Vai al contenuto
Voyager e gli alberi marziani

Voyager e gli alberi marziani

Voyager: tracce di vita intelligente su Marte. Su Raidue, invece, è difficile trovarne

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “fabricio.cola*” e “bleeding”.

La puntata dell’8 settembre scorso di Voyager ha presentato una serie di immagini di Marte che a detta dell’intervistato, il giornalista Ennio Piccaluga, dimostrano la presenza di strutture artificiali e di forme di vita sul pianeta rosso. Ci sarebbero addirittura in questo momento, su Marte, alberi giganteschi, rivelati dalle foto delle sonde spaziali.

Piccaluga parla di “strutture che sembrano essere in un certo degrado” e Voyager accompagna le sue parole con questa immagine, che non mancherà di far sbellicare gli astronomi e chiunque altro si occupi seriamente di studio dei pianeti.

Quello è l’Olympus Mons: un vulcano alto tre volte il monte Everest. Lo potete localizzare, sulla superficie di Marte, anche con Google Mars. È famosissimo. Altro che struttura con un certo degrado. O per dirla tutta: una struttura con un certo degrado c’è, ma non è su Marte. Perché non è ammissibile che certe bestialità vengano trasmesse da una rete nazionale in prima serata. È come se qualcuno vi mostrasse una cartolina del Cervino e vi dicesse che è una piramide un po’ malconcia. Con che pelo sullo stomaco Giacobbo e il suo staff insistono a propinare idiozie ai contribuenti?

Piccaluga aggiunge che c’è una “struttura”, nelle Valles Marineris, “che in effetti ha una struttura palesemente artificiale o almeno ha molti elementi che spingono in quella direzione, in quanto ha molti elementi in comune con le ziggurat… una struttura alta circa 5-600 metri, costruita a gradoni. Il fatto che sia costruita a gradoni esclude che possa trattarsi di una struttura naturale.” E lì vicino “sembra che ci sia quella che è la pianta di una città”.

Evidentemente il buon Piccaluga non se ne intende granché di analisi delle immagini e dei rilevamenti digitali delle sonde spaziali, perché altrimenti saprebbe benissimo che i “gradoni” e la “pianta di una città” non sono altro che artefatti dell’elaborazione delle immagini, come ben sanno i veri ricercatori, quelli che lavorano all’ESA e alla NASA e che quelle sonde le seguono per lavoro. Quelli che scrivono documenti tecnici come questo, per esempio, che parla appunto di artefatti. Quelli ai quali la redazione di Voyager avrebbe potuto chiedere prima di trasmettere queste farneticazioni, che sono uno schiaffo a chi studia e lavora per far valere l’Italia in campo scientifico.

Quando un altimetro o una fotocamera stereoscopica esplora la superficie di un pianeta, lo fa con un certo margine di precisione in altezza, per esempio cinque metri, e suddivide la superficie in punti. Non vede le sfumature al di sotto di quei cinque metri e di quei punti, e arrotonda verso l’alto o verso il basso. Ci sono poi ulteriori arrotondamenti dovuti all’elaborazione digitale dei dati per trasmetterli a terra, come spiegato bene sul sito della fotocamera stereo della sonda Mars Express.

Per cui se il terreno è in pendenza e sale dolcemente, l’altimetro descrive quella pendenza dicendo che l’altezza del terreno inizia per esempio a 55 metri e poi passa bruscamente (al punto successivo rilevato) a 60 e poi a 65 e così via, senza passare per i valori intermedi. Se questi dati vengono elaborati per generare un modello tridimensionale, una collinetta verrà per forza interpretata come una “ziggurat”.

Mostrando quelle immagini, Piccaluga ha dimostrato di non sapere nulla della materia di cui sta parlando. Ma allora perché Voyager lo fa parlare?

Inoltre le immagini mostrate da Voyager non sono fotografie del terreno marziano: sono modelli 3D costruiti digitalmente partendo dai rilievi altimetrici e stereoscopici. In particolare, la foto nella quale Piccaluga indica la “ziggurat” è questa (dal sito dell’ESA): la presunta struttura artificiale è nell’angolo in alto.

Si tratta di un modello 3D generato partendo da un’immagine piatta, che è questa, identificativo ESA SEMMKMWA6QD, scattata dalla sonda Mars Express sopra le Valles Marineris il 14 gennaio 2004 da un’altezza di 275 chilometri, con una risoluzione di 12 metri per pixel. Ne esiste anche una versione da 14 megabyte.

La “ziggurat” si troverebbe nell’angolo in basso a sinistra: prendiamo la porzione corrispondente dell’immagine e ruotiamola in modo che corrisponda all’orientamento dell’immagine 3D.

Ora ingrandiamo la porzione dove ci dovrebbe essere la “ziggurat” (quella sul bordo sinistro, in alto, dove c’è un cratere tagliato dal bordo stesso) e vediamo cosa c’era nella foto prima dell’elaborazione digitale eseguita per renderla tridimensionale.

La presunta “ziggurat” è semplicemente un cratere deformato, squadrato e scalettato dagli errori di elaborazione digitale. Lo stesso effetto si nota negli altri due dettagli indicati dalle frecce.

La seconda immagine mostrata da Piccaluga a Voyager è tratta dalla stessa rappresentazione 3D:

Si tratta ancora una volta di artefatti dell’elaborazione digitale, che nella foto originale non ci sono.

Fra l’altro, l’errore dilettantesco non è solo di Piccaluga, ma anche del Centro Ufologico di Benevento Mars Group Campano, almeno stando a questo comunicato stampa di aprile 2010 a firma di Angelo Carannante, dove si annuncia la “sensazionale scoperta” e si anticipa proprio la puntata di Voyager: “Ma la bomba esploderà anche in TV tra pochissimo quando andrà in onda la puntata di Voyager che Piccaluga ha già registrato, dedicata proprio alle rivelazioni di Ossimoro Marte. Era ora che ciò avvenisse, il grande pubblico deve sapere, perché lo ziqqurat non è altro che un piccolo antipasto della sconvolgente realtà che c’è sul Pianeta Posso [sic]. Questo non è che l’inizio e nei prossimi giorni se ne vedranno delle belle anche su internet, sperando che qualcuno non provi a fermare la verità perché, non c’è dubbio, la storia così come la conosciamo, dovrà forse essere riscritta...”

Sì, avete letto bene, Carannante dice proprio “Pianeta Posso”.

Non è finita. Piccaluga dice che su Marte, checché ne dicano gli scienziati brutti e cattivi, “sembra che ci siano addirittura delle piante. Una delle ultime foto mandate dalla sonda americana MRO ha mostrato un campo innevato da cui sembrano innalzarsi delle piante, delle piante che dovrebbero avere dimensioni di centinaia di metri.” La foto è questa:

Dove l’avete già vista? Qui sul Disinformatico, oppure presso il Centro Ufologico Taranto, che l’ha sbufalata a gennaio scorso. Nessuna rivelazione scottante. Anzi, la foto è stata addirittura l’Astronomy Picture of the Day della NASA. Non sono alberi: sono rivoli di sabbia che scorrono lungo le dune, dalla cresta verso la base. La visuale dall’alto fa perdere la prospettiva: la “base” degli “alberi” è la cresta di una duna, e la “chioma” è l’accumulo della sabbia a valle. Questa è l’immagine originale:

Ora mi chiedo: visto che un popolo ignorante si comanda più facilmente, sarà mica che Roberto Giacobbo fa parte di un piano per rincitrullire gli italiani e garantire così che continuino a farsi governare nonostante qualunque porcata del governo di turno?

Per fortuna non sono il solo ad avere questi conati: mi tengono compagnia il Corriere del Ticino e Le Scienze

Churchill mise a tacere gli avvistamenti UFO?

Churchill mise a tacere gli avvistamenti UFO?

Churchill nascose i rapporti UFO per evitare “panico di massa”. L’ha detto il nonno di un tizio

Secondo il Giornale, “Winston Churchill impose il silenzio alla Difesa inglese sugli avvistamenti degli Ufo… per non provocare ‘panico di massa’. Lo rivelano documenti riservati del ministero della Difesa di Londra”. Wow. L’agenzia ASCA titola “Churchill nascose notizia avvistamento UFO”. Secondo Il Tempo, il primo ministro britannico “[o]rdinò di mantenere tutto segreto e per due motivi ben precisi: la notizia avrebbe scatenato «panico di massa» e «distrutto la fede nella Chiesa»”. Il Corriere dice che “Churchill mise a tacere gli avvistamenti di UFO”Google News riporta decine di articoli dello stesso tono. Persino la solitamente sobria BBC titola “Archivi Nazionali dimostrano che Churchill ordinò segretezza sugli UFO”.

La notizia suona decisamente clamorosa, ma una rapida ricerca dei fatti racconta una storia ben diversa. La fonte originale della vicenda (alla quale ogni ricercatore diligente dovrebbe attingere) è il nuovo lotto di documenti governativi attinenti agli avvistamenti di oggetti volanti non identificati, rilasciati dal Ministero della Difesa e pubblicati dai National Archives. I documenti sono scaricabili, per un breve periodo di tempo, da Ufos.nationalarchives.gov.uk. La sintesi indica che l’incartamento è il DEFE 24/2013, specificamente alle pagine 205-209 e 273-277.

Cos’è questa documentazione? Non si tratta di verbali delle riunioni di Churchill, ma di lettere datate 1999, nelle quali il Ministero della Difesa risponde alle richieste di un cittadino che dice che suo nonno gli raccontò di essere stato presente a un incontro, durante la guerra, fra Churchill e il generale americano Eisenhower (comandante supremo delle forze alleate in Europa, diventato poi presidente USA nel 1953), nel quale fu discusso un avvistamento di un UFO da parte dell’equipaggio di un bombardiere della RAF e fu deciso di tenerlo segreto per almeno cinquant’anni. Il Ministero della Difesa indagò senza trovare alcuna conferma della vicenda narrata.

Si tratta, insomma, di un racconto anonimo di terza mano, senza alcuna documentazione di supporto e senza alcuna conferma. Un po’ poco per titolare che Churchill nascose i rapporti UFO per salvare la Chiesa. Certi titoli ad effetto, con il loro “al lupo, al lupo”, gettano discredito sull’ufologia rigorosa e creano facili entusiasmi che poi si convertono in brucianti delusioni quando si va a scoprire come stanno davvero le cose. Peccato.

Antibufala Classic: guardare il seno allunga la vita?

Antibufala Classic: guardare il seno allunga la vita?

New England Journal of Medicine: guardare un seno prosperoso per 10 minuti al giorno allunga la vita. No, ma la rende più interessante

Da Wikipedia

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “eugenio” e “p_zacch*”.

“Una ricerca tedesca pubblicata sulle pagine del New England Journal of Medicine ha scoperto che guardare i seni delle donne allunga la vita… Karen Weatherby, geriatra e autore di questa inusuale ricerca… ha dichiarato: ‘Guardare per appena 10 minuti al giorno una donna ben equipaggiata, tipo Pamela Anderson di Baywatch, è equivalente a un work-out aerobico di 30 minuti'”.

Così scriveva Libero News nel 2007, spiegando inoltre che “l’eccitamento sessuale fa pompare di più il cuore e migliora la circolazione sanguigna e ciò dimezza il rischio di attacco di cuore e di ictus”. La lieta novella fu ripresa da vari siti in tutto il mondo (per esempio Blogosfere.it, Medguru.com, ElMundo.es, Ticinonews.ch) e circola tuttora: pochi giorni fa è stata pubblicata per esempio dal sito francese di notizie Minutebuzz.com e da Indiainfo.com e gira nei forum e nei blog di tutto il pianeta.

Mi dispiace dare questo triste annuncio, ma si tratta di una bufala, e per di più d’annata: secondo UrbanLegends.about.com, risale almeno a marzo-aprile 2000. Negli archivi del New England Journal of Medicine, che è una vera e prestigiosa rivista medica, non c’è nessun articolo sull’argomento e non ci sono articoli di nessun genere scritti da una dottoressa Karen Weatherby negli immensi archivi del database medico Medline.

Allora chi è il burlone? David Emery di Urban Legends fa risalire questa storia al celeberrimo Weekly World News, testata nota per la goliardica pubblicazione delle notizie più assurde e palesemente inventate (per esempio “Trovato il Giardino dell’Eden – recuperata la mela originale – Gli Stati Uniti fanno crescere un nuovo albero dai suoi semi” oppure “Termiti divorano la Torre Eiffel”).

Presumibilmente qualcuno ha tratto ispirazione da questo articolo del numero datato 21 marzo 2000, mostrato qui accanto, che contiene varie frasi identiche a quelle riportate da blog e giornali online negli anni successivi, compreso l’esempio di Pamela Anderson e la precisazione dei dieci minuti di terapia giornaliera. Cambia solo il nome del medico, che sul Weekly World News è il gerontologo Franz Epping.

Il raggio della morte di Marconi (seconda parte)

Il raggio della morte di Marconi (seconda parte)

Raggio energetico ecologico occultato dal Vaticano, risponde l’autore dell’articolo sul Giornale

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “masdeca” e “therunner”.

Mi ha contattato Rino Di Stefano, autore dell’articolo “Il raggio che produce energia. Gratis” pubblicato dal Giornale in prima pagina il 6 luglio scorso e discusso in questo mio articolo. Mi ha chiesto di non pubblicare il contenuto del nostro scambio di mail e rispetto la sua richiesta. Mi ha però dato il permesso di segnalare le scansioni del “contratto” e della “relazione tecnico-scientifica” che Di Stefano cita come documenti nel suo articolo.

Scaricateli ed esaminateli: garantisco che ne vale la pena. Ci sono alcuni passaggi che saranno di indubbio interesse per i fisici che leggono questo blog. Eccone uno:

“Il processo attuato dalle apparecchiature ZAVBO è una scoperta scientifica che apre nuovi e sereni orizzonti ecologici, perché permette di realizzare LA TRASFORMAZIONE DELLA MATERIA IN ENERGIA. OGNI MATERIA ESISTENTE SUL PIANETA TERRA, ed in qualsivoglia quantità determinata, può essere IONIZZATA dall’apposita macchina ZAVBO. Ed è accertato e verificato che nel tempo della ionizzazione si PRODUCE UNA ENORME QUANTITA’ DI ENERGIA ASSOLUTAMENTE PULITA”.

Un altro:

“… i programmi ZAVBO sono capaci di smaltire completamente, IONIZZANDOLI, tutti i tipi di scorie e di rifiuti, di qualsiasi genere, radioattivi o tossici… E’ quindi possibile ionizzare ed eliminare tutte le scorie radioattive, quelle tossiche, gli olii esausti, il piombo delle batterie, i rifiusi solidi urbani, gli escrementi dei suini, ecc. ecc.”

Intanto vi propongo i dettagliatissimi schemi delle centrali energetiche super-ecologiche che vengono presentati nella “relazione tecnico-scientifica”.

Se ci saranno ulteriori sviluppi del dibattito con Di Stefano, li segnalerò qui.

Intanto vi propongo una chicca: ricordate il mio liveblogging dal convegno ufologico di Lugano, in cui mi proibirono di mostrarvi le immagini del documentario della Rai dedicato al plurialienorapito Zanfretta? Ora ve le potete godere in tutto il loro splendore trash anni Ottanta qui. Sì, sul sito di Rino Di Stefano.

Aggiornamento (23:20): un lettore, Simone.G, mi segnala un fatto curioso. Di Stefano, nel suo articolo sul Giornale, dice che i documenti che ha visto erano “strettamente riservati”, in particolare “la relazione tecnico-scientifica che il 25 ottobre 1997 la Fondazione Internazionale Pace e Crescita ha fatto avere soltanto agli addetti ai lavori”. Allora come mai nei forum di Peacelink se ne parla a gennaio del 2001? Ecco la schermata:

Di Stefano ha inoltre reso pubblico un altro documento: la Relazione illustrativa della Fondazione Inrernazionale Pace e Crescita. Contiene altre perle, come questa: “L’apparecchio, infatti, è in grado di produrre ed emettere sino a notevoli distanza anti-atomi di qualsiasi elemento esistente sul nostro pianeta che, diretti contro una massa costituita da atomi della stessa natura ma di “segno” opposto, la disgregano ionizzandola senza provocare alcuna reazione nucleare..”

Il raggio della morte di Marconi (prima parte)

Il raggio della morte di Marconi (prima parte)

Il Giornale: il Vaticano ha insabbiato il segreto dell’energia gratuita e pulita scoperto da Marconi

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “alessio.m*” e “remo.ian*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. L’immagine è fornita da Claudio C.

Il 6 luglio scorso il Giornale ha pubblicato in prima pagina un lungo articolo, a firma di Rino Di Stefano, nel quale si afferma con toni certi che è “tenuta nascosta l’invenzione del secolo”: una macchina in grado di produrre energia pulita a costi irrisori, ma anche di funzionare come “raggio della morte”. Per questo sarebbe stata insabbiata la sua esistenza, con tanto di appoggio del Vaticano, che nascose l’apparecchio sul suo territorio e fornì “diretto appoggio logistico-finanziario”.

Nel racconto di Di Stefano c’è di tutto: c’è Guglielmo Marconi, che inventò il raggio della morte, “un apparecchio che emetteva un raggio elettromagnetico in grado di bloccare qualunque motore dotato di impianto elettrico” e “mandava in corto circuito l’impianto stesso, provocandone l’incendio”. Fu dimostrato a Mussolini, ma Marconi “si fece prendere dagli scrupoli religiosi” e “si confidò con Papa Pio XII, il quale gli consigliò di distruggere il progetto della sua invenzione”.

C’è una “misteriosa fondazione religiosa con sede nel Liechtenstein” che custodisce il segreto, c’è il coinvolgimento di Andreotti nella sperimentazione del macchinario che fu poi insabbiato, c’è il traffico d’armi, il coinvolgimento dei militari italiani, fino all’appello diretto a Papa Giovanni Paolo II per nascondere la prodigiosa macchina “per qualche tempo in Vaticano”, per poi “istituire la fondazione e di far emigrare tutti i protagonisti della vicenda nel più tranquillo Liechtenstein”. C’è il professore che muore prematuramente e si porta nella tomba il segreto dei suoi esperimenti: perché i Veri Professori non lasciano mai appunti. C’è anche Galileo Galilei, che fu riconosciuto dalla Chiesa come “lo scopritore della Logica del Creato” proprio in quegli anni. Sarà un caso?

Un bel racconto d’intrigo, la trama di un romanzo di spionaggio internazionale? No. Secondo Rino Di Stefano, sarebbero fatti reali. Tanto da meritarsi – si fa per dire – la pubblicazione in prima pagina. Anzi, precisa Di Stefano: “Sembra quasi di leggere un racconto di fantascienza, ma è soltanto la pura e semplice realtà”.

Su cosa si basano le sue precise accuse d’insabbiamento di una scoperta così rivoluzionaria ed essenziale per tutto il genere umano? Su anni di ricerca, indagini approfondite, riscontri tecnici, reperti scientifici? Noooo. Stando a quanto dice l’articolo, esclusivamente sui “documenti in possesso dell’imprenditore genovese Enrico M. Remondini”. Che includono “i piani per costruire centrali termoelettriche per produrre energia elettrica a bassissimo costo, smaltendo rifiuti.” Centrali quasi tascabili, che “all’esterno appaiono soltanto come un paio di basse palazzine per uffici, circondate da un ampio giardino con alberi e fiori”.

Una sola fonte è davvero un po’ poco per asserire che ci viene nascosto un segreto così rivoluzionario. Specialmente se si considera la contraddizione di un segreto preziosissimo, al cui insabbiamento hanno lavorato interi governi per decenni, che viene però disinvoltamente presentato in prima pagina su un giornale. O se si considera che la tecnologia non cresce nel vuoto e che per arrivare a un risultato del genere di quello descritto ci vogliono tantissime ricerche e tappe intermedie, che lasciano tracce: progetti, documenti, pubblicazioni, contratti, ricadute tecnologiche in altri campi. Ma di tutti i passi che avrebbero portato all’energia low-cost tritarifiuti non c’è alcuna traccia.

Quello che ci viene descritto, inoltre, è totalmente incoerente con la tecnologia passata e attuale: dire che nel 1973 c’era già una strumentazione in grado di “produrre campi magnetici, gravitazionali ed elettrici interagenti, in modo da colpire qualsiasi materia, ionizzandola a distanza ed in quantità predeterminate” (sottolineo il gravitazionali, che farà sbellicare i fisici) è l’equivalente di affermare che gli antichi romani avevano di nascosto i televisori da polso ma combattevano con spade e corazze.

C’è poi un dettaglio intrigante, segnalato dai commenti qui sotto: Marconi morì nel 1937, ma Pio XII divenne papa nel marzo del 1939. Come avrebbe fatto Marconi, da morto, a confidarsi con lui? Lo fece prima che Pacelli diventasse papa o l’autore dell’articolo non ha verificato le date del racconto?

Inoltre gli ingredienti psicologici della buona leggenda metropolitana ci sono tutti. La consolazione per gli italiani di aver perso la guerra solo per il buon cuore di Marconi, che aveva le armi per stravincere ma non se la sentì di usarle; la visione messianica delle soluzioni pronte e pulite per risolvere la crisi energetica e anche quella dei rifiuti, che verranno tirate fuori dal cassetto quando servirà per salvarci, per cui non c’è bisogno di tirare i remi in barca e comportarsi responsabilmente.

Posso solo sperare che Di Stefano riveli in una prossima puntata che si trattava di un capitolo di un suo romanzo, pubblicato con la tecnica di Orson Welles de La Guerra dei Mondi per vedere da vicino l’effetto che fa. Perché spacciare a lungo per realtà questa montagna di panzane prive di ogni riscontro rischia di alimentare la diffusa voglia di fare gli incoscienti e ignorare i problemi energetici reali. L’articolo parla tanto di insabbiamenti storici, ma il suo effetto immediato è quello di spingerci a mettere la testa nella sabbia.

L’indagine prosegue nella seconda parte.

Morto Gepy & Gepy, Repubblica lo ricorda con un falso

Morto Gepy & Gepy, Repubblica lo ricorda con un falso

Repubblica colta a copiare un fake di Gepy & Gepy

Ieri è morto a 67 anni Giampiero Scalamogna, in arte Gepy & Gepy. Repubblica non ha saputo evitare di ricordarlo presentando un’immagine falsa:

L’immagine è tratta, non so con quanta disinvoltura e con quanto consenso dell’autore, da questo blog, secondo la segnalazione del lettore Accademia dei Pedanti. Ma prendere una copertina autentica di un suo disco non si poteva proprio? Commemorarlo con un falso è un bell’insulto.

Ritorna la bufala dei posti in piedi in aereo

Posti in piedi in aereo? Una balla, i giornalisti si fanno abbindolare come polli dai pubblicitari

È tornata la bufala dei posti in piedi in aereo, comparsa nel 2006 e ora riproposta come “intenzione seria” in arrivo “dall’anno prossimo” da una famosa compagnia aerea low-cost che non nominerò, a differenza di quanto hanno fatto per esempio Repubblica, con un articolo di Enrico Franceschini, il Corriere e Ticinonline.ch. Bufala con dovizia di dettagli: “dal 2011, sui voli a corto raggio della compagnia [omissis] verranno installati una cinquantina di posti in piedi, nel retro dell’aereo. Per dare più spazio a questo gruppo di passeggeri saranno tolte le due toilette posteriori: ne resterà così soltanto una nella parte anteriore del velivolo”, racconta Repubblica. E quella toilette sarà a pagamento. Sarebbero già stati decisi anche i prezzi: “Il biglietto in piedi costerà all´incirca 5 sterline per un viaggio di sola andata”. Tutto garantito e deciso: “Il ‘posto in piedi’ debutta davvero sui voli di [omissis]”, garantisce il Corriere.

Non nomino la compagnia per una ragione molto semplice: l’intera faccenda è una pagliacciata inventata dalla compagnia in questione esclusivamente per far parlare di sé gratis. È marketing virale, spazio pubblicitario regalato dai giornalisti che non hanno fatto la cosa più semplice: chiedere agli esperti.

È quello che ha fatto Megan Lane del BBC News Magazine: ha sentito Nick West, il portavoce della Boeing, la società che costruisce i jet utilizzati dalla compagnia aerea. West ha detto senza mezzi termini che “non stiamo considerando i posti in piedi e non abbiamo intenzione di farlo. Fra le altre cose, i requisiti normativi severi – che comprendono sedili capaci di sopportare una forza di 16 g – sostanzialmente precludono una configurazione del genere”.

Conferma l’assurdità della notizia anche David Learmount della rivista Flight International: i sedili verticali richiederebbero rinforzi più robusti rispetto a quelli normali, e “gli irrobustimenti comportano aerei più pesanti che usano più carburante.. Finirebbero per dover rinforzare il pavimento… e quanti punti di contatto sarebbero necessari per le cinture? Trasversalmente al corpo, forse a fissare le caviglie, le ginocchia e la testa?” La BBC illustra il tutto con una foto di Hannibal Lecter eloquentissima. Learmount conferma anche che la compagnia aerea cinese che (stando almeno ai giornali) aveva considerato i posti in piedi ha abbandonato l’idea.

Complimenti a tutti coloro che si sono fatti manipolare dal reparto pubblicità della compagnia aerea.

Antibufala: se i Maya sbagliano, ci penserà il Sole

Antibufala: se i Maya sbagliano, ci penserà il Sole

2012 fatti da parte: nel 2013 arriverà la Tempesta Solare Fine Di Mondo, garantisce la NASA

Image Credit and copyright: Robert Gendler.

Moriremo tutti: ma nel 2013, non nel 2012. O almeno così vorrebbero farci credere il Daily Telegraph britannico e tutti gli altri giornali che ne scopiazzeranno sicuramente l’incosciente articolo, che preannuncia una “super tempesta” solare: “scienziati esperti dell’agenzia spaziale ritengono che la Terra verrà colpita da livelli senza precedenti di energia magnetica proveniente dai brillamenti solari dopo che il Sole si sarà svegliato ‘dal sonno profondo’ intorno al 2013”.

L’articolo prosegue con un elenco delle catastrofi che ne conseguiranno: la tempesta “potrebbe danneggiare i sistemi dei servizi d’emergenza, le attrezzature degli ospedali, i sistemi bancari e i dispositivi di controllo del traffico aereo, fino agli apparecchi comuni come i computer domestici, gli iPod e i navigatori satellitari”. Rabbrividiamo. Soprattutto per gli iPod.

C’è di che spaventarsi, visto che vengono citate le dichiarazioni di Richard Fisher, che essendo direttore della divisione di fisica del Sole della NASA non parrebbe essere uno dei soliti menagramo che non sanno di cosa parlano ma sanno vendere bene i propri libri e programmi TV. Ma poi si va a vedere il link presentato dall’articolo, che porta a una pagina della NASA che spiega che sì, una tempesta solare molto potente, di quelle che càpitano una volta ogni secolo circa (quindi non “senza precedenti” come scrive il Telegraph) può causare gravi danni agli apparati elettronici, ma dice anche (e questo il Telegraph non lo scrive) che “gran parte dei danni è mitigabile se i responsabili sanno che c’è in arrivo una tempesta”.

La NASA ha collocato da tempo nello spazio delle sonde scientifiche che permettono di avere un preallarme sufficiente a mettere in sicurezza gran parte degli apparati vitali di una nazione in caso di tempesta solare in arrivo: basta che gli addetti siano consapevoli del problema e preparino le procedure d’emergenza. Proprio per questo sono già quattro anni che si riuniscono nello Space Weather Enterprise Forum a Washington.

La prossima volta che qualcuno si mette a blaterare che andare nello spazio non serve a niente e che ci sono problemi ben più gravi qui sulla Terra, ricordategli che senza sonde come STEREO, SDO e ACE, appostate in modo da rilevare in anticipo macchie, eruzioni e picchi di vento solare che ci potrebbero colpire, gran parte della nostra tecnologia sarebbe letteralmente fritta. Ne abbiamo avuto un assaggio nel 1859, nel 1921 e nel 1989 (ne avevo scritto qui); un ruttino del Sole nel 1997 fece fuori un satellite Telstar.

Abbiamo, insomma, delle vedette di guardia: dobbiamo solo ascoltarle. È anche a questo che serve l’esplorazione spaziale.

Gli UFO e il Principio di Babbo Natale

Gli UFO e il Principio di Babbo Natale

UFO su Roma? Ma piantiamola con queste scemenze

Spesso agli scettici si rimprovera il fatto che non indagano tutti i video ufologici in circolazione e che a volte si rifiutano proprio di farlo, addirittura con tono annoiato. Lo stesso che sto usando io adesso per l’ennesimo video ufologico annunciato con clamore da TG5 (a 24 minuti), ADNKronos, Il Messaggero e varie altre testate: è il solito video sgranato con tre puntini indistinti su sfondo nero, girato da mano tremolante. L’avrebbero ripreso l’8 giugno scorso tre militari del 17 Reggimento di stanza a Sabaudia (Lt). Che vuol dire in pratica la Contraerea”, secondo il Messaggero

E con questo? Anche se (a quanto pare) l’hanno ripreso dei militari, rimane pur sempre una videoschifezza incomprensibile. I puntini potrebbero essere qualunque cosa: luci di aerei, lanterne cinesi, e quant’altro. In quanto alle stime di altezza (punti luminosi sospesi a circa cento metri da terra e non distanti da loro”), sono al limite del ridicolo, perché un oggetto che si trova a cento metri da terra è appena sopra le case, che quindi si dovrebbero vedere nel video. E se fosse sopra le teste degli osservatori sarebbe appunto a un centinaio di metri di distanza e quindi per essere puntiforme dovrebbe trattarsi della visita degli alieni più piccoli della storia del cosmo, perché persino un pallone da calcio a cento metri si distingue.

È particolarmente patetica ADNKronos, che accompagna la notizia con un’immagine che non c’entra nulla (la vedete qui accanto) ed è assolutamente ingannevole: fa sembrare che i militari abbiano immortalato un oggetto dai contorni molto netti e che quindi si tratti di un avvistamento inequivocabile. Non c’è nessuna didascalia che indichi che la foto è di repertorio, non si riferisce a quanto visto dai testimoni, ed è oltretutto un falso dilettantesco.

Qui mi fermo, perché questa storiella non merita altro tempo, né mio né soprattutto vostro. E non la merita nessun altro video ufologico di questo genere.

Perché? Certo, molti di questi video sono falsi o sono frutto di errate interpretazioni di fenomeni normali, ma magari ce n’è uno che mostra veramente visite di veicoli extraterrestri. Perché rifiutarsi di esaminare un video? Forse per paura di scoprire di avere torto?

No. Le ragioni del rifiuto diventano molto semplici se si usa il Principio di Babbo Natale, che mi è stato suggerito da una riflessione dell’amico Francesco Grassi.

Supponiamo che venga da voi una persona che sostiene di avere un video che mostra Babbo Natale mentre consegna i regali. Quello vero, intendo; quello con le renne volanti e tutto il resto. Il video è mosso e sgranato, Babbo Natale è poco più che una chiazza bianca e rossa, non si vedono renne fluttuanti o regali che si materializzano, ma la persona insiste che stavolta, a differenza di tutti i video natalizi in circolazione, non è un genitore sovrappeso che s’è travestito ma si tratta della prova definitiva e inconfutabile dell’esistenza del corpulento nonnetto magico e vi chiede quindi di analizzare scientificamente il video, sfidandovi a dimostrare che è un falso.

Se vi rifiutaste, sareste arroganti? Dimostrereste di aver paura di scoprire che avete torto e in realtà Babbo Natale esiste?

Certo che no, e per le stesse ragioni che avreste in campo ufologico. Se davvero esistesse un uomo che vola fulmineo per il mondo la notte di Natale, si introduce nelle case e lascia dei regali sotto l’apposito albero, ne avremmo già ampia documentazione. Un fenomeno del genere non passerebbe inosservato. Qualcuno l’avrebbe visto e fotografato in dettaglio semplicemente appostandosi vicino all’albero la notte di Natale.

Allo stesso modo, se davvero ci fosse un traffico di veicoli extraterrestri sopra le nostre teste, con tutti i radar civili e militari, con tutti gli astronomi e astrofili che scrutano il cielo (ci sono telecamere automatiche che osservano la volta celeste in continuazione, a caccia di meteore), con le centinaia di milioni di telefonini, telecamere, fotocamere esistenti al mondo, saremmo riusciti a scattare qualche immagine inequivocabile.

Abbiamo moltissime immagini di eventi aerei improvvisi, come l’incidente del Concorde (foto qui accanto e altre ancora più nitide) e i transiti di meteore nell’atmosfera. Invece, in tutti questi decenni di ufologia, non abbiamo altro che puntini sgranati in riprese tremolanti. Tutte le immagini più dettagliate si sono rivelate falsi intenzionali o banali equivoci.

Di conseguenza, esaminare i video ufologici che mostrano soltanto puntini indistinti è uno spreco di tempo. Ci sono decine di fenomeni normali che possono produrre lo stesso effetto, in malafede o in buona fede, quindi un video confuso e sgranato non dimostra nulla, men che meno una visita aliena. Soltanto i video e le fotografie che mostrano dettagli meritano un’indagine.

Il Principio di Babbo Natale è dunque riassumibile come segue: Accettereste un video sgranato di un ciccione vestito di rosso perché potrebbe essere la prova dell’esistenza di Babbo Natale? No? Allora perché si dovrebbe accettare, o anche solo considerare, un’immagine ufologica confusa e sgranata come prova dell’esistenza di visite extraterrestri?

O se preferite una versione più breve: Per non credere a Babbo Natale, non è che uno deve analizzare tutti i video in cui si vede Babbo Natale che porta i regali.

Ringrazio Alessandro per la segnalazione dei link ai servizi giornalistici.

Cerchio nel grano leghista

Cerchio nel grano leghista

Perché i cerchi nel grano sembrano misteriosi? Perché i giornalisti ci ricamano sopra e ci si guadagna

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

“Tecnicamente perfetta”: così viene definita dal Mattino di Padova l’opera in realtà dilettantesca di chi ha tracciato un disegno, interpretato da alcuni come simbolo leghista, in un campo di grano presso Tribano, nel Padovano, lunedì scorso.

Naturalmente la comparsa del crop circle ha scatenato le fantasie ufologiche nel circondario, come racconta l’articolo del Mattino, ma chi volesse ancora sostenere che si tratta di opere impossibili per la mano umana dovrebbe fare attenzione ai particolari prima di farsi prendere dall’entusiasmo spaziale.

Infatti questo disegno, come tanti altri dichiarati “autentici” dai fan del settore, ha la sua brava dose di errori: altro che perfezione tecnica. I realizzatori hanno calcolato male la posizione del centro, per cui il cerchio esterno deborda dal campo e risulta troncato, come si vede meglio nella fotografia qui sotto:

Inoltre il paragone con il simbolo celtico (oggi leghista) del “Sole delle Alpi” non calza, perché il crop circle ha due lobi esterni e un cerchio centrale che mancano nel simbolo in questione.

È difficile pensare che gli alieni capaci di viaggi interstellari spesso chiamati in causa per spiegare il fenomeno siano così pasticcioni da sbagliare mira. Lo stesso vale per gli esperimenti militari talvolta citati come spiegazione alternativa (quale sia l’utilità militare di stirare il grano me lo devono ancora spiegare).

Comunque sia, è un’ottima iniziativa per il turismo locale, visto che il danno ammonta, stando al Mattino, a circa 700 euro, ma sta creando un indotto di “migliaia di visitatori”. Non importa se scettici o credenti che “si sono sdraiati nel mezzo del cerchio non per prendere il sole ma, hanno spiegato, «per captare i residui di energia aliena rimasta»”: mangeranno nei bar e ristoranti del posto lo stesso.