Vai al contenuto
Disponibile subito LibreOffice 7.5

Disponibile subito LibreOffice 7.5

Ricevo e ripubblico con piacere l’annuncio ufficiale del rilascio della
versione 7.5 di LibreOffice, che ho appena scaricato e installato (dopo aver fatto una donazione alla Document Foundation). Uso LibreOffice sin dalle sue primissime versioni per quasi tutto il mio lavoro. Funziona, garantisce l’indipendenza dei miei documenti, e provarlo non costa nulla.

Berlino, 2 febbraio 2023 – LibreOffice 7.5 Community, la nuova major release
della suite per ufficio per la produttività desktop libera e open source,
supportata da volontari, è immediatamente disponibile all’indirizzo
https://www.libreoffice.org/download
per Windows (processori Intel/AMD e ARM), macOS (processori Apple e Intel), e
Linux.

Le novità più significative

GENERALI

  • Importanti miglioramenti al supporto del dark mode
  • Nuove icone per le applicazioni e i tipi MIME, più colorate
    e vivaci.
  • Lo Start Centre può filtrare i documenti per tipo
  • È stata implementata una versione migliore dell’interfaccia
    utente Single Toolbar
  • Esportazione PDF migliorata con diverse correzioni e nuove
    opzioni e funzionalità
  • Supporto per l’embedding dei font su macOS
  • Miglioramenti alla finestra di dialogo Font Features con
    diverse nuove opzioni
  • Aggiunta di un cursore di zoom in basso a destra nell’editor
    delle macro

WRITER

  • I segnalibri sono stati notevolmente migliorati e sono anche
    molto più visibili
  • Gli oggetti possono essere definiti come decorativi, per una
    migliore accessibilità
  • Sono state aggiunte nuove tipologie di controlli di
    contenuto, che migliorano anche la qualità dei moduli PDF
  • Nel menu Strumenti è stata aggiunta una nuova opzione di
    controllo automatico dell’accessibilità
  • È disponibile una prima versione di traduzione automatica,
    basata sulle API di DeepL translate
  • Diversi miglioramenti al controllo ortografico

CALC

  • Le tabelle di dati sono ora supportate nei grafici
  • Il Function Wizard adesso consente di effettuare la ricerca
    per descrizioni
  • Sono stati aggiunti i formati numerici “compitati”
  • Le condizioni di formattazione condizionale sono ora
    insensibili alle maiuscole e alle minuscole
  • Comportamento corretto quando si inseriscono numeri con un
    singolo prefisso (‘)

IMPRESS & DRAW

  • Nuovo set di stili di tabella predefiniti e creazione di
    stili di tabella
  • Gli stili delle tabelle possono essere personalizzati,
    salvati come elementi master ed esportati
  • Gli oggetti possono essere trascinati e rilasciati nel
    navigatore
  • È ora possibile ritagliare i video inseriti nella
    diapositiva e riprodurli ugualmente
  • La console del presentatore può essere eseguita anche come
    finestra normale invece che a schermo intero.

Un video che riassume le principali novità di LibreOffice 7.5 Community è
disponibile su YouTube:
https://www.youtube.com/watch?v=ZlAmjIwUvs4
e PeerTube: https://peertube.opencloud.lu/w/of24ezgA4ytWDpHWevGPiF

Una descrizione di tutte le nuove funzionalità è disponibile nelle Note di
rilascio [1].

Interoperabilità con Microsoft Office

Basato sulle specifiche caratteristiche della piattaforma tecnologica
LibreOffice per la produttività personale su desktop, dispositivi mobili e
cloud, LibreOffice 7.5 offre un gran numero di miglioramenti e nuove
funzionalità rivolte agli utenti che condividono documenti con MS Office o che
stanno migrando da MS Office. Questi utenti dovrebbero controllare
regolarmente le nuove versioni di LibreOffice, poiché i progressi sono così
rapidi che ogni nuova versione migliora sensibilmente la precedente.

LibreOffice offre il più alto livello di compatibilità nel segmento di mercato
delle suite per ufficio, con il supporto nativo per l’OpenDocument Format
(ODF) – che batte i formati proprietari per sicurezza e robustezza – e il
supporto per i file MS Office, oltre ai filtri per un gran numero di formati
di documenti legacy, per restituire la proprietà e il controllo dei contenuti
agli utenti.

I file Microsoft sono ancora basati sul formato proprietario deprecato da ISO
nel 2008 e non sullo standard approvato dalla stessa ISO, per cui sono
artificialmente e inutilmente complessi (anche se tutto questo viene nascosto
all’utente). Questo causa problemi di gestione a LibreOffice, che utilizza per
default un vero formato standard aperto (OpenDocument Format).

Chi ha contribuito a rilascio di LibreOffice 7.5

Le nuove funzionalità di LibreOffice 7.5 Community sono state sviluppate da
144 membri della comunità: il 63% dei commit di codice proviene dai 47
sviluppatori impiegati da tre aziende che fanno parte dell’Advisory Board di
TDF – Collabora, Red Hat e allotropia – o da altre organizzazioni, il 12% dai
6 sviluppatori di The Document Foundation, e il restante 25% da 91 volontari
indipendenti.

Inoltre, 112 volontari – in rappresentanza di centinaia di traduttori
volontari – hanno fornito localizzazioni in 158 lingue. LibreOffice 7.5
Community viene rilasciato in 120 versioni linguistiche diverse, più di ogni
altro software libero o proprietario, e come tale può essere utilizzato nella
lingua madre (L1) da oltre 5,4 miliardi di persone nel mondo. Inoltre, oltre
2,3 miliardi di persone parlano una di queste 120 lingue come seconda lingua
(L2).

LibreOffice per le imprese

Per le implementazioni di livello aziendale, TDF raccomanda la famiglia di
applicazioni LibreOffice Enterprise fornite dalle aziende dell’ecosistema –
per desktop, mobile e cloud – con un gran numero di specifiche funzionalità a
valore aggiunto e altri vantaggi come gli SLA (Service Level Agreement):
https://www.libreoffice.org/download/libreoffice-in-business/.

Ogni riga di codice sviluppata dalle aziende dell’ecosistema per i propri
clienti enterprise viene condivisa con la comunità sul repository principale
del codice sorgente, e contribuisce a migliorare la piattaforma LibreOffice
Technology.

I prodotti basati sulla tecnologia LibreOffice sono disponibili per i
principali sistemi operativi desktop (Windows, macOS, Linux e Chrome OS), per
le piattaforme mobili (Android e iOS) e per il cloud.

Migrazioni a LibreOffice

La Document Foundation ha sviluppato un Protocollo di migrazione per
supportare le imprese che passano dalle suite per ufficio proprietarie a
LibreOffice, che si basa sulla distribuzione di una versione LTS della
famiglia LibreOffice Enterprise, oltre alla consulenza e alla formazione per
la migrazione fornita da professionisti certificati che offrono
soluzioni a valore aggiunto in linea con le offerte proprietarie. Riferimento:
https://www.libreoffice.org/get-help/professional-support/.

Infatti, LibreOffice – grazie alla maturità del codice sorgente, al ricco set
di funzionalità, al forte supporto per gli standard aperti, all’eccellente
compatibilità e alle opzioni LTS di partner certificati – è la soluzione
ideale per le aziende che vogliono riprendere il controllo dei propri dati e
liberarsi dal vendor lock-in.

Disponibilità di LibreOffice 7.5 Community

LibreOffice 7.5 Community è disponibile all’indirizzo:
https://www.libreoffice.org/download/. I requisiti minimi per i sistemi
operativi proprietari sono Microsoft Windows 7 SP1 e Apple macOS 10.12. I
prodotti basati sulla tecnologia LibreOffice per Android e iOS sono elencati
qui: https://www.libreoffice.org/download/android-and-ios/.

Per gli utenti che non hanno bisogno delle funzioni più recenti e preferiscono
una versione che è stata sottoposta a un maggior numero di test e di
correzioni di bug, The Document Foundation mantiene la famiglia LibreOffice
7.4 family, che include alcuni mesi di backporting delle correzioni. La
versione corrente è  LibreOffice 7.4.5.

La Document Foundation non fornisce supporto tecnico agli utenti, anche se
questi possono ottenerlo dai volontari delle mailing list degli utenti e dal
sito web Ask LibreOffice: https://ask.libreoffice.org

Gli utenti di LibreOffice, i sostenitori del software libero e i membri della
comunità possono sostenere The Document Foundation con una donazione su
https://www.libreoffice.org/donate.

[1] Note di Rilascio:
https://wiki.documentfoundation.org/ReleaseNotes/7.5

Press Kit

Link: https://nextcloud.documentfoundation.org/s/C9aDx4rka6HeDb6

Lampadine IKEA infestate in tempo per Halloween

Lampadine IKEA infestate in tempo per Halloween

Questo articolo è disponibile anche in versione podcast audio.

Con tempismo perfetto per Halloween arriva un avviso di sicurezza per le
lampadine smart di IKEA, che hanno due vulnerabilità (CVE-2022-39064 e
CVE-2022-39065) sfruttabili per farle sfarfallare come se fossero infestate o
provenissero da una delle case della serie Stranger Things.

Jonathan Knudsen, del Synopsys Cybersecurity Research Center, ha
scoperto
infatti che le lampadine Tradfri e il loro gateway
o dispositivo di controllo possono essere indotte a fare un reset
semplicemente mandando loro un segnale radio apposito (tecnicamente, se ci
tenete a saperlo, si chiama
frame Zigbee
malformato).

Una volta resettate, le lampadine restano tutte accese al massimo della
luminosità e l’utente non riesce più a comandarle, né con l’app né con il
telecomando apposito. Per riprenderne il controllo, l’utente deve riaggiungere
manualmente alla propria rete domestica ciascuna lampadina. Ma siccome non
esiste un aggiornamento correttivo completo, l’aggressore può ripetere
l’attacco tutte le volte che vuole, usando semplicemente un laptop e un
radiotrasmettitore che costa una trentina di euro o franchi e può agire anche
da un centinaio di metri di distanza.

IKEA è stata avvisata delle falle e ha messo a disposizione un aggiornamento
parziale, che conviene sicuramente installare, ma la vulnerabilità in questo
caso deriva dalla natura stessa del sistema di trasmissione e di comando
utilizzato, chiamato Zigbee, e quindi non è completamente rimediabile.

Un attacco di questo genere non comporta fughe di dati, ma può essere comunque
un fastidio notevolissimo. Se avete queste lampadine smart e vedete che
sfarfallano o lampeggiano e non rispondono ai comandi, i casi sono due: o
avete un vicino informaticamente dispettoso, oppure qualcuno sta cercando di
comunicare con voi dal Sottosopra.

Fonte aggiuntiva:
The Register.

Aggiornate subito WhatsApp per chiudere due falle critiche

Aggiornate subito WhatsApp per chiudere due falle critiche

Il 27 settembre scorso è stato rilasciato un aggiornamento di sicurezza molto
importante per WhatsApp per Android e iOS, che va installato appena possibile,
perché chiude
due falle
estremamente gravi che permettono a un aggressore di prendere il controllo
degli smartphone semplicemente avviando una videochiamata oppure inviando alle
vittime un video appositamente alterato.

Le falle sono identificate formalmente con le sigle CVE-2022-36934 e
CVE-2022-27492. La prima è presente in WhatsApp normale e in WhatsApp Business
per Android e per iOS nelle versioni prima della 2.22.16.12; la seconda è
presente in Whatsapp per Android nelle versioni prima della 2.22.16.2 e in
WhatsApp per iOS nelle versioni prima della 2.22.15.9. 

Se vi perdete nei numeri di versione, nessun problema: è sufficiente che
aggiorniate WhatsApp alla versione più recente disponibile su Google Play su
App Store.

Per gli amanti dei dettagli, la prima falla è un classico
integer overflow, ossia una situazione in cui un valore intero usato nell’app diventa troppo
grande per lo spazio che gli è stato assegnato, un po’ come quando occorre
compilare un formulario e le caselle a disposizione non bastano per immettere
il numero che bisogna scrivere. Questo produce un errore di calcolo, e se il
risultato di quel calcolo viene usato per controllare il comportamento
dell’app, l’errore può portare a problemi di sicurezza.

La seconda falla è invece l’esatto contrario, vale a dire un
integer underflow, un errore nel quale un calcolo produce un risultato troppo piccolo, per
esempio una sottrazione di un numero grande da un numero più piccolo che
produce un valore negativo in una situazione nella quale i valori negativi non
sono previsti.

Se pensate che questo tipo di falla sia troppo esotico per essere sfruttato,
tenete presente che una vulnerabilità analoga che c’era nelle chiamate vocali
di WhatsApp è stata utilizzata nel 2019 da una società che produce software
spia, NSO Group, per iniettare un suo programma di sorveglianza nascosta,
denominato
Pegasus, negli smartphone di bersagli politici, docenti, avvocati e collaboratori di
organizzazioni non governative.

Fonte aggiuntiva:
The Hacker News.

Aggiornamenti importanti per Apple, QNAP sotto attacco

Aggiornamenti importanti per Apple, QNAP sotto attacco

Questo articolo è disponibile anche in versione podcast audio.

Il 12 settembre scorso Apple ha rilasciato la nuova versione, la 16, dei suoi
sistemi operativi per smartphone, smartwatch e Apple TV, con molte novità
significative, come la nuova schermata di blocco, e alcuni aggiornamenti di
sicurezza. Ma la particolarità più interessante è che ha rilasciato gli stessi
update di sicurezza anche per le versioni meno recenti di questi sistemi
operativi, cosa che non capita spesso.

Sono stati infatti messi a disposizione degli
aggiornamenti per gli
iPhone e iPad meno recenti, che li portano alla versione 15.7 di iOS e di iPadOS,
e anche per i Mac vecchiotti, che li
portano alla versione
Monterey 12.6 oppure alla
Big Sur 11.7

In questo modo chi usa ancora dispositivi che hanno qualche annetto sulle spalle
e non sono più aggiornabili alle nuove versioni di punta di iOS e iPadOS, come
l’iPhone 6S e l’iPhone 7, può restare comunque protetto. 

La stessa protezione è offerta
anche a chi ha dispositivi ancora aggiornabili ma per qualunque ragione, per
esempio la compatibilità con app aziendali, non può o non vuole passare ai
nuovi sistemi operativi con tutte le loro novità. 

Le falle di sicurezza corrette da questi aggiornamenti sono piuttosto pesanti,
tanto da spingere appunto Apple a distribuire aggiornamenti anche per le
vecchie versioni dei suoi sistemi operativi, perché almeno una di queste falle
viene già usata dai criminali informatici per compiere attacchi, per cui è
essenziale andare appena possibile nelle impostazioni del dispositivo e
avviare la sua procedura di aggiornamento software. 

Gli smartphone e tablet Apple che non possono più ricevere aggiornamenti di
nessun genere non dovrebbero essere usati per navigare nel Web, mandare mail o
per qualunque altra attività che richieda un collegamento a Internet.

Ci sono aggiornamenti indispensabili e urgenti anche per i possessori di
dispositivi di archiviazione di rete della QNAP, i cosiddetti NAS o
Network Attached Storage.

La casa produttrice ha infatti diffuso un
annuncio
nel quale segnala che sta circolando un ransomware, denominato
Deadbolt (che inglese vuol dire “catenaccio”), che cifra tutti i dati
presenti sui NAS collegati direttamente a Internet e agisce sfruttando una
falla nell’app di gestione delle immagini di questi dispositivi, chiamata
Photo Station.

Molti utenti che comprano questi dischi di rete li usano per archiviare le
foto di famiglia e li rendono accessibili via Internet per consentire di
condividere le immagini con parenti e amici e per poterle consultare da
remoto. Un attacco ransomware a questi dispositivi diventa quindi un disastro
per le vittime, perché nessuno è disposto a perdere tutte le proprie foto di famiglia
e quindi il pagamento del riscatto per riaverle è quasi certo.

QNAP sollecita urgentemente tutti gli utenti di NAS ad aggiornare Photo
Station alla versione più recente, oppure a passare a
QuMagie, che è
un’alternativa a Photo Station. La casa produttrice è altrettanto perentoria
nel raccomandare di non collegare direttamente a Internet i propri prodotti,
ma di farlo solo tramite la funzione cloud apposita oppure tramite VPN.

Molti utenti di questi dispositivi si sentono al sicuro perché pensano che sia
impossibile per gli aggressori scoprire che hanno un NAS affacciato a
Internet, ma in realtà è facilissimo farlo grazie agli appositi motori di
ricerca come Shodan.io.

La schermata di avviso del ransomware.

Attacchi di questo genere sono quindi estremamente diffusi e quindi non vanno sottovalutati: la Censys ha contato oltre 20.000 dispositivi infetti, e l’Italia, con oltre 4400 infezioni, è al terzo posto fra i paesi maggiormente colpiti, dopo Stati Uniti (con 8.500) e Germania (con 5.700). La Svizzera si piazza comunque abbastanza in alto in questa classifica, con oltre 1600 NAS colpiti [la raffica di attacchi in Svizzera mi è stata confermata direttamente anche da colleghi].

La spavalderia dei criminali, fra l’altro, non conosce limiti: i gestori del ransomware Deadbolt includono nelle loro schermate di avviso un’offerta rivolta alla casa produttrice, proponendole di acquistare da loro la chiave di sblocco universale del ransomware, che QNAP potrebbe poi dare agli utenti colpiti dall’attacco. Finora non risulta che l’azienda abbia ceduto al ricatto.

Se avete uno di questi dispositivi, insomma, seguite appena possibile
le istruzioni del fabbricante, proteggeteli e aggiornateli.

Fonti aggiuntive:
Ars Technica,
Intego,
Ars Technica,
Graham Cluley.

È uscito LibreOffice 7.4, compatibilità migliorata e tanti altri affinamenti per la suite gratuita e libera

È uscito LibreOffice 7.4, compatibilità migliorata e tanti altri affinamenti per la suite gratuita e libera

Ultimo aggiornamento: 2022/08/26 23:30. Questo articolo è disponibile anche
in
versione podcast audio.

Microsoft Office e Google Docs sono i dominatori praticamente incontrastati
nel mercato delle cosiddette suite per ufficio, ossia le applicazioni
per la scrittura di testi, la creazione di fogli di calcolo e la produzione di
presentazioni. Ma questi dominatori hanno ANCHE alcune limitazioni che in certi casi
possono essere un problema.

Per esempio, Microsoft Office richiede una licenza, che va pagata e
soprattutto gestita quando si passa da un computer a un altro, e non è
disponibile per Linux se non in versione online tramite browser. Google Docs,
invece, è usabile solo quando si è connessi a Internet, se non si fanno
acrobazie preventive, e comunque implica la possibilità che Google legga quello che si scrive (“Accediamo ai tuoi contenuti privati soltanto se abbiamo la tua
autorizzazione o se siamo obbligati per legge”
,
dice Google), con ovvie implicazioni di riservatezza personale e professionale.

Una soluzione a questi problemi è LibreOffice, una suite libera e gratuita
realizzata dalla Document Foundation, che pochi giorni fa ha rilasciato la sua
nuova versione 7.4 Community. LibreOffice permette di creare testi, fogli di
calcolo, presentazioni e database salvandoli nel formato standard aperto
OpenDocument ed è in grado di leggere e scrivere nei formati Microsoft Office.

LibreOffice è da sempre gratuito, anche se accetta
donazioni, ed è
open source per consentire la massima trasparenza e flessibilità. Evita
i costi e le complicazioni delle licenze commerciali, è disponibile in oltre
120 lingue, compreso naturalmente l’italiano, e su tutti i principali sistemi
operativi e da oltre vent’anni viene sviluppato da una vasta comunità
internazionale di informatici appassionati.

Io lo uso quotidianamente ormai da un paio di decenni per tutti i miei
documenti digitali, compresi quelli di lavoro, e trovo imbattibile la sua
semplicità di uso e di installazione: fa tutto quello che mi serve su tutti i
computer che uso e non mi assilla con scadenze e rinnovi di licenze. La
compatibilità con i documenti Microsoft Office non è perfetta, specialmente
per le formattazioni più complesse, ma in molti casi è assolutamente
accettabile, e se si usa il suo formato normale, ossia OpenDocument, che è
uno standard ISO, si ha la garanzia di poter leggere i propri documenti anche a
grandissima distanza di tempo.

Se volete provarlo, LibreOffice è disponibile subito presso
www.libreoffice.org/download
in versioni per Windows, macOS e Linux. Ha un altro vantaggio importante rispetto alla concorrenza:
funziona anche su sistemi operativi molto vecchi (da Microsoft Windows 7 SP1
in su e da macOS 10.12 in su) e offre anche alcuni
prodotti per Android e iOS. La versione per macOS è disponibile sia per computer dotati dei recenti
processori Apple Silicon, sia per quelli con processori tradizionali di Intel.

Insomma, se vi serve scrivere testi o creare fogli di calcolo o presentazioni
e non volete spendere o complicarvi la vita, mantenendo il controllo e la
riservatezza dei vostri documenti digitali senza dipendere da nessuno,
LibreOffice può essere una buona soluzione. Provarla non costa nulla.

Le novità più significative di questa major release sono le seguenti,
tratte dal comunicato stampa:

GENERALI
    • Supporto per immagini WebP e file EMZ/WMZ
    • Pagine di aiuto per la libreria di scripting ScriptForge
    • Campo di ricerca per l’Extension Manager
    • Miglioramenti delle prestazioni e della compatibilità

WRITER
    • Migliore tracciamento delle modifiche nell’area delle note a
piè di pagina
    • Gli elenchi modificati mostrano i numeri originali nel
tracciamento delle modifiche
    • Nuove impostazioni tipografiche per la sillabazione

CALC
    • Supporto per 16.384 colonne nei fogli di calcolo
    • Funzioni extra nel widget AutoSum a discesa
    • Nuova voce di menu per la ricerca dei nomi dei fogli

IMPRESS
    • Nuovo supporto per i temi dei documenti

Questo video riassume le principali novità di LibreOffice 7.4 Community (è
disponibile anche su
PeerTube):

Le
note di rilascio
descrivono in dettaglio tutte le novità.

Per chi stesse valutando di installare LibreOffice in azienda come sostituto o
complemento della suite Microsoft, segnalo queste note importanti della
Document Foundation:

Per le implementazioni di livello aziendale, TDF raccomanda la famiglia di
applicazioni LibreOffice Enterprise fornite dalle aziende dell’ecosistema –
per desktop, mobile e cloud – con un gran numero di specifiche funzionalità
a valore aggiunto e altri vantaggi come gli SLA (Service Level Agreement):
https://www.libreoffice.org/download/libreoffice-in-business/.

Nonostante questa raccomandazione, un numero crescente di imprese utilizza
la versione supportata dai volontari, invece di quella ottimizzata per le
proprie esigenze e supportata dalle aziende dell’ecosistema. Nel tempo,
questo rappresenta un problema per la sostenibilità del progetto
LibreOffice, perché ne rallenta l’evoluzione. Infatti, ogni riga di codice
sviluppata dalle aziende dell’ecosistema per i clienti aziendali viene
condivisa con la comunità sul repository del codice master e migliora la
piattaforma tecnologica LibreOffice.

I prodotti basati sulla tecnologia LibreOffice sono disponibili per i
principali sistemi operativi desktop (Windows, macOS, Linux e Chrome OS),
per le piattaforme mobili (Android e iOS) e per il cloud. Il rallentamento
dello sviluppo della piattaforma danneggia gli utenti e il progetto
LibreOffice – nel lungo periodo – potrebbe essere al di sotto delle
aspettative degli utenti e delle sue possibilità.

Migrazioni a LibreOffice

La Document Foundation ha sviluppato un Protocollo di migrazione per
supportare le imprese che passano dalle suite per ufficio proprietarie a
LibreOffice, che si basa sulla distribuzione di una versione LTS della
famiglia LibreOffice Enterprise, oltre alla consulenza e alla formazione per
la migrazione fornita da professionisti certificati che offrono soluzioni a
valore aggiunto in linea con le offerte proprietarie. Riferimento:
https://www.libreoffice.org/get-help/professional-support/.

Infatti, LibreOffice – grazie alla sua base di codice matura, al ricco set
di funzionalità, al forte supporto per gli standard aperti, all’eccellente
compatibilità e alle opzioni LTS di partner certificati – è la soluzione
ideale per le aziende che vogliono riprendere il controllo dei propri dati e
liberarsi dal vendor lock-in.

Le informazioni e il press kit per la stampa sono
qui.

Zoom vulnerabile sui Mac, aggiornatelo. Poi aggiornate l’aggiornamento

Zoom vulnerabile sui Mac, aggiornatelo. Poi aggiornate l’aggiornamento

Questo articolo è disponibile anche in
versione podcast audio.

Se usate Zoom su un computer Apple, aggiornatelo. E se l’avete appena
aggiornato, fatelo di nuovo. Lo so, la sicurezza informatica a volte sa essere
esasperante. Al recente raduno di esperti di sicurezza informatica
Def Con, uno di questi esperti, Patrick
Wardle, ha
dimostrato
una falla del sistema di aggiornamento automatico di Zoom per macOS che
avrebbe consentito a un aggressore di
“elevare in modo banale i propri privilegi fino a diventare root”. In
altre parole, fino a prendere pieno controllo del computer della vittima.

Il trucco era in effetti semplice: era possibile scavalcare la verifica di
autenticità degli aggiornamenti scaricati e quindi indurre lo scaricamento di
una versione vecchia e meno protetta di Zoom, oppure forzare l’installazione
di qualunque altra app ostile, dandole accesso completo al sistema
operativo.

La falla era sfruttabile soltanto localmente da un utente non privilegiato,
per cui il rischio era concreto solo in alcuni scenari abbastanza particolari,
come per esempio un Mac condiviso in ambiente scolastico o lavorativo, ma
visto che fra i milioni di utenti di Zoom ci sono appunto molte scuole e
aziende in tutto il mondo, la società informatica omonima che gestisce l’app
Zoom ha aggiornato molto rapidamente il proprio prodotto per eliminare questa
falla. La notizia della grave vulnerabilità si è diffusa rapidamente e così
gli utenti diligenti si sono precipitati ad aggiornare Zoom alla versione
5.11.5.

Ma poi è arrivato un altro ricercatore di sicurezza, Csaba Fitzl, che si è
accorto
che l’aggiornamento correttivo diffuso da Zoom era a sua volta difettoso e che
quindi era possibile aggirarlo e continuare a sfruttare la vulnerabilità
scoperta dal collega. E così Zoom ha dovuto rilasciare un aggiornamento di
sicurezza per correggere il proprio aggiornamento di sicurezza rilasciato
appena quattro giorni prima (i bollettini di sicurezza di Zoom sono
qui).

Se vi sentite disorientati e volete semplicemente usare Zoom in santa pace, il
consiglio degli esperti è di scaricare manualmente la versione più recente di
Zoom, che al momento in cui pubblico questo podcast è la 5.11.9, senza
attendere che Zoom faccia i suoi consueti aggiornamenti automatici. Per farlo
è sufficiente andare a
Zoom.us/download e scegliere la
versione per il proprio sistema operativo. 

Come sempre, si consiglia di non
cliccare su eventuali link di invito ad aggiornarsi ricevuti via mail o
tramite messaggi e di digitare manualmente questo indirizzo per evitare truffe
e attacchi informatici.

Fonti aggiuntive:
MemeBurn,
BitDefender.

Mettete al sicuro i vostri dati su un disco condiviso QNAP? Aggiornatelo per evitare ricatti

Mettete al sicuro i vostri dati su un disco condiviso QNAP? Aggiornatelo per evitare ricatti

Molti utenti informatici hanno preso la buona abitudine di archiviare i propri
dati, soprattutto foto, video, film e musica, su un disco di rete condiviso, in
modo che tutti i dati siano comodamente accessibili da qualunque dispositivo
digitale domestico e magari anche via Internet quando si è per esempio in
vacanza. 

Una delle marche più note nel settore dei dischi condivisi o
NAS (network attached storage) è QNAP, ma quest’azienda ha diffuso da poco un
avviso di sicurezza importante: chi non ha aggiornato il software presente a bordo di questi NAS è a
rischio di ricatto e di furto o perdita di dati.

L’azienda segnala infatti che è in corso una campagna di ransomware ai danni
degli utenti dei suoi dispositivi. Criminali non identificati riescono a
localizzare e a infettare via Internet i NAS QNAP non aggiornati, usando un malware denominato DeadBolt per mettere una
password su tutti i dati che contengono e poi chiedono un riscatto per dare
alla vittima la password di sblocco dei suoi dati. 

Chi non paga il riscatto e non
ha una seconda copia di questi dati rischia di perderli per sempre, e c’è il
rischio aggiuntivo che eventuali foto e video di natura intima archiviati sul
NAS possano essere oggetto di ulteriore ricatto o finire nelle mani sbagliate.

Credit: Bitdefender.

QNAP consiglia quindi agli utenti di aggiornare al più presto il software di
gestione dei propri dischi di rete condivisi, seguendo la procedura indicata
nell’avviso.
Aggiunge inoltre che se si è già stati attaccati è importante fare uno
screenshot della richiesta di riscatto prima di aggiornare il
software, perché l’aggiornamento cancellerà la richiesta, rendendo impossibile
comunicare con i criminali per un eventuale recupero dei dati.

A prescindere dal caso specifico, gli esperti di sicurezza
raccomandano
di non collegare mai nessun NAS, di nessuna marca, direttamente a Internet, ma
di farlo solo se strettamente necessario e comunque proteggendolo tramite un
apposito firewall ben configurato.

Aggiornate Zoom, fino alla versione 5.10.0 basta un messaggio in chat per infettare PC, Mac e telefoni

Se usate Zoom, la popolarissima app per videoconferenze, aggiornatela subito: le versioni fino alla 5.10.0 compresa hanno una serie di falle di sicurezza importanti, che hanno un effetto sorprendente. Consentono infatti a un aggressore di usare la funzione di chat di Zoom per installare malware sul dispositivo della vittima, senza che la vittima debba fare nulla. In pratica, se l’aggressore è in una chat di Zoom con voi, può prendere il controllo del vostro computer, tablet o telefonino.

Il problema riguarda l’app di Zoom su Android, iOS, Linux, macOS e Windows. Per risolverlo, Zoom va aggiornato alla versione 5.10.1 o successiva.

La falla, composta in realtà da una serie di difetti concatenati (CVE-2022-22784, 785, 786 e 787) è stata scoperta da Ivan Fratric, un ricercatore informatico che fa parte del Project Zero di Google dedicato alla ricerca di vulnerabilità nelle app. La scoperta risale a febbraio, ma è stata resa pubblica solo il 24 maggio scorso.

Fonti: The Register, Ars Technica, The Hacker News.

 

Tesla rilascia un aggiornamento software massiccio per Natale, scontenta molti

Ultimo aggiornamento: 2021/12/28 21:40.

In queste ore (la sera del 24/12/21 mentre scrivo inizialmente questo
articolo) Tesla sta rilasciando progressivamente un aggiornamento software
molto esteso, denominato V11.0, che introduce numerose novità
interessanti e dimostra la potenza e la flessibilità di un’architettura che
consente di aggiornare il software del veicolo su connessione sicura via
Internet, senza dover andare in officina, e di un’automobile
software-defined.

Come sempre, non tutte le nuove funzioni sono disponibili su tutti i veicoli,
a seconda delle dotazioni hardware del singolo esemplare. Per l’occasione,
Tesla ha pubblicato un
raro aggiornamento del suo blog ufficiale.

Cambia parecchio l’interfaccia utente per tutti i veicoli dotati di processore
di infotainment
Atom o superiore: fra le varie novità, viene introdotto il
dark mode, ossia la possibilità di scegliere di avere sempre schermate
con sfondo scuro, anche di giorno, per ridurre l’abbagliamento in galleria
(finora il display adottava sfondi scuri automaticamente solo quando il sole
tramontava e aveva solo una regolazione automatica della luminosità in base
all’illuminazione ambientale).

Nel navigatore è ora possibile riordinare i waypoint, ossia le tappe
intermedie, che prima dovevano essere selezionate in un ordine preciso e non
modificabile.

Si può personalizzare il contenuto della barra menu inferiore per mettere
immediatamente a disposizione le funzioni più desiderate:

Se l’auto è dotata di telecamere laterali (lo sono tutte quelle da fine 2016
in poi), quando si aziona la freccia per cambiare corsia o per girare viene
mostrata automaticamente sullo schermo la visuale dell’angolo cieco:

Questa è una funzione estremamente utile in termini di sicurezza e ricorda
quella presente già da qualche tempo sulla Hyundai Ioniq 5.

Le Tesla dotate di altoparlante esterno possono ora utilizzare i microfoni di
bordo per comunicare all’esterno della vettura:

Le telecamere perimetrali sono ora interrogabili in diretta via app anche in
buona parte dell’Europa (prima questa funzione esisteva solo negli Stati
Uniti). In pratica è possibile vedere sullo smartphone in tempo reale cosa
vedono le telecamere dell’auto. Non è ancora chiaro quali siano i paesi
europei nei quali viene attivata questa funzione: mi dicono che in Svizzera
non è attiva, mentre in Italia lo è.

Passando ad aggiornamenti molto frivoli ma sempre divertenti, ora è
disponibile il sudoku, si può consultare TikTok e si può anche giocare a
Sonic (collegando un normale controller da console di giochi a una
delle prese USB dell’auto):

Lo “spettacolo di luci”, ossia una sequenza automatica di accensioni di tutte
le luci e di azionamenti di varie parti dell’auto (finestrini e specchietti)
accompagnati dalla musica, è ora disponibile su tutti i modelli: prima era
offerto solo sulla Model X. Inoltre è ora programmabile e personalizzabile con
questo software, che
genera anche scritte (per chi ha i fanali anteriori a matrice) e a quanto pare
può essere utilizzato anche su auto di altre marche.

Queste sono solo alcune delle principali novità. I dettagli sono, appunto, nel
blog di Tesla.

Sto aspettando che arrivi anche a me questo aggiornamento per vedere quali di
queste novità vengono supportate da Tess, la mia Model S del 2016, che si
avvia ai sei anni di vita con su quasi 100.000 km e continua a ricevere
aggiornamenti anche grazie al fatto che ho sostituito il processore di
infotainment (quello che gestisce il “tablettone” centrale).

Se si potessero aggiungere le telecamere laterali (che Tess non ha), la
visualizzazione dell’angolo cieco sarebbe comodissima, anche per i parcheggi a
filo marciapiede. Tess non ha l’altoparlante esterno (e quindi non emette
rumore durante la marcia a bassa velocità), ma sto pensando di far fare un
retrofit apposito, come ho già fatto per il processore di
infotainment e per la compatibilità con le colonnine CCS.

 

2021/12/25 00:01. Buon Natale!

 

2021/12/27 20:30. L’aggiornamento è arrivato anche a me. Ho visto che
funzionano il dark mode, la personalizzazione dei widget sullo schermo
e i nuovi layout delle funzioni.

2021/12/28 21:40. Arrivano le prime valutazioni degli utenti, e molte sono negative: alcune funzioni importanti richiedono più pressioni di pulsanti rispetto a prima e questo riduce la sicurezza, perché aumenta il tempo di distrazione dalla guida. Inoltre non è possibile usare la funzione di personalizzazione delle icone immediatamente disponibili per mettere in primo piano cose importanti come lo sbrinamento del parabrezza. Anche alcune scelte di interfaccia non sembrano affatto pratiche e sensate (sono spariti quasi tutti i pulsanti “X” di chiusura delle finestre). Speriamo che, come consueto, le critiche portino a miglioramenti e correzioni.

Aggiornamenti Apple per tutti i dispositivi: non solo funzioni nuove, ma anche molti rattoppi. Anche per Android

Apple ha rilasciato una raffica di aggiornamenti per molti suoi dispositivi, dai computer ai tablet agli smartphone agli orologi, e li ha annunciati puntando sulle nuove funzioni, ma in realtà includono anche molte correzioni di sicurezza e quindi vanno installati appena possibile.

Per esempio, macOS 12.1 aggiunge SharePlay, per condividere musica o video oppure il contenuto di un’app durante le videochiamate, ma con alcune limitazioni. Sono migliorati anche i controlli parentali, che permettono di attivare avvisi se i figli minori ricevono o inviano foto intime tramite l‘app Messaggi. Le correzioni di sicurezza sono elencate qui.

iOS e iPadOS 15.2 contengono una nuova impostazione che permette di vedere meglio quali app hanno avuto accesso alle informazioni personali, ma sono aggiornamenti importanti soprattutto per le correzioni di sicurezza, che sono davvero tante. Alcune delle falle corrette da questi aggiornamenti consentivano di prendere il controllo del dispositivo usando semplicemente un’immagine o un file audio appositamente alterato.

Anche gli Apple Watch e le Apple Tv hanno i loro bravi aggiornamenti, rispettivamente alle versioni 8.3 e 15.2, ma non sono particolarmente significativi, a parte la correzione di una falla che permetteva di prendere il controllo degli Apple Watch tramite un’immagine appositamente confezionata.

C’è invece una novità interessante che riguarda Android: la cosa può sembrare strana, visto che Apple normalmente non produce software per Android, ma stavolta è così. L’azienda ha infatti rilasciato una nuova app Android, chiamata Tracker Detect, che permette anche agli smartphone di questo tipo, oltre che agli iPhone, di rilevare i dispositivi di tracciamento e localizzazione AirTag di Apple. Gli iPhone possono farlo andando nell’app Dov’è, scegliendo Oggetti e poi Identifica l’oggetto trovato.

Questi dispositivi, grandi come una moneta, sono pensati per rintracciare oggetti smarriti o rubati, come chiavi o valigie, ma sono utilizzabili anche in modo illecito per pedinare le persone a distanza e quindi è importante che anche gli utenti Android possano usare il proprio smartphone come rilevatore di eventuali AirTag nascosti da qualcuno nelle loro cose.