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55 anni fa il primo “ritorno” dell’uomo sulla Luna con Apollo 14 (parte quarta)

Il logo della missione Apollo 14.

5 febbraio 1971, venerdì. Ore 00:39 italiane. A Houston le lancette dell’orologio segnano le 17:39 di giovedì 4 febbraio. Da alcune ore il panorama del deserto lunare scorre sotto gli occhi dei tre uomini di Apollo 14. È la voce del pilota del modulo di comando Stuart Roosa a spezzare il silenzio nella sala del Centro di controllo a terra: “Buongiorno Houston, qui Apollo 14”.

“Buonasera 14, qui Houston”, risponde Bruce McCandless, in quel momento il “Capcom” di turno, cioè l’astronauta addetto alle comunicazioni.

“Come e quanto avete dormito?”. Risponde ancora Roosa: “Benissimo Bruce. Al (Shepard), sei ore di sonno, Ed (Mitchell), sei ore ed io sei ore”. “Ok. Registriamo, sei ore di riposo ciascuno, bene”, risponde McCandless.

Dopo aver consumato una ricca e sostanziosa colazione, i tre astronauti danno inizio alle ultime complesse operazioni di controllo che precedono il distacco del modulo lunare “Antares” dalla navicella madre “Kitty Hawk”. Dopo aver pressurizzato il Lem, alle 03:23 ora italiana, Shepard e Mitchell entrano a bordo del veicoloL’unica preoccupazione ora, per i tre astronauti e per i controllori a terra, è se il sistema di attracco, che ha causato problemi durante le prime fasi del volo verso la Luna, si comporterà regolarmente durante il rilascio tra i due veicoli.

Dopo aver ricontrollato minuziosamente, in continuo contatto radio con la Terra, tutte le delicate apparecchiature del Lem e chiuso il boccaporto di comunicazione tra “Antares” e “Kitty Hawk”, i due prossimi “pedoni lunari” danno l’arrivederci via radio a Roosa. A 103 ore e quarantasette minuti dal “lift off” da Cape Kennedy, tra le due navicelle avviene la separazione. In Italia sono le 05:50 del mattino, le 22:50 a Houston.

Sulla Terra arriva tranquilla, da più di 380.000 km di distanza, la voce del pilota del modulo di comando: “Ok Houston, il distacco è avvenuto regolarmente”. Ora per Alan Shepard e Edgar Mitchell, alla guida del più straordinario, delicato (e buffo per certi versi) veicolo costruito dall’uomo, destinato a volare solamente nello spazio, non resta che attendere da terra il “Go for landing”, il via libera per l’atterraggio sulla Luna.

Il modulo lunare “Antares” con Shepard e Mitchell a bordo, fotografato da Roosa mentre si allontana dal modulo di comando preparandosi per la discesa.
La Terra sorge all’orizzonte lunare, vista attraverso uno dei finestrini del Modulo Lunare “Antares” poco dopo il distacco dal Modulo di Comando “Kitty Hawk”.

Le ultime fasi prima dell’allunaggio sono ricche di tensione e di emozione: mentre Shepard e Mitchell stanno ultimando gli ultimi controlli prima dell’accensione del razzo frenante del modulo di discesa di “Antares”, inizia improvvisamente a lampeggiare la spia rossa che segnala l’”Abort Command”, rischiando su comando del computer di fare annullare la discesa e rilanciare automaticamente in orbita lunare il Lem.

Dopo due interminabili ore di discussioni e di analisi, la NASA e la squadra di progettisti del software del Massachusetts Institute of Technology, capitanati da Donald Eyles, che hanno preparato i programmi per il calcolatore, trovano la soluzione: riprogrammare il sofware facendo credere al computer di bordo che l’interruzione della discesa sia già avvenuta, ignorando così altri segnali di allarme eventualmente in arrivo.

Poiché tutto è tornato in ordine, finalmente giunge il momento per l’accensione del razzo frenante di discesa di ”Antares”. Ma ecco un secondo inconveniente: durante la discesa il radar di atterraggio del Lem non riesce ad agganciare automaticamente la superficie lunare, privando il computer di navigazione delle importanti informazioni riguardanti l’altitudine e la velocità di discesa. C’è un nuovo rischio di “abort” della missione.

Solo azionando manualmente l’interruttore si riesce a convincere il radar a riprendere a funzionare regolarmente. Ora, con tutti gli strumenti operativi, Alan Shepard può assumere manualmente la guida del Lem mentre il pilota del modulo lunare Mitchell controlla e trasmette al comandante di Apollo 14 i dati relativi alla quota e alla velocità di discesa.

 Nella raffigurazione artistica il modulo lunare “Antares” proco prima di toccare il suolo lunare.

5 febbraio 1971, venerdì. Ore 10:18 ora italiana. A 108 ore, quindici minuti, nove secondi dall’inizio della sesta avventura umana verso la Luna, il modulo lunare “Antares” si posa con le sue quattro zampe sulla polverosa superficie nella zona di Fra Mauro, con un minuto e dodici secondi di ritardo sul piano di volo ma con il maggior avvicinamento al luogo previsto dello sbarco rispetto alle precedenti missioni di Apollo 11 e 12.

A Houston è piena notte, le lancette dell’orologio segnano le 03:18, ma l’emozione al Centro di Controllo a terra e in tutti gli Stati Uniti è comunque enorme. Il fallimento di “Apollo 13”, nell’aprile dell’anno precedente, ha fatto convergere su questa missione l’attenzione di tutto il mondo, creando un clima di suspense e anche di polemiche.

Con il felice allunaggio di Shepard e Mitchell tutte le incertezze, tutti i dubbi di fronte a questo successo sono scomparsi. A bordo del modulo lunare, dopo essersi complimentati a vicenda, per i due astronauti non c’è tempo per festeggiare: subito dopo l’allunaggio procedono ad un controllo di tutte le apparecchiature di “Antares” e a preparare il loro veicolo in caso di partenza anticipata.

Poi, in collegamento radio con la Terra, ha inizio una prima descrizione del panorama nella zona dell’atterraggio, visto attraverso i finestrini del Lem. “Il cratere Cone è impressionante, ma non mi sembra difficile da scalare. Qui intorno vi sono meno massi di quanto mi aspettavo”, dice Shepard. Poi è la volta di Mitchell: “La doppietta di crateri davanti a me e che vedremo con la seconda attività extraveicolare è molto pronunciata, crea il limite dell’orizzonte lunare con il cielo nero”. 

Le prime foto della zona di Fra Mauro dove è atterrato il modulo lunare “Antares”.

5 febbraio 1971, venerdì. Ore 14: italiane. I due astronauti, dopo aver esaminato minuziosamente il modulo lunare e trovato tutto in perfetto ordine, indossano gli speciali indumenti per l’attività extraveicolare e scoprono d’improvviso che la trasmittente di Shepard non riesce a comunicare con Houston.

Il problema non è grave, perché i due astronauti possono ugualmente comunicare tra di loro con un’altra radio, e Mitchell potrebbe tenere i collegamenti con il Centro di Controllo a terra grazie al suo apparecchio. Ma il direttore del programma Apollo, Rocco Petrone, cognome di chiare origini italiane, non intende correre nessun rischio. Per trenta minuti i due astronauti trafficano intorno allo scafandro di Shepard, finché non riescono a risolvere con successo il problema.

Finalmente, alle 15:42 italiane, con cinquanta minuti di ritardo sull’orario previsto, si apre il portello del modulo lunare. Alle 15:53, Alan Shepard scende lungo la scaletta del LEM e accende la telecamera posizionata in uno scomparto dello stadio di discesa di “Antares”: ha inizio la diretta TV della prima escursione sul suolo di Fra Mauro. Tutti i Paesi collegati possono assistere in diretta al “ritorno” dell’esplorazione umana del Satellite naturale della Terra da 400.000 km di distanza.

Un minuto dopo, alle 15:54, il comandante di Apollo 14 tocca con i suoi voluminosi scarponi il suolo selenico, quinto uomo e quinto cittadino degli Stati Uniti ad esplorare un corpo celeste al di fuori del nostro pianeta. Sono trascorse 113 ore e cinquantuno minuti dall’inizio della missione. Le prime parole di Shepard una volta disceso i nove pioli della scaletta sono queste: “Al (Alan) è arrivato. La strada è stata lunga, ma siamo arrivati”.

Il quinto pedone lunare della storia ha appena disceso la scaletta di “Antares” nell’immagine trasmessa in diretta televisiva da 400.000 km di distanza.

Quattro minuti dopo Shepard anche Edgar Mitchell è sulla Luna. A questo punto i due astronauti danno inizio alla prima attività extra-veicolare, che li terrà impegnati per quasi cinque ore.

I due esploratori raccolgono i primi campioni lunari cosiddetti di “emergenza”, nel caso vi sia una partenza anticipata, dispiegano la grande antenna a forma di ombrello per le comunicazioni e la bandiera degli Stati Uniti (la terza a garrire, grazie a delle aste metalliche, sulla superficie lunare) oltre a un foglio di alluminio per la cattura di particelle del vento solare.

Shepard e Mitchell dedicano gran parte della loro prima attività all’installazione della seconda stazione ALSEP (Apollo Lunar Surface Experiments Package), una serie di strumenti scientifici utili a trasmettere a terra dati sull’ambiente interno ed esterno del Satellite naturale della Terra. La prima era stata collocata da Apollo 12 nel novembre 1969. Montano anche il MET (Modular Equipment Transporter), un piccolo veicolo a due ruote studiato per essere trainato da loro sulla Luna e permettere di caricare con sé strumenti, attrezzature e campioni, senza la necessità di portarli personalmente.

5 febbraio 1971, venerdì. Ore 20:20 italiane. La prima intensa attività di Shepard e Mitchell nella regione di Fra Mauro termina quando in Italia sono le 20:22, dopo quattro ore e 48 minuti dall’uscita dal Lem.

I primi passi di Shepard sulla Luna fotografati da Mitchell ancora a bordo di “Antares”.
Il saluto alla bandiera degli Stati Uniti da parte del comandante di Apollo 14 Shepard.
Il Lem “Antares” atterrato con precisione nella zona di Fra Mauro con una pendenza di otto gradi.
La prima pagina de “Il Corriere della Sera” di sabato 6 febbraio 1971 sulla prima attività sulla Luna di Shepard e Mitchell.
La prima pagina del quotidiano “La Stampa” di sabato 6 febbraio 1971.

(continua)
 

55 anni fa il primo “ritorno” dell’uomo sulla Luna con Apollo 14 (parte terza)

La patch ufficiale della missione Apollo 14.

1 febbraio 1971, lunedì. Ore 9:03 italiane. Dopo la “suspense” delle ore precedenti, dovuto al mancato aggancio per ben cinque volte tra “Kitty Hawk” e “Antares”, alla NASA c’è di nuovo fiducia nel proseguimento della missione Apollo 14.

Continua però a rimanere tra i tecnici a terra una certa preoccupazione per il funzionamento della sonda di aggancio nel prosieguo del volo verso il Satellite naturale della Terra. Cosa succederebbe se il problema da poco superato si dovesse ripresentare anche in orbita lunare, al momento del ricongiungimento tra il modulo di comando e la parte superiore del modulo lunare, al termine delle due esplorazioni in programma sulla superficie selenica? 

Una possibile soluzione pensata a Houston è far rientrare Shepard e Mitchell nel modulo di comando, con tutto il materiale raccolto nelle colline di Fra Mauro, tramite un’attività extraveicolare, uscendo dal Lem “Antares” ed entrando attraverso il portellone laterale del modulo di comando.

Alle 9:03 ora italiana, a undici ore esatte dal momento in cui Shepard, Roosa e Mitchell hanno lasciato il pianeta Terra, viene di nuovo accesa la telecamera a colori a bordo del modulo di comando: il comandante di Apollo 14, Shepard, ha l’occasione di mostrare ai telespettatori, collegati attraverso le varie televisioni di tutto il mondo, e ai tecnici di controllo a terra le condizioni della sonda di aggancio, che per la prima volta nella storia del programma lunare Apollo ha dato seri problemi in una delle fasi più delicate all’interno di una missione.

Nel corso del collegamento, che dura un’ora e quindici minuti, Shepard mostra in dettaglio la sonda, ma non trova alcuna anomalia nei dodici agganci principali. Questo avvalora sempre di più l’ipotesi, formulata a terra, che i mancati agganci ripetuti tra “Kitty Hawk” e “Antares” siano stati causati da acqua caduta con la pioggia e poi ghiacciatasi durante l’ascesa nell’atmosfera, al momento del lancio, all’interno del meccanismo.

A parte questo fastidioso problema nel congegno di attracco, a bordo dell’Apollo tutto funziona regolarmente: la prima correzione di rotta prevista dal piano di volo viene annullata perché non ritenuta necessaria. Alle 13:50 ora italiana, quando l’astronave si trova a circa 136.000 chilometri dalla Terra e dopo una lunga giornata piena di emozioni e dopo aver consumato un breve pasto, Shepard, Mitchell e Roosa possono finalmente usufruire del turno di riposo, che prevede dieci ore di sonno.

Nella foto su pellicola, la sonda d’attracco, rimossa dalla sua posizione originale.
In questo disegno, tratto da “Il Corriere della Sera”, il meccanismo di aggancio tra il modulo di comando e il modulo lunare.

2 febbraio 1971, martedì. Ore 00:00 italiane. In Texas sono le cinque del pomeriggio di lunedì 1; dal Centro di Controllo di Houston viene data la sveglia ai tre astronauti. Dopo essersi sbarbati e lavati i denti, Alan Shepard, Edgar Mitchell e Stuart Roosa sono in ottima forma e pronti a proseguire in questa sesta fantastica trasvolata umana della storia verso il Satellite naturale della Terra, questa volta con obiettivo finale la zona di Fra Mauro.

Alle 4:39 ora italiana, le 21:39 a Houston, viene acceso per undici secondi il motore principale del modulo di servizio, l’SPS, per la prima correzione di rotta. Aumentando la velocità di 79 chilometri orari e indirizzando il complesso spaziale nella giusta traiettoria verso la Luna, viene recuperato il ritardo di quaranta minuti, accumulato a causa della ritardata partenza da Cape Kennedy.

Il programma della seconda giornata nel cosmo per i tre uomini di Apollo 14 prevede un nuovo accurato esame del meccanismo di aggancio, che ha dato tanto da fare nella manovra di “docking”, ed un controllo completo di tutti gli strumenti del modulo di comando, a cui seguirà uno studio delle stelle grazie al telescopio e al sestante presenti a bordo della navicella.

La prima pagina de “Il Corriere della Sera” del 2 febbraio 1971.
Anche sulla prima pagina de “Il Resto del Carlino” del 2 febbraio 1971 spicca in prima pagina il “GO” per il proseguimento della missione verso la Luna di Shepard, Mitchell e Roosa.
La prima pagina del quotidiano con uscita pomeridiana “La Notte”.

3 febbraio 1971, mercoledì. Ore 09:53 italiane. Sono trascorse cinquanta ore e 53 minuti da quando Shepard, Mitchell e Roosa hanno dato l’arrivederci al loro pianeta natale. Apollo 14 si trova a circa 298.000 chilometri dalla Terra.

Dopo essersi svegliati e aver consumato la colazione, i tre astronauti sono pronti ad affrontare la loro terza giornata nello spazio, dedicata principalmente alla prima ispezione del Modulo Lunare “Antares”. Alle 09:53 italiane, le 02:53 di Houston, ha inizio la pressurizzazione del Lem.

Alle 10:08, sempre ora italiana, viene accesa la telecamera a colori a bordo dell’Apollo: è la seconda trasmissione televisiva trasmessa in diretta dall’astronave. Dopo aver inquadrato l’interno della cabina e la Luna che si presenta illuminata al primo quarto, Shepard e Mitchell aprono il portello che separa le due astronavi ed entrano all’interno del modulo Lunare “Antares”: è importante analizzare lo stato del veicolo che sarà per loro come una casa nei due giorni che trascorreranno sulla superficie lunare.

“Lo scopo di questa prima escursione nel Lem”, spiega il comandante Shepard ai telespettatori americani davanti ai teleschermi e ai tecnici della base di Houston, “è controllare tutti gli strumenti di bordo e fare un po’ di pulizia, in modo che quando entreremo su “Antares” prima della discesa, ci saranno meno cose da fare”. 

Alle 10:45 italiane il collegamento televisivo termina. Shepard e Mitchell restano comunque all’interno del Lem per un’altra ora e mezza, poi alle 12:23 rientrano a bordo di “Kitty Hawk”. Quando in Italia le lancette dell’orologio segnano le 16:42 e l’equipaggio ha da poco iniziato il previsto periodo di riposo, il Centro di controllo di Houston comunica che “Apollo 14 è entrato nella zona d’influenza della sfera lunare a 66 ore, 49 minuti e quattro secondi dal momento del lancio. I nostri display ora qui, al Controllo missione, non segnalano più la lontananza dalla Terra, ma la distanza che li separa ora dalla Luna. Apollo 14 è ora a 61.490 chilometri di distanza dalla Luna e viaggia alla velocità di 1.008 metri al secondo. Prosegue la modalità di controllo termico passivo. Il complesso spaziale ruota su se stesso alla velocità di tre rivoluzioni ogni ora: una rivoluzione ogni venti minuti. Continuiamo a monitorare anche il percorso del terzo stadio del Saturn, S-IVB, che impatterà sulla Luna con un ritardo di quaranta minuti rispetto ai piano di volo nelle prime ore di domani ora di Houston”.

Tutto sta andando per il meglio da quando Shepard, Mitchell e Roosa hanno superato i problemi iniziati dopo il distacco dall’orbita terrestre con il mancato aggancio, per ben cinque volte, tra “Kitty Hawk” e “Antares”. Ma poco dopo le otto della sera ora italiana, mentre i tre stanno riposando, un improvviso allarme mette di nuovo in tensione i tecnici del Centro di controllo: una delle batterie del modulo lunare, la numero 5, presenta una perdita di tensione. A Houston, su richiesta del direttore del volo, si decide di non svegliare l’equipaggio. Solamente al termine del loro turno di riposo verrà chiesto a Shepard e a Mitchell di tornare all’interno di “Antares” per controllare l’efficienza della batteria, indispensabile per il ritorno in orbita lunare al termine delle due esplorazioni nella zona di Fra Mauro.

4 febbraio 1971, giovedì. Ore 01:09 italiane. In Texas, al Centro di Controllo di Houston, è ancora la sera di mercoledì 3. Shepard, Roosa e Mitchell vengono svegliati dopo aver effettuato il loro ultimo turno di riposo prima dell’ingresso in orbita lunare.

Dopo aver consumato una rapida colazione ed effettuato una leggera correzione di rotta con una breve accensione del potente motore del modulo di servizio (SPS), il comandante e il pilota del modulo lunare, su consiglio dei tecnici di Houston, riaprono il portello che li separa dal Lem e vi entrano all’interno per controllare l’efficienza delle batterie di “Antares”, in particolare la numero 5, che nelle scorse ore presentava una anomalia di tensione. Dopo aver effettuato i più accurati controlli, Mitchell rassicura i tecnici del Centro di controllo: “Houston, la batteria tiene perfettamente, non c’è nulla che possa impensierirci”.

Alle 07:36 ora italiana, da terra arriva agli astronauti l’autorizzazione ad iniziare le manovre necessarie per l’inserimento in un’orbita ellittica intorno alla Luna. A 81 ore, 46 minuti e 40 secondi dal distacco dalla rampa di lancio 39-A, il complesso spaziale scompare dietro il satellite naturale della Terra. In Italia sono le 07:49, a Houston mancano undici minuti all’una di notte.

Alle 07:59 viene acceso per sei minuti l’SPS per porre l’Apollo, con il suo prezioso carico umano, nella giusta orbita intorno a Selene. Per circa trenta minuti i collegamenti radio con la base sono interrotti. E’ il momento più emozionante in questa prima fase della missione che vede come protagonisti un veterano (Shepard) e i due “novellini” (Mitchell e Roosa).

“Diavolo ragazzi, è davvero un posto selvaggio! Un vero spettacolo! Tutto è chiaro, qui non c’è nessuna atmosfera”. La voce del comandante della quarta spedizione lunare della storia risuona nitida alle 08:20 ora italiana al Centro di controllo di Houston, dopo 32 minuti di interruzione nelle comunicazioni tra l’astronave e la Terra. La manovra è dunque perfettamente riuscita.

Subito dopo l’avvenuta conferma dell’ingresso in orbita, i tre astronauti descrivono il paesaggio che scorre sotto i loro occhi. Mitchell dice: “Non ci crederete ragazzi, ma guardiamo in giù e sembra di guardare una mappa geografica. Non ho mai visto un luogo più spoglio!”. Roosa aggiunge: “Abbiamo scelto il giorno più adatto per arrivare quassù, non c’è foschia. Sono sorpreso per i particolari che riesco a scorgere. Si vedono molti piccoli crateri nella zona del cratere Cartesio. Possiamo vedere limpido fino all’orizzonte”.

Conclude Shepard: “I colori predominanti sono il grigio e il marrone, è davvero qualcosa da vedere ragazzi”. C’è grande entusiasmo tra i tre astronauti a bordo del Modulo di Comando “Kitty Hawk” e negli uomini che stanno seguendo il grande viaggio a 384.000 chilometri di distanza.

Alle 08:40 ora italiana giunge anche la notizia dell’arrivo sul suolo lunare del terzo stadio del Saturn V. L’S-IVB si è schiantato a 200 chilometri circa a sud-ovest nell’Oceano delle Tempeste, scavando un cratere, secondo i dati ricevuti a terra grazie al sismometro installato durante la missione di Apollo 12, di circa una decina di metri.

L’indomani, venerdì 5 febbraio 1971, Shepard e Mitchell entreranno a bordo del Modulo Lunare e dopo essersi distaccati dal modulo di comando, dove rimarrà il solo Roosa, cercheranno un punto nella zona prestabilita di Fra Mauro dove poter allunare ed iniziare la doppia esplorazione, pianificata in due giorni, di una regione definita dai selenologi tra le più interessanti per scoprire l’origine della Luna e forse dell’intero Sistema Solare.

Il piano di volo prevede l’arrivo di “Antares” sulla superficie lunare per le 10:14 ora italiana; la discesa di Shepard dalla scaletta, come quinto uomo nella storia a camminare sulle desolate lande lunari, è prevista per le 14:53.

Il giorno del “ritorno sulla Luna” con Apollo 14 nella prima pagina del quotidiano “L’Avvenire” in edicola il mattino del 5 febbraio 1971.

(continua)

55 anni fa il primo “ritorno” dell’uomo sulla Luna con Apollo 14 (parte seconda)

La patch ufficiale della missione Apollo 14.

31 gennaio 1971, domenica. È il giorno del lancio: il grande giorno per Shepard, Mitchell e Roosa. Dopo mesi e mesi di addestramento, sono pronti per il viaggio verso la Luna. Il “countdown” a Cape Kennedy per il “liftoff” è iniziato lunedì 25 gennaio e, a detta dei tecnici del Centro spaziale, “è il mglior conto alla rovescia effettuato finora”. il distacco dal pianeta Terra dei tre di Apollo 14 è programmato per le 15:23 ora della Florida, le 21:23 ora italiana. Se tutto finora è andato liscio, preoccupano solo le previsioni meteorologiche, in quanto si annuncia l’arrivo, nel primo pomeriggio, di temporali provenienti dal Golfo del Messico.

Gli Stati Uniti che si apprestano ad inviare sulla Luna i tre uomini di Apollo 14 non sono più quella nazione che vide con entusiasmo le prime grandi storiche imprese verso il Satellite naturale della Terra con Apollo 8, la prima trasvolata umana verso la Luna, Apollo 11 e Apollo 12, le prime bandiere a stelle e strisce piantate nelle sabbie seleniche. Sono un Paese fortemente travagliato, come anche il presente ci insegna, da lotte interne, dal razzismo mai sopito e dalla guerra in Vietnam, che occupa le prime pagine dei giornali molto più dell’impresa che si accingono a compiere Shepard, Roosa e Mitchell.

In questo clima si inserisce il terzo sbarco lunare umano, che prevede l’arrivo ai bordi del cratere Fra Mauro, due attività extraveicolari di Mitchell e Shepard (mentre Roosa attenderà i suoi due compagni in orbita lunare), l’installazione del secondo complesso di strumenti scientifici ALSEP e di un mortaio con quattro granate che verranno lanciate tramite radiocomando dopo il decollo dei due astronauti dalla Luna.

La prima pagina de “La Stampa” di cinquantacinque anni fa, 31 gennaio 1971.

Ore 14:55 italiane. Sono le 08:55 in Florida. Viene data la sveglia ai tre astronauti: il comandante di Apollo 14 e veterano dello spazio Alan Bartlett Shepard, il pilota del Modulo di Comando “Kitty Hawk” Stuart Allen Roosa e il pilota del Modulo Lunare “Antares” Edgar Dean Mitchell. Dopo essersi fatti una veloce doccia, la barba e qualche minuto di ginnastica, gli uomini a cui spetta il ritorno di un equipaggio americano sulla Luna consumano la classica colazione prima del lancio: bistecca, uova, pane tostato, succo d’arancia e caffè.

Shepard, Roosa e Mitchell, ritratti mentre consumano l’ultima colazione “terrestre” prima del lancio, insieme all’equipaggio di riserva, composto da Eugene Cernan (non inquadrato nella foto), Ronald Evans e Joe Engle. Con loro Donald Slayton e Thomas Stafford.

Consumata l’abbondante colazione e dopo l’ultima visita medica, con esito positivo, effettuata dal medico della NASA Charles Berry, l’equipaggio di Apollo 14 si trasferisce nella grande sala all’interno dello Spacecraft Operation Building, dove avviene la lunga e complessa vestizione delle tute di volo.

Completata l’operazione e usciti dalla sala della vestizione, i tre astronauti, immortalati dalle cineprese e dai fotografi provenienti da tutto il mondo, salgono sullo storico pulmino che li trasporta verso la rampa di lancio 39-A, dove si staglia imponente il maestoso Saturn V, pronto a spiccare un nuovo balzo verso la Luna.

Alan Shepard, all’uscita dal pulmino, scruta il cielo sopra la zona di Cape Kennedy. All’ora prevista per il “liftoff” è infatti annunciato l’arrivo di una perturbazione che potrebbe far ritardare il lancio di qualche ora o addirittura posticiparlo di qualche giorno.

Ore 19:01 italiane. Raggiunta l’altezza alla quale si trova il modulo di comando, a circa novanta metri dal suolo, i tre astronauti entrano a turno nella navicella Apollo in quest’ordine: prima il comandante Alan Shepard, poi Edgar Mitchell, e infine Stuart Roosa. Alle 13:01, ora della costa orientale degli Stati Uniti, il portello viene chiuso. I protagonisti del ritorno umano sulla Luna sono ora soli a bordo di quella che sarà la loro “casa” per i nove giorni previsti della missione.

Mentre le ore, i minuti e i secondi che li separano dal lancio scorrono regolarmente, gli esperti meteorologi della NASA continuano a monitorare il cielo sopra Cape Kennedy, vista la possibilità di un acquazzone che potrebbe colpire la zona al momento del “liftoff”. Come ogni missione lunare, anche Apollo 14 ha una cosiddetta “finestra di lancio”, il cui inizio è alle 15:23 locali (le 21:23 italiane del 31 gennaio), ora prevista del lancio, con chiusura alle 19:12 locali (01:12 italiane dell’1 febbraio).

La posizione dei tre astronauti a bordo del Modulo di Comando “Kitty Hawk”. 1) Alan Shepard, comandante. 2) Stuart Roosa, pilota del Modulo di Comando. 3) Edgar Mitchell, pilota del Modulo Lunare.

Ore 21:15 italiane. I tre astronauti sono ormai chiusi a quasi cento metri d’altezza dal suolo da più di due ore a bordo del loro straordinario veicolo spaziale che li condurrà verso il satellite naturale della Terra. La presenza di numerose nubi temporalesche, che di lì a poco potrebbero colpire la zona di lancio con strascichi di pioggia, consiglia ai tecnici di interrompere il “countdown”. Sono le 15:15 ora della Florida, le 21:15 ora italiana. Il grande orologio luminoso del Centro Spaziale segna in questo momento meno otto minuti e due secondi alla partenza. È la prima volta nella storia delle missioni Apollo che un conto alla rovescia viene bloccato con gli astronauti già a bordo dell’astronave.

Alle 15:35, puntuale, un violento temporale con pioggia e vento si scatena nella zona di Cape Kennedy. Seppure il volo di Shepard e compagni non abbia trovato fino a questo momento grande spazio nelle pagine dei quotidiani, non solo italiani ma anche in quelli americani e nel resto del mondo, così negli stessi notiziari televisivi, l’improvviso stop al conto alla rovescia risveglia l’interesse del pubblico collegato in diretta TV.

Una foto del Saturn V, il più potente razzo costruito da mani umane, in attesa del lancio sulla rampa di lancio.

Ore 22:03 italiane. Cessato il temporale che ha colpito l’area del Centro spaziale americano, i tecnici della NASA danno finalmente il “go” per il lancio. Alle 21:55 italiane, 15:55 ora della Florida, viene ripreso il conto alla rovescia da meno otto minuti, tanti quanti ne mancavano al momento dello stop.

Alle 16:03 locali, con quaranta minuti di ritardo sull’orario previsto, il gigantesco Saturn V accende i cinque potenti motori F-1 del suo primo stadio, staccandosi dapprima lentamente, poi sempre più sicuro,dalla rampa 39-A, lanciando nello spazio il suo prezioso carico umano di tre nuovi esploratori della Luna.

L’ascesa del più potente razzo mai costruito da mani d’uomo verso l’orbita terrestre è regolare. A due minuti e 44 secondi dal “liftoff” e a una quota di 61 km di altezza avviene il distacco del primo stadio, l’S-IC; poi l’accensione per sei minuti dei cinque motori del secondo stadio S-II porta il complesso spaziale ad una quota di 185 chilometri. A questo punto, esaurito il suo compito, anche il secondo stadio viene rilasciato e subentra l’unico motore del terzo stadio S-IVB, che inserisce regolarmente Apolo 14 in orbita intorno alla Terra ad una quota di 190 km. Sono trascorsi undici minuti e cinquanta secondi dal momento del distacco dalla rampa di lancio di Cape Kennedy. Le lancette dell’orologio segnano in Italia le 22:14, le 16:14 della Florida.

1 febbraio 1971, lunedì, ore 00:37 italiane. A Houston è ancora domenica 31 gennaio, sono le 17:37. Dopo l’entrata in orbita e dopo aver girato una volta e mezzo intorno al nostro pianeta, Shepard, Roosa e Mitchell ricevono dai tecnici di Houston l’ordine che attendono con impazienza: è il “Go for TLI!” (Trans Lunar Injection): possono inserirsi nella giusta traiettoria per il volo verso la Luna!

Per cinque minuti e 54 secondi il terzo ed ultimo stadio del Saturn V viene riacceso, imprimendo al complesso spaziale la giusta velocità per sfuggire alla gravitazione terrestre: si passa da una velocità di circa 28.000 chilometri orari ad una velocità di fuga di oltre 39.000 chilometri l’ora.

Alle 1:08 italiane, tre ore e cinque minuti dopo il “liftoff”, quando Apollo 14 si trova a circa 11.600 chilometri dalla Terra, viene accesa la telecamera a bordo di “Kitty Hawk”: è la prima diretta televisiva della missione. L’equipaggio inizia la cosiddetta manovra di trasposizione: il Modulo di Comando si distacca dal terzo stadio e compie una capriola di 180 gradi su se stesso, andando ad unirsi al Modulo Lunare “Antares”. Tutto sembra procedere bene quando al Centro di Controllo di Houston arriva la voce concitata di Edgar Mitchell: “Non siamo riusciti ad agganciare Antares!”. Da terra rispondono risponde: “Fate un nuovo tentativo”. Ma anche il secondo tentativo di aggancio fallisce. In Italia è piena notte, sono le ore 1.30. Il momento è vissuto in diretta anche da milioni di americani attraverso le immagini televisive a colori in diretta dallo spazio. I tre astronauti all’interno del Modulo di Comando hanno solo sei ore per riuscire nel docking tra le due navicelle; poi, esauritesi le batterie, sarebbero costretti a rinunciare allo sbarco lunare. Le conseguenze sarebbero facilmente prevedibili: annullamento delle prossime missioni lunari e la probabile chiusura anticipata del programma Apollo.

Al Centro di Controllo di Houston, intanto, i tecnici lavorano febbrilmente, insieme all’equipaggio di riserva composto da Eugene Cernan, Joe Engle e Ronald Evans, esaminando due modelli delle sonde di aggancio usate durante le simulazioni, cercando la soluzione più giusta da trasmettere a Shepard e ai suoi due compagni. Alla fine viene trovato uno stratagemma. Houston: “Provate ad eseguire un aggancio escludendo i tre ganci principali e tentando solo con i 12 secondari”.

Ore 02:59 italiane. Dopo un’ora e mezza e ben cinque tentativi andati a vuoto, finalmente a terra giunge il grido liberatorio di Roosa: “Aggancio riuscito, Houston!”. “E’ stato un aggancio duro, ma ce l’abbiamo fatta!”. Sono trascorse un’ora e tre quarti dal primo sfortunato tentativo. A bordo della navicella Apollo e al Centro Spaziale di Houston si tira un sospiro di sollievo. Alle 03:03 italiane viene spenta anche la piccola telecamera a bordo di “Kitty Hawk”. Dopo l’estrazione del LM dall’involucro che lo conteneva all’interno del terzo stadio, Shepard rimuove la sonda per esaminarla, non trovando però alcun difetto nel meccanismo di aggancio. L’unica ipotesi plausibile, dialogando con la base a terra, è che durante il temporale che ha colpito sulla rampa di lancio il Saturn V dell’acqua si sia infiltrata nella sonda, ghiacciandosi e creando così un ostacolo all’unione tra i due veicoli.

Passata la paura, i tecnici dell’ente spaziale americano, pur rimanendo cauti sul malfunzionamento della sonda, autorizzano i tre astronauti a proseguire con il piano di volo, che prevede l’arrivo sulla superficie selenica, nella zona di Fra Mauro, poco dopo le dieci del mattino ora italiana di venerdì 5 febbraio 1971.

La cronaca dell’inizio del viaggio verso la Luna di Apollo 14 nella prima pagina de “Il Corriere della Sera” del 1 febbraio 1971.
La prima pagina del quotidiano “Stampa Sera” di lunedì 1 febbraio 1971.
La prima pagina de “Il Resto del Carlino” di lunedì 1 febbraio 1971, dedicata quasi interamente alla partenza di Shepard, Mitchell e Roosa verso la Luna.

(continua)

55 anni fa il primo “ritorno” dell’uomo sulla Luna con Apollo 14 (parte prima)

La patch ufficiale della missione Apollo 14.

In questo 2026 da poco iniziato l’umanità ritorna (finalmente!) verso la Luna con il prossimo lancio della missione Artemis II, che porterà nelle vicinanze del satellite naturale della Terra, a più di cinquanta anni dall’ultima esplorazione umana, un equipaggio di quattro astronauti, tre uomini e una donna. Nel 2026 ricorrono anche i cinquantacinque anni dalla missione Apollo 14, che tra gennaio e febbraio 1971 riportò due americani ad esplorare di nuovo il suolo lunare, dopo una pausa di quattordici mesi dovuta al drammatico incidente di Apollo 13 occorso nel mese di aprile dell’anno precedente.

 Questa è la cronologia di quel volo, che segnò il terzo storico sbarco di esseri umani sulla Luna.

Siamo a gennaio 1971. Il volo di Apollo 14, inizialmente programmato dalla NASA per la seconda parte del 1970, è stato posticipato di nove mesi a causa delle lunghe indagini conseguenti all’incidente occorso con l’esplosione del serbatoio di ossigeno di Apollo 13 durante il volo verso la Luna e a causa della necessità di apportare numerose modifiche al modulo di servizio del veicolo spaziale Apollo nel quale si era verificata l’importante avaria.

I tre astronauti scelti dall’ente spaziale americano per il “ritorno sulla Luna” sono il veterano e comandante della missione Alan Shepard, 47 anni, primo cittadino statunitense a volare nello spazio, seppur in un volo suborbitale (senza compiere un giro completo intorno alla Terra), il 5 maggio 1961 a bordo della capsula Mercury Freedom 7; Edgar Mitchell, 40 anni, pilota del modulo lunare Antares, e Stuart Roosa, 38 anni, designato come pilota del modulo di comando Kitty Hawk. Mitchell e Roosa sono dei cosidetti rookie, cioè al loro primo volo nello spazio.

I tre uomini di Apollo 14. Da sinistra: Edgar Mitchell, al centro il comandante Alan Shepard, a destra il pilota del modulo di comando Stuart Roosa.

La zona scelta per lo sbarco di Shepard e Mitchell sulla Luna è la stessa che avrebbero dovuto esplorare James Lovell e Fred Haise nella precedente missione Apollo 13: il cratere Fra Mauro, una regione ritenuta molto interessante dai selenologi. In questa zona vi sono formazioni, strutture e materiali di diversa provenienza e quindi di diverse età. Il quinto e il sesto americano nella storia ad esplorare Selene dovranno raccogliere quanto più materiale possibile per dare una risposta sulle origine della Luna e forse dell’intero Sistema Solare. Lo faranno grazie anche ad un piccolo veicolo a due ruote, il Modular Equipment Transporter (MET). Una curiosità: il cratere Fra Mauro è intitolato ad un monaco italiano, uno dei più importanti cartografi del XV secolo.

il comandante della missione, Alan Shepard, durante una esercitazione al Kennedy Space Center. Si può notare il veicolo che sarà trainato a mano dai due astronauti durante le due escursioni lunari.
La spettacolare visione del Saturn V sulla rampa di lancio 39-A.

Il gigantesco vettore Saturn V, uscito dalla grande struttura di assemblaggio denominata VAB (Vehicle Assembly Building), attende dal 9 novembre dell’anno precedente sulla rampa di lancio 39-A i tre nuovi protagonisti della più grande avventura umana al di fuori del pianeta Terra. Il lift-off per l’inizio del sesto viaggio umano verso la Luna è previsto per il 31 gennaio, quando in Italia saranno le 21:23, le 15:23 ora della Florida.

La presentazione del volo di Apollo 14 sulla pagina dedicata alla scienza e alla tecnologia di cinquantacinque anni fa del quotidiano La Stampa.

(continua)

Artemis II, scudo termico problematico ma ritenuto sicuro

Lo scudo termico di Artemis I dopo il rientro. Credit: NASA.

La missione Artemis II che porterà di nuovo degli astronauti a volare intorno alla Luna dopo oltre cinquant’anni di pausa potrebbe decollare già ai primi di febbraio. Al termine dei dieci giorni di volo, i quattro membri del suo equipaggio torneranno sulla Terra protetti dallo scudo termico della loro capsula Orion. Ma questo scudo ha manifestato alcuni problemi che hanno imposto una modifica prudenziale ai piani di volo.


Come consueto in campo spaziale, i veicoli che tornano sulla Terra sfruttano la resistenza aerodinamica dell’atmosfera terrestre per frenare. La loro velocità viene convertita in calore. L’enorme quantità di energia termica che si genera viene smaltita scaricandola nell’atmosfera e proteggendo il veicolo con uno scudo realizzato in materiali speciali estremamente resistenti al calore.

La capsula Orion della missione senza equipaggio Artemis I, nel 2022, rientrò da un volo intorno alla Luna usando il proprio scudo termico per dissipare l’elevatissima velocità di ritorno, circa 40.000 km/h. Gli astronauti di Artemis II rientreranno alla stessa velocità di Artemis I.

Nel caso della capsula Orion, lo scudo è composto da materiali ablativi, ossia che si consumano progressivamente man mano che vengono aggrediti dal muro d’aria rovente che si forma davanti alla capsula durante il rientro. Il nome tecnico di questo materiale per Orion è Avcoat. Fu sviluppato negli anni Sessanta e usato per le missioni Apollo. Si tratta di un materiale a base di resina rinforzato con fibre di silice, fabbricato dalla Textron Defense Systems e incorporato in una struttura a nido d’ape fissata all’esterno del veicolo spaziale. Questa struttura trattiene l’Avcoat e gli conferisce resistenza strutturale durante il rientro, proteggendo il veicolo e i suoi eventuali occupanti da temperature che possono raggiungere i 2700 °C.

Durante la missione Artemis I questo scudo si è sfaldato molto più del previsto.

Per il rientro di Artemis I è stata usata una tecnica particolare, un cosiddetto skip entry, nel quale il veicolo non entra una sola volta nell’atmosfera, con una traiettoria inclinata discendente, ma vi entra due volte: la prima con un angolo quasi radente, che smaltisce parte della velocità e fa “rimbalzare” la capsula di nuovo nello spazio (grazie alla forma bombata del fondo della capsula, che crea portanza). È un effetto simile a quello di un sasso piatto, lanciato orizzontalmente su uno stagno, che rimbalza sul pelo dell’acqua invece di affondare. La seconda volta che la capsula entra nell’atmosfera lo fa con un angolo maggiore, che le consente di rallentare ulteriormente e la fa scendere e rientrare definitivamente.

Confronto fra le traiettorie di rientro dei voli Apollo (in verde) e quelle delle missioni Artemis (fonte: NASA).

Questa tecnica riduce le forti decelerazioni subite dagli astronauti durante i rientri tradizionali (non si superano mai i 4 g) e consente un rientro più lungo, preciso e controllato, che ha un grande vantaggio: permette a Orion di ammarare in un sito specifico (al largo di San Diego, in California) indipendentemente dal suo punto e momento di rientro in atmosfera.

Questo offre alle missioni più flessibilità, e quindi più sicurezza in caso di emergenze, e riduce le risorse navali necessarie per garantire il recupero della capsula e degli astronauti. Per fare un confronto, come mostrato dal grafico qui sopra, le capsule Apollo avevano la capacità di planare fino a 1500 miglia nautiche (2780 km) dal punto di rientro in atmosfera, mentre le capsule Orion, se usano la tecnica di skip entry, possono planare fino a 4800 miglia nautiche (8900 km) dal punto di rientro.

La tecnica di skip entry è resa possibile dai progressi tecnologici effettuati in questi decenni in termini di potenza di calcolo e sistemi di navigazione a bordo, ma ha un problema: espone lo scudo termico a un periodo di riscaldamento molto più prolungato. Questo ha causato una considerevole generazione di gas all’interno dello scudo. La pressione interna del gas ha prodotto crepe e ha fatto sfaldare alcune porzioni dello scudo molto più del previsto. La capsula è rientrata intatta e la temperatura interna è rimasta a 24 °C, ma i margini di sicurezza sono risultati più esigui del previsto, e questo non è mai un bene, soprattutto quando ci sono di mezzo le vite degli astronauti.

Dettaglio della foto precedente che mostra i punti maggiormente sfaldati dello scudo termico di Artemis I.

Come spiega Link2Universe, la NASA ha tenuto secretato il problema per circa un anno e mezzo. Solo ad aprile 2024 è stato composto un team di riesame indipendente, e a dicembre 2024 l’ente spaziale ha deciso di procedere con il lancio di Artemis II utilizzando lo scudo così com’è ma cambiando la tecnica di rientro: gli astronauti rientreranno nell’atmosfera terrestre con un angolo maggiore e quindi esporranno lo scudo a una sollecitazione termica intensa ma più breve. Il rapporto di questo team è stato pubblicato solo in versione notevolmente censurata, e questa scelta non è stata interpretata come un gesto rassicurante, spingendo numerosi esperti a criticare apertamente la decisione di continuare a usare lo scudo attuale [Ars Technica].

Nel corso degli oltre 100 test effettuati, il fondo della capsula, ossia lo strato situato fra il titanio del suo guscio esterno e lo scudo termico vero e proprio, è stato sottoposto a condizioni termiche simili a quelle del rientro per un tempo più lungo di quello previsto per il rientro. Il risultato del test indica che Orion proteggerebbe l’equipaggio anche qualora lo scudo dovesse fallire.

A gennaio 2026 il nuovo direttore della NASA, Jared Isaacman, ha riunito un gruppo di esperti per una nuova analisi, svolta alla presenza di giornalisti, che ha confermato la scelta di rientro senza skip entry. Isaacman ha espresso “piena fiducia” nei piani previsti dalla NASA per Artemis II [Ars Technica].

Per Artemis III lo scudo termico verrà modificato per gestire meglio il degassamento, ma Artemis II volerà con lo scudo attuale. Modificarlo o sostituirlo avrebbe comportato ulteriori rinvii lunghissimi di un programma di ritorno sulla Luna che soffre già di anni di ritardo.

Fonti aggiuntive

NASA Identifies Cause of Artemis I Orion Heat Shield Char Loss, Nasa.gov, 2024/12/05

NASA Shares Orion Heat Shield Findings, Updates Artemis Moon Missions, Nasa.gov, 2024/12/05

NASA finds Orion heatshield cracks won’t cook Artemis II crew, The Register, 2024/12/06

NASA’s Readiness for the Artemis II Crewed Mission to Lunar Orbit, IG-24-011, Nasa Office of Inspector General, 2024/05/01 (che documenta anche i 26 milioni di dollari di danni causati alla rampa e torre di lancio durante il decollo di Artemis I).

Artemis II, aggiornamenti sulla tabella di marcia: roll-out oggi

Il vettore SLS e la capsula Orion all’interno dell’hangar di assemblaggio (fonte: NASA).

Saluti da Peschiera del Garda, dove mi trovo per il weekend per la convention di scienza e fantascienza Sci-fi Universe! Il roll-out del vettore SLS per la missione Artemis II, ossia il lento e cauto viaggio del razzo gigante dall’hangar di assemblaggio (VAB) alla rampa di lancio 39B, presso il Kennedy Space Center in Florida, è previsto per non prima delle 7 del mattino EST (ora della costa est degli Stati Uniti, mezzogiorno in Europa centrale (CET)) questo sabato 17 gennaio. Lo ha annunciato un comunicato stampa della NASA.

Questa fase dei preparativi di lancio verrà trasmessa sul canale YouTube della NASA insieme a una conferenza stampa. Gli orari possono variare a seconda delle condizioni meteorologiche o in caso di necessità di ulteriore tempo per i preparativi tecnici.

Il gigantesco trasportatore stabilizzato (crawler-transporter) porterà il veicolo e la torre di lancio, che pesano complessivamente circa 5000 tonnellate, alla maestosa velocità di circa 1,6 km/h lungo i sei chilometri e mezzo di strada speciale che separano il VAB dalla rampa. Questo tragitto richiederà fino a 12 ore.

Alle 9 EST (le 14 CET) saranno presenti e dialogheranno con i giornalisti il direttore della NASA Jared Isaacman e l’equipaggio della missione.

La prima data possibile per il lancio è venerdì 6 febbraio, con una finestra di lancio di due ore a partire dalle 9:41:00 PM EST (le 2:41:00 UTC del 7 febbraio).

Una volta arrivato alla rampa di lancio, il vettore e la sua navicella Orion saranno sottoposti a ulteriori controlli e a un wet dress rehearsal: il vettore verrà riempito di propellente come se dovesse decollare e verrà simulato un conto alla rovescia, effettuando tutte le procedure previste per il lancio con tutto il personale che sarà coinvolto il giorno della partenza, ad eccezione degli astronauti, che non saranno nella capsula Orion durante questa fase. In caso di problemi l’intero complesso potrà essere riportato all’hangar (rollback). La data di lancio effettiva verrà scelta solo dopo tutte queste prove generali.

L’elenco aggiornato delle date di lancio possibili per febbraio, marzo e aprile è il seguente.

Inoltre è stato finalmente rilasciato un Press Kit con la cronologia della missione.

Artemis II procede lentamente verso la rampa di lancio. Credit: Derek Demeter/Central Florida Public Media (NPR).

Intanto il budget della NASA è stato salvato: il Senato statunitense ha approvato la legge HR6938, che include il finanziamento dell’ente spaziale per il 2026. L’importo di 24,4 miliardi di dollari è leggermente inferiore a quello del 2025 e nettamente differente dal taglio del 24% proposto dalla Casa Bianca. Contando gli ulteriori finanziamenti previsti da altre leggi, il budget complessivo della NASA è il più alto dal 1998, ma i tagli alle missioni scientifiche sono pesantissimi [Planetary Society].

La NASA offre lo streaming video in diretta della rampa di lancio su YouTube:

Tra un mese esatto forse si vola di nuovo intorno alla Luna

Il 6 febbraio 2026 è al momento il primo giorno di lancio possibile per Artemis II, la missione che prevede di riportare degli esseri umani intorno alla Luna dopo una pausa di quasi cinquantaquattro anni. Le ultime persone a trovarsi nelle vicinanze della Luna furono Gene Cernan, Harrison Schmitt e Ron Evans con la missione Apollo 17, che lasciò la superficie selenica il 14 dicembre 1972 dopo che Cernan e Schmitt vi avevano trascorso 75 ore.

Se tutto procederà secondo la tabella di marcia, quel giorno un razzo gigante SLS decollerà dalla storica rampa 39B del Kennedy Space Center, in Florida, trasportando la capsula di tipo Orion, denominata Integrity dal suo equipaggio di quattro persone: il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e i due specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen. Koch sarà la prima donna nella storia a volare fino alla Luna, Glover sarà la prima persona di colore a farlo, e Hansen sarà il primo non statunitense (è canadese).

In basso, Wiseman; a sinistra, Koch; in alto, Glover; a destra, Hansen.

La loro traiettoria è molto complessa e prevede una serie di orbite progressivamente più ellittiche che li porteranno a passare “dietro” la Luna (dal punto di vista di noi terrestri) a notevole distanza (alcune migliaia di chilometri) per poi tornare indietro verso la Terra, senza entrare in orbita lunare. Durante le prime orbite, nelle vicinanze della Terra, il pilota Glover comanderà il veicolo spaziale per effettuare delle prove di manovra di precisione, volando in formazione stretta con il secondo stadio del lanciatore SLS. Poi, se tutti i test avranno esito positivo, Orion accelererà verso la Luna.

Illustrazione schematica della traiettoria della missione (le distanze non sono in scala). Fonte: NASA, 2023.

Artemis II è considerato un test flight, ossia un volo di collaudo del veicolo Orion, del suo modulo di propulsione (costruito in Europa), e soprattutto dei suoi sistemi di sostentamento e supporto vitale degli astronauti. Una capsula Orion ha già volato fino alla Luna durante la missione Artemis I, ma senza equipaggio a bordo, nel 2022: ora si tratta di vedere se il veicolo è in grado di proteggere quattro persone dalle radiazioni, dalle temperature estreme e dal vuoto dello spazio. Tutti i test indicano che lo è, ma come al solito è la prova sul campo quella che conta.

Gestire un carico umano, con tutte le sue variabilità, non è facile: se per esempio gli astronauti si muovono intensamente, come avviene durante gli esercizi fisici necessari per mantenere il tono muscolare durante i dieci giorni che trascorreranno in assenza di peso, in cabina vengono generati molto calore e molta anidride carbonica in più, mentre quando dormono la loro generazione di calore e CO2 diminuisce fortemente, e i sistemi di bordo devono essere capaci di compensare prontamente tutte queste variazioni.

Va sottolineato che quella del 6 febbraio è la prima opportunità di lancio possibile. Considerata la delicatezza della missione e la complessità di un lancio spaziale, oltretutto lunare (quindi con ulteriori restrizioni dettate dalle posizioni relative della Luna, del punto di lancio e del punto desiderato di ammaraggio), è probabile che ci saranno rinvii.

Questa è la situazione fin qui: se volete sapere tutto su questa missione e sulla nuova gara per tornare sulla Luna, trovate online e in libreria il mio libro Ritorno sulla Luna e potete venire alla Sci-Fi Universe a Peschiera del Garda, dove parlerò in dettaglio di questo argomento domenica 18 gennaio alle 11.30. Qui sotto trovate gli ultimi aggiornamenti a completamento del libro.


Il lanciatore gigante SLS per Artemis II è stato assemblato e accoppiato alla navicella Orion nel corso del 2025 e gli astronauti si addestrano da mesi per tutti gli scenari possibili di questa missione.

Il 19 dicembre l’equipaggio ha svolto un’esercitazione sulle modalità di evacuazione in emergenza presso il Kennedy Space Center e il giorno successivo è stato effettuato un Countdown Demonstration Test: una prova generale di tutte le operazioni previste per il giorno della partenza, alla quale hanno partecipato gli astronauti. Durante questa prova il razzo, completamente assemblato, è rimasto nel gigantesco hangar denominato VAB (Vehicle Assembly Building), lo stesso nel quale furono assemblati i razzi lunari Saturn V oltre cinquant’anni fa.

I quattro membri dell’equipaggio hanno indossato le tute spaziali di sopravvivenza, quelle che useranno per il lancio e il rientro, e sono saliti a bordo della capsula in cima al vettore gigante, simulando l’intero conto alla rovescia, in modo da permettere a loro, al personale di lancio e agli addetti alla preparazione e chiusura della capsula di impratichirsi ulteriormente con tutte le fasi dei preparativi che avverranno il giorno del decollo. Non è stata la loro prima esercitazione in assoluto, ma è stata la prima per la quale è stato usato il veicolo effettivo invece di un simulatore. L’equipaggio è poi tornato a Houston, in Texas, per proseguire l’addestramento sui simulatori.

Da sinistra: Hansen, Koch, Glover e Wiseman indossano le tute di sopravvivenza davanti al Neil A. Armstrong Operations and Checkout Building, presso il Kennedy Space Center in Florida, durante la prova generale del 20 dicembre 2025. Credit: NASA/Glenn Benson.

Se tutto procede secondo i piani, il razzo dovrebbe effettuare il roll-out, la lenta e cauta marcia di trasporto dal VAB fino alla rampa di lancio 39B, entro pochi giorni: la portavoce della NASA, Bethany Stevens, ha detto il 2 gennaio che il roll-out è previsto fra “meno di due settimane” e ha confermato che la finestra di lancio inizia il 6 febbraio. Deve ancora essere installato e collaudato il flight termination system, ossia il sistema di autodistruzione d’emergenza del lanciatore, che si spera di non dover usare ma che è necessario approntare per evitare il peggio se al momento del decollo ci dovesse essere un problema grave con il veicolo, che sarà pieno di quasi tre milioni di litri di idrogeno e ossigeno liquidi ed è dotato di due enormi booster a propellente solido che una volta accesi non si possono spegnere e vanno quindi distrutti con cariche esplosive.

Quando il razzo sarà arrivato alla rampa, verranno effettuate altre prove generali: una insieme all’equipaggio, senza però riempire i serbatoi di propellente, e poi una senza equipaggio, nella quale il razzo verrà rifornito di propellente esattamente come se dovesse partire.


Questa missione volerà intorno alla Luna, senza scendervi. Ma se tutto fila liscio, Artemis III atterrerà al polo sud lunare. La data prevista continua a slittare: l’executive order di Trump del 19 dicembre 2025 parla del 2028, mentre finora la NASA aveva parlato di effettuarla entro il 2027. Considerato che l’addestramento per una missione lunare richiede circa 18 mesi e che l’equipaggio di Artemis III non è nemmeno stato scelto (perlomeno per quel che si sa pubblicamente), e considerato soprattutto che la NASA in questo momento non dispone di un veicolo capace di portare astronauti sulla Luna e non ha nemmeno pronte le tute per l’esplorazione lunare (non sto scherzando, è proprio così), la scadenza del 2028 è puramente ipotetica e dettata probabilmente da motivazioni politiche. La seconda presidenza Trump terminerebbe appunto nel 2028.

Fonti: Space.com; Ars Technica; NASA.

Confermato Jared Isaacman come nuovo direttore della NASA

Ho azzardato e ho avuto fortuna: nel mio libro Ritorno sulla Luna, che ho consegnato all’editore Apogeo ai primi di questo mese, ho presentato l’imprenditore miliardario e astronauta privato Jared Isaacman già come “nuovo direttore della NASA”, perché la sua nomina era nell’aria ma non confermata.

La conferma è arrivata ieri: il 17 dicembre il Senato degli Stati Uniti ha votato a favore della nomina di Isaacman come Administrator (direttore) dell’ente spaziale statunitense [Astronomy.com].

Jared Isaacman, imprenditore miliardario e astronauta privato, durante un'udienza ufficiale.
Jared Isaacman, 9 aprile 2025. Photo ID: NHQ202504090014. Credit: NASA/Bill Ingalls. Pubic Domain.

La sua nomina è stata caratterizzata da grandi incertezze. Inizialmente Isaacman era stato scelto dal presidente Trump a fine 2024, ma a maggio 2025 lo stesso Trump aveva ritirato la nomina in seguito a una discussione con Elon Musk in relazione all’affiliazione di Isaacman con alcuni politici democratici. Trump aveva poi nominato Isaacman una seconda volta il 4 novembre 2025 [Ars Technica].

Jared Isaacman ha 42 anni ed è già stato nello spazio due volte come astronauta privato a bordo di capsule Dragon di SpaceX: nel 2021 con la missione Inspiration4, la prima missione orbitale con equipaggio interamente costituito da astronauti non professionisti, e nel 2024 con Polaris Dawn, durante la quale è diventato il primo astronauta privato a effettuare una “passeggiata spaziale” (EVA), sia pure in forma limitata: per sette minuti si è affacciato dal portello della capsula all’esterno, nel vuoto, sporgendo fino alla cintola e compiendo alcuni brevi test di mobilità della tuta di SpaceX in versione modificata per consentire le EVA. L’intero abitacolo della capsula era stato depressurizzato e quindi formalmente anche gli altri occupanti della capsula Dragon erano stati esposti al vuoto dello spazio, protetti soltanto dalle proprie tute ermetiche.

Il nuovo direttore della NASA è il più giovane di sempre e ha delle sfide politiche molto impegnative da affrontare. A parte le incoerenze e gli umori tragicomicamente mutevoli del presidente USA, ha a che fare con un predecessore ad interim, Sean Duffy, che ha fatto di tutto per sabotarlo, arrivando a far trapelare una bozza del progetto di riforma della NASA redatto da Isaacman, il cosiddetto “Piano Athena”. Inoltre si trova contro un Congresso estremamente intento a proteggere i propri interessi elettorali (il programma Artemis è una fabbrica di voti, visto che spende soldi a pioggia in numerosi stati USA) contro le idee di efficienza sostenute da Isaacman e orientate all’ottenimento di risultati spaziali invece che di consensi elettorali.

Come se tutto questo non bastasse, i tagli scellerati di Trump e Musk alla NASA hanno portato alla fuga di circa il 20% dei 17.500 dipendenti dell’ente spaziale statunitense. Trump aveva anche tentato di tagliare del 24% il budget della NASA, ma aveva incontrato l’opposizione del Senato e della Camera [Ars Technica].

In queste condizioni, il volo di Artemis II con un equipaggio intorno alla Luna, il primo da oltre cinquant’anni, è perennemente a rischio di slittamenti e rinvii. Attualmente il lancio è previsto per i primi di febbraio del 2026, ma basta un nonnulla per costringere a rimandare tutto. Secondo la NASA, tutto è ancora pronto per “lanciare Artemis II non più tardi di aprile 2026 con delle possibilità di lancio potenzialmente anche a febbraio.”

Reid Wiseman, comandante della missione, ha detto su Instagram a fine novembre che il Countdown Demonstration Test (CDT), un’esercitazione che simula in tutto e per tutto i preparativi di lancio insieme all’equipaggio, è stato rinviato a dicembre (a quanto pare a causa di un problema con il portello della capsula) ma ha aggiunto che questo rinvio non dovrebbe causare ritardi sulla data di partenza.

Questo test verrà svolto tenendo il razzo SLS all’interno dell’hangar del Vehicle Assembly Building (VAB) e prevede le seguenti fasi:

  • Gli astronauti escono dal Neil Armstrong Operations and Checkout Building indossando le tute arancioni di sopravvivenza che indosseranno il giorno del lancio e vengono trasportati al VAB, dove li attende il razzo insieme alla loro navicella Orion.
  • Usando l’ascensore della torre di lancio, presente anch’essa nel VAB, raggiungono il livello della capsula, usano la passerella di accesso e salgono a bordo della capsula.
  • Nel Launch Control Center situato nelle vicinanze, il direttore di volo Charlie Blackwell-Thompson condurrà una simulazione in tempo reale delle ore finali del conto alla rovescia e fermerà il cronometro poco prima del decollo.
  • A quel punto gli astronauti effettueranno una simulazione di evacuazione d’emergenza della capsula.

Il rollout (trasporto del razzo alla rampa di lancio) di Artemis II non è previsto prima di metà gennaio. Una volta portato alla rampa, serviranno circa 18 giorni di controlli e preparativi che includeranno un Dry Dress Rehearsal (una prova generale senza propellenti a bordo e con l’equipaggio) seguito da una prova di conto alla rovescia senza equipaggio ma con caricamento dei propellenti o Wet Dress Rehearsal [NASASpaceflight, da 23:29; Spaceflight Now].

Facendo un conto spannometrico a ritroso, per lanciare il 5 febbraio come annunciato, il rollout dovrebbe avvenire intorno al 18 gennaio, e le due settimane di preparativi per il rollout dovrebbero iniziare il 4 gennaio. Ma alla NASA nessuno si sbilancia pubblicamente.

Intanto SpaceX procede a ritmi serratissimi la trasformazione della storica rampa 39A del Kennedy Space Center, dalla quale partirono quasi tutti i voli umani verso la Luna del programma Apollo. Questa rampa è ora dotata di una torre di lancio e cattura quasi completata per i vettori giganti Super Heavy/Starship. SpaceX ha inoltre ottenuto i permessi per una seconda rampa di lancio per Super Heavy/Starship sul terreno della quasi altrettanto storica rampa SLC-37.

La Cina, invece, procede con ritmo serrato e continuo la propria strategia per arrivare sulla Luna con un equipaggio “prima del 2030” [English.gov.cn]. Le prove di accensione del vettore pesante Lunga Marcia 10, qualificato per il trasporto di astronauti (human-rated), sono state effettuate con successo ad agosto 2025 [Globaltimes.cn] e il suo debutto è previsto per il 2026 insieme alla capsula Mengzhou [newsletter SpaceNews, 17 dicembre 2025]. Il veicolo di allunaggio Lanyue (“abbraccia la Luna” in cinese mandarino) ha già effettuato i test pratici di atterraggio e decollo vincolati su una superficie lunare simulata sulla Terra [Reuters, agosto 2025; video]

Test di atterraggio e decollo del veicolo di allunaggio cinese Lanyue. Fonte: China Manned Space Agency tramite Newsweek.

Ho migrato “Moonscape”, il mio documentario sul primo allunaggio

Sto facendo ordine nel caos e accorpando i miei vari siti e blog. Da oggi Moonscape, il mio documentario libero e gratuito che rievoca minuto per minuto il primo allunaggio umano usando solo immagini originali restaurate, è disponibile qui su Attivissimo.me in inglese e in italiano per lo streaming e anche per lo scaricamento diretto, senza dovermi mandare mail di richiesta.

Visto che si approssima finalmente il ritorno sulla Luna di missioni con equipaggio, mi sembra utile rievocare quella prima volta che ci siamo andati, nell’ormai lontanissimo luglio del 1969.

Questo è il trailer italiano. Buona visione, e grazie ancora a tutti coloro che hanno creduto a questo progetto folle di comperare i diritti delle riprese restaurate. Il fatto che per commemorare ufficialmente il cinquantenario dell’allunaggio Moonscape sia stato proiettato in Australia, alla stazione ricevente di Tidbinbilla, dove si trova oggi l’antenna con la quale furono ricevute le prime immagini televisive dei primi esseri umani a camminare sulla Luna, mi emoziona e mi inorgoglisce immensamente. Non avrei mai immaginato che potesse accadere. Se avete contribuito, siatene orgogliosi anche voi.

È in prevendita il mio nuovo libro, “Ritorno sulla Luna”, dedicato alla nuova corsa alla Luna fra USA e Cina

Ultimo aggiornamento: 2025/12/18 20:00

Sei allunaggi umani fra il 1969 e il 1972 e poi più nulla: tutti gli astronauti sono rimasti in orbita bassa intorno alla Terra. Perché non siamo tornati sulla Luna? E perché i nuovi programmi di ritorno all’esplorazione lunare con astronauti arrancano lentissimi, con il prossimo volo umano intorno alla Luna previsto per febbraio 2026 e il prossimo allunaggio forse nel 2028, nonostante i progressi tecnologici fatti in questo mezzo secolo?

Ho provato a rispondere a questa e altre domande sempre più frequenti e sensate con il mio nuovo libro, “Ritorno sulla Luna”, che ho chiuso e consegnato all’editore (Apogeo) ieri (9 dicembre). Una faticaccia durata mesi, molto più impegnativa del previsto a causa dei continui cambiamenti di programma della NASA e del governo statunitense, che mi ha portato via tantissimo tempo ed è uno dei motivi della mia scarsa produzione di articoli su questo blog, di cui mi scuso. Adesso le cose dovrebbero migliorare.

Spero che il libro vi piacerà: spiega e rivela molti dettagli poco conosciuti del programma spaziale statunitense Artemis e di quello cinese rivale, che ha ottime probabilità di arrivare sulla Luna prima che gli USA smettano di battibeccare politicamente e riescano a tornarci.

È prenotabile subito in edizione cartacea a 19 euro, con spedizione gratuita e consegne dal 27 gennaio, su Apogeonline, IBS, LaFeltrinelli, Libraccio e Amazon.it. Non so ancora quanto costerà la versione e-book o quando sarà disponibile.

Spero di riuscire a portarne alcune copie alla Sci-Fi Universe, la convention di scienza e fantascienza che co-organizzo a Peschiera del Garda il 17 e 18 gennaio prossimi. Durante questa convention presenterò una conferenza dedicata al ritorno alla Luna, attingendo anche a questo libro.

Trovate tutti i dettagli sul sito dell’editore, www.apogeonline.com.