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La Stampa pubblica i deliri di Benedetta Paravia sul 5G. Però le fake news son colpa di Internet, mi raccomando

La Stampa pubblica i deliri di Benedetta Paravia sul 5G. Però le fake news son colpa di Internet, mi raccomando

Ultimo aggiornamento: 2022/05/13 13:30.

Sono arrivate moltissime segnalazioni di un articolo a firma di Benedetta
Paravia su La Stampa che pubblica falsità, deliri e assurdità a
proposito della telefonia 5G. Ne cito una fra le tante:

In molti si sono chiesti: perché proprio in questo periodo nel quale tutti
siamo a casa ci si affretta a tagliare alberi in tutta Italia? Ebbene le
foglie degli alberi rappresentano un ostacolo per le onde millimetriche del
5G, come riconoscono anche i gestori telefonici.

Certo. Non esiste nessun altro motivo plausibile per potare le piante. Prima del 5G non si potavano mai.
Screenshot per gli increduli:

Pubblicare queste scemenze inqualificabili proprio in un momento in cui nel
Regno Unito gli idioti anti-5G hanno iniziato a
dar fuoco ad almeno venti installazioni di telefonia mobile
(perché dicono che il 5G facilita il coronavirus) rasenta l’istigazione a
delinquere.

Non ho tempo di sbufalare una per una tutte le infinite stupidaggini scritte
da Benedetta Paravia (per i curiosi che l’hanno chiesto: sì, è
questa
Benedetta Paravia, ma questo non cambia le cose). Né, francamente, ho voglia
di sostenere un ennesimo dibattito sul 5G. Se per colpa degli imbecilli non
verrà installato, pazienza, non me ne può fregar di meno.

Mi limito a notare che La Stampa adesso spaccia l’articolo della
Paravia per una “opinione controcorrente”, con tanto di titolo
modificato, ma in realtà lo aveva pubblicato inizialmente nella sezione
Cronaca, come evidenzia l’URL originale
(http://www.lastampa.it/cronaca/2020/04/06/news/il-valore-della-salute-e-quello-del-profitto-il-5g-1.38686965),
diverso da quello successivo
(http://www.lastampa.it/opinioni/2020/04/06/news/il-valore-della-salute-e-quello-del-profitto-il-5g-1.38686965).

Anni di debunking, di articoli tecnici dettagliatissimi, di spiegazioni
di fisica di base che dimostrano che le paranoie anti-5G sono infondate quanto
quelle dei terrapiattisti, e poi arriva Benedetta Paravia che dall’alto della
sua laurea “con lustro in Giurisprudenza” [sic] e della sua totale incompetenza in radiotecnica e fisica di base prende i fatti e
li usa come carta igienica. E un giornale la pubblica. Anzi
due giornali, o perlomeno due testate, visto che l’articolo è uscito
anche su Il Secolo XIX, che appartiene allo stesso gruppo. Ho salvato
su Archive.org l’originale dell’articolo su
La Stampa
e sul
Secolo XIX.

Posso solo dire che se il direttore di un giornale ritiene che sia giusto e
sensato rifilare ai propri lettori quella diarrea mentale fottendosene dei
fatti e della deontologia, se ha il coraggio di spacciare per
“opinione” ciò che di fatto è una compilation di balle, e se l’Ordine dei Giornalisti
non interviene, allora il giornalismo è morto e ancora non se ne è reso conto.
Ed è stato assassinato dall’interno, da direttori incoscienti per il quale il
termine responsabili è una foglia di fico che da tempo non copre più le
vergogne.

Mi sono limitato a segnalare pubblicamente la cosa a
Vodafone,
Huawei,
Ericsson
e
WindTre, che oltretutto sono spesso inserzionisti pubblicitari del giornale che li
sta infangando. Chissà che magari il rischio di perdere gli introiti
pubblicitari possa arrivare dove la dignità giornalistica fallisce. Ma qui mi
fermo, perché se i giornali sono contenti di lavorare così, e se i lettori
sono contenti di continuare a leggerli, impegnarsi a fare debunking non
serve a nulla.

Però la prossima volta che sento qualcuno dire che le fake news sono
colpa di Internet e i media tradizionali sono il baluardo contro la
disinformazione, lo prendo a schiaffi con l’articolo di Benedetta Paravia e lo
mando affanculo. Scusate il turpiloquio, ma stavolta mi sono proprio rotto.

Avvertenza: Qualunque commento che sostenga dubbi o tesi anti-5G o dica
“ma c’è un articolo che…” verrà cestinato. La fisica di base e
l’epidemiologia hanno già chiarito come stanno le cose ed è inutile riaprire
un dibattito che non c’è. Quindi non provateci nemmeno. Grazie.

2020/04/08 16:00

La Stampa ha rimosso l’articolo. È un buon risultato. Meglio ancora sarebbe non pubblicarne più in futuro.
Vedremo: nel frattempo, la stessa testata ha pubblicato
questa lettera di debunking di Marco Bella, deputato del Movimento 5 Stelle, che risponde specificamente all’articolo
di Benedetta Paravia.

2020/04/11 10:10

Benedetta Paravia, su Facebook, l’ha
presa molto sportivamente e con garbo
“Hanno censurato anche il Messaggero Veneto ed un nuovo eunuco, questa volta
un blogger che afferma non avere interessi in materia, parla di me:”
.

2022/05/13 13:30

Nei commenti mi segnalano che l’articolo è tornato online (copia permanente). Non so da quanto tempo è stato ripubblicato.

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Un regalo da fare a chi ha paura delle “radiazioni dannose” del Wi-Fi (ma lo usa)

Un regalo da fare a chi ha paura delle “radiazioni dannose” del Wi-Fi (ma lo usa)

Conoscete qualcuno che ha la fissa del complotto delle onde elettromagnetiche che fanno malissimissimo però tiene il Wi-Fi in casa, usa il telecomando della TV e ha il telefonino in tasca? Ho il regalo perfetto per queste persone.

In vendita nei principali negozi online ci sono delle gabbie di Faraday per router Wi-Fi. Non so se si tratti di uno scherzo o se il prodotto esista realmente, ma in ogni caso è una trovata geniale.

Si tratta di contenitori in maglia metallica fitta, che bloccano il passaggio delle onde radio. Addio, quindi, “radiazioni dannose”, ma addio anche al segnale Wi-Fi, perché il Wi-Fi usa le onde radio. Non si Può avere il Wi-Fi e contemporaneamente schermare le onde radio: è come cercare di bere da un rubinetto tappato.

La parte più bella della burla sta nelle recensioni (anche qui, non so se autentiche o meno): gente che si lamenta che non le funziona più Internet e che il segnale Wi-Fi è diventato debolissimo. Ma come pensano che arrivi Internet ai loro dispositivi senza fili? Per magia? Credono che Internet sia dentro il loro telefonino?

Giusto per scrupolo: le emissioni radio dei dispositivi Wi-Fi sono strettamente regolamentate e dopo decenni di uso non ci sono prove concrete di una loro nocività. Ma se non volete onde radio Wi-Fi per casa, invece di comprare uno scatolotto metallico, imparate a leggere il manuale del vostro router Wi-Fi e a spegnere la sezione radio. Così potrete collegarvi a Internet usando solo i cavi, nella maniera classica.

Al CICAPfest, metti la mascherina: ti protegge dal 5G!

Al CICAPfest, metti la mascherina: ti protegge dal 5G!

Il CICAPfest 2020, in edizione online, è iniziato ieri e proseguirà fino al 18 ottobre con 150 incontri e 185 relatori a disposizione di tutti su Youtube. Il programma è qui. Poco fa sono stato intervistato piacevolmente da Cristina da Rold a proposito delle teorie pseudoscientifiche sul 5G e delle bufale tecnologiche in generale e ho risposto in diretta alle domande del pubblico a casa. Negli ultimi secondi succede inoltre un fenomeno straordinario 🙂

5G: come eliminare il 90% delle emissioni, spiegato da un esperto

5G: come eliminare il 90% delle emissioni, spiegato da un esperto

L’associazione svizzera di e-commerce Netcommsuisse ha intervistato ieri Pascal Grieder, ingegnere e CEO dell’operatore telefonico svizzero Salt Mobile, e io ho avuto il piacere di assistere e partecipare all’incontro trasmesso in streaming.

Qui sotto (se viene concesso l’embedding) o a questo link trovate l’intervista integrale (in inglese), ricca di spunti e di informazioni concrete sullo stato della comunicazione cablata (particolarmente in fibra ottica) e mobile in Svizzera e in altri paesi, ma vorrei sottolineare il passaggio in cui Grieder spiega con poche parole perfettamente piazzate che esiste un modo, basato esclusivamente su principi di fisica indiscussi, noti da oltre un secolo e non di parte, per eliminare con un semplice gesto il 90% delle emissioni cellulari del 5G, per tutti coloro che si dichiarano anti-5G: non usare il telefonino.

Da 20:00 in avanti, Grieder dice:

“Il 5G, come il 4G, il 3G e il 2G, è una tecnologia [di comunicazione] mobile ben consolidata. Dire che il 5G è dannoso è come dire che Windows 11 è cancerogeno. Parlando in termini di fisica, [il 5G] è un aggiornamento incrementale; non c’è nessuna differenza fondamentale tra il 5G e il 4G. Se le critiche mosse al 5G fossero valide, allora dovremmo disattivare tutte le reti mobili, perché quelle critiche varrebbero anche per il 4G e il 3G. Dal punto di vista fisico o medico, non c’è nessuna grande differenza tra 5G e 4G.

Detto questo, abbiamo oltre un miliardo di utenti in tutto il mondo che usano le reti mobili da vent’anni. Non c’è nessuna prova che questo causi danni sistematici alla salute. Dopo un miliardo di utenti in vent’anni, personalmente credo che se ci fosse un problema, ormai lo sapremmo. Abbiamo dati a sufficienza.”

Grieder nota che ovviamente lui verrà visto come di parte, ma la fisica non lo è:

“È molto semplice. Se guardi le radiazioni, a cui siamo esposti tu, io, tutti, oltre il 90% proviene dal tuo telefonino. Oltre il 90% delle radiazioni alle quali sei esposto proviene dal tuo telefonino. Quindi se sei preoccupato a proposito delle radiazioni del 5G, non comprare un telefonino 5G, disattiva il 5G sul tuo telefonino 5G, e avrai risolto il 90% del problema.”

Infatti anche per il 5G, come per qualunque radiazione elettromagnetica, vale la legge dell’inverso del quadrato: in altre parole, se raddoppi la distanza dalla sorgente l’intensità diventa quattro volte minore; se tieni il telefonino a un centimetro dall’orecchio e poi lo sposti a un metro, l’energia che ti arriva all’orecchio è diecimila volte inferiore. Quindi la fonte principale di emissioni per ciascuno di noi è il nostro telefonino, perché è così vicino.

Le antenne cellulari sono più potenti, ma molto più lontane, così come un lampione è più potente di una torcia, ma se mi metto la torcia vicino agli occhi mi abbaglia più del lampione lontano.

Credit: Wikipedia.

Sempre per la stessa legge fisica, spiega ancora Grieder,

“le radiazioni emesse dal vostro telefonino sono più intense se le antenne sono più lontane. Quindi tutte le persone che bloccano l’installazione di nuove antenne perché hanno paura delle radiazioni finiranno probabilmente per essere esposte a una maggiore quantità di radiazioni, perché continuano a usare il telefonino e il telefonino deve emettere più radiazioni per poter raggiungere l’antenna, che è più lontana. Se impedisci la posa di nuove antenne, crei in realtà più radiazioni”.

E infine: fermare il 5G

“significa che useremo di più il 4G, che è meno efficiente, in termini di energia, del 5G. Il 4G emette più radiazioni per trasmettere un gigabyte di dati rispetto al 5G.”

Questi sono i fatti. Mi piacerebbe sapere quanti dei sostenitori delle teorie anti-5G sono al corrente di questi dati elementari, che non sono in discussione e che conosciamo dai tempi di Keplero, ossia dal 1604, anno della prima formulazione della legge dell’inverso del quadrato. No, non c’erano i telefonini nel Seicento, ma c’era la luce, e la luce è una radiazione, esattamente come le onde radio, e segue le stesse leggi.

In altre parole, gli anti-5G sono in ritardo sulla realtà di quattrocento anni.

Canton Ticino, raccolta firme per bloccare il 5G

Canton Ticino, raccolta firme per bloccare il 5G

Ultimo aggiornamento: 2020/06/18 20:45.

In Canton Ticino, dove abito, è stata depositata alla Cancelleria cantonale una petizione per una moratoria sulle installazioni di antenne 5G, sostenuta dalla firma di 7128 persone del gruppo Stop5G Svizzera italiana. Ne dà notizia la RSI.

Formulare petizioni è un sacrosanto diritto dei cittadini, ma mi chiedo quanti di coloro che hanno sottoscritto questa siano realmente informati su come funziona la tecnologia alla quale si oppongono.

La loro opposizione, infatti, si basa su una richiesta di moratoria “fino a quando studi scientifici indipendenti non dimostrino la non nocività di questa tecnologia per gli esseri umani e l’ambiente”, riferisce la RSI. Ma non è così che funziona: dimostrare la non nocività di qualcosa, di qualunque cosa, è praticamente impossibile. Persino l’acqua è nociva, se ingerita in dosi eccessive o inalata (annegamento). Tutto dipende dalla dose e dalla modalità.

Ogni scelta, ogni tecnologia, ogni azione comporta un rischio: se c’è un rischio nella telefonia mobile, dev’essere incredibilmente basso, perché dopo decenni non ne sono emerse prove chiare. Per contro, i benefici della telefonia cellulare sono evidenti a chiunque abbia salvato una vita potendo chiamare soccorsi col telefonino.

Inoltre non si capisce perché chiedere il blocco del 5G a scopo precauzionale. Il 5G è semplicemente un’evoluzione delle tecnologie che già usiamo: usa una matematica più efficiente e orienta più precisamente il segnale, inviandolo solo dove serve invece che in tutte le direzioni. Ma usa comunque le stesse onde radio che usiamo da decenni. Chiederne il blocco è come chiedere di bloccare la vendita di un’automobile a sei posti fino a che non ci saranno studi scientifici indipendenti che dimostrino che non è più pericolosa dei modelli precedenti a cinque posti. Il principio di precauzione è una bella cosa, ma se viene applicato eccessivamente porta alla paralisi.

E poi c’è il problema della richiesta di studi scientifici “indipendenti”: indipendenti da chi e da cosa? Chiedere che gli studi non siano finanziati dalle aziende di telefonia mobile è ragionevole, ma temo che questo aggettivo sia usato per rifiutare in blocco qualunque persona che affronti la questione partendo da una formazione scientifica e promuovere i vari “ricercatori indipendenti” che non hanno nessuna competenza nel settore ma dicono quello che i contrari al 5G vogliono sentirsi dire. Sarebbe interessante sapere dal gruppo Stop5G Svizzera italiana quali sono i loro criteri per definire “indipendente” uno studio scientifico. Più in generale, sarebbe interessante capire cosa intendono per “scientifico”.

Ecco infatti qualche esempio degli “studi scientifici” presentati dal gruppo Stop5G (lo stesso della petizione) sulle proprie pagine:

Tre dei primi cinque studi citati parlano della relazione fra 5G e coronavirus, che è una sciocchezza totale: lo dimostra non solo un briciolo di conoscenza della fisica di base, ma anche il fatto che in Nuova Zelanda c’è la rete 5G eppure ci sono sostanzialmente zero casi di coronavirus, e il fatto che il nord della Svizzera ha molte più antenne 5G del sud eppure il sud ha avuto molti più casi di coronavirus.

Sempre secondo i sostenitori della petizione, la tecnologia 5G “è superflua per la maggior parte della popolazione ticinese e si può quindi attendere per implementarla.” In altre parole, la rete cellulare attuale basta e avanza, non c’è bisogno della maggiore capacità di trasmissione del 5G. Mi chiedo se sono d’accordo tutti quelli che in questi mesi di isolamento da pandemia si sono trovati a fare videochiamate tramite la rete cellulare e le hanno trovate instabili e ingestibili. Vorrei sapere cosa ne pensano tutti quelli che dipendono dalla telefonia mobile per poter almeno vedere a distanza genitori, figli, nonni o famigliari, o chi cerca di seguire le lezioni a scuola ma non ce la fa a causa della lentezza e del sovraccarico della rete cellulare attuale.

E poi c’è il fatto, dimenticato disinvoltamente dagli oppositori del 5G, che restare fermi al 4G aumenta la nostra esposizione ai campi elettromagnetici. Infatti il 5G riduce l’energia emessa necessaria per trasportare una telefonata o una videochiamata rispetto al 4G. Entrambe le tecnologie sono sotto la soglia ritenuta pericolosa da tutti gli esperti, ma se l’obiettivo dei movimenti anti-5G è ridurre le emissioni della telefonia mobile, sarebbe davvero un peccato se la poca conoscenza della tecnica li spingesse a commettere l’autogol di restare ancorati a una tecnologia inefficiente che li espone a una dose maggiore.

In sintesi: il sistema attuale è l’equivalente di voler leggere un libro sul divano illuminando la stanza con una singola, enorme lampadina, in modo che arrivi abbastanza luce anche nell’angolo dove c’è il divano. Il 5G è una lampada da lettura che illumina solo il divano.

Insomma, una volta tanto che la tecnologia si evolve per diventare meno potente ma più efficace, per funzionare più con l’eleganza e la finezza che con la forza bruta, non ha alcun senso volerla rifiutare.

Colpisce, inoltre, il fatto che la richiesta sia specificamente contro il 5G: perché non contro il 4G? il 4G va bene e non è pericoloso? Eppure pochi anni fa si organizzavano petizioni analoghe proprio contro la “nuova” tecnologia del 4G (e il 3G andava benissimo). Ce ne siamo già dimenticati? Ecco qualche esempio trovato al volo: uno e due, tre (grazie ai commentatori).

Purtroppo la comprensione della tecnologia contro la quale si scagliano gli anti-5G è a dir poco lacunosa, come dimostrano le persone del gruppo Stop5G in questo servizio di Ticinonews: attribuiscono alla telefonia tumori al cervello nei bambini (falso) e morie di uccelli (falso) e di piante (falso), parlano di antenne nei tombini (falso), non sanno che le frequenze utilizzate dal 5G sono meno penetranti di quelle utilizzate dalla telefonia mobile attuale e sostengono che le onde elettromagnetiche deprimono il sistema immunitario (falso).

Perla finale, la signora del gruppo Stop5G che dice che “Le antenne 5G o in generale mi disturbano a fare telepatia” e che tanto la telefonia non serve, perché “Non ci vogliono le antenne, possiamo fare telepatia”. La reazione dell’intervistatore è impagabile.

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Domanda per chi crede al legame 5G-coronavirus: come spiegate la Nuova Zelanda?

Domanda per chi crede al legame 5G-coronavirus: come spiegate la Nuova Zelanda?

Una delle teorie più demenziali degli anti-5G sostiene che gli effetti del coronavirus sarebbero amplificati dalle emissioni delle antenne della rete cellulare 5G o addirittura che il 5G servirebbe a diffondere il coronavirus (non chiedetemi come).

Se vi capita di incontrare un anti-5G che sostiene questa tesi, provate a chiedergli di spiegare la Nuova Zelanda, che ha una rete 5G in funzione in varie città da dicembre 2019, sta galoppando con le nuove concessioni, ma ha zero casi di coronavirus dalla fine di maggio. Tutto qui.

Condannato per aver voluto incendiare un’antenna 5G, scopre che non era un’antenna 5G

Condannato per aver voluto incendiare un’antenna 5G, scopre che non era un’antenna 5G

Nel Regno Unito un uomo di 47 anni di Knowsley, un paese vicino a Liverpool, è stato condannato a tre anni di carcere per aver dato fuoco a un’antenna della rete cellulare Vodafone.

Lo ha fatto, stando agli atti del processo, perché era convinto che il sistema cellulare 5G fosse legato direttamente alla pandemia da nuovo coronavirus.

I vigili del fuoco hanno recuperato sul luogo dell’incendio un paio di guanti parzialmente bruciati, nei quali è stato trovato il DNA dell’uomo, che si è dichiarato colpevole. Una perizia informatica ha trovato che aveva trascorso molto tempo a scambiare messaggi online con altre persone che sostengono la stessa tesi di complotto, che è stata amplificata nel Regno Unito da varie celebrità, come riferisce The Register.

Paradossalmente, aveva scambiato questi messaggi usando un telefonino. Ciliegina sulla torta, il processo ha fatto emergere una dichiarazione di Vodafone che ha chiarito che l’antenna in questione non era un’antenna 5G ma una comunissima antenna 4G. Una di quelle che l’uomo usava per il proprio telefonino.

Il complottismo, insomma, fa danni. Sarebbe bello se una volta tanto i processi mentali che portano a questi danni potessero essere usati per diffondere idee utili invece di teorie bacate e prive di qualunque fondamento fattuale. C’è chi ci prova, come in questo esempio:

La didascalia dice che “Bill Gates ha sviluppato un sistema di riconoscimento facciale che è capace di identificare le persone che non si sono vaccinate. L’unico modo per ostacolarlo è mettersi una mascherina.” Sottile e astuto.

5GBioshield: il dispositivo da 380 euro che promette protezione contro il 5G è una chiavetta da 5 euro con un adesivo

5GBioshield: il dispositivo da 380 euro che promette protezione contro il 5G è una chiavetta da 5 euro con un adesivo

La storia si ripete. Quando fu introdotta la telefonia mobile, spuntarono come funghi presunti dispositivi di “protezione” contro gli altrettanto presunti effetti nocivi. Ve la ricordate la “coccinella antiradiazioni universale”, che in realtà non assorbiva affatto le radiazioni dei telefonini e fu quindi condannata per pubblicità ingannevole? Era dicembre del 2000, ricorda Maxkava.

Sono passati vent’anni, la tecnologia è cambiata, ci siamo tutti abituati a usare la telefonia mobile ma i venditori di finti rimedi continuano a inventarsi nuove trovate.

Le preoccupazioni per l’introduzione della telefonia mobile 5G espresse da alcune persone (ma non dagli esperti del settore) hanno ispirato i venditori di 5GBioshield, che propongono un dispositivo che “fornisce protezione alla tua casa e alla tua famiglia grazie a un catalizzatore a nano-strati olografici indossabili… grazie a un processo di oscillazione quantistica… bilancia e riarmonizza le frequenze disturbanti che emergono dalla nebbia elettrica indotta da dispositivi come laptop, telefoni cordless, wi-fi, tablet, eccetera”.

La descrizione è pura fuffa pseudoscientifica, mentre il prezzo di questo prodigioso apparecchio è da fantascienza: ben 380 euro.

Gli esperti di Pen Test Partners ne hanno acquistato uno e hanno scoperto che si tratta semplicemente di una chiavetta USB da 128 megabyte (non giga; mega) dotata di un comune adesivo. Un oggetto che non solo non ha alcuna funzione protettiva, ma costa al massimo cinque euro.

I venditori dicono di avere “ricerche” che confermano l’efficacia del loro prodotto, ma non hanno detto quali. La vendita dell’oggetto è stata bloccata nel Regno Unito dalle autorità di difesa dei consumatori.

Questo non ha impedito ai membri di alcuni movimenti anti-5G di lodare le doti di questo dispositivo, per esempio in questo rapporto del comitato consultivo del consiglio comunale di  Glastonbury, sempre nel Regno Unito, uscito prima del blocco delle vendite. Uno degli acquirenti dice che ora che l’ha acquistato dorme meglio e sogna di più. Probabilmente dormono meglio anche gli inventori di quest’oggetto, sognando il proprio conto in banca sul quale si accumulano i soldi di chi crede alle loro parole prive di fondamento.

Fonte aggiuntiva: Butac.it.

Antibufala: Il premio Nobel Montagnier, il coronavirus e il 5G

Antibufala: Il premio Nobel Montagnier, il coronavirus e il 5G

Rispondo a una domanda di un ascoltatore della scorsa puntata del Disinformatico radiofonico (a 8:00): corre voce che il premio Nobel per la medicina Luc Montagnier abbia messo in relazione il nuovo coronavirus con l’HIV e il 5G in un’intervista che circola su Youtube.

Il Post riassume bene la vicenda: in effetti Montagnier ha davvero affermato che il virus SARS-CoV-2 sarebbe stato fabbricato in laboratorio partendo da quello dell’AIDS, forse nel tentativo di creare un vaccino contro l’HIV. Lo ha dichiarato in una intervista al sito Pourquoidocteur.fr e lo ha ribadito in diretta alla tv francese Cnews. Lo spezzone della dichiarazione televisiva è stato pubblicato online e tradotto anche in italiano, con un altissimo numero di visualizzazioni.

Ma in realtà le argomentazioni di Montagnier non reggono ai fatti accertati da tutti gli altri ricercatori, che escludono la fabbricazione in laboratorio perché lascerebbe segni tecnici facilmente rilevabili dagli esperti.

La rigorosissima rivista scientifica Nature ha pubblicato l’articolo The proximal origin of SARS-CoV-2, che scrive con rara chiarezza che “le nostre analisi mostrano chiaramente che SARS-CoV-2 non è un costrutto di laboratorio o un virus intenzionalmente manipolato” (“Our analyses clearly show that SARS-CoV-2 is not a laboratory construct or a purposefully manipulated virus”).

ScienceAlert spiega anche che le ricerche permettono di verificare che non si tratta neppure di un virus naturale sfuggito a un laboratorio.

Anche il recente rapporto dell’intelligence statunitense conferma che tutto indica che il virus non è di origine artificiale e non è stato modificato geneticamente.

Emma Hodcroft, epidemiologa molecolare presso l’Università di Basilea, spiega con un esempio le presunte somiglianze fra HIV e coronavirus evidenziate da uno studio successivamente ritirato dagli stessi autori: se si prende una copia dell’Odissea di Omero e si nota che contiene la parola il, e poi si apre un altro libro e si nota che anche qui c’è la parola il, non vuol dire che un libro è derivato dall’altro. 

Montagnier ha messo in relazione il 5G con il coronavirus soltanto perché “la città di Wuhan era molto avanti nell’implementazione di antenne 5G”, ma in realtà non c’è nessun rapporto fra le installazioni di antenne 5G e la diffusione del virus; anzi, la situazione svizzera (dove il coronavirus è più presente nelle aree meno servite dal 5G) ribalterebbe la presunta correlazione. E qualunque scienziato sa che correlazione non implica causalità: altrimenti dovremmo sostenere che le importazioni di petrolio greggio dalla Norvegia influenzano gli incidenti fatali ferroviari.

Ma come è possibile che un premio Nobel per la medicina sostenga delle tesi prive di qualunque fatto a supporto? Purtroppo un Nobel non è una patente di infallibilità eterna in tutti i campi della conoscenza. Per esempio, il Nobel per la fisica Brian Josephson è diventato complottista; Kary Mullis, premio Nobel per la chimica, sosteneva il negazionismo dell’HIV; Linus Pauling, Nobel per la chimica, credeva che la vitamina C curasse il cancro; la lista è imbarazzantemente lunga. Gli esseri umani sbagliano, e non è la prima volta che Montagnier presenta teorie senza fondamento nel campo dei vaccini, del morbo di Parkinson e a proposito della presunta memoria dell’acqua.