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Niente Panico RSI – Puntata del 2025/10/13

È andata in onda lunedì scorso una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Qui sotto trovate approfondimenti e fonti di alcuni dei temi che abbiamo affrontato nella puntata.

Truffati due volte: gli avvisi dell’Ufficio federale della cibersicurezza

Le truffe telefoniche e online imperversano: l’UFCS segnala un aumento delle “truffe che combinano tentativi di phishing seguiti da false chiamate di assistenza […] le potenziali vittime ricevono prima un messaggio con un link a un sito web di phishing dall’aspetto ingannevole e genuino, che fa riferimento ad esempio a un presunto rimborso o a un’imminente multa per divieto di sosta. Chiunque risponda e inserisca i dati della propria carta di credito sarà contattato telefonicamente poco dopo: dall’altra parte della cornetta si presenta un presunto dipartimento di sicurezza, che sostiene di voler proteggere l’account. L’obiettivo di questa truffa in più fasi è guadagnare fiducia, fare pressione e infine ottenere l’accesso a dati bancari sensibili.” [UFCS]

Lo stesso Ufficio mette inoltre in guardia contro un’evoluzione delle classiche truffe che appestano le piattaforme di vendita online: “Invece di attirare semplicemente le vittime su siti di phishing, i truffatori cercano ora di indurle a installare malware. Il malware «info stealer» installato sottrae non solo i dati di accesso individuali, ma anche tutte le password, le informazioni finanziarie e i dati personali memorizzati sul computer.” Vengono proposte soluzioni e precauzioni [UFCS].

Polizia USA chiede di smettere di fare la burla tramite IA del barbone invitato in casa

Il dipartimento di polizia di Salem, Massachusetts, ha dovuto diffondere un comunicato a proposito di una burla virale in voga su TikTok:

Lo scherzo prevede l’uso di un generatore di immagini basato sull’intelligenza artificiale (IA) per creare una foto che fa sembrare che un senzatetto si trovi alla porta di un residente o all’interno della casa. L’uomo si rifiuta di andarsene e la persona che ha creato la burla dice di avere paura dell’“intruso”. L’ambientazione della casa è reale, ma il “senzatetto” non lo è.

L’immagine generata dall’IA viene poi inviata tramite SMS al proprietario della casa, a un parente o a un amico. che sono ignari, insieme a un commento sul ritrovamento dell’uomo non invitato in casa. La loro reazione, tramite SMS o telefonata, viene registrata e pubblicata sui social media per “divertimento” e per ottenere ‘clic’ e “mi piace”.

In diversi casi, coloro che hanno ricevuto queste immagini generate dall’intelligenza artificiale e i commenti hanno creduto sinceramente che ci fosse un vero intruso nella loro casa e hanno chiamato il 911 per segnalare un furto o un’effrazione in corso che richiedeva un intervento immediato della polizia.

[…] Oltre ad essere di cattivo gusto, ci sono molte ragioni per cui questo scherzo è, per dirla senza mezzi termini, stupido e potenzialmente pericoloso.

Questo scherzo disumanizza i senzatetto, provoca il panico nel destinatario in difficoltà e spreca le risorse della polizia. Gli agenti di polizia chiamati a intervenire non sanno che si tratta di uno scherzo e trattano la chiamata come un vero e proprio furto in corso, creando così una situazione potenzialmente pericolosa.

Il dipartimento conclude ricordando che creare un falso allarme che causi l’invio di agenti di polizia o servizi di emergenza è un reato punibile con la reclusione fino a due anni o con ammende fino a 1000 dollari [The Verge].

Misteri che non lo erano: come si spostavano le statue giganti dell’Isola di Pasqua

Per la nuova rubrica semiseria Misteri misteriosissimamente misteriosi, segnalo che uno studio pubblicato sul Journal of Archaeological Science ha smentito con un esperimento sul campo una delle tesi predilette degli appassionati di archeologia alternativa, ossia che sarebbe stato impossibile per gli abitanti dell’Isola di Pasqua spostare a forza di braccia le enormi statue note come come moai, pesanti anche decine di tonnellate, dalla cava di pietra fino al punto in cui andavano conficcate nel terreno, distante ben 16 chilometri. Pertanto, teorizzano, deve esserci stato qualche aiuto esterno straordinario.

Ma in realtà non occorre tirare in ballo interventi alieni o poteri paranormali, perché un team dell’Università di Binghamton e dell’Università dell’Arizona ha costruito una replica di moai da 4,35 tonnellate con un fondo bombato e inclinato in avanti ed è riuscito a spostarla di 100 metri in soli 40 minuti impiegando soltanto 18 persone.

In sintesi, la tecnica usata dagli sperimentatori e probabilmente adoperata anche dagli abitanti dell’isola fra il 1400 e il 1650 d.C. consiste nel creare un sentiero concavo lungo il quale la statua veniva fatta avanzare tenendola verticale e facendola dondolare con delle corde. A ogni dondolio, la statua avanzava leggermente grazie alla forma del suo fondo [Interesting Engineering].

Misteri piccolissimi: perché il corrimano delle scale mobili va più veloce delle scale?

Se mettete la mano sul corrimano di una scala mobile, molto spesso vi capita di notare che la mano si allontana lentamente da voi, perché il corrimano si muove più velocemente delle scale. Come mai non si muove alla stessa velocità? Colpa di progettisti incapaci?

Ovviamente no: semplicemente, il motore della scala mobile sposta il corrimano tramite una puleggia a frizione, che man mano si consuma e diventa quindi più piccola. E quindi ogni rotazione completa della puleggia sposta il corrimano un pochino di meno, facendone rallentare progressivamente il movimento. Per tenere conto di questo fenomeno, i corrimano nuovi sono calibrati in modo da muoversi circa il 2% più velocemente delle scale. Quindi se il corrimano si sposta più velocemente delle scale, vuol dire che la puleggia è nuova [Veritasium Daily].

I cucchiai misteriosi di Jerash, in Giordania

Il tempio romano di Artemide di Gerasa o Jerash è uno dei monumenti più belli rimasti dell’antica città. I visitatori rimangono spesso stupiti nel vedere che se si infila un cucchiaio nelle piccole fessure delle colonne dell’antico tempio, il cucchiaio si muove lentamente su e giù senza che nessuno lo tocchi.

Anche qui non c’è nessuna forza paranormale in gioco: le colonne sono composte da porzioni cilindriche impilate di calcare, tenute insieme da perni metallici che consentono a ogni pezzo di ruotare leggermente. Questo ingegnoso sistema permette alle strutture di flettersi durante le scosse, il vento o anche il calpestio, impedendo loro di spezzarsi sotto pressione. I sottili spostamenti fanno muovere i cucchiai, rivelando la genialità dell’ingegneria antisismica romana: una soluzione flessibile così efficace che i grattacieli moderni la utilizzano ancora per rimanere in piedi durante i terremoti [vt.physics].

Podcast RSI – Arriva Sora, il ChatGPT dei video, ed è caos

Questo è il testo della puntata del 13 ottobre 2025 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS. Il mio archivio delle puntate è presso Attivissimo.me/disi.


[CLIP: Martin Luther King (sintetico) fa un discorso in cui si lamenta delle restrizioni di Sora]

Avete appena sentito la voce inconfondibile di Martin Luther King, storico leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani e premio Nobel per la pace, lamentarsi delle limitazioni eccessive di Sora, la nuova app di OpenAI che permette di generare video estremamente realistici, con audio integrato e sincronizzato. Martin Luther King è morto, assassinato, nel 1968, ma c’è un video in cui lo si vede pronunciare questa frase impossibile durante un comizio. Un video, ovviamente, generato usando Sora.

In un altro video prodotto dall’app, una ripresa di una telecamera di sicurezza mostra Sam Altman, il CEO di OpenAI, che viene fermato mentre cerca di trafugare delle schede grafiche da un grande magazzino.

Poi c’è Michael Jackson che fa uno sketch pseudocomico con una banana.

C’è Kurt Cobain che ruba del cibo in un fast food. E poi c’è Spongebob nazista.

Questa è la storia di un’app che promette di essere ChatGPT per i video e che regala a tutti il potere di creare realtà alternative e falsi storici scrivendo semplicemente poche parole su uno smartphone. Che cosa mai potrebbe andare storto?

Benvenuti alla puntata del 13 ottobre 2025 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]


Il 30 settembre scorso OpenAI ha rilasciato Sora, una nuova app social che come impostazione somiglia molto a TikTok, con la differenza che il flusso di brevissimi video da guardare e far scorrere uno dopo l’altro è composto interamente da immagini sintetiche estremamente realistiche, con movimenti fluidi e naturali e con un audio sincronizzato perfettamente calzante.

Usare Sora è semplicissimo: l’utente descrive a parole il video che desidera ottenere, e poco dopo lo ottiene. La durata massima è di dieci secondi, e c’è una particolarità: Sora permette agli utenti di dare il proprio volto ai personaggi dei video generati.

Il suo successo è stato travolgente, con oltre un milione di scaricamenti dell’app in meno di cinque giorni. Nemmeno ChatGPT era stato così popolare al suo debutto.

Un’altra peculiarità di Sora è che ogni utente può dare il permesso ai propri amici, o a chiunque, di usare il suo volto per creare altri video. L’utente diventa comproprietario dei video generati da terzi che lo raffigurano, e può revocarli o cancellarli.*

* Solo finché i video restano sulla piattaforma di OpenAI. Se vengono scaricati e ripubblicati altrove, qualunque tentativo di revoca o cancellazione verrà ignorato.

Uno dei primi utenti a scegliere quest’opzione è stato proprio Sam Altman. E a questo punto bisogna chiedersi se questi miliardari dell’intelligenza artificiale hanno perso completamente il contatto con la realtà, perché ovviamente gli utenti hanno cominciato a fargli dire e fare le cose più strane, imbarazzanti e offensive nei video generati dalla sua app. Una conseguenza assolutamente ovvia e prevedibile. Non ci ha pensato, o non gliene importa nulla?

Certo, Sora ha delle restrizioni, per cui è piuttosto difficile, ma non impossibile, generare contenuti impressionanti, fortemente allusivi o espliciti. OpenAI, però, ammette che l’app consente di generare video di nudo o a contenuto sessuale usando le fattezze di una persona reale nell’1,6% dei casi.

Va notato, inoltre, che i video generati da Sora hanno un watermark, un piccolo logo esagonale che appare in sovraimpressione e che dovrebbe rendere chiaro allo spettatore che sta guardando un video sintetico. Ma ci sono tanti modi di offendere e di umiliare senza dover arrivare alla pornografia, come hanno dimostrato alcuni giornalisti creando video di Sam Altman in divisa tedesca della Seconda Guerra Mondiale e altri video che istigano al razzismo e alla discriminazione, e sono già nati numerosi servizi che consentono di rimuovere questo indicatore e permettono quindi di creare contenuti audiovisivi facilmente confondibili con quelli reali. Gli utenti stanno imparando rapidamente a eludere le limitazioni imposte da OpenAI, e gli stalker stanno già usando Sora per tormentare le loro vittime. Tutti scenari anche questi assolutamente prevedibili.


Un altro motivo per cui viene spontaneo domandarsi se Altman e soci siano completamente dissociati dalla realtà o incapaci di anticipare le conseguenze delle proprie scelte, o se si sentano esentati dalle regole che valgono per il resto dell’umanità, è che al suo debutto Sora consentiva esplicitamente di generare video di personaggi coperti dal copyright. Secondo OpenAI, spettava ai titolari di copyright indicare espressamente che non consentivano l’uso dei loro personaggi.

Ma dopo qualche giorno di Spongebob nazista o intento a fabbricare droga, di Pikachu lanciato in furti a ripetizione e di spezzoni inesistenti dei Simpson e di altri personaggi, la potente Motion Picture Association, che riunisce e rappresenta i più grandi marchi della produzione televisiva e cinematografica, come Netflix, Paramount, Sony, Disney e Warner, ha pubblicato una presa di posizione su quella che ritiene essere una massiccia violazione del diritto d’autore, dicendo che spetta a OpenAI, non ai titolari dei diritti, vigilare affinché non vengano commesse violazioni.

OpenAI ha fatto dietrofront, dicendo che introdurrà restrizioni simili a quelle sull’uso del volto degli utenti, ma resta un altro problema di copyright. Per essere in grado di generare questi personaggi celebri, anche con il consenso dei titolari dei rispettivi diritti, OpenAI deve aver addestrato Sora usando milioni di immagini di quei personaggi, senza però pagare alcun compenso [Washington Post]. In altre parole, OpenAI vuole arricchirsi sfruttando gratis la creatività altrui. L’azienda, però, sostiene che questo suo uso delle immagini sotto copyright sia legale.

C’è anche un altro campo minato nel quale OpenAI sembra aver deciso di lanciarsi a fare capriole sperando di farla franca, ed è l’uso delle sembianze di personaggi storici. L’azienda ha dichiarato che intendeva “bloccare le raffigurazioni di personaggi pubblici” salvo consenso esplicito dei personaggi in questione, ma questa restrizione non vale per i personaggi pubblici deceduti.

Gli utenti di Sora sono infatti riusciti a creare video sintetici del presidente John Kennedy, del già citato Martin Luther King, di Tupac Shakur che chatta con Malcolm X, di Bruce Lee e di molte altre figure importanti della cronaca e della storia recente [Ars Technica], e OpenAI ha ammesso che la generazione di video raffiguranti personaggi storici è consentita. In altre parole, non è un difetto: Sora è fatto apposta così.

Questo significa che OpenAI ha messo in mano a milioni di utenti uno strumento in grado di generare innumerevoli falsi storici, cinegiornali d’epoca inesistenti, documentari che non documentano nulla di reale. Il livello di incoscienza e di irresponsabilità di una scelta di questo genere, proprio in un momento storico nel quale la verità e la realtà condivisa sono sotto attacco costante, è difficile da descrivere a parole.

Il risultato è che d’ora in poi qualunque filmato storico, qualunque video d’epoca, qualunque ripresa di telecamere di sorveglianza, qualunque testimonianza in video, qualunque spezzone di film o programma televisivo che vedremo in giro potrebbe essere falso o alterato, e chiunque potrà insinuare il dubbio che una ripresa che lo incrimina o che documenta una sua efferatezza è falsa e generata dall’intelligenza artificiale.

La realtà verrà sommersa, annacquata, diluita e dispersa da miliardi di videoclip generati da un esercito di aspiranti maestri della satira e di disinformatori intenti a minare intenzionalmente le fondamenta della vita sociale. E per questa sua scelta, OpenAI viene premiata con una valutazione record di 500 miliardi di dollari [Bloomberg].


La pericolosità di applicazioni di questo genere dovrebbe essere evidente a chiunque. Offrire pubblicamente un generatore di video ultrarealistici che permette di raffigurare personaggi storici e persone reali attuali è l’equivalente informatico di regalare laboratori per la guerra batteriologica agli angoli delle strade. A questo punto quali contromisure possiamo adottare?

Prima di tutto è opportuno evitare di iscriversi a servizi come Sora e soprattutto di dare loro il permesso di usare il nostro volto. Il piacere e il divertimento che possono derivare dal creare un video di fantasia nel quale siamo protagonisti non giustificano il rischio di abuso della nostra immagine e di quella dei nostri figli. Un rischio che molte persone sottovalutano, fino al momento in cui vengono prese di mira, e a quel punto è troppo tardi.

In secondo luogo, è essenziale informarsi e informare sulle conseguenze economiche e ambientali di queste app. I consumi di energia dei generatori di video sono immensi: chi si angosciava qualche anno fa chiedendosi dove avremmo trovato l’energia per caricare milioni di automobili elettriche dovrebbe semmai chiedersi dove troveremo, e come genereremo, l’energia di gran lunga maggiore che servirà per generare miliardi di video usa e getta, che verranno visti per una decina di secondi e poi relegati per sempre nel dimenticatoio, rimpiazzati immediatamente da nuovi video da sfogliare e dimenticare subito dopo.

L’MIT Technology Review ha fatto i conti, e la realtà è ineludibile: Meta e Microsoft stanno lavorando per accendere nuove centrali nucleari. OpenAI e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno annunciato un piano di spesa di 500 miliardi di dollari per costruire dieci data center, ciascuno dei quali richiederà cinque gigawatt di energia, e Apple prevede di spendere altrettanto.

Questa fame non è normale per il settore informatico: anzi, fino al 2017 i consumi energetici del settore erano rimasti stabili nonostante l’avvento di grandi distributori di dati come Facebook e Netflix. È specificamente l’intelligenza artificiale a trainare questo appetito energetico insaziabile: dal 2017 al 2023 i consumi delle aziende di questo settore sono raddoppiati. I dati più recenti indicano che negli Stati Uniti oltre il 4% di tutta l’energia viene consumata dai data center e si prevede che arriverà al 12% entro il 2028. Praticamente dopodomani.

Le stime indicano che l’uso medio quotidiano delle intelligenze artificiali per porre domande e generare video e immagini equivale a tenere acceso un forno a microonde per tre ore e mezza ogni giorno. E questi consumi, sottolineano gli esperti, sono destinati ad aumentare vertiginosamente, man mano che delegheremo un numero crescente di attività alle IA e ne useremo versioni sempre più complesse. In più i data center richiedono anche enormi quantità di acqua di raffreddamento, che viene quindi sottratta alle comunità.

Un cervello umano consuma, per tutte le attività quotidiane, circa un terzo di un kilowattora, ossia meno di un forno a microonde acceso al minimo per un’ora, e si accontenta di qualche litro d’acqua al giorno. Per usarlo, inoltre, non dobbiamo pagare licenze o consegnare dati personali a nessuno.

Pensateci, la prossima volta che vi rivolgete a ChatGPT invece di usare la testa.

Fonti aggiuntive

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/10/06

Ultimo aggiornamento: 2025/10/13 19:40.

È andata in onda lunedì scorso una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi (e stavolta anche GG) sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Qui sotto trovate approfondimenti e fonti di alcuni dei temi che abbiamo affrontato nella puntata.

Asteroide potrebbe colpire la Luna nel 2032, detriti pericolosi per i nostri satelliti

L’asteroide 2024 YR4 misura circa 60 metri; non è in rotta di collisione con la Terra, ma i calcoli aggiornati suggeriscono una piccola ma reale possibilità, circa il 4%, che possa schiantarsi sulla Luna il 22 dicembre 2032. Un impatto lunare creerebbe un cratere con un diametro compreso fra 500 metri e 2 chilometri e potrebbe scagliare nello spazio circa 100.000 tonnellate di detriti, aumentando enormemente il numero di micrometeoroidi nelle vicinanze della Terra.

Una nube di detriti di questa portata potrebbe mettere in pericolo i satelliti, i telescopi spaziali e persino gli astronauti a bordo di veicoli spaziali o della Stazione Spaziale Internazionale. Un nuovo studio esplora le opzioni di difesa, compresi gli impattatori cinetici come la missione DART della NASA o, in modo più radicale, l’uso di un dispositivo nucleare per spingere o frantumare l’asteroide.

Una finestra di lancio si aprirebbe alla fine del 2029, ma qualsiasi intervento comporta dei rischi: non si conosce ancora la massa esatta dell’asteroide e un errore di calcolo potrebbe avvicinarlo alla Terra.

Le incertezze attuali verranno ridotte nel 2028, quando la traiettoria dell’asteroide lo porterà ad avvicinarsi alla Terra (a distanza di sicurezza, comunque).

I dettagli sono nell’articolo scientifico in preprint intitolato Analysis of deflection and disruption options for asteroid 2024 YR4, datato 15 settembre 2025 ma al momento non disponibile online (o perlomeno io non riesco a trovarlo; forse è questo con un titolo leggermente differente, Space Mission Options for Reconnaissance and Mitigation of Asteroid 2024 YR4).

Perché molti personaggi dei cartoni animati indossano guanti bianchi?

È una cosa alla quale raramente si fa caso perché è una caratteristica diffusissima, ma molti personaggi dei cartoni animati indossano guanti bianchi, e lo fanno in molti casi anche quando non rappresentano persone ma sono animali. Perché Bugs Bunny, un coniglio, indossa questi guanti?

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Bugs Bunny. Fonte: Wikipedia.

La giustificazione tecnica è che i guanti bianchi creano un netto contrasto con la maggior parte degli sfondi e dei corpi dei personaggi, rendendo le mani molto più facili da vedere e seguire durante il movimento. Questo era particolarmente importante nei primissimi cartoni animati, che erano in bianco e nero e quindi non potevano usare le sfumature di colore per rendere più leggibili le scene e più comprensibile l’azione. Inoltre un guanto è più semplice da disegnare rispetto a una mano, che ha unghie, nocche, pieghe della pelle e tanti altri dettagli.

Ma c’è anche un’altra ragione meno tecnica: i primi cartoni animati si ispirarono ai cosiddetti minstrel show, una forma di spettacolo da palcoscenico nato negli Stati Uniti durante l’Ottocento, che consisteva in una miscela di sketch comici, varietà, danze e musica e veniva interpretato da attori bianchi con la faccia dipinta di nero, cioè in blackface. Questi spettacoli rappresentavano i neri in maniera stereotipata e quasi sempre offensiva, presentandoli come ignoranti, pigri e superstiziosi. In altre parole, erano spettacoli totalmente razzisti. Il colore di Topolino o di Felix il Gatto non è casuale, insomma.

Nei minstrel show gli artisti indossavano appunto guanti bianchi, allo scopo di rendere visibili al pubblico i movimenti delle loro mani, e gli animatori degli anni Venti e Trenta del secolo scorso mantennero questa caratteristica nei loro personaggi. Oggi questo riferimento culturale profondamente discutibile si è perso e molti personaggi dei cartoni animati moderni (Sonic, Mario) indossano guanti puramente per tradizione iconografica del mondo dell’animazione e per i motivi tecnici che ho citato prima.

Per chi volesse saperne di più, ci sono libri come Birth of an Industry: Blackface Minstrelsy and the Rise of American Animation, di Nicholas Sammond (2015) [Google Books; Duke University Press], che ha un ricco sito di approfondimento contenente spezzoni di cartoni animati di Topolino degli anni Trenta che sbandierano disinvoltamente un razzismo agghiacciante. Altri libri che permettono di non dimenticare queste origini poco edificanti di personaggi che abbiamo normalizzato sono elencati presso Academia.edu. Ci sono anche i documentari Ethnic Notions, che ha vinto un Emmy nel 1988 [Wikipedia], e Color Adjustment, entrambi di Marion Riggs [Archive.org]. Con il clima politico statunitense attuale, c’è da chiedersi per quanto tempo resteranno ancora disponibili.

L’origine bizzarra del tema musicale di James Bond

Grazie al programma Quite Interesting della BBC ho scoperto una chicca davvero sorprendente che riguarda il celeberrimo tema musicale che identifica James Bond: quello che potete sentire qui sotto, suonato dalla chitarra elettrica, da 0:08 a 0:21.

Quel tema è tratto da questo brano, Bad Sign, Good Sign, eseguito in stile indiano:

Non è una coincidenza o una teoria: è un fatto storicamente assodato. Ma non è plagio, perché fu la stessa persona a comporre entrambi i brani. La persona in questione è Monty Norman: aveva scritto Bad Sign, Good Sign per un musical che non ebbe grande successo. Quando gli fu commissionata la colonna sonora di Dr. No (Agente 007 licenza di uccidere, 1962), riprese la melodia di quel musical e la rielaborò in quello che oggi conosciamo tutti come il tema di James Bond. E ora non riuscirete mai più a vedere un film di 007 senza pensare a questa versione indianeggiante [Montynorman.com].

Uno strano commento-spam: sarà IA?

Per il momento sto usando la funzione commenti integrata in WordPress e sembra funzionare benino; mi scuso per il cambiamento rispetto a Disqus, ma non avevo altra scelta. I vostri commenti Disqus esistono ancora; se qualcuno è capace di migrarli a WordPress, mi interessa (e mi interessa anche migrare i miei vari Blogspot, ma i tool standard non mi funzionano).

Moderando i commenti che WordPress classifica automaticamente come spam, ho notato che la stragrande maggioranza era costituita da testo dal contenuto generico e non pertinente, scritto in inglese mentre questo blog è in italiano, e contenente un link a qualche servizio più o meno truffaldino, discutibile o fraudolento. Insomma, spazzatura facilmente rilevabile come commento spam. Per esempio:

Great article, thank you for sharing these insights! I’ve tested many methods for building backlinks, and what really worked for me was using AI-powered automation. With us, we can scale link building in a safe and efficient way. It’s amazing to see how much time this saves compared to manual outreach.

Ma fra i tanti commenti ne ho notato uno che è in italiano (con una strana mancanza di apostrofi), è perfettamente pertinente al post al quale si riferisce, e sembra fare una considerazione sensata sul post in questione. Però include un link promozionale a un presunto sito di rimozione di watermark, sia nel testo sia nel mittente, e quindi lo considero spam. Questo è il testo tale e quale (ho tolto solo il link promozionale):

Questa vicenda di Tilly Norwood sembra un vero e proprio siparietto teatrale dellera digitale, dove larte della persuasione è stata superata solo dalla capacità di generare notizie sensazionali. Lidea che un costrutto digitale senza permessi possa sfidare gli attori veri è, con tutto rispetto, un po come presentare unorsetta robotica come concorrente di un ballo liscio: cè chi lo guarda con scetticismo, chi la sostiene per paura di perdere il proprio posto, e chi semplicemente si chiede se abbia davvero un braccio che non le sfugga. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo: Tilly Norwood è unattrice digitale, un personaggio generato da software che ha più difetti che punti di forza, ma che ha dimostrato una notevole capacità di autopromozione. Lindustria dellintrattenimento sembra pronta a ogni rivoluzione, ma finché le IA non imparano a non disfare le maniche nel momento in cui le stringono un gomitolo di lana, i veri attori avranno ancora qualcosa da ridere.

Sospetto che sia generato usando l’intelligenza artificiale, sia per la bizzarra mancanza di apostrofi, sia per il fatto che mi pare improbabile che uno spammer spenda tempo a scrivere un commento pertinente, e per di più in italiano, per ogni post di ogni blog nel quale tenta di postare commenti spam.

Se questa è la nuova frontiera dello spam, ci attendono tempi difficili. Distinguere lo spam dal commento reale sarà sempre più impegnativo. Ho già dovuto interrogare una commentatrice per sincerarmi che non fosse un bot, perché il suo commento mi sembrava fortemente sospetto e invece sembra proprio che sia una persona reale con intenzioni serie.

Pranzo dei Disinformatici 2025: foto e donazione

Rituale foto post-Pranzo, con dati EXIF rimossi e Censurex 3000® analogici a protezione delle identità dei partecipanti contro gli accanimenti dei complottisti.

GRAZIE a tutti e tutte per il Pranzo dei Disinformatici di ieri! Come sempre, è stato bello ritrovarsi, spiegare i rituali ai nuovi partecipanti e chiacchierare di tante cose che non è possibile condividere online. Ci dispiace per chi, come pgc, all’ultimo momento non ha potuto partecipare per cause di forza maggiore: recupereremo! E grazie dei vostri regali e dei generosissimi contributi (anche hardware e… foodware) all’asta silenziosa, che ha raccolto ben 748 euro, pari a 695 franchi svizzeri, che ho girato stamattina a Medici Senza Frontiere.

Come ha detto bene Martino, siamo una piccola isola di positività in un oceano in tempesta.

Screenshot

Podcast RSI – Tilly Norwood, attrice sintetica o beffa virale?

Ultimo aggiornamento: 2025/10/08 17:00.

Questo è il testo della puntata del 6 ottobre 2025 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS. Il mio archivio delle puntate è presso Attivissimo.me/disi.


[CLIP AUDIO: spezzone dal video AI Commissioner]

Tilly Norwood è in questo momento probabilmente il nome più odiato a Hollywood e ovunque si faccia cinema o televisione. Dal momento del suo recente debutto in pubblico a Zurigo, ha collezionato citazioni nei media di tutto il mondo e critiche da parte dei più importanti sindacati attori, secondo i quali Tilly Norwood non è nemmeno un’attrice e non dovrebbe rubare il mestiere a chi invece lo è davvero.

Che Tilly Norwood non sia un’attrice è indubbio: si tratta infatti di un personaggio fotorealistico generato tramite intelligenza artificiale. Non è certo il primo del suo genere. Ma quello che ha scosso il mondo del cinema e della televisione, e ha causato la sua levata di scudi collettiva, è stato l’annuncio che questo personaggio verrà rappresentato da una talent agency, un’agenzia di rappresentanza artistica per attori. I commenti indignati degli attori in carne e ossa e gli editoriali di critica livorosi non si contano.

Ma scavando nei dettagli di questa vicenda emerge che ci sono parecchie cose che non quadrano e la storia di Tilly Norwood andrebbe raccontata con un taglio meno indignato e più tecnico. Ci provo con questa puntata del 6 ottobre 2025 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]


Cominciamo dai fatti di base: allo Zurich Summit, una serie di conferenze e dibattiti sul mondo del cinema che si è svolta pochi giorni fa in occasione del festival del cinema di Zurigo, una delle relatrici è stata Eline Van Der Welden, CEO di Particle6, uno studio di produzione britannico specializzato nella generazione di immagini digitali tramite intelligenza artificiale. Durante un dibattito, Van Der Welden ha parlato di Tilly Norwood, uno dei personaggi sintetici creati dalla sua azienda, e ha dichiarato testualmente che avrebbe annunciato “nei prossimi mesi quale agenzia la rappresenterà”.

[CLIP AUDIO: dichiarazione di Van der Welden, tratta da Deadline.com a 2:00 dall’inizio]

Il sito specializzato Deadline Hollywood ha riportato questa dichiarazione, presentandola come un fatto assodato, titolando che “le agenzie di rappresentanza artisti ronzano intorno all’attrice basata su IA Tilly Norwood” [“Talent Agents Circle AI Actress Tilly Norwood As Studios Quietly Embrace AI Technology – Zurich Summit”] e la notizia è diventata virale, finendo sui media non solo specialistici, come Variety, ma anche generalisti in tutto il mondo [BBC; RSI] e provocando le reazioni di personalità come Whoopi Goldberg e Emily Blunt.

Un comunicato diffuso dal sindacato degli attori di Hollywood, il SAG-AFTRA, ha dichiarato senza mezzi termini che “è contrario alla sostituzione degli attori in carne e ossa da parte di entità sintetiche” e ha ribadito che Tilly Norwood “non è un’attrice: è un personaggio generato da un programma per computer addestrato attingendo al lavoro di innumerevoli artisti reali senza permesso e senza compenso. Non ha esperienze di vita alle quali attingere, non ha emozioni e, per quello che abbiamo visto, al pubblico non interessa guardare contenuti generati da computer e slegati dall’esperienza umana. Non risolve alcun ‘problema’, ma crea quello dell’uso di recitazioni rubate per lasciare senza lavoro gli attori, compromettendo la loro sussistenza e sminuendo il valore del talento umano”.

Parole di fuoco, che si concludono con un monito, ricordando ai produttori che non possono usare attori sintetici senza rispettare gli obblighi contrattuali del sindacato. A questa protesta si sono associate quelle del sindacato attori canadese ACTRA e quella del sindacato britannico Equity [The Wrap].

La narrazione che prevale, nei tanti articoli che parlano di Tilly Norwood, è che si sia di fronte a una svolta epocale nel cinema e nella televisione, e che ben presto attori e attrici umani verranno sostituiti da personaggi sintetici che non sbagliano le battute, non hanno comportamenti discutibili, non hanno rivendicazioni salariali, non invecchiano e non si stancano mai: delle marionette perfette per l’industria dell’intrattenimento. La sostituzione sarebbe insomma ineluttabile e imminente.

Ma dal punto di vista tecnico le cose non stanno affatto come sono state raccontate comunemente.


Prima di tutto, c’è un forte dubbio di tipo legale. Tilly Norwood non è una persona fisica: è un costrutto digitale, una serie di pixel su uno schermo, un fantoccio animato da una serie di comandi, o prompt, impartiti da un animatore. Pertanto non può essere rappresentata da un’agenzia per artisti, come ha dichiarato invece Eline Van Der Welden, così come non può esserlo per esempio Biancaneve, intesa come personaggio d’animazione.

Le eventuali case di produzione che fossero interessate a usare Tilly Norwood nelle loro realizzazioni dovrebbero semmai ingaggiare lo studio di produzione che gestisce il software che genera le immagini di questo personaggio digitale, esattamente come si assolda una società di effetti speciali come Weta o Industrial Light and Magic. Non ha senso parlare di agenzie di rappresentanza artisti: Tilly Norwood non è un’artista.

Van Der Welden non ha fatto i nomi di queste ipotetiche agenzie che sarebbero interessate a “scritturare” Tilly Norwood, trincerandosi dietro la riservatezza professionale. Questo significa che non ci sono conferme indipendenti di quello che ha dichiarato. Van der Welden, oltre a essere CEO di Particle6, si qualifica come attrice e comica. Non è che per caso siamo di fronte a una sua prestazione attoriale per promuovere la propria azienda?

C’è infatti un altro aspetto: la casa di produzione di Van Der Welden, la Particle6 o più formalmente Particle Productions Ltd, ha in totale…. quattro dipendenti, stando alle fonti e ai registri ufficiali pubblicamente consultabili [Endole; Endole; LinkedIn; Companies House], e uno di questi dipendenti è lei. È credibile che una microscopica società di quattro persone abbia battuto sul tempo i colossi dell’intelligenza artificiale e dell’animazione digitale, creando la prima “attrice” sintetica di qualità?

La risposta, come avrete intuito, è un inequivocabile “no”, confermato dall’esame tecnico del cortometraggio comico che vede Tilly Norwood come protagonista, intitolato AI Commissioner e disponibile per l’esame su YouTube.

Il video, che è dichiaratamente generato interamente con software di intelligenza artificiale, può sembrare convincente e qualitativamente sufficiente a una prima visione. Ma chi ha l’occhio allenato a riconoscere le immagini sintetiche nota fin dalla prima inquadratura i difetti tipici di questi prodotti:

  • le insegne sugli edifici formano parole senza senso,
  • pochi secondi più tardi le mani dei personaggi si deformano in maniera innaturale ogni volta che interagiscono con qualunque oggetto,
  • i loro denti diventano una scomposta striscia bianca quando aprono la bocca,
  • gli oggetti che tengono in mano fluttuano magicamente quando li lasciano andare [a 0:54, sullo sfondo a destra],
  • le locandine dei “film” interpretati da Tilly Norwood hanno sgorbi al posto delle lettere,
  • e in almeno un punto il nome del personaggio, scritto correttamente, è vistosamente aggiunto a mano in post-produzione [a 1:19; è storto e disallineato rispetto alla prospettiva della locandina sulla quale dovrebbe essere scritto].
Insegne improbabili.
Mani mostruose.
Dentature allucinanti.
Nel video l’oggetto in mano a questo personaggio resta a mezz’aria quando cambia la mano che lo regge.
Una scritta priva di senso (in basso) e una scritta corretta ma storta rispetto alla prospettiva della locandina.

Anche i video pubblicati sull’account Instagram di Tilly Norwood hanno esattamente gli stessi difetti. Le fattezze del personaggio cambiano da una scena all’altra, e in uno dei video il braccio di Tilly Norwood trapassa il volante dell’auto nella quale è seduta, mentre in un altro i suoi capelli scompaiono nel nulla e l’addome diventa ondulato come se fosse di gomma. E come capita spesso nel vestiario generato dalla IA, le asole e i bottoni sono distribuiti totalmente a casaccio.

Notate i capelli sulla spalla.
Subito dopo i capelli spariscono. E sarebbe una pancia, quella?

Persino nel suo sito, Tillynorwood.com, le immagini che dovrebbero promuoverla e dimostrare la sua qualità sono zeppe di errori classici, come le mani deformi e i bottoni del vestito disposti senza alcun ordine o senso logico. E viene addirittura presentata con vanto l’immagine in cui il suo braccio è letteralmente inglobato nel volante dell’auto.

Tilly Norwood ha polso e mano inglobati nel volante.
Quante dita ha questa creazione spacciata per rivoluzionaria?

Queste immagini e questi video possono sicuramente stupire chi non è del mestiere e li guarda distrattamente sullo schermo troppo piccolo di un telefonino, ma se li si guarda con occhio anche minimamente clinico e su uno schermo di dimensioni sensate ci si rende conto che siamo ben lontani dal realismo, dalla coerenza e dalla qualità che servirebbero per sostituire un attore o un’attrice in carne e ossa al cinema o in TV.


In altre parole: tutto quello che è stato mostrato da Eline Van Der Welden è assolutamente alla portata di qualunque generatore di immagini commerciale, come Kling, Midjourney, Krea.ai, Sora o Google Veo, ed è realizzabile con una spesa minima da chiunque abbia un pizzico di esperienza nel generare video sintetici e motivazione per investirci del tempo.

Anzi, prodotti come Krea.ai consentono di fare anche il cosiddetto training, ossia di usare una serie di foto di una persona (reale o sintetica), ripresa da varie angolazioni, per ottenere un personaggio pilotato dalla IA il cui volto resta sempre uguale, meglio di quanto faccia quello di Tilly Norwood.

Se quella di Eline Van Der Welden era un’operazione autopromozionale, è riuscita perfettamente: il nome della sua pasticciata creatura sintetica è oggi sulla bocca di tutti. Ma chi teme che Tilly Norwood rappresenti la fine degli attori umani può abbassare l’ascia dell’indignazione e prendere in mano la lente d’ingrandimento dell’osservazione spassionata per dormire sonni tranquilli.

Le cose, però, potrebbero cambiare in futuro: gli attuali generatori di video basati su intelligenza artificiale producono immagini imperfette, inadeguate per primi piani e protagonisti, ma accettabili per scene che si svolgono sullo sfondo, come del resto faceva già James Cameron in Titanic quasi vent’anni fa [1997] con le comparse virtuali che popolavano il ponte della nave nelle inquadrature più ampie, e rispetto a qualche anno fa la qualità ha fatto passi da gigante e continua a farne. Ma c’è anche il rischio che l’intelligenza artificiale generativa sia arrivata al limite delle proprie prestazioni e che aggiungendo potenza di calcolo si ottenga solo un affinamento minimo e insufficiente a sostituire in tutto e per tutto un attore o un’attrice in primo piano.

Sia come sia, la questione sollevata da Tilly Norwood e dalle proteste dei sindacati è seria: è il momento di regolamentare un settore che rischia di compromettere la sussistenza di moltissime persone e che si basa sullo sfruttamento non retribuito degli attori del passato. Queste intelligenze artificiali, infatti, vengono addestrate dalle grandi aziende che le controllano dando loro un enorme numero di immagini e video di scene con attori veri. Scene per le quali non si sa se siano stati pagati diritti di utilizzo.

Se lo facciamo noi, è pirateria. Se lo fa OpenAI, per esempio, è un modello di business necessario, come ha dichiarato l’azienda durante un’audizione a una commissione del Parlamento britannico nel 2024, spiegando che ChatGPT non sarebbe possibile se OpenAI non utilizzasse gratuitamente qualunque cosa mai scritta da noi esseri umani e tuttora vincolata dal copyright. OpenAI, fra l’altro, è valutata 80 miliardi di dollari.

Ed è forse qui la vera lezione di questa vicenda di Tilly Norwood: la conferma della tesi generale secondo la quale lo scopo fondamentale del boom dell’intelligenza artificiale è consentire ai ricchi di accedere alle competenze togliendo a chi è competente la possibilità di accedere alla ricchezza [“The underlying purpose of AI is to allow wealth to access skill while removing from the skilled the ability to access wealth.”].

Fonti aggiuntive

Attivissimo.me migrato, lavori in corso

Ultimo aggiornamento: 2025/10/08.

Da stamattina (7 ottobre) il mio blog/sito Attivissimo.me risiede su WordPress.com. L’hosting precedente su Gandi.net era diventato intollerabilmente lento, non so se per colpa mia o per altre ragioni, e quindi ho dovuto prendere la decisione drastica di trasferire tutto, e di corsa perché ovviamente le magagne arrivano nel momento in cui sono più stracarico di lavoro del solito.

Tutti i post che c’erano sul vecchio hosting sono presenti qui. Ce n’è anche qualcuno in più che avevo scritto come test anni fa.

Non ho (ancora) integrato i commenti di Disqus; per ora uso quelli standard di WordPress. Vediamo come vanno. Non garantisco nulla. Spero di poter recuperare e reimportare i commenti Disqus che avete inviato finora.

Se il vostro browser, visitando questo sito, vi ha detto o vi dice che la connessione non è privata e che il sito è pericoloso, è un falso allarme. Sono io che ho configurato temporaneamente il redirect alla sperindio per fare in fretta. Adesso non dovrebbero esserci più allarmi.

Alcuni font sono sbagliati, lo so, e ci sono correlati e link social bislacchi e inutili: ci lavorerò appena posso. L’importante era risolvere il problema immediato dell’inaccessibilità totale al server precedente, che mi impediva di postare.

Ci saranno disagi. Me ne scuso in anticipo. Questo è il meglio che sono riuscito a fare nel pochissimo tempo che posso dedicare a quest’urgenza mentre incombono tutte le altre (non ultima quella di un libro che devo chiudere entro fine mese).

Per ora non mandate suggerimenti tecnici di miglioramento o gentili offerte di aiuto: non ho il tempo materiale di coordinare nulla del genere. Sono veramente in panic mode in queste settimane. A libro consegnato ne riparleremo con calma.

Grazie per la vostra pazienza!

– Paolo

Se Attivissimo.me è lento, provate Paoloattivissimo.com

Sto tribolando parecchio con l’installazione di WordPress che gestisce Attivissimo.me: per motivi ignoti e nonostante vari interventi drastici per rimuovere plugin e file ridondanti, purgare cache e ispezionare log, da qualche giorno la pagina della Bacheca dalla quale posso postare un nuovo articolo o editarne uno esistente è diventata lentissima (ci mette vari minuti a caricarsi).

Lo stesso avviene, almeno per me, quando tento di sfogliare Attivissimo.me come lettore. Succede anche a voi?

Sto allestendo un WordPress alternativo in hosting su WordPress.com: lo trovate presso Paoloattivissimo.com. È ancora in bozza, ma i contenuti sono sincronizzati con quelli di Attivissimo.me, a parte i commenti, che per ora non sono disponibili.

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/09/29

È ricominciato lunedì scorso Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

I temi e le fonti della puntata
  • No, l’Area 51 non fu divulgata da Clinton nel 1995. Vari siti (per esempio Reddit; Accaddeoggi.it, su pagina non più accessibile) riportano che oggi sarebbe l’anniversario del momento in cui, nel 1995, l’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton avrebbe finalmente annunciato al mondo l‘esistenza dell’Area 51. Non è così. Il 29 settembre 1995 Clinton firmò un documento, intitolato Presidential Determination on Classified Information Concerning the Air Force’s Operating Location Near Groom Lake, Nevada, No. 95-45, nel quale si limitava a esentare la “sede operativa dell’Aeronautica militare degli Stati Uniti presso Groom Lake, in Nevada” da alcune norme ecologiche.
    Ma l’esistenza della base era discussa ufficialmente almeno dal 1955, con tanto di comunicato stampa (Dreamlandresort.com). Negli anni Sessanta la base aveva addirittura una squadra di softball, gli 8-Ballers, e i suoi risultati venivano pubblicati in una newsletter non segretata, con titoli che citavano l’Area 51 con il suo nome, come “Area 51 Wins Slow-Pitch Tournament”. Altre info sull’Area 51 e sui velivoli straordinari che sono stati collaudati lì sono su Gwu.edu: The Area 51 File: Secret Aircraft and Soviet MiGs.
    Secondo Britannica.com, il governo statunitense riconobbe ufficialmente l’esistenza dell’Area 51 nel 2013, quando rilasciò un documento della CIA, fino a quel momento coperto dal segreto militare, che riguardava la storia dell’aereo-spia U-2. I voli di prova dell’U-2 svolti all’Area 51 negli anni Cinquanta del secolo scorso causarono molti degli avvistamenti di UFO in quella zone, perché questo velivolo poteva raggiungere quote molto più elevate di quelle degli altri aerei di quel periodo storico.
  • L’autopsia dell’alieno del 1995 è un falso conclamato. Ne avevo scritto qui (2006) e qui (2017). Accenniamo anche al mito degli alieni a Roswell.
  • Michael Jackson e la sua celeberrima posa inclinata. Il brevetto della tecnica che consentiva a Jackson di effettuare questa mossa apparentemente impossibile: Method and means for creating anti-gravity illusion, US5255452A (1992).
  • Anniversario della nascita del fisico Enrico Fermi. Ricordiamo anche il Paradosso di Fermi, la cui vicenda viene meticolosamente ricostruita in un lungo articolo di Eric M. Jones, intitolato “Where Is Everybody? An Account of Fermi’s Question” (1985).
  • Articolo scientifico spiega come intercettare meglio eventuali segnali extraterrestri. Secondo un nuovo studio sostenuto dalla NASA (Detecting Extraterrestrial Civilizations that Employ an Earth-level Deep Space Network), eventuali civiltà tecnologiche extraterrestri potrebbero rilevare i segnali radio che inviamo alle nostre sonde spaziali. Ogni volta che il Controllo missione invia istruzioni a un rover su Marte o a una sonda lontana, parte di quel potente segnale manca il bersaglio e continua a viaggiare nello spazio, potenzialmente per sempre. Gli scienziati della Penn State e del Jet Propulsion Laboratory della NASA hanno analizzato oltre 20 anni di dati provenienti dal Deep Space Network e hanno scoperto che se una civiltà aliena si trovasse lungo lo stesso piano orbitale della Terra e di Marte, ci sarebbe il 77% di probabilità di intercettazione di una delle nostre trasmissioni, specialmente se si trovasse entro circa 23 anni luce dal Sistema Solare.
    Ovviamente questo fenomeno funziona in entrambi i sensi: se gli eventuali alieni inviassero istruzioni ai loro esploratori planetari, quei segnali si diffonderebbero nello spazio e noi potremmo teoricamente rilevarli osservando i sistemi stellari vicini dotati di pianeti il cui piano orbitale è disposto di taglio rispetto alla Terra. Questi sistemi sono quindi candidati preferenziali per eventuali campagne di radioascolto.

Missione Artemis II, il ritorno di un equipaggio umano verso la Luna

La patch della missione Artemis II

Dal 22 al 24 settembre la NASA ha tenuto tre conferenze stampa al Johnson Space Center per aggiornare i media radiotelevisivi e social sulle ultime importanti novità riguardanti la seconda missione del Programma Artemis, che per la prima volta avrà a bordo della navicella Orion un equipaggio per un viaggio che riporterà dei rappresentanti del pianeta Terra nei dintorni della Luna, a 54 anni dall’ultima missione Apollo.

Nella prima conferenza del 22 settembre, svoltasi nel pomeriggio ora italiana, Lakiesha Hawkins, vice amministratore associato della Direzione per lo sviluppo dei sistemi di esplorazione dell’ente spaziale americano, ha spiegato che la finestra di lancio che porterà verso la Luna quattro astronauti (due uomini e una donna statunitensi e un canadese), resta fissata non oltre il mese di aprile del 2026. Ha inoltre aggiunto, però, che se i prossimi test che verranno eseguiti sul razzo SLS (Space Launch System) e sulla navicella Orion si svolgeranno senza problemi ci sarà la possibilità di lanciare già in febbraio e precisamente il giorno 5 (in Italia saranno le 2:09 del 6 febbraio).

Il decollo avverrà dalla rampa di lancio 39-B dal Centro Spaziale Kennedy, la stessa che fu utilizzata solo una volta nella straordinaria storia delle esplorazioni lunari Apollo nella missione Apollo 10 nel maggio del 1969. “Nel caso non venga rispettata la prima data di lancio”, ha specificato Hawkins, “ogni mese ci sarà comunque un periodo tra i quattro e gli otto giorni in cui sarà possibile partire verso la Luna”.

La direttrice del lancio del Programma Artemis, Charlie Blackwell-Thompson, ha annunciato che già questa settimana la navicella Orion sarà trasferita all’interno del VAB (Vehicle Assembly Building), l’enorme e iconico hangar di assemblaggio, dove i tecnici preposti la accoppieranno al gigantesco razzo SLS. Una volta trasportata l’intera struttura alla rampa di lancio, entro la fine dell’anno, verranno ultimate le operazioni per l’integrazione tra la rampa di lancio mobile e le infrastrutture a terra. Durante questo periodo, e fino a pochi giorni prima del lancio, i quattro astronauti avranno la possibilità di recarsi personalmente sulla rampa e testare il sistema di evacuazione d’emergenza nel caso di una grave avaria pochi istanti prima del distacco dalla rampa

Riprendendo la parola e rispondendo a una delle tante domande dei numerosi giornalisti presenti, Lakiesha Hawkins ha specificato più volte che si tratta di un volo di test in cui ci sarà tanto da imparare, e che sarà importante raccogliere numerosi dati, non solo tecnici ma anche fisici, sui quattro astronauti nel corso della missione, che durerà dieci giorni. 

Il programma prevede che la navicella Orion, dopo il distacco dalla rampa di lancio, completi un’orbita (o anche due se necessario) intorno alla Terra per consentire agli astronauti di effettuare tutti i controlli a bordo. Il sorvolo ravvicinato alla Luna durerà circa due ore: la distanza esatta verrà stabilita solo quando ci sarà la data precisa del giorno del lancio.

Il rientro sulla Terra è previsto seguendo una traiettoria di ritorno libero, senza bisogno di accensioni propulsive.

La navicella, frenata dai paracadute, si tufferà infine nel Pacifico, vicino alla costa presso San Diego, e l’equipaggio troverà ad attenderla una nave militare con un team addestrato per il recupero.

A una successiva domanda su chi effettivamente arriverà prima sulla superficie lunare nella nuova sfida del XXI secolo tra Artemis e il programma lunare cinese, Hawkins ha risposto “che effettivamente ci sono pressioni geopolitiche per tornare sulla Luna il prima possibile, ma per la NASA la priorità è svolgere questa missione e le successive con la massima sicurezza per l’equipaggio”.

Nella seconda conferenza stampa, svolta il giorno successivo (23 settembre), sempre alla presenza di giornalisti di varie testate americane e internazionali, sono stati presentati i vari esperimenti che verranno svolti durante i dieci giorni della missione Artemis II. Jacob Bleacher, Chief Scientist ossia responsabile delle operazioni nella ricerca scientifica, ha delineato alcuni degli esperimenti e delle attività che saranno condotti dall’equipaggio e sull’equipaggio durante il primo viaggio lunare umano del XXI secolo.

Si tratta di esperimenti volti soprattutto a comprendere il comportamento del corpo umano in questa tipologia di viaggio, di ambiente e di esposizione alle radiazioni presenti nello spazio. Per questo all’interno della navicella Orion sarà presente un sistema per permettere agli astronauti di allenarsi, cosa obbligatoria per missioni che superano i nove giorni di permanenza nello spazio.

I numerosi dati che verranno raccolti al termine del volo saranno sicuramente fondamentali per comprendere come il corpo umano reagisce all’ambiente dello spazio profondo e preparare le future missioni di colonizzazione verso la Luna e Marte. 

Successivamente il manager del volo di Artemis II, Matt Ramsey, ha annunciato che sono già stati installati all’interno del gigantesco razzo vettore SLS tre CubeSat, piccoli satelliti tipicamente di forma cubica, e altri ne saranno installati nei prossimi giorni, come era avvenuto nel precedente volo di Artemis I senza equipaggio a bordo.

Da sinistra, Wiseman, Glover, Koch e Hansen.

Nella terza e ultima conferenza stampa, sicuramente la più interessante dal punto di vista umano, i protagonisti erano loro, i quattro astronauti prescelti per questo storico volo: il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen. Nel corso del loro intervento hanno annunciato di avere scelto il nome Integrity per la loro navicella Orion.

Il comandante e veterano dello spazio Wiseman, con all’attivo un volo orbitale a bordo della Soyuz TMA-13M nel 2014, ha specificato che il nome Integrity incarna lo spirito di fiducia, rispetto, umiltà e sincerità tra tutti coloro che stanno lavorando a questa nuova grande impresa umana che riporterà, grazie a numerosi ingegneri, tecnici, scienziati, progettisti, un equipaggio attorno alla Luna riportandolo poi sano e salvo sulla Terra.

Wiseman ha poi aggiunto: “Spero che i nostri nomi siano presto dimenticati, ciò vorrebbe dire che altri equipaggi di uomini e donne hanno compiuto nuove grandi imprese nella storia dell’esplorazione spaziale ed in particolare sulla superficie della Luna con insediamenti e del nostro prossimo obiettivo Marte”. E’ stato anche annunciato che i quattro di Integrity avranno la possibilità, durante il viaggio di avvicinamento alla Luna, di dialogare con l’equipaggio che vive e lavora a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) in orbita intorno al nostro pianeta.

Il piano di volo Terra-Luna-Terra della missione Artemis II.

Se tutto andrà come stabilito dall’ente spaziale americano e verrà rispettata la data del 5 febbraio, orario della Florida, il giorno del lancio l’equipaggio indosserà le tute di volo e verrà trasportato a bordo di un pulmino ai piedi della rampa di lancio 39-B, entrando nella navicella Integrity circa tre ore prima del decollo, come accadeva per gli astronauti del programma Apollo.

Al termine di un conto alla rovescia sicuramente emozionante, dopo che il razzo avrà lasciato con successo la rampa di lancio, si saranno sganciati i due booster laterali e il serbatoio centrale e la navicella Orion sarà entrata in orbita intorno alla Terra, l’equipaggio trascorrerà le prime ore nello spazio eseguendo le prime importanti verifiche dei sistemi di bordo con il Centro di Controllo a terra, per garantire che tutto sia pronto per affrontare il lungo tragitto che li separa dalla Luna.

Ricevuto il “go” dal Centro spaziale di Houston, verrà acceso il propulsore principale dello stadio ICPS per entrare nella cosiddetta orbita di “ritorno libero”, una traiettoria che permette di rientrare sulla Terra anche nel caso di gravi problemi ai propulsori principali.

Una volta arrivati nei pressi del Satellite naturale della Terra i quattro astronauti avranno la straordinaria possibilità di osservare la superficie lunare come non è stata più vista da occhi umani dall’ultima missione lunare umana, quella di Apollo 17 nel dicembre 1972.

Naturalmente una delle fasi di maggior criticità di un volo spaziale e in particolare lunare è quella del rientro sulla Terra. Lo scudo termico di Orion sarà sottoposto a un grande calore dovuto all’attraversamento negli strati densi dell’atmosfera a fortissima velocità, ma grazie ai dati ricavati dalla precedente missione senza equipaggio Artemis I nel dicembre del 2022 il materiale ablativo dello scudo termico dovrebbe resistere ad ogni tipo di sollecitazione.

Va ricordato che la NASA, per questa storica occasione, ha lanciato un’iniziativa che permette a chiunque di viaggiare simbolicamente intorno alla Luna a bordo della navicella Integrity, naturalmente non di persona ma con il proprio nome. L’iniziativa, chiamata NASA Artemis II | Send Your Name to Space, consente di registrarsi online e vedere il proprio nome caricato su una scheda SD che volerà a bordo della capsula Orion insieme ai quattro astronauti. Chi partecipa riceve anche un biglietto d’imbarco digitale personalizzato da conservare come ricordo.

Dopo anni di attesa, finalmente degli occhi umani, e noi tutti con loro grazie ai collegamenti che i quattro di Orion ci forniranno in diretta, potranno e potremo vedere da vicino il nostro Satellite naturale attraverso immagini in alta definizione mai viste prima, nel ricordo di quei ventiquattro uomini del Programma Apollo che per primi osservarono la “magnifica desolazione”, l’asperità del terreno ma anche la selvaggia bellezza della compagna celeste della Terra!