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“Mistero”, ascolti flop

“Mistero”, ascolti flop

Gli alieni puniscono Mistero

La puntata di venerdì scorso (20 novembre) di Mistero, il programma condotto da Enrico Ruggeri, conferma la tendenza calante degli ascolti: dai 3 milioni e passa della prima puntata del 25 ottobre l’audience è scesa a 1,7 milioni (dati Auditel di Bilink.it). E lo share è stato del 7%, peggio di Rete4 e Raitre.

Posso osare sperare che sia segno che gli italiani si sono stufati di essere presi per i fondelli, a furia di sentirsi raccontare di conigli spacciati per feti alieni e di extraterrestri recuperati sulla Luna da missioni lunari Apollo?

Ringrazio TuttoTV per la segnalazione del flop.

UFO sulla Luna, “Mistero” abbocca al falso

UFO sulla Luna, “Mistero” abbocca al falso

Mistero e la registrazione dell’avvistamento UFO sulla Luna

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “marcello.bu****” e “d.migl****”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La trasmissione Mistero del 25 ottobre scorso ha presentato uno spezzone di una registrazione radio degli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin sulla Luna, censurata dalla NASA ma intercettata da imprecisati radioamatori, nella quale vengono scoperti degli alieni sul nostro satellite.

A quanto pare, nessuno della redazione si è accorto delle incongruenze macroscopiche di quella registrazione, a partire da un fatto molto semplice: le voci reali di Armstrong e Aldrin sono completamente diverse.

Questo è lo spezzone ufologico con le voci attribuite ad Armstrong e Aldrin, così come lo ha presentato Mistero:

Questa è una serie di spezzoni dell’audio e video NASA originale contenenti esclusivamente la vera voce di Neil Armstrong, con la sua tipica cadenza:

E questa è una serie di spezzoni che presentano soltanto la voce autentica di Buzz Aldrin, molto più profonda:

Niente a che vedere, insomma, con le voci dello spezzone di Mistero.

Complimenti, ancora una volta, alla redazione di Mistero che dimostra sempre una competenza straordinaria nel trovare le bufale e darle in pasto acriticamente al pubblico.

Se vi interessano i dettagli dell’indagine su questo caso, realizzata da Hammer, li trovate su Complotti Lunari.

L’UFO di Cagliari

L’UFO di Cagliari

Ufomaniaci gabbati da saliva e carta igienica

Avete presente il video mostrato anche da Studio Aperto ieri e segnalato dall’Unione Sarda come prodigioso avvistamento ufologico? E’ una burla. Un falso. I suoi autori (creattivo.com) hanno rivelato lo scherzo e hanno dimostrato quanto sia facile fabbricare un video ufologico e quanto siano creduloni irresponsabili non solo certi ufologi dai facili entusiasmi, ma anche i media che li alimentano.

Hanno dimostrato molto chiaramente che proprio chi fa tanto lo scettico e si ostina a chiedere prove su prove quando ci sono di mezzo “versioni ufficiali” abbocca invece come un pesce, ingoiando esca, amo e galleggiante, quando gli viene proposto un documento che sembra confermare i suoi preconcetti, senza chiedere la benché minima conferma o prova e senza perdere un secondo neanche per la verifica più basilare. E purtroppo fra questa gente ci sono anche i giornalisti ai quali deleghiamo il compito di tenerci informati sulla realtà.

Complimenti agli autori della burla; vergogna per tutti quelli che ci sono cascati. Siete dei polli. Sono bastati un po’ di saliva e un velo di carta igienica appiccicato alla finestra per gabbarvi. Imparerete la lezione? Accetto scommesse.

Questo è il video pubblicato inizialmente, il 16 novembre scorso:

E questo è il video che sbufala la faccenda dopo che i media ci sono cascati:

Il servizio di Studio Aperto è qui su Mediaset.it. I dettagli dell’organizzazione della burla, con le attente scelte psicologiche che l’hanno resa efficace, sono sul blog di Creattivo.

La cosa più interessante è che stando agli autori dello scherzo, ben 53 persone li hanno contattati dicendo “di aver visto chi le luci e chi addirittura l’astronave”. Ricordatevelo la prossima volta che sentite parlare di testimonianze ufologiche.

Grazie a Replicante Cattivo e Maurizio C. per la segnalazione.

Aggiornamento (16:05)

Ho ricevuto da Creattivo le foto originali e sono in attesa del permesso di pubblicarle. Sono, come dire, molto eloquenti.

Aggiornamento (16:35)

Permesso ricevuto! Pubblicherò le foto nel corso del Disinformatico radiofonico di domattina, in onda a partire dalle 11 sulla Rete Tre della RSI.

2009/11/20: le foto originali

Ecco due dettagli dalle foto originali di Creattivo, che rivelano chiaramente come è stato ottenuto l’effetto UFO:

Speriamo che questo convinca anche gli ufomaniaci che è indispensabile esaminare sempre le foto originali prima di prendere posizione.

11/9, intervista a un esperto italiano di demolizioni

11/9, intervista a un esperto italiano di demolizioni

Cospirazionismo undicisettembrino: proviamo a chiedere agli esperti. Quelli veri

Visto che quest’anno ricorre il decimo anniversario degli attentati dell’11 settembre, è prevedibile che rispunteranno le solite tesi di complotto raffazzonate, per cui vale la pena mettere alcuni paletti per evitare discussioni inutili. Segnalo quindi un’intervista a Danilo Coppe, esperto italiano di esplosivi e demolizioni, realizzata dal gruppo Undicisettembre per farsi spiegare da chi ne capisce se è per caso possibile che le Torri Gemelle siano state distrutte da una demolizione controllata segreta.

Colgo l’occasione per segnalare che l’articolo di Giulietto Chiesa sul complotto delle eurobanconote con la lettera Y che avevo linkato recentemente ed era stato oggetto di un inesorabile, allegro debunking da parte di Perle Complottiste, è stato vaporizzato. Al suo posto c’è un laconico messaggio: “L’articolo che si trovava in questa pagina conteneva errori di metodo e fattuali che sono stati rilevati da diversi lettori. Errori non difendibili e non emendabili. Per questa ragione ritiro l’articolo. Poiché questo non eviterà che altri lettori lo incontrino, navigando nel gran mare del web, mi scuso anticipatamente anche con loro”.

Una decisione lodevole. Peccato che metta in luce il fatto che Chiesa non ha fatto neppure il minimo sindacale di verifica prima di pubblicare quell’articolo, e che quindi c’è da chiedersi quanto siano affidabili gli altri suoi scoop. Il bello è che l’articolo era classificato con quattro pallini di gradimento su cinque dai lettori di Megachip, come potete vedere nella schermata qui accanto. Senza lo sbufalamento di Perle Complottiste, sarebbe rimasto dov’era.

Per chi volesse godersi l’articolo oggi vaporizzato, è ancora nella cache di Google. E anche su Arianna Editrice, Informare per Resistere, Stampa Libera, Antimafia Duemila, La Voce delle Voci, Altra Informazione e nei tanti altri siti e blog che l’hanno ripubblicato. Ai loro lettori chi lo dice che stanno leggendo una stupidata smentita dal suo stesso autore?

Aspetto con curiosità di vedere quando Chiesa ritirerà l’altra marea di “errori non difendibili e non emendabili” che è il suo documentario sull’11/9 Zero, costato ben 500.000 euro agli ingenui che ci hanno creduto e l’hanno finanziato. Per chi fosse ancora interessato all’argomento, gli oltre 110 errori, falsi e granchi dilettanteschi di Zero sono catalogati in Zerobubbole (PDF gratuito).

La bufala dell’ambasciatrice ONU per gli alieni [UPD 2010/10/06]

Niente ambasciatori per gli alieni all’ONU

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Nonostante quanto pubblicato da vari giornali italiani e stranieri (La Stampa, il Giornale, MTVnews.it, Telegraph, Daily Mail, The Australian, News.com.au, giusto per citarne alcuni), alle Nazioni Unite non c’è nessuna ambasciatrice incaricata di tenere i rapporti diplomatici con gli alieni in caso di visita al nostro pianeta. Mazlan Othman, l’astrofisica citata come presunta ambasciatrice, ha smentito tutta la faccenda in una mail mandata al Guardian. Newslite.tv dice inoltre di aver ricevuto una smentita da un portavoce dell’ONU.

L’origine della falsa notizia è il Sunday Times, con un articolo che il giornale vorrebbe addirittura farsi pagare dai lettori.

A nessuno, a quanto pare, è venuto il dubbio che la notizia pubblicata dal giornale britannico potesse magari essere una panzana e che quindi sarebbe stato corretto verificarla prima di pubblicarla. Complimenti.

Aggiornamento 2010/10/05

Nexus non accetta la smentita, tirandomi personalmente in ballo addirittura nel titolo (Mazlan Othman vs Paolo Attivissimo 1-1), manco l’ufologia fosse un concorso sportivo. Sostiene che “le smentite erano solo un gioco di parole creato appositamente per prendere tempo”. Ma le presunte prove di quest’asserzione sono link che portano a una riunione della Royal Society sul tema della vita extraterrestre, alla quale partecipa la Othman. Riunione che non c’entra con una nomina ad ambasciatrice dell’ONU per i contatti con gli extraterrestri.

Aggiornamento 2010/10/06

La BBC ha pubblicato un’intervista video nella quale la Othman ribadisce ancora una volta che non è stata nominata ambasciatrice per gli alieni. Basterà a far rettificare il titolo a Nexus? Accetto scommesse. Intanto La Stampa insiste con la notizia: “Mazlan Othman, 58 anni, in questa settimana riceverà la titolarità dell’United Nations Office for Outer Space Affairs, cioè in pratica il ministero degli affari spaziali. Nell’ambito di questo incarico è anche previsto l’improbabile compito di gestire il dialogo con interlocutori alieni”. La Othman dice di no. Vedete voi.

“Repubblica” colta a usare i traduttori automatici. E pure male

“Repubblica” colta a usare i traduttori automatici. E pure male

Repubblica: perché sapere le lingue? Tanto c’è il traduttore automatico

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “ranieri” e “franz” e alla segnalazione di RobertGh*.

Questa schermata di Repubblica, tratta da qui, rivela il metodo di lavoro altamente professionale utilizzato dalla redazione: invece di sapere almeno l’inglese, i suoi giornalisti usano i traduttori automatici. E li usano anche male. Prendono la notizia in inglese, la danno in pasto al traduttore automatico, e pubblicano qualunque cosa ne venga fuori. Senza neanche pensarci su, evidentemente. Osservate attentamente la schermata qui sotto (immagine e didascalia). Se siete increduli, ascoltate anche l’audio del servizio.

La nonnina supersportiva australiana viene chiamata Dorothy De Basso da Repubblica. Lontane origini italiane? Macché. Guardate come si firma sulla racchetta. Dot (diminutivo di Dorothy) De Low.

E a noi chiedono di delegare a questi mestieranti il compito di informarci su quello che succede nel mondo. Pagandoli per questo privilegio. Spiritosi.

Missi(l)one impossibile

Autore del video del “missile” avvistato da Los Angeles: l’ho ripreso per dieci minuti

La storia della scia che pochi giorni fa ha gettato nel panico i media statunitensi, che hanno iniziato subito a blaterare di allarmi nucleari, di missili intercontinentali lanciati da sommergibili e di armi segrete lanciate per prova o per sbaglio, viene lucidamente fatta a pezzi da Jon Stewart sul Daily Show.

Tutte quelle teste parlanti ben pagate, e neanche una che si sia fatta la semplice domanda fatta da Jon Stewart: il fatto che l’operatore TV che ha ripreso il “missile” dica di averlo videoregistrato per una decina di minuti non suggerisce niente? Perlomeno che sarebbe il missile più lento della storia della missilistica? O, facendo uno sforzo, che magari è semplicemente una scia di un aereo in avvicinamento? Povera scienza.

[IxT] “Repubblica” parla di Longhorn, parte il festival della castroneria

[IxT] “Repubblica” parla di Longhorn, parte il festival della castroneria

Questa newsletter vi arriva grazie alle gentili donazioni di “fgiorgi”, “matteo” e “lsoucek”.

Premessa: quello che segue è uno sfogo scritto di getto ed è anche piuttosto lungo. Ma non ho saputo resistere. Scusatemi, ma quando ci vuole, ci vuole.

Infatti mi stanno arrivando le segnalazioni indignate dei lettori a proposito di un articolo pubblicato da Repubblica a proposito di Longhorn, il prossimo sistema operativo Microsoft. Questo è il mio commento, visto che me l’avete chiesto.

Cominciamo dall’inizio. L’articolo, almeno per ora, è qui.

REPUBBLICA: BISOGNERA’ aspettare fino al 2006, ma il nuovo sistema operativo di Microsoft (destinato a far girare i computer di oltre il 90 per cento di quelli che nel mondo ne usano uno) arriverà.

Cosa vuol dire “far girare i computer di oltre il 90 per cento di quelli che nel mondo ne usano uno”? Ma che razza di italiano è? “Quelli” a chi o cosa è riferito? E “uno” a cosa o chi è riferito?

L’unico sostantivo disponibile, al quale potrebbero quindi riferirsi “uno” e “quelli”, è “computer”. Stando al Turani, quindi, Longhorn farà girare i computer di oltre il 90% dei computer che usano un computer.

Nota aggiunta: oppure “quelli” è usato nel senso di “chi, coloro” e Turani intendeva dire “farà girare i computer di oltre il 90% di coloro che usano un computer”? Può darsi. Ma una maniera meno contorta di dirlo non c’era? E chi ne usa più di uno, che fa, s’attacca?

Boh. Meno male che c’è Repubblica a chiarirci la strada che porta al domani. Un domani in cui sintassi e grammatica italiana saranno soltanto un antiquato cimelio, si presume.

Ci sarebbe da dire che Longhorn farà probabilmente girare non i computer, ma le appendici pendule maschili di chi se lo troverà in casa e in azienda, ma non voglio diluire lo spettacolo offerto dall’articolo. Andiamo avanti.

REPUBBLICA: …In un certo senso si può dire che con questo sistema operativo si entrerà sul serio nell’era dell’informatica

Certo, perché finora abbiamo soltanto giocato con le pietre di selce e l’abaco. Cinquant’anni di informatica, dalla decifrazione dei codici cifrati tedeschi nella seconda guerra mondiale in su, sono una cosa poco seria, rispetto al Grande Serio Progresso che arriverà da Longhorn.

Una frase del genere è uno schiaffo in faccia a tutti coloro che in questi anni hanno lavorato per far progredire il settore. La decodifica del genoma umano, i computer usati per generare le immagini delle TAC che salvano le vite o per creare i personaggi di Shrek, le sonde che vanno a fotografare pianeti lontani? Tutta Roba Poco Seria. L’ha detto il Turani, l’ha detto Repubblica, sarà vero. Siamo tutti qui, noi informatici, come poveri tapini analfabeti, ad attendere che zio Bill ci faccia entrare finalmente nell’Era dell’Informatica Seria. Senza di lui non sapremmo che fare.

REPUBBLICA: Ma, comunque, già l’anteprima (che non ha ancora tutte le novità previste) consente di capire in che direzione si va. E è la direzione giusta. Tanto per cominciare si può parlare dell’aspetto.

Ma mi pare giusto: quando si parla di tecnologia, la prima cosa, la più importante, è discutere l’aspetto. Chi se ne frega di cosa c’è sotto la carrozzeria, basta che sia bella. Nell’Era dell’Informatica Seria, l’aspetto è tutto. Sysadmin trasandati, datevi una regolata. È arrivato Turani a dirvi cosa conta davvero nel vostro lavoro.

Chissà se al Turani hanno spiegato che Longhorn non solo “non ha ancora tutte le novità previste”, ma ne perde per strada? Gli hanno spiegato che WinFS, per esempio, doveva esserci ma non ci sarà?

Gli hanno detto che è stata cestinata la prevista “sidebar” insieme a gran parte dell’implementazione di Palladium, il contestatissimo sistema anticopia che decide quali programmi, brani musicali e filmati possono girare e quali no, checché ne dica l’utente?

Gli hanno detto che le tecnologie Avalon, Indigo e WinFX saranno disponibili anche in Windows XP, e quindi non sarà necessario adottare Longhorn per averle? Credo di no.

Detto fra noi, credo anche che a Turani non sia passato per la mente di chiedere un’opinione a un informatico prima di parlare d’informatica e disseminare disinformazione. Ma andiamo avanti, fino in fondo.

REPUBBLICA: Allora, i tecnici di Microsoft hanno fatto due cose. Prima hanno introdotto le finestre “glass”. Finestre, cioè, che sembrano fatte di vetro. Il che significa che quando aprite un menù non vi trovate di fronte al solito rettangolo (bianco o colorato) che cancella tutto quello che c’è dietro. E quindi se come sfondo usate la fotografia della vostra fidanzata, dei vostri figlioli o del Monte Bianco, quell’immagine continuerà a sorridervi dallo schermo. E’ una sciocchezza, ovviamente, una cosa da niente. Ma molto piacevole a vedersi. Fa un bell’effetto. E’ una cosa carina.

Caro Turani, mi perdoni, ma il mio Mac, comprato un annetto fa, questa cosa del “vetro” la fa da una vita. Dire che Microsoft ha introdotto le trasparenze è come dire che l’acqua non esisteva prima che inventassero i rubinetti. Se non mi crede, venga da me, le faccio una dimostrazione.

REPUBBLICA: Con la seconda novità andiamo già un po’ più sulla sostanza. Oggi, per lavorare con Windows, molti tengono sullo schermo tutte le iconcine che sono collegate ai vari programmi. In molti casi (e il mio è uno di questi) lo schermo appare come una giungla di iconcine. Con Longhorn (lungo corno o lunga antenna?) tutto ciò non sarà più necessario.

“Lungo corno o lunga antenna?” Il dubbio atroce sul significato di Longhorn si potrebbe risolvere con un sofisticato dispositivo chiamato “dizionario d’inglese”, disponibile anche in versione cartacea per i refrattari alla tecnologia, che recita (da Garzanti Liguistica):
“longhorn – s. (fam. amer.) texano, abitante del Texas · Dal nome di una razza di bovini allevata in quello stato.”

Volendo usare bene Internet (anche se in attesa di Longhorn è, come tutta l’informatica, una cosa Poco Seria), ci si potrebbe anche degnare di consultare la Wikipedia:
“The Texas Longhorn is a breed of cattle known for its characteristic horns, which can extend to six feet in width and have a slight upward turn at their tips.”

Il Longhorn è dunque un bovino noto per le sue corna caratteristiche, lunghe fino a 180 centimetri: lo si intuiva, ovviamente, anche dal fatto che long = lungo e horn = corno.

“Longhorn” vuol dire “corno lungo”, insomma, caso mai il logo di Microsoft Longhorn non fosse sufficientemente eloquente, e le antenne non c’entrano nulla (a meno che Turani, a furia di sentire ansie diffuse per gli OGM, non si sia persuaso che i bovini texani hanno le antenne al posto delle corna):


Logo tratto da ZaneZane.net,
trovato semplicemente Googlando “longhorn logo”.

Volendo essere pignoli, il nome Longhorn deriva dal nome di un bar, come documentato nella Wikipedia, ma non pretendo cotanta competenza.

Andiamo avanti.

REPUBBLICA: Quando infatti si andrà a aprire il menù “start”, dove si trova l’elenco dei programmi, non trovate [sic; non “si troverà”? Due errori d’italiano in fila, complimenti] nessun elenco, ma una casella: basterà scrivere le prime lettere del programma che cercate e subito vi apparirà il nome per esteso, cliccate e si parte. Insomma, basterà scrivere “exc” per vedere scattare Excel. O Photo per vedere partire Photoshop. E così via. La stessa [la stessa che?] vale ovviamente anche per le cartelle personali di lavoro.

Dopo aver preso a calci l’italiano partendo prima con la forma impersonale futura e poi saltando con disinvoltura degna di Lara Croft alla seconda plurale presente, Turani si stupisce di questa magica innovazione: il completamento automatico! Questa sì che è un’idea geniale alla quale non aveva mai pensato nessuno! Così radicalmente nuova che in OpenOffice.org, per esempio, o in Firefox, mi tocca disattivarla da anni perché è una scocciatura enorme. Il completamento automatico ce l’ha Google, ce l’ha anche Excel (se non lo disattivate).

Fiumi di parole per elogiare come nuova una cosa che esiste già da un pezzo. Far scrivere le recensioni del software a un informatico sembrava troppo banale, vero? Forse non ce n’era in giro uno disposto a farsi abbindolare dai comunicati stampa di Microsoft?

A parte il fatto che già adesso, in Windows XP, basta fare Start > Esegui e digitare il nome di un programma per lanciarlo, rimane il problema che tutto questo non risolve affatto la pulizia dello schermo (più propriamente del desktop), perché le iconcine ci possono essere lo stesso e ci saranno lo stesso in Longhorn. Quella che Turani descrive è una delle possibili scorciatoie, niente di più.

REPUBBLICA: Ma sembra che nella versione definitiva Longhorn sarà anche capace di qualche magia vera e propria. Si dice che sarà sensibile all’ambiente. Il che non significa che non sporcherà per terra, ma che saprà capire dove si trova il computer in quel momento e che quindi assumerà la configurazione necessaria. Esempio. Se voi avete un notebook che usate sia a casa che in ufficio, può essere che in ufficio vi servano certe cartelle e a casa altre. Ebbene, il notebook attrezzato con Longhorn dovrebbe essere in grado di capire (in base ai collegamenti che trova) se siete a casa o in ufficio, e a quel punto predisporrà le cose sullo schermo nel modo da voi desiderato

Che cosa curiosa. Allora il mio Mac è magico e non l’ho mai saputo. Quando mi sposto da un luogo all’altro, il mio Mac si collega automaticamente alla rete wireless più vicina (se glielo permetto): si accorge di dov’è. Se non c’è una rete wireless, si attacca al mio telefonino GPRS. Da solo. Lo fanno anche, in una certa misura, i computer Windows attuali, se si adotta il DHCP: li attacchi a una rete, e loro sanno già come andare su Internet in base a dove si trovano.

Certo, non presentano un bouquet di documenti diverso a seconda dell’ubicazione fisica del computer come “dovrebbe” (notare la sospetta forma verbale dell’incertezza) fare Longhorn, ma siamo sicuri che questa sia davvero una buona cosa? Non è che il manager quadratico medio arriverà a casa col laptop e si chiederà terrorizzato che fine ha fatto la sua relazione di lavoro? Per non parlare della sua collezione di pornografia scaricata usando la banda larga dell’ufficio! Arriverà a casa, e tutto gli sembrerà sparito. Questo è uno di quegli automatismi che rischiano di complicare la vita anziché semplificarla. Altro che magia. Magia sarebbe, per esempio, che Windows non si piantasse dopo qualche giorno di utilizzo.

REPUBBLICA: Ma questa è solo una delle magie. La seconda è ancora più interessante e riguarda quelli che, per lavoro, fanno spesso delle riunioni aziendali. Di norma, in queste riunioni, arriva uno con il suo notebook e poi comincia a proiettare su uno schermo le cose che vuole spiegare o fare vedere agli altri. Ebbene, con Longhorn questo non sarà più necessario. Tutti arriveranno nella sala riunioni con il loro bravo notebook. Il sistema operativo sarà in grado di individuare tutti i notebook presenti e stabilirà una specie di sottorete aziendale (che riguarda quella stanza) e quindi l’oratore dovrà solo richiamare i documenti che gli interessano sul proprio schermo: essi appariranno come d’incanto anche sugli schermi degli altri presenti in sala. La cosa, naturalmente, vale per tutti i notebook. In sostanza, invece di passarsi i fogli di carta con su tabelle e appunti, sarà sufficiente richiamare le cose sul nostro schermo e subito appariranno anche sugli schermi degli altri partecipanti alla riunione.

Qui, a dire il vero, Turani non pecca di castroneria, ma di ottimismo e di imprudenza. Accetta passivamente come bello e meraviglioso tutto ciò che Microsoft gli ha detto che sarà bello e meraviglioso, senza porsi domande sulle eventuali conseguenze di questi automatismi. È grazie a quest’imprudenza che abbiamo avuto i disastri di Iloveyou e di tanti altri attacchi informatici.

Lasciando da parte la considerazione che questa condivisione presuppone che tutti i computer usino Longhorn (gli altri saranno ghettizzati, e le aziende dovranno svenarsi per comperare nuovo hardware e Longhorn per tutti, con grande gioia del monopolista), c’è il problema non trascurabile della sicurezza. Quello che descrive Turani è un ambiente in cui un computer può iniettare in un altro quello che gli pare: un documento, certo, ma anche un virus, uno sniffer, un trojan horse (programmi-spia). E cosa succede se il manager di cui sopra condivide un po’ troppo e spande sui monitor di colleghi e colleghe le proprie foto nostalgiche di Cicciolina in aggiunta alla presentazione Powerpoint aziendale?

REPUBBLICA: …Ma dove Longhorn dà il meglio di sé, probabilmente, è nell’organizzazione del lavoro dentro il computer. Fino a oggi, se ci pensate, l’organizzazione del lavoro con un computer è identica a quella che si fa di solito in un ufficio. I vari documenti vengono collocati in varie cartelle, le cartelle vengono poi raggruppate secondo altri criteri e quando vi serve una cosa si vanno a aprire via le cartelle maggiori, poi quelle minori fino a arrivare al documento che ci serve. Esattamente come si fa in un ufficio “cartaceo” con gli armadi per i documenti e le cartelle di cartoncino. Con Longhorn questa epoca va in soffitta. Voi scrivete i vostri documenti e li registrate sull’hard disk dove capita…

A dire il vero, registrare i documenti dove capita è quello che fanno già adesso moltissimi utenti, senza aver bisogno di Longhorn. Ma lasciamo perdere.

REPUBBLICA: Ma come farete a ritrovarli dopo? Provvederà il sistema operativo. Alla richiesta di mostravi i documenti, ve li farà vedere tutti, ovunque essi siano registrati. Vi appariranno in una sola schermata. Dopo di che voi potrete ordinarli secondo moltissimi criteri: per data, per autore. Per tipo di documento, ecc …

Che strano. Non sapevo di dover aspettare Longhorn per avere questa magia. Devo dirlo anche ad Apple, perché evidentemente c’è un difetto nei loro computer. Infatti se chiedo al mio Mac di mostrarmi i documenti in base al nome o una parola chiave, lui lo fa già adesso, ovunque essi siano registrati. E me li ordina per data e per autore, oltre che per tipo di documento. Ma sicuramente c’è un errore, perché non è possibile che qualcuno abbia battuto sul tempo zio Bill.

REPUBBLICA: …E’ bene precisare, a questo punto, che Longhorn non lavora solo sui titoli dei [dei cosa?] ma sui contenuti e quindi non gli scappa praticamente niente. Se volete tirare fuori i documenti in cui avete parlato di bulloni piuttosto che dell’inflazione, basta dirlo al sistema e la cosa verrà fatta molto rapidamente.

E anche questo lo fa già adesso qualsiasi Mac recente. Forse mi sono perso qualcosa: di preciso perché dovrei aspettare il 2006 per avere tutto questo, quando la concorrenza lo offre già? E perché questa cosa di Longhorn viene presentata da Repubblica come una grande innovazione quando non lo è? L’informazione non dovrebbe essere obiettiva e autorevole?

REPUBBLICA: …Ma fa ancora qualcosa di più. Se volete vi apre subito i documenti. Vi fa vedere cioè la prima pagina. E quindi voi potete controllare se c’è davvero quella tabella o quell’immagine che cercavate. Insomma, sotto questo aspetto, il Windows di oggi vi sembrerà davvero la preistoria dell’informatica.

Sul fatto che il Windows di oggi sia davvero la preistoria dell’informatica mi trovo perfettamente d’accordo (a partire dal mitico pulsante START usato anche in Longhorn per *spegnere* il computer), ma con tutto il dovuto rispetto, queste cose il già citato Mac le fa già.

Non voglio sembrare troppo tifoso di Apple, ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare: le “magie” che Turani vuole presentare come novità esistono già altrove. Basta guardare un po’ più in là dell’orizzonte roseo offerto da Microsoft. Ma Microsoft, lo so per esperienza, è uno dei maggiori inserzionisti nazionali, ai quali è molto difficile dire di no.

REPUBBLICA: Ma non è finita, già oggi Microsoft sta distribuendo un prodotto /Office Comunicator) che probabilmente verrà inglobato in Longhorn… In pratica, voi arrivate in ufficio e accendete il vostro personal computer. Questo fa un rapidissimo giro d’orizzonte sulla rete e vi dice subito chi c’è e chi non c’è. Se gli altri hanno avuto la bontà di lasciare dietro di sé qualche informazione, Comunicator vi informa. Il tale è online, ma sta telefonando. Il tale altro è online e è libero. L’altro ancora è in una riunione che finirà alle 11. E avanti così. Non solo: se siete autorizzati, Comunicator vi consente anche di leggere l’agenda del vostro collaboratore. E poi vi consente una serie di scelte. Potete mandare una mail, potete telefonare, potete mandargli dei documenti. Il tutto premendo pochissimi tasti. Tutto questo, ovviamente, funziona in qualunque parte del mondo si trovino, rispetto a voi, i vostri collaboratori. Basta che siano in rete.

Premesso che “Communicator” si scrive con due M e non è per distrazione che lo si sbaglia per tre volte di fila, queste cose vengono già fatte da una mezza dozzina di programmi gratuiti già in commercio. Dove sta la novità? E vogliamo davvero entusiasmarci per uno strumento così invadente da dire a tutti cosa stiamo facendo? La privacy dove la mettiamo?

REPUBBLICA: In conclusione, con Longhorn diventa molto più facile aggirarsi fra i documenti e diventa molto più facile dare il via al cosiddetto “lavoro condiviso”. In pratica si dà un altro senso all’idea di “stare in rete”. Non solo per curiosare. Sarà come ritrovarsi tutti in una sorta di grande open space planetario, dove tutti si potrà lavorare sugli stessi documenti e sugli stessi materiali.

Quello che forse Turani non ha visto in Longhorn è dietro quelle che lui chiama “magie” ma sono in realtà funzioni del tutto secondarie e straviste c’è tutta la gestione dei diritti digitali e dei formati proprietari, che vuole invece limitare soltanto a Windows la possibilità di lavorare con i documenti e i file audio e video. Il “grande open space planetario” di cui parla è aperto soltanto a chi usa prodotti Microsoft, e tutti gli altri stanno fuori, nella più classica delle formule del monopolio. Monopolio che articoli come questo vogliono farci credere giusto e sacrosanto, nonché fonte prodiga e generosa di ogni innovazione.

L’unica innovazione, in tutta questa palude di parole superficiali di Repubblica, è che viene il sospetto che ora le inserzioni pubblicitarie non si chiamino più così, ma siano state oggetto di un upgrade: ora si chiamano “articoli”. E questo dovrebbe essere un futuro magico e promettente?

In tal caso, non c’è che dire: il futuro non è più quello di una volta.

Video di Michael Jackson “risorto”, ecco l’autore

Video di Michael Jackson “risorto”, ecco l’autore

Come nasce una bufala? A volte per malizia

Un anno fa, il 25 giugno 2009, moriva improvvisamente Michael Jackson. La notizia clamorosa generò molte reazioni, compresa quella degli increduli, soprattutto fra i fan, che si rifiutavano di credere che il loro beniamino potesse scomparire così di colpo. È una reazione già vista per molte altre stelle del firmamento musicale: Elvis Presley, per esempio, che sarebbe ancora vivo secondo il 7% degli americani (sondaggio della CBS, 2002) nonostante la sua morte altrettanto clamorosa nel 1977.

Un anno fa, lo sgomento per la morte di Michael Jackson aveva generato video nei quali qualcuno intravedeva il suo fantasma che si aggirava per i corridoi della sua grande casa e mail che “documentavano” che Jackson era morto vent’anni prima ed era stato sostituito da un impostore (la “documentazione” era tratta dal sito satirico The Onion, come racconta Hoax-slayer.com).
Tuttora ci sono siti come MichaelJacksonHoaxForum.com, che in apparente totale serietà sostengono che “dopo mesi di indagini intensive, è diventato molto chiaro qual era lo scopo di Michael Jackson nel simulare la propria morte: smascherare il Nuovo Ordine Mondiale”. Ed è facile trovare discussioni anche in italiano, come questa, che trova “prove” inconfutabili basate su analogie con la vita di Gesù, o questo sito, che afferma che suonando al contrario This Is It si sente Jackson che dice “io non sono morto”.

Questi, però, sono deliri ispirati dal rifiuto della realtà e dallo shock, e quindi in un certo senso perdonabili o almeno umanamente comprensibili. C’è invece un caso che poco meno di un anno fa, a fine agosto 2009, fece scalpore e che ha origini decisamente discutibili, che in occasione dell’anniversario è meglio segnalare perché non se ne perda traccia: un video nel quale si vedeva una persona somigliante a Jackson uscire con le proprie gambe dal furgone del medico legale (coroner), infilato nell’ingresso di un parcheggio sotterraneo. Il video è questo:

ln breve tempo il video fu visto su Youtube da oltre 880.000 persone. Il primo settembre 2009 i suoi realizzatori ammisero che si trattava di un falso. O meglio, di un “esperimento”, secondo la definizione usata dall’emittente tedesca RTL che aveva confezionato il video. Heike Schultz, portavoce di RTL, disse alla CNN che l’emittente aveva “diffuso un comunicato stampa prima di realizzare il video, per allertare tutti che si trattava di un falso” concepito per dimostrare quanto fosse facile diffondere su Internet una diceria. RTL rimosse il video, ma nel frattempo altri l’avevano salvato e ripubblicato altrove: un’ottima dimostrazione di come una cosa, una volta pubblicata su Internet, non si può ritirare.

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“Ma, capo, che ne so io? Sono tutti e due verdi e con le orecchie a punta…”

Immagine tratta da Repubblica. Grazie a Enrico V. per la segnalazione.

14:55

L’articolo è stato corretto intorno alle 14:50. Quindici minuti dopo la pubblicazione di questo post. Ci leggono, ci leggono 🙂