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Giornalismo a neurone spento: Repubblica e TGCom24 ci regalano radar subacquei e tiro di confetti

Giornalismo a neurone spento: Repubblica e TGCom24 ci regalano radar subacquei e tiro di confetti

Diciamolo: ChatGPT queste scemenze non le avrebbe scritte.

“Un sottomarino utilizzato per portare gruppi di turisti in visita al relitto del Titanic è scomparso dai radar […] Il sommergibile uscito dai radar […]” Fonte: TgCom24. Copia permanente.

“Quando nel novembre di due anni fa venne eletto Amer Ghalib, primo sindaco musulmano di origine yemenita negli Stati Uniti, i Democratici scesero per strada e lanciarono confetti al suo passaggio”. Fonte: Licia Corbolante. Copia permanente.
Con Chiara Ferragni, Il Giorno confonde sonno e mutandine; intanto il Corriere non sa come si scrive “Elon Musk”

Con Chiara Ferragni, Il Giorno confonde sonno e mutandine; intanto il Corriere non sa come si scrive “Elon Musk”

Il Giorno e il Corriere ci mandano un segnale di ottimismo: oggi
chiunque in Italia può scrivere su un giornale. Competenze linguistiche? Non
servono. Rilettura? Un’ossessione da boomer; roba
vecchia.

E così su Il Giorno Giambattista Anastasia e Sofia
Rodigari ci deliziano con il racconto della polemica per una fotografia di
Chiara Ferragni in sleep (si vede che deve risparmiare energia)
e il Corriere (cartaceo, si noti) ci educa dicendoci che “I nuovi
Mask o Zuckerberg”
è “difficili trovarli in aula”. Perché
fare un solo errore da matita blu in un titolo oggi è banale.

Da Il Giorno del 30 maggio 2023 (copia permanente). Grazie a @paoblog per la segnalazione.
Da ‘L’Economia del Corriere della Sera’, 22 maggio 2023. Stampato, non online. Grazie a Simone (mio figlio) per la segnalazione.

Se il giornalismo va avanti con scelte come queste, ChatGPT lo sostituirà alla grande. Meritatamente. E la colpa sarà solo di chi si è scavato da solo la fossa.

Il Tempo: “da Sergio Mattarella andrà una coalizione unitaria per fottere l'incarico di governo”

Il Tempo: “da Sergio Mattarella andrà una coalizione unitaria per fottere l’incarico di governo”

Nota: pubblico questo articolo il 2023/04/12, ma la notizia risale al 2022/10/17 e quindi questo post è datato 2022.

Il Tempo ha scritto un articolo (copia permanente) che inizia così:

“Chiarimento nel centrodestra con Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi nell’incontro faccia a faccia nella sede di FdI di via della Scrofa che in una tona congiunta hanno annunciato che da Sergio Mattarella andrà una coalizione unitaria per fottere l’incarico di governo, che sarà “forte e coeso”. 

Sì, avete letto bene, dice proprio “fottere l’incarico di governo”. Perché oggi si pubblica per essere primi nei risultati di ricerca e incassare i soldi delle pubblicità, e chi se ne frega di rileggere o di scrivere qualcosa che abbia vagamente senso. Quello che conta è che ci siano le keyword che attiveranno Google, Facebook e compagnia bella e piazzeranno l’articolo in alto nei risultati di ricerca e nei contenuti suggeriti. Se poi l’informazione corretta va a farsi benedire, beh, pazienza. Oggi si lavora così.

L’articolo è stato poi corretto, ma ormai il danno è fatto e gli screenshot restano.

 

Il Corriere scrive stupidaggini spaziali. E se sostituissimo i titolisti inetti con ChatGPT?

Il Corriere scrive stupidaggini spaziali. E se sostituissimo i titolisti inetti con ChatGPT?

Uno dei primi lavori umani eliminati dall’intelligenza artificiale di ChatGPT e simili potrebbe essere la creazione di titoli e sottotitoli di articoli di giornali. Faccio un esempio pratico.

Un lettore su Mastodon mi segnala che il Corriere della Sera ha scritto l’8 aprile scorso un
articolo
più che dignitoso sulle nuove immagini di Urano acquisite dal telescopio
spaziale Webb, ma lo ha agghindato con un sottotitolo che dice una scemenza
spaziale, ossia che il telescopio Webb (che sta nello spazio) ha
“ottiche… capaci dunque di compensare la distorsione creata
dall’atmosfera terrestre”
.

Evidentemente chi si occupa dei titoli degli articoli non si è chiesto nemmeno
lontanamente perché un telescopio situato nello spazio avesse bisogno di
ottiche che compensassero problemi atmosferici.

In realtà l’articolo cita dapprima le foto nuove del telescopio spaziale Webb
e poi parla delle immagini di Urano scattate tempo addietro da un telescopio
terrestre, che è quello con le ottiche adattative. Il “titolista” (uso
le virgolette perché alcuni colleghi negano che esista) ha fatto un disinvolto
minestrone dei due concetti, e il risultato è un titolo che dice
“Urano e i suoi anelli come non l’avete mai visto: la nuova foto del
telescopio James Webb”

e un sottotitolo che recita
“L’immagine che racconta la ricchezza dell’atmosfera del settimo pianeta
del Sistema Solare è stata scattata con ottiche adattive agli infrarossi,
capaci dunque di compensare la distorsione creata dall’atmosfera
terrestre”
.

Ho segnalato la cosa al Corriere. Al momento in cui pubblico questo articolo il sottotitolo è ancora com’era. Copia permanente:
https://archive.is/LdAen.

Forse sarebbe il caso di assumere “titolisti” meno inetti, ma questa è una
proposta che giace inascoltata da tempo. Assumere gente che lavori bene costa,
mandare a casa quella che lavora male pure, e quindi il giornalismo finisce
per diventare inattendibile. L’articolista magari si sforza pure di scrivere
le cose giuste, come in questo caso, ma la sua fatica viene stroncata dal
pasticcione che gli imbratta il lavoro.

Allora faccio un’altra proposta: e se facessimo scrivere titoli e sottotitoli
a ChatGPT, che costa meno? Magari le parole “costa meno” hanno più
effetto su editore di parole come “qualità”.

Ci ho provato, usando il mio account OpenAI a pagamento (20 dollari/mese), che
mi permette di usare la versione 4 di ChatGPT, e gli ho chiesto:
“Crea un titolo di al massimo 90 caratteri e un sottotitolo di al massimo
220 caratteri per questo testo:”
, dandogli in pasto il testo del Corriere. Ho scelto questi limiti di
lunghezza basandomi sulla lunghezza del titolo e del sottotitolo originali.

ChatGPT mi ha scritto questo in una manciata di secondi:

Titolo: Il telescopio James Webb rivela gli anelli di Urano con dettagli
senza precedenti

Sottotitolo: In una straordinaria foto a infrarossi, il gigante ghiacciato
mostra la sua atmosfera perlacea e gli anelli polverosi, mentre gli
scienziati anticipano ulteriori scoperte grazie alle capacità del potente
telescopio spaziale.

Screenshot per i dubbiosi:

Allora, Corriere, cosa aspettate a licenziare i titolisti e
rimpiazzarli con ChatGPT? Ovviamente, come io e altri abbiamo scritto tante volte, c’è il rischio che ogni tanto ChatGPT scriva delle cretinate. Ma se ne scrive meno dei titolisti umani, e costa meno di loro, come la mettiamo?

È morto John Glenn (95 anni). No, giornalisti: non fu il primo americano nello spazio

È morto John Glenn (95 anni). No, giornalisti: non fu il primo americano nello spazio

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7:20.

Oggi è stato dato l’annuncio della morte dell’astronauta statunitense John
Glenn. Aveva 95 anni. Il suo nome è nei libri di storia perché fu il primo
americano a compiere un volo orbitale intorno alla Terra con la capsula
Mercury-6 (battezzata Friendship 7) il 20 febbraio 1962.

Contrariamente a quanto hanno pubblicato vari giornalisti, va chiarito però
che Glenn non fu il primo uomo nello spazio (quello fu il russo Yuri
Gagarin, il 12 aprile 1961) e
non fu il primo americano nello spazio (quello fu Alan Shepard, il 5
maggio 1961).
Glenn fu il primo americano che andò nello spazio
e fece almeno un giro (orbita) intorno alla Terra.

Il più notevole fra i vari giornalisti italiani che ho visto twittare
erroneamente sull’argomento è stato Gianni Riotta, che ha
tweetato
parlando di “primo americano nello spazio” :

Quando gli ho fatto notare l’errore basilare di storia (come hanno fatto molti
altri), Riotta ha insistito dicendo di avere ragione lo stesso, con toni di
compatimento verso di me che ho osato correggerlo, nonostante io gli abbia
citato come fonti la NASA e Scientific American (screenshot qui sotto):

Il giornalista ha poi proseguito con altri
tweet molto
eloquenti
invece di fare la cosa più semplice: ammettere l’errore e correggerlo.

Alla fine ho chiesto lumi al generale Chuck Yeager. Sì, quel Chuck
Yeager: il primo uomo a superare il muro del suono.

La risposta del generale Yeager è stata che la (FAI) Fédération Aéronautique
Internationale nel 1959 definì lo spazio come l’ambiente si trova oltre 50
miglia (80 km) di quota:

Ma Riotta insiste che ha ragione lui e che il povero Alan Shepard non è andato
nello spazio e anzi il suo volo “lambiva l’atmosfera”.

I fatti: Shepard raggiunse la quota di 185 km. Glenn orbitò fra 149 e 249 km
di quota.

L’errore di Riotta e di tanti altri è che non sanno che
andare in orbita e andare nello spazio sono due cose differenti.
Infatti si può andare nello spazio senza necessariamente andare in orbita.

Secondo le convenzioni aerospaziali, infatti, qualunque veicolo che superi la
linea di Kármán
(ossia la quota di 100 chilometri dalla superficie terrestre) va nello spazio.
Quindi se prendo un razzo e mi arrampico verticalmente fino a oltre cento
chilometri di quota, sono nello spazio. Poi, però, ricadrò subito a terra. È
quello che hanno fatto, per esempio, i velivoli della Virgin Galactic e stanno
facendo i razzi New Shepard di Jeff Bezos. È quello che fecero, per
fare un altro esempio, due voli dell’aereo-razzo sperimentale X-15 nel 1963
(ai comandi c’era in entrambi i casi Joe Walker). Tutti sono classificati come
voli spaziali anche se non furono voli orbitali.

La differenza fra Alan Shepard e John Glenn, infatti, è che Shepard fece un
volo suborbitale, ossia salì verticalmente fino a raggiungere lo spazio
(a circa 185 km di quota); ma poi ricadde subito a Terra e il suo volo durò
circa 15 minuti in tutto. Glenn, invece, fu accelerato dal suo razzo Atlas non
solo verticalmente, ma anche orizzontalmente, raggiungendo una velocità tale
da non ricadere: fece tre giri intorno alla Terra, restando in volo per 4 ore
e 55 minuti.

Shepard fu quindi il primo americano a raggiungere lo spazio; Glenn fu
il primo americano a orbitare nello spazio. Shepard fece un saltino
nello spazio e ricadde; Glenn andò nello spazio e ci rimase per un bel po’.

Può sembrare una questione di lana caprina, ma il volo di Glenn fu una tappa
storica per l’America, umiliata dai successi spaziali sovietici. Il coraggioso
salto suborbitale di Shepard e quello successivo di Gus Grissom avvennero
infatti dopo che i russi avevano già compiuto un volo orbitale con
Gagarin. Fu solo il volo di Glenn a riportare l’America su un piano di parità.
Non per nulla John Glenn fu accolto come un eroe nazionale.

Che Riotta non sapesse di questa distinzione tecnica è comprensibile, ma che
di fronte a una correzione ben documentata (non solo mia, ma di tanti altri,
con dovizia di fonti e citazioni) risponda piccato e non ammetta l’errore è un
classico esempio dell’atteggiamento arrogante di tante grandi firme del
giornalismo italiano. Ma lasciamo stare.

La biografia di John Glenn è unica e irripetibile: dopo aver lasciato la NASA
per una carriera politica che lo portò ad essere senatore, tornò a volare
nello spazio. Glenn, infatti, detiene il record come persona più anziana
andata nello spazio: nel 1998, a 77 anni, volò sullo Shuttle
Discovery per la missione STS-95, restando in orbita per 213 ore e
compiendo 134 orbite intorno alla Terra.

Con la sua morte non rimane più nessuno dei Mercury Seven, i primi
sette astronauti americani, e si chiude un capitolo eroico della storia
dell’astronautica.

Fonti: FAI,
Xkcd,
NASA.

Per Repubblica, gli oggetti volanti in atmosfera sono in orbita

Per Repubblica, gli oggetti volanti in atmosfera sono in orbita

Repubblica insiste a chiedere soldi in cambio di parole in libertà. Oggi Gianluca Modolo ci insegna che gli oggetti abbattuti nei cieli statunitensi e canadesi erano in orbita.

Contenuto “riservato agli abbonati premium”, mi raccomando. Qui non c’è neanche la scusa flaccida del “contenuto gratuito quindi cosa pretendi”: qui gli utenti pagano. E Repubblica ricambia così.

ANSA e l'astronomia; Repubblica e il rispetto per la morte

ANSA e l’astronomia; Repubblica e il rispetto per la morte

Siamo nel 2023 e ANSA fa lavorare gente che crede che la Luna abbia una faccia perennemente al buio.

Intanto Repubblica fa tweet come questo (poi rimosso) e l’URL originale della notizia ribadisce il concetto: https://video.repubblica.it/edizione/milano/lecco-cadavere-di-una-donna-trovato-morto-in-auto-sulal-riva-del-lago-i-rilievi-della-polizia/437585/438551

Rainews fa fake news: pubblica un video del 2021 spacciandolo per immagini dello schianto aereo in Nepal del 15 gennaio

Rainews fa fake news: pubblica un video del 2021 spacciandolo per immagini dello schianto aereo in Nepal del 15 gennaio

Rainews ha pubblicato un articolo (copia permanente) incentrato su quello che presenta come “nuovo video del disastro”, riferendosi alla caduta di un aereo ATR-72 avvenuta in Nepal il 15 gennaio scorso.

Ma il video si riferisce a un incidente aereo avvenuto nel 2021 a Mosca:

Il controllo delle fonti sta a zero. La pornografia del dolore, invece, va a mille. Non è questo il giornalismo di cui abbiamo bisogno per difenderci dalla disinformazione.

Ringrazio Daniele per la segnalazione.

 

23:05. L’articolo è stato rimosso qualche ora fa. Ho ricevuto una telefonata di scuse e contrizione da parte di un redattore. Apprezzo il gesto: però apprezzerei ancora di più se si facesse qualcosa per evitare in partenza errori di metodo di questo genere.

Fonte aggiuntiva: AVHerald.

Fusione nucleare, le minchiate incredibili scritte da Repubblica, Corriere, ANSA e La Stampa. Non c’è altro modo sincero di definirle

Fusione nucleare, le minchiate incredibili scritte da Repubblica, Corriere, ANSA e La Stampa. Non c’è altro modo sincero di definirle


Pubblicazione iniziale: 2022/12/13 21:57. Ultimo aggiornamento: 2022/12/14
18:30.

A proposito dell’annuncio odierno
del raggiungimento di una tappa importante verso uno sfruttamento pratico
della fusione nucleare, Repubblica, il Corriere, ANSA e
La Stampa hanno pensato bene di informare i loro lettori deliziandoli
con quella che posso solo definire come una compilation di minchiate.
Non è volgarità: è una descrizione meramente tecnica dei fatti. 

Jaime D’Alessandro scrive su Repubblica (link intenzionalmente alterato; copia permanente) che

“192 laser hanno riscaldato a oltre cento milioni di gradi un nucleo, che
ha richiesto mesi per essere costruito, ad una velocità superiore a quella
della luce…”

Lo fa, oltretutto, in un virgolettato, che attribuisce a un fisico del
Lawrence Livermore National Laboratory,
Marvin Adams, che fra le altre cose è vicedirettore per i programmi della Difesa degli
Stati Uniti. Qui non si può parlare di refuso, bufala,
svista o baggianata. Detta come va detta: è una minchiata, e di
dimensioni irresponsabilmente apocalittiche perché messa in bocca
come virgolettato a un fisico autorevolissimo, che quindi il lettore ha
il diritto di presumere che parli con competenza. È una minchiata che fa
inorridire chiunque abbia una conoscenza scientifica di base.  

Screenshot per gli increduli:

Marvin Adams non ha detto nulla di nemmeno vagamente assimilabile a quella
cretinata sulla “velocità superiore a quella della luce” durante la
conferenza stampa di presentazione del
risultato scientifico, che potete vedere qui sotto. Adams parla da 11:44 a 15:30.

Ho
chiesto
a D’Alessandro quale sia la sua fonte e quale sia il testo originale e sto
aspettando una sua risposta. Ringrazio
@andbrusa
che mi ha segnalato l’articolo di Repubblica.

Ma questa non è l’unica minchiata incredibile scritta dai giornali su questa
notizia scientifica. C’è anche quest’altra (link intenzionalmente alterato; copia permanente), segnalata da
Beatrice Mautino (@divagatrice)
e attribuita da Federico Rampini a Claudio Descalzi,
“chief executive dell’Eni”. Tenetevi forte:

La fusione «è il contrario della fissione», sottolinea, ricordando che questa
nuova tecnologia «non genera radioattività, non produce scorie». Ha costi
bassi, usa come materia prima l’acqua «pesante», cioè non distillata: anche
quella di mare. E la consuma in piccole quantità, «da una bottiglia può
generare 250 megawatt in un anno». 

Il Corriere ci spiega che
l’acqua pesante è acqua non distillata. Sapevatelo. Intere generazioni
di studenti di fisica vengono travolte dal gastrospasmo. Probabilmente a loro non
resterà la forza di notare l’ulteriore minchiata, che normalmente spiccherebbe
ma di fronte a quella sull’acqua pesante sbiadisce totalmente come un peto in un uragano: i megawatt al
posto dei megawattora.

Rituale screenshot per i minchiatascettici:

Fra l’altro, per il suo articolo Rampini ricicla pari pari un
intero blocco di testo
tratto dal suo libro Il lungo inverno. A sinistra il testo
intero dell’articolo di Rampini per il Corriere; a destra quello
del libro dello stesso Rampini:


In sostanza, Federico Rampini ha dato al Corriere una pagina del
suo libro riconfezionandola come articolo. È la nuova frontiera
dell’ottimizzazione del giornalismo: Ctrl-C, Ctrl-V, ecco fatto.

Su La Stampa, invece, un articolo non firmato (link intenzionalmente modificato; copia permanente) ci spiega il
vero risultato straordinario dei fisici statunitensi: secondo il
giornale, sono riusciti a far stare una mezza palla da basket dentro una
capsulina che sta in un cilindro grande come quello mostrato dal fisico Marvin
Adams durante la conferenza stampa. Questa:

La Stampa scrive infatti:
“192 laser giganti della National Ignition Facility del laboratorio
californiano hanno bombardato un piccolo cilindro delle dimensioni di metà
di una palla da basket, contenente un nocciolo di idrogeno
congelato.”

E ancora:
“Marv Adams, vice amministratore per i programmi di difesa della ‘National
Nuclear Security Administration’, ha fornito una descrizione
dell’esperimento che ha segnato la svolta sulla fusione nucleare. Tenendo in
mano un cilindro, il dirigente ha spiegato che dentro c’era una piccola
capsula sferica con un diametro pari a metà di quello di una
palla da basket
.

Ennesimo screenshot per gli increduli:

La stessa assurdità è stata scritta da ANSA (link intenzionalmente alterato; copia permanente), che arriva a
contraddirsi da sola:

[…] i laser sono stati puntati su un contenitore cilindrico forato e lungo
alcuni millimetri, dice all’ANSA Fabrizio Consoli, responsabile del laser per
la fusione Abc dell’Enea. Il minuscolo cilindro racchiude a sua volta una
capsula sferica dal diametro di tre o quattro millimetro [sic] […] Tenendo
in mano un cilindro, il dirigente ha spiegato che dentro c’era una piccola
capsula sferica con un diametro pari a meta’ di quello di una palla da basket.

Screenshot per gli ormai rassegnati:

Come è possibile scrivere una minchiata del genere quando le dimensioni del
cilindro sono lì da vedere e dimostrano che è palesemente impossibile che ci
stia dentro mezza palla da basket? Semplice: basta non pensare. E basta non
rendersi conto che Marv Adams ha detto “half the diameter of a BB”. Non
ha detto “basketball”. “BB” è il pallino di una pistola a
pallini (BB gun); l’acronimo deriva da una specifica
taglia di pallini,
chiamata appunto BB, che misura
circa mezzo centimetro, ma
in inglese il termine “BB” indica genericamente un pallino che abbia grosso
modo queste dimensioni.

Questi sono i giornali, e i giornalisti, che hanno la pretesa che noi li
paghiamo affinché loro ci informino su cosa succede nel mondo. E la giostra
delle minchiate si ripete, puntuale, a ogni notizia anche solo vagamente
legata alla scienza. L’idea di far scrivere gli articoli a qualcuno che sappia
cosa sta dicendo, a quanto pare, è troppo rivoluzionaria. Questo non è un
errore momentaneo: è una prassi redazionale.

Il Messaggero pubblica un tweet di un finto Zuckerberg spacciandolo per vero

Il Messaggero pubblica un tweet di un finto Zuckerberg spacciandolo per vero

Questo articolo è disponibile anche in
versione podcast audio.

Il Messaggero ha pubblicato oggi (2 novembre 2022) a firma di Francesca
Pierantozzi una “polemica a colpi di tweet” fra Stephen King, Elon Musk
e Mark Zuckerberg a proposito dell’ipotesi di far pagare un canone mensile per
il bollino blu di autenticazione su Twitter.

Il siparietto è surreale e divertente: secondo la traduzione del
Messaggero, il celeberrimo autore horror Stephen King avrebbe scritto
“Venti dollari al mese per le mie spunte blu? Che si fott… Mi dovrebbero
pagare. Se fanno una cosa simile, vado via come Enron”
.

Enron, per chi non se lo ricordasse, non è un personaggio del
Signore degli Anelli ma era una multinazionale statunitense del settore
energetico, fallita clamorosamente e di colpo nel 2001 in seguito a un enorme
scandalo contabile (Britannica; Wikipedia).

Elon Musk avrebbe risposto così a Stephen King:
“Dobbiamo in qualche modo pagare le bollette! Twitter non può fare
interamente affidamento sulla pubblicità. Che ne dici di 8 dollari?”
.

Sempre secondo l’infografica del giornale, il battibecco sarebbe proseguito
con l’intervento di Mark Zuckerberg, che avrebbe messo a segno una battuta
tagliente: “Ciao Elon, Facebook è gratuito”.

Ma solo i primi due tweet sono autentici. Quello di King è
qui
(“$20 a month to keep my blue check? Fuck that, they should pay me. If that
gets instituted, I’m gone like Enron.”
) e quello di Musk è
qui (“We need to pay the bills somehow! Twitter cannot rely entirely on
advertisers. How about $8?”
).

Il
terzo, invece, è stato scritto da un account di un utente comune, privo di
bollino, che il giornale ha disinvoltamente pubblicato spacciandolo per una
vera risposta del CEO di Meta.

L’utente comune scambiato per Zuckerberg è
@di_reddito, che ha semplicemente impostato il proprio account in modo che il suo
nickname, ossia il nome in grassetto, sia Mark Zuckerberg e ha
usato una foto di Zuckerberg come immagine del proprio profilo, ma ha il vero
nome account, cioè @di_reddito, ben visibile e non ha appunto il
bollino blu di autenticazione.

Inoltre nella bio dell’utente è scritto chiaramente che si tratta di un
account parodia:
“Non sono Mark Zuckerberg. Sono il Ceo-Gestore del @posillipostore e
Sindaco del @Comune_Fanculo.”

Ma tutti questi avvisi sono stati ignorati: come capita spesso, chi fa
giornalismo si è fatto sedurre dalla fretta e dalla notizia ghiotta, non ha
controllato e ha mandato in stampa.

La pagina del Messaggero (fonte:
@di_reddito):

Ironicamente, lo scivolone avviene proprio in un articolo nel quale si parla
del bollino blu di autenticazione. L’errore del giornale non è il primo del
suo genere, ed è probabilmente la migliore dimostrazione della tesi che
l’autenticazione che Elon Musk vorrebbe far pagare ai propri utenti viene
ignorata molto facilmente, specialmente quando si vuole credere che un tweet
sia autentico, e quindi forse quel bollino vale meno di quello che molti
pensano.

Fonte aggiuntiva:
Giornalettismo.