Ultimo aggiornamento: 2025/10/08 17:00.
Questo è il testo della puntata del 6 ottobre 2025 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.
Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS. Il mio archivio delle puntate è presso Attivissimo.me/disi.
[CLIP AUDIO: spezzone dal video AI Commissioner]
Tilly Norwood è in questo momento probabilmente il nome più odiato a Hollywood e ovunque si faccia cinema o televisione. Dal momento del suo recente debutto in pubblico a Zurigo, ha collezionato citazioni nei media di tutto il mondo e critiche da parte dei più importanti sindacati attori, secondo i quali Tilly Norwood non è nemmeno un’attrice e non dovrebbe rubare il mestiere a chi invece lo è davvero.
Che Tilly Norwood non sia un’attrice è indubbio: si tratta infatti di un personaggio fotorealistico generato tramite intelligenza artificiale. Non è certo il primo del suo genere. Ma quello che ha scosso il mondo del cinema e della televisione, e ha causato la sua levata di scudi collettiva, è stato l’annuncio che questo personaggio verrà rappresentato da una talent agency, un’agenzia di rappresentanza artistica per attori. I commenti indignati degli attori in carne e ossa e gli editoriali di critica livorosi non si contano.
Ma scavando nei dettagli di questa vicenda emerge che ci sono parecchie cose che non quadrano e la storia di Tilly Norwood andrebbe raccontata con un taglio meno indignato e più tecnico. Ci provo con questa puntata del 6 ottobre 2025 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.
[SIGLA di apertura]
Cominciamo dai fatti di base: allo Zurich Summit, una serie di conferenze e dibattiti sul mondo del cinema che si è svolta pochi giorni fa in occasione del festival del cinema di Zurigo, una delle relatrici è stata Eline Van Der Welden, CEO di Particle6, uno studio di produzione britannico specializzato nella generazione di immagini digitali tramite intelligenza artificiale. Durante un dibattito, Van Der Welden ha parlato di Tilly Norwood, uno dei personaggi sintetici creati dalla sua azienda, e ha dichiarato testualmente che avrebbe annunciato “nei prossimi mesi quale agenzia la rappresenterà”.
[CLIP AUDIO: dichiarazione di Van der Welden, tratta da Deadline.com a 2:00 dall’inizio]
Il sito specializzato Deadline Hollywood ha riportato questa dichiarazione, presentandola come un fatto assodato, titolando che “le agenzie di rappresentanza artisti ronzano intorno all’attrice basata su IA Tilly Norwood” [“Talent Agents Circle AI Actress Tilly Norwood As Studios Quietly Embrace AI Technology – Zurich Summit”] e la notizia è diventata virale, finendo sui media non solo specialistici, come Variety, ma anche generalisti in tutto il mondo [BBC; RSI] e provocando le reazioni di personalità come Whoopi Goldberg e Emily Blunt.
Un comunicato diffuso dal sindacato degli attori di Hollywood, il SAG-AFTRA, ha dichiarato senza mezzi termini che “è contrario alla sostituzione degli attori in carne e ossa da parte di entità sintetiche” e ha ribadito che Tilly Norwood “non è un’attrice: è un personaggio generato da un programma per computer addestrato attingendo al lavoro di innumerevoli artisti reali senza permesso e senza compenso. Non ha esperienze di vita alle quali attingere, non ha emozioni e, per quello che abbiamo visto, al pubblico non interessa guardare contenuti generati da computer e slegati dall’esperienza umana. Non risolve alcun ‘problema’, ma crea quello dell’uso di recitazioni rubate per lasciare senza lavoro gli attori, compromettendo la loro sussistenza e sminuendo il valore del talento umano”.
Parole di fuoco, che si concludono con un monito, ricordando ai produttori che non possono usare attori sintetici senza rispettare gli obblighi contrattuali del sindacato. A questa protesta si sono associate quelle del sindacato attori canadese ACTRA e quella del sindacato britannico Equity [The Wrap].
La narrazione che prevale, nei tanti articoli che parlano di Tilly Norwood, è che si sia di fronte a una svolta epocale nel cinema e nella televisione, e che ben presto attori e attrici umani verranno sostituiti da personaggi sintetici che non sbagliano le battute, non hanno comportamenti discutibili, non hanno rivendicazioni salariali, non invecchiano e non si stancano mai: delle marionette perfette per l’industria dell’intrattenimento. La sostituzione sarebbe insomma ineluttabile e imminente.
Ma dal punto di vista tecnico le cose non stanno affatto come sono state raccontate comunemente.
Prima di tutto, c’è un forte dubbio di tipo legale. Tilly Norwood non è una persona fisica: è un costrutto digitale, una serie di pixel su uno schermo, un fantoccio animato da una serie di comandi, o prompt, impartiti da un animatore. Pertanto non può essere rappresentata da un’agenzia per artisti, come ha dichiarato invece Eline Van Der Welden, così come non può esserlo per esempio Biancaneve, intesa come personaggio d’animazione.
Le eventuali case di produzione che fossero interessate a usare Tilly Norwood nelle loro realizzazioni dovrebbero semmai ingaggiare lo studio di produzione che gestisce il software che genera le immagini di questo personaggio digitale, esattamente come si assolda una società di effetti speciali come Weta o Industrial Light and Magic. Non ha senso parlare di agenzie di rappresentanza artisti: Tilly Norwood non è un’artista.
Van Der Welden non ha fatto i nomi di queste ipotetiche agenzie che sarebbero interessate a “scritturare” Tilly Norwood, trincerandosi dietro la riservatezza professionale. Questo significa che non ci sono conferme indipendenti di quello che ha dichiarato. Van der Welden, oltre a essere CEO di Particle6, si qualifica come attrice e comica. Non è che per caso siamo di fronte a una sua prestazione attoriale per promuovere la propria azienda?
C’è infatti un altro aspetto: la casa di produzione di Van Der Welden, la Particle6 o più formalmente Particle Productions Ltd, ha in totale…. quattro dipendenti, stando alle fonti e ai registri ufficiali pubblicamente consultabili [Endole; Endole; LinkedIn; Companies House], e uno di questi dipendenti è lei. È credibile che una microscopica società di quattro persone abbia battuto sul tempo i colossi dell’intelligenza artificiale e dell’animazione digitale, creando la prima “attrice” sintetica di qualità?
La risposta, come avrete intuito, è un inequivocabile “no”, confermato dall’esame tecnico del cortometraggio comico che vede Tilly Norwood come protagonista, intitolato AI Commissioner e disponibile per l’esame su YouTube.
Il video, che è dichiaratamente generato interamente con software di intelligenza artificiale, può sembrare convincente e qualitativamente sufficiente a una prima visione. Ma chi ha l’occhio allenato a riconoscere le immagini sintetiche nota fin dalla prima inquadratura i difetti tipici di questi prodotti:
- le insegne sugli edifici formano parole senza senso,
- pochi secondi più tardi le mani dei personaggi si deformano in maniera innaturale ogni volta che interagiscono con qualunque oggetto,
- i loro denti diventano una scomposta striscia bianca quando aprono la bocca,
- gli oggetti che tengono in mano fluttuano magicamente quando li lasciano andare [a 0:54, sullo sfondo a destra],
- le locandine dei “film” interpretati da Tilly Norwood hanno sgorbi al posto delle lettere,
- e in almeno un punto il nome del personaggio, scritto correttamente, è vistosamente aggiunto a mano in post-produzione [a 1:19; è storto e disallineato rispetto alla prospettiva della locandina sulla quale dovrebbe essere scritto].





Anche i video pubblicati sull’account Instagram di Tilly Norwood hanno esattamente gli stessi difetti. Le fattezze del personaggio cambiano da una scena all’altra, e in uno dei video il braccio di Tilly Norwood trapassa il volante dell’auto nella quale è seduta, mentre in un altro i suoi capelli scompaiono nel nulla e l’addome diventa ondulato come se fosse di gomma. E come capita spesso nel vestiario generato dalla IA, le asole e i bottoni sono distribuiti totalmente a casaccio.


Persino nel suo sito, Tillynorwood.com, le immagini che dovrebbero promuoverla e dimostrare la sua qualità sono zeppe di errori classici, come le mani deformi e i bottoni del vestito disposti senza alcun ordine o senso logico. E viene addirittura presentata con vanto l’immagine in cui il suo braccio è letteralmente inglobato nel volante dell’auto.


Queste immagini e questi video possono sicuramente stupire chi non è del mestiere e li guarda distrattamente sullo schermo troppo piccolo di un telefonino, ma se li si guarda con occhio anche minimamente clinico e su uno schermo di dimensioni sensate ci si rende conto che siamo ben lontani dal realismo, dalla coerenza e dalla qualità che servirebbero per sostituire un attore o un’attrice in carne e ossa al cinema o in TV.
In altre parole: tutto quello che è stato mostrato da Eline Van Der Welden è assolutamente alla portata di qualunque generatore di immagini commerciale, come Kling, Midjourney, Krea.ai, Sora o Google Veo, ed è realizzabile con una spesa minima da chiunque abbia un pizzico di esperienza nel generare video sintetici e motivazione per investirci del tempo.
Anzi, prodotti come Krea.ai consentono di fare anche il cosiddetto training, ossia di usare una serie di foto di una persona (reale o sintetica), ripresa da varie angolazioni, per ottenere un personaggio pilotato dalla IA il cui volto resta sempre uguale, meglio di quanto faccia quello di Tilly Norwood.
Se quella di Eline Van Der Welden era un’operazione autopromozionale, è riuscita perfettamente: il nome della sua pasticciata creatura sintetica è oggi sulla bocca di tutti. Ma chi teme che Tilly Norwood rappresenti la fine degli attori umani può abbassare l’ascia dell’indignazione e prendere in mano la lente d’ingrandimento dell’osservazione spassionata per dormire sonni tranquilli.
Le cose, però, potrebbero cambiare in futuro: gli attuali generatori di video basati su intelligenza artificiale producono immagini imperfette, inadeguate per primi piani e protagonisti, ma accettabili per scene che si svolgono sullo sfondo, come del resto faceva già James Cameron in Titanic quasi vent’anni fa [1997] con le comparse virtuali che popolavano il ponte della nave nelle inquadrature più ampie, e rispetto a qualche anno fa la qualità ha fatto passi da gigante e continua a farne. Ma c’è anche il rischio che l’intelligenza artificiale generativa sia arrivata al limite delle proprie prestazioni e che aggiungendo potenza di calcolo si ottenga solo un affinamento minimo e insufficiente a sostituire in tutto e per tutto un attore o un’attrice in primo piano.
Sia come sia, la questione sollevata da Tilly Norwood e dalle proteste dei sindacati è seria: è il momento di regolamentare un settore che rischia di compromettere la sussistenza di moltissime persone e che si basa sullo sfruttamento non retribuito degli attori del passato. Queste intelligenze artificiali, infatti, vengono addestrate dalle grandi aziende che le controllano dando loro un enorme numero di immagini e video di scene con attori veri. Scene per le quali non si sa se siano stati pagati diritti di utilizzo.
Se lo facciamo noi, è pirateria. Se lo fa OpenAI, per esempio, è un modello di business necessario, come ha dichiarato l’azienda durante un’audizione a una commissione del Parlamento britannico nel 2024, spiegando che ChatGPT non sarebbe possibile se OpenAI non utilizzasse gratuitamente qualunque cosa mai scritta da noi esseri umani e tuttora vincolata dal copyright. OpenAI, fra l’altro, è valutata 80 miliardi di dollari.
Ed è forse qui la vera lezione di questa vicenda di Tilly Norwood: la conferma della tesi generale secondo la quale lo scopo fondamentale del boom dell’intelligenza artificiale è consentire ai ricchi di accedere alle competenze togliendo a chi è competente la possibilità di accedere alla ricchezza [“The underlying purpose of AI is to allow wealth to access skill while removing from the skilled the ability to access wealth.”].
Fonti aggiuntive
- La prima attrice generata dalla IA Tilly Norwood suscita polemiche reali, Zeus News
- Zurich presenta la prima attrice AI – Hollywood reagisce con orrore, Digitech.ch
- Emily Blunt among Hollywood stars outraged over ‘AI actor’ Tilly Norwood, BBC
- ‘AI actor’ Tilly Norwood is dividing Hollywood – but real acting requires humanity, The Conversation
- Tilly Norwood Slammed by U.K. Actors’ Union Equity as an ‘AI Tool’ That’s ‘Made Up of Performers’ Work’: ‘We Are Concerned About Where’ It Came From, Variety
- AI Actress Tilly Norwood Debuts at Zurich Summit as Industry Grapples With Emerging Tech: We Want Her ‘to Be the Next Scarlett Johansson’, Variety
- How a UK prodco is building the first AI star, Broadcast International (notate che risale a luglio 2025)
- Tilly Norwood su Wikipedia
- Who Is Tilly Norwood? Hollywood’s Controversial AI-Generated Actress Explained, Slashfilm
- AI Actress Tilly Norwood Rejected by More Acting Unions as ‘Nothing but Lines of Code’, The Wrap
- Tilly Norwood already has a Wikipedia page, and not even the editors are sure what to call it, Fast Company (copia su Archive.is)
- Is an AI Actress Really Coming for Hollywood?, Vulture.com
- Tilly Norwood is a gen AI psyop, The Verge
- Account Instagram di Tilly Norwood
- AI-generated “actress” Tilly Norwood sparks Hollywood backlash, Global News
- Critica di Imani Vaughn Jones, Instagram
- Particle6 su LinkedIn
- “Impossible”: OpenAI admits ChatGPT can’t exist without pinching copyrighted work, Salon.com
- Tilly Norwood: how scared should we be of the viral AI ‘actor’?, The Guardian
- Emily Blunt and Sag-Aftra join film industry condemnation of ‘AI actor’ Tilly Norwood, The Guardian
“…non è un’attrice: è un personaggio generato da un programma per computer addestrato attingendo al lavoro di innumerevoli artisti reali senza permesso e senza compenso”.
Parole meravigliose:
Non sarebbe male se venissero applicate anche a TUTTI GLI ALTRI ambiti in cui l’AI sta creando gli stessi disastri. Musiche, testi, disegni, fotografie… tutti contenuti generati a scapito delle rispettive categorie di artisti, ingiustamente e massicciamente derubate di tutte le loro competenze ed esperienze. Per non parlare dei loro (sacrosanti!) compensi.
Grazie!
È una settimana che sbraito contro il monitor leggendo articoli e opinioni che danno importanza spropositata (la stessa Wikipedia) a quello che è in fondo il millesimo account Instagram con video di pochi secondi a pochi euro della stessa faccia, condito con qualche probabile marchetta di giornalisti amici.
Aspettavo un tuo articolo, e il motivo per cui non arrivava è che doveva essere soggetto del podcast:)
Complimenti per l’analisi puntuale e dettagliata!
Grazie!
Molto interessante l’analisi dei fotogrammi errati. Certo hai un occhio davvero allenato per notarli nel video in riproduzione. Già non è facilissimo vederli sui fotogrammi singoli, e nel video in movimento non avevo notato proprio nulla.
Grazie! È un esempio perfetto della pericolosità dell’IA generativa: produce risultati che sembrano molto credibili a un esame superficiale, e questo fa abbassare la guardia. Ma quando si va a verificare, saltano fuori gli errori. Non siamo cognitivamente preparati per gestire una situazione di questo tipo.
Però ricordiamoci che si tratta con ogni probabilità di un problema transitorio, dovuto al fatto che queste tecnologie sono immature, non che è un problema insito nella tecnologia.
Se prima o poi questi difetti spariranno sarà:
1) impossibile distinguere il vero attore dal falso
2) normale impiegare attori “software” al posto di quelli normali.
A quel punto prevedo che diverrà perfettamente accettabile usare queste tecnologie, e anche il mestiere di attore scomparirà e verranno riesumati grandi attori del passato (pagando le royalties alla famiglia).
Con alcuni benefici effetti. Per esempio sarà possibile estendere senza troppi trucchi il tempo virtuale in cui si svolge l’azione, usando lo stesso “attore”, che semplicemente invecchia mano a mano che l’azione va avanti, e senza la necessità di inventarsi dei trucchi.
In fondo tutto il cinema è fatto di trucchi.
Tutti i dati finora emersi indicano che il problema delle “allucinazioni” visive (dettagli incoerenti da un fotogramma all’altro) sia riducibile ma non eliminabile.
Ciao Paolo,
io non credo che sia MAI possibile fare previsioni sul lungo (2? 5 anni?) periodo. Per carità: in un senso e nell’altro.
Non entro nel merito ma già questo articolo del NYT la pensa in maniera diversa sul momento attuale: https://www.nytimes.com/2025/10/09/technology/personaltech/sora-ai-video-impact.html?unlocked_article_code=1.sE8.gyvV.nXorQs63_8ek&smid=url-share
Il problema secondo me è che in certi casi quello che dici potrebbe rimanere vero, ma questo non esclude che si riescano a generare alcuni video che sono virtualmente indistinguibili da quelli veri, soprattutto in futuro.
Immagina per esempio di essere una casa di produzione che vuole produrre uno short. Ci prova, e ci sono quel tipo di difetti che elenchi. Ci riprova, e ancora ci sono. Ci riprova un’ennesima volta, e… questa volta funziona, tranne, per esempio, alcune scritte. A quel punto interviene un software di correzione, di quelli usati normalmente in CGI cinematografica, e “corregge” i pochi errori rimasti. Magari questo funziona per un po’, con intervento “manuale”. Poi fra qualche anno…
Inoltre, oggi questi software violano copyright, ma in futuro? Mi pare che il progresso in questo campo sia fulminante, e soprattutto a scalini.
insomma, non dico che magari quello che dici non accada, ma secondo me fare previsioni di questo tipo è rischioso, soprattutto visto che questo tipo di risultati è relativamente recente.
Infatti non faccio previsioni categoriche: mi limito a dire che il realismo dei video generati sta avendo in questo periodo una tendenza asintotica, nel senso che i miglioramenti sono sempre più marginali ma gli oneri computazionali continuano a salire. Tanto sforzo in più per ottenere poca qualità in più.
Se, ripeto se, questa tendenza continua, ci sarà un limite oltre il quale non sarà possibile progredire _con questa tecnica_ (ne potrebbero spuntare altre). E se noi umani veniamo allenati a riconoscere gli errori tipici delle IA generative, riusciremo ancora a riconoscere i video sintetici.
Il problema è che a furia di essere sommersi da contenuti sintetici perderemo il senso della realtà e l‘aspetto plasticoso di molte immagini generate ci sembrerà normale, così come ci sembra normale vedere la grana della pellicola nei film e anzi se viene rimossa ci sembra tutto “sbagliato”.
Domanda: la prima volta che hai guardato Interstellar ti sei accorto della grana?
Non ho notato la grana, ma ho notato una gamma cromatica e di contrasto molto simile a quella della pellicola, anche se ho visto una proiezione digitale. Tipico dei film di Nolan, che cerca di usare la pellicola dove riesce. Per il resto, ero troppo irritato dai dialoghi triti e banali, dalle situazioni assurde (“ora, caro equipaggio di persone superesperte di buchi neri, vi spiego con carta e matita cos’è un buco nero”). Ho recensito il film all’epoca. Un’occasione sprecata, ma con una colonna sonora di Hans Zimmer che adoro visceralmente.
Grazie… non mi interessava il tuo goudizio, che apprezzo ma non condivido, i gusti son gusti e non si discutono, o non si finisce mai di parlarne… mi bastava capire una cosa più oggettiva, e cioè se avevi visto la grana di quel film a pellicola, visto che nel messaggio precedente sembra tu voglia dire, senza specificare in qualche modo, che nei film a pellicola si vede la grana a prescindere.
Grazie per la risposta.
Sì, nei film girati su pellicola la grana normalmente si vede a occhio nudo. Più è piccolo il formato della pellicola, più si vede. Non credo ci sia niente da spiegare sul modo: si vede e basta.
Ecco qua: https://attivissimo.blogspot.com/2014/11/recensione-interstellar.html
Sul riesumare gli attori del passato io cedo la parola a Zelda Williams, figlia di Robin, che l’ha toccata piano, ma piano, ma “proprio una cosa pianissimo”: https://www.bestmovie.it/news/robin-williams-la-figlia-si-scaglia-contro-lultimo-trend-dei-fan-basta-video-di-papa-fatti-con-lia/942940/
(oh, poi magari un giorno viene fuori che anche lei cambia idea davanti ad un assegno stratosferico…)
“(oh, poi magari un giorno viene fuori che anche lei cambia idea davanti ad un assegno stratosferico…)”
Si esatto. Tutte le volte che appaiono tecnologie nuove ci sono reazioni viscerali, controreazioni egualmente viscerali, piccoli difetti vengono esaltati, si scambiano i dettagli con il succo della questione.
E’ successo SEMPRE, dall’apparizione della luce a gas nelle città a quella dell’elettrificazione del parco auto.
Questo ormai l’ho imparato. Il mio atteggiamento è sempre, da anni, quello di ASPETTARE prima di esprimere giudizi, almeno se questi includono una previsione del futuro. Aspettare, vi assicuro, e non prendere la difesa di questa o quella tecnologia. Sicuramente questa nuova tecnologia – proprio in quanto nuova – presenta enormi rischi, ma anche qualche pregio: magari ci sarà meno gente costretta a fare sesso per girare degradanti film porno? Magari sarà possibile produrre più pellicole indipendenti? O magari il cinema è destinato a morire di sovrapproduzione. Io non lo so, ma francamente non vedo come un problema rilevante il fatto che un mestiere del genere – l’attore e l’attrice – possa essere potenzialmente ridotto di rilevanza, visto i compensi stratosferici che costoro prendono alla faccia di tutti gli altri lavoratori.
Suggerirei a tutti di fare altrettanto, e di non lasciarsi distrarre dall’attenzione mediatica che queste innovazioni creano all’inizio. E’ proprio il difetto che imputavamo a chi faceva previsioni catastrofiche sull’elettrificazione del parco auto.
Scusate la logorrea ma ho tempo a disposizione visto che da una settimana ho una brutta influenza… 🙂
Attenzione: i “compensi stratosferici” degli attori si applicano soltanto a una piccolissima percentuale di grandi nomi. Tutti gli altri fanno letteralmente la fame. Ne ho conosciuti parecchi per lavoro, di questi attori minori: professionisti di talento, con anni di gavetta e di scuola alle spalle. Gente che vedi spessissimo in televisione o al cinema, anche in serie di prestigio. Fra un incarico e l’altro non prendono un soldo e passano la vita a fare provini su provini (a spese loro). Molti lavorano a teatro per campare e sfamarsi.
hai ragionissima, mi spiace non averlo specificato (manca sempre un pezzo) ma lo penso, ti assicuro: nello star system vige il principio del “the winner wins the pot”.
Nel frattempo segnalo questo tizio che su Instagram analizza video generati dall’ai https://www.instagram.com/showtoolsai/ per insegnare a riconoscerli, un po’ come fai te.
Lo seguo, è bravissimo, grazie!
Probabilmente il lavoro di attore si trasformerà. Forse tornerà alle origini: gli attori ci saranno solo nel teatro.
I film saranno totalmente realizzati al computer, anche con l’ausilio delle IA.
Diventeranno una sorta di “cartoni animati” iperealistici e non distinguibili dalla realtà.
Gli sceneggiatori continueranno a lavorare come fanno adesso.
Chi è esperto in luci, suoni e inquadrature potrebbe trasferire le proprie conoscenze nella computer grafica.
Immagino ci saranno più case produttrici di film ma chi ha i soldi continuerà a farla da padrone e guadagnerà di più perché non pagherà nessuna star di Holliwood.
Potrebbero, però, nascere altre star. Ad esempio la riuscita e gli incassi di un film potrebbero dipendere da chi è l’autore più che da chi lo interpreta. Per le animazioni, mi pare, sia così da sempre.
Ci sarà l’ennesima evoluzione, insomma. Chi saprà cavalcare l’onda delle novità andrà avanti.
Di questi tempi più o meno tutti abbiamo affrontato un qualche cambiamento. L’avanzamento tecnologico sta trasformando il lavoro di tutti. Io cerco di stare attento e di guardarmi intorno per non essere sopraffatto.
Se dovessi fallire ho sempre una “chisura” (termine dialettale salentino che indica le piccole campagne a conduzione familiare) che mi attende.
Almeno non morirò di fame 🙂
Gli sceneggiatori continueranno a lavorare? Ma se il lavoro di sceneggiatore è proprio quello più a rischio nell’immediato, e proteste e scioperi in merito vanno avanti da almeno due anni?
Ovviamente da un generatore non ci si può aspettare originalità o autenticità, ma credo proprio che come minimo gran parte dei film che vanno direttamente in tv o sui servizi di streaming potrebbero tranquillamente essere scritti con un generatore già oggi senza perdere niente.
Di certo mi sembra molto più possibile e/o prossimo vedere sostituito da un generatore uno sceneggatiore che un attore.
Come ho già scritto in altri commenti, non credo siamo per niente vicini alla possibilità di generare film in maniera automatica o quasi, e non credo neanche che sia una possibilità prossima con gli strumenti attuali.
Ma no, la paura che questo scenario sia possibile non è paura del cambiamento o della tecnologia, è paura della perdita di posti di lavoro.
Riguardo i lavori da te citati, per “esperti di luci” dipende cosa intendi, se intendi un direttore della fotografia è probabile che una figura del genere rimanga, se intendi i tecnici e gli elettricisti non avrebbero senso di esistere. Certo già oggi c’è chi lavora sugli effetti visivi e di luce delle produzioni in cgi, ma anche un lavoro del genere non esisterebbe, o se non altro sarebbe sensibilmente ridotto. Tutto quello che avviene in fase di produzione sarebbe sostituito da variazioni del prompt (a meno che ovviamente non nascano strumenti totalmente diversi da quelli attuali, ma sempre decisamente più automatizzati), rimarrebbe qualcosa in fase di post-produzione, ma insomma anche in questo reparto i lavori verrebbero decimati.
Riguardo al reparto suono sicuramente in post-produzione rimarrebbe più lavoro (il missaggio sarebbe probabilmente necessario), e magari un responsabile degli effetti sonori avrebbe senso, ma di certo tutti i fonici, microfonisti, ingegneri e tecnici vari sparirebbero.
L’esperto di inquadrature è il regista, magari lui e lo scenografo rimarrebbero. Tutti i loro assistenti ed aiuti molto probabilmente no.
Ma questi campi citati rappresentano la minima parte delle persone che lavoro su un film, e sono i pochi dove rimarrebbe qualcuno. Tutti gli attori e con loro gli stuntman, tutti i macchinisti e gli operatori, tutti coloro che lavorano sui set, tutti i costumisti e il trucco e parrucco, tutto l’indotto di operai, autisti, assistenti personali, segretari e simili non avrebbero più senso di esistere.
Se facciamo i conti credo proprio che nella produzione di un film non rimarrebbe più di 1 lavoro su 20.
Non mi sembra improbabile immaginare che per le grandi produzioni che ora impiegano sulle 500 persone, 25 diventerebbero più che sufficienti. Per le produzioni più commerciali di qualità più bassa, o per quelle indipendenti, su cui lavoreranno un centinaio di persone, temo proprio che 5 potranno tranquillamente bastare.
Scusami ma trovo il ragionamento un po’ troppo semplificato.
È vero che ci sono persone costrette a girare film porno, soprattutto in alcune realtà, ma a parte chi lo fa perché gli piace, tantissime lo fanno per sbarcare il lunario. In che modo l’eventuale possibilità di generarli senza attori umani dovrebbe essere positivo per loro?
E, senza voler certo giustificare la situazione attuale, siamo sicuri che, se girare film porno non fosse remunerativo, chi ora è costretto a farli sarebbe libero e non costretto a fare di peggio?
E perché parlare degli attori strapagati, quando anche lasciando da parte gli attori è ovvio che dietro ogni film per ogni attore strapagato ci sono almeno 100 (1000?) altri onesti lavoratori? Davvero pensiamo che se diventasse facile realizzare film con strumenti automatici perderebbe prima il lavoro l’attore strapagato, e non gli altri 100/1000?
Lo dico da scettico che non pensa che ci siamo affatto vicini, ma un’eventuale rivoluzione di questo tipo comporterebbe (e in ambiti diversi sta già comportando) la perdita di innumerevoli posti di lavoro, compensata dalla creazione di ben pochi (o ci immaginiamo tutti addestratori o scrittori di prompt?), ma soprattutto l’accentramento di ricchezza sempre più nelle mani di pochi gruppi, cosa che le altre nuove tecnologie citate non hanno portato.
Per questo l’allarmismo di fronte a questa eventualità non è urlare alle nuvole o paura del nuovo, ma è paura dei danni tangibili che procurerebbe a molti.
A maggior ragione quando vediamo che i pochi che da tutto questo hanno solo da guadagnare nascondono volontariamente il problema sommergendolo di deliri pubblicitari sulle IA ribelli che conquisteranno il mondo.
Si hai ragione, è un discorso semplificato ed anche superficiale. Non volevo focalizzare sugli esempi: l’ho tirato fuori solo per mettere in guardia rispetto all’idea che ogni innovazione porti con se un cambiamento negativo.
La luce elettrica al posto delle candele. E chissà, il cinema rispetto al teatro (“adesso non ci sarà più bisogno di un attore che recita ogni sera perché basterà riproporre la stessa pellicola alla gente diversa!!!”), la fotografia rispetto al disegno (“E ora che faranno tutti i ritrattisti??? E gli artisti in generale? Basterà fare una foto di dieci minuti di esposizione ed il risultato sarà anche migliore!”).
Solo per fare alcuni esempi…
Sì, il paragone col teatro sembra in parte calzante, sicuramente anche allora ci saranno state preoccupazioni simili.
Ma vediamola dal punto di vista di economia e mercato.
Se prima una ristretta minoranza delle persone poteva andare a teatro, e poche volte l’anno, ora la stragrande maggioranza può vedere contenuti audiovisivi ogni giorno. E la popolazione mondiale è aumentata.
Un po’ la domanda c’era già, un po’ si è venuta a creare, ma di certo offerta e domanda di intrattenimento audiovisivo sono aumentate di almeno due ordini di grandezza.
Difficile stimare, tra repliche a teatro e visioni di un video, a quante ore uomo di lavoro corrisponda questo aumento, ma non mi sembra improbabile pensare a un ordine di grandezza.
Più difficile stimare l’impatto della fotografia, ma a fronte di un grande aumento di domanda e offerta di materializzazione di immagini non credo che le ore uomo di lavoro dell’industria siano diminuite, anzi.
Ma chi ci dice che oggi sia possibile che la domanda di intrattenimento audiovisivo possa aumentare ulteriormente? Davvero le persone hanno il tempo di vedere più contenuti audiovisivi di quelli che vedono oggi? E non si può neanche contare sull’aumento della popolazione.
E allora, cosa ci fa pensare che ci possa essere un aumento dell’offerta profittevole? Quando già oggi ogni piattaforma di streaming ha un’infinità di contenuti che quasi nessuno vedrà mai?
Se potesse esistere davvero l’eventuale possibilità di generare video automaticamente con l’intervento di 1/20 delle persone rispetto ad oggi (come ho scritto nel mio altro post, ma come si può facilmente immaginare leggendo la lista di cast e troupe di un qualunque film su imdb), e con ancora meno ore uomo di lavoro, e non corrispondesse a un aumento della domanda, si perderebbero inevitabilmente posti di lavoro in quantità enorme, a differenza degli altri esempi.
Per questo non credo che siano calzanti per dire che la preoccupazione di chi lavora in quell’industria sia paura dell’innovazione.
Ripeto, e poi chiudo: gli esempi che ho proposto vanno presi non per il loro contenuto, ma come esempi di possibili previsioni errate applicate ad un’innovazione tecnologica importante.
Il mio punto è che l’impatto di un’innovazione tecnologica *qualsiasi* genera sempre una forte preoccupazione. Ma che mi risulti, quasi sempre (e sottolineo il QUASI) non si riesce ad immaginare realmente il suo REALE impatto sulla realtà.
A posteriori poi ci si dimentica spesso di tutte quelle preoccupazioni, che di solito si risultano sbagliate, anche se spesso ne insorgono di nuove assolutamente non previste. Pensa per esempio all’impatto dell’iPhone sulla società. O dell’energia nucleare.
Tutto vero.
Ma il cinema non ha soppiantato il teatro.
E la fotografia non ha soppiantato il disegno artistico.
E nei tribunali americani nemmeno il disegno e basta.
appunto… stai dando ragione ai miei dubbi (che sono dubbi, non certezze, ripeto).
L’automobile però ha soppiantato il carro coi buoi (fine dei maniscalchi e dei carrettieri)
E la caldaia ha soppiantato il camino (fine dei rivenditori di legna).*
E gli acquedotti hanno soppiantato i pozzi (fine degli acquaioli).
*non considerando i mercati di nicchia, da noi più per bellezza che per un reale bisogno.
Appunto: questo conferma che non si può dare per scontato che succeda una cosa o l’altra, che è il mio argomento dall’inizio, al di là degli esempi che ho usato, che sono, appunto, solo esempi.
(ho inviato una risposta doppia anche a R. D. Oliver. Scusatemi ma non avevo visto che la mia prima risposta era apparsa e ho pensato che magari mi ero dimenticato di premere enter…).
…e con questo confermi quello che dico io: non dare per scontato che i film con attori in carne ed ossa verranno sostituiti da quelli realizzati con attori in carne ed ossa.
ariscusate…
Ovviamente intendevo dire “non dare per scontato che i film con attori in carne ed ossa verranno sostituiti da quelli realizzati con l’AI”… 🙂
Certo è molto difficile prevedere l’evoluzione tecnologica o l’impatto sociale di un’innovazione. Io ad esempio non credo che sarà mai possibile produrre un film intero con un generatore, e chi lo sa, se anche lo fosse magari ci sarebbe una qualche forma di rifiuto generalizzata.
Ma in tutti i casi citati era economicamente prevedibile che ci fosse, o si sarebbe potuta creare, maggiore domanda di guardare il teatro dal proprio divano, creare un ritratto con un dito, portare un computer in tasca, avere più energia elettrica, e che questo poteva far crescere il mercato.
Questa volta non mi sembra proprio che la domanda possa aumentare.
Tra l’altro, se volessimo citare casi di innovazioni tecnologiche o di processo che si temeva avrebbero portato più ricchezza nelle mani di pochi e meno dei lavoratori, e per cui questo timore è stato confermato, ce ne sarebbero davvero tanti.
In particolare negli ultimi decenni, in cui l’ineguaglianza sociale è già in aumento.
E quando impiegheremo solo attori software e il mestiere di attore scomparirà con quali dati alimenteremo l’IA generativa degli attori?
La tua domanda vale per qualunque professione che “qualcuno” vorrebbe sostituire con l’AI: ottima occasione per citare il racconto “Professione” del tuo… creatore 😉
In parte sì.
E’ un problema che tocca qualsiasi professione.
Quindi più grave di quanto sarebbe se riguardasse solo gli attori.
Ma è più serio nelle professioni creative.
In cui non basta una gigantesca base di dati. Bisogna anche arricchirla costantemente di idee fresche.
Serve non solo una IA che disegni, benissimo, senza errori, secondo lo stile dello studio Ghibli.
Serve anche qualcuno che, ad un certo punto, crei un altro stile
Quello che mi sconcerta è anche che tutte queste pseudodonne generate dall’AI si somigliano tutte: faccina dolce, sorridente e spensierata, atteggiamento un po’ ammiccante e da “gattina”.
Le agenzie che le creano si chiedono probabilmente che tipo di donna può attrarre e generano questi “oggetti” senza difetti, senza una personalità distinta, un po’ la “summa” dell’influencer di successo. Questo a mio parere dice più sul modello di uomo cui si rivolge questo ideale che sul modello di donna che attualmente esiste.
>>queste pseudodonne generate dall’AI si somigliano tutte
Non è un caso: è la stessa fisionomia degli attori reali più in voga.
È nata un’espressione specifica per indicarla: iPhone face. Perché è una fisionomia che sta bene solo in un contesto moderno, da storia di Instagram, ma stona irrimediabilmente con un contesto diverso. Pure se gli metti trucco e parrucco (anzi, spesso “soprattutto”) viene fuori una roba da uncanny valley.
>>Questo a mio parere dice più sul modello di uomo cui si rivolge questo ideale che sul modello di donna che attualmente esiste.
Quel determinato modello di donna esiste perché premiato dai social; i quali premiano il modello di donna preferito da quel modello di uomo, temo maggioritario, quantomeno online.
In modo molto minore la cosa esiste anche a sessi inversi, vedi ad esempio l’ossessione per il mandibolone squadrato.
Secondo me bisogna tener conto un po’ di tutto: molte ragazzine seguono su instagram altre ragazze, che seguono pseudodonne, ecc. certo… queste pseudodonne sono “volute” da qualcuno, e molti sono uomini… ma nel primo passaggio, ragazzina che guarda ragazza, la ragazzina magari neanche ci pensa a cosa vogliono gli uomini, piuttosto imitano la ragazza, o il genitore, o le amiche più grandi e, come detto, la roba social…
D’altra parte, sarei curioso di vedere una statistica realistica (che prenda in considerazione tutta la popolazione, e non solo quella che utilizza i social in un certo modo) che mostri quanti uomini maschi apprezzino davvero e vogliano davvero una donna del genere. Io e molti miei amici abbiamo superato la fase in cui apprezzavamo la “bellezza patinata” o “all’acqua di rose forzata” già da giovani… Magari è così anche per molti altri…
Anzi, a dire il vero, l’abbandono nell’apprezzare un certo tipo di ideale di donna proposto dai media è stato anche frutto del continuo bombardamento mediatico di un certo “tipo” di donna… sarà forse per questo che ho maturato una specie di fobia per gli interventi estetici che non si rivelino di vitale importanza (correzione del setto nasale per normalizzare la respirazione, riocstruzione del seno dopo una mastectomia, ecc.)… e spero di aprire un fiume di discussioni 😉
Non sarà “colpa” del periodo anzichè dell’IA?
Anche tutte le attrici degli anni ’20 (del xx secolo) si assomigliavano, e così pure quelle degli anni ’50. Non solo nel viso: c’era il periodo delle maggiorate, poi quello delle esili. Magari è quello.
Io capisco perfettamente le tue inoppugnabili critiche sulla “resa” di queste animazioni digitali, però temo che tutti i difetti che hai elencato diventeranno la “norma” (per lo meno finché non saranno superati). Nel campo dell’editoria/traduzione, l’avvento dell’AI ha portato ha deterioramento dei contenuti a fronte di un notevole risparmio di costi, senza che nessuno possa realmente rimediare; lo stesso succederà nel cinema e nei video: gli errori spesso non sono immediatamente evidenti durante lo scorrere delle immagini, non tutti li coglierebbero comunque e la sensazione di “sbagliato” che alcuni potranno provare verrà fatta passare come un prezzo da pagare per l’inevitabile uso di queste nuove tecnologie. La gente ci si abituerà e lo considererà “normale”.
Il mio pessimismo è dovuto anche al fatto che ho visto numerosi video (tipo TikTok) evidentemente creati con l’AI e pieni di difetti, incongruenze e assurdità, commentati da moltissime persone che li ritengono reali, si bevono di tutto e non colgono nessun errore/incoerenza.
Ovviamente, “ha portato a deterioramento”.
>>attori e attrici umani verranno sostituiti da personaggi sintetici che […] non hanno comportamenti discutibili
…a meno che il suo agente non lo voglia.
Un attore virtuale non può negarsi alla richiesta di girare una scena di nudo, di interpretare un personaggio neonazista inquadrato in ottica positiva, di pronunciare frasi omofobe.
Gli unici limiti sono i guardrail, che però si possono far saltare o modificare. E alla peggio, si può sempre ridoppiare la battuta; tanto l’attore virtuale mica ti può far causa.
Questa roba rischia di riportare indietro di decenni le lotte per i diritti civili, l’inclusività, la rappresentazione corretta delle minoranze, la desessualizzazione dei personaggi femminili.
E visti i tempi che corrono, più che un rischio è una certezza.
Certo, infatti il mio “discutibili” era dal punto di vista del suo agente / animatore / produttore.