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Disinformatico radio del 2013/03/22

La Radiotelevisione Svizzera ha caricato il podcast della puntata di ieri del Disinformatico radiofonico, nella quale ho parlato dei seguenti temi (con i rispettivi articoli di approfondimento):

Disinformatico radio, il podcast di ieri

È scaricabile il podcast della puntata di ieri del Disinformatico radiofonico. I temi e i rispettivi articoli di accompagnamento sono questi:

Podcast del Disinformatico radio di oggi

Potete scaricare da qui il podcast della puntata odierna del Disinformatico che ho condotto stamattina per la Rete Tre della RSI. Per quanto riguarda i social network, ho parlato della catena di Sant’Antonio “sono io a chiedere un favore” su Facebook, delle ricerche imbarazzanti e pericolose possibili con Facebook Graph Search e di come si può (se siete fortunati) scaricare l’archivio completo dei propri tweet

Ho anche raccontato un po’ di appunti su Mega, il successore di Megaupload, e lo strano caso del signor Dobson, a casa del quale si radunerebbero, secondo i sistemi di localizzazione, tutti i cellulari smarriti o rubati a Las Vegas: un episodio di falsa precisione (che è la parola di Internet della settimana).

Falla di Twitter permette messaggi falsi

Falla di Twitter permette messaggi falsi

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “filiberto.ga*” e alla segnalazione di Mikko Hypponen ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

C’è una vulnerabilità in Twitter che permette di inviare un tweet spacciandosi per un altro utente. Un malintenzionato può quindi impersonarvi su Twitter: gli basta sapere quale numero di telefonino avete associato al vostro account Twitter.

Se lo sa, usa un gateway SMS adatto per falsificare il numero del mittente e ci mette il vostro, così Twitter crede che il tweet provenga da voi e lo pubblica a nome vostro. Oltre ai tweet falsi, l’impostore può alterare il vostro account Twitter usando questi comandi via SMS (la versione italiana dei comandi è qui).

La scoperta è di Jonathan Rudenberg, che la descrive qui insieme ai rimedi possibili: rimuovere da Twitter il proprio numero di cellulare (andando qui e cliccando su Elimina il mio numero) oppure aggiungere un PIN all’account, in modo che il malintenzionato debba scoprire il PIN per potersi spacciare per voi.

Aggiornamento (21:30): Ars Technica scrive che la falla è stata parzialmente corretta.

Nike condannata in GB per tweet pubblicitari ingannevoli

Wayne Rooney Nike tweetL’ASA, autorità di controllo sulla pubblicità nel Regno Unito, ha bocciato una campagna via Twitter di Nike nella quale due calciatori avevano tweetato messaggi contenenti link a video promozionali Nike.

Dalla sentenza dell’ASA: “We noted the Code did not just require ads to be identifiable as marketing communications but that they must be obviously identifiable as such […] We considered there was nothing obvious in the tweets to indicate they were Nike marketing communications. In the absence of such an indication, for example #ad, we considered the tweets were not obviously identifiable as Nike marketing communications and therefore concluded they breached the Code.”

Secondo la BBC, è il primo caso del genere.

Flazioproject è uno spammer: come fargli capire che sbaglia

Flazioproject è uno spammer: come fargli capire che sbaglia

Gli spammer sono la forma di vita più misera del pianeta. Anche su Twitter

Se c’è una cosa che mi piace di Twitter è la sua concisione obbligatoria. È un ambiente pulito, spiccio, efficiente. Ma c’è sempre qualche anima patetica che pensa di poter sfruttare la Rete per i suoi comodi e viene a sporcare.

Stamattina ho visto questo nella mia coda di Twitter (uso Tweetie):

In realtà non c’è nulla da “segnalare”: il link porta semplicemente al sito Flazio.com, che propone servizi informatici per la creazione di siti Web e altro. È spam, insomma.

Vado a vedere gli altri tweet dell’utente @flazioproject e trovo questo:

In pratica @flazioproject ha mandato tweet a persone che hanno un buon numero di follower nella speranza di farsi notare e promuovere il proprio sito Flazio.com per luce riflessa, per così dire. Classica tecnica di spamming.

Stando a Domaintools, Flazio.com è intestato a Flavio Fazio con questi dati pubblici (da verificare):

Registrant:
    Flavio Fazio
    Flavio Fazio        ()
    Via Lungomare 26, 26
    Sant Alessio Siculo
    Sant Alessio Siculo,98030
    IT
    Tel. +39.3335256506

È uno spammer italiano, insomma, non uno dei soliti che arriva da chissà dove. Sta in un paese nel quale c’è una legislazione antispam piuttosto precisa che punisce questi comportamenti. È uno che crede che sia lecito farsi pubblicità a scrocco attraverso lo spamming. È un furbo, nella più triste accezione del termine.

Se è pubblicità che vuole, l’avrà, anche se forse non sarà del genere che sperava. Io ho segnalato @flazioproject come spammer e l’ho bloccato su Twitter, invitando circa 50.000 miei follower a fare altrettanto (si va su https://twitter.com/#!/flazioproject, si clicca sull’icona dell’omino e si sceglie Segnala flazioproject per spam).

Poi ho creato questo articolo che spiega che @flazioproject ha fatto spamming a favore di Flazio.com e linka Flazio.com, in modo che chi cerca informazioni in Google su Flazio.com troverà questo articolo e capirà che tipo di ditta è Flazio.com. Se vi va di linkare questo mio articolo nei vostri siti, blog, twitter, toolbar di Netcraft, c’è una buona probabilità che Flazio.com abbia un ritorno molto educativo dalla propria campagna di spamming. E che magari altri che pensavano di fare la stessa furbata ci pensino due volte prima di abusare di Internet.

Spammer, non fate arrabbiare la Rete. La Rete sa tenersi pulita.

Twitter diventa commerciale?

Twitter diventa commerciale?

Trovata la maniera di far fare soldi a Twitter. Spammando gli utenti

È sulla bocca di tutti, è il social network minimalista del momento, tanto da essere usato come tema per un servizio fotografico su Vogue Italia, ma Twitter ha un problema: come fare soldi.

Proprio il suo minimalismo (140 caratteri, niente grafica, eccetto quella separata di Twitpic e simili) gli impedisce di includere la forma tradizionale di sostentamento economico dei servizi offerti gratuitamente via Internet: i banner pubblicitari.

Così a qualcuno, in particolare alla società californiana Ad.ly, è venuta un’idea: pagare gli utenti di Twitter che hanno molto seguito per pubblicare delle twitterate o tweet (i messaggi o post di Twitter) che parlino di un prodotto.

Cnn segnala che un utente Twitter può ricevere anche compensi a quattro zeri in dollari per un singolo messaggio pubblicitario, e nel giro di soldi potrebbe entrare anche il social network stesso. Un esperimento di questo tipo è stato condotto recentemente per reclamizzare un programma televisivo della NBC tramite Drew Pinsky, un twitteratore che ha un milione e mezzo di seguaci. La Ad.ly ha già reclutato otto dei circa cinquanta twitteratori con più di un milione di lettori per conto di marche come Universal, Dell, Maserati, Hilton Hotels e altre.

Ogni twitterata pubblicitaria è identificata come tale da una dicitura altrettanto minimalista (Ad by Ad.ly), ma l’idea di fondo è comunque che il twitteratore svende ai pubblicitari i propri utenti, che erano diventati suoi seguaci per tutt’altri motivi e soprattutto per il contatto diretto, genuino, non mediato con i suoi pensieri che Twitter offre (o almeno sembra offrire). Trovare che la propria star preferita o la propria beniamina dispensa spot invece di pensieri genuini e perle di saggezza compressa in 140 caratteri potrebbe comportare delusione e disaffezione.

Occhio, quindi, ai consigli e alle segnalazioni di prodotti ed eventi che trovate su Twitter: Ad.ly ha la correttezza di segnalare che si tratta di spot a pagamento, ma altri potrebbero non essere altrettanto trasparenti.