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Artemis, raffica di cambiamenti. Sospesa la stazione orbitale lunare Gateway, niente orbita “aureola”

Ultimo aggiornamento: 2026/03/26 10:00.

Credit: ESA.

Cinque giorni fa l’ESA ha pubblicato questo schema aggiornato del Gateway, l’avamposto orbitale lunare del programma Artemis. Alcuni componenti di questo avamposto, costruito in gran parte in Europa e specificamente in Italia, sono già stati consegnati alla NASA. Ma oggi la NASA ha annunciato che il Gateway è ufficialmente “in pausa”: “The agency intends to pause Gateway in its current form”, ha scritto l’ente spaziale statunitense.

Questo concetto è stato ribadito dal direttore della NASA, Jared Isaacman, in una conferenza stampa poche ore fa [YouTube; la conferenza inizia a 5:30].

L’intero programma Artemis è in subbuglio e viene rivoluzionato ancora rispetto a quanto già accaduto alcune settimane fa. Provo a riassumere i punti salienti delle ultime novità, basandomi sugli annunci di oggi e sulle slide pubblicate in quest’occasione. Lo faccio lasciando da parte con fatica l’adulazione sempre più servile e nordcoreana di questa NASA, che inizia ogni singolo annuncio e comunicato citando per intero il nome del presidente USA, elogiandolo per la sua guida luminosa e usando toni trionfalistici e nazionalisti (“imperativo nazionale”). Una NASA che dimentica disinvoltamente che pochi mesi fa, a maggio 2025, Trump voleva eliminare un quarto del suo budget (solo il Congresso ha evitato questo disastro) e glissa sul fatto che il progetto Artemis è reso possibile solo dai grandi contributi tecnologici ed economici dell’ESA, della JAXA giapponese, della CSA canadese e di molte altre agenzie spaziali internazionali.

Agenzie che in questo momento probabilmente non saranno entusiaste di sapere che il Gateway, uno dei loro contributi più significativi, è stato accantonato senza tante cerimonie.

  • Piano generale: fino a 30 allunaggi robotici a partire dal 2027 e almeno un allunaggio con equipaggio ogni anno dal 2028 in poi, per costruire un insediamento permanente sulla Luna in tre fasi.
    La prima fase, che inizia ora, include l’invio di rover, strumenti e dimostratori tecnologici, compresi un riscaldatore a radioisotopi e un generatore termoelettrico a radioisotopi, nonché sistemi di comunicazione, navigazione e spostamento sulla superficie insieme a ricerche scientifiche.
    La seconda fase (dal 2029) prevede la realizzazione delle prime infrastrutture della base lunare con contributi internazionali.
    La terza fase (dal 2032) renderà possibile permanenze umane prolungate sulla Luna, usando le “case lunari” italiane MPH (Multi-Purpose Habitat) dell’Agenzia Spaziale Italiana e la jeep lunare fornita dal Canada.
  • Artemis III confermata come missione in orbita terrestre nel 2027. Il vettore SLS e la capsula Orion (con il suo modulo di servizio europeo) dedicati a questa missione sono in costruzione o quasi completati. Il secondo stadio dell’SLS è pronto ma forse non sarà necessario usarlo (confermando che in sostanza l’SLS è una sorta di Single Stage to Orbit e che il suo lillipuziano secondo stadio attuale è quasi inutile). Quattro astronauti (o forse meno) orbiteranno intorno alla Terra e incontreranno una Starship di SpaceX e/o un lander Blue Moon di Blue Origin. Entrambi questi veicoli commerciali verranno modificati per questo volo dimostrativo e per i loro allunaggi di prova (senza equipaggio). È previsto un attracco vero e proprio (docking), non un semplice rendez-vous in orbita. Questo esemplare di Orion sarà “RPOD capable”, ossia capace di effettuare rendez-vous, manovre nelle vicinanze di altri veicoli e attracchi (Rendezvous, Proximity Operations, Docking). Verranno collaudate anche le nuove tute spaziali per attività extraveicolari AxEMU di Axiom e sarà testato il nuovo scudo termico di Orion. La missione durerà un massimo di 21 giorni ma potrebbe essere prolungata se i veicoli di SpaceX e/o Blue Origin lo consentiranno.
  • Artemis IV in costruzione e con nuovo secondo stadio; partenza nel 2028. Sono a buon punto anche il vettore e la capsula della missione Artemis IV, che dovrebbe essere la prima ad allunare. Al posto del secondo stadio potenziato (Exploration Upper Stage), che è stato annullato, la NASA intende usare un Centaur V, che è un componente collaudato già disponibile, ma questo uso potrebbe slittare ad Artemis V. Due astronauti scenderanno sulla Luna, al polo sud, usando una Starship oppure una Blue Moon e restando sul suolo lunare per una settimana. La missione durerà in tutto un massimo di 21 giorni.
  • Artemis V in costruzione iniziale. Alcuni componenti del vettore SLS sono già pronti.
  • Dopo Artemis V, due allunaggi ogni anno, e niente più SLS. Verranno effettuati con “non meno di due fornitori di lanci”, dice la NASA.
  • Tute lunari. Verranno collaudate durante Artemis III oppure a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, ma non ci sono novità significative sul loro grado di approntamento.
  • Stazione Gateway in pausa e riciclata. “the agency intends to pause Gateway in its current form and shift focus to infrastructure that enables sustained surface operations. Despite challenges with some existing hardware, the agency will repurpose applicable equipment and leverage international partner commitments to support these objectives.”
    In sintesi, la NASA ferma i lavori al Gateway nella sua forma attuale per concentrarsi su risorse che permettano attività continuative sulla superficie lunare. I componenti verranno “riassegnati” (uno va a una missione verso Marte, descritta più avanti) e gli impegni presi dai partner internazionali verranno sfruttati per questa priorità di mandare di nuovo astronauti sulla Luna e costruire un avamposto lunare. La NASA dice che “l’attuale architettura del Gateway, benché rilevante per gli obiettivi esplorativi a lungo termine, non è necessaria per raggiungere gli obiettivi primari” e quindi “la NASA usa elementi del Gateway per consentire la costruzione della base lunare.” L’agenzia statunitense dice inoltre che il lancio del Gateway è in forte ritardo e l’avamposto non sarà operativo prima del 2030 o oltre.
  • Niente orbita HALO. Questa particolare orbita “ad aureola”, che non passa mai dietro la Luna dal punto di vista terrestre e traccia un’ellisse che si allontana dalla Luna fino a 70.000 km e si avvicina fino a circa 3000, non verrà usata. Era stata sostanzialmente inventata per sopperire alle limitazioni del lanciatore SLS ed era un aspetto molto caratterizzante del progetto Artemis fino a oggi.
  • Veicolo spaziale interplanetario a propulsione nucleare; userà un pezzo del Gateway. Entro la fine del 2028 la NASA intende lanciare verso Marte un veicolo senza equipaggio denominato Space Reactor-1 Freedom. Sarà il primo veicolo interplanetario a propulsione nucleare elettrica (circa 25 kW) e porterà su Marte dei mini-elicotteri da ricognizione. Verrà costruito usando il modulo PPE (Power and Propulsion Element) del Gateway abbinato a un reattore nucleare, che genererà energia elettrica da usare per accelerare il propellente. I dettagli sono su Ars Technica.
  • Cambiamenti anche per la Stazione Spaziale Internazionale. La grande stazione che orbita intorno alla Terra riceverà un nuovo componente, il Core Module, che sarà di proprietà governativa statunitense e si collegherà alla Stazione esistente. A questo nuovo modulo attraccheranno altri moduli commerciali, che useranno le risorse della Stazione per essere validati e poi si staccheranno per diventare stazioni commerciali autonome.

Artemis II porterà oggetti storici intorno alla Luna

Il lanciatore SLS e la navicella Orion vengono trasportati verso la rampa di lancio 39B. Foto NASA/Brandon Hancock (fonte).

Se tutto andrà come annunciato dalla NASA nella conferenza stampa di giovedì 12 marzo, i quattro astronauti prescelti per la missione Artemis II verranno lanciati in direzione della Luna precisamente 24 minuti dopo la mezzanotte del 2 aprile ora italiana, 56 anni dopo l’ultimo volo umano verso il Satellite che da più di 4 miliardi e mezzo di anni accompagna la Terra nel suo giro intorno al Sole.

Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, a bordo della navicella Orion denominata Integrity, porteranno con loro alcuni oggetti storici che voleranno intorno alla Luna per poi ritornare sulla Terra. Nei giorni scorsi l’agenzia spaziale statunitense, per bocca del direttore Jared Isaacman, ha dichiarato che “…i reperti simbolici portati da Artemis II riflettono il lungo arco dell’esplorazione americana e le tante generazioni che hanno reso possibile questo momento. I manufatti che verranno portati dai nostri astronauti nello spazio intorno alla Luna sono parti dei nostri primi successi nell’aviazione e nel volo umano nel cosmo, simboli verso cui ci stiamo dirigendo. In questo anno, che segna il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, l’equipaggio di Artemis II porterà nel giro intorno alla Luna la nostra storia oltre l’orbita terrestre”.

Questi sono gli oggetti più significativi, che voleranno in uno speciale contenitore a bordo della navicella Orion: un campione di tessuto di mussola (2,5 cm x 2,5 cm) proveniente dal Wright Flyer originale, l’aereo con cui i fratelli Wright realizzarono il primo storico volo a motore della storia il 17 dicembre 1903. Il reperto, prestato dal National Air and Space Museum dello Smithsonian, non è al suo primo volo nello spazio: una sua porzione aveva già volato a bordo dello Shuttle Discovery e ora compirà il suo secondo viaggio oltre l’atmosfera terrestre. Al ritorno sulla Terra il tessuto ritornerà al museo, dove verrà riunito con gli altri campioni del Wright Flyer.

Nel prezioso kit di volo non mancano le bandiere, simboli ricorrenti nelle tante missioni spaziali della NASA: tra queste troviamo una piccola bandiera americana che ha già volato in due momenti storici come la prima missione dello Space Shuttle con la navetta Columbia (STS-1), nell’aprile del 1981, e il primo volo di una navicella Dragon con equipaggio di Space X (Demo-2), nel maggio del 2020.

Particolarmente significativa è anche la presenza della bandiera originariamente preparata per la missione lunare Apollo 18, cancellata dall’amministrazione Nixon nel settembre 1970: volerà per la prima volta verso la Luna proprio con Artemis II.

Orion trasporterà anche una copia di un negativo fotografico 4×5 pollici scattato durante la fase finale della missione Ranger 7. Lanciata il 28 luglio 1964 e arrivata sulla Luna tre giorni più tardi, scattò ben 4.308 foto ad alta qualità prima dell’inevitabile impatto con la superficie selenica, che la distrusse.

Voleranno con Artemis II anche campioni di terreno raccolti alla base di alberi cresciuti da semi portati a bordo del primo volo del programma Artemis, avvenuto a novembre del 2022, e prelevati nei dieci centri della NASA in cui vennero piantati.

La Canadian Space Agency (CSA), l’agenzia spaziale canadese, che partecipa al volo con l’astronauta Jeremy Hansen, contribuirà al kit con semi di alberi, destinati a essere distribuiti al termine della missione, e apporrà adesivi e toppe, a testimonianza di una collaborazione che rappresenta uno dei pilastri del programma, rafforzando ulteriormente il carattere internazionale del programma Artemis di ritorno alla Luna.

Ci saranno inoltre molti oggetti di piccole dimensioni a bordo della navicella Orion, fra cui una scheda SD contenente milioni di nomi raccolti durante la campagna “Invia il tuo nome nello spazio”: un modo per portare simbolicamente il pubblico insieme con i quattro astronauti attorno alla Luna.

Ci saranno poi bandierine, toppe e spille, da distribuire al termine dello storico viaggio ai dipendenti e stakeholder che hanno contribuito alla sua realizzazione, e oggetti provenienti dai diversi partner del programma internazionale Artemis: l’ESA, l’ Agenzia Spaziale Europea, che fornisce il Modulo di Servizio Europeo di Orion, includerà una bandiera.

In totale il kit ufficiale dei souvenir che sarà portato a bordo di Orion pesa 4,5 kg. L’elenco dettagliato è pubblicato su Nasa.gov.

Artemis II, aggiornamento degli orari di lancio

Ecco le nuove date e i nuovi orari delle prossime possibilità di lancio della missione circumlunare con equipaggio Artemis II, secondo il fuso orario dell’Europa centrale (CET):

  • 2 aprile: 00:24
  • 3 aprile: 01:22
  • 4 aprile: 2:00
  • 5 aprile: 2:53
  • 6 aprile: 3:40
  • 7 aprile: 4:36

Ciascuna di queste date ha una finestra di lancio di 120 minuti: in altre parole, la NASA ha due ore di tempo, a partire dall’orario indicato, per far decollare il razzo gigante SLS e la navicella Orion con i suoi quattro occupanti. C’è anche una data possibile alla fine di aprile, ma speriamo di non dover rinviare ancora questa fatidica partenza.

Fonte: ESA su LinkedIn.

La NASA pubblica il menu degli astronauti di Artemis II

Ultimo aggiornamento: 2026/03/18 13:20.

La NASA prevede per la serata di oggi (ora italiana) un aggiornamento della situazione del programma Artemis nel corso di una conferenza stampa presso il Kennedy Space Center alla quale saranno presenti i vertici del programma di ritorno alla Luna.

Nel frattempo, l’ente spaziale americano ha pubblicato il menu che i quattro astronauti di Orion consumeranno durante lo spettacolare viaggio che li porterà nelle vicinanze del Satellite naturale della Terra prossimamente, si spera già nel prossimo mese di aprile.

I massimi esperti dell’alimentazione spaziale della NASA, in collaborazione con l’equipaggio di Artemis II (il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen), hanno studiato in queste settimane un menu che possa rispondere sia alle esigenze pratiche imposte dallo spazio disponibile a bordo della navicella Orion sia alle esigenze nutrizionali, senza sacrificare i gusti personali, per il viaggio spaziale di dieci giorni che li attende.

A bordo della navicella non ci sono né frigoriferi né una cucina e la microgravità impone di evitare alimenti che possano produrre briciole o residui fluttuanti, che potrebbero danneggiare gli strumenti di bordo o essere inalati. Per questo motivo il cibo imbarcato a bordo è praticamente pronto al consumo, o al massimo richiede di essere reidratato o riscaldato, tramite uno specifico scaldavivande. La dispensa di “Orion” presenta quindi cibo reidratabile e termostabilizzato, cioè trattato con radiazioni per eliminare batteri e garantire una lunga conservazione. Tutti i pasti devono restare sicuri, leggeri e facilmente consumabili durante l’intera missione. 

Il menu di bordo studiato per ogni membro dell’equipaggio prevede più di 180 prodotti tra bevande, pasti pronti, snack e dolci organizzati in speciali involucri per contenere il cibo necessario per due o tre giorni, offrendo una certa flessibilità nella scelta dei pasti.

Durante le fasi del lancio e del rientro sulla Terra Wiseman, Glover, Koch e Hansen non possono utilizzare il sistema di acqua potabile della navicella Orion: per questo in quei delicati momenti non è previsto il consumo di cibi liofilizzati, che richiedono acqua per essere reidratati. Escluse queste fasi particolari, nelle normali giornate durante la trasvolata Terra-Luna-Terra gli astronauti seguiranno un programma con colazione, pranzo e cena.

Per motivi di spazio, ognuno potrà consumare non più di due bevande aromatizzate al giorno. Il menu è molto più ricco rispetto alle prime storiche missioni lunari del programma Apollo. Tra le bevande sono previsti caffè (ne avranno complessivamente 43!), tè verde, frullato mango-pesca, bevanda al cioccolato, bevanda alla vaniglia, limonata, sidro di mele*, bevanda all’ananas, cacao e bevanda alla fragola.

* Nell’inglese nordamericano, la parola cider (o apple cider o soft cider) indica una bevanda non filtrata, non zuccherata e analcolica ottenuta dalle mele. Nell’inglese usato nel resto del mondo, cider indica invece una bevanda alcolica, sempre ottenuta dalle mele, che in inglese nordamericano è denominata hard cider [Wikipedia] ed equivale all’italiano sidro [Wikipedia]. 

I piatti principali e i contorni sono composti da tortillas, pane piatto integrale, quiche di verdure, salsiccia, couscous con frutta secca, insalata di mango, granola con mirtilli, mandorle, anacardi, brisket di manzo affumicato, broccoli gratinati, fagiolini piccanti, maccheroni al formaggio, macedonia tropicale, zucca e cavolfiore.

Il menu include anche dolci, tra cui torte, budini e mandorle glassate, oltre a diversi condimenti e cinque salse piccanti con diversi livelli di intensità.

NASA: il programma lunare accelera, ma Artemis III non andrà sulla Luna

Da sinistra: il moderatore, il direttore della NASA Jared Isaacman, il direttore associato Amit Kshatriya e la direttrice del Moon to Mars Program Lori Glaze.

Ultimo aggiornamento: 2026/03/01 14:30.

2026/02/27 17:36. La conferenza stampa della NASA terminata mezz’ora fa ha annunciato una vera e propria rivoluzione dell’intero programma Artemis di ritorno alla Luna: la missione Artemis III non sarà più un allunaggio con equipaggio, da effettuare nel 2028. Sarà un ben più modesto volo in orbita intorno alla Terra, per testare un rendez-vous e un attracco con uno o entrambi i futuri veicoli di allunaggio (la Starship HLS di SpaceX e la Blue Moon di Blue Origin) e forse per collaudare le tute lunari, e avverrà intorno alla metà del 2027.

L’allunaggio vero e proprio slitta alle missioni successive Artemis IV o V, che da oggi sono previste entrambe per il 2028.

Jared Isaacman, direttore della NASA, ha annunciato l’intenzione di aumentare massicciamente il personale dell’agenzia spaziale statunitense per ricostituire le competenze di base interne all’ente che si erano ridotte a causa del calo drastico nel numero di dipendenti nel corso degli ultimi anni.

Ha detto inoltre che il lanciatore gigante SLS verrà “standardizzato”, evitando che ogni esemplare sia “un’opera d’arte” individuale, in modo da consentire una cadenza di lancio annuale o anche più ravvicinata (Isaacman ambisce ad arrivare a un lancio ogni dieci mesi circa). Non è entrato nei dettagli di questa “standardizzazione”, ma sembra di capire che verranno eliminate le versioni potenziate del vettore SLS (le cosiddette Block 1B e Block 2) che finora erano considerate definitive. L’attuale versione provvisoria, che è sottopotenziata e riesce a malapena a portare fino alla Luna soltanto la pesante navicella Orion, diventerà quella standard.

In dettaglio, il comunicato stampa della NASA parla molto concisamente di “an upper stage and pad systems in as close to the ‘Block 1’ configuration as possible”. Questo vuol dire che per SLS verrà usato sempre un secondo stadio simile all’attuale, denominato ICPS o Interim Cryogenic Propulsion Stage, che è un secondo stadio modificato di un lanciatore Delta IV (ennesimo esempio di cannibalizzazione e adattamento di componenti esistenti da parte del programma Artemis).

Scompare quindi l’EUS o Exploration Upper Stage, il secondo stadio quattro volte più potente di quello attuale, che avrebbe dato al lanciatore SLS una capacità di lancio e di trasporto adeguata a una missione lunare con equipaggio. La versione attuale porta fino alla Luna circa 27 tonnellate, mentre quella con l’EUS ne avrebbe portate oltre 46 (un Saturn V degli anni Sessanta ne portava 43).

Infografica NASA del 2023 che mostra le versioni dell’SLS previste all’epoca, con capacità di carico fino a 46 tonnellate. La prima da sinistra è quella attuale (fonte).
La stessa infografica, aggiornata da me, per mostrare quello che resta oggi dell’SLS.

Questa decisione eviterà anche costosissime e lunghissime modifiche alla torre di lancio dovute alla maggiore altezza delle versioni potenziate dell’SLS. Solo gli adattamenti a questa torre avrebbero comportato spese per quasi due miliardi di dollari e ritardi di anni: un’assurdità totale.

Ma il risultato finale è che si conferma quello che ho scritto nel mio libro Ritorno sulla Luna: SLS è un vettore inadeguato e insufficiente per le missioni lunari e sarà meno capace del Saturn V di mezzo secolo fa (27 tonnellate di capacità di carico lunare contro 43). Questo è quello che si ottiene quando le decisioni tecniche vengono prese dai politici.

L’intera conferenza stampa è stata un esercizio collettivo di elusione e parole vaghe da parte del direttore Isaacman, del direttore associato della NASA Amit Kshatriya e di Lori Glaze (direttrice del Moon to Mars Program). Nessun dettaglio concreto sullo svolgimento di questa nuova missione Artemis III. Bocche cucite sulla sorte del Gateway, la stazione orbitale da collocare intorno alla Luna, in parte già costruita (anche in Italia, da Thales Alenia Space). Nessun aggiornamento su quanto siano pronte le nuove tute per le attività lunari (a parte un accenno di Kshatriya a un human-in-the-loop testing che è in corso). Silenzio totale sulla composizione dell’equipaggio della nuova versione di Artemis III: è stato detto solo che i nomi verranno decisi e annunciati dopo che sarà stato definito il profilo esatto della missione.

In sintesi, il programma Artemis esce da questa conferenza stampa completamente trasformato. Invece di cadenze di lancio lentissime, da misurare in anni, Isaacman vuole cadenze simili a quelle del programma Apollo, che ha citato ripetutamente come esempio e riferimento: qualche mese fra un volo e il successivo. Il direttore della NASA dice di aver già consultato le aziende interessate al programma, che hanno affermato di poter costruire i loro veicoli in tempo per questi nuovi ritmi. L’intenzione è di avere “almeno un allunaggio ogni anno” dopo il 2027, secondo il comunicato stampa della NASA.

Infografica della NASA che illustra la nuova organizzazione del programma Artemis (fonte; fonte).

Questo nuovo piano della NASA è indubbiamente più sensato del precedente, che prevedeva di passare direttamente da un semplice giro intorno alla Luna con Artemis II all’allunaggio con Artemis III. Il salto era troppo grande e con troppe incognite, troppi veicoli nuovi mai collaudati e troppa inesperienza nella gestione di voli lunari (i tecnici veterani delle missioni Apollo sono in pensione o non ci sono proprio più). Ha anche il grosso vantaggio di “sacrificare” un vettore SLS usandolo per una missione non lunare: questo in parte aggira il mandato politico di usare SLS fin ad Artemis IV e V e apre anticipatamente la NASA all’uso di veicoli alternativi, più potenti e meno assurdamente costosi e concepiti per ottenere risultati, non per spendere soldi e generare posti di lavoro e successi elettorali (la sigla SLS, fra gli addetti ai lavori, è considerata acronimo di Senate Launch System).

La modifica del piano per Artemis III non è un fulmine a ciel sereno: se ne discuteva con discrezione alla NASA già ad aprile 2024 [Eric Berger su Ars Technica], ma si trattava di alternative ipotetiche anche se studiate in dettaglio.

Se ci si può fidare dell’attuale infografica, questo sarà il nuovo aspetto del secondo stadio dell’SLS per le missioni successive ad Artemis II.

Questo, a titolo di confronto, è il suo aspetto attuale, tratto sempre dalla nuova infografica NASA.


Nel frattempo, Artemis II è tornato nell’hangar gigante (VAB) perché richiede sostituzioni di componenti del secondo stadio, che non sono accessibili mentre il razzo si trova sulla rampa di lancio. Verranno sostituite anche le batterie del Flight Termination System, il sistema di autodistruzione in caso di avaria: questo permetterebbe, in teoria, di non dover far slittare il lancio di mesi qualora non fosse sfruttabile la finestra di lancio di aprile attualmente prevista.

Le date di lancio possibili in aprile sono le seguenti (versione aggiornata al 24 febbraio 2026, con date e orari espressi in UTC e in ora dell’Europa centrale o CET; tutte le finestre di lancio durano 120 minuti):

  • 1 aprile, 22:24 (23:24 CET)
  • 4 aprile, 00:00 (1:00 CET)
  • 5 aprile, 00:53 (1:53 CET)
  • 6 aprile, 1:40 (2:40 CET)
  • 7 aprile, 2:36 (3:36 CET)
  • 30 aprile, 22:06 (23:06 CET)

Artemis II, scudo termico problematico ma ritenuto sicuro

Lo scudo termico di Artemis I dopo il rientro. Credit: NASA.

La missione Artemis II che porterà di nuovo degli astronauti a volare intorno alla Luna dopo oltre cinquant’anni di pausa potrebbe decollare già ai primi di febbraio. Al termine dei dieci giorni di volo, i quattro membri del suo equipaggio torneranno sulla Terra protetti dallo scudo termico della loro capsula Orion. Ma questo scudo ha manifestato alcuni problemi che hanno imposto una modifica prudenziale ai piani di volo.


Come consueto in campo spaziale, i veicoli che tornano sulla Terra sfruttano la resistenza aerodinamica dell’atmosfera terrestre per frenare. La loro velocità viene convertita in calore. L’enorme quantità di energia termica che si genera viene smaltita scaricandola nell’atmosfera e proteggendo il veicolo con uno scudo realizzato in materiali speciali estremamente resistenti al calore.

La capsula Orion della missione senza equipaggio Artemis I, nel 2022, rientrò da un volo intorno alla Luna usando il proprio scudo termico per dissipare l’elevatissima velocità di ritorno, circa 40.000 km/h. Gli astronauti di Artemis II rientreranno alla stessa velocità di Artemis I.

Nel caso della capsula Orion, lo scudo è composto da materiali ablativi, ossia che si consumano progressivamente man mano che vengono aggrediti dal muro d’aria rovente che si forma davanti alla capsula durante il rientro. Il nome tecnico di questo materiale per Orion è Avcoat. Fu sviluppato negli anni Sessanta e usato per le missioni Apollo. Si tratta di un materiale a base di resina rinforzato con fibre di silice, fabbricato dalla Textron Defense Systems e incorporato in una struttura a nido d’ape fissata all’esterno del veicolo spaziale. Questa struttura trattiene l’Avcoat e gli conferisce resistenza strutturale durante il rientro, proteggendo il veicolo e i suoi eventuali occupanti da temperature che possono raggiungere i 2700 °C.

Durante la missione Artemis I questo scudo si è sfaldato molto più del previsto.

Per il rientro di Artemis I è stata usata una tecnica particolare, un cosiddetto skip entry, nel quale il veicolo non entra una sola volta nell’atmosfera, con una traiettoria inclinata discendente, ma vi entra due volte: la prima con un angolo quasi radente, che smaltisce parte della velocità e fa “rimbalzare” la capsula di nuovo nello spazio (grazie alla forma bombata del fondo della capsula, che crea portanza). È un effetto simile a quello di un sasso piatto, lanciato orizzontalmente su uno stagno, che rimbalza sul pelo dell’acqua invece di affondare. La seconda volta che la capsula entra nell’atmosfera lo fa con un angolo maggiore, che le consente di rallentare ulteriormente e la fa scendere e rientrare definitivamente.

Confronto fra le traiettorie di rientro dei voli Apollo (in verde) e quelle delle missioni Artemis (fonte: NASA).

Questa tecnica riduce le forti decelerazioni subite dagli astronauti durante i rientri tradizionali (non si superano mai i 4 g) e consente un rientro più lungo, preciso e controllato, che ha un grande vantaggio: permette a Orion di ammarare in un sito specifico (al largo di San Diego, in California) indipendentemente dal suo punto e momento di rientro in atmosfera.

Questo offre alle missioni più flessibilità, e quindi più sicurezza in caso di emergenze, e riduce le risorse navali necessarie per garantire il recupero della capsula e degli astronauti. Per fare un confronto, come mostrato dal grafico qui sopra, le capsule Apollo avevano la capacità di planare fino a 1500 miglia nautiche (2780 km) dal punto di rientro in atmosfera, mentre le capsule Orion, se usano la tecnica di skip entry, possono planare fino a 4800 miglia nautiche (8900 km) dal punto di rientro.

La tecnica di skip entry è resa possibile dai progressi tecnologici effettuati in questi decenni in termini di potenza di calcolo e sistemi di navigazione a bordo, ma ha un problema: espone lo scudo termico a un periodo di riscaldamento molto più prolungato. Questo ha causato una considerevole generazione di gas all’interno dello scudo. La pressione interna del gas ha prodotto crepe e ha fatto sfaldare alcune porzioni dello scudo molto più del previsto. La capsula è rientrata intatta e la temperatura interna è rimasta a 24 °C, ma i margini di sicurezza sono risultati più esigui del previsto, e questo non è mai un bene, soprattutto quando ci sono di mezzo le vite degli astronauti.

Dettaglio della foto precedente che mostra i punti maggiormente sfaldati dello scudo termico di Artemis I.

Come spiega Link2Universe, la NASA ha tenuto secretato il problema per circa un anno e mezzo. Solo ad aprile 2024 è stato composto un team di riesame indipendente, e a dicembre 2024 l’ente spaziale ha deciso di procedere con il lancio di Artemis II utilizzando lo scudo così com’è ma cambiando la tecnica di rientro: gli astronauti rientreranno nell’atmosfera terrestre con un angolo maggiore e quindi esporranno lo scudo a una sollecitazione termica intensa ma più breve. Il rapporto di questo team è stato pubblicato solo in versione notevolmente censurata, e questa scelta non è stata interpretata come un gesto rassicurante, spingendo numerosi esperti a criticare apertamente la decisione di continuare a usare lo scudo attuale [Ars Technica].

Nel corso degli oltre 100 test effettuati, il fondo della capsula, ossia lo strato situato fra il titanio del suo guscio esterno e lo scudo termico vero e proprio, è stato sottoposto a condizioni termiche simili a quelle del rientro per un tempo più lungo di quello previsto per il rientro. Il risultato del test indica che Orion proteggerebbe l’equipaggio anche qualora lo scudo dovesse fallire.

A gennaio 2026 il nuovo direttore della NASA, Jared Isaacman, ha riunito un gruppo di esperti per una nuova analisi, svolta alla presenza di giornalisti, che ha confermato la scelta di rientro senza skip entry. Isaacman ha espresso “piena fiducia” nei piani previsti dalla NASA per Artemis II [Ars Technica].

Per Artemis III lo scudo termico verrà modificato per gestire meglio il degassamento, ma Artemis II volerà con lo scudo attuale. Modificarlo o sostituirlo avrebbe comportato ulteriori rinvii lunghissimi di un programma di ritorno sulla Luna che soffre già di anni di ritardo.

Fonti aggiuntive

NASA Identifies Cause of Artemis I Orion Heat Shield Char Loss, Nasa.gov, 2024/12/05

NASA Shares Orion Heat Shield Findings, Updates Artemis Moon Missions, Nasa.gov, 2024/12/05

NASA finds Orion heatshield cracks won’t cook Artemis II crew, The Register, 2024/12/06

NASA’s Readiness for the Artemis II Crewed Mission to Lunar Orbit, IG-24-011, Nasa Office of Inspector General, 2024/05/01 (che documenta anche i 26 milioni di dollari di danni causati alla rampa e torre di lancio durante il decollo di Artemis I).

Artemis II, aggiornamenti sulla tabella di marcia: roll-out oggi

Il vettore SLS e la capsula Orion all’interno dell’hangar di assemblaggio (fonte: NASA).

Saluti da Peschiera del Garda, dove mi trovo per il weekend per la convention di scienza e fantascienza Sci-fi Universe! Il roll-out del vettore SLS per la missione Artemis II, ossia il lento e cauto viaggio del razzo gigante dall’hangar di assemblaggio (VAB) alla rampa di lancio 39B, presso il Kennedy Space Center in Florida, è previsto per non prima delle 7 del mattino EST (ora della costa est degli Stati Uniti, mezzogiorno in Europa centrale (CET)) questo sabato 17 gennaio. Lo ha annunciato un comunicato stampa della NASA.

Questa fase dei preparativi di lancio verrà trasmessa sul canale YouTube della NASA insieme a una conferenza stampa. Gli orari possono variare a seconda delle condizioni meteorologiche o in caso di necessità di ulteriore tempo per i preparativi tecnici.

Il gigantesco trasportatore stabilizzato (crawler-transporter) porterà il veicolo e la torre di lancio, che pesano complessivamente circa 5000 tonnellate, alla maestosa velocità di circa 1,6 km/h lungo i sei chilometri e mezzo di strada speciale che separano il VAB dalla rampa. Questo tragitto richiederà fino a 12 ore.

Alle 9 EST (le 14 CET) saranno presenti e dialogheranno con i giornalisti il direttore della NASA Jared Isaacman e l’equipaggio della missione.

La prima data possibile per il lancio è venerdì 6 febbraio, con una finestra di lancio di due ore a partire dalle 9:41:00 PM EST (le 2:41:00 UTC del 7 febbraio).

Una volta arrivato alla rampa di lancio, il vettore e la sua navicella Orion saranno sottoposti a ulteriori controlli e a un wet dress rehearsal: il vettore verrà riempito di propellente come se dovesse decollare e verrà simulato un conto alla rovescia, effettuando tutte le procedure previste per il lancio con tutto il personale che sarà coinvolto il giorno della partenza, ad eccezione degli astronauti, che non saranno nella capsula Orion durante questa fase. In caso di problemi l’intero complesso potrà essere riportato all’hangar (rollback). La data di lancio effettiva verrà scelta solo dopo tutte queste prove generali.

L’elenco aggiornato delle date di lancio possibili per febbraio, marzo e aprile è il seguente.

Inoltre è stato finalmente rilasciato un Press Kit con la cronologia della missione.

Artemis II procede lentamente verso la rampa di lancio. Credit: Derek Demeter/Central Florida Public Media (NPR).

Intanto il budget della NASA è stato salvato: il Senato statunitense ha approvato la legge HR6938, che include il finanziamento dell’ente spaziale per il 2026. L’importo di 24,4 miliardi di dollari è leggermente inferiore a quello del 2025 e nettamente differente dal taglio del 24% proposto dalla Casa Bianca. Contando gli ulteriori finanziamenti previsti da altre leggi, il budget complessivo della NASA è il più alto dal 1998, ma i tagli alle missioni scientifiche sono pesantissimi [Planetary Society].

La NASA offre lo streaming video in diretta della rampa di lancio su YouTube:

Tra un mese esatto forse si vola di nuovo intorno alla Luna

Il 6 febbraio 2026 è al momento il primo giorno di lancio possibile per Artemis II, la missione che prevede di riportare degli esseri umani intorno alla Luna dopo una pausa di quasi cinquantaquattro anni. Le ultime persone a trovarsi nelle vicinanze della Luna furono Gene Cernan, Harrison Schmitt e Ron Evans con la missione Apollo 17, che lasciò la superficie selenica il 14 dicembre 1972 dopo che Cernan e Schmitt vi avevano trascorso 75 ore.

Se tutto procederà secondo la tabella di marcia, quel giorno un razzo gigante SLS decollerà dalla storica rampa 39B del Kennedy Space Center, in Florida, trasportando la capsula di tipo Orion, denominata Integrity dal suo equipaggio di quattro persone: il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e i due specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen. Koch sarà la prima donna nella storia a volare fino alla Luna, Glover sarà la prima persona di colore a farlo, e Hansen sarà il primo non statunitense (è canadese).

In basso, Wiseman; a sinistra, Koch; in alto, Glover; a destra, Hansen.

La loro traiettoria è molto complessa e prevede una serie di orbite progressivamente più ellittiche che li porteranno a passare “dietro” la Luna (dal punto di vista di noi terrestri) a notevole distanza (alcune migliaia di chilometri) per poi tornare indietro verso la Terra, senza entrare in orbita lunare. Durante le prime orbite, nelle vicinanze della Terra, il pilota Glover comanderà il veicolo spaziale per effettuare delle prove di manovra di precisione, volando in formazione stretta con il secondo stadio del lanciatore SLS. Poi, se tutti i test avranno esito positivo, Orion accelererà verso la Luna.

Illustrazione schematica della traiettoria della missione (le distanze non sono in scala). Fonte: NASA, 2023.

Artemis II è considerato un test flight, ossia un volo di collaudo del veicolo Orion, del suo modulo di propulsione (costruito in Europa), e soprattutto dei suoi sistemi di sostentamento e supporto vitale degli astronauti. Una capsula Orion ha già volato fino alla Luna durante la missione Artemis I, ma senza equipaggio a bordo, nel 2022: ora si tratta di vedere se il veicolo è in grado di proteggere quattro persone dalle radiazioni, dalle temperature estreme e dal vuoto dello spazio. Tutti i test indicano che lo è, ma come al solito è la prova sul campo quella che conta.

Gestire un carico umano, con tutte le sue variabilità, non è facile: se per esempio gli astronauti si muovono intensamente, come avviene durante gli esercizi fisici necessari per mantenere il tono muscolare durante i dieci giorni che trascorreranno in assenza di peso, in cabina vengono generati molto calore e molta anidride carbonica in più, mentre quando dormono la loro generazione di calore e CO2 diminuisce fortemente, e i sistemi di bordo devono essere capaci di compensare prontamente tutte queste variazioni.

Va sottolineato che quella del 6 febbraio è la prima opportunità di lancio possibile. Considerata la delicatezza della missione e la complessità di un lancio spaziale, oltretutto lunare (quindi con ulteriori restrizioni dettate dalle posizioni relative della Luna, del punto di lancio e del punto desiderato di ammaraggio), è probabile che ci saranno rinvii.

Questa è la situazione fin qui: se volete sapere tutto su questa missione e sulla nuova gara per tornare sulla Luna, trovate online e in libreria il mio libro Ritorno sulla Luna e potete venire alla Sci-Fi Universe a Peschiera del Garda, dove parlerò in dettaglio di questo argomento domenica 18 gennaio alle 11.30. Qui sotto trovate gli ultimi aggiornamenti a completamento del libro.


Il lanciatore gigante SLS per Artemis II è stato assemblato e accoppiato alla navicella Orion nel corso del 2025 e gli astronauti si addestrano da mesi per tutti gli scenari possibili di questa missione.

Il 19 dicembre l’equipaggio ha svolto un’esercitazione sulle modalità di evacuazione in emergenza presso il Kennedy Space Center e il giorno successivo è stato effettuato un Countdown Demonstration Test: una prova generale di tutte le operazioni previste per il giorno della partenza, alla quale hanno partecipato gli astronauti. Durante questa prova il razzo, completamente assemblato, è rimasto nel gigantesco hangar denominato VAB (Vehicle Assembly Building), lo stesso nel quale furono assemblati i razzi lunari Saturn V oltre cinquant’anni fa.

I quattro membri dell’equipaggio hanno indossato le tute spaziali di sopravvivenza, quelle che useranno per il lancio e il rientro, e sono saliti a bordo della capsula in cima al vettore gigante, simulando l’intero conto alla rovescia, in modo da permettere a loro, al personale di lancio e agli addetti alla preparazione e chiusura della capsula di impratichirsi ulteriormente con tutte le fasi dei preparativi che avverranno il giorno del decollo. Non è stata la loro prima esercitazione in assoluto, ma è stata la prima per la quale è stato usato il veicolo effettivo invece di un simulatore. L’equipaggio è poi tornato a Houston, in Texas, per proseguire l’addestramento sui simulatori.

Da sinistra: Hansen, Koch, Glover e Wiseman indossano le tute di sopravvivenza davanti al Neil A. Armstrong Operations and Checkout Building, presso il Kennedy Space Center in Florida, durante la prova generale del 20 dicembre 2025. Credit: NASA/Glenn Benson.

Se tutto procede secondo i piani, il razzo dovrebbe effettuare il roll-out, la lenta e cauta marcia di trasporto dal VAB fino alla rampa di lancio 39B, entro pochi giorni: la portavoce della NASA, Bethany Stevens, ha detto il 2 gennaio che il roll-out è previsto fra “meno di due settimane” e ha confermato che la finestra di lancio inizia il 6 febbraio. Deve ancora essere installato e collaudato il flight termination system, ossia il sistema di autodistruzione d’emergenza del lanciatore, che si spera di non dover usare ma che è necessario approntare per evitare il peggio se al momento del decollo ci dovesse essere un problema grave con il veicolo, che sarà pieno di quasi tre milioni di litri di idrogeno e ossigeno liquidi ed è dotato di due enormi booster a propellente solido che una volta accesi non si possono spegnere e vanno quindi distrutti con cariche esplosive.

Quando il razzo sarà arrivato alla rampa, verranno effettuate altre prove generali: una insieme all’equipaggio, senza però riempire i serbatoi di propellente, e poi una senza equipaggio, nella quale il razzo verrà rifornito di propellente esattamente come se dovesse partire.


Questa missione volerà intorno alla Luna, senza scendervi. Ma se tutto fila liscio, Artemis III atterrerà al polo sud lunare. La data prevista continua a slittare: l’executive order di Trump del 19 dicembre 2025 parla del 2028, mentre finora la NASA aveva parlato di effettuarla entro il 2027. Considerato che l’addestramento per una missione lunare richiede circa 18 mesi e che l’equipaggio di Artemis III non è nemmeno stato scelto (perlomeno per quel che si sa pubblicamente), e considerato soprattutto che la NASA in questo momento non dispone di un veicolo capace di portare astronauti sulla Luna e non ha nemmeno pronte le tute per l’esplorazione lunare (non sto scherzando, è proprio così), la scadenza del 2028 è puramente ipotetica e dettata probabilmente da motivazioni politiche. La seconda presidenza Trump terminerebbe appunto nel 2028.

Fonti: Space.com; Ars Technica; NASA.

Artemis II, quasi sicuro un rinvio della partenza per la Luna. Intanto la Cina va avanti

Il programma spaziale statunitense è nel caos, come lo è del resto gran parte del Paese. Oltre ai battibecchi interni su chi debba essere il prossimo direttore della NASA, oltre allo scontro personale “ti amo – ti lascio – ti amo ancora torna da me” fra Elon Musk e Donald Trump, sulla partenza della missione Artemis II incombe ora anche l’infantile shutdown del governo degli Stati Uniti.

La missione dovrebbe riportare degli esseri umani a volare intorno alla Luna (senza atterrarvi) dopo decenni di attese, false partenze e rinvii rimpallati da un presidente a un altro, e la prima data possibile per la partenza è il 5 febbraio 2026. Da quella data ci sono circa cinque giorni di tempo per lanciare il vettore SLS con la navicella Orion e i suoi quattro astronauti; passati quei giorni, la prossima occasione si presenterà circa un mese dopo, per un’altra manciata di giorni, perché Keplero e Newton non si fanno ammansire da nessuno, e se non sarà possibile partire a marzo la finestra di lancio successiva sarà a fine aprile. Basta insomma perdere qualche giorno di tempo sulla tabella di marcia per avere uno slittamento di quasi un mese.

Gran parte del governo americano è sostanzialmente fermo da quattro settimane. Le operazioni essenziali della NASA, che è un ente governativo, sono protette, ma il personale federale di contorno e tutti i subappaltatori non vengono più pagati e non ricevono gli stipendi. Nonostante questa situazione, in queste settimane i tecnici al Kennedy Space Center hanno completato lo stacking (posizionamento e accoppiamento) del veicolo spaziale Orion in cima al suo lanciatore gigante SLS dentro l’enorme hangar del VAB (Vehicle Assembly Building).

Artemis II è dentro il VAB, racchiusa da imponenti impalcature. In cima al grande razzo SLS (di cui si scorge solo la sommità, che è la porzione arancione) si vedono lo stadio di propulsione ICPS (la parte cilindrica bianca), il modulo di servizio (costruito in Europa) e la capsula Orion (la porzione troncoconica centrale). Questo complesso è sormontato dal sistema per interruzioni di lancio (Launch Abort System), un potente razzo ad accensione istantanea capace di sollevare l’intera capsula e allontanarla dal razzo in caso di avaria grave. Fonti: Spacenews/Sean Duffy su X e Lockheed Martin, ottobre 2025.

Secondo le informazioni raccolte da Ars Technica e SpaceNews, tutti i contratti legati ad Artemis II sono coperti finanziariamente fino ai primi di novembre. Poi non si sa. Prima della partenza bisogna completare i collaudi e i controlli del lanciatore e del veicolo spaziale, bisogna concludere l’addestramento degli astronauti e delle squadre di controllo della missione, e infine bisogna trasportare il razzo gigante fino alla rampa di lancio per una dimostrazione di rifornimento e per una simulazione completa del conto alla rovescia (Wet Dress Rehearsal).

Ma è difficile fare tutte queste cose quando stanno crollando le infrastrutture di base del Paese: per esempio, raggiungere il centro spaziale è un’avventura a causa della carenza di controllori del traffico aereo civile, che non essendo pagati si stanno arrabattando a fare altri lavori. Kirk Shireman, che è vicepresidente e program manager per Orion alla Lockheed Martin, ha dichiarato che si sta “avvicinando rapidamente il punto in cui ci sarà un impatto significativo” anche per chi lavora al lancio di Artemis II.


Intanto, in Cina, i test dei veicoli che porteranno i primi astronauti cinesi sulla Luna proseguono indisturbati e con una serie di successi basati su due principi fondamentali: semplicità di progetto e risolutezza nell’eseguire un piano senza tentennamenti e melodrammi personali.

Nei mesi precedenti la Cina ha effettuato delle accensioni statiche di una versione modificata del vettore Lunga Marcia 10 che verrà usato per i voli verso la Luna, delle prove di pad abort del veicolo per equipaggi Mengzhou, predisposto per missioni lunari, e una prova di decollo e atterraggio del veicolo di allunaggio per equipaggi Lanyue. Nel 2026 prevede di effettuare il primo volo spaziale di un esemplare di Mengzhou (non si sa se con o senza equipaggio) e del razzo Lunga Marcia 10.

Missione Artemis II, il ritorno di un equipaggio umano verso la Luna

La patch della missione Artemis II

Dal 22 al 24 settembre la NASA ha tenuto tre conferenze stampa al Johnson Space Center per aggiornare i media radiotelevisivi e social sulle ultime importanti novità riguardanti la seconda missione del Programma Artemis, che per la prima volta avrà a bordo della navicella Orion un equipaggio per un viaggio che riporterà dei rappresentanti del pianeta Terra nei dintorni della Luna, a 54 anni dall’ultima missione Apollo.

Nella prima conferenza del 22 settembre, svoltasi nel pomeriggio ora italiana, Lakiesha Hawkins, vice amministratore associato della Direzione per lo sviluppo dei sistemi di esplorazione dell’ente spaziale americano, ha spiegato che la finestra di lancio che porterà verso la Luna quattro astronauti (due uomini e una donna statunitensi e un canadese), resta fissata non oltre il mese di aprile del 2026. Ha inoltre aggiunto, però, che se i prossimi test che verranno eseguiti sul razzo SLS (Space Launch System) e sulla navicella Orion si svolgeranno senza problemi ci sarà la possibilità di lanciare già in febbraio e precisamente il giorno 5 (in Italia saranno le 2:09 del 6 febbraio).

Il decollo avverrà dalla rampa di lancio 39-B dal Centro Spaziale Kennedy, la stessa che fu utilizzata solo una volta nella straordinaria storia delle esplorazioni lunari Apollo nella missione Apollo 10 nel maggio del 1969. “Nel caso non venga rispettata la prima data di lancio”, ha specificato Hawkins, “ogni mese ci sarà comunque un periodo tra i quattro e gli otto giorni in cui sarà possibile partire verso la Luna”.

La direttrice del lancio del Programma Artemis, Charlie Blackwell-Thompson, ha annunciato che già questa settimana la navicella Orion sarà trasferita all’interno del VAB (Vehicle Assembly Building), l’enorme e iconico hangar di assemblaggio, dove i tecnici preposti la accoppieranno al gigantesco razzo SLS. Una volta trasportata l’intera struttura alla rampa di lancio, entro la fine dell’anno, verranno ultimate le operazioni per l’integrazione tra la rampa di lancio mobile e le infrastrutture a terra. Durante questo periodo, e fino a pochi giorni prima del lancio, i quattro astronauti avranno la possibilità di recarsi personalmente sulla rampa e testare il sistema di evacuazione d’emergenza nel caso di una grave avaria pochi istanti prima del distacco dalla rampa

Riprendendo la parola e rispondendo a una delle tante domande dei numerosi giornalisti presenti, Lakiesha Hawkins ha specificato più volte che si tratta di un volo di test in cui ci sarà tanto da imparare, e che sarà importante raccogliere numerosi dati, non solo tecnici ma anche fisici, sui quattro astronauti nel corso della missione, che durerà dieci giorni. 

Il programma prevede che la navicella Orion, dopo il distacco dalla rampa di lancio, completi un’orbita (o anche due se necessario) intorno alla Terra per consentire agli astronauti di effettuare tutti i controlli a bordo. Il sorvolo ravvicinato alla Luna durerà circa due ore: la distanza esatta verrà stabilita solo quando ci sarà la data precisa del giorno del lancio.

Il rientro sulla Terra è previsto seguendo una traiettoria di ritorno libero, senza bisogno di accensioni propulsive.

La navicella, frenata dai paracadute, si tufferà infine nel Pacifico, vicino alla costa presso San Diego, e l’equipaggio troverà ad attenderla una nave militare con un team addestrato per il recupero.

A una successiva domanda su chi effettivamente arriverà prima sulla superficie lunare nella nuova sfida del XXI secolo tra Artemis e il programma lunare cinese, Hawkins ha risposto “che effettivamente ci sono pressioni geopolitiche per tornare sulla Luna il prima possibile, ma per la NASA la priorità è svolgere questa missione e le successive con la massima sicurezza per l’equipaggio”.

Nella seconda conferenza stampa, svolta il giorno successivo (23 settembre), sempre alla presenza di giornalisti di varie testate americane e internazionali, sono stati presentati i vari esperimenti che verranno svolti durante i dieci giorni della missione Artemis II. Jacob Bleacher, Chief Scientist ossia responsabile delle operazioni nella ricerca scientifica, ha delineato alcuni degli esperimenti e delle attività che saranno condotti dall’equipaggio e sull’equipaggio durante il primo viaggio lunare umano del XXI secolo.

Si tratta di esperimenti volti soprattutto a comprendere il comportamento del corpo umano in questa tipologia di viaggio, di ambiente e di esposizione alle radiazioni presenti nello spazio. Per questo all’interno della navicella Orion sarà presente un sistema per permettere agli astronauti di allenarsi, cosa obbligatoria per missioni che superano i nove giorni di permanenza nello spazio.

I numerosi dati che verranno raccolti al termine del volo saranno sicuramente fondamentali per comprendere come il corpo umano reagisce all’ambiente dello spazio profondo e preparare le future missioni di colonizzazione verso la Luna e Marte. 

Successivamente il manager del volo di Artemis II, Matt Ramsey, ha annunciato che sono già stati installati all’interno del gigantesco razzo vettore SLS tre CubeSat, piccoli satelliti tipicamente di forma cubica, e altri ne saranno installati nei prossimi giorni, come era avvenuto nel precedente volo di Artemis I senza equipaggio a bordo.

Da sinistra, Wiseman, Glover, Koch e Hansen.

Nella terza e ultima conferenza stampa, sicuramente la più interessante dal punto di vista umano, i protagonisti erano loro, i quattro astronauti prescelti per questo storico volo: il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen. Nel corso del loro intervento hanno annunciato di avere scelto il nome Integrity per la loro navicella Orion.

Il comandante e veterano dello spazio Wiseman, con all’attivo un volo orbitale a bordo della Soyuz TMA-13M nel 2014, ha specificato che il nome Integrity incarna lo spirito di fiducia, rispetto, umiltà e sincerità tra tutti coloro che stanno lavorando a questa nuova grande impresa umana che riporterà, grazie a numerosi ingegneri, tecnici, scienziati, progettisti, un equipaggio attorno alla Luna riportandolo poi sano e salvo sulla Terra.

Wiseman ha poi aggiunto: “Spero che i nostri nomi siano presto dimenticati, ciò vorrebbe dire che altri equipaggi di uomini e donne hanno compiuto nuove grandi imprese nella storia dell’esplorazione spaziale ed in particolare sulla superficie della Luna con insediamenti e del nostro prossimo obiettivo Marte”. E’ stato anche annunciato che i quattro di Integrity avranno la possibilità, durante il viaggio di avvicinamento alla Luna, di dialogare con l’equipaggio che vive e lavora a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) in orbita intorno al nostro pianeta.

Il piano di volo Terra-Luna-Terra della missione Artemis II.

Se tutto andrà come stabilito dall’ente spaziale americano e verrà rispettata la data del 5 febbraio, orario della Florida, il giorno del lancio l’equipaggio indosserà le tute di volo e verrà trasportato a bordo di un pulmino ai piedi della rampa di lancio 39-B, entrando nella navicella Integrity circa tre ore prima del decollo, come accadeva per gli astronauti del programma Apollo.

Al termine di un conto alla rovescia sicuramente emozionante, dopo che il razzo avrà lasciato con successo la rampa di lancio, si saranno sganciati i due booster laterali e il serbatoio centrale e la navicella Orion sarà entrata in orbita intorno alla Terra, l’equipaggio trascorrerà le prime ore nello spazio eseguendo le prime importanti verifiche dei sistemi di bordo con il Centro di Controllo a terra, per garantire che tutto sia pronto per affrontare il lungo tragitto che li separa dalla Luna.

Ricevuto il “go” dal Centro spaziale di Houston, verrà acceso il propulsore principale dello stadio ICPS per entrare nella cosiddetta orbita di “ritorno libero”, una traiettoria che permette di rientrare sulla Terra anche nel caso di gravi problemi ai propulsori principali.

Una volta arrivati nei pressi del Satellite naturale della Terra i quattro astronauti avranno la straordinaria possibilità di osservare la superficie lunare come non è stata più vista da occhi umani dall’ultima missione lunare umana, quella di Apollo 17 nel dicembre 1972.

Naturalmente una delle fasi di maggior criticità di un volo spaziale e in particolare lunare è quella del rientro sulla Terra. Lo scudo termico di Orion sarà sottoposto a un grande calore dovuto all’attraversamento negli strati densi dell’atmosfera a fortissima velocità, ma grazie ai dati ricavati dalla precedente missione senza equipaggio Artemis I nel dicembre del 2022 il materiale ablativo dello scudo termico dovrebbe resistere ad ogni tipo di sollecitazione.

Va ricordato che la NASA, per questa storica occasione, ha lanciato un’iniziativa che permette a chiunque di viaggiare simbolicamente intorno alla Luna a bordo della navicella Integrity, naturalmente non di persona ma con il proprio nome. L’iniziativa, chiamata NASA Artemis II | Send Your Name to Space, consente di registrarsi online e vedere il proprio nome caricato su una scheda SD che volerà a bordo della capsula Orion insieme ai quattro astronauti. Chi partecipa riceve anche un biglietto d’imbarco digitale personalizzato da conservare come ricordo.

Dopo anni di attesa, finalmente degli occhi umani, e noi tutti con loro grazie ai collegamenti che i quattro di Orion ci forniranno in diretta, potranno e potremo vedere da vicino il nostro Satellite naturale attraverso immagini in alta definizione mai viste prima, nel ricordo di quei ventiquattro uomini del Programma Apollo che per primi osservarono la “magnifica desolazione”, l’asperità del terreno ma anche la selvaggia bellezza della compagna celeste della Terra!