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Osama bin Laden dichiarato morto [UPD 2011/05/04]

Osama bin Laden dichiarato morto [UPD 2011/05/04]

Fonti governative USA: OBL KO

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il presidente statunitense Obama ha dichiarato che Osama bin Laden, fondatore di al-Qaeda e mandante degli attentati dell’11 settembre 2001, è stato ucciso dalle forze USA in Pakistan dopo un conflitto a fuoco (BBC; dichiarazione in video di Obama). Il cadavere di bin Laden è in mano alle forze statunitensi.

I cospirazionisti diranno che il cadavere è quello di un sosia che non gli somiglia, che il foro d’entrata dei proiettili è troppo piccolo, che Osama è caduto troppo velocemente e che manca il video dell’impatto dei colpi d’arma da fuoco.

10:20. La foto del cadavere di Osama bin Laden spiattellata a colori con dubbio gusto sulle prime pagine del Corriere e di Repubblica non è di fonte ufficiale ed è molto sospetta. La riporto qui accanto in bianco e nero per ridurne l’effetto-shock. L’indagine è in corso (aggiornamento: la falsità della foto, proveniente da una TV del Pakistan, è stata confermata).

11:10. Un lettore, Andrea, segnala nei commenti un sito nel quale la presunta foto del cadavere è presente da novembre 2010. Inoltre emergono chiare indicazioni di un fotomontaggio (grazie a marcozambi per il link). Notevole la disinvoltura con la quale i giornali hanno pubblicato una foto non verificata e oltretutto macabra. C’era bisogno? Caso chiuso.

14:50. Domanda da tirare fuori ai convegni di medicina alternativa: “se il corpo di bin Laden è stato sepolto in mare, quali sono le implicazioni per l’omeopatia?” (muccaugo su Twitter).

2011/05/03. A giudicare dai commenti, forse non era sufficientemente chiaro, nel testo originale di questo articolo, che prendevo le distanze dalle dichiarazioni e che mi limitavo a riportarle in quanto tali. Provo a chiarire: non ci sono, per ora, conferme indipendenti per gran parte delle dichiarazioni governative statunitensi, che sto semplicemente riportando senza darle per buone, in attesa di conferme. Checché ne dicano i vari cospirazionisti, non credo ciecamente alle versioni ufficiali: credo nei riscontri. Che per ora mancano. Sono passate solo ventiquattro ore dalla notizia. Non ci costa nulla aspettare e vedere cosa viene fuori. Rigurgitare astio non serve a niente.

2011/05/04. Roberto Leofrigio segnala che la foto-bufala risale al 23 settembre 2006, quando fu pubblicata dal sito Unconfirmed Sources.

Le foche di Repubblica

Le foche di Repubblica

Repubblica: Osama ucciso dalle foche della Marina USA

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La carrellata di castronerie giornalistiche intorno all’uccisione di bin Laden prosegue feconda. Ieri il Corriere ricopiava l’ANSA e scriveva che Osama era stato fatto fuori dai “Navi” (quelli di Avatar?). Oggi Repubblica, in un articolo a firma di Daniele Mastrogiacomo, scrive questa perla:

un gruppo speciale di 15 Navy Seals, l’elite degli incursori della Marina statunitense, chiamate “foche” in gergo

“Foche?”. A Mastrogiacomo, a quanto pare, non è venuto il dubbio che si tratti di un appellativo perlomeno bizzarro, un po’ troppo tenero per delle forze speciali pronte a tutto. Aquile, orsi, pantere, segugi persino; ma foche no, suvvia. Un briciolo di dignità. Avranno forse distratto le guardie di bin Laden tenendo in equilibrio una palla sul muso e chiedendo un pesce?

Mastrogiacomo è in buona compagnia: Paolo Pagani su Sky.it (“Ma chi sono le “foche” Usa (questo significa il nomignolo Seals affibbiato al reparto)”) e Mau.Pic. su Il Tempo incappano nella stessa papera (“Le foche hanno «colpito»… Le foche hanno chiuso il corpo in un sacco e lo hanno portato a Bagram per l’autopsia”).

Non ci vuole tanto per cliccare sulla tanto snobbata Wikipedia o leggere l’agenzia ASCA e scoprire che le forze speciali della marina degli Stati Uniti si chiamano “Navy SEALs” e che “SEAL” non si traduce “foca”: è l’acronimo di “SEa, Air and Land”.

Sì, certo “seal” (minuscolo) in inglese vuol dire anche “foca”, ma l’acronimo SEAL è stato scelto per richiamare la parola inglese, ma senza significare “foca” (oltretutto “seal” in inglese vuol dire anche “sigillo araldico” e “guarnizione, tenuta”). Non credo sia opportuno dare della foca a un membro delle forze speciali.

L’acronimo è sempre scritto SEAL, tutto maiuscolo: HowStuffWorks.com, sito ufficiale dei Navy SEALs. “SEALs take their name from the environments in which they are trained to operate: sea, air and land” (fonte). Non ho mai visto una foca operare in aria.

In altre parole, dire che “SEAL” significa “foca” è come dire che “UFO” significa “scrocco, sbafo”.

Lo so che le redazioni sono oberate, che gli editori spingono per pubblicare quintalate di articoli puntando sulla quantità e sacrificando la qualità, ma seriamente: è davvero indispensabile essere così superficiali e sacrificare la precisione fino a questo punto pur di arrivare cinque minuti prima online?

Grazie a Gianluca per la segnalazione.

Dopo le foche, i visoni

Questo è un errorino veniale, dovuto probabilmente alla pessima abitudine di usare la correzione ortografica automatica in Word e simili, ma lo segnalo (grazie a Christian G.) perché prosegue il filone animale (bestiale?):

“Il mondo nei prossimi giorni vedrà il video della sepoltura in mare del suo corpo, gettato nel Mar Arabico dalla portaerei Usa Carl Visone

È Carl Vinson, come scritto nel resto dell’articolo di Marco Gorra su Libero News.

Pantera di Palermo, la “prova” video

Pantera di Palermo, la “prova” video

Secondo Studio Aperto questa è una pantera. Secondo voi questo è giornalismo?

Ricordate la pantera di Palermo? “La pantera c’è davvero ecco il video che lo prova”, titola ora Studio Aperto. L’unica cosa che il video può provare è la totale inettitudine della redazione di questo varietà d’informazione che si spaccia per telegiornale.

Basta guardare le proporzioni della sedia per capire che quello è un gatto.

Bravi, continuate così, senza vergogna. Crescerete una nazione d’imbecilli.

Stazione spaziale “evacuata”: BBC, ANSA e CNN danno i numeri

Stazione spaziale “evacuata”: BBC, ANSA e CNN danno i numeri

La Stazione Spaziale Internazionale a rischio di collisione con frammento orbitante; pericolo scampato, ma non per i reporter

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “fabiano” e “p.jovin****”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La BBC ha da poco battuto la notizia che l’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale ha dovuto rifugiarsi nella capsula Soyuz attraccata alla Stazione per proteggersi dal rischio di un impatto di un frammento orbitante.

Il pericolo è ormai passato, e la BBC sottolinea che non è stato possibile adottare la contromisura standard (spostare la stazione) perché l’allarme è arrivato troppo tardi.

Peccato che poi la prestigiosa fonte di notizie scivoli su questa perla: “the debris was was 2.54cm (about one-third of an inch) in width.” No. 2,54 cm sono un pollice, non un terzo di pollice. Non sapevo che alla BBC assumessero gli incapaci in aritmetica. L’errore è stato corretto con discrezione, ma la schermata qui accanto ne serba memoria (è cliccabile per ingrandirla).

Alla CNN, invece, è andata peggio: ha scritto, e tuttora scrive, che “the station’s 18 crew members were temporarily evacuated to a the station’s Soyuz TMA-13 capsule”. Diciotto persone stipate dentro una Soyuz che ne tiene tre sarebbero state un bello spettacolo. Solo che la Stazione Spaziale ha a bordo tre astronauti: Michael Fincke, Sandra Magnus e Yuri Lonchakov.

Ma secondo l’ANSA sono due: “I due astronauti a bordo, un americano e un russo…”.

Sono piccoli promemoria di come non ci si possa, purtroppo, affidare ai media generalisti quando c’è di mezzo la tecnologia: vanno in palla anche su cose elementari come numeri e unità di misura.

Ma la cosa più interessante è che l’episodio ha rivelato quanto sono sensibili i radar militari che sorvegliano lo spazio: secondo Space.com, l’oggetto misurava nove millimetri (un terzo di pollice). Forse è per questo che l’avviso è arrivato all’ultimo momento: i militari erano riluttanti a far sapere quanto sono precisi i loro strumenti.

Aggiornamento 2009/03/13

Come segnalano i lettori, c’è controversia sulle reali dimensioni dell’oggetto: avrebbe un diametro di 13 centimetri, secondo Nasa.gov.

Salite in discesa, TG5 e TG2 abboccano

Salite in discesa, TG5 e TG2 abboccano

TG2 e TG5 sempre più in basso grazie alle salite. Stregate

Non ci posso credere. Due telegiornali nazionali, nello stesso giorno, trasmettono servizi sulla stessa bufala: quella della “salita stregata” che collega il comune di Teggiano a quello di Sala Consilina. Le auto o altri oggetti collocati sulla strada sembrano salire invece di scendere.

Entrambe le testate si sono dilungate sul “magnetismo” e sul “fenomeno paranormale” e addirittura il TG5 ha escluso l’illusione ottica parlando di rilievi fatti da tecnici. Ma non è altro che la solita “salita in discesa”, ossia appunto un’illusione ottica conosciuta da decenni.

Di strade simili ce ne sono tante nel mondo (in Italia ce ne sono ad Ariccia, vicino a Frascati; a Montagnaga di Piné, in Trentino (non Montagnana come avevo scritto inizialmente); a Martina Franca, in provincia di Taranto; e a Francofonte, in provincia di Siracusa). E come mi segnala g.fantino, anche nel caso di quest’ultima strada segnalata dai due TG nazionali si tratta dello stesso fenomeno: la strada sembra in salita per via degli oggetti circostanti, ma basta prendere una livella per accorgersi che è in realtà in discesa. È quello che hanno fatto, ben più razionalmente dei loro blasonati colleghi, Antonio Sica e Gianfranco Stabile per il telegiornale di Tv Oggi Salerno il 10 marzo scorso.

Anche l’amico e collega d’indagini sui misteri, Massimo Polidoro, ne parla nel suo blog:

L’effetto (grazie anche a una serie di sperimentazioni coordinate per il CICAP da Luigi Garlaschelli) si è in realtà da tempo rivelato una curiosa illusione ottica, dovuta al nostro limitato senso dell’equilibrio, che si affida anche alla vista per decidere in che direzione sia il “basso”. Le salite anomale sono tratti in discesa molto leggera, posti tra due tratti in pendenza molto maggiore, e il nostro senso di orizzontale viene influenzato dal fatto che tutto il paesaggio circostante è molto più in discesa del tratto in cui ci troviamo. Per questo la leggera discesa ci sembra una salita. Contribuisce all’effetto la posizione e la conformazione dell’orizzonte visibile.

Il fenomeno appare quindi simile alle molte illusioni ottiche note in psicologia. Resta un fenomeno interessante da studiare, ma per capire come funziona la nostra percezione. Alla Facolta di Psicologia dell’Università di Padova, Garlaschelli e la d.ssa Paola Bressan hanno riprodotto l’illusione utilizzando tre plastici appositamente costruiti: con una strada a due, o tre, tratti contigui diversamente inclinabili, o con due strade affiancate e a diversa inclinazione. Il lavoro è stato pubblicato su “Psychological Science” (September 2003, 14:5).

Gli articoli e le sperimentazioni del CICAP sono consultabili qui; Polidoro ha pubblicato un articolo (in inglese) su “The Skeptical Inquirer” che mostra la simulazione creata da Garlaschelli e Bressan.

La cosa sconsolante è che Striscia la notizia aveva intervistato Garlaschelli il 5 aprile dell’anno scorso proprio su quest’argomento, ricevendone la spiegazione reale. “Probabilmente, al TG5 non guardano Striscia…” conclude Massimo Polidoro.

Lui è un buono. Io l’avrei detta un po’ meno diplomaticamente. E poi ci lamentiamo se la preparazione scolastica è scarsa, che la gente abbocca troppo facilmente alle scemenze vannamarchiane e che la ricerca, la scienza e la tecnologia sono le Cenerentole dei budget governativi. Con giornalisti così, cosa si può pretendere?

TG1: pornografia di un terremoto

TG1: pornografia di un terremoto

Per favore, ditemi che non è vero

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Su Youtube c’è questo video che sembra presentare una giornalista del TG1 che con prolungato, metodico compiacimento onanistico sciorina per novanta secondi i dati degli ascolti dei telegiornali e dei programmi Rai post-terremoto. Come se a qualcuno, con più di duecento morti e una regione d’Italia in macerie, gliene potesse strafregare qualcosa di share e di audience e di quanto è durata l’edizione straordinaria del telegiornale.

Ditemi che è un abile doppiaggio, un falso ben fatto, qualunque cosa. Questo non è giornalismo. Questa è pornografia necrofila. È stupro di cadavere. Vergogna.

Se volete dire la vostra, scrivete alla Rai qui, al TG1 presso tg1.live@rai.it o tg1_direzione@rai.it, oppure ancora a d.sassoli@rai.it, g.riotta@rai.it, g.caserta@rai.it.

Aggiornamento: i commenti qui sotto segnalano che sul sito del TG1 è comparsa la richiesta (scritta in rosso qui sotto) di non inviare altre mail di protesta. Il messaggio sembra essere arrivato. Adesso sta a noi vigilare affinché oltre ad arrivare, venga anche capito e messo in pratica.

2009/04/11

Segnalo l’amara vignetta di Moise, pubblicata inizialmente su AFNews e ripubblicata qui per gentile concessione dell’autore.

Le cose che non colsi – 20091015

Viaggiare nel tempo? Si può, purché nudi e con 99 palloncini; e altre chicche in breve

“La televisione è piena di trasmissioni tipo ‘Stargate’ o ‘Voyager’, mentre in Rete si premia un sito personale serio e scientifico che smonta presunti misteri occulti e complotti globali. Meno male che a essere poco seri e scarsamente affidabili dovevano essere i blog”. Bella frase di Alessandro Gilioli sull’Espresso online a proposito dei Macchianera Blog Awards.

Gilioli parla anche del 2012 cercando di ragionare (invano) con un tassista catastrofista. Ne hanno piene le tasche anche i Maya, o almeno i loro discendenti, come riferisce La Stampa. Anche la Associated Press ne scrive, aggiungendo che esiste un “Monumento numero sei”, scoperto nel sud del Messico negli anni Sessanta durante la costruzione di un’autostrada, che è l’unico reperto Maya contenente la data del 2012 (o meglio, il suo equivalente nel calendario maya). La tavoletta di pietra dice che nel 2012 succederà qualcosa che riguarda Bolon Yokte, un “misterioso dio maya associato sia alla guerra, sia alla creazione“, dice la AP. Ma l’erosione e una crepa rendono quasi illeggibile la fine dell’annuncio, che secondo l’archeologo Guillermo Bernal potrebbe significare “Egli scenderà dal cielo”. Ma comunque niente fine del mondo: ci sono altre iscrizioni presso siti Maya che parlano di date dopo il 2012, compresa una che parla dell’anno 4772. Altri dettagli sono su BoingBoing.

Sapevate che anche le navi producono scie di condensazione in cielo? Aspettate che lo scoprano gli sciachimisti.

Qualcuno si ricorda Nena, la cantante di 99 Luftballons? Pare che si sia presa una sbandata per i Damanhur, secondo Bild, tanto da andare a visitarli e includere il loro simbolo segreto sulla copertina del suo nuovo album. I Damanhur sono una setta di circa 700 eccentrici che vivono rintanati in una valle piemontese. Il loro fondatore, Oberto Airaudi, sostiene di poter impiantare gli spiriti dei defunti nei bambini non ancora nati e di avere una macchina del tempo funzionante. L’importante è usarla quando si è nudi, altrimenti non va. Schwarzenegger lo sa bene. L’articolo di Bild contiene foto del tempio sontuoso dei Damanhur e della loro macchina per togliere le “energie negative”. Da non perdere. Fark.com ha qualche foto d’epoca e recente di Nena.

Un’idea originale per estendere l’autonomia delle auto elettriche: ricaricarle mentre vanno, tramite sistemi a induzione collocati sotto il manto stradale.

Nuove frontiere del genio umano emergono grazie a Facebook. Tale Maxi Sopo, 26 anni, era riuscito a ottenere fraudolentemente 200.000 dollari di credito da alcune banche statunitensi (e poi ci si chiede perché le banche fanno crac) e se l’era svignata. Ma non ha saputo resistere alla tentazione di annunciare sulla propria pagina Facebook che se la stava spassando a Cancun, in Messico. Come se non bastasse, ha aggiunto alla propria lista di amici un ex funzionario del Dipartimento di Giustizia statunitense, che è riuscito a scoprire dove abitava Sopo e a comunicarlo alle autorità messicane. Ora il maestro del crimine è in carcere a Città del Messico. Lo riferisce la BBC.

Le doppie barre dell’ormai notissimo prefisso http://” furono un errore e uno spreco, secondo il loro padre nonché inventore del Web, Tim Berners-Lee (insieme a Robert Caillau). Ne parla in un video qui; si scusa sul Telegraph qui; ma la notizia non è proprio nuova, perché Berners-Lee diceva già nel 2006 che col senno di poi avrebbe fatto a meno delle due barre, e avrebbe anche creato dei nomi di dominio alla rovescia: “I would have skipped on the double slash – there’s no need for it. Also I would have put the domain name in the reverse order – in order of size so, for example, the BCS address would read: http:uk/org/bcs/members. This would mean the BCS could have one server for the whole site or have one specific to members and the URL wouldn’t have to be different.” Se lo dice lui.

E per finire, qualche spezzone della recente apparizione di John Billingsley, attore di Star Trek Enterprise, a Bologna:

Cane “abbattuto” per tassa non pagata, smentita delle autorità

Cane “abbattuto” per tassa non pagata, smentita delle autorità

Svizzera, il cane della signora Iannotta non è stato abbattuto per tassa non pagata. Anche perché la signora Iannotta non esiste

Ho ricevuto poco fa via mail da Pierre-Alain Némitz, segretario municipale di Reconvilier, la seguente smentita delle notizie circolate nei giorni scorsi a proposito dell’abbattimento del cane di una residente italiana di Reconvilier, Marilena Iannotta, in seguito al mancato pagamento della tassa locale sul possesso di cani. La signora Iannotta, spiega Némitz, non esiste, per cui non c’è nessun suo cane da abbattere, quand’anche lo si volesse fare.

Stando a questa categorica smentita, che collima con le dichiarazioni precedenti delle autorità di Reconvilier, i giornali italiani hanno pubblicato dunque una bufala e creato indignazione planetaria sul nulla perché hanno omesso di fare la cosa più semplice e doverosa per chi vuole definirsi giornalista: chiedere direttamente agli interessati, i cui indirizzi di mail e numeri di telefono sono a disposizione sul sito del comune di Reconvilier. Io non ho fatto altro che mandare ieri una mail all’indirizzo del segretario.

Naturalmente se qualcuno è in grado di trovare la fantomatica signora Marilena Iannotta, sentiremo anche la sua versione dei fatti. In mancanza della signora, sarebbe interessante trovare chi ha inventato di sana pianta questa panzana che ha fatto piovere addosso al sindaco di Reconvilier oltre 700 mail di minacce.

Ecco il testo originale della smentita:

Bonjour,

La presse à sensation se saisirait de n’importe quoi même de la plus grosse ânerie. Cela fait vendre et tant pis si cela alimente une polémique ridicule. Cela ne tue pas mais nuit à ceux qui en sont l’objet.

Pour votre pleine information, je vous transmets ci-joint le communiqué émanant du conseil municipal de Reconvilier.

Sa lecture vous orientera pleinement sur ce qui se passe réellement à Reconvilier. Nous ne sommes ni un village d’indiens ni une société primitive avide de sang.

Un grand merci si vous avez l’honnêteté de retransmettre cette information.

Entre parenthèse, il n’existe en notre village personne portant le nom de Iannotta donc pas de chien ni d’abattage. Les journalistes ne peuvent-ils travailler autrement qu’en partant de la plus incertaine rumeur ?

En vous remerciant d’avoir la conscience professionnelle de lire l’avis des autorités communales et de vous y référer pour mettre un terme à une cabale du plus mauvais genre.

Avec nos meilleurs messages.

Pierre-Alain Némitz
Secrétaire municipal

Ed ecco una sua traduzione veloce:

Buongiorno,

La stampa sensazionalista coglierebbe qualunque cosa, persino la più grande stupidaggine. Vende bene, e se alimenta una polemica ridicola, tanto peggio. Non uccide, ma nuoce a coloro che ne sono l’oggetto.

Per sua completa informazione, le allego il comunicato pubblicato dal Consiglio Municipale di Reconvilier. La sua lettura la orienterà pienamente su quanto sta realmente accadendo a Reconvilier. Non siamo né un villaggio d’indiani né una società primitiva avida di sangue.

La ringrazio molto se se avrà la correttezza di ritrasmettere quest’informazione.

Tra parentesi, non esiste nel nostro villaggio nessuno che porti il cognome Iannotta e quindi non esistono nessun cane e nessun abbattimento. I giornalisti non possono lavorare diversamente, senza partire dalle dicerie più incerte?

Ringraziandola per avere la coscienza professionale di leggere l’avviso delle autorità comunali e di farvi riferimento per porre fine a una macchinazione del genere peggiore.

Cordiali saluti

Pierre-Alain Némitz
Segretario municipale

Kennedy e le bagnanti scostumate

Kennedy e le bagnanti scostumate

La foto di Kennedy scandaloso è una bufala

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Segnalo brevemente un nuovo esempio di faciloneria giornalistica: quello intorno alla foto d’epoca che mostrerebbe il presidente Kennedy che se la spassa con delle bagnanti nude mentre la moglie Jackie è in ospedale per partorire.

Repubblica ha frettolosamente corretto la didascalia per segnalare che la foto è forse un falso (“Ma altri siti rivelano: la foto è una bufala. Si tratterebbe della rielaborazione di una foto apparsa sul numero di novembre 1967 di Playboy”), ma non molla e usa ancora il condizionale, tanto per pararsi le spalle e altre parti anatomiche meno nobili, forse le stesse usate per pubblicare la notizia prima di qualunque minima verifica.

Infatti TMZ, il sito di gossip che aveva pubblicato inizialmente il falso scoop, ha già ammesso il proprio errore e confermato la fonte dell’immagine. The Smoking Gun ha recuperato la foto originale, che è a colori e proviene dal numero di novembre del 1967 di Playboy. Qui sopra ne vedete la parte saliente: il resto è sul sito di The Smoking Gun.

Il Corriere ha pubblicato la notizia, sostituendola poi con la smentita, ma nella Rete è rimasta l’eco della notizia originale, che titolava “Usa, l’imbarazzante foto di Jfk in barca con 4 donne nude” e precisava che “Secondo gli esperti non si tratta di un falso”. Il Giornale ha pubblicato la foto in prima pagina con tanto di articolo di commento politico riferito alle vicende di presunte escort di Berlusconi e con un titolo categoricamente autenticista contraddetto dal testo dell’articolo. Coerenza, questa sconosciuta.

Caso chiuso. Non resta che attendere che Repubblica e gli altri giornali e telegiornali che hanno strombazzato lo scoop-patacca pubblichino la rettifica e si scusino con i lettori e telespettatori per aver sprecato il loro tempo pubblicando una bufala.

“Mistero” e i complotti sugli sbarchi lunari

“Mistero” e i complotti sugli sbarchi lunari

Mistero sputa sui morti delle missioni spaziali: vergogna

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Venerdì scorso Italia 1 ha trasmesso una puntata di Mistero che ha inanellato una serie di scemenze pateticamente offensive a proposito delle missioni lunari, presentando i soliti complottisti privi di qualunque qualifica tecnica (Bill Kaysing e Bart Sibrel) e le solite tesi trite e ritrite. Ne trovate su Youtube alcuni spezzoni.

Per chi volesse saperne di più, il blog Complotti Lunari vi offre le risposte alle singole tesi, le prove migliori degli sbarchi lunari e tanto altro materiale per sapere come sono andate davvero le cose invece di sentire l’accozzaglia di castronerie radunata col copincolla dalla redazione di Mistero.

Finché Enrico Ruggeri e la sua brigata di menagramo vogliono parlare di donne rapite e fecondate da alieni per partorire creature che stranamente somigliano a conigli scuoiati, pazienza. Ci si ride sopra. E ci sarebbe solo da puntare il dito e ridere di chi afferma contemporaneamente che le missioni lunari furono falsificate perché gli americani non avevano la tecnologia per farle, ma che gli americani andarono sulla Luna a recuperare un’astronave aliena.

Ma qui si calpesta il lavoro e il sacrificio di tutti coloro che hanno lavorato per una delle imprese più belle della storia dell’umanità. Si sputa sui tanti morti delle missioni spaziali, russi e americani, che hanno pagato il prezzo più alto per raggiungere la Luna ed ampliare la nostra comprensione del cosmo. Si vomitano scemenze sugli anni di studio e di ricerca di intere generazioni di tecnici, di ieri e di oggi.

Non uso il turpiloquio con leggerezza, ma quando ci vuole, ci vuole. Lo tengo per le occasioni speciali, come una bottiglia di buon vino. Caro Ruggeri, il tuo programma, per dirla proprio tutta, sta dando del coglione ai nostri astronauti. A Umberto Guidoni (che è andato a scuola da Neil Armstrong, primo uomo sulla Luna che secondo il programma condotto da Ruggeri è un impostore); a Roberto Vittori, a Samantha Cristoforetti, a Luca Parmitano, a Paolo Nespoli, a Maurizio Cheli, a Franco Malerba. Stai dicendo che sono tutti troppo scemi per capire di essere stati gabbati dalla NASA e che tu sei più furbo di loro.

Caro Ruggeri, se vuoi contribuire a far crescere una generazione d’imbecilli facilmente manipolabili, se vuoi continuare a rimbambire la gente con fregnacce e mandare al vento la tua carriera di stimato autore di canzoni che hanno toccato il cuore della mia generazione, vai avanti così.

Vergogna.