per questo fa paura a chi comanda.

Antibufala: la petizione contro le concerie svizzere che vendono pelli di gatto

Antibufala: la petizione contro le concerie svizzere che vendono pelli di gatto

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “maurizio.bucc*” e “ddrienzo”.

C’è un appello, su Avaaz.org, “contro le concerie scoperte in Svizzera che vendono pelli di gatto” e vuole essere  “un grido di stop a livello mondiale affinchè il governo si impegni a fermare questo orrore. Si prega di intervenire immediatamente per rendere ancora più efficaci le pene contro i trasgressori delle norme a tutela degli animali e chi ancora commercia o raccoglie pelli di gatti domestici”.

Il modo in cui viene formulata la petizione fa sembrare che in Svizzera ci siano concerie che vendono tranquillamente pelli di gatto e che il governo non faccia niente. I fatti sono ben diversi, anche se non sono granché rassicuranti per chi, come me, ama i gatti.

In realtà esiste già in Svizzera una legge che vieta esplicitamente il commercio di pelli di gatto. È entrata in vigore soltanto il primo gennaio 2013, ma c’è (a titolo di confronto, la legge italiana analoga è entrata in vigore nel 2002). Prima di questa data, e dal 2008, era proibita soltanto l’importazione delle pelli di gatto. La sanzione per chi trasgredisce il divieto può arrivare a 20.000 franchi (circa 16.000 euro).

Nonostante le sanzioni e l’impegno in prima linea delle associazioni animaliste e di celebrità come Michael Schumacher, il commercio continua però tuttora in forma clandestina, secondo varie segnalazioni, soprattutto per via di una credenza scientificamente infondata che la pelle di gatto sia utile nella cura dei reumatismi. Il problema, insomma, non sta nella mancanza di leggi, ma nell’idiozia della gente che continua a credere a rimedi da fattucchiera. Un altro esempio da citare quando qualcuno chiede che male fanno l’antiscienza e la superstizione.

Fonti: Ufficio Federale di Veterinaria; Parlament.ch; Affaritaliani; BusinessInsider; NYTimes; Swissinfo.ch.

Il 14 giugno a Milano studenti e ricercatori in piazza per dire basta all’antiscienza

Il 14 giugno a Milano studenti e ricercatori in piazza per dire basta all’antiscienza

Non basta la lezione delle truffe di Wanna Marchi, di Stamina, della cura Di Bella e di tutte le altre panzane mediche: l’Italia si sta dimostrando culla ostinata e ottusa dell’antiscienza. Mentre negli Stati Uniti si comincia a capire, amaramente, che il legame vaccini-autismo è una balla che uccide, perché l’incoscienza di chi ci crede e non vaccina i figli sta rimettendo in circolazione malattie che sembravano relegate nei libri di storia, in Italia continuano allegramente a prosperare Le Iene.

La ricerca medica italiana paga il prezzo di questa deriva verso l’antiscienza, alimentata da governanti la cui miopia sembra scomparire soltanto quando c’è da vedere dove arraffare soldi. La paga sotto forma di leggi idiote, contrarie persino alle direttive europee, e sotto forma di posti di lavoro che vanno all’estero, dove le leggi invece consentono di proseguire la ricerca farmaceutica e biomedica.

E intanto gli animalisti si sentono forti e diventano violenti. Perché per gli animalisterici chi salva la vita alla gente facendo (magari a malincuore) sperimentazione animale è un crudele assassino da fermare a qualunque costo, secondo loro, ma il loro gatto Fuffi che stacca la testa a morsi ai topolini va benissimo. Giusto un numero: i gatti del mondo uccidono ogni anno almeno sette miliardi di piccoli mammiferi soltanto negli Stati Uniti, secondo la rivista scientifica Nature. Nessuno di quei sette miliardi di animali uccisi contribuisce alla ricerca medica. Non vedo animalisti sbracciarsi per avere una legge che tenga i gatti chiusi in casa e ponga fine alla strage.

Prima che me lo chiediate: sì, trovo angosciante la sperimentazione animale, e sì, ho due gatti che spesso uccidono adorabili topolini, talpe, passerotti e pettirossi nonostante abbiano tutto il cibo che possono volere. Proprio per questo non faccio l’ipocrita. Se permetto ai miei gatti di ammazzare i topi per puro diletto, di certo non mi posso permettere di criticare chi uccide topi allo scopo di curare le persone.

Sabato 14 giugno a Milano, in via Mercanti, dalle 15:30 in poi, si terrà una manifestazione aperta a tutti (in particolare a studenti, ricercatori e veterinari) e indetta da Pro-Test Italia per chiedere “alle istituzioni di ascoltare la comunità scientifica sulle leggi che impattano la ricerca. Per chiedere la revisione delle restrizioni
aggiunte dall’Italia alla direttiva europea 2010/63/UE, restrizioni che
la direttiva
stessa nega agli Stati membri di poter istituire e per cui paghiamo
ingenti multe. Per chiedere di aumentare i fondi alla ricerca: investire
nel futuro è l’unico volano per uscire dalla crisi. Per chiedere più
protezione dagli attacchi sempre più preoccupanti
da parte dell’estremismo animalista.”

È un’occasione per informarsi invece di litigare a colpi di slogan: ci saranno approfondimenti sulla direttiva europea e sull’estremismo
animalista, insieme a testimonianze di malati alle prese con l’antiscienza, la disinformazione e le leggi anti-ricerca italiane che salvano gli animali soltanto in apparenza. Se volete saperne di più, il link della manifestazione è http://bit.ly/ricerchiAMO. E per sbufalare il mito che sperimentazione significa vivisezione, date un’occhiata a questo quadro della situazione legale italiana. Verificatelo e fatevi un po’ di domande razionali. Non è detto che le risposte vi piacciano. Non piacciono neanche a me. Ma le alternative mi disgustano anche di più.

Ode a un fiore, per chi dice che la scienza uccide la poesia

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “punto7556”.

L’animatore inglese Fraser Davidson ha creato una bella animazione basata su una citazione di Richard Feynman che credo risponda bene a tutti quelli che criticano la scienza perché uccide il meraviglioso e toglie la poesia.

Il video originale, sottotitolato in italiano, è disponibile qui. Ecco la mia traduzione:

Ho un amico artista e a volte lui ha un punto di vista che io non condivido granché. Lui prende in mano un fiore e dice: “Guarda quanto è bello”. E sono d’accordo, credo. Poi dice: “Vedi, io, in quanto artista, sono in grado di vedere quanto è bello; ma tu, in quanto scienziato, oh, lo riduci in pezzi e lo trasformi in una cosa scialba.” E io penso che lui sia un po’ svitato. Prima di tutto, la bellezza che vede lui è a disposizione di tutte le persone e anche a me; credo, anche se io forse non sono esteticamente raffinato quanto lui, di poter apprezzare la bellezza di un fiore. Allo stesso tempo, io vedo in un fiore molte più cose di quante ne veda lui. Posso immaginare le cellule in quel fiore, le complesse azioni che si svolgono al suo interno; anch’esse hanno una propria bellezza. Voglio dire, non è soltanto bellezza a questa dimensione, quella di un centimetro, ma c’è bellezza anche alle dimensioni inferiori. La struttura interna, e anche i processi, il fatto che i colori e il fiore si sono evoluti per attirare gli insetti per impollinarlo è interessante. Significa che gli insetti vedono il colore. Aggiunge una domanda: questo senso estetico esiste anche nelle forme di vita inferiori? Perché è estetico? Domande interessanti d’ogni sorta, che la scienza e la conoscenza non fanno che aggiungere all’emozione, al mistero e alla meraviglia di un fiore. Non fa che aggiungere. Non capisco in che modo sottragga.”

In originale:

I have a friend who’s an artist and has sometimes taken a view which I don’t agree with very well. He’ll hold up a flower and say, “Look how beautiful it is.” And I’ll agree, I think. And he says, ”See, as an artist, I can see how beautiful this is. But you, as a scientist, oh, take this all apart and it becomes a dull thing. And I think that he’s kind of nutty. First of all, the beauty that he sees is available to other people and to me, too; I believe, although I may not be quite as refined esthetically as he is, that I can appreciate the beauty of a flower. At the same time, I see much more about the flower than he sees. I could imagine the cells in it, the complicated actions inside, which also have a beauty. I mean, it’s not just beauty at this dimension, one centimeter; there’s also beauty at the smaller dimensions. The inner structure. Also the processes, the fact that the colors and the flower evolved in order to attract insects to pollinate it is interesting. It means that insects can see the color. It adds a question: does this esthetic sense also exist in the lower forms? Does it… Why is it esthetic? All kinds of interesting questions, which science, knowledge only adds to the excitement, the mystery and the awe of a flower. It only adds. I don’t understand how it subtracts.

Aborto salvavita negato in Irlanda: qualche info

Prima di precipitarsi a giudicare la notizia dell’aborto negato in Irlanda a Savita Halappanavar che sta approdando anche sui giornali italiani, consiglio di leggere queste info di una ginecologa, Jen Gunter, gli appunti di Ben Goldacre e questo sunto di Michael Nugent.

Dall’articolo di Nugent segnalo in particolare questa nota: “In 1992, the Irish people held a constitutional referendum to allow women to travel outside of the state”. Un referendum per dare alle donne il diritto di andare all’estero? Seriamente? Se qualcuno ha dettagli, li segnali nei commenti.

USA, candidato senatore: se è vero stupro, il corpo della donna blocca la gravidanza

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “fsco_v*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La stupidità terminale tra i politici non conosce frontiere. Dagli Stati Uniti arriva la storia di Todd Akin, candidato senatore del Missouri, che in un’intervista televisiva sul tema dell’aborto dichiara che se una donna viene realmente stuprata, il suo corpo possiede un meccanismo che blocca la gravidanza. In altre parole, se rimane incinta non era vero stupro.

Intanto che raccattate la mascella con una mano e vi reggete la fronte con l’altra, qui c’è il video di questa perla agghiacciante di oscurantismo sessista:

Le parole esatte di Akin sono queste: “From what I understand from doctors that’s really rare. If it’s a legitimate rape, the female body has ways to try to shut that whole thing down”. Traduco: “Stando a quello che mi dicono i medici, [una gravidanza indotta da stupro] è veramente rara. Se è uno stupro vero, il corpo femminile ha modi di cercare di bloccare tutta la cosa” (legitimate è usato nell’accezione di “autentico, genuino”, non in quello di “legittimo”).

Vi siete ripresi? Non è finita. Akin è membro del Comitato della Camera dei Rappresentanti per la Scienza, lo Spazio e la Tecnologia degli Stati Uniti (Science.house.gov), che ha giurisdizione sulla NASA e altri enti scientifici fondamentali. Uno che crede che le donne abbiano un utero magico contribuisce a decidere se andare su Marte o no. Uno che non sa come nascono i bambini fa parte del Sottocomitato per l’energia e l’ambiente e di quello per lo spazio e l’aeronautica.

Akin è stato criticato da tutti, compresi i suoi colleghi di partito (è un repubblicano, se ci tenete a saperlo, ma l’antiscienza è equamente distribuita), e s’è visto svanire i finanziamenti alla propria campagna politica, così ha pubblicato un video in cui corregge la propria dichiarazione e… chiede perdono. “L’errore che ho commesso sta nelle parole che ho detto, non nel cuore che ho”.

Uhm, no. L’errore sta nel cervello. L’errore magari si perdona, ma il fatto rimane che un incompetente assoluto resta al proprio posto a decidere di scienza. Scienza concreta, le cui conseguenze ci toccano tutti. Più che chiedere perdono, Akin dovrebbe offrire le proprie dimissioni e iscriversi a un corso di ginecologia for dummies. Come spesso accade, The Onion centra in pieno l’argomento, pubblicando una finta confessione di Akin che gli fa dire quello che avrebbe dovuto realmente dire.

Ci sarebbe poi da discutere di quell’agghiacciante, misogina distinzione fra presunti tipi di stupro. L’insinuazione alla base dell’idea dichiarata da Akin (e condivisa da quanti altri?) è che se ti stuprano e rimani incinta, dai, un po’ ti dev’essere piaciuto, altrimenti non avresti concepito. Quindi non è vero stupro. Che alibi perfetto.

Ma da dove viene questa convinzione maschilista, bigotta e medievale propugnata con tanta certezza da Akin (che dice che gliel’hanno detta i medici) ma fatta a pezzi dai terribili fatti? Secondo le ricerche del Guardian, risale almeno al tredicesimo secolo, quando era addirittura codificata nelle leggi inglesi (“se, tuttavia, una donna ha concepito al momento citato nell’istanza, essa decade, perché senza il consenso della donna essa non potrebbe concepire”), ed era ancora inclusa nella giurisprudenza medica britannica nel 1814.  

Aggiornamento: BoingBoing ha trovato una citazione dello stesso principio nella letteratura latina del secondo secolo. Caso mai qualcuno avesse il dubbio che si tratti di un’aberrazione tutta anglosassone. Secondo CNN, i “medici” dai quali Akin ha tratto la sua diceria sono uno solo: specificamente John Willke, che però non ha alcuna credenziale specifica; inoltre gli esperti smentiscono con le cifre le sue tesi.

Akin non è l’unico politico a crederla ancora vera: The Week segnala Leon Holmes, oggi giudice federale in Arkansas, Stephen Freind, rappresentante della Pennsylvania, e Henry Aldridge, rappresentante della North Carolina. Ed è molto popolare fra gli antiabortisti (grazie a @prosopopea per la segnalazione), perché rende irrilevante il dilemma morale di cosa fare in caso di stupro che porti a una gravidanza. Non succede quasi mai! Il problema non si pone! Torniamo a discutere se le donne hanno l’anima o se la Terra è davvero rotonda.

Sia ben chiaro: non intendo entrare qui nella polemica sulla legittimità dell’aborto. Mi interessa solo chiarire come stanno i fatti e segnalare un caso preoccupante di antiscienza asservita all’ideologia e di governanti fermi letteralmente all’Ottocento nella loro comprensione del mondo.

Voyager blatera di cospirazioni per fingere gli allunaggi

Voyager blatera di cospirazioni per fingere gli allunaggi

Giacobbo lunare

Stasera Voyager si è occupato delle teorie di complotto secondo le quali gli sbarchi umani sulla Luna avvenuti tra il 1969 e il 1972 sarebbero stati falsificati. E’ stata la solita accozzaglia di scemenze partorite da incompetenti e ripetute a pappagallo da irresponsabili nonostante siano state sbufalate da anni.

Roberto Giacobbo fa una ricostruzione degli eventi storici che non esito a definire falsa e menzognera. Non uso queste parole con leggerezza; l’elenco delle castronerie e dei veri e propri trucchetti di montaggio nel servizio di Voyager di stasera è troppo lungo e squallidamente abbondante. Persino l’audio dell’allunaggio dell’Apollo 11 è stato manipolato intenzionalmente.

Come se questo non fosse già un disservizio sufficiente ai contribuenti che lo sostentano con il canone, Giacobbo rincara la dose: si ripara dietro la solito patetica foglia di fico dei “pare che…”, “alcuni dicono che…”, “gli esperti (rigorosamente senza nome) dicono che forse…” per rigurgitare domande che non esito a definire idiote: una per tutte, quella delle ombre che non sono parallele nelle foto lunari.

In questo modo si acquatta dietro i lunacomplottisti e tira letame addosso a chi ha dedicato la propria carriera, rischiato la vita, e spesso l’ha persa, per l’esplorazione dello spazio e per il progresso della conoscenza in un’avventura storica. Un gesto particolarmente ingrato, visto che proprio dalle missioni spaziali sono arrivate anche quelle tecnologie di telecomunicazione che adesso Voyager sfrutta per disseminare idiozie con i soldi dei contribuenti. Che tristezza.

Per chi volesse conoscere i dettagli, il blog Complotti lunari contiene le risposte alle domande più frequenti e molti rimandi ai siti tecnici, in inglese e in italiano, che spiegano come sono andate realmente le cose.

Lo so, lo so, forse me la prendo troppo. Ma quando vedo gente che dal pulpito della TV spande la propria ignoranza su una delle poche imprese del ventesimo secolo di cui possiamo andare fieri senza esitazione, ho i travasi di bile. Sono fatto così.

Ah, e per quella storiella delle ombre nelle foto lunari che dovrebbero essere parallele perché c’è una sola fonte di luce (il sole), ecco un paio di foto su cui gli autori di Voyager potrebbero provare a ragionare. Sono state scattate da me, con una sola fonte di luce, ossia il sole, proprio come nelle foto lunari. E anche qui le ombre misteriosamente non sono parallele, proprio come nelle foto lunari: sarà un complotto?

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Evidentemente nessuno, nello staff di Voyager, ha mai sentito parlare di prospettiva:

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Che pena.