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Come riconoscere una foto falsa

Come riconoscere una foto falsa

Internet trabocca di foto manipolate o falsificate: con l’avvento delle tecnologie digitali, creare una foto falsa è diventato facile e la maggior parte degli utenti fatica a riconoscere le manipolazioni delle immagini: potete mettere alla prova il vostro talento con questo test proposto da Adobe e seguendo account Twitter come Hoaxeye.

Ma in realtà è facile smascherarle se si conoscono i trucchi del mestiere, come spiega l’analista d’immagini Hany Farid, docente d’informatica al Dartmouth College, intervistato dalla BBC.

Farid suggerisce, per esempio, di controllare i riflessi della luce negli occhi delle persone fotografate. Questi riflessi dipendono dalle fonti di luce che illuminano i soggetti (il sole, le finestre o le lampade) e hanno quindi forme ben precise: se non sono uguali per tutti i soggetti, vuol dire che le persone ritratte insieme non erano materialmente nello stesso luogo e che quindi la foto è probabilmente un falso.

Un altro trucco è guardare la coerenza del colore delle orecchie: se la luce proviene da dietro il soggetto, le orecchie saranno rossicce a causa della loro parziale trasparenza. Quindi se il colore delle orecchie non è uniforme per tutte le persone fotografate o è incoerente rispetto all’illuminazione, la foto è manipolata.

Le ombre sono un altro elemento rivelatore: se si collegano con linee diritte vari punti delle ombre e le parti corrispondenti degli oggetti che le creano, tutte le linee devono convergere in un unico punto, che è la fonte della luce che le forma. Se ci sono linee che non convergono, è un sintomo di ritocco. Lo stesso controllo è fattibile anche per i riflessi: le linee che collegano il soggetto al suo riflesso devono convergere in un punto che si trova al di là della superficie riflettente, altrimenti è il caso di sospettare una falsificazione.

Oltre all’ispezione visiva ci sono anche tecniche strettamente informatiche: una foto scattata da una fotocamera o da un telefonino è spesso nel formato JPEG, che riduce le dimensioni del file effettuando una compressione digitale lossy, e ogni dispositivo digitale usa un metodo leggermente differente di comprimere le immagini, per cui guardando la struttura del file è possibile identificare il dispositivo che ha scattato una foto e notare se è stata manipolata da un programma di fotoritocco; inoltre le foto digitali contengono dei metadati (informazioni tecniche come data, ora e modalità di scatto) e una thumbnail (anteprima) che può essere rivelatrice.

Grasso è bello, il Corriere ricasca nella bufala

Grasso è bello, il Corriere ricasca nella bufala

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “albedo039” e “normak”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sul Corriere online, Alessandra Farkas, che ci aveva già deliziato con la bufala delle foto di Atlantide, parla di modelle dalle forme abbondanti proposte da una rivista, ma nell’articolo propone anche, per contrasto, una serie di foto di modelle anoressiche a dir poco scheletriche e impressionanti.

Ma almeno tre di quelle foto sono dei falsi. Si tratta infatti di immagini ritoccate digitalmente, che circolano in Rete da tempo, come documenta Snopes.com. Questo pone un dubbio: il diritto d’autore che fine ha fatto? I giornali che lamentano tanto il furto dei loro contenuti e la concorrenza sleale del Web, si ritengono forse liberi di rubare le immagini altrui senza neanche riconoscerne la paternità?

C’è poi la questione non banale del fatto che un giornale viene colto a pubblicare foto false e quindi vistosamente pescate da Internet senza effettuare alcun controllo (bastava usare Tineye.com per trovare per esempio questa copia, che mostra esattamente lo stesso collage).

Ecco le immagini presentate dal Corriere:

Ed ecco le foto pubblicate dal Corriere (a sinistra) a confronto con gli originali (a destra), prima del fotoritocco alla Skeletor, che sono riuscito a trovare con una rapida caccia. Riuscite a trovare anche le altre e a identificare le modelle? Ci sono degli esempi di fotoritocco anoressizzante su Worth1000.com (varie gallerie). Anche le opere d’arte possono essere ritoccate in questo modo inquietante, come mostra Freakingnews (attenzione, alcune immagini potrebbero non essere adatte agli animi sensibili); altri esempi di elaborazioni di celebrità sono qui.

Questa dovrebbe essere Anouk Lepere.

Questa foto presentata dal Corriere (probabilmente ritoccata) mostra forse Eliana Ramos, morta davvero a 18 anni il 13 febbraio 2007 di anoressia.
Quest’immagine del Corriere ritrae Nicole Richie e probabilmente non è ritoccata, a giudicare da quest’altra foto molto simile.

Va bene combattere la spinta all’anoressia dovuta agli stilisti che vogliono un attaccapanni ambulante per i loro bei vestitini, ma va fatto senza propinare bugie e senza insultare chi è veramente morto nell’assurda caccia alla perfezione. Altrimenti quando si viene scoperti a contar balle si fa una figura molto magra.

Mascherare volti, targhe e altri dettagli nelle foto senza installare nulla: FacePixelizer

Mascherare volti, targhe e altri dettagli nelle foto senza installare nulla: FacePixelizer

Capita spesso di voler pubblicare delle immagini mascherandone alcuni dettagli, come per esempio i volti delle persone, le diciture identificative, i dati personali di un documento oppure i numeri di targa. In casi come questi lanciare Photoshop o un altro programma di fotoritocco è eccessivo e lento, sia nell’avvio sia nella manipolazione. Ma lo stesso risultato si può ottenere con pochi clic senza installare nulla con FacePixelizer.

FacePixelizer è un sito: lo si visita con un browser recente (Windows / Mac / Linux), si trascina sulla sua zona etichettata Drop Image Files Here la foto da mascherare e si sceglie l’effetto desiderato. Se si tratta di volti, il sito tenta il riconoscimento facciale e seleziona automaticamente i volti da censurare, lasciando intatto il resto dell’immagine; in alternativa si può selezionare manualmente l’area (o le aree) da sfuocare, coprire o quadrettare.

L’elaborazione dell’immagine avviene localmente: la foto originale non viene mai inviata al sito.

Come bonus, l’elaborazione rimuove anche i dati EXIF (data e ora, tipo di fotocamera, geolocalizzazione e altro ancora) che sono incorporati nell’immagine e che possono aiutare a risalire alla sua origine.

Purtroppo non è ancora disponibile una versione per iOS o Android o Chromebook, ma c’è un’estensione per Google Chrome.

La NASA colta a ritoccare le foto, che cosa mai nasconderà?

La NASA colta a ritoccare le foto, che cosa mai nasconderà?

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente su Wired.it, dove non è più disponibile, per cui lo ripubblico qui.

Un utente di Youtube, tale DominatorPS3, scopre sul sito della Nasa un’immagine della sonda Cassini palesemente ritoccata e finisce subito sui giornali online americani (Fox News) e australiani (News.com.au). Per non parlar del Belgio. Il solito complottista? Non proprio, perché l’immagine è ritoccata davvero.

La fotografia in questione, mostrata qui accanto, è questa, che ritrae Dione e Titano, due lune del pianeta Saturno. DominatorPS3 ne esalta la luminosità e si accorge che ci sono dei vistosi e grossolani segni di cancellazione sul lato non illuminato di Dione, che mascherano quasi completamente un enorme oggetto multicolore, come si vede qui sotto. Adesso la foto è stata sostituita, ma la cancellazione è ancora visibile in questa versione. La Nasa è stata finalmente colta nel sacco a nascondere terribili segreti?

Sulla base di questi dati parrebbe di sì: del resto non è la prima volta che vengono scoperti fotoritocchi negli archivi dell’ente spaziale statunitense. Per anni uno degli archivi Nasa ha ospitato qui una fotografia del primo sbarco sulla Luna che aveva vistosissimi rattoppi del suolo lunare fatti con il copia e incolla digitale. Oggi è stata sostituita da una versione aggiornata, ma io conservo ancora la vecchia versione.

Quando me ne accorsi, nel 2003, contattai Dave Williams del Goddard Spaceflight Center della Nasa e chiesi spiegazioni. Ne ricevetti una molto banale: contrariamente a quello che molti credono, la Nasa non è una macchina perfetta popolata da Men In Black, ma è una burocrazia che per spendere qualunque cifra deve avere permessi in triplice copia. L’archivio della Nasa era stato realizzato negli anni Novanta usando scansioni di copie di copie di copie analogiche delle fotografie originali, spesso impolverate e graffiate, perché il dipartimento di competenza non ne aveva di migliori e non se le poteva procurare. Nel caso specifico, il copiaincolla del suolo lunare non era servito per nascondere un rettiliano che assisteva al nostro sbarco, ma per rattoppare la stampa danneggiata che era stata passata allo scanner.

La storia dell’oggetto misterioso mascherato dalla Nasa vicino a Saturno è molto simile, come ha spiegato Emily Lakdawalla, la Science and Technology Coordinator della Planetary Society che ha realizzato il fotoritocco saturniano. Non c’è nulla da nascondere neanche qui: semplicemente, la foto a colori è ottenuta combinando tre immagini successive scattate attraverso filtri rossi, verdi e blu, perché le sonde spaziali usano sensori a toni di grigio, più adatti di quelli a colori per la raccolta di dati scientifici.

La sonda Cassini si è spostata velocemente lungo la propria traiettoria fra uno scatto e l’altro, per cui le tre immagini sono venute disallineate: i due satelliti hanno posizioni relative differenti. Emily non ha fatto altro che ritagliare e allineare le tre immagini del satellite più grande, Titano, fare lo stesso per le tre dell’altro satellite, ricomporre il tutto e creare digitalmente le porzioni d’ombra mancanti per ottenere una fotografia a colori.

Emily ha pubblicato un articolo nel quale spiega tutta la questione e linka le tre fotografie di partenza. Ha anche fornito un altro esempio di come si usa abitualmente questa tecnica per ottenere foto a colori, che sono molto spettacolari ma di poco interesse scientifico. Non è servito a nulla: il mito della Nasa che usa Photoshop per nascondere le prove dell’esistenza degli alieni persiste. Mai nessuno che si chieda perché un compito d’importanza tanto vitale verrebbe svolto in maniera così dilettantesca da essere smascherato da uno Youtuber qualsiasi. E infatti il Centro Ufologico Ionico [2014/12/14: il link è diventato obsoleto, ma ce n’è un altro ancora valido], giusto per citarne uno, rifiuta la spiegazione di Emily: “Ma nemmeno a dirlo, Emily Lakdawalla non ha convinto nessuno”. Soprattutto chi è certo di saperne di più degli esperti.

Antibufala: foto di Cindy Crawford senza ritocco sul prossimo numero di Marie Claire

Antibufala: foto di Cindy Crawford senza ritocco sul prossimo numero di Marie Claire

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “shaska*”, “pchiodin*” e “alton*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

Sta cominciando a circolare una fotografia, mostrata qui accanto, che viene descritta come un’immagine non fotoritoccata della celeberrima modella Cindy Crawford.

La foto è stata pubblicata da Repubblica, che ha scritto che “Cindy ha accettato di posare per un servizio di Marie Claire US in cui posa in lingerie senza l’uso di photoshop. Le immagini mostrano le smagliature tipiche dell’età ed è uno dei pilastri della nuova campagna che vuole mostrare star e modelle senza ritocchi per combattere l’immagine stereotipata della bellezza femminile. Le foto non ritoccate appariranno sul numero di aprile del magazine ma un primo scatto è uscito sui social.” Non è vero.

Infatti Marie Claire ha smentito, spiegando che la fotografia è “reale, onesta e splendida” ma:

non verrà affatto pubblicata nel numero di aprile

non fa affatto parte di una nuova campagna di immagini senza ritocchi

non è affatto una scelta intenzionale della Crawford: è un’immagine che risale al 2013 ed è stata trafugata (leaked), ossia diffusa senza il consenso della modella, del fotografo e della rivista.

Tutto il contrario di quel che scrive Repubblica, insomma.

Il punto di partenza della bufala pubblicata da Repubblica sembra essere questo popolarissimo tweet del 13 febbraio scorso, pubblicato da Charlene White, conduttrice del telegiornale della rete televisiva britannica ITV. Nel tweet la White dichiara appunto che la foto proviene dal servizio fotografico che la rivista Marie Claire dedicherà alla Crawford nel numero di aprile 2015, usando soltanto foto non ritoccate. Repubblica cita proprio questo tweet, senza però leggerne i commenti, che avvisano che la notizia è falsa.

Marie Claire spiega che la foto è in realtà uno scarto di un servizio fotografico pubblicato nel numero di dicembre 2013 dell’edizione di Marie Claire per l’area del Messico e dell’America Latina. Su Youtube c’è anche il video, datato 2013, abbinato al servizio fotografico.

Pubblicare foto senza le consuete bordate plastificanti di Photoshop sarebbe un bel gesto di realismo, che contribuirebbe non poco a smontare il mito della perfezione estetica reso ossessivamente popolare dall’abuso del fotoritocco nelle riviste di moda, ma purtroppo non è così. Anzi, mentre Marie Claire annuncia orgogliosa che l’immagine trafugata è “onesta e splendida”, le foto della Crawford pubblicate dalla rivista nel 2013 sono invece massicciamente ritoccate, come si vede qui sotto.

A sinistra, la plastica di Photoshop; a destra, la realtà genuina.

Non illudiamoci: visti i soldi in gioco, il mercato della moda non ha nessuna intenzione di rinunciare al fotoritocco per vendere meglio le proprie illusioni, nonostante tutti i proclami. Se poi qualcuno crede che quello che vede sui giornali sia l’aspetto da Barbie che deve avere una donna, o se qualcuno si rovina la vita (o la perde) per cercare di assomigliare a un modello che non esiste, a chi vende queste costosissime bugie tossiche non interessa.

2015/02/15 20:35

I lettori mi segnalano che la bufala è stata presentata anche da TG5 e da Studio Aperto.

2015/03/02

Cindy Crawford,
presumibilmente
senza ritocco, 2007

Il sito TMZ ha annunciato ieri che il fotografo John Russo, autore del servizio fotografico dal quale proviene la foto, ha inviato tramite i propri legali una diffida all’editore del Telegraph britannico, affermando che la foto in questione è stata “rubata o altrimenti reperita illegalmente” e “intenzionalmente modificata”. Russo dice inoltre che la foto in circolazione “non rappresenta la foto effettiva genuina scattata” da lui.

A suo dire, insomma, la foto non è autentica ma è un suo scatto della Crawford che è stato rubato e poi manipolato da ignoti. Ringrazio @robertomilazzi per la segnalazione.

Quest’affermazione stride con il fatto che Marie Claire dice che la foto è “onesta”. Non hanno controllato loro prima di scrivere che era onesta, oppure Russo sta cercando di contenere il danno all’immagine della modella? Difficile a dirsi, per ora: restano comunque validi i punti antibufala elencati qui sopra.

A titolo di confronto, inoltre, si può considerare questa foto candid della Crawford, risalente al 2007 e mostrata qui accanto.

Antibufala mini: la foto della casa di George Orwell con una telecamera di sorveglianza

Antibufala mini: la foto della casa di George Orwell con una telecamera di sorveglianza

C’è una fotografia molto diffusa in Rete che mostra una telecamera di sorveglianza piazzata in un luogo molto emblematico: la casa dove abitava George Orwell, l’autore che aveva ipotizzato un futuro in cui saremmo stati sorvegliati in ogni istante della nostra vita.

Molti hanno interpretato questa fotografia come un simbolo del fatto che il futuro inquietante previsto da Orwell si è avverato e che le sue parole di monito non sono servite a nulla, ma c’è un dettaglio importante: se si va a visitare la casa di George Orwell, al 22 di Portobello Road a Londra, si scopre che la telecamera non c’è.

La foto, infatti, è una creazione digitale dell’artista Steve Ullathorne, che si diverte a manipolare fotografie di edifici storici aggiungendovi oggetti attuali che rimandano in qualche modo all’antico proprietario, come in questo caso. Se vi interessa sapere quali altri edifici ha alterato digitalmente, qui potete trovare il suo libro.

L’immagine della casa di Orwell dotata di telecamera di sorveglianza gira in Rete da febbraio 2012 e continua tuttora ad essere una bufala bispluserrata, come si direbbe nella Neolingua usata nel libro 1984 che ha reso celebre l’autore britannico.

Le foto “spontanee” delle celebrità su Instagram: Lindsay Lohan

Le foto “spontanee” delle celebrità su Instagram: Lindsay Lohan

Piccolo promemoria per chi ancora crede che le foto che le celebrità pubblicano su Instagram siano autentiche e spontanee: no, non lo sono. Per cui non fatevi paranoie perché vorreste emulare le loro forme e non ci riuscite. Ci sono ambizioni migliori nella vita.

Questa è una foto attualmente pubblicata dal profilo Instagram di Lindsay Lohan, che a quanto pare è una celebrità:

E ha anche il coraggio di dire “mi piace il mio giro vita esattamente com’è”. Allora come mai le tende s’incurvano verso quel giro vita, sfidando la forza di gravità?

Fra l’altro, la Lohan non è nuova a questo genere di anomalia. A gennaio aveva pubblicato questa foto:

Notate come i flaconcini sul lavandino sono distorti. Chissà perché.

Qui trovate altri esempi di queste bufalebrità.

Fonte: Photoshop Disasters

Che sorpresa: le foto “spontanee” su Instagram delle celebrità non sono affatto spontanee

Che sorpresa: le foto “spontanee” su Instagram delle celebrità non sono affatto spontanee

Molti utenti, soprattutto i più giovani, seguono i profili Instagram delle celebrità perché hanno l’impressione di poterle vedere come sono realmente, senza trucchi e senza intermediari. Ma per gente che fa soldi usando la propria immagine, l’immagine è tutto, e quindi anche le foto “spontanee” di queste persone vengono ritoccate prima di essere pubblicate su Instagram. La cosa non sorprenderà i cinici e chi si occupa di moda, ma va ricordata a chi cerca di emulare, a volte con ossessioni deleterie, una realtà fittizia.

C’è un modo molto semplice per accorgersi di uno dei tipi più diffusi di fotoritocco, quello snellente che smorza le curve ritenute (spesso assurdamente) eccessive: guardare lo sfondo dell’immagine. Spesso, infatti, la foto viene deformata localmente per alterare le forme naturali della persona, ma la deformazione ha effetto anche sugli oggetti adiacenti: se questi oggetti hanno forme familiari o linee regolari, riconoscerne la distorsione è facile. Ecco una piccola rassegna di foto “spontanee” che manifestano questo ritocco.

Beyoncé

Miranda Kerr

Ancora Miranda Kerr, ma stavolta senza evidenziazioni

Kim Kardashian e Blac [sic] Chyna (fonte)
Come fanno gli altri a sembrare così belli nelle foto?

Come fanno gli altri a sembrare così belli nelle foto?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Occhio alle fotografie che “documentano” diete miracolose: Psychguides.com, sito dedicato ai disturbi dell’alimentazione e delll’immagine del corpo, mostra una demo illuminante realizzata da Melanie Ventura, una personal trainer australiana, che in due foto, le classiche “prima” e “dopo”, sembra aver perso quasi una decina di chili e aver ripreso una forma fisica invidiabile.

Ma le due foto sono state scattate a un quarto d’ora di distanza. Come ha fatto? Photoshop? No. Ha tirato in dentro la pancia, si è messa gli slip del bikini neri e della sua taglia giusta invece di quelli rossi e di una misura troppo stretta che la segnava, ha impostato bene le luci, ha scelto una posa più dinamica e impettita, con una mano sul fianco che visivamente toglie centimetri e le gambe leggermente divaricate, ha sorriso e si è fatta la foto un po’ più da lontano, evitando le distorsioni prodotte dagli obiettivi quando si fanno foto a distanza ravvicinata.

C’è anche l’esempio maschile, che usa trucchi quasi tutti differenti: il coach Jason Barnett pare inizialmente un po’ flaccido, ma poi sostituisce i pantaloncini flosci con degli short aderenti, si mette un po’ d’olio e usa luci dirette per evidenziare i muscoli (messi in risalto anche da un po’ di ginnastica appena prima dello scatto), si avvicina alla fotocamera per sembrare più massiccio, tira la pancia in dentro, gira leggermente il tronco e, come Melanie, fa un sorriso vincente a testa alta. Il video di Barnett rivela anche un altro trucco: la foto del “prima” viene scattata per seconda. In questo modo le campagne promozionali dei prodotti dietetici non possono essere accusate di usare foto false, perché le foto in sé sono entrambe autentiche. Geniale.

Quiz: un fantasma nel parcheggio?

Quiz: un fantasma nel parcheggio?

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “piccolopescer*”.

Oggi intorno a mezzogiorno ho fatto questa foto con il mio cellulare dalla mia auto. La pubblico qui tale e quale, così come l’ha salvata la sincronizzazione automatica su Dropbox che uso.

Guardate il riflesso nel finestrino dell’auto.

Secondo voi cos’è? Vediamo se riuscite a indovinare. Buon divertimento.

Aggiornamento (2013/02/20): La soluzione è ora nei commenti. Complimenti a chi ha indovinato e grazie a chi ha proposto spiegazioni alternative sbagliate per aver illustrato come la mente lavora in condizioni d’insufficienza di dati e quando c’è chi cerca di confonderla. Aver sbagliato non è sintomo di stupidità: è perfettamente umano. Questi processi mentali sono innati e automatici, e lo scopo del quiz, oltre al divertimento, era proprio metterli in evidenza per conoscerli meglio.