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Secondo Repubblica, Giuliano è oggi un “manager in rovina che vive in un’auto” a Roma. Nel 2020 Fanpage, Giorno e TgCom24 lo collocavano a Milano e in salvo

Secondo Repubblica, Giuliano è oggi un “manager in rovina che vive in un’auto” a Roma. Nel 2020 Fanpage, Giorno e TgCom24 lo collocavano a Milano e in salvo

Ultimo aggiornamento: 2022/11/03 21:30.

Ieri (31 ottobre 2022) Repubblica ha pubblicato la triste storia di
Giuliano, “il manager in rovina che vive in un’auto”

L’articolo (non firmato) è dietro paywall, quindi è pensato come
contenuto per il quale il lettore paga; in teoria questo dovrebbe presupporre
qualità. Repubblica ha descritto la vicenda come
“Una delle storie di ordinaria emarginazione romana”, perlomeno stando
alla copia (stranamente non paywallata) che sta su

Infosannio.com
.

Questo screenshot mandatomi da un lettore, Francesco F., conferma che
Repubblica ha scritto che la vicenda si svolge a Roma (con tanto di
citazione di Piazza Navona nel titolo) e ha parlato di
“storia di emarginazione romana”.

Ma questa stessa storia, che secondo
Repubblica è attuale e si svolge a Roma, compariva già nel 2020 su
Fanpage.it
in un articolo a firma di Ilaria Quattrone, ambientata però a Milano
(l’articolo dice testualmente che Giuliano
“vive in macchina per le strade di Milano” e cita Milano nel titolo).

L’articolo attuale di Repubblica e quello di Fanpage di due anni fa
sono illustrati con la medesima foto.

Anche TGCom24, nel 2020,
citava
la stessa storia collocandola a Milano. Idem il
Giorno
nel 2021, precisando che Giuliano è stato accolto
“negli appartamenti messi a disposizione da Fondazione Arca a Cascina Vita
Nova”
. Progetto Arca concorda
citando
sempre Milano. 

È bello che la storia di Giuliano si sia risolta. È preoccupante che invece
Repubblica pubblichi notizie non vere, che il lettore oltretutto paga
con soldi veri.

Ho
chiesto
spiegazioni a Repubblica e a Fanpage. Ringrazio Massimiliano A.
per la segnalazione.

2022/11/1 23:10.
Maurizio Molinari,
che è un giornalista ed è editor in chief di Repubblica, ha
anche
lanciato
la notizia su Instagram (copia permanente). Però le fake news sono colpa degli anonimi su Internet, mi
raccomando. E se il giornalismo si riduce a una pubblicità enorme accompagnata
da una notizia falsa, forse abbiamo un problema, e non è
“l’algoritmo” (per citare “Boris”).

2022/11/03 21:30. Molinari ha scritto su Instagram quanto segue:
“Dopo le segnalazioni di alcuni lettori, abbiamo provveduto ad un’accurata
revisione di questo articolo che si è rivelato non adeguato agli standard
qualitativi di Repubblica. Abbiamo pertanto provveduto a rimuovere il
contenuto. Ci scusiamo con i lettori e con gli interessati.”

Non si sa se i lettori che hanno pagato per leggere quell’articolo
“non adeguato” verranno risarciti.

Il Messaggero e il TG3 fanno fake news: il falso video degli ucraini che cantano per l’attacco al ponte in Crimea

Il Messaggero e il TG3 fanno fake news: il falso video degli ucraini che cantano per l’attacco al ponte in Crimea

Ultimo aggiornamento: 2022/10/09 20:20.

Il Messaggero e il TG3 della Rai (che, ricordo per i distratti, sono
servizi informativi gestiti da giornalisti, ossia da gente il cui lavoro
sarebbe pubblicare notizie e che ha sottoscritto un codice deontologico) hanno
postato su Facebook
e rispettivamente mandato in onda (nel
TG3 delle 19 dell’8 ottobre 2022, dal minuto 2:30) il video di cui vedete qui sopra uno screenshot. Il
Messaggero ha scritto che mostra “La festa degli ucraini per l’esplosione del ponte tra Russia e Crimea”
e il TG3 lo ha descritto in modo analogo.

Screenshot dal servizio del TG3. La voce fuori campo della Rai dice “qualcuno esulta”.

A quanto pare nessuno nelle due redazioni ha notato che questi “ucraini” hanno
un
fantastico accento British.

Infatti la “notizia” è falsa e Il Messaggero e il TG3 l’hanno
pubblicata senza alcuna verifica. Prendendola di peso,
dice
il Messaggero, nientemeno che dall’account Twitter
SaintJavelin. Non da un’agenzia di stampa o un’altra fonte giornalistica autorevole.

Scrive infatti la redazione del Messaggero (evidenziazione mia): “Era un tormentone dance degli anni Novanta: Free from desire, la cantava
Gala Rizzatto, meglio conosciuta come Gala. Ora è diventato un ritornello ad
uso e consumo delle tifoserie calcistiche che improvvisano strofe per
supportare le proprie squadre. E
l’hanno utilizzata anche in Ucraina per festeggiare l’esplosione del ponte
che collega Russia e Crimea.

Nel video si vedono gruppi di persone festeggiare. Il ritornello è: “Kerch
Bridge on fire! Your defence is terrified, na na na na na na” (“Ponte di
Kerch in fiamme! La vostra difesa è terrorizzata, na na na na na na na”).
(Fonte: account Twitter SaintJavelin)”.

Ma meno male che i giornali e i telegiornali ci dovrebbero
salvare dalle fake news che son colpa di Internet, vero?

Nessuno in queste redazioni si chiede come mai tutti questi ucraini abbiano
già pronta in tre secondi una canzone per celebrare l’attacco al ponte
in Crimea e l’abbiano pronta in inglese. Eh no, la “notizia” è troppo
ghiotta. Perché pensare?

Eppure bastano tre secondi di neuroni accesi per andare su Google e digitare
“your defense is terrified”. Si ottiene questo:

Sono dei tifosi di calcio che cantano “Will Grigg’s on fire” (testo integrale). “On fire” in questo contesto significa
“sta giocando da dio” o simile. Questo è il video originale:

Ora io vorrei sapere dalla redazione del Messaggero e da quella del
TG3:

  1. È questo il modo in cui preparate le notizie che pubblicate? Prendete il
    primo video che trovate su YouTube o su Twitter, postato da chissà chi, e lo
    spacciate per “notizia” senza alcun controllo? 
  2. Rettificherete e chiederete scusa ai lettori per la fake news che
    avete pubblicato? 
  3. La persona che ha pubblicato questa porcheria verrà allontanata, licenziata
    o almeno resa incapace di nuocere ulteriormente, oppure
    “chissene tienefamiglia e tanto i clic pubblicitari li abbiamo
    incassati”
    ?
  4. Come è possibile che il vostro metodo redazionale lasci uscire una
    scempiaggine simile? Non è il caso di ripensarlo e farsi un esame di
    coscienza?
  5. Vi rendete conto che pubblicare questa spazzatura devasta la credibilità del
    vostro giornale/telegiornale e della nostra professione?

A me dispiace per tutti i giornalisti bravi, onesti, scrupolosi che vengono
umiliati da dimostrazioni di inettitudine come questa. Ma se poi la gente non
si fida dei giornali e non li compra, la colpa è solo vostra, care redazioni
del Messaggero e del TG3. Perché parliamoci chiaro: se
“giornalismo” per voi è
“prendi un video da un anonimo su Internet e sbattilo sul sito come
notizia”
, allora è meglio che questo ‘giornalismo’ muoia, e in fretta. Perché sta
facendo danni irreparabili.

E prima che arrivi il solito tizio a dire
“Eh ma dai Paolo è solo un video di tifosi che è stato frainteso, che sarà
mai, te la prendi troppo”
, vorrei ricordare che lo stesso ‘metodo’ è stato usato anche per notizie ben
più serie e da tante redazioni. Questo blog ne raccoglie una vasta collezione
di esempi.

L’unico aspetto positivo di questa vicenda è che costituisce un caso da
manuale di
pareidolia acustica: nel video dicono “Will Grigg”, ma i
sottotitoli dicono “Kerch Bridge” e quindi chi guarda il video ‘sente’
quello che dicono i sottotitoli.

Complimenti, quindi, a chi ha avuto l’idea di creare il video. Agli inetti che
l’hanno pubblicato, invece, solo commiserazione. Ringrazio
@Stfn_Mrtz
per la
segnalazione

23:55. Il video e la “notizia” sono stati
rimossi
dalla pagina Facebook del Messaggero. Non ho visto rettifiche o
scuse. 

2022/10/09 11:20.
@perugini
mi segnala che la stessa fake news è stata trasmessa dal
TG3 Rai delle 19 di ieri
(8 ottobre) dal minuto 2:30.

2022/10/09 15:35. Ho aggiornato questo articolo per tenere conto della
pubblicazione della fake news da parte del TG3.

Antibufala: annunciato “lunedì nero” per Internet. La piantiamo con questi isterismi?

Antibufala: annunciato “lunedì nero” per Internet. La piantiamo con questi isterismi?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

“Internet oscurato da un virus – lunedì il rischio Apocalisse”. Il rischio imbecillità, invece Repubblica ce lo offre subito, con
titoli assurdi e spudoratamente falsi come questo.

Non ci sarà nessuna Apocalisse o oscuramento globale di Internet lunedì. Molto,
molto più banalmente, quei pochi che hanno il computer ancora infettato
dal malware DNS Changer non potranno più accedere a siti Internet da lunedì.
Tutti gli altri continueranno a navigare come sempre. Fine della storia.

Se vi interessano i dettagli tecnici, ho scritto un
articolo apposito per la Radiotelevisione Svizzera
che spiega anche come verificare se per caso siete infetti da DNS Changer.

Le probabilità che lo siate sono minime. Secondo i
dati più recenti, in Italia ci sono circa 26.000 computer (Windows o Mac) tuttora infetti da
questo malware; in Svizzera sono meno di milleseicento. In totale, gli infetti
nel mondo sono circa 300.000. Fate comunque il
test; male non fa.

Per dirla tutta, chi è così inetto da essere ancora infettato da DNS Changer (un
malware di
cinque anni fa, riconosciuto da tutti i principali antivirus) merita di essere scollegato.
Purtroppo non si può fare la stessa cosa con i giornalisti e titolisti che
scrivono bubbole catastrofiste e causano panico senza motivo.

2012/07/08

Repubblica ha cambiato il titolo. Due volte. Prima ha scritto
“Internet oscurato da un virus – Lunedì rischio di black out”. Poi ha
ricorretto in
“Lunedì, se il vostro PC è infetto non potrà collegarsi a Internet”. Una
bella differenza rispetto al “rischio Apocalisse” iniziale. Ecco gli
screenshot:

Il testo dell’articolo, però, non è stato sistemato a dovere. Stefano Zanero (@raistolo
su Twitter), docente di computer security e informatica forense al Politecnico
di Milano, ha mandato a Repubblica una strigliata epica che ripubblico
qui con il suo permesso:

Subject: Articolo imbarazzante su tecnologia
Date: Sat, 07 Jul 2012 10:59:16 +0200
From: Stefano Zanero [indirizzo omesso per netiquette]
Organization: DEI – Politecnico di Milano
To: desk_repubblica.it@repubblica.it

Carissimi,

come spesso accade, l’articolo all’URL:
http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/07/07/news/luned_nero_internet_stop-38668271/?ref=fbpr

contiene numerose, imbarazzanti imprecisioni, a cominciare dal titolo:
“Internet” non sara’ oscurato da nulla. E non ci sara’ nessuna apocalisse.

Lunedi’ i computer non saranno “a rischio infezione” (l’infezione ormai e’
stroncata). Gli unici computer a rischio saranno quelli infettati mesi e mesi
fa e da allora mai curati.

E no, non saranno “sbattuti fuori dal web”, e tantomeno dall’FBI. Dite proprio
bene: “Sembra la trama di un cyberthriller”, e il vostro articolo lo e’,
perche’ non riflette nemmeno lontanamente la realta’.

Non e’ nemmeno vero che il malware “scatterà appena i pc o i tablet tenteranno
di collegarsi al web, agendo sull’indirizzo Dns, quello cioè che ci consente
di indirizzarci per le autostrade del web”.

Il malware e’ gia’ “scattato”, e ha gia’ agito sull’impostazione DNS dei
computer infettati. In buona sostanza, ha “sostituito” l’elenco telefonico che
ognuno dei computer infettati consulta per navigare in rete.

Quando l’FBI ha abbattuto la gang che lo ha scritto, non e’ stata “costretta
così a ‘ricostruire’ il mondo Internet dei computer infetti”. Ha semplicemente
messo in rete, al posto del server DNS in questione, una batteria di server
normali (ovvero, delle copie dell’elenco telefonico giusto).

Quello che succedera’ lunedi’ e’ che questo sistema-tampone verra’ spento.
Quindi, senza panico e terrore, semplicemente quei computer non ancora rimessi
a posto avranno delle difficolta’ a navigare e dovranno rimettere
l’impostazione del server DNS corretto, quello del loro provider. Tempo di una
telefonata di 15 secondi a un tecnico.

Per cui e’ sbagliato dire “Da questo momento in poi, insomma, i nostri
computer non saranno più protetti: ma visto che i siti pirata sono già stati
bloccati, la conseguenza sarà il blocco totale di Internet. Non riusciremo più
a collegarci. Black Out. Buio completo.”

Come si coglie dal resto dell’articolo, si tratta ormai di una minaccia
residuale. Sono ben altri i problemi seri e correnti di sicurezza che
meriterebbero una trattazione. Ma forse, vista la qualita’ di questo articolo
(e altri precedenti), meglio che non li trattiate.

Non commentero’, perche’ sarebbe tempo perso, sul fatto che chiamare gli
autori di malware “hacker” sia sbagliato. Se volete, chiamatemi e ve lo
spiego, ma sono certo che ci vorra’ un lungo corso di rieducazione al corretto
uso dei termini.


Cordiali saluti,
Stefano Zanero
Docente di “Computer Security” e “Informatica Forense”
Politecnico di Milano – Dip. Elettronica e Informazione

Violato l’account Twitter del Ministero della transizione ecologica italiano per promuovere una truffa di criptovaluta

Violato l’account Twitter del Ministero della transizione ecologica italiano per promuovere una truffa di criptovaluta

Pubblicazione iniziale: 2022/09/15 9:41. Ultimo aggiornamento: 2022/09/15
11:45.

9:41. Il profilo ufficiale del Ministero della transizione ecologica
italiano (https://twitter.com/MiTE_IT/) al momento in cui scrivo ha questo aspetto:

Promuove una truffa basata sulle criptovalute: lo schema è quello classico del
“fidati di me che sono famoso, dammi la tua criptovaluta e te la
restituisco moltiplicata”.

Infatti l’account Twitter rubato ora si fa chiamare Vitalik.eth, come
quello autentico di Vitalik Buterin, fondatore della criptovaluta Ethereum, e mostra la sua foto; inoltre il
sito reclamizzato nei tweet, ethmerges[.]blogspot.com, dice proprio
“To participate you just need to send from 0.5+ ETH to 500+ ETH to the
contribution address and we will immediately send you back from 1+ ETH to
1000+ ETH (x2) to the address you sent it from.”

Inutile dire che la criptovaluta data a questi truffatori non verrà mai
restituita.

Fate attenzione a truffe come questa, nelle quali il truffatore prende il
controllo di un account molto conosciuto e addirittura autenticato con il
bollino blu, per poi offrire i propri “servizi” ai numerosi follower
dell’account. E fate attenzione anche agli sciacalli, che dicono di essere in
grado di aiutarvi a recuperare il maltolto o consigliano qualcuno che lo è:
vorranno essere pagati per il tentativo di recupero, che ovviamente fallirà e
resterete doppiamente fregati. Uno di questi sciacalli è già
comparso
nei commenti alla mia segnalazione su Twitter.

L’account del Ministero è così almeno dalle 8.37 italiane di stamattina, ora
del primo tweet del truffatore.

11.05. Sembra che il controllo dell’account del Ministero sia stato
ripreso: alcuni tweet promozionali del truffatore sono stati rimossi e il
profilo sta riprendendo il suo aspetto normale.

11.45. Intanto Repubblica (copia permanente), Rainews (copia permanente) e Fatto Quotidiano (copia permanente) scrivono fandonie sulla vicenda spacciandole per notizie, addirittura
accusando pubblicamente Buterin di un reato informatico che non ha commesso (e fra l’altro Buterin è russo di origini ma naturalizzato canadese).
Il tweet di Angelo Bonelli è
archiviato qui

Il tweet di Repubblica.
Il titolo del Fatto Quotidiano.
Repubblica cita il tweet di Bonelli.
Rainews dice che Vitalik Buterin è “un pirata informatico”.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle
donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere
ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico) o
altri metodi.

Repubblica scrive che “le auto saranno ancora più razziste”. Eh?

Repubblica scrive che “le auto saranno ancora più razziste”. Eh?

In un
articolo
senza firma del 12 agosto 2022, dedicato alla Formula E (il campionato per
auto elettriche),
Repubblica scrive che
“L’auto Gen 2 ha raddoppiato la capacità della batteria e ha rimosso la
necessità di pitstop per cambiare auto. Con Gen 3, le auto saranno ancora
più razziste.”

Screenshot e
link a copia permanente per gli
increduli:

Come è possibile scrivere una scemenza simile? E non è l’unica, visto che si
parla anche di “traguardo secolare” in una gara di auto che è nata otto
anni fa e che festeggia la centesima gara.

Ci sono anche altre fesserie colossali, che non cito pubblicamente perché non
voglio fare il revisore di bozze gratuito.

Ho
segnalato pubblicamente
la stupidaggine a Repubblica. È ancora lì, online in tutto il suo
splendore, mentre scrivo queste righe. E raccatta incassi pubblicitari grazie
agli spot applicati in abbondanza all’articolo. Sembra quasi che lo scopo di
questo tipo di giornalismo non sia informare il lettore, ma generare fuffa
nella quale ospitare pubblicità.

Un lettore,
Luca, mi
suggerisce che si tratti di una traduzione a neuroni spenti di
questo articolo di Reuters.

In effetti il confronto è illuminante (le evidenziazioni sono mie):

REUTERS: From a debut in 2014 around the stadium built for Beijing’s 2008
Summer Olympics, Formula E reaches its century milestone on Sunday
by racing near the stadium that hosted the 1988 Seoul Games.

REPUBBLICA: Da un debutto nel 2014 intorno allo stadio costruito per le
Olimpiadi estive di Pechino 2008, la Formula E raggiunge il suo
traguardo secolare domenica correndo vicino allo stadio che ha
ospitato i Giochi di Seoul del 1988.

Nella terminologia sportiva inglese, century significa
centinaio. Sì, leggendo il dizionario senza ragionare si trova che
century significa principalmente secolo, ma è per questo che
esistono i traduttori umani dotati di cervello tenuto acceso: per capire dal
contesto il senso delle parole, invece di tradurre meccanicamente una parola
alla volta senza pensare che parlare di secolare per un tipo di gara
iniziato otto anni fa non ha il benché minimo senso.

REUTERS: The Gen 2 car doubled the battery capacity and removed the need
for pitstops to change cars. With Gen 3, the cars will be
racier still.

REPUBBLICA: L’auto Gen 2 ha raddoppiato la capacità della batteria e ha
rimosso la necessità di pitstop per cambiare auto. Con Gen 3, le auto
saranno ancora più razziste.

Qui racier è il comparativo di racy, ossia (in questo contesto) corsaiola, nel senso di un’auto particolarmente adatta alle corse. Razzista non c’entra assolutamente nulla ed è un errore vergognoso che nasce probabilmente dall’assonanza fra racy (corsaiolo) e racist (razzista) ma soprattutto dal non chiedersi nemmeno vagamente quale possa essere il senso di quello che si sta traducendo.

Ho
fatto notare
la questione a Reuters chiedendo un commento. Vedremo se ci saranno sviluppi.

Ringrazio
Stefano per
la segnalazione della perla.

Olivia Newton-John ci ha lasciato. Rainews la ricorda traducendo "You're The One That I Want" in "Non puoi avere tutto quello che vuoi"

Olivia Newton-John ci ha lasciato. Rainews la ricorda traducendo “You’re The One That I Want” in “Non puoi avere tutto quello che vuoi”

Questo è uno screenshot del tweet nel quale RaiNews ha tradotto il titolo della celeberrima canzone di Olivia Newton-John (morta ieri a 73 anni) e John Travolta, “You’re The One That I Want”, scrivendo che significa “Non puoi avere tutto quello che vuoi”.

Il tweet è stato poi rimosso, in seguito alle proteste dei lettori (compresa la mia). Ne ho salvato una copia permanente qui, per gli increduli che non riescono a capacitarsi che la Rai faccia scrivere i suoi tweet a qualcuno che non sa l’inglese (l’inglese, non l’urdu o il tagalog) ma è convinto di saperlo.

La traduzione corretta è “Sei tu quello che desidero/voglio”. Sarebbero bastati tre secondi di Google Translate.

Il Mattino, il Gazzettino, Leggo, la Gazzetta del Sud pubblicano una foto falsa attribuendola a Samantha Cristoforetti. Nessuno controlla prima di pubblicare

Il Mattino, il Gazzettino, Leggo, la Gazzetta del Sud pubblicano una foto falsa attribuendola a Samantha Cristoforetti. Nessuno controlla prima di pubblicare

Pubblicazione iniziale: 2022/07/25 23:38. Ultimo aggiornamento: 2022/07/27
16:25.

Ben quattro testate giornalistiche italiane (Leggo,
Il Mattino, La Gazzetta del Sud e Il Gazzettino) hanno
pubblicato un fotomontaggio scrivendo che sarebbe un
selfie dell’astronauta Samantha Cristoforetti. 

  • “Samantha Cristoforetti, il web la premia: è suo il super selfie più
    bello della storia”
    , titola
    Il Mattino
    (copia permanente), precisando a
    scanso di equivoci anche nel testo che la foto sarebbe sua:“tra un esperimento e l’altro AstroSamantha trova anche il tempo di
    regalare al mondo uno dei selfie più belli della storia”
    .
  • Lo stesso testo viene pubblicato dal
    Gazzettino
    (copia permanente).
  • Leggo pubblica un
    tweet certissimo
    (è suo il super selfie della storia) e poi un
    testo
    (copia permanente) praticamente identico a quello delle altre due testate, ma con l’aggiunta
    di qualche frasetta dubitativa.
  • La
    Gazzetta del Sud
    titola
    “Samanta Cristoforetti passeggia nello spazio: il selfie con l’Europa
    alle spalle”

    (copia permanente).

Gli articoli di Leggo, del Gazzettino e del Mattino sono
praticamente identici e tutti firmati da Niccolò Dainelli. Quello della
Gazzetta del Sud non è firmato.

La notizia è falsa: il presunto selfie è in realtà un vecchio
fotomontaggio che risale ad almeno un anno e mezzo fa ed è stato pescato dal
Web, a quanto pare senza effettuare il minimo controllo.

 

Il fotomontaggio ha le luci completamente sbagliate: l’astronauta è illuminato
a giorno, ma dietro la Terra è vista di notte. Da dove arriverebbe la luce che
illumina l’astronauta? E cosa sarebbe quel grande oggetto bianco squadrato che
si vede riflesso nella visiera?

Oltretutto il fotomontaggio mostra una tuta spaziale americana, mentre
Samantha Cristoforetti è uscita nello spazio il 21 luglio scorso usando una
tuta russa, che è completamente differente. E l’inquadratura della
Terra è decisamente troppo ampia per essere presa dalla quota della Stazione
Spaziale Internazionale, dove si trova ora Samantha, a 400 km di quota.

Non pretendo che un giornalista generalista sappia distinguere una tuta
spaziale russa da una americana o che conosca l’aspetto della Terra da 400 km.
Ma mi aspetto che
non pubblichi foto a caso prese dal Web senza verificarle.

Nel caso specifico, l’articolo del Gazzettino mostra anche la fonte
usata per questa foto falsa: un
tweet di una utente qualsiasi.  

A questa utente ho chiesto educatamente se era disposta a rimuovere il tweet.

La risposta dell’utente “Giuliana Valenti”:

Però perlomeno ha rimosso il tweet.

Il fotomontaggio gira almeno dalla fine del 2020, come è facile verificare con
tre secondi di ricerca su Tineye. 

@Ufoofinterest
mi segnala che una variante della stessa foto è stata
spacciata anche da CBS News
come selfie fatto da Samantha Cristoforetti addirittura nel
2016, scrivendo persino nella didascalia “Samantha Cristoforetti/ESA” come
fonte e dando dettagli (completamente falsi) sul contesto:
“Italian Astronaut Samantha Cristoforetti sent the people of Macedonia a
greeting from space on twitter with this selfie, 2014”

(copia permanente). Non è vero, e non può
essere vero perché durante la sua prima missione Samantha non ha effettuato
nessuna uscita in tuta spaziale. Complimenti vivissimi anche a CBS News,
insomma.

Altre info sulle origini di questo fotomontaggio sono state trovate da
@PicPedant: l’immagine dell’astronauta è tratta da una foto (ISS032E025258) che mostra l’astronauta giapponese Aki Hoshide ed è stata scattata il 5
settembre 2012.

Lo sfondo, invece, è probabilmente un’immagine composita tratta da riprese
satellitari come
queste, segnalate da
SMHoaxSlayer.

— 

Poco dopo la pubblicazione della mia
segnalazione
su Twitter, il Gazzettino ha semplicemente rimosso l’articolo, senza
rettificarlo come sarebbe invece previsto dal codice dentologico dell’Ordine
dei Giornalisti. La versione sul Mattino è invece ancora lì al momento
in cui scrivo queste righe, ma con un bel buco al posto della foto, visto che
il tweet di Giuliana Valenti che è stato usato per embeddare l’immagine
è stato rimosso.

Questo è il modo in cui si fa giornalismo in certe redazioni. Meno male che i
giornali dovrebbero salvarci dalle fake news

Ringrazio i tanti che mi hanno segnalato i dettagli di questo ennesimo
scivolone giornalistico perfettamente evitabile. Ho preparato un’immagine che
se volete potete usare per rispondere concisamente ai tanti che condivideranno
questo falso:

2022/07/27 16:25. Sono state pubblicate le
prime foto effettive
dell’escursione di Samantha. 

 

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Secolo XIX, record di cretinate su Curiosity

Secolo XIX, record di cretinate su Curiosity

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Perché c’è così tanto disinteresse per la scienza in Italia? Perché ci sono redazioni di giornali, come quella del Secolo XIX, che danno carta bianca a personaggi astiosi e incompetenti come Marco Ventura, che firma questo articolo sul Secolo. Pieno di bile e di infantile antiamericanismo, ignorante del fatto che a Curiosity hanno collaborato molti paesi (Europa compresa) oltre agli Stati Uniti, e soprattutto stracolmo di errori. Se Marco Ventura voleva vincere le olimpiadi della cazzata, si è appena aggiudicato la medaglia d’oro. Anche se il bronzo (nel senso di faccia) sarebbe molto più calzante.

Sono di buonumore, perché la scienza che sta arrivando da Marte e dalle altre esplorazioni spaziali è troppo bella per arrabbiarsi con chi vuole rigurgitare letame su cose di cui non capisce un ciuffolo. Però mi voglio divertire a fare cordialmente a brandelli quest’articolo del Secolo, perché è una nuova dimostrazione della pochezza delle testate giornalistiche italiane e del giornalismo spazzatura che sta contribuendo a rimbecillire l’opinione pubblica. E tiro in ballo la redazione intera, perché il signor Ventura avrà le sue colpe d’incompetenza, ma è ancora più grave la colpa di chi, al Secolo XIX, gli offre spazio e lo lascia fare.

Vediamo un po’.

“gli americani tornano su Marte con la sonda-laboratorio a sei ruote Curiosity, e l’impresa diventa nuova, la memoria è corta e non ci ricordavamo più l’emozione dei primi atterraggi sul Pianeta Rosso, 36 anni fa.” Ce la ricordiamo benissimo, signor Ventura, l’impresa delle due sonde Viking nel 1976, che è quella a cui si riferisce citando i 36 anni trascorsi. Peccato che il primo veicolo ad atterrare intero su Marte sia stato russo: il Mars 3, nel 1971. Quarantuno anni fa, non trentasei. Ma questo fatto sbugiarderebbe il tema bilioso degli “eterni bambinoni americani… alla conquista di Marte”, e allora non si racconta. O non si va a cercarlo almeno su Wikipedia. Fatterello interessante: la prima bandiera su Marte è quella sovietica. E comunque gli scopi delle Viking erano completamente diversi da quelli odierni di Curiosity. Aiutino: Viking non aveva le ruote, Curiosity sì. Cosa vorrà mai dire?

“pianeta più simile alla Terra, un decimo più piccolo e con un diametro che è la metà”. Come fa Marte a essere un decimo più piccolo della Terra (cioè grande i nove decimi del nostro pianeta) avendo la metà del suo diametro? Questa è geometria di base. In realtà il volume di Marte è circa un settimo di quello terrestre; non è “un decimo più piccolo”.

Due miliardi e mezzo i dollari spesi: tanto vale la speranza di scavare su Marte la pepita d’oro del Duemila, l’elemento mai visto che ci cambierà la vita nei prossimi millenni e il cui brevetto sarà targato Pasadena, che dia agli Stati Uniti d’America il senso di aver unito la gioia di essere i primi al mondo con l’utilità della scoperta scientifica e del ritorno economico.” Forse il signor Ventura ha confuso Curiosity con Avatar. La sonda non è su Marte alla ricerca di qualche minerale da sfruttare economicamente come l’unobtainium del film di James Cameron. Non sta cercando elementi mai visti, pepite d’oro o pepite di pollo, e non è a caccia di nessun ritorno economico. Sta facendo scienza, i cui risultati vengono condivisi in tempo reale con il mondo, non messi sotto brevetto dal Rockerduck di turno che esiste solo nella fantastiosa creatività del giornalista del Secolo XIX.

“sottotraccia ma neanche troppo c’è la tempestività singolare della missione su Marte rispetto alle presidenziali in autunno”. Qualcuno se la sente di spiegare al signor Ventura che le sonde spaziali interplanetarie vengono lanciate quando c’è la posizione ottimale dei pianeti interessati, che è decisa dalla meccanica celeste e non dal calendario politico americano, e che quindi le elezioni presidenziali non c’entrano nulla?

“C’è però Barack Obama che mette il cappello sull’ammaraggio”. Eh? Ammaraggio? Mi sono perso le foto di Curiosity che galleggia negli oceani marziani, oppure il correttore ortografico si è giustamente rifiutato di scrivere l’orrendo ammartaggio ma Ventura non se n’è accorto?

“In quel momento, a 570 milioni di chilometri si poteva forse vedere la Terra e in particolare quella parte di emisfero che brilla di stelle e strisce”. No. Marte, in questo momento, è a 251 milioni di chilometri dalla Terra (WolframAlpha). I 570 milioni di chilometri sono la distanza complessiva percorsa, riportata nei press kit della NASA.

“il presidente Obama può raccontare al suo popolo che l’America è ancora in vetta al Mondo e si prepara a scalare il più alto vulcano del sistema solare, 27 chilometri di arrampicata fino in cima al Monte Olimpo (su Marte, non in Grecia)”. No. Curiosity non è ai piedi del Monte Olimpo marziano, ma a quelli dell’Aeolis Mons (detto anche Mount Sharp), che è da tutt’altra parte su Marte. E comunque né Curiosity né altre sonde si preparano a scalare questa o altre montagne marziane.

“E per una sera, quei 2 miliardi e mezzo di dollari gettati nell’ennesima “nuova” missione su Marte potranno far credere ai “maledetti Yankee” di avere ancora tutti i requisiti per essere i più amati (e odiati) non della Terra, ma dell’intero sistema solare”. Per una sera, invece, qualcuno penserà che scrivere un travaso di bile costellato di scempiaggini potrà far credere ai poveri lettori che questo sia giornalismo.

2012/08/10

Ho ricevuto una mail di replica apparentemente proveniente da Marco Ventura (è inviata da un indirizzo di mail del Secolo XIX, ma non intestato a lui). Essendo una comunicazione personale, non ritengo corretto pubblicarla senza il consenso del mittente. Dico solo che è illuminante.

2012/08/11

Ieri sera ho ricevuto il consenso di Marco Ventura alla pubblicazione della sua mail di replica, che è stata autenticata da Ventura stesso. Eccola integralmente.

Caro Attivissimo,

agli insulti (astioso e incompetente, medaglia d’oro delle cazzate, faccia di bronzo, giornalismo spazzatura che rimbecillisce) non replico. M’interessa piuttosto segnalarle la differenza tra un articolo scientifico e uno ironico e di costume. Ho solo preso spunto dai fotomontaggi satirici sulla missione Curiosity diffusi sul web per fare dell’ironia anch’io.

Al di là di un refuso e un’imprecisione di linguaggio (Marte è un decimo della Terra, non un decimo più piccolo), l’unico errore sembra essere la distanza tra i due pianeti, diventata 570 milioni di chilometri perché questa era la distanza percorsa dalla sonda. Ma per correggere la mia “ignoranza”, lei ha commesso l’errore di confondere miglia con chilometri pur essendo (leggo nella sua presentazione) un giornalista specializzato in astronomia già collaboratore della NASA. L’hanno corretta gli internauti.

Tutto il resto, dalla scalata del Monte Olimpo alla petulanza del ricordo dei russi che per primi “arrivarono” a Marte (ma io parlavo degli americani), sono correzioni fuori tema, come se io le contestassi l’accusa di aver vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi della cazzata, obiettandole che non c’è questa specialità nei Giochi Olimpici.

Quanto all’anti-americanismo, per sua informazione sono tutto tranne che anti-americano.

Bello il suo blog: estremo, iperbolico, avvelenato, meravigliosamente fuori centro.

Grazie e alla prossima!

Marco Ventura

La mia risposta:

Egregio signor Ventura,

|| per correggere la mia “ignoranza”, lei ha commesso l’errore di confondere miglia con chilometri

Vero. La differenza è che io ho ammesso pubblicamente l’errore. E l’ho corretto, ringraziando. Lei no.

|| Al di là di un refuso e un’imprecisione di linguaggio (Marte è un decimo della Terra, non un decimo più piccolo), l’unico errore sembra essere la distanza tra i due pianeti

No. Ce ne sono molti altri. Alcuni li ho elencati nel mio articolo (pepita, ammaraggio, ecc). Altri li lascio a lei da trovare.

|| Quanto all’anti-americanismo, per sua informazione sono tutto tranne che anti-americano.

Ha un modo molto singolare di manifestarlo.

Cordiali saluti

Paolo Attivissimo

C’è stato un ulteriore scambio, che però non ho il permesso di pubblicare. L’articolo di Ventura è ancora lì, senza correzioni. Quod erat demonstrandum.

Se ti è piaciuto quello che hai letto, vuoi incoraggiarmi a scrivere ancora
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Grazie!

La Stampa pubblica i deliri di Benedetta Paravia sul 5G. Però le fake news son colpa di Internet, mi raccomando

La Stampa pubblica i deliri di Benedetta Paravia sul 5G. Però le fake news son colpa di Internet, mi raccomando

Ultimo aggiornamento: 2022/05/13 13:30.

Sono arrivate moltissime segnalazioni di un articolo a firma di Benedetta
Paravia su La Stampa che pubblica falsità, deliri e assurdità a
proposito della telefonia 5G. Ne cito una fra le tante:

In molti si sono chiesti: perché proprio in questo periodo nel quale tutti
siamo a casa ci si affretta a tagliare alberi in tutta Italia? Ebbene le
foglie degli alberi rappresentano un ostacolo per le onde millimetriche del
5G, come riconoscono anche i gestori telefonici.

Certo. Non esiste nessun altro motivo plausibile per potare le piante. Prima del 5G non si potavano mai.
Screenshot per gli increduli:

Pubblicare queste scemenze inqualificabili proprio in un momento in cui nel
Regno Unito gli idioti anti-5G hanno iniziato a
dar fuoco ad almeno venti installazioni di telefonia mobile
(perché dicono che il 5G facilita il coronavirus) rasenta l’istigazione a
delinquere.

Non ho tempo di sbufalare una per una tutte le infinite stupidaggini scritte
da Benedetta Paravia (per i curiosi che l’hanno chiesto: sì, è
questa
Benedetta Paravia, ma questo non cambia le cose). Né, francamente, ho voglia
di sostenere un ennesimo dibattito sul 5G. Se per colpa degli imbecilli non
verrà installato, pazienza, non me ne può fregar di meno.

Mi limito a notare che La Stampa adesso spaccia l’articolo della
Paravia per una “opinione controcorrente”, con tanto di titolo
modificato, ma in realtà lo aveva pubblicato inizialmente nella sezione
Cronaca, come evidenzia l’URL originale
(http://www.lastampa.it/cronaca/2020/04/06/news/il-valore-della-salute-e-quello-del-profitto-il-5g-1.38686965),
diverso da quello successivo
(http://www.lastampa.it/opinioni/2020/04/06/news/il-valore-della-salute-e-quello-del-profitto-il-5g-1.38686965).

Anni di debunking, di articoli tecnici dettagliatissimi, di spiegazioni
di fisica di base che dimostrano che le paranoie anti-5G sono infondate quanto
quelle dei terrapiattisti, e poi arriva Benedetta Paravia che dall’alto della
sua laurea “con lustro in Giurisprudenza” [sic] e della sua totale incompetenza in radiotecnica e fisica di base prende i fatti e
li usa come carta igienica. E un giornale la pubblica. Anzi
due giornali, o perlomeno due testate, visto che l’articolo è uscito
anche su Il Secolo XIX, che appartiene allo stesso gruppo. Ho salvato
su Archive.org l’originale dell’articolo su
La Stampa
e sul
Secolo XIX.

Posso solo dire che se il direttore di un giornale ritiene che sia giusto e
sensato rifilare ai propri lettori quella diarrea mentale fottendosene dei
fatti e della deontologia, se ha il coraggio di spacciare per
“opinione” ciò che di fatto è una compilation di balle, e se l’Ordine dei Giornalisti
non interviene, allora il giornalismo è morto e ancora non se ne è reso conto.
Ed è stato assassinato dall’interno, da direttori incoscienti per il quale il
termine responsabili è una foglia di fico che da tempo non copre più le
vergogne.

Mi sono limitato a segnalare pubblicamente la cosa a
Vodafone,
Huawei,
Ericsson
e
WindTre, che oltretutto sono spesso inserzionisti pubblicitari del giornale che li
sta infangando. Chissà che magari il rischio di perdere gli introiti
pubblicitari possa arrivare dove la dignità giornalistica fallisce. Ma qui mi
fermo, perché se i giornali sono contenti di lavorare così, e se i lettori
sono contenti di continuare a leggerli, impegnarsi a fare debunking non
serve a nulla.

Però la prossima volta che sento qualcuno dire che le fake news sono
colpa di Internet e i media tradizionali sono il baluardo contro la
disinformazione, lo prendo a schiaffi con l’articolo di Benedetta Paravia e lo
mando affanculo. Scusate il turpiloquio, ma stavolta mi sono proprio rotto.

Avvertenza: Qualunque commento che sostenga dubbi o tesi anti-5G o dica
“ma c’è un articolo che…” verrà cestinato. La fisica di base e
l’epidemiologia hanno già chiarito come stanno le cose ed è inutile riaprire
un dibattito che non c’è. Quindi non provateci nemmeno. Grazie.

2020/04/08 16:00

La Stampa ha rimosso l’articolo. È un buon risultato. Meglio ancora sarebbe non pubblicarne più in futuro.
Vedremo: nel frattempo, la stessa testata ha pubblicato
questa lettera di debunking di Marco Bella, deputato del Movimento 5 Stelle, che risponde specificamente all’articolo
di Benedetta Paravia.

2020/04/11 10:10

Benedetta Paravia, su Facebook, l’ha
presa molto sportivamente e con garbo
“Hanno censurato anche il Messaggero Veneto ed un nuovo eunuco, questa volta
un blogger che afferma non avere interessi in materia, parla di me:”
.

2022/05/13 13:30

Nei commenti mi segnalano che l’articolo è tornato online (copia permanente). Non so da quanto tempo è stato ripubblicato.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle
donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere
ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico) o
altri metodi.

Secondo i giornalisti sono arrivati i “virus tergicristallo”

Secondo i giornalisti sono arrivati i “virus tergicristallo”

Ultimo aggiornamento: 2022/03/23 21:00.

Io cerco di non farmi venire i travasi di bile, ma vorrei proprio sapere come
fa un giornalista a non chiedersi cosa possa mai essere un
“virus tergicristallo”

A quanto pare, secondo Nicola Pepe (“capo servizio redazione online La Gazzetta del Mezzogiorno”, secondo la sua bio su Twitter)
e altri, a un giornalista costa troppa fatica chiedere a un esperto prima di
stampare una scemenza monumentale del genere.

L’immagine completa, per chi ha difficoltà con Twitter:

Nicola Pepe non è l’unico, come mostra una semplice ricerca in Google:

In originale è “wiper”. Sì, da solo vuol dire “tergicristallo”,
ma “wiper” è un tipo di virus/malware che cancella tutti i dati della
vittima. Sarebbe bastato usare
Wikipedia.
Sarebbe bastato non lavorare col deretano.

E non è finita: adesso arriva anche l’”attacco tergicristallo”.

class="twitter-tweet tw-align-center" data-cards="hidden" data-conversation="none" data-partner="tweetdeck" >

La traduzione errata si diffonde
pic.twitter.com/ZVXctnizdO

— marco andreozzi (@mandreozzi)
March 23, 2022

La scemenza viene ripetuta più volte nell’articolo di Hitechglitz (copia permanente), nelle varianti “attacco al tergicristallo”,
“virus tergicristallo” e anche “il tergicristallo”
tout court:

Cari colleghi, davvero NESSUNO si ferma a pensare prima di scrivere queste
minchiate? NESSUNO si chiede cosa mai possa voler dire
“attacco tergicristallo”? Siamo giornalisti o amebe?

E prima che arrivi il solito che dice
“ma è nel titolo/sottitolo, che non viene scritto dal giornalista”,
mettiamo in chiaro bene una cosa:
al lettore non gliene frega niente di chi l’ha scritto, che sia il
titolista, il giornalista o il Mago Zurlì. È troppo comodo dare la colpa al
titolista anonimo.

Il titolista anonimo è stato scelto e messo sotto contratto da qualcuno del
giornale; non è caduto in redazione per caso, portato dalla cicogna. Fa parte
della redazione del giornale. Se scrive minchiate, la colpa è sua, ma è anche
di chi l’ha messo lì a scrivere minchiate e lo lascia lì a continuare a
scrivere minchiate.

Perché scemenze di questo genere continuano a uscire sui giornali e nessuno fa
niente per cercare di evitarle. Questo non è un incidente isolato di
incompetenza informatica e di giornalismo a neuroni spenti: è un problema
generale di metodo di lavoro. Le redazioni che lavorano così dovrebbero farsi
un esame di coscienza e chiedersi seriamente se lo scopo fondamentale del loro
giornale sia fare informazione oppure fottere il lettore rifilandogli scemenze
a pacchi con la minore spesa possibile, sperando che non se ne accorga.

Nicola Pepe ha risposto pubblicamente come segue alla mia segnalazione su
Twitter:
“Quindi sono scemenze le notizie del dl del Governo sui software di società
russe? O gli alert dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale? O gli
avvisi del Csirt? A chi giova questa (contro) informazione su una parola tra
virgolette che non c’entra nulla col 90% della notizia?”

(copia permanente). 

Gli ho
risposto
così:
“Certo che no, collega. Gll avvisi del CSIRT non sono scemenze. Quel
titolo, con quel termine ridicolo, invece, lo è. Sarebbe dignitoso
ammetterlo, invece di cercare scuse.”

Sua
replica:
“Non cerco scuse. Puoi anche fare sarcasmo senza offendere il lavoro di un
collega e di una testata, se sei un giornalista. Sarebbe bastato edulcorare
i contenuti offensivi. Diversamente  faró querela o segnalarero alla
Polizia delle comunicazioni. Non siamo al circo”

(copia permanente).

E
anche:
“Spero che chi ha messo un like a questo teeet offensivo abbia un
paracadute svizzero come il suo autore perché dopo questo momenti di gloria
virtuale sarà querelato e dovrà difendersi in tribunale con un avvocato.”

(copia permanente). Fra l’altro, il
mio tweet
al quale si riferisce non lo riguarda nemmeno.

La discussione è proseguita (ben presto senza di me) con livelli crescenti di
surrealismo, Effetto Streisand e lesa maestà.

Poi la gente mi chiede perché non contatto in privato i colleghi per avvisarli
quando scrivono stupidaggini.

Intanto c’è chi giustamente ci ride su, anche per non piangere:

class="twitter-tweet tw-align-center" data-conversation="none" data-cards="hidden" data-partner="tweetdeck" >

sì sì, voi ridete e scherzate, ma vi assicuro che per chi se l'è
beccato, come il sottoscritto, non c'è proprio niente da ridere! 😪
pic.twitter.com/8TAXgb0Eb9

— \m/@tt (@matt_stefanelli)
March 23, 2022