Ultimo aggiornamento: 2025/10/13 19:40.
È andata in onda lunedì scorso una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi (e stavolta anche GG) sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.
Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.
Qui sotto trovate approfondimenti e fonti di alcuni dei temi che abbiamo affrontato nella puntata.
Asteroide potrebbe colpire la Luna nel 2032, detriti pericolosi per i nostri satelliti
L’asteroide 2024 YR4 misura circa 60 metri; non è in rotta di collisione con la Terra, ma i calcoli aggiornati suggeriscono una piccola ma reale possibilità, circa il 4%, che possa schiantarsi sulla Luna il 22 dicembre 2032. Un impatto lunare creerebbe un cratere con un diametro compreso fra 500 metri e 2 chilometri e potrebbe scagliare nello spazio circa 100.000 tonnellate di detriti, aumentando enormemente il numero di micrometeoroidi nelle vicinanze della Terra.
Una nube di detriti di questa portata potrebbe mettere in pericolo i satelliti, i telescopi spaziali e persino gli astronauti a bordo di veicoli spaziali o della Stazione Spaziale Internazionale. Un nuovo studio esplora le opzioni di difesa, compresi gli impattatori cinetici come la missione DART della NASA o, in modo più radicale, l’uso di un dispositivo nucleare per spingere o frantumare l’asteroide.
Una finestra di lancio si aprirebbe alla fine del 2029, ma qualsiasi intervento comporta dei rischi: non si conosce ancora la massa esatta dell’asteroide e un errore di calcolo potrebbe avvicinarlo alla Terra.
Le incertezze attuali verranno ridotte nel 2028, quando la traiettoria dell’asteroide lo porterà ad avvicinarsi alla Terra (a distanza di sicurezza, comunque).
I dettagli sono nell’articolo scientifico in preprint intitolato Analysis of deflection and disruption options for asteroid 2024 YR4, datato 15 settembre 2025 ma al momento non disponibile online (o perlomeno io non riesco a trovarlo; forse è questo con un titolo leggermente differente, Space Mission Options for Reconnaissance and Mitigation of Asteroid 2024 YR4).
Perché molti personaggi dei cartoni animati indossano guanti bianchi?
È una cosa alla quale raramente si fa caso perché è una caratteristica diffusissima, ma molti personaggi dei cartoni animati indossano guanti bianchi, e lo fanno in molti casi anche quando non rappresentano persone ma sono animali. Perché Bugs Bunny, un coniglio, indossa questi guanti?

La giustificazione tecnica è che i guanti bianchi creano un netto contrasto con la maggior parte degli sfondi e dei corpi dei personaggi, rendendo le mani molto più facili da vedere e seguire durante il movimento. Questo era particolarmente importante nei primissimi cartoni animati, che erano in bianco e nero e quindi non potevano usare le sfumature di colore per rendere più leggibili le scene e più comprensibile l’azione. Inoltre un guanto è più semplice da disegnare rispetto a una mano, che ha unghie, nocche, pieghe della pelle e tanti altri dettagli.
Ma c’è anche un’altra ragione meno tecnica: i primi cartoni animati si ispirarono ai cosiddetti minstrel show, una forma di spettacolo da palcoscenico nato negli Stati Uniti durante l’Ottocento, che consisteva in una miscela di sketch comici, varietà, danze e musica e veniva interpretato da attori bianchi con la faccia dipinta di nero, cioè in blackface. Questi spettacoli rappresentavano i neri in maniera stereotipata e quasi sempre offensiva, presentandoli come ignoranti, pigri e superstiziosi. In altre parole, erano spettacoli totalmente razzisti. Il colore di Topolino o di Felix il Gatto non è casuale, insomma.
Nei minstrel show gli artisti indossavano appunto guanti bianchi, allo scopo di rendere visibili al pubblico i movimenti delle loro mani, e gli animatori degli anni Venti e Trenta del secolo scorso mantennero questa caratteristica nei loro personaggi. Oggi questo riferimento culturale profondamente discutibile si è perso e molti personaggi dei cartoni animati moderni (Sonic, Mario) indossano guanti puramente per tradizione iconografica del mondo dell’animazione e per i motivi tecnici che ho citato prima.
Per chi volesse saperne di più, ci sono libri come Birth of an Industry: Blackface Minstrelsy and the Rise of American Animation, di Nicholas Sammond (2015) [Google Books; Duke University Press], che ha un ricco sito di approfondimento contenente spezzoni di cartoni animati di Topolino degli anni Trenta che sbandierano disinvoltamente un razzismo agghiacciante. Altri libri che permettono di non dimenticare queste origini poco edificanti di personaggi che abbiamo normalizzato sono elencati presso Academia.edu. Ci sono anche i documentari Ethnic Notions, che ha vinto un Emmy nel 1988 [Wikipedia], e Color Adjustment, entrambi di Marion Riggs [Archive.org]. Con il clima politico statunitense attuale, c’è da chiedersi per quanto tempo resteranno ancora disponibili.
L’origine bizzarra del tema musicale di James Bond
Grazie al programma Quite Interesting della BBC ho scoperto una chicca davvero sorprendente che riguarda il celeberrimo tema musicale che identifica James Bond: quello che potete sentire qui sotto, suonato dalla chitarra elettrica, da 0:08 a 0:21.
Quel tema è tratto da questo brano, Bad Sign, Good Sign, eseguito in stile indiano:
Non è una coincidenza o una teoria: è un fatto storicamente assodato. Ma non è plagio, perché fu la stessa persona a comporre entrambi i brani. La persona in questione è Monty Norman: aveva scritto Bad Sign, Good Sign per un musical che non ebbe grande successo. Quando gli fu commissionata la colonna sonora di Dr. No (Agente 007 licenza di uccidere, 1962), riprese la melodia di quel musical e la rielaborò in quello che oggi conosciamo tutti come il tema di James Bond. E ora non riuscirete mai più a vedere un film di 007 senza pensare a questa versione indianeggiante [Montynorman.com].
Uno dei miei esempi preferiti di “non è plagio se copi da te stesso”: “Somewhere that’s green” (La piccola bottega degli orrori) vs “Part of your world” (La sirenetta).
Sul tema del razzismo involontario, quante volte da giovane ho fischiettato questa senza sapere che è una cover (voglio presumere in buona fede) di una canzone minstrel del 1850: https://www.youtube.com/watch?v=QFFykQIrPCk
ciao Paolo, seguo sempre con interesse i tuoi articoli e mi piacerebbe sapere il tuo punto di vista sul famoso provvedimento “Chat Control” in votazione alla parlamento europeo.
grazie
ciao
paolo
Ne scriverò appena riesco a trovare il tempo, sto seguendo la questione. In estrema sintesi: pessima idea.
Sui guanti bianchi dei cartoni animati conoscevo anch’io la “ragione tecnica” ma dal canale yt di Enrico Gamba (se non erro) pare fosse solo quella ragione, e vi assicuro che non si fa scrupolo di svelare i sottintesi degli stereotipi dell’epoca (mi ricordo un “Para-Dice” destinato ai neri perché dediti al gioco d’azzardo); anzi a memoria mi pare che solo Pippo fosse caratterizzato come il sempliciotto con una sua logica tutta particolare proprio perché era la spalla comica di colore di Topolino (cosa che mi sorprese alquanto).
Due chicche personali sui guanti nei fumetti:
– non so quanto abbia preso piede nel resto d’Italia, ma in Veneto circolava la teoria che in quelli Disney i guanti bianchi fossero indossati dai personaggi buoni e i gialli da quelli cattivi (in realtà si è passati ha tutti coi gialli a tutti coi bianchi)
– sul fatto che siano indossati sempre, mi ricordo una storia disegnata da Luciano Gatto (era della saga che doveva lanciare Zombi Baturzo) dove la prova che incastra Gambadilegno sono… le sue impronte digitali lasciate su un foglio di carta dove aveva scritto un messaggio ricattatorio; in pratica, quando serviva calzarli, lui se li era tolti!!
La storia dei guanti gialli o bianchi ricorda quella dei cappelli bianchi o neri (rispettivamente dei buoni e dei cattivi)…
Ho trovato questo di preprint “Space Mission Options for Reconnaissance and Mitigation of Asteroid 2024 YR4” pubblicato nella stessa data (15 settembre). Forse hanno cambiato titolo?
https://arxiv.org/abs/2509.12351
https://arxiv.org/pdf/2509.12351
Potrebbe, grazie! Aggiunto all’articolo.
C’è anche un esempio molto più recente (e nostrano) di quella rappresentazione stereotipata delle persone di colore, che probabilmente in molti ancora ricorderanno: la pubblicità delle caramelle Tabù di fine anni ’80 (non allego il link al video su YouTube perché temo di infrangere qualche comandamento).
Sì, me la ricordo!
Per non parlare della canzone “I Wahha Puthanga” di Walter Valdi del 1970… su YouTube c’è ancora un video di animazione.
E allora, come non citare i ben più famosi Watussi?
Trattandosi di riferimenti culturali è bene contestualizzarli, ricordando come in Italia (dove, almeno fino agli anni ’80, le persone di colore erano ancora relativamente rare) la n-word fosse considerata un termine descrittivo neutro, non avendo ancora quella connotazione dispregiativa che assumerà soltanto in seguito, grazie all’avvento del cosiddetto politically correct (mutuato dagli americani).
Rimanendo sul nazional-popolare anni ’70, menzionerei anche la sit-com “I Jefferson”, col protagonista fieramente razzista contro i bianchi, e lo sceneggiato di grande successo “Radici”, che rivisto oggi farebbe saltare sulla sedia.
Ma stiamo andando off-topic rispetto al tema trattato nell’articolo, per cui mi fermerei qua.
> lo sceneggiato di grande successo “Radici”, che rivisto oggi farebbe saltare sulla sedia.
In che senso? Per quel poco che ricordo (ero un ragazzo) era un racconto abbastanza obiettivo di quello che succedeva durante la schiavitù.
Ricordi bene, ma il motivo per cui non è stato mai replicato in tv in tempi recenti forse è proprio quello: obiettivo e fin troppo realistico, per il sentire attuale.
Innanzitutto in quello sceneggiato si fa un uso estremamente disinvolto della n-word (per il quale, ad esempio, in tempi recenti Tarantino fu criticato per il suo Django Unchained, ma ti posso assicurare, avendolo rivisto qualche tempo fa, che Radici era decisamente su un altro livello), che all’epoca non era nulla di particolarmente scandaloso (almeno nella versione italiana) proprio per il motivo che ho già esposto, ovvero che la n-word da noi era un termine neutro di uso normale.
Inoltre, per la rappresentazione decisamente cruda del razzismo, che oggi sarebbe difficile da accettare.
A puro titolo d’esempio, oggi una partita di calcio può venire sospesa per dei “buu” razzisti, mentre nel 1978, in prima serata sulla Rete2 (non c’era ancora nemmeno Rai3), poteva andare in onda uno sceneggiato seguito da milioni di persone (empiricamente, dato che non c’era nemmeno l’auditel) nel quale (vado un po’ a memoria) c’erano battute come questa: sulla nave negriera, il comandante si rivolge al primo ufficiale guardando gli schiavi chiedendogli “secondo lei che cosa staranno dicendo?”, e quello gli risponde “un bianco non può capirli, saranno le stesse cose che si dicono i macachi sugli alberi”; dopodiché, per fargli fare un po’ di movimento, fa suonare un po’ di musica e li frusta per farli ballare, apostrofandoli con un “ballate, scimmie” che, per quanto realistico, oggi risulterebbe a dir poco eccessivo.
Da qualche parte ho ancora i file XviD che a suo tempo scaricai dal mulo; se ti interessa, posso ingegnarmi per farteli avere, ma dimmi tu come fare perché immagino che sia materiale ancora coperto da copyright.
Provo a spiegarmi meglio, tanto ormai siamo completamente off-topic: il moderatore ci perdonerà (battutona: non so se sia ancora così ma, se la memoria non m’inganna, c’è stato un tempo in cui tu davi una mano alla moderazione, o sbaglio?).
La mia opinione è che l’infanticidio non sia attualmente oggetto della stessa operazione di lavaggio collettivo della coscienza che invece è in corso per il razzismo, che va sotto il nome di politically correct (ultimamente confusa anche col termine woke, dal popolino), che fa sì che oggi lo stigma sociale sul razzismo sia fortissimo, soprattutto da parte dei canali “ufficiali”.
OT dell’OT: a mio avviso si tratta più che altro di una mera operazione di facciata, che all’atto pratico serve principalmente a lavarsi ipocritamente la coscienza collettiva (non mi sembra che, da quando gli americani hanno smesso di chiamarli con la n-word, ne ammazzino molti di meno), ma che comunque mi sento di supportare, perché quando la causa è quella giusta tutto può aiutare, e forse qualcosa sta iniziando a cambiare (ma sono processi che richiedono decenni, quando non secoli). Fine dell’OT dell’OT.
Se ce l’hai, il mio consiglio è quello di riguardartelo, almeno la prima puntata (l’inizio al villaggio è un po’ palloso, ma decolla da quando lo catturano; il cast è discreto: c’è pure una particina per OJ Simpson, e un grande John Amos dalla seconda puntata).
A me ha fatto un certo effetto, e non certo per la storia, che comunque merita ma che a grandi linee ricordavo (però nel frattempo mi sono documentato, e tra le varie curiosità ho scoperto che si è saputo che non era vero che la storia fosse così ben documentata ed autobiografica come dichiarato inizialmente dall’autore, diciamo che Alex Haley l’ha un po’ romanzata).
Mi ha fatto effetto perché, dai dialoghi e soprattutto dai toni utilizzati, si può intuire quanto la nostra società sia cambiata, dai tempi della sua messa in onda, e se lo riguarderai sono certo che ti renderai conto da solo dei motivi per cui nessuna tv generalista l’abbia mai replicato, né mai lo farà.
Oggi si direbbe che è un po’ too much, se parli ggiovane.
Per chiudere, potrei dire che per certi versi è un po’ come per i film di John Wayne: è un tipo di rappresentazione che non è più adatta alla società attuale.
– ll comandante si rivolge al primo ufficiale guardando gli schiavi chiedendogli “secondo lei che cosa staranno dicendo?”, e quello gli risponde “un bianco non può capirli, saranno le stesse cose che si dicono i macachi sugli alberi” –
Ma era così.
Evento forse mai accaduto, ma assolutamente verosimile.
Non dovrebbe scandalizzare.
Sto leggendo un libro ambientato all’epoca degli etruschi.
Il protagonista è un “investigatore”.
Il suo “Watson” è uno schiavo e non è raro che il colpevole, una volta scoperto, venga messo a morte.
In un caso per squartamento con cavalli.
In un altro chiuso in un sacco con un gallo, un cane ed un serpente e gettato in mare.
Questo rende la storia meno accettabile?
Sarebbe inaccettabile che non accadesse!
Grazie, ma da qualche parte ho i DVD.
Però ad essere sincero non capisco fino in fondo il tuo discorso. Gli episodi che citi sono portati avanti da personaggi che nell’economia del film sono negativi, quindi implicitamente etichettati come sbagliati.
Se Henry Fonda fa fuori un bambino in un film in cui lui è il cattivo ( https://www.youtube.com/watch?v=dnVW7LRP3C4 ), questo non è uno sdoganamento dell’infanticidio.
O no?
Qualcuno sa come si fa a cancellare i doppi commenti?
Credo che debba farlo un moderatore, non so se lo può fare il titolare del commento in questione.