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Uomo infettato da virus per PC? Come no

Uomo infettato da virus per PC? Come no

Ricercatore si vanta di essere il primo uomo infettato da un virus informatico. I media abboccano

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “franco.bat*” ed “elauriano”.

Cosa non si fa per attirare l’attenzione ed abbeverarsi alla vacua fonte della celebrità. Mark Gasson, ricercatore del Cybernetic Intelligence Research Group dell’Università di Reading, nel Regno Unito, dichiara di aver memorizzato un virus su un chip e di essersi impiantato il chip dentro il corpo, diventando così il “primo uomo infetto da virus per PC”. Così almeno scrive il Corriere della Sera, nella rubrica Scienze, in un articolo a firma di Elmar Burchia, senza alcun accenno di critica sulla plausibilità della notizia.

Anzi, sottolinea il Corriere, questo dimostra che “dispositivi medici avanzati come pacemaker o impianti cocleari possono essere vulnerabili ad attacchi di hacker.” Roba da panico. Abbocca anche la BBC, dalla quale il Corriere ha tratto la notizia (una volta tanto linkandola, in un lodevole gesto di trasparenza).

Meno abbagliati dalla spettacolarità dell’annuncio si rivelano invece gli informatici: The Register, Graham Cluley di Sophos, Punto Informatico deridono gli annunci apocalittici di Gasson liquidandoli come “sciocchezze”. La BBC si è scusata.

Le ragioni della derisione sono semplici. Gasson si è impiantato in una mano un normale chip sottocutaneo RFID del tipo utilizzato per identificare gli animali domestici. Sul chip, al posto dei normali dati identificativi, ha scritto il codice di un virus informatico.

Questo genere di RFID è un aggeggio minuscolo (foto qui a destra) che non ha alcuna interazione con il corpo. Se ne sta lì, sotto la pelle, e basta: se interrogato da un apposito scanner, risponde trasmettendo i propri dati. È un parente dei dispositivi antitaccheggio dei supermercati. Non infetta l’organismo che lo ospita. Per cui parlare di “primo uomo infetto da virus per PC” è una sciocchezza totale.

Avere un RFID sotto pelle in questo modo è esattamente come averlo cucito dentro la fodera della propria giacca: è semplicemente un po’ più difficile da perdere. Ma attira infinitamente di più l’attenzione dei media, come nota Graham Cluley. Specialmente se si annuncia che questa tecnologia potrebbe permettere a presunti hacker di attaccare informaticamente il pacemaker di una vittima e che un RFID infetto potrebbe propagare l’infezione informatica ad altri RFID. Qui la sciocchezza diventa ancora più grossa.

Infatti l’unico modo di leggere il codice ostile contenuto nell’RFID è usare uno scanner apposito. Il software di questo scanner dovrebbe avere una vulnerabilità colossale che, invece di leggere i dati e trattarli appunto come dati, li esegue come istruzioni. È come pensare di poter infettare un registratore di cassa semplicemente facendogli leggere un particolare codice a barre. Poi bisognerebbe trovare la maniera di scrivere queste istruzioni dentro altri chip impiantati. Non è del tutto impossibile, ma è uno scenario assolutamente improbabile.

Spaventare così gli utenti di dispositivi salvavita e confondere i lettori è irresponsabile. Non c’è, quindi, alcun bisogno di acquistare antivirus per pacemaker o defibrillatori impiantati o di mettersi un foglio di stagnola sul petto. Sarebbe molto più opportuno e pratico educare i lettori e gli utenti a stare in guardia contro i virus informatici reali, quelli che hanno nel PC, che contro quelli immaginati da chi ha fame di attenzione.

Repubblica e la donna a raggi X: la fonte

Repubblica e la donna a raggi X: la fonte

Repubblica e il copiaincolla del corrispondente

Visto che Repubblica non accenna a voler rettificare l’articolo sulla donna russa con la vista a raggi X di cui ho parlato recentemente o ad ammettere da quale fonte l’ha copiaincollato il suo corrispondente Nicola Lombardozzi, lo faccio io, così ridiamo un po’.

Giusto per chiarire i termini della faccenda: l’articolo è nella sezione Esteri del giornale, non in quella delle notizie frivole, e Lombardozzi è definito “corrispondente” da Repubblica. Quindi, se non sono cambiate le definizioni dei dizionari, non si tratta di un collaboratore qualunque che se ne sta in redazione in Italia, torna a casa la sera e vive a stipendio minimo, ma di un giornalista che invia “articoli o servizi relativi al luogo in cui risiede” (Garzanti online). Vale a dire che Lombardozzi è pagato per stare in Russia e mandare articoli al giornale. E i corrispondenti costano.

Vediamo dunque quale prodotto di qualità viene fornito da questo corrispondente di Repubblica alla sua redazione e quindi ai suoi lettori. Grazie a un lettore del Disinformatico, Ephraim, le ricerche online sulla bizzarra storia di Julia Vorobjova portano a un articolo di Pravda-TV.ru (in russo) del 2009 che racconta pari pari la vicenda presentata da Repubblica e aggiunge altri dettagli: nel 1978 Julia rimase folgorata sul posto di lavoro, fu dichiarata morta e si risvegliò tre giorni dopo quando gli studenti di medicina iniziarono a tagliuzzarla.

Da quel giorno scoprì gradualmente di avere il dono di vedere all’interno degli esseri viventi e diagnosticarne le malattie, diventando famosa. Ha assistito VIP di ogni sorta, da Raissa Gorbaciova a François Mitterrand a Rajiv Gandhi (predicendo anche la morte di quest’ultimo). Ma lei è umile e ha sempre rifiutato ogni dono dei suoi pazienti miracolati, per cui adesso è povera, disagiata e malata. Il suo talento non funziona su di lei.

Come forse avrete intuito, Pravda-TV.ru non è un giornale granché autorevole o una rispettata testata del mondo giornalistico russo. A sua volta, cita come fonte Aif.ru (senza indicare il link preciso, ma una Googlata rivela l’articolo specifico). Eppure Repubblica non ha avuto esitazioni a riprendere da lì la storia di Julia.

Fra l’altro, Pravda-TV.ru linka una foto di Julia che porta il logo Paranormal-news.ru: un nome che forse avrebbe dovuto insospettire un buon giornalista. Sapete com’è, quando sulla testata campeggia un enorme alieno con gli occhi da moscone, magari qualche dubbio sulla credibilità delle notizie riportate può anche sorgere. Ecco l’articolo dedicato a Julia, datato maggio 2010:

Il sospetto che Lombardozzi abbia letto proprio Paranormal News nasce dal fatto che il dettaglio dell’alluce amputato citato nel suo articolo per Repubblica c’è nel testo di Paranormal News ma non in quello di Pravda-TV.ru o Aif.ru (se Google Translate non m’inganna; russofoni all’ascolto, correggetemi).

Altre ricerche portano a video che mostrano interviste a Julia Vorobjova, ma anche a un curioso articolo di pseudofisica in inglese che racconta la storia di Julia e conclude con una segnalazione curiosa: la signora sarebbe morta nel 1989 (“Mrs. Vorobiyova possessed her gift until her death in 1989”).

Poi grazie ad un altro lettore, Enrico, salta fuori un sito dedicato a Julia, nel quale c’è, guarda caso, proprio la foto pubblicata da Repubblica:

Nella sezione di questo sito dedicata alle recensioni c’è una citazione di Repubblica (com’è piccolo il mondo) che però non indica date precise di pubblicazione. Altrove nel sito c’è una galleria fotografica in cui vengono citati l’emittente francese Antenne 2 e il convegno mondiale di sensitivi e parapsicologi tenutosi a Basilea nel 1993. Nessun accenno alla sua situazione attuale.

Questo è quello che, con l’aiuto dei lettori, sono riuscito a trovare io, che non sto in Russia ma a Lugano, non mi sono mosso da casa e non sono pagato da una redazione. E queste sono le fonti che Repubblica usa per dispensarci notizie dall’estero grazie ai suoi corrispondenti.

Seriamente qualcuno pensa che la gente sia disposta a pagare per avere online notizie di questo livello?

Repubblica, La Stampa: orrore, danni a L’Aquila assenti in Street View

Repubblica, La Stampa: orrore, danni a L’Aquila assenti in Street View

Lamentele nei media: L’Aquila è ancora intatta in Google Street View. Persa un’altra occasione per starsene zitti

Repubblica, La Stampa, Euronews.net, Excite.it e altri segnalano e ripetono a pappagallo e con indignazione la lamentela di CNRmedia, che osserva che in Google Street View le immagini mostrano L’Aquila ancora intatta e chiede a Google di aggiornare le mappature. La Stampa critica Google dicendo che “la multinazionale di Mountain View non si è mai accorta del sisma del 6 aprile” e parla di “aggiornamento che la multinazionale USA dai dividendi miliardari non ha ancora avuto tempo, soldi e il buongusto di effettuare”.

Nessuno che si ferma un nanosecondo a chiedere come diamine farebbe Google ad aggiornare le immagini. Forse questi signori non hanno ben capito come funziona Google Street View. Cosa pretendono, che Google mandi le proprie automobili dotate di fotocamere in giro per le strade della città disastrata e ancora ad accesso limitato? Bah. Si lamentano della mancanza di buongusto di Google, ma non della mancanza di buon gusto dimostrata dal non informarsi prima di lagnarsi a vanvera.

Grazie a Davide per la segnalazione.

Le kamikaze col seno esplosivo

Le kamikaze col seno esplosivo

Davvero al-Qaeda prepara donne kamikaze con esplosivo nel seno?

Repubblica: “Terrorismo: allarme kamikaze – donne con seno al plastico“. Corriere: “Fox: ‘Bombe nei seni delle terroriste'”. TGcom: “Gb, ‘kamikaze con seno al plastico’”. Fanno eco DonnaModerna.com e tanti altri siti.

Stando a tutte queste fonti, l’organizzazione terroristica al-Qaeda intenderebbe “sfruttare come kamikaze donne con il seno imbottito di esplosivo non rilevabile dalle normali macchine ai raggi X negli aeroporti”. A questo scopo sarebbero stati inviati “alcuni chirurghi plastici in Gran Bretagna per imparare ad eseguire l’intervento per poi praticare questi innesti esplosivi una volta tornati nei loro paesi d’origine”. C’è di più: secondo queste testate, si parla di impianti esplosivi anche negli uomini, da collocare nei glutei.

Davvero nessuno di coloro che lavora per queste pubblicazioni s’è posto un dubbio? Nessuno s’è chiesto, per esempio, come e dove sarebbero occultati i detonatori e i comandi (lascio la risposta alla vostra depravata fantasia) o perché non usare altre parti del corpo meno erogene ma più capienti, come l’addome di un uomo corpulento? L’unico leggermente esitante sembra essere Guido Olimpio, che sul Corriere nota che “non è chiaro come sarebbero attivate [le bombe]. A prima vista sembra un’esagerazione e la fonte è generica”. Ma la “notizia” viene pubblicata lo stesso. Che diamine: tette, terrore ed esplosivi? Una combinazione irresistibile.

Ma la fonte della notizia qual è? Il Corriere parla di “allarme dei servizi segreti inglesi”. Però poi salta fuori che i servizi segreti inglesi vengono tirati in ballo dalla rete televisiva statunitense Fox. La notizia originale della Fox cita come fonte degli “esperti” di terrorismo. Che poi risultano essere uno solo, e neanche tanto esperto: si tratta di Joseph Farah, che non è membro dei servizi segreti britannici ma è l’editore di World Net Daily, un sito di notizie che pubblicizza libri del tipo di “Come sopravvivere al crollo della civiltà” e dice (a firma dello stesso Farah) che Obama non è presidente legittimo perché non ha mostrato il proprio certificato di nascita (lo ha fatto) e forse è nato in Kenya (no; tutta la faccenda era già sbufalata per esempio qui nel 2008). E continua a dirlo nelle convention repubblicane. Un esperto coi controfiocchi, per nulla incline al sensazionalismo. Infatti per lui “è noto” e assodato che le kamikaze reclutate da al-Qaeda si sono già fatte inserire l’esplosivo nel seno. Chi gliel’ha detto? Non si sa.

Ma Fox a sua volta ha preso la notizia da un’altra fonte. Dai servizi segreti inglesi? Noooo. L’ha ricevuta dal tabloid scandalistico inglese The Sun. Che cita sempre lo stesso Joseph Farah di prima e fonti anonime, si para il posteriore seminando vari “a quanto pare” e “si ritiene che” e illustra il diabolico piano con un fotomontaggio spudorato di due candelotti e una sveglietta, degni di un cartone animato, ficcati dentro una protesi.

E così, siccome nessuno di coloro che per mestiere dovrebbero fungere da filtri e garanti delle notizie si prende la briga di controllare la provenienza originale delle cose che pubblica o si ferma a chiedersi se siano plausibili, il Corriere e Repubblica si trovano a seminare paure usando come fonte un giornaletto britannico e Valeria Marini verrà riclassificata come arma di distruzione di massa.

Antibufala: l’alieno baby catturato

Antibufala: l’alieno baby catturato

Ciarlatani scuoiano una scimmietta e ne fanno un “bebè alieno”. I giornalisti abboccano

Ne hanno parlato giornali (La Stampa) e TV (Mediaset; Tgcom): Tiscali Notizie, per esempio, dice che nel 2007 fu catturato e ucciso da un gruppo di contadini messicani un piccolo essere che i contadini tentarono di soffocare “per ben tre volte, riuscendoci solo dopo averlo tenuto per molte ore sott’acqua”. Perché ai contadini messicani l’idea di una roncolata risolutiva non viene in mente. No, meglio stare lì molte ore a tenere la bestiaccia sott’acqua. E cos’era, il figlio scemo di Alien?

C’è pure il video e una serie di conferme: “per gli esperti dell’università locale il corpo non appartiene ad una specie terrestre”. Anzi, “il piccolo corpo non apparterrebbe a nessuna specie vivente conosciuta. Presenta alcune caratteristiche morfologiche umane ma anche di rettile, come ad esempio la dentatura senza radici, oltre ad un certo grado di sviluppo cerebrale. Gli studi dell’università assicurano che non si tratta di un falso né di una montatura, ma di un fatto fino ad ora inesplicabile.”

Allora, facciamo il punto. Gli esperti dell’università locale (di non si sa dove, il Messico è grande) si trovano fra le mani il più importante ritrovamento della storia della biologia, e che fanno? Pubblicano una serie di articoli su riviste scientifiche? Si mettono in lizza per il Nobel per la biologia? Noooo. Restano anonimi e non pubblicano niente. E chi è il loro garante? Un ufologo messicano, tale Jaime Maussan. “Sono certo siano autentiche”, dice. Allora siamo a posto. Se lo dice una persona che non ha alcun interesse nella vicenda, c’è da fidarsi.

Come se non bastasse questa sequenza di assurdità, che i giornalisti hanno pubblicato senza alcun accenno a dubbi o critiche, arriva anche la mamma aliena vendicativa. “Marao Lopez, uno dei contadini che individuò e uccise lo strano essere, è morto. Il suo corpo, completamente carbonizzato, è stato ritrovato all’interno della propria auto al bordo di una strada. Il suo mezzo, stando a quanto appurato dagli esperti, non sarebbe rimasto coinvolto in un incidente ma avrebbe preso fuoco per cause ignote, raggiungendo temperature definite “anomale”.” Perché non basta far fuori l’ammazza-ET e bruciarlo: bisogna bruciarlo a temperature anomale, così impara e l’avvertimento è chiaro per tutti.

Di verifiche o riscontri, manco a parlarne. Ma ci pensano i lettori del Disinformatico, in particolare Domenico (che ringrazio), a segnalare l’indagine del sito antibufala Forgetomori, che spiega la squallida verità: si tratta di una scimmietta scuoiata.

L’origine della notizia è il sito di Joshua Warren, ufologo e paranormalista, che poi ha ritirato la notizia (la trovate archiviata qui) “perché gli scienziati coinvolti non volevano che l’attenzione influenzasse la percezione dei loro risultati”. Eh sì, perché un test del DNA è timido e tanta attenzione mediatica potrebbe cambiarne l’esito. E chi è Jaime Maussan? Un noto contastorie a sfondo ufologico, che scredita l’ufologia seria (sì, nonostante tutto esiste un’ufologia seria).

L’identificazione dell’alieno come una malcapitata scimmietta è attribuita al biologo portoghese Bruno Galrido, autore del blog specialistico Macacologia. Andando a ripescare l’annuncio originale del ritrovamento dell'”alieno”, salta fuori che la creatura sarebbe stata spedita al dottor Jose Antonio Lorente, dell’Università di Granada. Che però, interpellato, dice di non aver ricevuto nulla, e che comunque essendo un esperto di DNA umano non potrebbe fare analisi di nessun genere sulla bestiolina. Naturalmente siete liberi di pensare che il dottor Lorente faccia parte del Grande Complotto per nascondere l’esistenza dei bebè alieni così scemi da farsi beccare da una tagliola. Siamo, insomma, alle solite: quando si va a controllare, i fenomeni straordinari svaniscono.

Pazienza se di queste cose parlano i siti ufologici; di qualcosa devono pur parlare, e chi li visita può sospettare che magari le notizie non siano verificate con rigore da Pulitzer. Ma che queste sciocchezze approdino acriticamente sui media di massa di cui la gente tutto sommato si fida, e che lì vengano propinate come se fossero certezze assolute, è l’ennesimo atto di incoscienza e di giornalismo spazzatura.

Dateci qualche bellona o bellone in più, se proprio non sapete cosa scrivere. Lo so che le modelle di oggi sono un po’ ossute, ma è sempre meglio che vedersi lo scheletrino di una povera scimmietta il cui unico torto è stato quello di finire in mano a “ufologi” senza scrupoli.

Berlusconi su PhotoshopDisasters

Berlusconi su PhotoshopDisasters

Fotopropaganda falsificata di Berlusconi, media tradizionali battuti dai blogger

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

È approdata anche su PhotoshopDisasters la patetica foto truccata di propaganda di Silvio Berlusconi nel libro Noi amiamo Silvio edito da Peruzzo (che, stando al Corriere, s’è prestato al falso su richiesta diretta del Cavaliere). Ma il merito della scoperta spetta a Vacon Sartirani e al blog San Precario.

Ci sono pezzi di folla copiati, rovesciati e reincollati; bandiere aggiunte e duplicate dilettantescamente; un mazzo di fiori in mano a Berlusconi che pare disegnato da un bambino sotto Rohypnol; e altri dettagli squallidi che potete contemplare nelle versioni ad alta risoluzione che trovate per esempio qui. C’è persino il facepalm incorporato: la signora che si mette le mani nei capelli qui sopra è tratta dalla zona in basso a sinistra della foto.

La pagina di Photoshop Disasters.

Ditelo con i fiori.
Il lato destro e quello sinistro della foto.

Due bandiere con le stesse, identiche pieghe. Un nuovo miracolo italiano.

Complimenti a tutti i falsari interessati per la grande prova di onestà e per l’ennesima figuraccia internazionale regalata all’Italia.

14:45

Un lettore, Luca, segnala che la foto falsificata era già in circolazione dal 2003, data di pubblicazione di The Dark Heart of Italy, di Tobias Jones. Ma la didascalia della foto pubblicata da Peruzzo dice “Milano, 18 aprile 2008. Piazza del Duomo. Silvio Berlusconi saluta i simpatizzanti, convenuti da ogni città di Italia, per il 1°Congresso Nazionale di Forza Italia.” Anche la didascalia, dunque, sarebbe falsa.

SirEdward mi ha mandato la scansione di una pagina del libro di 128 pagine “Una storia italiana”, numero imprecisato della rivista “Linea Azzurra, periodico quindicinale, stampato da Mondadori Printing S.p.A., marzo 2001”, distribuito a tappeto una decina d’anni fa prima delle elezioni, in cui compare una foto molto simile. C’è lo stesso mazzo di fiori fasullo, ma ci sono alcune differenze nel numero e nella posizione delle bandiere (alcune vistosamente già falsificate all’epoca) e nelle clonazioni di fette di pubblico. Questa versione della foto è datata, secondo la didascalia, “18 aprile 1998”. Dieci anni prima di quanto scrive Peruzzo.

Eccola qua:

Per il TG2, la materia oscura è materia davvero oscura

Il TG2 batte il record delle scemenze dette in meno di 16 secondi

Ve la trascrivo, perché merita: “Al CERN vogliono provare a produrre anche la materia oscura, l’antimateria resa celebre da film e libri di fantascienza, formata solo da particelle di carica elettrica negativa, al contrario di quelle che formano il mondo a cui siamo abituati.”

Se avete bisogno che vi spieghi questa collana di perle, non vi preoccupate: vi attende una magnifica carriera giornalistica.

E poi ci domandiamo come mai c’è Voyager alla Rai.

Grazie a Marco per la segnalazione. Lo spezzone risale a circa un anno fa, come descritto da Comablog.

Per ADNKronos la Luna è abitata

Per ADNKronos la Luna è abitata

Sonda giapponese cade sulla Luna. Per fortuna in un’“area disabitata”, rassicura Adnkronos

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di Luca Canteri, citato con il suo permesso, e grazie alle segnalazioni di numerosi lettori. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Finalmente nero su bianco la notizia che tanti ufologi aspettavano: l’ammissione che gli alieni esistono e sono sulla nostra porta di casa, sulla Luna. E saranno pure un po’ seccati che facciamo piovere satelliti sulle loro teste.

Adnkronos infatti scrive che la sonda spaziale giapponese Kaguya, partita per la Luna a settembre del 2007, si è schiantata al termine della propria missione, ma per fortuna lo ha fatto “in un’area disabitata”. Perché, sulla Luna ci sono anche zone abitate?

Non paga di questa perla, Adnkronos aggiunge anche che “Gli strumenti della sonda hanno scoperto che l’ultima eruzione di magma vulcanico nei ‘mari lunari’ prima di quanto si ritenesse. E’ accaduto 2,5 miliardi di anni fa e non 3 come gli scienziati avevano ipotizzato.” A parte lo sprazzo d’ermetismo ungarettiano nell’omettere il verbo nella prima frase, se l’ultima eruzione è avvenuta 2,5 miliardi di anni fa anziché 3, vuol dire che è avvenuta dopo, non “prima di quanto si ritenesse”.

Ci sarebbe anche da dire qualcosa sull’occhiello “Riscritta la toponomastica del luogo”. La toponomastica si occupa dei nomi dei luoghi, che però Kaguya s’è ben guardata dal cambiare. Non è andata in giro per la Luna a modificare i nomi dei crateri e dei monti. Non dovremo ristampare tutte le mappe seleniche. Kaguya aveva a bordo un sensore altimetrico che ha eseguito dettagliatissimi rilievi della superficie della Luna, per cui la parola che sfugge all’estensore dell’articolo di Adnkronos come un’anguilla insaponata vorrebbe sfuggire a Valeria Marini è semmai topografia.

E’ troppo chiedere che le notizie scientifiche vengano scritte da qualcuno che abbia una vaga conoscenza dell’argomento? Non pretendo che sappia risolvere equazioni di terzo grado usando gli stuzzicadenti, ma che almeno conosca il concetto di “prima” e “dopo” e sappia che la Luna non è abitata.

O almeno questo è quello che vogliono farci credere.