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Secolo XIX, record di cretinate su Curiosity

Secolo XIX, record di cretinate su Curiosity

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Perché c’è così tanto disinteresse per la scienza in Italia? Perché ci sono redazioni di giornali, come quella del Secolo XIX, che danno carta bianca a personaggi astiosi e incompetenti come Marco Ventura, che firma questo articolo sul Secolo. Pieno di bile e di infantile antiamericanismo, ignorante del fatto che a Curiosity hanno collaborato molti paesi (Europa compresa) oltre agli Stati Uniti, e soprattutto stracolmo di errori. Se Marco Ventura voleva vincere le olimpiadi della cazzata, si è appena aggiudicato la medaglia d’oro. Anche se il bronzo (nel senso di faccia) sarebbe molto più calzante.

Sono di buonumore, perché la scienza che sta arrivando da Marte e dalle altre esplorazioni spaziali è troppo bella per arrabbiarsi con chi vuole rigurgitare letame su cose di cui non capisce un ciuffolo. Però mi voglio divertire a fare cordialmente a brandelli quest’articolo del Secolo, perché è una nuova dimostrazione della pochezza delle testate giornalistiche italiane e del giornalismo spazzatura che sta contribuendo a rimbecillire l’opinione pubblica. E tiro in ballo la redazione intera, perché il signor Ventura avrà le sue colpe d’incompetenza, ma è ancora più grave la colpa di chi, al Secolo XIX, gli offre spazio e lo lascia fare.

Vediamo un po’.

“gli americani tornano su Marte con la sonda-laboratorio a sei ruote Curiosity, e l’impresa diventa nuova, la memoria è corta e non ci ricordavamo più l’emozione dei primi atterraggi sul Pianeta Rosso, 36 anni fa.” Ce la ricordiamo benissimo, signor Ventura, l’impresa delle due sonde Viking nel 1976, che è quella a cui si riferisce citando i 36 anni trascorsi. Peccato che il primo veicolo ad atterrare intero su Marte sia stato russo: il Mars 3, nel 1971. Quarantuno anni fa, non trentasei. Ma questo fatto sbugiarderebbe il tema bilioso degli “eterni bambinoni americani… alla conquista di Marte”, e allora non si racconta. O non si va a cercarlo almeno su Wikipedia. Fatterello interessante: la prima bandiera su Marte è quella sovietica. E comunque gli scopi delle Viking erano completamente diversi da quelli odierni di Curiosity. Aiutino: Viking non aveva le ruote, Curiosity sì. Cosa vorrà mai dire?

“pianeta più simile alla Terra, un decimo più piccolo e con un diametro che è la metà”. Come fa Marte a essere un decimo più piccolo della Terra (cioè grande i nove decimi del nostro pianeta) avendo la metà del suo diametro? Questa è geometria di base. In realtà il volume di Marte è circa un settimo di quello terrestre; non è “un decimo più piccolo”.

Due miliardi e mezzo i dollari spesi: tanto vale la speranza di scavare su Marte la pepita d’oro del Duemila, l’elemento mai visto che ci cambierà la vita nei prossimi millenni e il cui brevetto sarà targato Pasadena, che dia agli Stati Uniti d’America il senso di aver unito la gioia di essere i primi al mondo con l’utilità della scoperta scientifica e del ritorno economico.” Forse il signor Ventura ha confuso Curiosity con Avatar. La sonda non è su Marte alla ricerca di qualche minerale da sfruttare economicamente come l’unobtainium del film di James Cameron. Non sta cercando elementi mai visti, pepite d’oro o pepite di pollo, e non è a caccia di nessun ritorno economico. Sta facendo scienza, i cui risultati vengono condivisi in tempo reale con il mondo, non messi sotto brevetto dal Rockerduck di turno che esiste solo nella fantastiosa creatività del giornalista del Secolo XIX.

“sottotraccia ma neanche troppo c’è la tempestività singolare della missione su Marte rispetto alle presidenziali in autunno”. Qualcuno se la sente di spiegare al signor Ventura che le sonde spaziali interplanetarie vengono lanciate quando c’è la posizione ottimale dei pianeti interessati, che è decisa dalla meccanica celeste e non dal calendario politico americano, e che quindi le elezioni presidenziali non c’entrano nulla?

“C’è però Barack Obama che mette il cappello sull’ammaraggio”. Eh? Ammaraggio? Mi sono perso le foto di Curiosity che galleggia negli oceani marziani, oppure il correttore ortografico si è giustamente rifiutato di scrivere l’orrendo ammartaggio ma Ventura non se n’è accorto?

“In quel momento, a 570 milioni di chilometri si poteva forse vedere la Terra e in particolare quella parte di emisfero che brilla di stelle e strisce”. No. Marte, in questo momento, è a 251 milioni di chilometri dalla Terra (WolframAlpha). I 570 milioni di chilometri sono la distanza complessiva percorsa, riportata nei press kit della NASA.

“il presidente Obama può raccontare al suo popolo che l’America è ancora in vetta al Mondo e si prepara a scalare il più alto vulcano del sistema solare, 27 chilometri di arrampicata fino in cima al Monte Olimpo (su Marte, non in Grecia)”. No. Curiosity non è ai piedi del Monte Olimpo marziano, ma a quelli dell’Aeolis Mons (detto anche Mount Sharp), che è da tutt’altra parte su Marte. E comunque né Curiosity né altre sonde si preparano a scalare questa o altre montagne marziane.

“E per una sera, quei 2 miliardi e mezzo di dollari gettati nell’ennesima “nuova” missione su Marte potranno far credere ai “maledetti Yankee” di avere ancora tutti i requisiti per essere i più amati (e odiati) non della Terra, ma dell’intero sistema solare”. Per una sera, invece, qualcuno penserà che scrivere un travaso di bile costellato di scempiaggini potrà far credere ai poveri lettori che questo sia giornalismo.

2012/08/10

Ho ricevuto una mail di replica apparentemente proveniente da Marco Ventura (è inviata da un indirizzo di mail del Secolo XIX, ma non intestato a lui). Essendo una comunicazione personale, non ritengo corretto pubblicarla senza il consenso del mittente. Dico solo che è illuminante.

2012/08/11

Ieri sera ho ricevuto il consenso di Marco Ventura alla pubblicazione della sua mail di replica, che è stata autenticata da Ventura stesso. Eccola integralmente.

Caro Attivissimo,

agli insulti (astioso e incompetente, medaglia d’oro delle cazzate, faccia di bronzo, giornalismo spazzatura che rimbecillisce) non replico. M’interessa piuttosto segnalarle la differenza tra un articolo scientifico e uno ironico e di costume. Ho solo preso spunto dai fotomontaggi satirici sulla missione Curiosity diffusi sul web per fare dell’ironia anch’io.

Al di là di un refuso e un’imprecisione di linguaggio (Marte è un decimo della Terra, non un decimo più piccolo), l’unico errore sembra essere la distanza tra i due pianeti, diventata 570 milioni di chilometri perché questa era la distanza percorsa dalla sonda. Ma per correggere la mia “ignoranza”, lei ha commesso l’errore di confondere miglia con chilometri pur essendo (leggo nella sua presentazione) un giornalista specializzato in astronomia già collaboratore della NASA. L’hanno corretta gli internauti.

Tutto il resto, dalla scalata del Monte Olimpo alla petulanza del ricordo dei russi che per primi “arrivarono” a Marte (ma io parlavo degli americani), sono correzioni fuori tema, come se io le contestassi l’accusa di aver vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi della cazzata, obiettandole che non c’è questa specialità nei Giochi Olimpici.

Quanto all’anti-americanismo, per sua informazione sono tutto tranne che anti-americano.

Bello il suo blog: estremo, iperbolico, avvelenato, meravigliosamente fuori centro.

Grazie e alla prossima!

Marco Ventura

La mia risposta:

Egregio signor Ventura,

|| per correggere la mia “ignoranza”, lei ha commesso l’errore di confondere miglia con chilometri

Vero. La differenza è che io ho ammesso pubblicamente l’errore. E l’ho corretto, ringraziando. Lei no.

|| Al di là di un refuso e un’imprecisione di linguaggio (Marte è un decimo della Terra, non un decimo più piccolo), l’unico errore sembra essere la distanza tra i due pianeti

No. Ce ne sono molti altri. Alcuni li ho elencati nel mio articolo (pepita, ammaraggio, ecc). Altri li lascio a lei da trovare.

|| Quanto all’anti-americanismo, per sua informazione sono tutto tranne che anti-americano.

Ha un modo molto singolare di manifestarlo.

Cordiali saluti

Paolo Attivissimo

C’è stato un ulteriore scambio, che però non ho il permesso di pubblicare. L’articolo di Ventura è ancora lì, senza correzioni. Quod erat demonstrandum.

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Panorama di Marte mozzafiato in realtà virtuale

Panorama di Marte mozzafiato in realtà virtuale

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Ci vorranno probabilmente decenni prima che qualcuno possa camminare su Marte e guardarsi intorno, ma i nostri emissari robotici sono già lì e le loro immagini possono essere composte per creare panorami che approssimano molto bene la sensazione di essere sul pianeta rosso.

Se avete un oculare per la realtà virtuale anche modesto, come per esempio Google Cardboard, potete guardarvi intorno spostando la testa con questo video, basato su immagini recentissime (sono state scattate dal rover Curiosity su Marte un mese e mezzo fa):

Se non avete un oculare, potete comunque guardarlo su uno smartphone o tablet e guardarvi intorno spostando il dispositivo. E se non avete neanche questi dispositivi ma un buon monitor, provate la versione ad altissima risoluzione, zoomabile a livelli impressionanti, che trovate qui su Trustedphoto.com. Buona visione.

Un altro incredibile autoritratto da Marte: il robot Curiosity ai piedi di una duna

Un altro incredibile autoritratto da Marte: il robot Curiosity ai piedi di una duna

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Il veicolo robotico Curiosity sta ancora esplorando Marte: è facile dimenticarsi di quanto sia incredibilmente eccezionale questa frase. A decine di milioni di chilometri da noi, su un altro pianeta, c’è un nostro emissario meccanico. Un emissario che oltre ad analizzare il suolo marziano scatta migliaia di foto e le manda a Terra, dove sono a disposizione di chiunque. C’è chi preferisce sprecare il proprio tempo trovando in queste foto piramidi, umanoidi e altre allucinazioni, e chi invece mette insieme queste foto per creare autoritratti incantevoli come questo, che è opera di Paul Hammond e mostra Curiosity alla base di una duna sabbiosa che sta esplorando con molta cautela per non incagliarsi.

Non fermatevi alla versione piccola che ho pubblicato qui: andate a prendervi l’originale su Flickr, che misura 10400 per 4732 pixel, e divertitevi considerando che state guardando granelli di polvere che stanno su un altro pianeta.

Tanto per darvi un assaggio di cosa vuol dire una risoluzione come quella di questa foto composita, questa è la ruota posteriore sinistra del veicolo:

Ringrazio @Rainmaker1973 per la segnalazione.

Antibufala: trovata una piramide su Marte!

Antibufala: trovata una piramide su Marte!

Siamo alle solite: una foto da Marte mostra una roccia a forma di piramide e subito tutti corrono a parlare di alieni e di antiche civiltà marziane. Lo fa per esempio Huffington Post italiano (Una piramide su Marte nelle foto Nasa: “È la prova che un’antica civiltà ha vissuto sul pianeta”), al quale tiene compagnia anche il Mirror britannico.

Tutto parte dalla segnalazione video di un semplice utente, che si fa chiamare Paranormal Crucible (“crogiuolo del paranormale”), secondo il quale l’oggetto avrebbe le dimensioni di un’automobile e sarebbe la punta di una struttura sepolta ben più grande.

Come faccia costui a saperne le dimensioni, visto che non c’è indicazione di scala, e come faccia a dire che sotto la superficie di Marte c’è il resto della piramide, non è noto. Perché poi i marziani dovrebbero aver costruito proprio delle piramidi, fra tutte le forme possibili, non si capisce.

C’è poi il dettaglio che la “piramide” è inclinata a circa 45 gradi e quindi lo dovrebbe essere anche qualunque ipotetica struttura sottostante, e quindi bisognerebbe chiedersi perché mai gli alieni dovrebbero non solo costruire proprio piramidi, ma proprio piramidi storte, ma pazienza.

La foto, comunque, in sé è autentica e la “piramide” non è stata aggiunta con il fotoritocco: l’immagine è infatti disponibile presso Nasa.gov ed è scaricabile in alta risoluzione (la potete vedere qui sotto). Risulta scattata il 7 maggio scorso alle 23:22:33 UTC con la fotocamera destra dell’apparato Mastcam della sonda Curiosity.

Altre foto della stessa zona mostrano parecchie altre rocce spigolose, per cui la spiegazione più semplice è che si tratti di una di queste rocce squadrate che per puro caso mostra alla fotocamera uno spigolo e due facce e questo crea l’illusione di una piramide (non sappiamo come sia l’altro lato, fra l’altro).

Come giustamente dice Jim Bell, professore di scienza planetaria presso la Arizona State University e membro della squadra che coordina i veicoli della NASA che esplorano Marte, capita spesso che nelle foto di Marte vengano riconosciuti oggetti familiari. “L’occhio umano è bravo a riconoscere forme familiari o fattezze umane negli oggetti disposti a caso” ha dichiarato a USA Today, sottolineando che la struttura piramidale è simile alle superfici spigolose delle rocce vulcaniche che troviamo sulla Terra per esempio alle Hawaii o in Islanda.

Falso allarme anche stavolta, insomma, ma Bell incoraggia gli appassionati a continuare a sfogliare le tantissime foto che arrivano dalla superficie di Marte: non si sa mai che possano, una volta o l’altra, trovare per esempio un fossile vero.

Due autoritratti straordinari di Curiosity su Marte

Due autoritratti straordinari di Curiosity su Marte

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Questo autoritratto del robot Curiosity della NASA su Marte è stato scattato il 6 ottobre scorso presso il sito soprannominato Big Sky, dove il trapano di Curiosity ha raccolto il quinto campione di roccia delle pendici del Monte Sharp. Il link diretto per scaricare la versione a massima risoluzione (7149 x 10036 pixel) di questo selfie da un altro pianeta è questo.

La foto è una composizione di decine di immagini scattate nel corso della giornata mediante la fotocamera MAHLI che sta all’estremità del braccio robotico di Curiosity. Il braccio non è visibile (ma la sua ombra sì) perché durante le singole foto è stato spostato man mano in modo da essere sempre fuori dall’inquadratura, dando l’effetto di una foto scattata da qualcun altro, come già avvenuto in altre occasioni, come per esempio questa e questa.

L’orizzonte nella foto è in realtà pianeggiante, ma sembra in pendenza perché i creatori dell’autoritratto hanno scelto di allineare l’inquadratura rispetto allo strumento ChemCam che sovrasta Curiosity.

Per dare un’idea delle dimensioni di Curiosity, le ruote hanno un diametro di 50 centimetri e sono larghe circa 40 centimetri. Il foro trapanato della roccia ha un diametro di 16 millimetri.

Un altro autoritratto composito di Curiosity, visto dal basso, risale al 5 agosto scorso ed è scaricabile a piena risoluzione in due versioni: questa e questa.

Se vi può essere utile una spiegazione grafica di come funziona la manovra per nascondere il braccio che regge la fotocamera, date un’occhiata qui sotto.

Trovato un cucchiaio su Marte: stavolta non è un’illusione ottica

Trovato un cucchiaio su Marte: stavolta non è un’illusione ottica

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “newfil*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2015/09/05 00:30.

Quella mostrata qui accanto è una foto reale, non ritoccata, proveniente da Marte, scattata dalla sonda Curiosity, e quello al centro è davvero un oggetto a forma di cucchiaio. Niente Photoshop, nessun inganno della prospettiva; l’ombra è vera e delinea le forme correttamente.

I fufologi si calmino, perché non c’entrano i marziani distratti: il cucchiaio è una struttura scolpita dal vento nella roccia marziana. Una spettacolare dimostrazione di quello che la natura sa fare quando ha tempo, ci si mette d’impegno e non ci sono pioggia, piante o animali a disturbare le sue fragili sculture (e la gravità è un quarto di quella terrestre).

L’immagine è un dettaglio di questa foto originale:

Image Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS

La foto è stata scattata il 30 agosto scorso. Il “cucchiaio” si trova nella zona in basso e al centro e misura una decina di centimetri, secondo questi calcoli di Emily Lakdawalla della Planetary Society.

Non è l’unica roccia scolpita in forme affusolate e lamellari dal sottile ma abrasivo vento di Marte nella zona esplorata dalla sonda, come si nota in queste foto. Naturalmente la nostra familiarità con la forma di un cucchiaio fa risaltare subito questa specifica formazione rocciosa, ma nella stessa area ce ne sono molte altre straordinariamente scolpite ed erose con forme meno familiari. Qualcuna è visibile in questa panoramica composita, soprattutto sulla destra:

Se siete capaci di vedere gli stereogrammi o avete un paio di occhialini 3D con i filtri rossi e blu potete anche vedere il “cucchiaio” in tre dimensioni grazie al lavoro di Atomoid su Unmanned Spaceflight, che ha combinato due immagini della stessa zona scattate da Curiosity, ottenendo risultati impressionanti: emerge perfettamente la complessità delle forme, che si perde completamente nella versione 2D, e si nota bene il fatto che il “cucchiaio” è attaccato alle rocce adiacenti nella parte iniziale del “manico”.

Se qualcuno ha tempo di preparare una wiggle GIF, la pubblico volentieri.

2015/09/03 11:15

Ecco la wiggle GIF preparata da Riccardo Rossi (RikyUnreal):

Ho scelto quella di RikyUnreal perché al mio occhio è quella che produce l’effetto più intenso, ma le altre che ho ricevuto sono qui: Ufoofinterest, Davide, Bettella87 e Maxspace.

Segnalo inoltre un bel documento PDF della NASA che mostra esempi di come il vento può lavorare la roccia anche sulla Terra in forme incredibili.

La cometa Siding Spring come la vedrebbe su Marte il robot Curiosity

La cometa Siding Spring come la vedrebbe su Marte il robot Curiosity

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Questa è un’immagine tratta dal simulatore di SolarSystemScope.com: mostra il cielo di Marte così come lo vede il veicolo robotico Curiosity in queste ore, mentre sta passando la cometa Siding Spring a soli 130.000 chilometri di distanza. Speriamo che le fotocamere di Curiosity possano riprendere delle immagini: intanto godetevi queste immagini prese da Terra e fate un giro sul simulatore, è veramente bello: potete anche usare l’embed qui sotto.

Luna marziana

Luna marziana

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Credit: NASA/JPL-Caltech/Malin Space Science Systems

Cinque giorni fa, il 21 settembre scorso, Curiosity ha scattato questa foto di Phobos, una delle lune di Marte, dalla superficie del pianeta rosso, durante il giorno locale. L’originale è qui.

Quando vedo foto come questa non riesco a trattenere la mia meraviglia di fronte al lavoro e al talento che c’è dietro quest’immagine un po’ sgranata ma magica. La stessa specie umana che passa gran parte del proprio tempo a massacrarsi con morboso entusiasmo è capace di mandare su Marte un robot e calcolare esattamente a che ora e in che direzione fargli puntare la fotocamera per catturare la fioca immagine di un asteroide butterato che solca il cielo di un altro mondo. Affascinante.

I “sette minuti di terrore” per scendere su Marte

I “sette minuti di terrore” per scendere su Marte

La scommessa incredibile dello sbarco su Marte di Curiosity

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Questo video di JPLNews spiega, con una grafica e un montaggio vivaci ed entusiasmanti, la sfida tecnica straordinaria che sta per compiersi su Marte ai primi di agosto: far atterrare un veicolo esplorativo robotico di grandi dimensioni, Curiosity, calandolo dall’alto di una gru volante sostenuta da razzi. Sì, avete capito bene, e c’è di più.

Ecco la traduzione del video:

Adam Steltzner, ingegnere dell’EDL  Quando la gente lo guarda, sembra una pazzia. È molto naturale. A volte sembra una pazzia anche quando lo guardiamo noi.

[Didascalie  6 configurazioni del veicolo – 76 dispositivi pirotecnici]

È il risultato di un pensiero d’ingegneria ragionata. Ma sembra comunque una pazzia.

[Didascalie  500.000 righe di codice – Zero margine d’errore]

Dalla parte più alta dell’atmosfera fino alla superficie ci mettiamo sette minuti. Ci vogliono circa quattordici minuti perché il segnale dal veicolo spaziale arrivi sulla Terra. Questo vi dà un’idea di quanto sia lontano Marte. Quindi quando ci arriva l’avviso che abbiamo raggiunto la parte più alta dell’atmosfera, il veicolo è già morto o vivo sulla superficie da almeno sette minuti.

[Didascalia  7 minuti]

Tom Rivellini, ingegnere dell’EDL  Il rientro, la discesa e l’atterraggio, noti anche come EDL [da Entry, Descent and Landing, N.d.T.], noi li chiamiamo “i sette minuti di terrore”, perché abbiamo letteralmente sette minuti per passare dalla zona più alta dell’atmosfera alla superficie di Marte, passando da 21.000 km/h a zero, in sequenza perfetta, con coreografia perfetta, con tempismo perfetto, e il computer deve fare tutto da solo, senza aiuto da terra. Se anche una sola cosa non funziona in modo perfetto, è game over.

Steltzner  Urtiamo l’atmosfera e generiamo così tanta resistenza aerodinamica che il nostro scudo termico si scalda e diventa incandescente come la superficie del Sole. Milleseicento gradi [non si sa se °C o °F; probabilmente °C, secondo questo articolo].

Miguel San Martin, ingegnere dell’EDL  Durante il rientro, il veicolo non solo rallenta violentemente attraversando l’atmosfera, ma viene manovrato, come un aereo, per poter atterrare in uno spazio molto ristretto e ben delimitato. Questa è una delle sfide più grandi che dobbiamo affrontare, ed è una sfida che non abbiamo mai tentato prima su Marte.

[Didascalia  L’atmosfera di Marte è 100 volte più tenue di quella terrestre]

Rivellini  Marte è in effetti difficile per il rallentamento, perché ha appena abbastanza atmosfera da doverla gestire, altrimenti ti distruggerà il veicolo, ma non ne abbastanza da poter completare il lavoro [di frenata, N.d.T.]. Andiamo ancora a circa 1600 km/h, e così a quel punto usiamo un paracadute.

[Didascalia  paracadute supersonico]

Anita Sengupta, ingegnere dell’EDL  Il paracadute è il più grande paracadute supersonico e il più resistente mai costruito da noi. Deve poter sopportare 30.000 chilogrammi di forza anche se in sé pesa solo circa 45 chili.

Rivellini  Si apre talmente in fretta che genera 9 g, roba da spezzarti il collo.

Steve Lee, ingegnere dell’EDL  A quel punto devi togliere lo scudo termico. È come un grande tappo d’obiettivo, che blocca la nostra visuale del terreno per il radar. Il radar deve rilevare proprio le giuste misurazioni di quota e velocità al momento giusto, altrimenti il resto della sequenza d’atterraggio non funzionerà.

Rivellini  Quest’enorme paracadute che abbiamo ci rallenta soltanto fino a circa 320 km/h, non abbastanza da poter atterrare. Così non abbiamo scelta: dobbiamo tagliarlo via… e poi scendere usando dei razzi.

Una volta accesi quei razzi, se non facciamo qualcosa ci scontrereremo con il paracadute, per cui la prima cosa che facciamo è una manovra di deviazione molto radicale. Voliamo via lateralmente, allontanandoci dal paracadute e riducendo la nostra velocità orizzontale e verticale, facendo in modo che il rover si muova dritto su e giù, in modo che possa guardare la superficie con il suo radar e vedere dove atterreremo. Poi andiamo giù dritti verso il fondo di un cratere, proprio accanto a una montagna alta sei chilometri.

Sengupta  Non possiamo permettere che i razzi si avvicinino troppo al suolo, perché se scendessimo fino al suolo usando i motori genereremmo in pratica un’enorme nube di polvere che si depositerebbe sul rover, ne potrebbe danneggiare i meccanismi e potrebbe danneggiarne gli strumenti. Abbiamo risolto questo problema usando la manovra della gru volante.

Rivellini  A venti metri dal suolo dobbiamo calare il rover sotto di noi su un cavo lungo sei metri e mezzo e poi depositarlo delicatamente sulle sue ruote sulla superficie.

Lee  Quando il rover tocca il suolo, lo stadio di discesa è in rotta di collisione con il rover. Dobbiamo tranciare le briglie immediatamente e far volare lo stadio di discesa fino a una distanza di sicurezza rispetto al rover.

[Didascalie  osare cose potenti – Atterraggio di Curiosity 10:31 PM EDT 5 agosto 2012]

C’è anche una versione più lunga, senza commenti, dell’animazione della missione. Il Press Kit della NASA è qui (PDF). Emily Lakdawalla, della Planetary Society, ha uno spiegone dettagliato che descrive un aspetto poco evidente nel video: Curiosity effettuerà un rientro in volo planato, con manovre a S, per centrare la zona d’atterraggio. Fantastico.

In bocca al lupo, Curiosity!

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Curiosity, megapanoramica da Marte, viene in Italia il suo pilota; Soyuz spettacolare

Curiosity, megapanoramica da Marte, viene in Italia il suo pilota; Soyuz spettacolare

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Che meraviglia. Pochi minuti fa ho potuto seguire in diretta via Internet il lancio della missione spaziale Expedition 35 su un vettore Soyuz, che porterà tre astronauti (Chris Cassidy, Pavel Vinogradov e Alexander Misurkin, un americano e due russi) alla Stazione Spaziale Internazionale nel tempo record di sei ore invece dei soliti due giorni. Considerato quanto è stretta la capsula Soyuz, la differenza è notevole.

Expedition 35 Launch (201303290002HQ)

Magari per chi non ha i miei anni sulle spalle questo può sembrare banale e scontato, ma pensateci un attimo. Russi e americani, acerrimi nemici pochi decenni fa, ora volano nello spazio insieme; i russi, che vivevano le proprie missioni spaziali nel segreto più assoluto, oggi le trasmettono in diretta; e grazie a Internet non dobbiamo dipendere dagli umori di qualche direttore di rete televisiva, ma possiamo seguire queste imprese, riceverne immediatamente le foto (come quella qui sopra) e addirittura vedere gli astronauti in diretta dentro la capsula. Ne abbiamo fatta di strada.

Prossimamente ci saranno, a bordo dello stesso tipo di veicolo, Luca Parmitano e poi Samantha Cristoforetti. Speriamo che per quelle occasioni qualcuno nei media tradizionali si dia una svegliata.

In aggiunta a queste belle dimostrazioni di come Internet ha cambiato le cose, c’è questa panoramica incredibile in gigapixel di Andrew Bodrov che ci arriva da Marte: questo è quello che vede la sonda Curiosity. Guardatela a tutto schermo e poi zoomate e notate che risoluzione riusciamo ad avere da un altro pianeta. Sembra di essere lì.

A proposito: se volete parlare di persona, dal vivo, con uno dei piloti di Curiosity, l’italiano Paolo Bellutta, sarà in Italia dai primi di aprile. Queste sono le date annunciate:

3 aprile: Gruppo Astrofili, Tesero (TN)

4 aprile: Liceo Rosmini, Rovereto (TN), e Fondazione Bruno Kessler, Povo (TN)

6 aprile: Planetario Hoepli, Milano 7 aprile: Museo delle Scienze, Milano

8 aprile: Istituto Italiano di Tecnologia, Torino

9 aprile: Istituto d’Istruzione Alcide Degasperi, Borgo Valsugana (TN)

10 aprile: Liceo Rainerum, Bolzano

11 aprile: Fondazione Bruno Kessler, Povo (TN), e Liceo Galilei, Trento

12 aprile: Università di Padova e Liceo Copernico, Bologna

14 aprile: Museo Caproni, Trento

16 aprile: Agenzia Spaziale Italiana, Roma

Aggiornamenti

2013-03-29 3:00. Il comandante della Stazione Spaziale Internazionale, Chris Hadfield, è riuscito a scattare una foto eccezionale del bagliore notturno della Soyuz mentre si arrampica per raggiungere l’avamposto orbitante. Il lancio è stato effettuato di notte, proprio mentre la Stazione sorvolava la zona di decollo. Spettacolare.

2013-03-29 16:00. Aggiungo questo fermo immagine dalla diretta TV dell’arrivo a bordo per mostrare i baffi finti sfoggiati da Chris Cassidy (a 7:55) e segnalo l’audio dell’attracco registrato dall’interno della ISS da Chris Hadfield.