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Pasty.link: come scaricare copie dei video in streaming

Pasty.link: come scaricare copie dei video in streaming

Se vi è mai capitato di vedere un video in streaming di cui vorreste tenere una copia permanente, per esempio per poterlo rivedere in seguito o perché temete che venga cancellato o modificato, un lettore (cloppj) mi segnala un sito molto utile a questo scopo: è Pasty.link.

Usarlo è abbastanza semplice: si copia il link del video in streaming che volete conservare e lo si incolla nella casella di Pasty.link. Il sito restituisce un link sul quale è sufficiente fare un clic destro (se siete a un computer) per scaricare il video.

Per esempio, se volete conservare per sempre una copia di questa perla del TG5, secondo la cui redazione (specificamente Susanna Galeazzi, autrice del servizio) la Luna dista “centinaia di migliaia di anni luce dal nostro pianeta”, andata in onda il 21 marzo scorso (ieri), potete visitare il sito del TG5, che ospita uno streaming del servizio, copiarne il link e incollarlo in Pasty.link. Otterrete questa schermata:

A questo punto vi basta un clic destro per salvare il video sul vostro computer.

Elettrochiacchiere, prima puntata sperimentale

Elettrochiacchiere, prima puntata sperimentale

Come ogni venerdì mattina, oggi sono andato in auto elettrica dal Maniero Digitale alla sede della Radiotelevisione Svizzera per la consueta diretta del Disinformatico: già che c’ero, ho provato a registrare una videochiacchierata sulle ultime novità elettriche che non ho (ancora) avuto il tempo di raccontare per iscritto qui. Non abbiate grandi pretese: sono solo chiacchiere fatte mentre guido.

A 14.30 circa un automobilista non si accorge che la sua auto sta scivolando indietro verso la mia ELSA e devo suonare il clacson per svegliarlo. Poi la gente mi chiede perché non vedo l’ora che arrivi la guida autonoma.

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Riparare video danneggiati: una storia a lieto fine

Riparare video danneggiati: una storia a lieto fine

Facce da Tesla 🙂

Un mese fa ho assistito a una disfida amichevole fra auto sportive sulla pista dell’aeroporto di Parma: sui 400 metri da fermo ha stravinto una Tesla Model S P100D (10.86 secondi), battuta solo dalla moto Ducati Panigale (9.79). A fine gara i proprietari delle auto hanno offerto un po’ di partenze ultraveloci ai presenti, e naturalmente non ho resistito a provare una partenza elettrica in modalità Ludicrous (sì, è una citazione di Balle spaziali).

Ho ripreso la scena con la mia GoPro, ma quando sono arrivato a casa ho scoperto con disappunto che il file video aveva un problema: era lungo zero byte. In altre parole, la minitelecamera non aveva registrato nulla.

Esaminando la schedina di memoria della telecamera, tuttavia, mi sono accorto che c’era un altro file con lo stesso nome ma l’estensione LRV e grande oltre 600 megabyte. Un’occhiata al sito di GoPro e a Fileinfo.com mi ha permesso di scoprire che un file LRV è un Low Resolution Video usato per la gestione di alcune funzioni dell’app della GoPro.

Ok, Low resolution è meglio che no resolution, per cui ho provato a rinominare il video da LRV a MP4. Niente da fare.

Googlando ho visto che molti suggerivano di caricare il file su Youtube, usando così il software di Youtube per decodificarlo, oppure di aprire il file LRV con VLC. Niente da fare.

Ho chiesto aiuto ai Disinformatici via Twitter e sono arrivati vari suggerimenti, come l’uso di Stellar Phoenix Video Repair (Windows e Mac), che però costa 70 dollari. La demo è gratuita ed è riuscita a farmi vedere il contenuto del file LRV, confermandomi che si trattava del video che volevo recuperare.

Ho provato anche Treasured di Aeroquartet, che ha analizzato il video e mi ha fatto una proposta più interessante: per 49 dollari, mandando ad Aeroquartet un breve campione del video lo avrebbero analizzato per preparare un software su misura per la codifica video della mia telecamera.

Mi sono registrato come possibile utente dando il mio indirizzo di mail e pochi minuti più tardi Aeroquarter mi ha mandato via mail il link per scaricare il software fatto su misura, RepairMovie, che ha decodificato il video e lo ha reso leggibile:

Finita la riparazione, il software mi ha permesso di vedere ed ascoltare gratuitamente l’intero video (mentre Stellar Phoenix me ne mostrava solo un pezzetto), in una versione coperta da una grande dicitura “TRIAL”.

Ho accettato la proposta e ho pagato i 49 dollari: mi è arrivato un codice di registrazione, che ho immesso nell’app.

Bingo! In pochi secondi RepairMovie mi ha fornito una copia del video recuperato senza diciture sovrimpresse. Eccone un pezzetto (il resto non lo posso ancora pubblicare perché non ho il permesso di tutte le persone ritratte):

Qui partiamo da circa 40 km/h e arriviamo a 100 km/h in circa 3 secondi e a 180 km/h in circa 11. Nella parte di video che non vi posso mostrare abbiamo fatto una partenza Ludricrous da fermi: 0-200 in 11 secondi. Impressionante.

Certo, 49 dollari sono tanti per un singolo video (ne potrei riparare molti altri entro la scadenza dell’app): ma ne è valsa la pena per riavere questo ricordo difficilmente ripetibile e per poter raccontare a voi come recuperare un video che sembra perduto per sempre.

Blinkx: se il motore di ricerca ti ascolta e ti guarda

Blinkx: se il motore di ricerca ti ascolta e ti guarda

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Lo spettacolare successo di Google deriva in gran parte da una formula estremamente semplice: inserire nelle pagine Web pubblicità pertinente al contesto, in modo che la pubblicità non sia vista come un’intrusione, ma quasi come un’estensione del testo della pagina.

La formula funziona egregiamente, a parte qualche incidente divertente come la réclame della mozzarella di bufala che spesso compare in questo blog (Google Adsense evidentemente nota la frequenza con la quale uso la parola bufala e la considera importante, ma ne sbaglia l’accezione); ne vedete un esempio fresco fresco qui sopra, cliccabile per ingrandirlo. Il problema è che la formula contestuale funziona con il testo, ma non con le immagini o con i filmati, per la semplice ragione che è relativamente facile estrarre automaticamente le parole chiave da una pagina di testo, mentre è tutt’altra sfida estrarle da una foto o da un filmato.

Da questo problema nasce il mancato successo commerciale (dal punto di vista dei gestori) dei servizi di pubblicazione e condivisione di filmati, come Youtube o Google Video: gli utenti sono contenti di averli gratuitamente, ma chi gestisce i servizi non sa come farli fruttare. Le pubblicità contestuali, infatti, finora si sono basate soltanto sulle parole-chiave immesse a mano dagli utenti per definire i propri filmati, e sono separate dal filmato: questo le rende poco fruite e poco pertinenti.

Blinkx.com promette di cambiare questo stato di cose: dichiara di aver realizzato un sistema che è in grado di analizzare l’audio e le immagini presenti nei filmati e di estrarne le parole-chiave, da usare per inserire nei filmati delle pubblicità pertinenti.

Funzionerà? Il riconoscimento automatico della voce e delle immagini ha fatto grandi passi negli ultimi anni, ma ho qualche dubbio che sia all’altezza di un compito del genere. Staremo a vedere: l’idea è comunque interessante. Nel frattempo, Blinkx.com è un buon motore di ricerca per i filmati, dato che consente di ricercare contemporaneamente in molti siti differenti dedicati ai videoclip.

Video monetizzabili, motore di fake news

Video monetizzabili, motore di fake news

Ultimo aggiornamento: 2017/12/14 20:55.

In questi giorni hanno iniziato a circolare due notizie apparentemente slegate ma in realtà parallele.

La prima riguarda un video che mostra un uomo che cammina in un grande giardino tenendo in mano un telo trasparente: quando lo dispiega davanti a sé, l’uomo diventa invisibile. Sembra quasi che il mantello dell’invisibilità di Harry Potter sia diventato realtà grazie alla scienza, se si dà retta alla descrizione che accompagna il video e che parla di “materiali quantici.. usabili dai militari”, ma in realtà si tratta di un effetto speciale video ottenuto con la tecnica cinematografica nota come chroma key oppure blue screen o green screen: il telo è di un particolare colore (di solito blu o verde) che viene sostituito digitalmente con un’immagine preregistrata di quello che sta dietro il telo, che così sembra creare l’invisibilità.

La seconda ha a che fare con un ventiduenne inglese, Jay Swingler, che ha deciso volontariamente di mettere la propria testa dentro un forno a microonde riempito di schiuma espandente, allo scopo di riprendersi in un video da pubblicare su Youtube insieme ad altri dello stesso genere demenziale. La schiuma si è solidificata e il ragazzo ha rischiato di morire soffocato, ma è stato salvato dall’intervento di ben cinque vigili del fuoco, come riferiscono la BBC e i pompieri delle West Midlands.

Cos’hanno in comune queste due storie? Lo stesso movente: fabbricare video che diventano popolari e generano soldi. Se un video riceve tante visualizzazioni, i social network e i siti come Youtube pagano i suoi creatori in cambio del diritto di inserirvi pubblicità. Questo meccanismo di monetizzazione dei video ha creato una vera e propria industria amatoriale di video falsi, con contenuti spesso scioccanti o demenziali, costruiti a tavolino per far parlare di sé ed essere condivisi, che non esisterebbero se non ci fosse l’incentivo del guadagno. E ci sono anche sciacalli che rubano i video virali altrui per monetizzarli.

Il video del mantello dell’invisibilità, per esempio, proviene dal social network cinese Weibo, ma è stato visto 32 milioni di volte da quando è stato condiviso su Facebook ed è stato citato da numerose testate giornalistiche (specificando chiaramente che si trattava di una finzione). Il video del gesto d’incoscienza del ragazzo britannico ha accumulato oltre tre milioni di visualizzazioni in pochi giorni. Questo significa che chi li ha pubblicati riceverà qualche migliaio di euro di compenso.

La monetizzazione su Internet di video falsi o fabbricati è una delle ragioni del boom delle notizie false basate su questi video: costano poco e rendono molto, anche per le testate giornalistiche che le ripubblicano senza verificarle. I social network stanno correndo ai ripari togliendo le pubblicità, e quindi l’incentivo economico, ai video che incoraggiano o promuovono comportamenti dannosi o pericolosi, ma questa rimozione avviene soltanto se un video viene segnalato dagli utenti (è successo per il video della testa nel microonde). Spetta quindi a noi utenti, insomma, agire per disincentivare questa forma di fake news.

Fonti aggiuntive: Bufale.net; Gizmodo; Snopes.com. Questo articolo è il testo preparato per il mio servizio La Rete in 3 minuti per Radio Inblu del 14 dicembre 2017.

L’effetto speciale più spettacolare: la natura. Fulmini al rallentatore

Andate al monitor più grande che avete, meglio se 4K, mettete il video a tutto schermo e alzate il volume. No, non così: di più. Non ve ne pentirete.

Se volete sapere come è possibile catturare un fulmine così perfettamente, i dettagli sono qui.

Video: che rumore fa un aereo di linea in quota?

Video: che rumore fa un aereo di linea in quota?

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Questo video cattura un suono molto raro: quello di un aereo di linea a velocità di crociera, sopra le nubi. Per coglierlo non basta mettersi in cima a una montagna: bisogna trovarsi in quota a oltre 10.000 metri, su un aeromobile che non faccia rumore e che stia fermo. In altre parole, su un pallone sonda dotato di una GoPro.

Come spiegato nelle informazioni che accompagnano il video, il lancio del pallone sonda ha rispettato tutte le norme di sicurezza. Il video potrebbe suscitare un certo mal di mare, ma il silenzio che regna a quella quota e la vista che si gode sono impagabili. E pensare che in quell’oggetto che sfreccia nel cielo a ottocento chilometri l’ora ci sono probabilmente un centinaio di persone che neanche si rendono conto della meraviglia tecnica quotidiana che è il volo.

E che a terra ci sono gli imbecilli che gridano alle scie chimiche 🙂

Video: perché questo uccellino sta a mezz’aria con le ali ferme?

Video: perché questo uccellino sta a mezz’aria con le ali ferme?

Quasi due milioni di visualizzazioni per un video di un uccellino che svolazza davanti a una telecamera di sorveglianza domestica possono sembrare tante, ma se lo guardate (dura solo undici secondi) capirete il motivo di tanto interesse: il volatile sta sospeso in aria senza che si veda alcun movimento delle ali. Come è possibile?

Non è grafica digitale o un trucco fisico: l’uccellino non è stato appeso a un filo o creato digitalmente. Quello che si vede nel video è tutto reale. La spiegazione è poco intuitiva per chi non conosce il funzionamento di una telecamera: per una fortunata coincidenza, le ali si muovono con la stessa cadenza con la quale la telecamera acquisisce la sequenza di immagini fisse che compongono il video (circa 20 cicli al secondo, come spiegato dall’autore, GingerBeard), per cui il video ha registrato le immagini delle ali solo quando erano in una posizione sempre uguale del loro battito.

Questa tecnica, chiamata spesso stroboscopia, si usa da tempo in numerose varianti per esaminare movimenti rapidi e ripetitivi, per esempio di macchinari, ed è la ragione per la quale in alcuni film e video si vede che le ruote dei carri e delle auto sembrano girare in senso contrario a quello di marcia. Ma è rarissimo vederla in azione per caso e con risultati così magici come in questo video.

Antibufala: aggressione a Berlusconi, internettardi gridano al falso. Accuse di messinscena alimentate dai media tradizionali

Antibufala: aggressione a Berlusconi, internettardi gridano al falso. Accuse di messinscena alimentate dai media tradizionali

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2009/12/29.

Sì, lo so che ho detto che non me ne sarei occupato perché la cosa era troppo patetica per darle notorietà, ma me l’avete chiesto in troppi, ormai la notizia è stata alimentata dal Corriere e da altre testate (complimenti), e probabilmente martedì sarò ospite di un programma televisivo nazionale italiano per parlare della complottomania proprio sulla base di questo e altri episodi recenti.

Per cui mi arrendo, mi turo di nuovo il naso e affronto l’indagine antibufala sulle accuse di messinscena intorno all’aggressione di domenica scorsa a Berlusconi.

Sia chiaro che faccio quest’indagine con estrema riluttanza, perché so che comunque parlarne – anche per sbufalarla – regala dignità a una storiella che proprio non ne ha e che un giornalismo responsabile dovrebbe semplicemente ignorare invece di gonfiarla pur di vendere qualche copia o spot in più. O se proprio ne vuole parlare, dovrebbe fare lo sforzo di accompagnarla con una documentata e dettagliata smentita delle accuse. Invece no. Troppa fatica, vero?

Questa è per ora una bozza d’indagine: chiedo il vostro aiuto per completarla rapidamente, anche perché non riesco a stare a lungo con il naso turato. Se proprio volete che io nuoti nella melma del complottismo, almeno nuotate un po’ anche voi con me. Comincio a buttar giù un canovaccio e intanto vi chiedo di rispondere al sondaggio in alto a destra in questo blog, per capire (almeno informalmente) chi ha contribuito maggiormente alla diffusione di queste tesi demenziali.

Nota (2009/12/20 10:00): ho riavviato il sondaggio perché mi sono accorto che nella prima versione non c’era modo di distinguere fra siti Internet delle testate giornalistiche tradizionali e Internet in generale. L’intento del sondaggio è capire quanto la notizia delle tesi di complotto sia stata alimentata dai media tradizionali e dalle loro propaggini in Rete. Nella prima versione, comunque, su 162 partecipanti il 66% aveva risposto “Da Internet / Facebook / Youtube / mail”, l’11% “Da radio, giornali o TV” e il 22% “Da questo blog”.

Vediamo quali sono per esempio le accuse del video citato dal Corriere. A proposito: il Corriere linka una versione del video che sta sui propri server (così ci mette la propria pubblicità) anziché l’originale. Sulla base della descrizione fatta nell’articolo, riuscite a trovare il video originale? È forse questo, che mi risulta essere il più gettonato, con oltre 439.000 visualizzazioni? E questa è la seconda parte?

È importante trovare l’originale anche perché il Corriere ne mostra solo tre minuti e 20 secondi, ma dice che è lungo “circa otto minuti” ed è “diviso in due parti”. Bella mossa, così il lettore non può fare confronti con il video intero e farsi una propria idea sulla base dei fatti completi anziché dei tagli operati dai media.

Comincio comunque ad esaminare le asserzioni presenti nella versione tagliata del Corriere.

Nessuna fuoriuscita immediata di sangue

“Osservate il volto del presidente del consiglio: presenta un profondo taglio subito sotto l’occhio sinistro” dice la didascalia. Il video mostra poi l’immagine qui accanto.

“Ma andiamo a rivedere il momento esatto in cui viene colpito al volto.. Notato nulla di strano?” continua il video, mostrano una ripresa dell’impatto. “Non si nota alcuna lesione dopo che la statuetta [sic] ha colpito il volto del premier, eppure un taglio così profondo si sarebbe visto subito dopo l’impatto perché il sangue fuoriesce immediatamente, invece non si vede nulla..”

Forse l’autore dei video ha visto troppi film horror, perché nella realtà, almeno nella mia esperienza personale di collisioni con corpi laceranti e contundenti, il sangue non schizza fuori subito a fontanella in caso di taglio che non interessi un vaso sanguigno primario: ci mette qualche secondo a fuoriuscire. I medici che leggono potranno dire la loro su questa considerazione. Come termine di paragone si potrebbe trovare qualche video di infortunio sportivo, per esempio calcistico.

Il “fazzoletto scuro”

“Altro strano particolare” prosegue il video “cos’è quella sorta di fazzoletto scuro che viene immediatamente messo davanti al volto di Berlusconi?”. E prosegue: “Risulta strano che in meno di un secondo abbia avuto subito disponibile qualcosa da mettere davanti alla faccia.. Sembra quasi che fosse stato pronto a compiere quell’azione..” . E ancora: “Ha poi mantenuto il volto coperto per tutto il tempo, finché non è stato portato in macchina.. Successivamente rimane qualche minuto nella macchina finché non esce per farsi vedere dalla gente e dalle telecamere”.

Secondo quanto presentato da questo spezzone di Annozero si tratta di un sacchetto di plastica contenente dei documenti datigli in mano pochi istanti prima da un fan: nel video si vede chiaramente la sequenza di gesti che lascia il sacchetto nella mano sinistra di Berlusconi, che è quella che subito dopo il Presidente del Consiglio si porterà istintivamente al viso (qualcuno ha modo di catturare e mandarmi lo streaming dello spezzone per i miei archivi?). Repubblica ne ha un’immagine più nitida in questa fotogalleria:

La pausa prima di allontanarsi

“Come avete visto il premier ha perso parecchio tempo prima di andarsene cosa che, a livello di sucurezza [sic], è totalmente sbagliata perché l’aggressione iniziale poteva anche essere un diversivo per qualcosa di più grosso.. Pensate che se fosse successa la stessa cosa al presidente Obama l’avrebbero lasciato lì a cincischiare per diversi minuti? Assolutamente no! L’avrebbero portato via da quel luogo il più velocemente possibile.. Strano!”.

Certo, la sosta è assolutamente criticabile. Ma concludere con quello “strano” significa insinuare che non ci sia stata una fuga precipitosa verso l’ospedale perché tanto la regia occulta sapeva che non ci sarebbe stato un seguito all’aggressione. Mi ricorda tanto le accuse a Bush che se ne rimase impietrito nella scuola elementare la mattina dell’11 settembre. È facile costruire una tesi di complotto prendendo i pezzetti che servono, togliendoli dal loro contesto, e scartando tutto il resto. Dimenticando, per esempio, che la folla era assiepata davanti all’auto, che quindi non poteva partire, e che l’auto blindata era il luogo più sicuro dove collocare il ferito.

Il video si conclude (almeno nella versione tagliata del Corriere) con la solita ipocrita tiritera già vista in tanti altri complottismi, il classico “ma io sto solo facendo domande, mica accuso“: “Con questo video non intendo accusare nessuno di niente.. voglio solo far notare che ci sono alcuni particolari strani e che la questione secondo me non è del tutto chiara”. Il video finisce qui. E parte un altro spot del Corriere.

L’applicatore di sangue finto

Il video scelto dal Corriere non include un’altra asserzione che va per la maggiore nelle accuse dei berluscomplottisti e che invece è presente per esempio in questo video a 2 minuti circa dall’inizio: “Ecco una foto scattata in auto molto sospetta” dice il video “cosa tiene in mano forse un aggeggio che lancia sangue finto?… Notare il sangue sembrerebbe proprio che qualcosa glielo abbia appena schizzato in faccia”.

Eh già, perché il modo migliore per applicare del sangue finto sarebbe spararlo in faccia. Anziché usare, per esempio, un tampone. Siamo veramente oltre il ridicolo.

Giusto per chiudere la questione, riusciamo a identificare l’oggetto? Telefonino, torcia, walkie talkie, altro? Ecco una foto alla migliore risoluzione che ho trovato finora: potete ingrandirla cliccandovi sopra.

I commenti qui sotto suggeriscono che l’oggetto sia una torcia, specificamente una Luxeon Nu-Flare Rebel ad alta potenza, consigliata per applicazioni di polizia, come quella mostrata qui e segnalata da questa pagina di Facebook:

È in vendita su Amazon, che ne mostra questa foto, in cui la somiglianza della parte posteriore all’oggetto visibile nella mano della persona nell’auto blindata è davvero notevole:

Le altre accuse

Ci sono anche altre asserzioni che girano in Rete, come la presunta stranezza della camicia di Berlusconi priva di tracce di sangue o il cambio d’inquadratura di una telecamera proprio al momento dell’attacco o la corsa al San Raffaele anziché a un ospedale più vicino, ma per ora la nausea ha il sopravvento e mi fermo qui.

La cosa che più mi schifa, in tutto questo pasticcio, è che i media tradizionali e i politici stanno accusando Internet di essere la cloaca dove si coagulano l’odio e la stupidità paranoica. Ma sono loro che regalano pubblicità a quella cloaca, invece di tirare lo sciacquone e occuparsi di cose più serie.

Il sondaggio

Ecco i risultati del sondaggio informale e per nulla scientifico: alla domanda “Da dove hai saputo inizialmente delle tesi di messinscena sull’aggressione a Berlusconi?”, 2434 lettori hanno risposto come segue:

  • Da Facebook: 788 (32%)
  • Da Youtube: 278 (11%)
  • Da mail di amici o conoscenti: 164 (6%)
  • Da forum di Internet o altra fonte Internet non legata a testate tradizionali: 568 (23%)
  • Da radio, giornali o TV: 319 (13%)
  • Da siti Internet di testate tradizionali (Corriere, Repubblica, ecc.): 317 (13%)

Credo sia significativo che il 26% dei lettori (uno su quattro) abbia saputo delle tesi complottiste dai media tradizionali o da testate online dei media tradizionali. Il contributo di questi media alla diffusione di queste scemenze non è preponderante, ma mi sembra comunque importante.

L’appontaggio di SpaceX da tre angolazioni differenti

L’appontaggio di SpaceX da tre angolazioni differenti

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Qualche giorno fa SpaceX ha pubblicato un video che mostra da tre punti di vista differenti e molto ravvicinati l’atterraggio del primo stadio del suo lanciatore Falcon 9 sul ponte della nave di recupero Of Course I Still Love You nell’Oceano Atlantico, dopo aver collocato in orbita un satellite per telecomunicazioni, come raccontato in questo mio articolo. Spettacolare.

Notate, a 0:42, la scivolata laterale del razzo dopo l’appontaggio.