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Buon 2022, ma non facciamoci illusioni. Anzi no, facciamocele: queste

Buon 2022, ma non facciamoci illusioni. Anzi no, facciamocele: queste

Sta per finire un anno difficile e sta per cominciarne un altro che non si
preannuncia meno impegnativo. Ma per un giorno, almeno, proviamo tutti a
staccare e ricaricarci, senza farsi troppe illusioni che un cambio di
calendario possa magicamente risolvere tutto.

Però vi propongo di farvi illusioni di un certo tipo: quelle tratte dal
Best Illusion of the Year Contest di quest’anno (canale YouTube; sito).

Questa mostra la
nostra sorprendente cecità ai cambiamenti graduali: pur essendo avvisati che
il contenuto della stanza cambierà, fatichiamo a notare
quanti cambiamenti avvengono lentamente e ci accorgiamo che sono
avvenuti solo quando possiamo fare un confronto diretto con la situazione
originale.

Questa invece mostra
come la nostra interpretazione delle immagini dipenda enormemente dalla nostra
conoscenza della realtà e delle sue regole: gli anelli ruotano abbastanza
regolarmente finché sono separati, ma sembrano oscillare quando sono
sovrapposti, perché il nostro cervello sa che gli anelli solidi nella realtà
non possono compenetrarsi e quindi “spiega” il movimento in un modo che non
comporti questa compenetrazione. Sospetto che questo livello di conoscenza
della realtà fisica sia importante per il riconoscimento visivo da parte dei
sistemi di guida autonoma.

Questa, infine,
mostra quanto è abile il nostro cervello a estrarre da punti apparentemente
casuali una serie precisa di forme soltanto accennate, a patto che i punti si
muovano:

Buon anno!

Antibufala: il video delle manganellate a chi non porta la mascherina

Ultimo aggiornamento: 2021/03/21 15:30.

Roberto Burioni ha retweetato oggi (20/3) e poi annullato e ripostato il suo retweet di un video che mostra un metodo
particolarmente drastico ma efficace per convincere le persone a indossare la
mascherina per ridurre i contagi. Un’altra copia del video a maggior risoluzione è
qui e la pubblico qui sotto:

Il video è diventato virale, ma lasciando da parte le discussioni più o meno
serie sull’opportunità di approcci così violenti per ottenere il bene
comune… 

… quanto tempo ci avete messo ad accorgervi che
la persona manganellata è sempre la stessa?

Il video è insomma un esempio interessantissimo di cecità selettiva: siamo
talmente presi dal contenuto emotivo della scena da non accorgerci di un
dettaglio fondamentale come l’identità della persona colpita.

Se state pensando a un altro famoso video di attenzione (o cecità) selettiva,
probabilmente avete in mente
questo, nel quale si deve contare con attenzione i passaggi della palla fra i giocatori.

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Straordinario illusionismo da vicino: Eric Chien

Straordinario illusionismo da vicino: Eric Chien

Come appassionato di illusioni sensoriali e di indagine sui fenomeni apparentemente paranormali, sono affascinato dall’illusionismo. Il CICAP offre spesso corsi di questa materia, utilissimi per capire le tecniche spesso sofisticate utilizzate dai ciarlatani per imbrogliare, mentre i prestigiatori le adoperano per meravigliare e divertire. Frequento spesso anch’io questi corsi, tenuti da esperti del settore che spiegano le proprie tecniche senza nascondere nulla ma ci chiedono di rispettare il segreto per non rovinare il divertimento.

Conosco quindi molti degli effetti usati per ottenere illusioni potenti: ma devo dire che quelle che si vedono in questa esibizione di Eric Chien sono stupefacenti, soprattutto quando le trasformazioni avvengono senza che vi sia il classico oggetto (o una mano) a coprirle come invece avviene di solito. Preparatevi a tornare indietro e riguardare certi passaggi, perché vi prenderanno di sorpresa.

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Su Le Scienze racconto un mistero: perché non vediamo “mosso” quando spostiamo lo sguardo?

Su Le Scienze racconto un mistero: perché non vediamo “mosso” quando spostiamo lo sguardo?

Nel numero de Le Scienze di questo mese racconto la storia sorprendente della risposta a una domanda apparentemente stupida: perché non vediamo tutto mosso quando spostiamo lo sguardo da un punto a un altro? Se lo facciamo con una telecamera, l’effetto è ben visibile e anzi fastidioso. Ma i nostri occhi non manifestano questo fenomeno.

Potete anche fare questo semplice esperimento: guardatevi allo specchio, spostate lo sguardo altrove e poi guardatevi di nuovo. Non solo non vedrete mosso, ma non vedrete neanche i vostri occhi muoversi. Perché? È almeno dal 1898 che ce lo chiediamo.

La spiegazione completa è nell’articolo che ho scritto per la rivista, ma posso dirvi che non solo ha conseguenze importanti nella vita di tutti i giorni (se un automobilista si giustifica dicendo che non ha visto un pedone che gli passava davanti, potrebbe essere sorprendentemente vero), ma rivela anche quanto è sofisticato il cervello nell‘inventarsi correzioni della percezione, al punto di ricostruire la realtà e ingannarci.

Se vi serve un video di un orologio a lancette per un altro degli esperimenti che consiglio nell’articolo, eccovelo:

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Il link all’occhiometro de Le Scienze

Il link all’occhiometro de Le Scienze

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Nel numero corrente de Le Scienze c’è un mio articolo nel quale parlo del mio “occhiometro”, ossia della tesserina plastificata che ho sempre con me nel portafogli e che uso quando qualcuno inizia a dire che un certo fenomeno è “ovvio” perché “basta guardare, non servono gli strumenti”. La tesserina (immagine a bassa risoluzione qui accanto) contiene dei test che dimostrano invece quanto è facilmente ingannabile la percezione umana.

Purtroppo il link abbreviato citato nell’articolo (http://bit.ly/1atgvGY) è sbagliato: quello giusto, dal quale scaricare il PDF per stampare la vostra copia dell’occhiometro, è questo.

Per chi volesse saperne in breve il funzionamento:

– il cerchio centrale di entrambe le figure ha le stesse dimensioni, anche se l’occhio ci dice il contrario;
– bisogna dire ad alta voce il colore nel quale sono scritte le parole e ci metterete molto più tempo a leggere le due righe di destra;
– Angelina Jolie: raddrizzate la foto e capirete.

Antibufala: la tuta che fa sembrare nude le cicliste

Antibufala: la tuta che fa sembrare nude le cicliste

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “piero.err*” e “valesang*”.

Accenno brevemente, con la speranza di chiuderla, alla polemica sulla tuta delle cicliste colombiane che le fa sembrare nude sul ventre e all’inguine.

Molti, vedendo la foto qui accanto, scattata al Giro della Toscana, hanno pensato a una scelta intenzionale sessista e provocatoria per attirare l’attenzione. La Rai ha parlato di “scandalo” e il presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, Brian Cookson, ha detto che le tute sono “inaccettabili” e che l’UCI sta indagando sul caso; altri si sono scagliati contro le cicliste, rimproverandole di aver accettato questa pagliacciata. Ma è molto rumore per nulla.

In realtà, infatti, l’effetto “nude look” è semplicemente una combinazione del colore delle tute (falsato in questa foto), delle ombre prodotte dalle forme naturali delle cicliste e della bassa risoluzione della fotografia che sta circolando. Aggiungeteci un pizzico di pareidolia e l’inganno mediatico è perfetto.

Una versione meno sgranata della foto che ha dato il via alla polemica (grazie a @giusepperestivo che me l’ha mandata), tagliata per non includere gli elementi di distrazione, risolve ogni dubbio:

Non è una tuta che imita la pelle nuda, nello stile di certi grembiulini, ma semplicemente una zona in Lycra dorato che in particolari condizioni di luce produce un effetto color carne. In altre foto della stessa tuta l’effetto scompare completamente:

Gli indignati frenino dunque la propria indignazione e rivolgano le proprie energie a imprese più costruttive.

Fonti aggiuntive: ChasingWheels, TuttoBiciWeb (anche qui), El Tiempo (anche qui), Abc.es.

Trovato un cucchiaio su Marte: stavolta non è un’illusione ottica

Trovato un cucchiaio su Marte: stavolta non è un’illusione ottica

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “newfil*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2015/09/05 00:30.

Quella mostrata qui accanto è una foto reale, non ritoccata, proveniente da Marte, scattata dalla sonda Curiosity, e quello al centro è davvero un oggetto a forma di cucchiaio. Niente Photoshop, nessun inganno della prospettiva; l’ombra è vera e delinea le forme correttamente.

I fufologi si calmino, perché non c’entrano i marziani distratti: il cucchiaio è una struttura scolpita dal vento nella roccia marziana. Una spettacolare dimostrazione di quello che la natura sa fare quando ha tempo, ci si mette d’impegno e non ci sono pioggia, piante o animali a disturbare le sue fragili sculture (e la gravità è un quarto di quella terrestre).

L’immagine è un dettaglio di questa foto originale:

Image Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS

La foto è stata scattata il 30 agosto scorso. Il “cucchiaio” si trova nella zona in basso e al centro e misura una decina di centimetri, secondo questi calcoli di Emily Lakdawalla della Planetary Society.

Non è l’unica roccia scolpita in forme affusolate e lamellari dal sottile ma abrasivo vento di Marte nella zona esplorata dalla sonda, come si nota in queste foto. Naturalmente la nostra familiarità con la forma di un cucchiaio fa risaltare subito questa specifica formazione rocciosa, ma nella stessa area ce ne sono molte altre straordinariamente scolpite ed erose con forme meno familiari. Qualcuna è visibile in questa panoramica composita, soprattutto sulla destra:

Se siete capaci di vedere gli stereogrammi o avete un paio di occhialini 3D con i filtri rossi e blu potete anche vedere il “cucchiaio” in tre dimensioni grazie al lavoro di Atomoid su Unmanned Spaceflight, che ha combinato due immagini della stessa zona scattate da Curiosity, ottenendo risultati impressionanti: emerge perfettamente la complessità delle forme, che si perde completamente nella versione 2D, e si nota bene il fatto che il “cucchiaio” è attaccato alle rocce adiacenti nella parte iniziale del “manico”.

Se qualcuno ha tempo di preparare una wiggle GIF, la pubblico volentieri.

2015/09/03 11:15

Ecco la wiggle GIF preparata da Riccardo Rossi (RikyUnreal):

Ho scelto quella di RikyUnreal perché al mio occhio è quella che produce l’effetto più intenso, ma le altre che ho ricevuto sono qui: Ufoofinterest, Davide, Bettella87 e Maxspace.

Segnalo inoltre un bel documento PDF della NASA che mostra esempi di come il vento può lavorare la roccia anche sulla Terra in forme incredibili.

Stasera alle 21 a Bolzano parlo degli inganni della mente

Questa sera alle 21 sarò alla Libera Università di Bolzano per partecipare alla settimana di orientamento alla scelta universitaria con una conferenza intitolata Gli inganni della mente: come non farsi imbrogliare dai nostri sensi. Esplorerò fenomeni come la pareidolia, le illusioni ottiche, tattili e acustiche e i loro effetti poco noti ma potenti nella vita di tutti i giorni e nel lavoro. Tutti i dettagli sono presso http://events.unitn.it/settimana-orientamento2015.

Non crederete ai vostri occhi

Un’illusione classica diventa realtà

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2011/08/27.

L’illusione della scacchiera e dell’ombra è un classico, eppure vederla in azione è sempre spettacolare. Però di solito la si presenta disegnata. Stavolta, invece, si tratta di un modello fisico, reale, tridimensionale. State a guardare questo video, segnalato da Bad Astronomy di Phil Plait.

No, non è un effetto digitale. Se non ci credete, provate voi stessi a confrontare i colori isolandoli dal contesto, per esempio mascherando il resto dell’immagine. È una delle più belle dimostrazioni di come il cervello non vede affatto come una macchina fotografica, ma interpreta la realtà sulla base di alcuni assunti. Di solito la interpreta egregiamente, ma quando questi assunti vengono meno, il sistema d’interpretazione va in tilt. E questi sono i risultati. Ricordatelo, la prossima volta che qualche diversamente furbo strilla che non c’è bisogno di fare un’indagine scientifica ma basta guardare.

Aggiornamento

Vista l’incredulità di molti, ho realizzato personalmente (con l’aiuto di mia figlia) un modello che ricrea il fenomeno. Il video è qui.

Non crederete ai vostri occhi (di nuovo)

Non crederete ai vostri occhi (di nuovo)

Per chi dubitava dell’illusione della scacchiera

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2011/08/28.

Ci sono stati parecchi increduli di fronte al video della scacchiera: molti hanno sospettato manipolazioni video o digitali di qualche genere. Così ho chiesto a mia figlia Linda di creare con Photoshop una scacchiera che riproducesse il fenomeno. Confesso che anch’io non ho creduto ai miei occhi: l’illusione è perfetta e funziona anche conoscendone il meccanismo percettivo.

Ecco il video spiccio e sporco del mio piccolo esperimento in famiglia, fatto senza alcuna elaborazione digitale:

Se qualcuno non si fida della mia parola, posso pubblicare la spiegazione e le istruzioni per ripetere l’esperimento.

Aggiornamento (2011/08/28)

Come alcuni lettori hanno indovinato, l’ombra sulla scacchiera è disegnata sulla scacchiera e non è prodotta dal cilindro nero. È calibrata in modo da scurire i quadrati chiari rendendoli uguali a quelli scuri. Il cervello interpreta il contesto dell’immagine e si convince che si tratti di un’ombra; non è un errore, ma è la scelta più sensata, perché normalmente quando una zona di una forma ripetitiva e regolare è più scura è perché è in ombra.

Ecco la scacchiera fotografata senza cilindro:

Questa è l’immagine creata da mia figlia con Photoshop: scaricatela, stampatela, procuratevi un oggetto cilindrico e stupite i vostri amici, colleghi e studenti con il potere della scienza!