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Wardriving! A caccia di reti wireless a Lugano: 60 su 100 sono senza protezione

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “caruaga”, “gabriele” e “fonfoso”.

Oggi sono stato chiamato dalla RTSI (televisione svizzera di lingua italiana) per un compito insolito: andare in giro per Lugano e scoprire, sotto l’occhio vigile della telecamera, se e quante reti wireless erano presenti in zona e quante di esse erano vulnerabili a un attacco informatico. L’indagine fa parte di un servizio che verrà presentato prossimamente in un programma della fascia serale.

Così ho installato MacStumbler e KisMac sul mio consunto ma arzillo iBook e ho girato un po’ per la città (non guidavo io, ovviamente). I risultati sono stati sorprendenti: l’etere luganese è pieno di reti wireless, che sono in maggioranza prive della protezione più elementare.

Nel giro di un’oretta di ricognizione, nelle strade principali della città e lungo la strada che porta dagli studi della RTSI a Lugano, ho trovato infatti 102 reti wireless aziendali e private. Di queste, una sessantina non usavano neppure la cifratura WEP, che non è un granché, ma perlomeno evita che tutto quello che passa sulla rete wireless sia intercettabile senza fatica dal primo che passa.

Molte avevano l’SSID di default, dal quale era facile risalire alla marca del dispositivo wireless e da lì pianificare un’intrusione. Altre avevano il nome dell’azienda come SSID, facilitando ulteriormente l’identificazione e la localizzazione del bersaglio.

Sia ben chiaro che non ho effettuato alcuna intrusione: mi sono limitato ad ascoltare passivamente ciò che le reti wireless luganesi emettevano e ad analizzarne le caratteristiche, usando la normale dotazione hardware di un normale computer portatile. Il bello è che non ho dovuto mettermi dietro la porta ad origliare, per così dire: i segnali erano talmente forti che l’ascolto è stato effettuato in mezzo alla pubblica via, mentre circolavo in auto.

Se avessi voluto, avrei potuto connettermi a Internet a scrocco tramite una delle reti vulnerabili, magari per fare una telefonatina con Skype o per mandare un e-mail urgente. Avrei anche potuto usare la connessione per disseminare spam, lanciare virus, visitare siti sconci o commettere qualsiasi atto vandalico, addossando la colpa all’ignaro proprietario della rete wireless. E tutto questo con la normale dotazione di un laptop; figuriamoci se mi fossi procurato una scheda wireless di quelle modificabili per intrusioni più approfondite.

Difendersi da questo genere di attacchi richiede un gesto molto semplice: leggere il manuale. Tutti gli apparati wireless vengono venduti con tutte le protezioni disattivate (così sono più facili da usare, per il proprietario e per l’intruso), e il manuale spiega come attivarle. Fatelo.

Attivate il WEP (non è inviolabile, ma è un buon deterrente); cambiate la password predefinita dell’apparecchio wireless; disattivate la trasmissione dell’SSID, se possibile, o almeno rendetelo anonimo (niente nomi personali o di azienda); cambiate l’indirizzo IP predefinito dell’apparecchio wireless; disattivate il DHCP, assegnando manualmente gli indirizzi IP ai computer; accettate connessioni soltanto dai MAC address dei vostri computer; e, cosa banale ma efficacissima, spegnete la rete wireless quando non la state usando.

Ho preparato una breve guida alla sicurezza wireless per darvi qualche dritta in proposito, e per chi abita in Svizzera ci sono siti come Wardriving.ch che offrono documentazione e mappe dettagliate delle reti wireless di varie località (per esempio Zurigo). Buona navigazione. Sulla vostra rete, non su quella del vicino di casa!

Ringrazio rodri per la foto.

Europol: non usate i WiFi pubblici, sono a rischio di furto di dati. Come difendersi

Europol: non usate i WiFi pubblici, sono a rischio di furto di dati. Come difendersi

Troels Oerting, responsabile dell’Europol (Ufficio di Polizia Europeo) per la lotta al crimine informatico, ha messo in guardia gli internauti contro il rischio di furto di dati sensibili se usano gli accessi WiFi pubblici.

In un’intervista alla BBC, Oerting ha segnalato la crescita degli attacchi effettuati utilizzando questi accessi “per rubare informazioni, identità o password e soldi… dovremmo insegnare agli utenti che non dovrebbero gestire informazioni sensibili quando usano un WiFi aperto non sicuro.” Il WiFi di casa va bene, ha aggiunto, ma è meglio evitare l’accesso senza fili spesso offerto da luoghi di ristoro o locali pubblici.

La tecnica d’attacco è semplice: il criminale crea un hotspot WiFi che somiglia a quelli pubblici (non è difficile, basta un laptop o uno smartphone) e convince le persone a collegarsi a Internet tramite quell’hotspot. In questo modo i dati delle vittime transitano dai dispositivi del criminale che, con il software opportuno, può intercettarli e decifrarli.

L’attacco in sé non è una novità (in gergo si chiama “man in the middle”, letteralmente “uomo che si mette in mezzo”): uno dei casi più noti riguarda il Parlamento europeo, che qualche mese fa ha spento il proprio sistema WiFi pubblico dopo che un informatico ha dimostrato quanto era facile usarlo per compiere proprio questo genere d’incursione.

La difesa, per fortuna, è semplice: usare la connessione dati cellulare invece del WiFi. Purtroppo questo diventa assai costoso se si è in roaming. In casi come questo si può usare il WiFi pubblico, avendo però l’accortezza di adottare un software di cifratura della connessione (VPN), che ha il vantaggio aggiuntivo di mascherare la reale posizione geografica e di scavalcare i filtri adottati da molti fornitori d’accesso (consentendo, per esempio, di vedere i video di Youtube che hanno restrizioni geografiche). Alcuni nomi: Anonymizer, Avast SecureLine, TunnelBear, disponibili per Windows, Android e iOS.

Come i centri commerciali tracciano i movimenti degli utenti tramite il WiFi dei telefonini

Come i centri commerciali tracciano i movimenti degli utenti tramite il WiFi dei telefonini

Bidoni spioni a Londra (Naked Security).

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Si chiama location analytics: è l’insieme delle tecniche che consentono di analizzare e tracciare gli spostamenti delle persone all’interno di un ambiente, tipicamente un centro commerciale o una città, ed è sempre più diffusa nel settore.

A maggio 2013, negli Stati Uniti la catena commerciale Nordstrom ha ammesso che aveva usato le reti WiFi dei propri punti di vendita per tracciare gli spostamenti delle persone all’interno di 17 centri commerciali. Infatti uno smartphone che ha il WiFi acceso diffonde periodicamente via radio il proprio MAC address (un identificativo praticamente unico), annunciandosi così a eventuali reti WiFi nelle vicinanze. Questo avviene anche se non ci si collega alle reti WiFi in questione.

A Toronto, la Turnstyle Solutions ha installato sensori WiFi in circa 200 negozi sparsi per la città, rendendo possibile il tracciamento dei consumatori mentre si spostano per strada. Questo ha permesso, per esempio, a un ristorante affiliato a questa rete di sensori di sapere che a novembre 170 clienti sono andati in un locale notturno, 250 sono andati in una palestra e 216 provenivano da un quartiere abbiente: ha usato queste informazioni per ordinare delle canotte da ginnastica con il logo del suo ristorante, sapendo che i suoi clienti frequentavano palestre e quindi le avrebbero indossate.

A Londra, ad agosto scorso, alcuni bidoni della spazzatura erano stati attrezzati con sensori analoghi che consentivano di proporre pubblicità mirate ai passanti e di raccogliere dati sui loro spostamenti. La sperimentazione dei bidoni spioni è stata sospesa in seguito alle proteste dei cittadini.

Questo tipo di tracciamento è piuttosto inquietante ma, a quanto pare, nei limiti della legge negli USA e nell’UE, secondo Naked Security: raccogliere e analizzare questo genere di dati diffusi pubblicamente (ma inconsapevolmente) dagli utenti non richiederebbe il consenso degli utenti stessi.

Il tracciamento degli spostamenti dei consumatori nei centri commerciali è un mercato reale e in forte crescita, tanto che si discute già di regolamentazioni e codici di condotta, appoggiati peraltro da alcune aziende del settore, come Euclid, iInside, Mexia Interactive, Nomi, SOLOMO, Radius Networks, Brickstream e Turnstyle Solutions in un recente incontro pubblico.

Cosa si può fare per prevenire questo pedinamento? La soluzione più semplice, per ora, è spegnere il WiFi dei propri dispositivi (principalmente smartphone) e attivarlo solo quando serve. Questo, fra l’altro, ha il vantaggio di aumentare l’autonomia della batteria. Ma bisogna ricordarsi di farlo: se volete automatizzare il gesto, potete usare un’app che accende il WiFi soltanto quando siete vicini alla rete WiFi di casa o dell’ufficio, come per esempio l’app specializzata Smart WiFi Toggler (per Android, gratuita) o l’app più generica Tasker (per Android, a pagamento).

Scrivere la password su un Post-It: FAIL. Mostrarla in TV sul megamonitor al Super Bowl: EPIC FAIL

Scrivere la password su un Post-It: FAIL. Mostrarla in TV sul megamonitor al Super Bowl: EPIC FAIL

Per ora non ho conferme, ma questa immagine sta facendo il giro del mondo: viene attribuita alla puntata di stamattina del programma televisivo statunitense CBS This Morning e sembra mostrare la password del WiFi del centro di sicurezza del Super Bowl. Se è reale, e se non è un honeypot, è un fail veramente epico.

Per spiare gli spostamenti dei clienti basta usare il Wifi e i loro smartphone

Siamogeek segnala e spiega una tecnica semplice ed elegante per realizzare il tracciamento degli spostamenti e delle visite dei clienti di un centro commerciale: basta piazzare degli access point WiFi e lasciare che gli smartphone dei clienti cerchino automaticamente di connettersi. Gli access point registrano l’identificativo (quasi) univoco del telefonino (il MAC address) e il gioco è fatto.

Se volete i dettagli e capire le tecniche e le implicazioni di questo tracciamento, leggete l’articolo completo. Ovviamente il centro commerciale è un esempio concreto fra tanti. Immaginate un tracciamento basato sui WiFi pubblici disponibili nelle piazze, negli autogrill…

Vado a spegnere il WiFi dei miei gingilli digitali.

Pronto OS X 10.8.4

Pronto OS X 10.8.4

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

È stato rilasciato qualche giorno fa (ma il mio Mac me l’ha notificato solo ieri) l’aggiornamento di OS X che porta il sistema operativo dei computer Apple alla versione 10.8.4. L’ho installato sul mio Air e sembra funzionare tutto regolarmente. L’elenco delle novità è qui e le questioni di sicurezza sono descritte qui, ma non ve le infliggo; qui vorrei soltanto segnalare un dettaglio che magari può interessare ad altri utenti Mac.

Il primo cambiamento significativo che ho notato è la scomparsa (apparente) di una utility integrata molto comoda per la gestione delle reti Wifi, ossia Wifi Diagnostics (documentata qui).

Niente panico: per riattivarla (oggi si chiama Wireless Diagnostics in inglese) si preme il tasto Opzione, si clicca sull’icona del WiFi e si sceglie Apri Diagnosi Wireless. Compare già qui una serie di info diagnostiche interessanti, ma andando avanti (e dando la password di amministratore) si può scegliere dal menu Finestra la voce Utility, che fornisce vari strumenti di analisi della connessione senza fili.

Grazie a @piergall per la dritta.

Podcast del Disinformatico radiofonico

Potete scaricare da qui il podcast della puntata di venerdì scorso del Disinformatico che ho condotto per la Rete Tre della RSI, parlando di Linux Ubuntu per smartphone e tablet, Internet Explorer 8 vulnerabile, soluzioni concrete per comandare il computer con gesti e sguardi, e un metodo per passare facilmente una password Wifi complessa a un ospite Android. La parola di Internet della settimana è data poisoning: la ragione per la quale, per esempio, nelle mappe ci sono vie inesistenti nella realtà.

Che bello il wifi insicuro

Sono in giro a S. Martino Siccomario, dalle parti di Pavia, mi appoggio un attimo e apro l’iBook. Mi chiede se voglio attaccarmi al network USR9106. Certo, dico io…

Così pubblico questo messaggio tramite l’access point di chissà chi… e se non bastasse, mi è bastato digitare 192.168.1.1 per trovare la home page dell’access point, con password di default e DHCP attivo.

Mi sono ovviamente trattenuto dal fare danni, ma la gente intorno si chiedeva perché ridevo così tanto.

Grazie all’anonimo donatore di banda; spero che gli altri visitatori siano altrettanto rispettosi e non gli facciano disastri.