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Uomo cammina sull’acqua a Londra

Ne parla LiberoTV qui, con un video. “Nessuno sa come faccia, quel che è certo è che Steven Frayne cammina sulle acque, senza trucchi né inganni.” Balle. È un prestigiatore: usare trucchi è il suo mestiere.

Persino il Daily Mail, che di solito non brilla per acume, spiega che la “polizia” che interviene nel video era in realtà un gruppo di attori. E non è vero che ha “attraversato” il Tamigi, come dice il Guardian; basta guardare il video per notare che rimane sempre abbastanza vicino alla riva (anche se la distanza viene esagerata con un uso attento delle inquadrature e degli obiettivi) e non arriva mai dall’altra parte, perché provvidenzialmente arriva la “polizia” a fermarlo.

La spiegazione più probabile è il piazzamento di una passerella sotto il pelo dell’acqua. Si nota che la turbolenza dell’acqua dietro di lui è differente da quella nelle zone circostanti: un effetto tipico di un ostacolo leggermente sommerso. L’aspetto improvvisato della scena, con Frayne che scavalca la barriera, fa parte della messinscena, e le imbarcazioni non passano mai fra Frayne e la riva (le canoe sembrano farlo, ma è un gioco di montaggio). L’effetto è stato girato per promuovere il nuovo programma televisivo dell’illusionista.

Ronaldo ha perso l’aereo? No, bufala; ci casca “Repubblica”

Ronaldo ha perso l’aereo? No, bufala; ci casca “Repubblica”

Ronaldo non ha perso l’aereo. Repubblica ha (ri)perso la faccia

Repubblica scrive che il calciatore Cristiano Ronaldo, “dopo l’eliminazione dagli Europei ai rigori è stato anche letteralmente lasciato a terra a Donetsk […] ‘[…] sono andato a comprarmi una focaccia e quando sono tornato l’aereo era già decollato senza di me’ […] ha dovuto aspettare diverse ore per imbarcarsi su un altro volo […]”

Bufala: la smentita arriva dai giornali portoghesi e da Abola.pt, che ne attribuiscono l’origine a un blog umoristico che è stato usato come fonte da un’agenzia di stampa.

Hanno abboccato anche Yahoo News, RT (che però ha poi smentito) e molte altre fonti giornalistiche. Yahoo ha anche pubblicato la smentita, elencando gli altri pesci che hanno abboccato in Spagna, Francia, Olanda e altri paesi.

E questi sono coloro che hanno la pretesa di essere depositari dell’informazione. Guardano i blogger dall’alto in basso, ma poi attingono a piene mani (e a scrocco) al loro lavoro, senza neanche verificarlo. Dicono che i blogger sono inaffidabili, però li copiano acriticamente. Complimenti.

Grazie a @MarcoRocchi0 per la segnalazione.

“Repubblica Trovacinema”: articolo copiato pescando dal Daily Mail

“Repubblica Trovacinema”: articolo copiato pescando dal Daily Mail

Repubblica copia dal Daily Mail. E pure male

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ci sono ancora parecchi giornalisti che s’illudono che le redazioni delle testate tradizionali siano per definizione superiori ai blogger, che i blogger non potranno mai competere con chi è benedetto dalla Sacra Tessera dell’Ordine dei Giornalisti e che i giornali forniscano un servizio di qualità per il quale è giusto che i lettori paghino. Dicono che i blogger non rispettano i valori della deontologia professionale, mentre i giornalisti sì, eccetera, eccetera.

Ne ho discusso al Festival del Giornalismo di Perugia, contrariando più di un collega, specialmente con la mia osservazione sull’inutilità di fondo di leggere quotidiani generalisti nell’era digitale, supportata da una florida collezione di castronerie pubblicate dai Grandi Giornali.

Oggi posso aggiungere a questa collezione un altro bell’esempio. Repubblica, nella rubrica Trovacinema, ha pubblicato ieri una rassegna di foto scattate dietro le quinte de L’Impero colpisce ancora. Peccato che sia copiata pari pari dal Daily Mail del giorno prima. Oltretutto senza citare la fonte, ma spacciando la rassegna come se fosse materiale originale.

Chi non sa dell’articolo del Mail pensa “Ma guarda quanto lavoro che hanno fatto quelli di Repubblica, hanno raccolto e compilato delle belle foto, che bravi”. Chi lo sa probabilmente pensa tutt’altro.

Come se non bastasse, la rassegna di Repubblica è peggiore dell’originale: le immagini sono più piccole e per vederle bisogna cliccare per cambiare pagina. Un trucchetto patetico per far aumentare i clic complessivi sul sito e vendersi meglio agli inserzionisti. La versione del Mail offre tutte le foto in una singola pagina e a risoluzione molto maggiore (sono molto belle, fra l’altro, e imperdibili per qualunque fan di Star Wars).

Però, direte voi, l’articolo del Mail è in inglese. Quello di Repubblica è in italiano, quindi un servizio di qualche genere è stato fornito da Trovacinema. Sicuri? Provate a leggere il trafiletto di Trovacinema e confrontarlo con l’originale del Mail.

Mail (titolo): Empire Strikes Backstage: Intimate pictures of cast and crew during filming of second Star Wars movie

Repubblica (titolo): Empire Strikes Back-“stage”, dietro le quinte di un kolossal

Mail: These behind-the-scenes pictures come from courtesy of Lucasfilm, with a a couple also taken from the upcoming book Making Of The Empire Strikes Back by J.W Rinzler, which features a foreword by director Ridley Scott. There is a last image below of Carrie Fisher from the third instalment of the franchise, Return Of The Jedi, for good measure. Author J.W. Rinzler is a long-standing member of the Lucasfilm staff as both executive editor and writer.

Repubblica: Le foto di proprietà della Lucasfilm si aggiungono ad alcune tratte da un libro di prossima uscita “Fare Of The Empire Strikes Back” di JW Rinzler, che presenta una prefazione del regista Ridley Scott. J.W. Rinzler , l’autore del volume è da lungo tempo executive editor e sceneggiatore della Lucasfilm.

Domandina per gli autori di Trovacinema: Fare Of The Empire Strikes Back”? Seriamente? Copiare senza neanche citare la fonte è già una vergogna. Farsi beccare a usare il traduttore automatico è da cioccolatai.

2012/05/16

Senza ammettere pubblicamente i fatti e senza dire niente a nessuno, Repubblica ha modificato il testo del suo articolo (grazie a Giuliano64 per la segnalazione). Ma io ho una cattura dell’originale, nel quale il riferimento al Daily Mail non c’era e c’era la castroneria del “Fare”. L’avevo già pubblicata, piccina, nella versione iniziale di questo mio articolo (la vedete in alto a sinistra). Ecco la versione a risoluzione originale, a imperituro ricordo di come certe redazioni gestiscono i propri errori: non li ammettono, ma li insabbiano.

E questa è la gente che pretende d’insegnare la deontologia del giornalismo ai blogger.

Affaritaliani e le astronavi giganti

Affaritaliani e le astronavi giganti

Astronavi giganti in rotta verso la Terra, garantisce Affaritaliani.it. Come no

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Affaritaliani.it ha pubblicato un articolo, a firma di Fabio Arrigoni e intitolato “Tre gigantesche astronavi, si dirigono verso la Terra” che non si limita a violentare l’italiano con quell’infame virgola fra soggetto e verbo, che già da sola evoca le anime dannate di generazioni d’insegnanti d’italiano che gridano vendetta rincorrendo il titolista con un cappello d’asino, ma infierisce pubblicando una stupidaggine vecchia di almeno due anni e già sbufalata all’epoca.

La notizia (se posso sporcare questa parola per una perla di questo calibro), stando a quanto scrive Arrigoni, è che

stando a ciò che mezzi stampa specializzati e non solo, [notate la virgola] hanno riportato su scala internazionale, pare proprio che la notizia sia fuoriuscita da esperti che collaborano con il noto istituto di ricerca SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence), che hanno fatto un importante annuncio: “Tre astronavi giganti si stanno dirigendo verso la Terra. La più grande risulta essere di 240 km di larghezza. Le altre due sono leggermente più piccole. Al momento, gli ‘oggetti non identificati’ si stanno muovendo oltre l’orbita di Plutone e, a giudicare dalla loro velocità, dovrebbero arrivare sulla Terra per i mesi di novembre/dicembre 2012 “. Le astronavi sono state rilevate dal sistema di ricerca HAARP. Il sistema, che ha base in Alaska, è stato progettato per studiare il fenomeno delle aurore boreali. Secondo i ricercatori SETI, gli ‘oggetti’ sarebbero proprio astronavi extraterrestri. Saranno visibili con telescopi ottici non appena raggiungeranno l’orbita di Marte. Anche il Governo degli Stati Uniti sarebbe stato informato circa l’evento. La data del presunto contatto con le civiltà extraterrestri porta in primo piano nuovamente le profezie inerenti il calendario Maya, che termina il 21 dicembre 2012. E ‘solo una coincidenza?

No: è solo una cazzata. Non c’è altro termine per definire quest’accozzaglia di panzane. Mi ci sono voluti due minuti scarsi di ricerca per trovare l’origine di questa storia (Examiner.com), il suo sbufalamento da parte di Hoax-Slayer e l’analisi della presunte prove fotografiche da parte dell’astronomo Phil Plait.

Aggiornamento: c’è anche la smentita del SETI Institute. Grazie a @TheOppositioner per la segnalazione.

Per farla breve: lo scienzato Craig Kasnov del SETI Institute che avrebbe fatto l’annuncio secondo l’articolo originale copiato da Arrigoni non esiste e le “astronavi” sono semplicemente difetti e graffi su lastre fotografiche che risalgono al 1990. È l’invasione degli alieni lumaca?

Tutte queste informazioni sono datate 2010 e reperibili in men che non si dica, ma Fabio Arrigoni non ha avuto la decenza di cercarle. Complimenti, quindi, all’autore dell’articolo per il rigore giornalistico e ad Affaritaliani per la scelta dei propri collaboratori.

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “LuX”.

iPad violato? No

iPad violato? No

Hacker “violano l’iPad”, “e-mail rubate”? Solo nella fantasia della stampa generalista

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “codisilver” e “cristiano.ls”.

“Gli hacker sono riusciti a violare l’iPad”, scrive Libero-news.it. “iPad a rischio hacker”, titola il Corriere, aggiungendo che gli intrusi “hanno violato il network di AT&T accedendo alle email di personalità come il capo di gabinetto della Casa Bianca, Rahm Emanuel, il sindaco di New York, Michael Bloomberg e l’amministratore delegato del New York Times, Janet Robinson, che ora potrebbero diventare di dominio pubblico”. RaiNews24 scrive che “L’iPad è a rischio hacker. Goatse Security ha pubblicato le email di alcune delle 114mila vittime, e non mancano personalità”, per poi concludere contraddittoriamente che “qui Apple, con il suo iPad, c’entra poco”.

Qui in Svizzera, Ticinonline dice che “circa 114mila nomi che corrispondono ad altrettanti proprietari di iPad… potrebbero finire nel mirino degli hacker… migliaia di vip, i cui numeri di telefono ed indirizzo email sono così diventati pubblici e potenzialmente preda degli hacker o degli spammer”.

Praticamente nulla di tutto questo è vero, a dimostrazione che rivolgersi alla stampa generalista per avere informazioni sul mondo informatico è una totale perdita di tempo. Va invece molto meglio sui siti specialistici, come Punto Informatico e Zeus News, che chiariscono i veri termini di un allarme sensazionalista in realtà molto banale; anche il blog di Graham Cluley ridimensiona la notizia.

Primo, non è l’iPad ad essere vulnerabile. Nessun iPad è stato violato. L’unica violazione è stata a carico del sito Web della compagnia telefonica AT&T, non della sua rete telefonica. Un gruppo francese di smanettoni ha scoperto un difetto nel sito: mandando al sito stesso delle richieste via Web contenenti un codice ICC-ID, ossia l’identificativo di una microSIM cellulare (diverso dal numero telefonico della microSIM), e un parametro User-Agent uguale a quello dell’iPad, il sito restituiva l’indirizzo di e-mail associato a quell’ICC-ID. Mandando a raffica codici ICC-ID a caso, gli smanettoni hanno raccolto almeno 114.000 indirizzi di e-mail dei primi utenti dell’iPad 3G, e se ne sono vantati con il sito di gossip Gawker, che ha pubblicato il presunto scoop.

Secondo, non c’è stato nessun accesso alla corrispondenza elettronica degli utenti. Il trucchetto, infatti, rivelava (ora è stato bloccato) soltanto l’indirizzo di e-mail degli utenti di iPad; non dava accesso alla loro posta o alle loro password o ad altri dati anagrafici.

Terzo, non sono stati rivelati i nomi degli utenti, a meno che il loro indirizzo di e-mail coincidesse con il loro nome e cognome. In ogni caso, l’indirizzo di e-mail viene divulgato ogni volta che un utente invia una mail, per cui un indirizzo è un po’ un segreto di Pulcinella. Oltretutto l’indirizzo di e-mail divulgato è quello che l’utente ha associato al proprio iPad e usa per il proprio account iTunes; non è detto che sia il suo indirizzo primario o di lavoro.

Quarto, la frase del Corriere che dice che gli indirizzi di e-mail “non vengono più mantenuti nella memoria del nuovo tablet della Apple in versione 3G” è semplicemente sbagliata oltre che assurda. Se non venissero più mantenuti in memoria, sarebbe piuttosto scomodo accedere alla propria posta con l’iPad.

Infine va chiarito che questa fuga di indirizzi riguarda soltanto gli utenti dell’iPad che hanno aperto un abbonamento cellulare negli Stati Uniti con la compagnia AT&T; tutti gli altri, in tutti gli altri paesi del mondo, non sono coinvolti.

Molto rumore per nulla, insomma; la notizia ha attirato l’attenzione principalmente perché c’è di mezzo la tavoletta di Apple, e l’entità reale del danno si è persa nella concitazione giornalistica e nell’ignoranza dell’argomento trattato.

Antibufala: tra 100 anni la Terra in “fornace galattica”

Antibufala: tra 100 anni la Terra in “fornace galattica”

Panico! Il sistema solare corre verso una fornace galattica!

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “ines” e “sylvy75” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

L’unica cosa galattica di questa storia è la sua stupidità. Secondo l’ANSA, ripresa da Virgilio Notizie, Yahoo Notizie e l’Unità, fra un paio di secoli o anche prima il nostro Sistema Solare entrerà – cito testualmente – in “una zona della Via Lattea che è una ‘fornace'” ed è “un’area ad alto rischio per la pioggia di radiazioni cosmiche”. Saremmo, insomma, “sull’orlo di una gigantesca regione… composta di gas rarefatto, turbolento e incandescente, dove le temperature raggiungono milioni di gradi”. Pare di capire che se non ce la faranno i Maya nel 2012, saremo fritti lo stesso, noi o i nostri pronipoti.

Non c’è nulla di vero in questa collezione di fesserie, pubblicate irresponsabilmente senza pensare alle paure che nascono in chi legge notizie del genere diffuse da fonti che si presumono essere autorevoli e che si autenticano citando in modo piuttosto ingannevole anche il direttore dell’osservatorio di Arcetri, Francesco Palla.

Tutto nasce da una lettera (una sorta di mini-articolo) pubblicata nella rivista Astrophysical Journal Letters (impact factor 6,405, secondo INASP; gli amici esperti mi dicono che è un buon livello di attendibilità nel settore). Gli autori, che sono astrofisici statunitensi e polacchi, dicono che forse (un forse scomparso disinvoltamente dalle notizie pubblicate dalle testate generaliste) il nostro Sistema Solare si sta dirigendo verso la nube di gas espulsi da un’antica stella esplosa, una supernova. Così risulterebbe, perlomeno, da una possibile interpretazione dei dati che arrivano dalle sonde spaziali automatiche. Ne parla in dettaglio Science Daily del 24 maggio scorso; un preprint (versione preliminare) della lettera è disponibile su Arxiv.org.

È vero che una nube del genere può avere temperature di milioni di gradi, ma questo non vuol dire che finiremo inceneriti fra un secolo e cotti a puntino molto prima. Lo spiega bene Amedeo Balbi su Ilpost.it: in questo contesto tecnico, la temperatura indica semplicemente la velocità media delle particelle della nube. Per cuocerci, invece, servirebbe il calore. Nel linguaggio di tutti i giorni tendiamo a usare temperatura e calore come sinonimi, ma non è corretto.

La temperatura alta della nube significa che le sue particelle si muovono molto velocemente. Ma se le particelle sono poche, non riescono a scaldare nulla. Infatti la nube interstellare è incredibilmente tenue (un atomo per centimetro cubo, contro 10 miliardi di miliardi in un centimetro cubo dell’aria che respiriamo), “l’effetto di tutto questo, sulla Terra, è praticamente inesistente” spiega Balbi. “Siamo protetti dal ben più denso flusso di particelle emesso dal Sole (il vento solare), che crea uno schermo (l’eliosfera) che si estende molto oltre l’orbita dei pianeti. In effetti, l’articolo originale dice, correttamente, che la Terra si trova già immersa in una bolla di gas interstellare a 6000 gradi: e non mi sembra che nessuno abbia mai sofferto per questo.”

Per quanto riguarda la paventata “pioggia di radiazioni cosmiche”, nessun problema: Marco Cagnotti su Stukhtra spiega che il campo magnetico della Terra è perfettamente in grado di “proteggere il nostro pianeta da ben altro”. L’unico disagio potrebbe porsi per i futuri astronauti interplanetari, che uscendo dal campo magnetico terrestre dovranno munirsi di protezioni maggiori.

Ancora una volta, insomma, i media generalisti si dimostrano molto ghiotti di catastrofismo irresponsabile diffuso da incompetenti.

Repubblica: Neil Armstrong è morto, Michael Collins pure

Repubblica: Neil Armstrong è morto, Michael Collins pure

Morti Neil Armstrong e Michael Collins (Apollo 11): garantisce Repubblica

“Buzz Aldrin, unico sopravvissuto della missione che mise piede sulla Luna nel 1969, compare anche di persona ad avallare la trama”.

In altre parole, Neil Armstrong e Michael Collins sono morti, secondo Aldo Lastella sull’edizione cartacea di Repubblica di ieri (nella recensione di Transformers 3). Guardare almeno su Wikipedia, prima di scrivere simili stupidaggini, proprio no?

Oltretutto Lastella non ha notato che nell’edizione italiana non si parla di “dark side of the moon”, grazie al lavoro dei doppiatori italiani.

Il giornalista di Repubblica si consoli: anche il Corriere aveva pubblicato la stessa castroneria nel 2009 (grazie a Rodri per la segnalazione).

Gli unici che non si consolano sono i lettori dei giornali. Che si chiedono sempre più spesso perché pagano per leggere balle.

Esercito romeno a Tahiti anziché Haiti: bufala

Esercito romeno a Tahiti anziché Haiti: bufala

Tahiti, Haiti, che differenza fa?

Una bella demo di come funziona il passaparola delle notizie anche fra i giornalisti che dovrebbero in teoria controllare le informazioni prima di pubblicarle.

Arriva la notizia che l’esercito romeno ha mandato un contingente di aiuti e soldati a Tahiti invece che ad Haiti e il ministro della difesa romeno Oprea s’è scusato dicendo che Tahiti e Haiti hanno nomi simili. Che si fa? La si pubblica, perbacco. Troppo ghiotta per perdere tempo a verificarla.

La pubblicano per esempio Virgilio Notizie, Newnotizie.it, PeaceReporter (con formula lievemente dubitativa), Gexplorer.net, l’agenzia di stampa IlVelino.it e altri: tutti siti presenti in Google News, cosa che in teoria dovrebbe dare un briciolo di affidabilità a queste fonti. C’è anche il video, in spagnolo, che le fonti succitate attribuiscono a un’emittente di un imprecisato paese sudamericano, forse colombiano secondo Newnotizie (ma la grafica somiglia stranamente simile a quella di Russia Today e sospetto si tratti del suo canale in lingua spagnola). Qui ce n’è anche un altro, con loghi che sembrano quelli di un’altra emittente.

È una bufala, coniata dal sito umoristico romeno Times.ro, con tanto di vistosissimo fotomontaggio (qui accanto, che non ha insospettito nessuno). Altri articoli di Times.ro sulla vicenda sono qui e qui. Qui la smentita del governo romeno (tradotta malamente in italiano da Google Translate).

Non mi soffermo sull’analisi dettagliata della vicenda: non credo sia necessaria. Quello che m’incuriosisce è come mai questa bufala sia andata a segno in Italia ma non altrove, almeno per quanto ho trovato fin qui.

Complimenti, comunque, a tutti gli interessati, e grazie a Lorenzo e Pasquale per la segnalazione.

Antibufala: la foto del serpente gigante

Antibufala: la foto del serpente gigante

Cina, 17 metri di serpente?

La foto qui accanto (ingrandibile cliccandovi sopra) documenterebbe il ritrovamento, da parte di “una squadra di operai cinesi, impegnati nell’effettuare degli scavi a Gupiing, cittadina situata nella provincia di Jiangxi”, di uno di “due giganteschi boa che dormivano nel sottosuolo di un bosco”. Un bestione che “misurava 17 metri e pesava circa 300 chilogrammi”. O almeno così dice Tiscali.it, citando come fonte il giornale del partito comunista cinese People’s Daily senza però indicare il link diretto alla notizia. La stessa storia gira su Ananova, Weird Asia News, Orange News e centinaia di altri siti almeno da novembre 2009. Ma, lamenta Tiscali con un tono di biasimo, “nonostante le immagini e le innumerevoli testimonianze”, ufficialmente “il governo ha definito la storia come una bufala”.

O forse l’ha definita bufala proprio per via delle immagini e non per un totalitario desiderio di imporre una verità di stato. Infatti il trucco usato per la fotografia è un classico sempre utile per creare falsi senza ricorrere a diavolerie digitali: la prospettiva forzata, già vista con grande successo nel caso dei ragni urlatori giganti iracheni. Il serpente è infatti appeso alla benna della scavatrice ed è vicino all’obiettivo, mentre le persone sono all’altro estremo del braccio della scavatrice stessa. Questo fa sembrare enorme il serpente e piccole le persone. Guarda caso, la parte superiore della benna, che darebbe meglio il senso delle reali proporzioni e distanze, non è inquadrata. Una versione a maggiore risoluzione è su Xenophilia. La bestiola dovrebbe essere un pitone reticolato.