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Niente Panico RSI – Puntata del 2025/04/28

È andata in onda ieri mattina alle 9 una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, in una versione un po’ insolita perché mi sono collegato dalle Canarie via Zoom e ho raccontato l’atmosfera del festival di scienza e musica Starmus e ho portato alcuni spezzoni di interviste ai protagonisti (ringrazio Thomas Villa per la condivisione delle clip audio).

La trasmissione è riascoltabile presso www.rsi.ch/rete-tre/programmi/intrattenimento/serotonina oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Starmus La Palma, quarta giornata

Questo è il programma di oggi, quarto e ultimo giorno di questa festa di scienza e musica. Trovate i dettagli sul sito dell’evento, Starmus.com.

Kip Thorne (fisico e premio Nobel) e Lia Halloran (pittrice e fotografa) The Warped Side of the Universe. Una lezione pittorica e scientifica sulle fluttuazioni quantistiche del vuoto come mattoni costitutivi dell’Universo e come strumenti per misurare le onde gravitazionali e altri fenomeni incredibilmente fini. Inevitabile e potente il grido di allarme di Thorne per l’attacco senza precedenti alla scienza di Donald Trump e Elon Musk negli Stati Uniti.

Kip Thorne e Lia Halloran.

Marie Edmonds (Vulcanologa e petrologa) Volcano: Friend or Foe? Gli effetti negativi e positivi dei vulcani, come supporto alla vita e contenimento dei cambiamenti climatici.

Marie Edmonds.

Matt Mountain (astrofisico) Expanding Perspectives: The Power of Astronomy and Future Telescopes to Change Our World. Affascinante riepilogo delle scoperte rivoluzionarie permesse dai telescopi. Quando sarà possibile osservare le superfici di pianeti? Se la fisica quantistica viene applicata ai grandi telescopi, presto.

Kurt Wüthrich (chimico/biofisico, premio Nobel) Dark Matter in the Human Genome, RNA and Proteome. L’incredibile complessità del mondo delle proteine, raccontato con un occhio all’intelligenza artificiale e uno all’idea di “materia oscura” proteica.

Mario Livio (astrofisico, autore di bestseller) The Quest for Cosmic Life.

Donna Strickland (fisico e premio Nobel) Laser Acceleration for Medical Treatments.

George Smoot (astrofisico e premio Nobel) Stem Cell Therapy Centre Automation and Safety.

Jill Tarter (astrofisica, pioniera della ricerca di vita extraterrestre) Search for Extraterrestrial Intelligence.

Pablo Álvarez (astronauta ESA e ingegnere aerospaziale) Roads To Cosmos.

Jim Bell (scienziato planetario, ex presidente della US Planetary Society) Finding Life on Other Worlds: This Century’s Exploration Imperative.

Starmus VII (2024): Jane Goodall e le sue parole di speranza

Ultimo aggiornamento: 2025/03/30 19:35.

Tra poco andrò con la Dama del Maniero all’edizione 2025 di Starmus, il festival di scienza e musica che quest’anno si tiene alle Canarie dal 25 al 29 aprile. L’anno scorso siamo andati a Bratislava per assistere alle conferenze di scienziati di altissimo livello e ai concerti di Jean-Michel Jarre, Tony Hadley, Brian May, Offspring e tanti altri artisti che tradizionalmente caratterizzano ogni edizione di Starmus (ne ho scritto qui a suo tempo).

I video delle conferenze scientifiche dell’anno scorso sono stati pubblicati online; comincio a presentarli qui uno alla volta, partendo dall’inizio: il discorso della primatologa Jane Goodall, intitolato Reasons for Hope, ossia “motivi di speranza”. Se per caso non sapete chi è Jane Goodall, preparatevi a scoprire una storia straordinaria.

Con le dimostrazioni di arroganza e stupidità collettiva che ci arrivano addosso continuamente, soprattutto in questo periodo, è difficile avere il coraggio di mantenere accesa la luce della speranza. Spero che le splendide parole della novantenne Jane Goodall possano dare una mano.

Includo qui sotto la mia traduzione (bozza creata da DeepL, riveduta da me) e la mia revisione dei sottotitoli di YouTube, che contenevano (e tuttora contengono) perle come “Jane has worked extensively on conservation and anal welfare” (a 30 secondi esatti dall’inizio).


Traduzione italiana

David Eicher: È raro che un settore della scienza sia rappresentato così bene da una sola persona. Ma è il caso di Jane Goodall, la più importante primatologa del mondo e la maggiore esperta, tra le altre cose, di scimpanzé. Fondatrice del Jane Goodall Institute, Jane ha lavorato a lungo per la conservazione e il benessere degli animali. È Messaggero di Pace delle Nazioni Unite e membro onorario del World Future Council, e ora, come ho detto, è felicemente membro del comitato consultivo di Starmus. Con il suo discorso, “Motivi di speranza”, diamo il benvenuto alla leggendaria Jane Goodall.

[standing ovation]

Jane Goodall: Beh, grazie per il fantastico benvenuto, penso che vi meritiate un benvenuto piuttosto diverso da quello che avete mai sentito prima. Il richiamo che sentireste, il benvenuto degli scimpanzé che ho passato tanto tempo a studiare.

[vocalizzi da scimpanzé]

Goodall: Io Jane. Beh, prima di tutto sono molto onorata di essere qui a questo Starmus Earth. È la prima volta che partecipo. Sono molto onorata di essere stata invitata nel comitato consultivo e sono particolarmente entusiasta che lo Starmus di quest’anno si concentri sul nostro pianeta natale. Uno dei miliardi e miliardi di pianeti che forse sono là fuori nel cosmo. Ma non è affascinante che sia grazie alla nostra esplorazione dello spazio che abbiamo ottenuto la prima splendida immagine del nostro pianeta Terra, quel bellissimo pianeta verde e blu, scattata dallo spazio? È a quel punto, credo, che la gente ha iniziato a rendersi conto che questo è un pianeta molto fragile.

Ed eccoci qui, che ruotiamo intorno al Sole, un pianeta molto piccolo circondato dall’immensità nera e buia dello spazio. E penso che sia stato un campanello d’allarme; è stato un campanello d’allarme per le persone sulla Terra per rendersi conto che questa è la nostra unica casa. È meglio che iniziamo a proteggere il pianeta. E nel corso dei secoli, probabilmente dalla rivoluzione industriale, forse dalla rivoluzione agricola, abbiamo lentamente inflitto sempre più danni a questo pianeta, la nostra unica casa, e con la combustione di combustibili fossili e tutte le altre cose che abbiamo fatto per creare quei gas serra, quei gas che circondano il pianeta come una coperta e intrappolano il calore del sole che ha portato al cambiamento climatico.

E il cambiamento climatico è inseparabile dalla perdita di biodiversità, e con il cambiamento climatico abbiamo assistito a questi terrificanti cambiamenti nei modelli meteorologici in tutto il mondo, tempeste e uragani sempre più frequenti e più violenti, inondazioni, siccità e ondate di calore, e i terrificanti incendi boschivi che abbiamo visto in tante parti del globo, comprese le zone settentrionali dove gli incendi non avevano mai bruciato prima.

E abbiamo visto sciogliersi i ghiacciai e il ghiaccio; abbiamo visto il livello del mare salire, abbiamo visto il metano fuoriuscire dal terreno che era stato congelato per migliaia e migliaia di anni… e ci sono tanti altri modi in cui abbiamo danneggiato questo pianeta.

Il cambiamento climatico non è qualcosa che affronteremo in futuro, il cambiamento climatico è qui, ora. Non solo in luoghi come il Bangladesh e i paesi a bassissima elevazione, ma anche nei paesi economicamente più sviluppati abbiamo assistito a terribili inondazioni a Londra, a New York e anche in alcune parti d’Europa.

E poi c’è la perdita di biodiversità. Siamo nel bel mezzo della sesta grande estinzione del pianeta Terra, e questa è stata causata da noi. E siamo in un momento molto, molto difficile, e quello che facciamo ora influenzerà il futuro della vita sul pianeta Terra. E ci vedo come all’imboccatura di un tunnel molto lungo e molto buio e proprio alla fine di quel tunnel c’è una piccola stella che brilla. Questa è la speranza.

Ma non possiamo sederci all’imbocco del tunnel a braccia conserte e sperare che quella stella ci venga incontro. No, dobbiamo rimboccarci le maniche, dobbiamo arrampicarci, strisciare sotto, aggirando tutti gli ostacoli che si frappongono tra noi e quella stella.

E ci sono quelli più ovvi, come il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, che ho già menzionato e credo che ne conosciamo bene le ragioni, e l’agricoltura industriale con il suo enorme uso di combustibili fossili, l’uso di pesticidi chimici ed erbicidi e fertilizzanti artificiali che stanno avendo un effetto drammatico sulla biodiversità e stanno uccidendo il suolo stesso da cui dipendiamo.

E i fertilizzanti artificiali che vengono scaricati nei fiumi e finiscono nel mare stanno causando zone morte dove nulla può vivere. Non possiamo continuare così, vero? E ci sono tanti altri problemi che affrontiamo mentre procediamo, mentre navighiamo attraverso questo tunnel. C’è l’allevamento intensivo di animali – e lì dobbiamo pensare non solo al danno per l’ambiente, che è enorme, ma alla crudeltà: la crudeltà coinvolta.

E sapete, è stato proprio grazie a quei primi studi che ho fatto sugli scimpanzé che hanno contribuito a cambiare gli atteggiamenti verso ciò che – verso chi – gli animali sono realmente. Quando sono arrivata all’Università di Cambridge nel 1961, mi è stato detto che solo gli esseri umani avevano personalità, solo gli esseri umani avevano menti capaci di risolvere problemi e solo gli esseri umani avevano emozioni come la felicità, la tristezza, la paura.

Fortunatamente, quando ero bambina, avevo avuto un insegnante straordinario che mi aveva insegnato che, sotto questo aspetto, quegli scienziati si sbagliavano. Quell’insegnante era il mio cane Rusty. Non si può condividere la propria vita con un animale e non sapere che non siamo gli unici esseri senzienti e intelligenti del pianeta.

Quindi ora sappiamo che mucche, maiali, capre, pecore, polli sono tutti individui con una personalità. Quindi quando pensiamo all’allevamento intensivo degli animali, pensiamo anche alla crudeltà. Pensiamo che ora sappiamo di far parte di questo incredibile regno animale, non di esserne separati. E naturalmente impariamo sempre di più su quanto siano incredibili questi animali.

Poi dobbiamo scavalcare o strisciare sotto la povertà. Le persone che vivono in povertà distruggono l’ambiente nella loro disperata lotta per la sopravvivenza, abbattendo gli alberi per guadagnare qualche soldo o per coltivare cibo per le loro famiglie affamate, e finché non saremo in grado di alleviare la povertà non potremo mai avere un mondo in cui le persone decidano di acquistare solo prodotti che non hanno danneggiato l’ambiente o che non sono stati crudeli con gli animali, perché i poveri non possono fare questo tipo di scelta. Ma il resto di noi può fare qualcosa per il proprio stile di vita insostenibile. E come è possibile che gli economisti abbiano pensato che possiamo avere uno sviluppo economico illimitato su un pianeta con risorse naturali limitate e popolazioni umane e animali in crescita? Non ha senso.

Dobbiamo avere un nuovo modo di pensare, una nuova mentalità, e poi dobbiamo anche considerare la corruzione, che sta distruggendo gli sforzi di così tante persone per cambiare le cose. E ora abbiamo la guerra: due grandi guerre, conflitti in tutta l’Africa, conflitti in altre parti del mondo, che danneggiano l’ambiente, causando orribili sofferenze a centinaia e migliaia di esseri umani. Abbiamo discriminazioni razziali e di genere, così tante cose da superare.

Buone notizie: ci sono persone, gruppi di persone, che stanno affrontando ognuno di questi problemi, quelli che ho menzionato e tutti quelli che non ho menzionato. Purtroppo molti di questi gruppi lavorano in modo isolato. Non pensano al quadro generale, risolvono un problema e non pensano agli altri problemi che potrebbero causare, come le auto elettriche – incredibili – che risolvono l’inquinamento e tutto il resto, ma hanno bisogno… le batterie hanno bisogno di litio, e enormi aree ambientali vengono ora distrutte per trovare litio durante l’estrazione.

Quindi la gente mi dice: “Jane, lei ha visto così tanti di questi problemi. Ha davvero speranza?”

E io ce l’ho! Credo che abbiamo ancora un po’ di tempo. Ma quando dico che ho speranza, dipende da noi. Dobbiamo unirci e cercare di fare la differenza. Non dobbiamo lasciare che siano gli altri a farlo. Dipende da noi.

Ma le ragioni principali per cui ho speranza sono queste: innanzitutto, c’è la scienza, e molti scienziati sono qui e sono stati qui agli eventi Starmus. La scienza sta iniziando a trovare modi per utilizzare questo incredibile intelletto che ci rende più diversi di qualsiasi altra cosa dagli scimpanzé e da altri animali che stanno iniziando a usare quell’intelletto, per creare modi in cui possiamo vivere in maggiore armonia con la natura. E questo si sta evolvendo continuamente, e ci saranno altre persone che vi parleranno dei benefici del nostro intelletto e delle nostre nuove tecnologie che possono aiutarci. Ma anche noi, come individui, pensiamo alle nostre impronte ambientali ogni giorno; ogni giorno, ognuno di noi può fare la differenza.

E quindi la mia prossima ragione di speranza è la resilienza della natura. Possiamo distruggere dei luoghi, ma se diamo loro tempo e forse un po’ di aiuto, la natura tornerà. Ho notato che il Danubio, che era così orribilmente inquinato in epoca sovietica, sta gradualmente iniziando a riprendersi, anche se potrebbe volerci molto tempo. Ma in tutto il mondo ho visto con i miei occhi luoghi che erano stati completamente distrutti da noi, dove la natura è tornata e con le prime erbe e poi gli alberi che crescono dai semi lasciati nel terreno, gli insetti tornano, e gli uccelli e gli altri mammiferi, e gradualmente ritorna la biodiversità… Forse non esattamente la stessa, ma diventa di nuovo un ecosistema vivo e fiorente.

Ho incontrato animali che sarebbero dovuti estinguersi se non fosse stato per persone straordinarie che hanno detto: “No, non lascerò che l’ibis eremita si estingua sotto i miei occhi; non lascerò che il merlo della Nuova Zelanda si estingua”.* Erano rimasti solo due uccelli, un maschio e una femmina, e grazie alla passione di un uomo ora sono più di 150.

* non sono sicuro della traduzione dei nomi di questi volatili. Il primo dovrebbe essere un Geronticus eremita; il secondo dovrebbe essere un Petroica traversi. Ringrazio Martino per le ricerche [N.d.T.].

Ed è incredibile quello che possiamo fare. E c’è questo spirito indomito con cui le persone affrontano ciò che sembra impossibile e non si arrendono.

Ma la mia più grande speranza risiede nei giovani di oggi. E nel 1991, quando incontravo tanti giovani, delle scuole superiori, delle università, che già allora avevano perso la speranza ed erano arrabbiati o depressi o per lo più semplicemente apatici, non sembrava importare loro. E quando ho chiesto loro: “Perché vi sentite così?” “Beh, avete compromesso il nostro futuro e non possiamo farci nulla”.

Abbiamo compromesso il futuro dei nostri giovani? Lo abbiamo rubato, e lo stiamo ancora rubando oggi.

Ma era vero che non potevano farci nulla? No. Ho già detto che c’è un periodo di tempo in cui, se ci uniamo, possiamo davvero fare la differenza. Roots and Shoots [radici e germogli, N.d.T.], il programma che ho avviato, è rivolto ai giovani dall’asilo all’università, con la partecipazione di un numero crescente di adulti. È iniziato con dodici studenti delle scuole superiori in Tanzania, ora è presente in settanta paesi con, come ho detto, persone di tutte le età; anche gli adulti ora stanno formando gruppi, e sta crescendo qui in Slovacchia.

E questi giovani, una volta che hanno compreso i problemi e che noi diamo loro la possibilità di agire, e Roots and Shoots è tutto incentrato sul dare potere ai giovani e ascoltare le loro voci, sono in grado di cambiare il mondo. Ed è incredibile che stiano cambiando il mondo proprio mentre vi parlo oggi.

Ma l’ultima cosa che vorrei dire a tutti voi è che non dovete dimenticare che, come individui, avete un ruolo da svolgere. Credo che ci sia una ragione per cui siete su questo pianeta e ogni singolo giorno che vivete avete un impatto sul pianeta.

La gente mi dice: “Ma Jane, io sono solo una singola persona, i problemi sono enormi, cosa posso fare?” È come… Pensate a un deserto. Una goccia di pioggia che cade non fa alcuna differenza. Ma quando milioni o miliardi di gocce di pioggia cadono, risvegliano la vita nascosta sotto la sabbia, che fiorisce, e il deserto prende vita. Questo è ciò che i nostri giovani possono fare. Questo è ciò che tutti voi potete fare. Ricordate: insieme possiamo cambiare il mondo. Grazie.

Originale inglese

David Eicher: So rarely is an area of science represented so well by one person. But that’s the case with Jane Goodall, the world’s leading primatologist and the leading expert, among other things, on chimpanzees. Founder of the Jane Goodall Institute, Jane has worked extensively on conservation and animal welfare. She’s a United Nations Messenger of Peace and an honorary member of the World Future Council, and now happily – as I mentioned – a member of the Starmus advisory board. With her talk, “Reasons for Hope,” please welcome the legendary Jane Goodall.

[standing ovation]

Jane Goodall: Well, thank you for a fantastic welcome, and I think you deserve a rather different kind of welcome than has ever been heard here before. The call that you would hear, the welcome from the chimpanzees that I spent so much of my time learning about.

[vocalizzi da scimpanzé]

Goodall: Me Jane. Well, first of all I’m very honored to be here at this Starmus Earth. It’s the first time I’ve attended. I’m very honored to have been invited onto the Advisory Board and I’m particularly thrilled that this year’s Starmus is concentrating on our home planet. One of the maybe billions and billions of planets that are out there in the cosmos. But isn’t it fascinating that it’s because of our exploration into space that we got that first stunning image of our own planet Earth – that beautiful green and blue planet – taken from space. And then, I think, people began to realize this is a very fragile planet.

And there we are, spinning around the Sun, a very small planet surrounded by the black dark immensity of outer space. And I think that was a wakeup call; it was a wakeup call for people on Earth to realize this is our only home. We we’d better start protecting the planet. And over the ages, probably since the Industrial Revolution, maybe since the Agricultural Revolution, we have slowly been inflicting more and more harm upon this planet, our only home, and with our burning of fossil fuels and all the other things that we’ve done to create those greenhouse gases – those gases that circle the planet like a blanket and trap the heat of the sun that’s led to climate change.

And climate change is inseparable from loss of biodiversity, and with climate change we’ve seen these terrifying changes in weather patterns around the world, worse and more frequent storms and hurricanes and flooding and droughts and heat waves, and the terrifying forest fires that we have seen in so many parts of the globe including up in the northern areas where fires never burnt before.

And we’ve seen glaciers and ice melting; we’ve seen sea levels rising, we’ve seen the methane leaking out from the ground that was frozen for thousands and thousands of years… and there are so many other ways in which we’ve harmed this planet.

Climate change isn’t something that we’re facing in the future – climate change is here, here and now. Not only in places like Bangladesh and low-lying countries, but in the more economically developed countries we’ve seen terrible flooding in London, and in New York, and in parts of Europe as well.

And then there’s the loss of biodiversity. We are in the midst of the sixth great extinction on planet Earth, and this one was caused by us. And we are at a very, very difficult point in time, and what we do now is going to affect the future of life on planet Earth. And I see us as like at the mouth of a very long and very dark tunnel and right at the end of that tunnel is a little star shining. That’s hope.

But we don’t sit at the mouth of the tunnel with our arms crossed and hope the star will come to us. No, we have to roll up our sleeves, we have to climb over, crawl under, work our way around all the obstacles that lie between us and that star.

And there are the obvious ones, like climate change and loss of biodiversity, that I’ve mentioned and I think we mostly know the reasons for that, and industrial agriculture with its huge use of fossil fuel, its use of chemical pesticides and herbicides and artificial fertilizer that are having a dramatic effect on biodiversity and actually killing the very soil on which we depend.

And the the artificial fertilizers that washed down into the rivers and out into the sea are causing dead zones where nothing can live. We can’t go on like this, can we? And there are so many other problems that we face as we go, navigate through this tunnel. There’s the intensive farming of animals – and there we have to think not only of the harm to the environment, which is huge, but the cruelty: the cruelty involved.

And you know, it was really because of those early studies that I did on chimpanzees that have helped to change attitudes towards what – who – animals really are. When I got to Cambridge University in 1961, I was actually told that only human beings had personalities, only human beings had minds capable of solving problems, and only human beings had emotions like happiness, sadness, fear.

Fortunately I’d been taught by an amazing teacher, when I was a child, that in this respect these scientists were wrong. That teacher was my dog Rusty. You can’t share your life with any animal and not know that we are not the only sentient, sapient beings on the planet.

So we now understand that cows, pigs, goats, sheep, chickens – they all are individuals with personalities. So when we think about intensive animal farming, let us please also think about cruelty. Let us think that we now understand we are part of, and not separate from, this amazing animal kingdom. And of course all the time we’re learning more and more details about exactly how amazing these animals are.

Then we have to climb over or crawl under poverty. People living in poverty, they destroy the environment in their desperate struggle to survive, cutting down the trees to make money or to grow food for their starving families, and until we can alleviate poverty we can never have a world where people decide only to buy products that haven’t harmed the environment or weren’t cruel to animals, because poor people cannot make those decisions. But the rest of us, we can do something about our unsustainable lifestyles. And how is it possible that economists have thought that we can have unlimited economic development on a planet with finite natural resources and growing populations of humans and livestock? It doesn’t make sense.

We have to have a new way of thinking, a new mindset, and then we also have to consider corruption, which is destroying the efforts of so many people to make change. And now we have war: two major wars, conflicts across Africa, conflict in other parts of the world, harming the environment, causing horrible suffering to so many hundreds and thousands of human beings. We’ve got racial and gender discrimination, so much to overcome.

Good news: there are people, groups of people, tackling every single one of these problems, those I’ve mentioned and all the many that I haven’t. Sadly, so many of these groups are working in isolation. They’re not thinking of the whole picture, they solve one problem and they’re not thinking about other problems which they may be causing, like electric cars – amazing – solving pollution and all that, but they need… the batteries need lithium, and huge areas of environment are now being destroyed to find lithium during mining.

So people say to me, “Jane, you’ve seen so many of these problems. Do you really have hope?”

And I do! I believe we have a window of time. But when I say I have hope, it depends on us. We have to get together and try to make a difference. We mustn’t leave it to others. It’s up to us.

But my main reasons for hope: first of all, there’s science, and many of the scientists are here and have been here at the Starmus events. Science is beginning to find ways using this amazing intellect that makes us more different than anything else from chimpanzees and other animals beginning to use that intellect to create ways in which we can live in greater harmony with nature and this is evolving all the time and there will be other people speaking to you about the benefits of our intellect and our new technologies that can help. But we too, as individuals, please let us think about our own environmental footsteps each day, each day, every single one of us can make a difference.

And so my next reason for hope is the resilience of nature. We can destroy places, and give them time and perhaps some help, nature will return. I gather the Danube, which was so horribly polluted in Soviet times, is gradually beginning to recover, although it may take a long time. But all over the world I have seen with my own eyes places that were totally destroyed by us, where nature has come back and with the first grasses and then the trees growing from seeds left in the ground, the insects come back, and the birds and the other mammals, and gradually biodiversity returns… Maybe not exactly the same, but it becomes once again a living, thriving ecosystem.

I’ve met animals that should have been extinct if it wasn’t for amazing people saying “No, I will not let the northern bald ibis go extinct on my watch; I will not let the New Zealand black robin become extinct.” There were just two birds left, one male and one female, and because of the passion of one man that’s now over 150.

And so it’s incredible what we can do. And there is this indomitable spirit where people tackle what seems impossible and they won’t give up.

But my greatest reason for hope lies in the young people today. And back in 1991, when I was meeting so many young people, high school, university, who already back then had lost hope and they were angry or they were depressed or mostly just apathetic, they didn’t seem to care. And when I asked them, “Why do you feel this way?” “Well, you’ve compromised our future, and there’s nothing we can do about it.”

Have we compromised the future of our young people? We’ve been stealing it; and we’re still stealing it today.

But was it true there was nothing they could do? No. I’ve already said there’s this window of time when if we get get together we can truly make a difference. Roots and Shoots, the program I began, is for young people from kindergarten through university with more adults taking part. It began with twelve students in Tanzania high school students it’s now in seventy countries with, as I say, people of all ages even adults now are forming groups and it’s growing here in Slovakia.

And these young people – once they understand the problems and we empower them to take action, and Roots and Shoots is all about empowering young people, listening to their voices, and it’s incredible – they are changing the world even as I speak to you today.

But the last thing I would say to all of you, please don’t forget you, as an individual, have a role to play. You’re on this planet for a reason, I believe, and every single day that you live you make some impact on the planet.

People say to me, “But Jane, I’m just one person, the problems are huge, what can I do?” It’s like… Think of a desert. One drop of rain falls: that won’t make any difference. But when millions or billions of raindrops fall, that wakes up the life lying hidden beneath the sand and it comes and blooms and the desert comes to life. That’s what our young people can do. That’s what all of you can do. Just remember: cumulatively, we can change the world. Thank you.

[Applausi]

Starmus Bratislava, giorno 5 (17 maggio): il gran finale

Proseguo il resoconto del festival di musica e scienza
Starmus che si sta tenendo a Bratislava,
in Slovacchia: oggi è l’ultimo giorno.

  • Kathryn Thornton
    (astronauta Shuttle).
    Correcting Hubble’s Vision: First Service Mission to the Hubble Space
    Telescope
  • Chris Hadfield
    (astronauta Shuttle e Soyuz).
    The Sky is Falling – what to do about Space Junk?
  • Neil Lawrence
    (informatico, professore di machine learning all’Università di
    Cambridge). What makes us unique in the age of AI
  • Garrett Reisman
    (astronauta Shuttle, consulente di SpaceX) (fuori programma).
  • David Eicher (Astronomy) e Robert Rees (London Stereoscopic Company)
    (fuori programma). Intervento dedicato al ricordo dell’astronomo Sir Patrick
    Moore, storico divulgatore scientifico britannico (The Sky at Night).
  • Carole Mundell
    (Director of Science all’ESA).
    From near Earth to the fabric of Space time – Journey through the Cosmos
    with the European Space Agency
  • Dante Lauretta
    (planetologo, Principal Investigator della missione OSIRIS-REx).
    From Bennu to the Brain: Tracing the Origins of Life and Consciousness
    through Asteroid Sample Analysis
  • Brian Greene
    (fisico e autore di libri di divulgazione della scienza).
    Until the end of time
  • Dibattito conclusivo con
    Joel Parker
    (astrofisico),
    Patrick Michel
    (planetologo),
    Scott Hubbard
    (astrofisico),
    Garrett Reisman
    (astronauta Shuttle, consulente di SpaceX); fuori programma, Victor Glover
    (astronauta Artemis, in video preregistrato).
    Humans to the Moon and Mars: Good idea or not?

asa

Starmus Bratislava, giorno 4 (16 maggio)

Proseguo il mio resoconto di Starmus presentando i relatori della giornata di
oggi.

  • Pietro Barabaschi
    (fisico, direttore del progetto di fusione nucleare ITER).
    Can nuclear fusion help to fuel the world? ITER and the Global Fusion
    Innovation Program
    . Lo stato attuale del progetto ITER.
  • Martin Rees
    (astrofisico). Post-human intelligence – a cosmic perspective (in
    video). L’esplorazione del cosmo da parte di esseri umani, finanziata dai
    governi, non ha senso: troppo costosa e inefficiente rispetto alla robotica
    di oggi e soprattutto a quella del prossimo futuro. Ma gli esploratori umani
    privati potrebbero avere senso, e se ci saranno, probabilmente
    modificheranno geneticamente la propria progenie per adattare l’organismo
    all’ambiente. Ipotesi scientifiche sulla vita tecnologica extraterrestre,
    biologica o non biologica.
  • George Smoot
    (astrofisico e premio Nobel). Cosmology: today and tomorrow. Lo stato
    dell’arte nelle osservazioni cosmologiche.
  • Michel Mayor
    (astrofisico e premio Nobel, scopritore del primo esopianeta).
    Change of paradigm during the 20th century – From one to billions of
    planetary systems.

  • Laurie Anderson
    (scrittrice, regista, compositrice, artista visivo, musicista e vocalista).
    Building an ARK.
  • Anton Zeilinger
    (fisico, premio Nobel), Randomness and reality.
  • Donna Strickland
    (fisico, premio Nobel).
    Global Environmental Measurement and Monitoring (GEMM).
  • Kurt Wütrich
    (chimico/biofisico, premio Nobel).
    Brownian Motion and Protein Dynamics in Solution
    .
  • Ospite aggiunto fuori programma:
    David Zambuka
    (comico della scienza). Artificial Intelligence.
  • 108 Minutes (evento privato a invito). Tavola rotonda con
    Jane Goodall, Tony Fadell, Laurie Anderson Chris Hadfield, Dexter Holland,
    Garik Israelian, Martin Rees, Katharine Hayhoe e Steven Chu.
Starmus Bratislava, giorno 3 (15 maggio)

Starmus Bratislava, giorno 3 (15 maggio)

Ieri Starmus è stato dedicato interamente alla musica, anche se nelle
università vari relatori hanno tenuto delle conferenze per gli studenti, come
negli altri giorni.

Si è svolta infatti la cerimonia di consegna delle Stephen Hawking Medal, le
medaglie dedicate a chi si è distinto nella comunicazione della scienza. Sul
palco si sono avvicendati
Montserrat Martì
(cantante, figlia di Montserrat Caballé),
Celeste Buckingham
(cantante slovacca) insieme al rapper slovacco
Tono Suchota, Tony
Hadley (degli Spandau Ballet), che ha incantato con
Life on Mars (accompagnato nientemeno che dal tastierista che suonò
nella versione originale di questa canzone, ossia un certo Rick Wakeman, e
scusate se è poco), Through the Barricades, True e Gold,
accompagnato dall’Orchestra filarmonica slovacca. Fra i brani presentati, We Are the Champions e Earth Song,
cantati anche da un coro di bambini e bambine davvero notevole.

Wakeman ha poi eseguito il tema musicale di Starmus, scritto da lui, e un
altro suo brano scritto per l’etologa Jane Goodall, che ha ricevuto dal
pubblico una standing ovation insieme alla medaglia Hawking. Gli altri
premiati sono stati Laurie Anderson (presente), Christopher Nolan (in video),
David Attenborough (che a 98 anni ha scritto a Brian May una bellissima
lettera di carta per scusarsi di non poter essere presente di persona),
e l’oceanografa Sylvia Earle (presente).

Garik Israelian ha introdotto la serata e Robin Ince l’ha condotta, tenendo
conto anche delle notizie gravissime dell’attentato al primo ministro slovacco Robert Fico. Ince ha regalato anche la lettura di sue poesie a metà fra scienza e
sentimento: una si concludeva con questa dedica bellissima, un’ode alla
capacità umana di creare bellezza attraverso la scienza:
“Emergent complexity briefly defeats the void”. La complessità
emergente sconfigge, brevemente, il vuoto.

Dopo la cerimonia, siamo rimasti in sala per il fragoroso concerto degli
Offspring, nel quale ha fatto capolino Brian May. Cose che succedono solo qui
a Starmus.

Queste sono le foto scattate da me: sto scaricando quelle ufficiali e ne pubblicherò qui una selezione. <

Laurie Anderson fra il pubblico.

Starmus Bratislava, giorno 2 (14 maggio)

Scrivo qui in tempo reale la cronaca del secondo giorno della manifestazione di musica e scienza Starmus, che si sta tenendo a Bratislava, in Slovacchia. Questo è il programma degli interventi di oggi:

  • Edvard Moser (neuroscienziato e premio Nobel): Nature or nurture – Are we born with a sense of space? Affascinante spiegazione del sistema con il quale il cervello mappa le posizioni e sa dov’è rispetto all’ambiente
  • Charlie Duke (astronauta lunare Apollo): To The Moon Again: The Hope of Artemis. Presentazione del progetto Artemis a confronto con Apollo.

  • Tony Fadell (imprenditore, investitore, inventore dell’iPod): Innovating to save our planet. Il metano, altro gas serra ad altissimo impatto, è ora finalmente tracciabile grazie a MethaneSAT, un satellite attualmente in orbita al quale ha contribuito in gran parte Fadell; i dati grezzi saranno disponibili pubblicamente gratis.

  • Kip Thorne (fisico teorico e premio Nobel) e Lia Halloran (artista): Poetry, Art and Science: The Warped Side of the Universe. Presentazione del loro libro The Warped Side of Our Universe che unisce arte e scienza, e discussione delle vacuum fluctuations: quello che rimane quando rimuovi tutto dallo spazio. Ciliegina sulla torta, la spiegazione di come LIGO fa correzione d’errore.

  • Richard Marko (informatico, CEO di ESET): Tech for Earth: Rethinking Cybersecurity in the Age of Global Challenges. Cronologia e tecnologia degli attacchi informatici di origine russa contro l’Ucraina e uso dell’intelligenza artificiale nella gestione degli incidenti informatici.

  • Bernhard Schölkopf (informatico del Max Planck Institut, esperto in machine learning): Is AI intelligent?

  • Philip Torr (informatico dell’Università di Oxford): AI to the people

  • Gary Marcus (informatico): Taming Silicon Valley

  • Roeland Nusselder (informatico): AI will eat all our energy, unless we make it tiny. Interessantissima presentazione sulle mini-IA dedicate a un singolo scopo. Costa meno (e consuma meno energia) elaborare in loco, anche su hardware minimo, che inviare le immagini per l’analisi remota, con enormi benefici di sicurezza e privacy.

Starmus Bratislava, giorno 1 (13 maggio)

Starmus Bratislava, giorno 1 (13 maggio)

Ultimo aggiornamento: 2024/05/14 8:35

Sono appena stato alla conferenza stampa di presentazione di
Starmus, con Garik Israelian (astrofisico,
co-organizzatore dell’evento), Brian May, Jean Michel Jarre, Jane Goodall (sì,
quella Jane Goodall), David Eicher (editor della rivista
Astronomy) e Tony Fadell (ingegnere, mega-investitore e artefice generale dell’iPod).

Ecco qualche foto che ho fatto.

Brian May arriva alla conferenza stampa.
Da sinistra: Eicher, Jarre, May, Israelian, Goodall, Fadell.
Una bella immagine di gruppo: Jarre, May, Israelian, Goodall, Fadell.
Jean-Michell Jarre mi passa davanti, faccio uno scatto di corsa.
La sala principale della Tipos Arena a Bratislava, allestita per Starmus.
La regia imponente della sala principale.

Tra poco si comincia con le conferenze scientifiche, e si parte alla grande,
con
Jane Goodall, che a 90 anni porta un messaggio di speranza per l’ambiente (e fa a voce il saluto che ha imparato dagli scimpanzé). Seguono la
climatologa
Katharine Hayhoe, l’economista
Nathaniel Keohane, la sociologa
Mary Kaldor, la
biologa marina e oceanografa
Sylvia Earle.

Finora i loro interventi sono stati incentrati su un cauto ottimismo: dati
concreti su azioni per contrastare l’impatto ambientale delle nostre attività,
soluzioni anche economiche per gestire la transizione, la considerazione che
oggi perlomeno abbiamo i dati necessari per decidere mentre prima non avevamo
nemmeno quei dati, ma soprattutto esperienze personali di contatto con la
natura e con il suo valore, come quelli di Goodall e Earle, che nel corso
delle loro carriere straordinarie hanno visto trasformarsi la conoscenza nei
propri settori e la percezione del ruolo degli esseri umani, da dominatori
esclusivi del tutto a comprimari ingombranti e maldestri che devono imparare a
convivere con gli altri attori sulla scena del nostro pianeta se non vogliono
che cali il sipario per tutti.

Dopo la pausa, il palco ospita Steven Chu (premio Nobel per la fisica nel
1997), con una relazione strapiena di dati interessantissimi che dovrò
assolutamente trascrivervi, e
Maureen Raymo,
geologa marina e oceanografa.

La prima giornata si conclude con due interessantissimi dibattiti: il primo
con
Ros Rickaby
(biogeochimica) e
Bob Bishop (fisico
matematico, informatico) (Damia Barcelo, annunciata nel programma, non è
presente), sul tema dei flussi atmosferici di vapore acqueo o
atmospheric river, e il secondo con
Svitlana Krakovska
e
Chris Rapley
(entrambi climatologi), sul collasso dei ghiacci antartici.

Sono a Bratislava per Starmus: si comincia con il concerto di Jean-Michel Jarre e Brian May

Sono a Bratislava per Starmus: si comincia con il concerto di Jean-Michel Jarre e Brian May

Sono tornato a postare su Twitter/X per raccontare il festival di scienza e
musica Starmus, che inizia stasera a
Bratislava con un
concerto di Jean-Michel Jarre e Brian May.

Posterò anche su Instagram e Mastodon, e mi sono iscritto alla spunta blu di
Twitter turandomi il naso, ma ho letto i vostri pareri molto saggi sull’idea di vendere il mio account Twitter
e alla fine ho deciso di tenerlo e di riprendere a usarlo almeno per
diffondere conoscenza e segnalare diffusamente eventi interessanti.

Non lo userò per conversare, ma se devo scegliere come far sapere che si parla
di scienza con un bouquet incredibile di premi Nobel, astronauti ed esperti ai
massimi livelli, mi rassegno al fatto che 420.000 follower su Twitter hanno
una portata ben superiore a 5300 su Instagram. E quindi sì, sto pagando otto
dollari al mese a Elon Musk. Non odiatemi.

2024/05/13 00:30

La Dama del Maniero e io siamo appena rientrati dal concerto. Notevolissimo,
costruito benissimo, audio perfetto e concezione visionaria, con un riferimento importante a Edward Snowden. Il video è
disponibile qui sotto e la lista dei brani dovrebbe essere questa:

Noi eravamo proprio dietro la telecamera montata su un binario a terra, che scorreva parallela al palco.

Luna, musica e scienza con Brian May (Queen) e David Eicher (Astronomy)

Luna, musica e scienza con Brian May (Queen) e David Eicher (Astronomy)

Come raccontavo qui, di recente ho incontrato a Starmus Brian May dei Queen e David Eicher di Astronomy Magazine, gli autori del libro Mission Moon 3D: foto scattate nello spazio e sulla Luna ed elaborate per crearne versioni 3D. Mi hanno gentilmente concesso quest’intervista.

Questa è una foto presa dietro le quinte dell’intervista, nelle stesse condizioni di luce usate per la ripresa video: notate come il talento della videomaker (Anna Spacio) cambia completamente l’atmosfera e le tinte.

Credit: Rodri Van Click.

Questa è la mia traduzione integrale dell’intervista. Ho riformulato le mie domande per maggiore chiarezza.

Cosa vi affascina della Luna così tanto da avervi spinto a creare un libro di immagini 3D dedicato ad essa, “Mission Moon 3D”?

BRIAN MAY: È una celebrazione della prima avventura dell’uomo nel raggiungere un altro corpo celeste. La Luna è quello più vicino a noi, è la sorellina della Terra, in un certo senso, nessuno aveva mai lasciato questo pianeta per mettere piede altrove. Quindi è la celebrazione di 50 anni di questa incredibile avventura che fu il progetto Apollo e che culmina con Apollo 11, l’allunaggio vero e proprio. Ed è per questo che ci piace, giusto?

DAVID EICHER: Sì, è per questo che ci piace! Non solo è vicina, ma le sue rocce sono molto simili a quelle della Terra. Questo è un indizio, emerso dalle missioni Apollo, che le sue origini sono legate alla Terra.

BRIAN MAY: La Luna ha una grande influenza in così tanti modi. Controlla le maree, ha sicuramente un influsso sul comportamento umano, ed è in cielo a darci luce argentea quando cala il sole. Ha ispirato un milione di canzoni d’amore e ha un ruolo importantissimo nella vita di ogni persona. E questi uomini hanno camminato sulla Luna e questo è tuttora incredibile per me; non avrei mai pensato di vederlo accadere nel corso della mia vita.

Avete una canzone preferita che parli della Luna?

DAVID EICHER: (ridendo) Forse è ancora da scrivere, una bella canzone d’amore che parli di Luna…

BRIAN MAY: (ridendo) C’è questa rima, in inglese, fra “Moon” e “June”, “Luna” e “giugno”, che se stiamo parlando di scrivere testi di canzoni è l’esempio perfetto di mancanza di originalità.

Siamo qui a Zurigo per parlare di comunicazione della scienza. Si parla spesso di crisi climatica, ma secondo voi esiste anche una crisi di comunicazione della scienza, che Starmus aiuta a contrastare?

BRIAN MAY: Starmus non è stato creato per risolvere un problema, ma è stato creato per celebrare una certa visione, ossia che l’arte e la scienza sono legate insieme e non avrebbero mai dovuto essere separate. Questa è l’etica della filosofia di Garik Israelian ed è anche la mia perché ho aiutato Garik a creare Starmus. E ogni volta che ci incontriamo per questo festival abbiamo questa meravigliosa combinazione di musica e scienza e astronomia e arte di vario genere e funziona tutto insieme, non c’è senso di separazione fra i due ambiti. Tutti danno il massimo e tutti beneficiano di questa interazione. È stato un grande successo di Garik secondo me. Ovviamente, parlare di cambiamenti climatici fa parte delle cose trattate da Starmus, ma noi parliamo di tutto. Parliamo dell’esplosione informativa, e delle varie minacce che subisce il nostro pianeta, e la relazione di Martin Rees è stata particolarmente illuminante e ci ha fatto pensare alle cose terribili che potrebbero capitare alla Terra se non ci diamo da fare rapidamente. Ma fondamentalmente Starmus è gioia, noi celebriamo e amiamo farlo, in un certo senso ci sguazziamo.

DAVID EICHER: Sono d’accordo, e credo che ci sia una crisi nella comunicazione della scienza e nella comunicazione in generale, circola tanta cattiva informazione e Internet aiuta a diffonderla velocemente e un altro aspetto di Starmus è fornire la verità, il resoconto razionale, non distorto, non esagerato a proposito della scienza. Poche occasioni fanno questo così bene quanto lo fa Starmus.

Come è nato il vostro interesse per la scienza? Brian May, lei era già interessato all’astrofisica prima degli allunaggi, o la passione è nata dopo?

BRIAN MAY: È iniziato nella mia infanzia e soprattutto per merito di un popolarissimo programma della TV britannica, The Sky at Night presentato da Sir Patrick Moore, che tutti abbiamo amato e ci ha spalancato gli occhi, ci ha fatto guardare il cielo con meraviglia e ci ha fatto godere tutta questa visione. Quindi sì per me risale alla prima infanzia. Ma naturalmente anche gli allunaggi sono stati un forte impulso, ci siamo resi conto di colpo che potevamo influenzare le cose ed essere davvero là fuori nello spazio. E tu? (rivolto a David)

DAVID EICHER: Io sono cresciuto in una famiglia scientifica, mio padre era un professore di chimica. Io ho sempre avuto interesse per la scienza di ogni genere. Ricordo che a 7 anni ho visto l’allunaggio e mi ha emozionato tantissimo, ma per me è successo a 14 anni, quando ho visto Saturno in un telescopio: mi ha elettrizzato e mi sono reso conto che volevo fare astronomia.

Cosa consigliereste ai giovani, quindi? Comprare un telescopio e guardare Saturno?

BRIAN MAY: Assolutamente sì, procuratevi un telescopio, implorate, rubatelo o prendetelo in prestito (ride) e guardate Giove, guardare Saturno, vi cambierà la vita. È molto triste che la maggior parte di noi cresce in città dove le stelle quasi non si vedono ed è una perdita terribile. Ancora quando ero bambino io potevi guardare in su in una notte limpida e vedere migliaia di stelle. E ti dava tanta ispirazione, vedevi la Via Lattea, oggi invece se vivi in qualunque città grande o media in occidente non vedi nulla, devi andare lontano, dove non c’è inquinamento luminoso, e vedere le meraviglie e gli splendori del cielo, ti sconvolgeranno.

Dove eravate durante l’allunaggio di Apollo 11?

BRIAN MAY: Questa è facile, io ero in Cornovaglia a casa della mamma del mio batterista Roger, e abbiamo visto l’allunaggio sul suo piccolissimo televisore da circa 10 pollici ed è stata una cosa straordinariamente emozionante eravamo tutti intensamente coinvolti. È stato magico. E mio papà, che non era certo uno sciocco, lavorava in aeronautica ed era un bravissimo scienziato e ingegnere, mi aveva detto circa un anno prima che non sarebbe mai successo e che non avevamo la tecnologia per farlo. E invece è successo, noi siamo rimasti tutti stupiti.

DAVID EICHER: Io ero a casa, in una cittadina universitaria dell’Ohio. Ricordo di essermi emozionato perché a 7 anni potevo stare sveglio fino a tardissimo, fino alle 11 di sera, per vedere quelle immagini incerte in bianco e nero, per me è stato assolutamente elettrizzante e ha innescato il mio interesse per la scienza anche prima di Saturno.

Adesso va di moda fare comunicazione della scienza sonorizzando i dati, ossia creando suoni a partire dai dati scientifici raccolti. Cosa ne pensate?

BRIAN MAY: So che Garik è stato uno dei pionieri in questo campo. Ci abbiamo provato anche noi insieme a Garick ma poi siamo stati troppo presi da altre cose. Garik è stato uno dei pionieri, lui li chiamava “suoni stellari”. I suoi suoni stellari erano vere onde di pressione, mentre molti di questi suoni odierni derivano invece da onde elettriche che puoi prendere da una stella o altro e convertire in qualcosa che si comporta come un’onda sonora, ma non è reale. I suoni di Garik invece erano reali. Ci abbiamo sperimentato per fare musica, ma sinceramente non è musica. Se vuoi la mia opinione schietta, non è veramente musica: sono suoni e la musica è fatta di suoni, ma i suoni sono solo un ingrediente. Deve esserci un intervento umano e so che non verrò amato per quello che sto per dire, la musica delle sfere per me è una serie di suoni e la musica vera è quella che viene dagli esseri umani.

PAOLO ATTIVISSIMO: Dott. Brian May, David Eicher, grazie per averci dedicato il vostro tempo.

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