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Artemis II, quasi sicuro un rinvio della partenza per la Luna. Intanto la Cina va avanti

Il programma spaziale statunitense è nel caos, come lo è del resto gran parte del Paese. Oltre ai battibecchi interni su chi debba essere il prossimo direttore della NASA, oltre allo scontro personale “ti amo – ti lascio – ti amo ancora torna da me” fra Elon Musk e Donald Trump, sulla partenza della missione Artemis II incombe ora anche l’infantile shutdown del governo degli Stati Uniti.

La missione dovrebbe riportare degli esseri umani a volare intorno alla Luna (senza atterrarvi) dopo decenni di attese, false partenze e rinvii rimpallati da un presidente a un altro, e la prima data possibile per la partenza è il 5 febbraio 2026. Da quella data ci sono circa cinque giorni di tempo per lanciare il vettore SLS con la navicella Orion e i suoi quattro astronauti; passati quei giorni, la prossima occasione si presenterà circa un mese dopo, per un’altra manciata di giorni, perché Keplero e Newton non si fanno ammansire da nessuno, e se non sarà possibile partire a marzo la finestra di lancio successiva sarà a fine aprile. Basta insomma perdere qualche giorno di tempo sulla tabella di marcia per avere uno slittamento di quasi un mese.

Gran parte del governo americano è sostanzialmente fermo da quattro settimane. Le operazioni essenziali della NASA, che è un ente governativo, sono protette, ma il personale federale di contorno e tutti i subappaltatori non vengono più pagati e non ricevono gli stipendi. Nonostante questa situazione, in queste settimane i tecnici al Kennedy Space Center hanno completato lo stacking (posizionamento e accoppiamento) del veicolo spaziale Orion in cima al suo lanciatore gigante SLS dentro l’enorme hangar del VAB (Vehicle Assembly Building).

Artemis II è dentro il VAB, racchiusa da imponenti impalcature. In cima al grande razzo SLS (di cui si scorge solo la sommità, che è la porzione arancione) si vedono lo stadio di propulsione ICPS (la parte cilindrica bianca), il modulo di servizio (costruito in Europa) e la capsula Orion (la porzione troncoconica centrale). Questo complesso è sormontato dal sistema per interruzioni di lancio (Launch Abort System), un potente razzo ad accensione istantanea capace di sollevare l’intera capsula e allontanarla dal razzo in caso di avaria grave. Fonti: Spacenews/Sean Duffy su X e Lockheed Martin, ottobre 2025.

Secondo le informazioni raccolte da Ars Technica e SpaceNews, tutti i contratti legati ad Artemis II sono coperti finanziariamente fino ai primi di novembre. Poi non si sa. Prima della partenza bisogna completare i collaudi e i controlli del lanciatore e del veicolo spaziale, bisogna concludere l’addestramento degli astronauti e delle squadre di controllo della missione, e infine bisogna trasportare il razzo gigante fino alla rampa di lancio per una dimostrazione di rifornimento e per una simulazione completa del conto alla rovescia (Wet Dress Rehearsal).

Ma è difficile fare tutte queste cose quando stanno crollando le infrastrutture di base del Paese: per esempio, raggiungere il centro spaziale è un’avventura a causa della carenza di controllori del traffico aereo civile, che non essendo pagati si stanno arrabattando a fare altri lavori. Kirk Shireman, che è vicepresidente e program manager per Orion alla Lockheed Martin, ha dichiarato che si sta “avvicinando rapidamente il punto in cui ci sarà un impatto significativo” anche per chi lavora al lancio di Artemis II.


Intanto, in Cina, i test dei veicoli che porteranno i primi astronauti cinesi sulla Luna proseguono indisturbati e con una serie di successi basati su due principi fondamentali: semplicità di progetto e risolutezza nell’eseguire un piano senza tentennamenti e melodrammi personali.

Nei mesi precedenti la Cina ha effettuato delle accensioni statiche di una versione modificata del vettore Lunga Marcia 10 che verrà usato per i voli verso la Luna, delle prove di pad abort del veicolo per equipaggi Mengzhou, predisposto per missioni lunari, e una prova di decollo e atterraggio del veicolo di allunaggio per equipaggi Lanyue. Nel 2026 prevede di effettuare il primo volo spaziale di un esemplare di Mengzhou (non si sa se con o senza equipaggio) e del razzo Lunga Marcia 10.

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/10/27

È andata in onda lunedì 27 alle 9 una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Il programma sarà in pausa la settimana prossima (non ci sarà una puntata il 3 novembre) e tornerà il 10 novembre alla stessa ora.


Qui sotto trovate approfondimenti e fonti di alcuni dei temi che abbiamo affrontato nella puntata.

Il neurone delle coccole

Hannah Fry è una professoressa di matematica alla Cambridge University e divulgatrice scientifica che collabora con la BBC e ha una voce stupenda oltre a 1,6 milioni di follower su Instagram (@fryrsquared).

In questo suo reel su Instagram spiega il “neurone delle coccole”: fra i vari neuroni sottocutanei che si attivano soltanto quando percepiscono un particolare tipo di tocco ce n’è un tipo, scoperto negli anni Novanta del secolo scorso e chiamato C-tactile afferent, che ignora praticamente qualunque stimolo e si attiva solo se rileva una carezza molto delicata (A system of unmyelinated afferents for innocuous mechanoreception in the human skin).

Si sa che questi neuroni sono presenti in molti animali e sono il motivo per cui adorano le coccole e le carezze. Negli umani sono particolarmente selettivi: una carezza troppo lenta o troppo veloce li lascia indifferenti e reagiscono solo se lo stimolo si muove sulla pelle a circa 3 centimetri al secondo. Sono schizzinosi anche per la temperatura, perché la fonte dello stimolo deve essere intorno a 32°C (la temperatura tipica della mano di una persona). Ma non ci si può accarezzare da soli: deve farlo qualcuno o qualcos’altro.

Quale può essere il vantaggio evolutivo di una caratteristica del genere? In fin dei conti, come dice Fry, “l’evoluzione in generale consiste nell’essere il più pigri possibile senza morirne”. Uno studio del 2022 (Gentle as a mother’s touch: C-tactile touch promotes autonomic regulation in preterm infants) ha rilevato che le carezze materne adottano spontaneamente questa velocità di stimolazione ottimale e producono una riduzione della frequenza cardiaca del bambino e quindi del suo livello di stress. La carezza a 3 centimetri al secondo è come una “ninna nanna biologica incorporata, il cui ritmo è preprogrammato in tutti noi, anche prima della nascita”. Come vantaggio aggiuntivo, funziona anche negli adulti.

La maledizione reale che probabilmente uccise John Wayne

Lost in History segnala la tragica vicenda del film The Conqueror (1956, in italiano Il Conquistatore), che vide John Wayne negli improbabilissimi panni di Gengis Khan. Fu un flop, una macchia nella sua lunga e celebrata carriera cinematografica, durata dal 1939 al 1976, soprattutto nei grandi film western americani.

The Conqueror fu girato nel 1954 a St. George, nel sud-ovest dello Utah. Questa location fu scelta perché ritenuta simil alla Mongolia, ma aveva una particolarità: stava a circa 200 km sottovento rispetto al Nevada Test Site, dove le forze armate USA effettuavano i test delle bombe atomiche. Non con esplosioni sotterranee, ma in atmosfera. Fra il 1951 e il 1963 il governo statunitense fece esplodere in questo modo circa 100 bombe.

Questi test erano una manifestazione di totale incoscienza, tipica di quei tempi, perché anche allora si sapeva benissimo che le detonazioni nucleari in superficie sollevavano colossali nubi di polvere radioattiva, che poi veniva portata dal vento a ricadere su vaste aree abitate, ma le autorità facevano finta di niente. La Commissione per l’Energia Atomica (AEC) addirittura realizzò un filmato pubblicitario per convincere il pubblico che era tutto a posto. I nativi americani, che popolavano quelle zone, non furono mai avvisati.

Il cast del film, prodotto dal celebre miliardario e aviatore Howard Hughes, trascorse vari mesi a St. George, fra giugno e agosto del 1954. Gran parte di The Conqueror fu girato nel vicino Snow Canyon.
Al momento delle riprese, l’AEC dichiarò che il sito del film era perfettamente sicuro, e come se non bastasse, alla fine delle riprese, Hughes e il regista Dick Powell fecero spedire 60 tonnellate di terra (che a loro insaputa era radioattiva) da Snow Canyon agli studi cinematografici di Culver City, in California, per rendere realistiche e coerenti le riprese aggiuntive. Questa sabbia radioattiva del deserto rimase in deposito per decenni.

Pochi anni dopo le riprese cominciarono a manifestarsi gravi problemi di salute nel cast e nella troupe:

  • Il regista del film, Dick Powell, morì di cancro linfatico all’età di 53 anni.
  • Nel 1960 all’attore Pedro Armendáriz fu diagnosticato un cancro ai reni in fase terminale.
  • All’attrice Susan Hayward, 15 anni dopo, fu diagnosticato un cancro alla pelle, al seno e all’utero. Morì di cancro al cervello nel 1975 a soli 56 anni.
  • Un’altra attrice coprotagonista, Agnes Moorehead, morì di cancro all’utero all’età di 74 anni.
  • L’attore Lee Van Cleef morì di cancro alla gola nel 1989.
  • I figli di John Wayne, Michael e Patrick, andarono a trovare il loro famoso padre sul set ed ebbero in seguito un cancro alla pelle e tumori benigni.
  • Al figlio di Susan Hayward fu rimosso un tumore benigno dalla bocca.
  • John Wayne stesso lottò per anni contro il cancro ai polmoni, diagnosticato per la prima volta nel 1964. Il polmone malato e due costole gli furono rimossi chirurgicamente, ma 14 anni dopo, quando si sottopose a un intervento chirurgico alla cistifellea, scoprì di avere in realtà un cancro allo stomaco al quarto stadio. Morì a Los Angeles nel giugno 1979 a 72 anni.
  • Nel 1990 fu stabilito che circa 110 delle 220 persone che avevano lavorato a The Conqueror avevano sviluppato una qualche forma di cancro e 49 ne erano morte; un tasso molto superiore alla media statistica di circa 30.

Howard Hughes si sentì colpevole di questa strage e spese 12 milioni di dollari per acquistare tutte le copie di The Conqueror affinché non potesse mai più essere visto.

Il suolo di alcuni canyon di St. George rimase pericolosamente contaminato fino al 2007. Durante gli anni ’70, i tassi di leucemia tra gli indiani Shoshone occidentali e i residenti della zona di St. George furono cinque volte superiori rispetto al resto dello stato.

In totale, l’esercito statunitense svolse 928 test nucleari al Nevada Test Site tra il 1951 e il 1992. Si stima che i cento test atmosferici effettuati abbiano rilasciato quasi 150 milioni di curie di ricaduta radioattiva, ossia circa 20 volte la quantità di radiazioni rilasciate durante il disastro nucleare di Chernobyl, in Ucraina. Un disastro che fu involontario, mentre i test nucleari statunitensi furono assolutamente intenzionali e pianificati.

Podcast RSI – La tastiera a prova di gatto esiste. Da 25 anni

Questo è il testo della puntata del 27 ottobre 2025 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS. Il mio archivio delle puntate è presso Attivissimo.me/disi.


Se avete gatti, sapete benissimo quanto sia irresistibile per loro la tastiera del vostro computer. La maggior parte delle volte, la pressione delle loro zampe sui tasti produce semplicemente una sequenza di caratteri senza senso, che si cancella facilmente da una mail o da un documento. Ma a volte la combinazione di tasti premuta è una di quelle che cambia un’impostazione di base del computer, cancella file o azzera i settaggi di un server.

Con tutte le innovazioni tecnologiche che ci sono, come mai le tastiere dei computer non sono dotate di un sistema incorporato che le protegga dalle digitazioni feline? Un uomo ha deciso di rimediare. Quell’uomo si chiama Chris Niswander, e questa è la storia della sua soluzione, che esiste da 25 anni, è stata insignita di un premio, ma rimane ignorata dalla maggior parte dei possessori di gatti.

Benvenuti! Questa è la puntata del 27 ottobre 2025 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]


Gli zampettamenti inattesi dei gatti sulle tastiere dei computer sono una nota fonte di incidenti informatici. A chiunque abbia un felino sarà capitato di trovare una lunga sequenza di caratteri privi di senso in coda a un documento o a un messaggio. Ad alcuni, particolarmente sfortunati, sarà capitato di trovarsi cancellato un file. In casi estremi, l’interazione gatto-tastiera può portare a disservizi molto gravi, come il blackout informatico che a settembre del 2023 ha colpito i computer del Veterans Affairs Medical Center di Kansas City, città che nonostante il nome si trova nello stato americano del Missouri. Un tecnico stava esaminando la configurazione di un gruppo di server quando il suo gatto è saltato sulla tastiera e ha cancellato quella configurazione, portando al fermo dei sistemi informatici del centro medico per ben quattro ore [The Register].

Online si trovano innumerevoli segnalazioni di disastri informatici causati da gatti che camminano su tastiere, come per esempio la perdita irrimediabile di ben 14.000 campioni musicali capitata nel 2021 a un utente di Reddit: il gatto ha premuto il tasto di cancellazione e il computer ha calcolato che l’insieme dei file cancellati era troppo grande per metterlo temporaneamente nel Cestino e quindi lo ha cancellato permanentemente dal disco rigido. È per questo che si dovrebbero fare i backup, ma questa è un’altra storia.

Eppure la soluzione esiste, e risale addirittura a 25 anni fa. L’ha creata nel 1999 Chris Niswander, un informatico di Tucson, in Arizona, dopo che Amos, il gatto di sua sorella, ha camminato sulla tastiera del suo computer ed è riuscito a disinstallare del software, cancellare dei file cruciali e mandare in crash il computer in questione. Questa prodezza involontaria gli era riuscita probabilmente perché le sue zampe avevano premuto delle combinazioni di tasti che corrispondevano a scorciatoie a tastiera, che possono eseguire comandi estremamente potenti e profondi.

Da buon informatico, Niswander ha deciso di studiare il problema e trovare una soluzione software per distinguere le digitazioni umane da quelle feline. Così ha costruito delle sagome di cartone a forma di zampa di gatto e le ha usate per simulare la camminata di un felino su una tastiera.

Questo metodo, rudimentale ma efficace, gli ha permesso di notare che siccome le zampe dei gatti sono quasi sempre più grandi delle dimensioni di un singolo tasto, una zampettata di gatto tendeva a interessare più di un tasto per volta, diversamente dalle digitazioni degli esseri umani. Così ha compilato un enorme elenco di combinazioni di tasti fisicamente adiacenti che potevano essere premuti da una singola zampa di gatto e l’ha filtrato per conservare soltanto le combinazioni che eseguivano comandi.

Fatto questo, ha osservato il comportamento dei gatti sulle tastiere e ha notato che quando un felino appoggia la zampa, il suo peso e il momento del suo moto applicano forze intense ai tasti, e gli angoli e le posizioni dei cuscinetti di ciascuna zampa seguono dinamiche complesse, producendo pressioni differenti sui vari tasti e creando, scrive Niswander, “uno stile riconoscibile di digitazione che include schemi temporali insoliti.”

Armato di queste conoscenze, ha scritto del software capace di rilevare quello stile e di discriminarlo rispetto a quello umano, bloccando la tastiera, e lo ha chiamato Pawsense (rilevamento di zampa). Questo programma è tuttora disponibile per le principali versioni di Windows fino alla 10 compresa. Purtroppo non esiste una versione per Mac o Linux e il suo sviluppo si è interrotto nel 2020.


Se Pawsense vi interessa, è acquistabile presso Bitboost.com per una ventina di dollari. Funziona così: il software si carica automaticamente a ogni avvio del computer e sorveglia l’attività della tastiera. Quando rileva l’azione di un gatto, cosa che riesce a fare di solito nel giro di un paio di zampettate, fa comparire sullo schermo una finestra che blocca la tastiera e mostra un avviso di rilevamento.

La finestra di Pawsense.

Per sbloccare la tastiera bisogna cliccare su un apposito pulsante visualizzato sullo schermo oppure digitare la parola inglese human. Due cose che, si presume, un gatto non è capace di fare.

Pawsense usa inoltre gli altoparlanti del computer per emettere un suono irritante…

[CLIP: audio dei suoni irritanti in questione]

…che in teoria, per associazione, dovrebbe far passare al gatto la voglia di passeggiare sulla tastiera.

L’applicazione è altamente configurabile e permette di scegliere suoni irritanti personalizzati, di regolare la sensibilità del rilevamento e di ignorare alcune particolari combinazioni di tasti.

Chris Niswander ha ricevuto molte mail di gattofili di tutto il mondo che gli hanno confermato che il suo software funziona: non solo impedisce danni, ma addestra i gatti a non passare sulla tastiera. L’autore del software dice di aver guadagnato dalla sua creazione una cifra che definisce “sufficiente per giustificare lo sforzo di crearla”, e per vent’anni ha fatto manutenzione e aggiornamenti.

A marzo del 2000 la sua creazione fu testata e segnalata dalla prestigiosa rivista Scientific American, che ne confermò l’efficacia, notando che addestrava non solo i gatti ma anche gli umani, visto che nei test una digitazione maldestra del recensore umano aveva attivato il blocco della tastiera e quindi lo aveva indotto a diventare più preciso nella pressione dei tasti.

Ma insieme al riconoscimento da parte della rivista scientifica arrivò anche, nello stesso anno, un premio Ig Nobel, che ha portato con sé molta derisione. Per chi non li conoscesse, i premi Ig Nobel sono dei riconoscimenti satirici, delle parodie dei premi Nobel, che la rivista scientifico-umoristica Annals of Improbable Research presenta ogni anno dal 1991 ai ricercatori che si sono distinti per una scoperta o una ricerca scientifica particolarmente ridicola o inutile: cose come la scoperta che la presenza di persone crea eccitazione sessuale negli struzzi o lo standard governativo britannico per la corretta preparazione di una tazza di tè (sei pagine).

Fra gli insigniti figurano anche dei veri premi Nobel, come Andre Geim, che nel 2000 vinse un Ig Nobel per la fisica per aver usato dei magneti per far levitare una rana e dieci anni più tardi vinse un Nobel per la fisica per una ricerca su un altro argomento (le proprietà elettromagnetiche del grafene). I premi Ig Nobel vengono presentati in una cerimonia che si svolge presso il prestigiosissimo MIT e vengono consegnati quasi sempre da persone che hanno ricevuto dei veri premi Nobel.

Niswander è l’unico ad aver ricevuto un Ig Nobel per l’informatica, e questo gli ha procurato molta visibilità nella stampa. Purtroppo, però, molti articoli che segnalano questo conferimento si soffermano solo sulla parte umoristica o ridicola degli Ig Nobel, tralasciando di notare che in realtà l’obiettivo di questi premi è “onorare i risultati che all’inizio fanno ridere la gente, ma poi la fanno pensare.” E così molti pensano che Pawsense, il suo software, sia ridicolo e inutile, una burla fatta per spillare soldi. Ma non è così. L’unico suo limite è che da cinque anni non viene più aggiornato e rischia quindi di non funzionare con le versioni più recenti di Windows.


Ci sono anche altre soluzioni all’annoso problema dei gatti sulle tastiere. Ci sono software come CatLock, che è un progetto open source liberamente scaricabile e, come Pawsense, è disponibile solo per Windows. Ci sono anche soluzioni hardware, come le protezioni trasparenti rialzate per tastiere, sotto le quali l’utente può infilare comodamente le mani per scrivere mentre il gatto è libero di zampettare al di sopra…

Fonte: Amazon.

… oppure le tastiere supplementari, sulle quali il gatto può camminare quanto vuole perché tanto sono inattive e scollegate.

Fonte: Reddit.

Si può anche predisporre sulla scrivania un cuscino o il coperchio capovolto di una scatola, in modo da creare un’alternativa che attragga il felino maggiormente.

E a proposito di ricerche scientifiche sul comportamento dei gatti, non sembra che ci siano studi approfonditi sulle motivazioni di questa loro abitudine universale. Quel poco che si sa è che è improbabile che zampettare sulla tastiera sia un comportamento imitativo, anche se le ricerche dimostrano che i gatti sono in grado di mappare il loro corpo su quello umano per ripetere delle azioni, come per esempio toccare un oggetto con la testa o con un arto specifico.

È inoltre improbabile che i gatti siano attratti dal calore, anche se molti laptop di oggi effettivamente scaldano parecchio, perché in casa di solito ci sono anche altre fonti di calore molto più intense.

La spiegazione più plausibile, secondo gli esperti, è che i felini siano richiamati dall’odore, per noi impercettibile, che la loro persona di riferimento lascia sulla tastiera attraverso la traspirazione dei polpastrelli, e la loro natura li spinge a depositare il loro odore per sostituire quello umano e comunicare in sostanza che quel territorio e quella persona sono sotto il loro dominio.

E quindi, come sa ogni persona che convive con un gatto, non resta che accettare questa adorabile sottomissione e abituarsi a salvare e a bloccare la tastiera prima di allontanarsi dal computer. Per il Mac basta digitare Control-Comando-Q; per Windows basta premere insieme il tasto Windows e la lettera L.

Fonti

The Software That Detects When a Cat Is Messing with Your Keyboard, Priceonomics.com, 2015

C-A-T-T-T-T-T-T-T-T, Radio-weblogs.com, 2000?

Ig® Nobel Prize Winners, Improbable.com, 2025

Spoof Ig Nobel prizes awarded at Harvard, UPI.com, 2000

NEWS WATCH; When Keyboard Disasters Come In on Little Cat Feet, New York Times, 2000 (copia su Archive.is)

Paw Sense Computer Software, Petsweekly.com, 2000?

The (not so cute) reason your cat loves sitting on your laptop, BBC Science Focus, 2024

Cat on Computer: How to Protect Your PC from Paw-sible Damage, Auslogics.com, 2024

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/10/20

È andata in onda lunedì 20 alle 9 una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

In questa puntata abbiamo parlato di miti e fatti poco conosciuti che riguardano la Luna, di missioni spaziali passate e prossime, di visitatori interstellari (3I/ATLAS), del mio tentativo di candidarmi a un volo intorno alla Luna (che poi è stato annullato), di Michael Collins (il terzo uomo di Apollo 11) e del suo libro autobiografico Carrying the Fire, di disastri spaziali, di nebbia sulla Luna, e della cometa Lemmon.

Podcast RSI – Sora, il caos continua: dopo il copyright, calpesta i morti

Questo è il testo della puntata del 20 ottobre 2025 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS. Il mio archivio delle puntate è presso Attivissimo.me/disi.


Normalmente comincio questo podcast con uno spezzone sonoro che anticipa il tema della puntata, ma stavolta no. Perché Martin Luther King che fa versi e gesti da scimmia mentre tiene uno dei suoi storici discorsi pubblici, in un video generato dall’app di intelligenza artificiale Sora di OpenAI, è troppo ripugnante per farlo sentire, fosse anche solo per documentare il fatto che esiste.*

*  Ho verificato che esiste e ne conservo documentazione.

Ed è solo uno degli esempi del fiume di video che ritraggono persone celebri del passato mentre fanno cose ridicole o altamente offensive che sta inondando Internet grazie alle scelte intenzionali dell’azienda capitanata da Sam Altman. Torno a parlare di Sora, dopo averlo presentato nella puntata precedente di questo podcast, perché ci sono degli aggiornamenti importanti.

Benvenuti alla puntata del 20 ottobre 2025 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]


Sora, l’app di OpenAI che consente a chiunque di generare video sintetici iperrealistici lunghi una decina di secondi dando una semplice descrizione di quello che si vuole ottenere, ha già suscitato le ire assolutamente prevedibili delle case cinematografiche e televisive, perché era utilizzabile per generare video falsi che raffiguravano i personaggi più disparati, da Spongebob ai Simpson a Pikachu a tutto il cast animato di South Park, violando disinvoltamente il copyright dei loro creatori, e ha fatto dietrofront solo dopo gli ammonimenti delle major titolari dei diritti su quei personaggi, come ho raccontato nella puntata precedente di questo podcast [The Hollywood Reporter].

Sulla questione è poi intervenuto ufficialmente anche il governo giapponese, secondo quanto riferisce il sito locale ITMedia, inviando a OpenAI una richiesta formale di “non impegnarsi in azioni che possano costituire una violazione del diritto d’autore” e aggiungendo che “anime e manga sono tesori insostituibili di cui possiamo essere fieri in tutto il mondo” [The Register].

OpenAI ha risposto annunciando nuove restrizioni sui contenuti dei video generabili con Sora, ma sembra che voglia mantenere il proprio modello commerciale opt-out, nel quale in altre parole spetta ai singoli titolari dei diritti avvisare che non vogliono che i loro personaggi vengano utilizzati dall’app, come ha già fatto per esempio Disney [Reuters].

La filosofia commerciale di OpenAI è “faccio quello che mi pare con le cose che hanno creato gli altri fino a che non mi dicono uno per uno che non lo devo fare”. Ma gli addetti ai lavori notano che questo è l’esatto contrario di come funziona realmente il diritto d’autore [The Hollywood Reporter].

Sora, però, ha aperto anche un altro fronte di scontro, applicando questa sua filosofia anche ai personaggi celebri del passato. Come era ancora una volta assolutamente prevedibile, gli utenti di Sora hanno cominciato a generare video sempre più impresentabili e offensivi che mostrano grandi nomi della storia recente dire e fare cose irriferibili.

Forse la goccia che ha finalmente fatto traboccare il vaso e ha spinto OpenAI ad agire è stata la creazione di video sintetici raffiguranti Martin Luther King in situazioni che l’azienda, con un eufemismo davvero estremo, ha definito irrispettose” ma che bisognerebbe avere la dignità di descrivere per quello che sono: abusi profondamente razzisti.

Gli eredi dello storico leader e premio Nobel hanno chiesto a OpenAI di intervenire, e l’azienda ha annunciato che ha “messo in pausa le generazioni che raffigurano il dottor King intanto che rinforza le restrizioni sulle figure storiche”, insistendo però che continua a spettare ai singoli eredi o rappresentanti chiedere di essere esclusi dai video prodotti da Sora. Notate che OpenAI non ammette di aver capito che quello che sta facendo è profondamente, intuitivamente sbagliato dal punto di vista etico e morale, ma si limita a dire che mette il tutto “in pausa”.


Chiamarle “figure storiche” le fa sembrare distanti e astratte, ma si tratta di persone reali, i cui familiari oggi vengono sommersi da questo fiume di video sintetici che li toccano molto da vicino.

La figlia del compianto attore Robin Williams, Zelda, ha implorato pubblicamente su Instagram [The Independent] di non mandarle più video di suo padre generati con l’intelligenza artificiale. Le sue parole meritano di essere lette e ascoltate.

Smettete di pensare che io li voglia vedere o che li capisca […]” scrive. “Se state cercando di provocarmi, ho visto ben di peggio, e vi bloccherò e passerò oltre. Ma per favore, se avete un minimo di decenza, smettete di fare queste cose a lui e a me, e a chiunque, punto. È stupido, è uno spreco di tempo e di energia, e credetemi, non è quello che lui avrebbe voluto […] Vedere che il lascito di persone reali viene condensato fino a diventare un ‘questo somiglia vagamente e parla vagamente come loro ed è sufficiente così’, in modo che altre persone possano spandere orribile sbobba per TikTok che li muove come marionette, mi fa infuriare.” ha aggiunto Zelda Williams, che è regista cinematografica, proseguendo con un monito: “Non state facendo arte, state fabbricando hotdog disgustosi e ultraprocessati usando le vite di esseri umani, la storia dell’arte e della musica, e poi li cacciate in gola a qualcun altro sperando che vi diano un pollice alzato e a loro piacciano. Che schifo. […] Smettete di chiarmarlo ‘il futuro’: l’intelligenza artificiale non fa che riciclare e rigurgitare il passato per consumarlo di nuovo. State ingerendo lo Human Centipede dei contenuti, e lo fate dal fondo della fila, mentre quelli in testa ridono, consumano e consumano”.

Se non cogliete il riferimento a Human Centipede e non sapete cos’è, invidio il vostro candore, ma temo che lo scoprirete presto e capirete il senso profondo dello sfogo amarissimo della figlia di Robin Williams.

Un’altra figlia, quella di Martin Luther King, Bernice, si è associata all’appello di Zelda Williams con poche parole su Threads: “Concordo a proposito di mio padre. Per favore smettetela”.

E anche Ilyasah Shabazz, la figlia di Malcolm X, altro leader storico per i diritti degli afroamericani che ha pagato con la vita i propri ideali, di fronte all’ennesimo video generato che raffigura suo padre, si è unita pubblicamente a queste proteste, chiedendo come mai chi sviluppa l’intelligenza artificiale non agisca “con la stessa moralità, coscienza e attenzione […] che vorrebbe per le proprie famiglie” [Engadget].


L’app Sora, intanto, è in cima alle classifiche dell’App Store di Apple, e i video sintetici offensivi continuano a essere sfornati, perché le fantomatiche “restrizioni” citate continuamente come rimedio da OpenAI semplicemente non funzionano: sono facili da eludere con un minimo di inventiva e non è pensabile di poter escludere tutti i casi possibili di abuso.

Per esempio, il Washington Post ha segnalato che alcuni utenti sono riusciti a creare video che mostrano Malcolm X che fa battute volgari e parla di incontinenza intestinale, Kobe Bryant che pilota un elicottero come quello che è precipitato e ha portato alla sua morte, o l’ex presidente statunitense John Kennedy, morto assassinato, che fa battute sull’assassinio dell’attivista di destra Charlie Kirk [Forbes; Washington Post].

OpenAI sembra del tutto indifferente alle conseguenze sociali delle proprie azioni e anzi le difende, sostenendo che quello che fa serve per proteggere la competitività statunitense e, cito, “è questione di sicurezza nazionale”, secondo Sam Altman, perché altrimenti il primato tecnologico nell’intelligenza artificiale passerebbe alla Cina [Reuters].

Altman sostiene inoltre che una delle ragioni per cui OpenAi rilascia tecnologie come Sora è che vuole aiutare l’umanità nella transizione, inoculandola contro il fatto che in futuro “tutti saranno in grado di creare un video di te che fai qualunque cosa che loro desiderano usando i video pubblicamente disponibili su Internet che ti raffigurano.”

[CLIP – Sam Altman che parla]

Dice che “La società si adatterà a questo, ovviamente, ma uno dei modi che abbiamo trovato per aiutare la società con queste transizioni è rilasciare il software presto, con delle restrizioni, in modo che la società e la tecnologia abbiano il tempo di evolvere insieme.”

Secondo lui “ha funzionato con il testo, ma con il video sarà più difficile, perché i video hanno un forte impatto, ma credo che impareremo ad adattarci e impareremo molto in fretta che ci saranno tanti video falsi di te su Internet… succederà e basta. Inoculare la società ha probabilmente un valore” [Rowan Cheung/Deepcurates su Instagram].

Non è vero che “succederà e basta”, perché OpenAI sta facendo in modo che succeda e sta premendo a fondo l’acceleratore del cambiamento, senza darci il tempo di prendere fiato e prendere contromisure. Come farà la società ad adattarsi a un mondo nel quale non si può più credere a nulla di quello che si vede su uno schermo, e perché si debba correre a capofitto verso questo traguardo proprio sotto la sua guida, Sam Altman non ce lo dice.

Forse si aspetta che lo chiediamo a ChatGPT.

Fonti

OpenAI launches new AI video app spun from copyrighted content. Reuters, 2025.

OpenAI’s New Video Tool Features User-Generated ‘South Park,’ ‘Dune’ Scenes. Will Studios Sue?. Hollywood Reporter, 2025

WME to OpenAI: All Our Clients Are Opting Out of Sora 2. Hollywood Reporter, 2025

Japan tells OpenAI to stop spiriting away its copyrighted anime. The Register, 2025

Japan Warns OpenAI Over Sora 2 Copyright Infringement of “Irreplaceable” Anime and Manga, Securityonline.info, 2025

日本政府、OpenAIに「著作権侵害行為」を行わないよう要請 Sora 2での“アニメ風動画”問題を受け. ITmediaNews, 2025

OpenAI IP promises ring hollow to Sora losers. The Register, 2025

AI videos of dead celebrities are horrifying many of their families. Washington Post, 2025

Robin Williams’ daughter begs fans to stop sending her AI videos of late father: ‘Just stop doing this to him’. The Independent, 2025

OpenAI Blocks Sora Deepfakes Of Martin Luther King After ‘Disrespectful Depictions’. Forbes, 2025

OpenAI pauses Sora video generations of Martin Luther King Jr.. TechCrunch, 2025

OpenAI suspends MLK deepfakes on Sora after ‘disrespectful’ videos. The Verge, 2025

OpenAI suspends Sora depictions of Martin Luther King Jr. following a request from his family. Engadget, 2025

Statement from OpenAI and King Estate, Inc.. X.com, 2025

Sora update #1, Samaltman.com, 2025

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/10/13

È andata in onda lunedì scorso una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Qui sotto trovate approfondimenti e fonti di alcuni dei temi che abbiamo affrontato nella puntata.

Truffati due volte: gli avvisi dell’Ufficio federale della cibersicurezza

Le truffe telefoniche e online imperversano: l’UFCS segnala un aumento delle “truffe che combinano tentativi di phishing seguiti da false chiamate di assistenza […] le potenziali vittime ricevono prima un messaggio con un link a un sito web di phishing dall’aspetto ingannevole e genuino, che fa riferimento ad esempio a un presunto rimborso o a un’imminente multa per divieto di sosta. Chiunque risponda e inserisca i dati della propria carta di credito sarà contattato telefonicamente poco dopo: dall’altra parte della cornetta si presenta un presunto dipartimento di sicurezza, che sostiene di voler proteggere l’account. L’obiettivo di questa truffa in più fasi è guadagnare fiducia, fare pressione e infine ottenere l’accesso a dati bancari sensibili.” [UFCS]

Lo stesso Ufficio mette inoltre in guardia contro un’evoluzione delle classiche truffe che appestano le piattaforme di vendita online: “Invece di attirare semplicemente le vittime su siti di phishing, i truffatori cercano ora di indurle a installare malware. Il malware «info stealer» installato sottrae non solo i dati di accesso individuali, ma anche tutte le password, le informazioni finanziarie e i dati personali memorizzati sul computer.” Vengono proposte soluzioni e precauzioni [UFCS].

Polizia USA chiede di smettere di fare la burla tramite IA del barbone invitato in casa

Il dipartimento di polizia di Salem, Massachusetts, ha dovuto diffondere un comunicato a proposito di una burla virale in voga su TikTok:

Lo scherzo prevede l’uso di un generatore di immagini basato sull’intelligenza artificiale (IA) per creare una foto che fa sembrare che un senzatetto si trovi alla porta di un residente o all’interno della casa. L’uomo si rifiuta di andarsene e la persona che ha creato la burla dice di avere paura dell’“intruso”. L’ambientazione della casa è reale, ma il “senzatetto” non lo è.

L’immagine generata dall’IA viene poi inviata tramite SMS al proprietario della casa, a un parente o a un amico. che sono ignari, insieme a un commento sul ritrovamento dell’uomo non invitato in casa. La loro reazione, tramite SMS o telefonata, viene registrata e pubblicata sui social media per “divertimento” e per ottenere ‘clic’ e “mi piace”.

In diversi casi, coloro che hanno ricevuto queste immagini generate dall’intelligenza artificiale e i commenti hanno creduto sinceramente che ci fosse un vero intruso nella loro casa e hanno chiamato il 911 per segnalare un furto o un’effrazione in corso che richiedeva un intervento immediato della polizia.

[…] Oltre ad essere di cattivo gusto, ci sono molte ragioni per cui questo scherzo è, per dirla senza mezzi termini, stupido e potenzialmente pericoloso.

Questo scherzo disumanizza i senzatetto, provoca il panico nel destinatario in difficoltà e spreca le risorse della polizia. Gli agenti di polizia chiamati a intervenire non sanno che si tratta di uno scherzo e trattano la chiamata come un vero e proprio furto in corso, creando così una situazione potenzialmente pericolosa.

Il dipartimento conclude ricordando che creare un falso allarme che causi l’invio di agenti di polizia o servizi di emergenza è un reato punibile con la reclusione fino a due anni o con ammende fino a 1000 dollari [The Verge].

Misteri che non lo erano: come si spostavano le statue giganti dell’Isola di Pasqua

Per la nuova rubrica semiseria Misteri misteriosissimamente misteriosi, segnalo che uno studio pubblicato sul Journal of Archaeological Science ha smentito con un esperimento sul campo una delle tesi predilette degli appassionati di archeologia alternativa, ossia che sarebbe stato impossibile per gli abitanti dell’Isola di Pasqua spostare a forza di braccia le enormi statue note come come moai, pesanti anche decine di tonnellate, dalla cava di pietra fino al punto in cui andavano conficcate nel terreno, distante ben 16 chilometri. Pertanto, teorizzano, deve esserci stato qualche aiuto esterno straordinario.

Ma in realtà non occorre tirare in ballo interventi alieni o poteri paranormali, perché un team dell’Università di Binghamton e dell’Università dell’Arizona ha costruito una replica di moai da 4,35 tonnellate con un fondo bombato e inclinato in avanti ed è riuscito a spostarla di 100 metri in soli 40 minuti impiegando soltanto 18 persone.

In sintesi, la tecnica usata dagli sperimentatori e probabilmente adoperata anche dagli abitanti dell’isola fra il 1400 e il 1650 d.C. consiste nel creare un sentiero concavo lungo il quale la statua veniva fatta avanzare tenendola verticale e facendola dondolare con delle corde. A ogni dondolio, la statua avanzava leggermente grazie alla forma del suo fondo [Interesting Engineering].

Misteri piccolissimi: perché il corrimano delle scale mobili va più veloce delle scale?

Se mettete la mano sul corrimano di una scala mobile, molto spesso vi capita di notare che la mano si allontana lentamente da voi, perché il corrimano si muove più velocemente delle scale. Come mai non si muove alla stessa velocità? Colpa di progettisti incapaci?

Ovviamente no: semplicemente, il motore della scala mobile sposta il corrimano tramite una puleggia a frizione, che man mano si consuma e diventa quindi più piccola. E quindi ogni rotazione completa della puleggia sposta il corrimano un pochino di meno, facendone rallentare progressivamente il movimento. Per tenere conto di questo fenomeno, i corrimano nuovi sono calibrati in modo da muoversi circa il 2% più velocemente delle scale. Quindi se il corrimano si sposta più velocemente delle scale, vuol dire che la puleggia è nuova [Veritasium Daily].

I cucchiai misteriosi di Jerash, in Giordania

Il tempio romano di Artemide di Gerasa o Jerash è uno dei monumenti più belli rimasti dell’antica città. I visitatori rimangono spesso stupiti nel vedere che se si infila un cucchiaio nelle piccole fessure delle colonne dell’antico tempio, il cucchiaio si muove lentamente su e giù senza che nessuno lo tocchi.

Anche qui non c’è nessuna forza paranormale in gioco: le colonne sono composte da porzioni cilindriche impilate di calcare, tenute insieme da perni metallici che consentono a ogni pezzo di ruotare leggermente. Questo ingegnoso sistema permette alle strutture di flettersi durante le scosse, il vento o anche il calpestio, impedendo loro di spezzarsi sotto pressione. I sottili spostamenti fanno muovere i cucchiai, rivelando la genialità dell’ingegneria antisismica romana: una soluzione flessibile così efficace che i grattacieli moderni la utilizzano ancora per rimanere in piedi durante i terremoti [vt.physics].

Podcast RSI – Arriva Sora, il ChatGPT dei video, ed è caos

Questo è il testo della puntata del 13 ottobre 2025 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS. Il mio archivio delle puntate è presso Attivissimo.me/disi.


[CLIP: Martin Luther King (sintetico) fa un discorso in cui si lamenta delle restrizioni di Sora]

Avete appena sentito la voce inconfondibile di Martin Luther King, storico leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani e premio Nobel per la pace, lamentarsi delle limitazioni eccessive di Sora, la nuova app di OpenAI che permette di generare video estremamente realistici, con audio integrato e sincronizzato. Martin Luther King è morto, assassinato, nel 1968, ma c’è un video in cui lo si vede pronunciare questa frase impossibile durante un comizio. Un video, ovviamente, generato usando Sora.

In un altro video prodotto dall’app, una ripresa di una telecamera di sicurezza mostra Sam Altman, il CEO di OpenAI, che viene fermato mentre cerca di trafugare delle schede grafiche da un grande magazzino.

Poi c’è Michael Jackson che fa uno sketch pseudocomico con una banana.

C’è Kurt Cobain che ruba del cibo in un fast food. E poi c’è Spongebob nazista.

Questa è la storia di un’app che promette di essere ChatGPT per i video e che regala a tutti il potere di creare realtà alternative e falsi storici scrivendo semplicemente poche parole su uno smartphone. Che cosa mai potrebbe andare storto?

Benvenuti alla puntata del 13 ottobre 2025 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]


Il 30 settembre scorso OpenAI ha rilasciato Sora, una nuova app social che come impostazione somiglia molto a TikTok, con la differenza che il flusso di brevissimi video da guardare e far scorrere uno dopo l’altro è composto interamente da immagini sintetiche estremamente realistiche, con movimenti fluidi e naturali e con un audio sincronizzato perfettamente calzante.

Usare Sora è semplicissimo: l’utente descrive a parole il video che desidera ottenere, e poco dopo lo ottiene. La durata massima è di dieci secondi, e c’è una particolarità: Sora permette agli utenti di dare il proprio volto ai personaggi dei video generati.

Il suo successo è stato travolgente, con oltre un milione di scaricamenti dell’app in meno di cinque giorni. Nemmeno ChatGPT era stato così popolare al suo debutto.

Un’altra peculiarità di Sora è che ogni utente può dare il permesso ai propri amici, o a chiunque, di usare il suo volto per creare altri video. L’utente diventa comproprietario dei video generati da terzi che lo raffigurano, e può revocarli o cancellarli.*

* Solo finché i video restano sulla piattaforma di OpenAI. Se vengono scaricati e ripubblicati altrove, qualunque tentativo di revoca o cancellazione verrà ignorato.

Uno dei primi utenti a scegliere quest’opzione è stato proprio Sam Altman. E a questo punto bisogna chiedersi se questi miliardari dell’intelligenza artificiale hanno perso completamente il contatto con la realtà, perché ovviamente gli utenti hanno cominciato a fargli dire e fare le cose più strane, imbarazzanti e offensive nei video generati dalla sua app. Una conseguenza assolutamente ovvia e prevedibile. Non ci ha pensato, o non gliene importa nulla?

Certo, Sora ha delle restrizioni, per cui è piuttosto difficile, ma non impossibile, generare contenuti impressionanti, fortemente allusivi o espliciti. OpenAI, però, ammette che l’app consente di generare video di nudo o a contenuto sessuale usando le fattezze di una persona reale nell’1,6% dei casi.

Va notato, inoltre, che i video generati da Sora hanno un watermark, un piccolo logo esagonale che appare in sovraimpressione e che dovrebbe rendere chiaro allo spettatore che sta guardando un video sintetico. Ma ci sono tanti modi di offendere e di umiliare senza dover arrivare alla pornografia, come hanno dimostrato alcuni giornalisti creando video di Sam Altman in divisa tedesca della Seconda Guerra Mondiale e altri video che istigano al razzismo e alla discriminazione, e sono già nati numerosi servizi che consentono di rimuovere questo indicatore e permettono quindi di creare contenuti audiovisivi facilmente confondibili con quelli reali. Gli utenti stanno imparando rapidamente a eludere le limitazioni imposte da OpenAI, e gli stalker stanno già usando Sora per tormentare le loro vittime. Tutti scenari anche questi assolutamente prevedibili.


Un altro motivo per cui viene spontaneo domandarsi se Altman e soci siano completamente dissociati dalla realtà o incapaci di anticipare le conseguenze delle proprie scelte, o se si sentano esentati dalle regole che valgono per il resto dell’umanità, è che al suo debutto Sora consentiva esplicitamente di generare video di personaggi coperti dal copyright. Secondo OpenAI, spettava ai titolari di copyright indicare espressamente che non consentivano l’uso dei loro personaggi.

Ma dopo qualche giorno di Spongebob nazista o intento a fabbricare droga, di Pikachu lanciato in furti a ripetizione e di spezzoni inesistenti dei Simpson e di altri personaggi, la potente Motion Picture Association, che riunisce e rappresenta i più grandi marchi della produzione televisiva e cinematografica, come Netflix, Paramount, Sony, Disney e Warner, ha pubblicato una presa di posizione su quella che ritiene essere una massiccia violazione del diritto d’autore, dicendo che spetta a OpenAI, non ai titolari dei diritti, vigilare affinché non vengano commesse violazioni.

OpenAI ha fatto dietrofront, dicendo che introdurrà restrizioni simili a quelle sull’uso del volto degli utenti, ma resta un altro problema di copyright. Per essere in grado di generare questi personaggi celebri, anche con il consenso dei titolari dei rispettivi diritti, OpenAI deve aver addestrato Sora usando milioni di immagini di quei personaggi, senza però pagare alcun compenso [Washington Post]. In altre parole, OpenAI vuole arricchirsi sfruttando gratis la creatività altrui. L’azienda, però, sostiene che questo suo uso delle immagini sotto copyright sia legale.

C’è anche un altro campo minato nel quale OpenAI sembra aver deciso di lanciarsi a fare capriole sperando di farla franca, ed è l’uso delle sembianze di personaggi storici. L’azienda ha dichiarato che intendeva “bloccare le raffigurazioni di personaggi pubblici” salvo consenso esplicito dei personaggi in questione, ma questa restrizione non vale per i personaggi pubblici deceduti.

Gli utenti di Sora sono infatti riusciti a creare video sintetici del presidente John Kennedy, del già citato Martin Luther King, di Tupac Shakur che chatta con Malcolm X, di Bruce Lee e di molte altre figure importanti della cronaca e della storia recente [Ars Technica], e OpenAI ha ammesso che la generazione di video raffiguranti personaggi storici è consentita. In altre parole, non è un difetto: Sora è fatto apposta così.

Questo significa che OpenAI ha messo in mano a milioni di utenti uno strumento in grado di generare innumerevoli falsi storici, cinegiornali d’epoca inesistenti, documentari che non documentano nulla di reale. Il livello di incoscienza e di irresponsabilità di una scelta di questo genere, proprio in un momento storico nel quale la verità e la realtà condivisa sono sotto attacco costante, è difficile da descrivere a parole.

Il risultato è che d’ora in poi qualunque filmato storico, qualunque video d’epoca, qualunque ripresa di telecamere di sorveglianza, qualunque testimonianza in video, qualunque spezzone di film o programma televisivo che vedremo in giro potrebbe essere falso o alterato, e chiunque potrà insinuare il dubbio che una ripresa che lo incrimina o che documenta una sua efferatezza è falsa e generata dall’intelligenza artificiale.

La realtà verrà sommersa, annacquata, diluita e dispersa da miliardi di videoclip generati da un esercito di aspiranti maestri della satira e di disinformatori intenti a minare intenzionalmente le fondamenta della vita sociale. E per questa sua scelta, OpenAI viene premiata con una valutazione record di 500 miliardi di dollari [Bloomberg].


La pericolosità di applicazioni di questo genere dovrebbe essere evidente a chiunque. Offrire pubblicamente un generatore di video ultrarealistici che permette di raffigurare personaggi storici e persone reali attuali è l’equivalente informatico di regalare laboratori per la guerra batteriologica agli angoli delle strade. A questo punto quali contromisure possiamo adottare?

Prima di tutto è opportuno evitare di iscriversi a servizi come Sora e soprattutto di dare loro il permesso di usare il nostro volto. Il piacere e il divertimento che possono derivare dal creare un video di fantasia nel quale siamo protagonisti non giustificano il rischio di abuso della nostra immagine e di quella dei nostri figli. Un rischio che molte persone sottovalutano, fino al momento in cui vengono prese di mira, e a quel punto è troppo tardi.

In secondo luogo, è essenziale informarsi e informare sulle conseguenze economiche e ambientali di queste app. I consumi di energia dei generatori di video sono immensi: chi si angosciava qualche anno fa chiedendosi dove avremmo trovato l’energia per caricare milioni di automobili elettriche dovrebbe semmai chiedersi dove troveremo, e come genereremo, l’energia di gran lunga maggiore che servirà per generare miliardi di video usa e getta, che verranno visti per una decina di secondi e poi relegati per sempre nel dimenticatoio, rimpiazzati immediatamente da nuovi video da sfogliare e dimenticare subito dopo.

L’MIT Technology Review ha fatto i conti, e la realtà è ineludibile: Meta e Microsoft stanno lavorando per accendere nuove centrali nucleari. OpenAI e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno annunciato un piano di spesa di 500 miliardi di dollari per costruire dieci data center, ciascuno dei quali richiederà cinque gigawatt di energia, e Apple prevede di spendere altrettanto.

Questa fame non è normale per il settore informatico: anzi, fino al 2017 i consumi energetici del settore erano rimasti stabili nonostante l’avvento di grandi distributori di dati come Facebook e Netflix. È specificamente l’intelligenza artificiale a trainare questo appetito energetico insaziabile: dal 2017 al 2023 i consumi delle aziende di questo settore sono raddoppiati. I dati più recenti indicano che negli Stati Uniti oltre il 4% di tutta l’energia viene consumata dai data center e si prevede che arriverà al 12% entro il 2028. Praticamente dopodomani.

Le stime indicano che l’uso medio quotidiano delle intelligenze artificiali per porre domande e generare video e immagini equivale a tenere acceso un forno a microonde per tre ore e mezza ogni giorno. E questi consumi, sottolineano gli esperti, sono destinati ad aumentare vertiginosamente, man mano che delegheremo un numero crescente di attività alle IA e ne useremo versioni sempre più complesse. In più i data center richiedono anche enormi quantità di acqua di raffreddamento, che viene quindi sottratta alle comunità.

Un cervello umano consuma, per tutte le attività quotidiane, circa un terzo di un kilowattora, ossia meno di un forno a microonde acceso al minimo per un’ora, e si accontenta di qualche litro d’acqua al giorno. Per usarlo, inoltre, non dobbiamo pagare licenze o consegnare dati personali a nessuno.

Pensateci, la prossima volta che vi rivolgete a ChatGPT invece di usare la testa.

Fonti aggiuntive

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/10/06

Ultimo aggiornamento: 2025/10/13 19:40.

È andata in onda lunedì scorso una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi (e stavolta anche GG) sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Qui sotto trovate approfondimenti e fonti di alcuni dei temi che abbiamo affrontato nella puntata.

Asteroide potrebbe colpire la Luna nel 2032, detriti pericolosi per i nostri satelliti

L’asteroide 2024 YR4 misura circa 60 metri; non è in rotta di collisione con la Terra, ma i calcoli aggiornati suggeriscono una piccola ma reale possibilità, circa il 4%, che possa schiantarsi sulla Luna il 22 dicembre 2032. Un impatto lunare creerebbe un cratere con un diametro compreso fra 500 metri e 2 chilometri e potrebbe scagliare nello spazio circa 100.000 tonnellate di detriti, aumentando enormemente il numero di micrometeoroidi nelle vicinanze della Terra.

Una nube di detriti di questa portata potrebbe mettere in pericolo i satelliti, i telescopi spaziali e persino gli astronauti a bordo di veicoli spaziali o della Stazione Spaziale Internazionale. Un nuovo studio esplora le opzioni di difesa, compresi gli impattatori cinetici come la missione DART della NASA o, in modo più radicale, l’uso di un dispositivo nucleare per spingere o frantumare l’asteroide.

Una finestra di lancio si aprirebbe alla fine del 2029, ma qualsiasi intervento comporta dei rischi: non si conosce ancora la massa esatta dell’asteroide e un errore di calcolo potrebbe avvicinarlo alla Terra.

Le incertezze attuali verranno ridotte nel 2028, quando la traiettoria dell’asteroide lo porterà ad avvicinarsi alla Terra (a distanza di sicurezza, comunque).

I dettagli sono nell’articolo scientifico in preprint intitolato Analysis of deflection and disruption options for asteroid 2024 YR4, datato 15 settembre 2025 ma al momento non disponibile online (o perlomeno io non riesco a trovarlo; forse è questo con un titolo leggermente differente, Space Mission Options for Reconnaissance and Mitigation of Asteroid 2024 YR4).

Perché molti personaggi dei cartoni animati indossano guanti bianchi?

È una cosa alla quale raramente si fa caso perché è una caratteristica diffusissima, ma molti personaggi dei cartoni animati indossano guanti bianchi, e lo fanno in molti casi anche quando non rappresentano persone ma sono animali. Perché Bugs Bunny, un coniglio, indossa questi guanti?

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Bugs Bunny. Fonte: Wikipedia.

La giustificazione tecnica è che i guanti bianchi creano un netto contrasto con la maggior parte degli sfondi e dei corpi dei personaggi, rendendo le mani molto più facili da vedere e seguire durante il movimento. Questo era particolarmente importante nei primissimi cartoni animati, che erano in bianco e nero e quindi non potevano usare le sfumature di colore per rendere più leggibili le scene e più comprensibile l’azione. Inoltre un guanto è più semplice da disegnare rispetto a una mano, che ha unghie, nocche, pieghe della pelle e tanti altri dettagli.

Ma c’è anche un’altra ragione meno tecnica: i primi cartoni animati si ispirarono ai cosiddetti minstrel show, una forma di spettacolo da palcoscenico nato negli Stati Uniti durante l’Ottocento, che consisteva in una miscela di sketch comici, varietà, danze e musica e veniva interpretato da attori bianchi con la faccia dipinta di nero, cioè in blackface. Questi spettacoli rappresentavano i neri in maniera stereotipata e quasi sempre offensiva, presentandoli come ignoranti, pigri e superstiziosi. In altre parole, erano spettacoli totalmente razzisti. Il colore di Topolino o di Felix il Gatto non è casuale, insomma.

Nei minstrel show gli artisti indossavano appunto guanti bianchi, allo scopo di rendere visibili al pubblico i movimenti delle loro mani, e gli animatori degli anni Venti e Trenta del secolo scorso mantennero questa caratteristica nei loro personaggi. Oggi questo riferimento culturale profondamente discutibile si è perso e molti personaggi dei cartoni animati moderni (Sonic, Mario) indossano guanti puramente per tradizione iconografica del mondo dell’animazione e per i motivi tecnici che ho citato prima.

Per chi volesse saperne di più, ci sono libri come Birth of an Industry: Blackface Minstrelsy and the Rise of American Animation, di Nicholas Sammond (2015) [Google Books; Duke University Press], che ha un ricco sito di approfondimento contenente spezzoni di cartoni animati di Topolino degli anni Trenta che sbandierano disinvoltamente un razzismo agghiacciante. Altri libri che permettono di non dimenticare queste origini poco edificanti di personaggi che abbiamo normalizzato sono elencati presso Academia.edu. Ci sono anche i documentari Ethnic Notions, che ha vinto un Emmy nel 1988 [Wikipedia], e Color Adjustment, entrambi di Marion Riggs [Archive.org]. Con il clima politico statunitense attuale, c’è da chiedersi per quanto tempo resteranno ancora disponibili.

L’origine bizzarra del tema musicale di James Bond

Grazie al programma Quite Interesting della BBC ho scoperto una chicca davvero sorprendente che riguarda il celeberrimo tema musicale che identifica James Bond: quello che potete sentire qui sotto, suonato dalla chitarra elettrica, da 0:08 a 0:21.

Quel tema è tratto da questo brano, Bad Sign, Good Sign, eseguito in stile indiano:

Non è una coincidenza o una teoria: è un fatto storicamente assodato. Ma non è plagio, perché fu la stessa persona a comporre entrambi i brani. La persona in questione è Monty Norman: aveva scritto Bad Sign, Good Sign per un musical che non ebbe grande successo. Quando gli fu commissionata la colonna sonora di Dr. No (Agente 007 licenza di uccidere, 1962), riprese la melodia di quel musical e la rielaborò in quello che oggi conosciamo tutti come il tema di James Bond. E ora non riuscirete mai più a vedere un film di 007 senza pensare a questa versione indianeggiante [Montynorman.com].

Uno strano commento-spam: sarà IA?

Per il momento sto usando la funzione commenti integrata in WordPress e sembra funzionare benino; mi scuso per il cambiamento rispetto a Disqus, ma non avevo altra scelta. I vostri commenti Disqus esistono ancora; se qualcuno è capace di migrarli a WordPress, mi interessa (e mi interessa anche migrare i miei vari Blogspot, ma i tool standard non mi funzionano).

Moderando i commenti che WordPress classifica automaticamente come spam, ho notato che la stragrande maggioranza era costituita da testo dal contenuto generico e non pertinente, scritto in inglese mentre questo blog è in italiano, e contenente un link a qualche servizio più o meno truffaldino, discutibile o fraudolento. Insomma, spazzatura facilmente rilevabile come commento spam. Per esempio:

Great article, thank you for sharing these insights! I’ve tested many methods for building backlinks, and what really worked for me was using AI-powered automation. With us, we can scale link building in a safe and efficient way. It’s amazing to see how much time this saves compared to manual outreach.

Ma fra i tanti commenti ne ho notato uno che è in italiano (con una strana mancanza di apostrofi), è perfettamente pertinente al post al quale si riferisce, e sembra fare una considerazione sensata sul post in questione. Però include un link promozionale a un presunto sito di rimozione di watermark, sia nel testo sia nel mittente, e quindi lo considero spam. Questo è il testo tale e quale (ho tolto solo il link promozionale):

Questa vicenda di Tilly Norwood sembra un vero e proprio siparietto teatrale dellera digitale, dove larte della persuasione è stata superata solo dalla capacità di generare notizie sensazionali. Lidea che un costrutto digitale senza permessi possa sfidare gli attori veri è, con tutto rispetto, un po come presentare unorsetta robotica come concorrente di un ballo liscio: cè chi lo guarda con scetticismo, chi la sostiene per paura di perdere il proprio posto, e chi semplicemente si chiede se abbia davvero un braccio che non le sfugga. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo: Tilly Norwood è unattrice digitale, un personaggio generato da software che ha più difetti che punti di forza, ma che ha dimostrato una notevole capacità di autopromozione. Lindustria dellintrattenimento sembra pronta a ogni rivoluzione, ma finché le IA non imparano a non disfare le maniche nel momento in cui le stringono un gomitolo di lana, i veri attori avranno ancora qualcosa da ridere.

Sospetto che sia generato usando l’intelligenza artificiale, sia per la bizzarra mancanza di apostrofi, sia per il fatto che mi pare improbabile che uno spammer spenda tempo a scrivere un commento pertinente, e per di più in italiano, per ogni post di ogni blog nel quale tenta di postare commenti spam.

Se questa è la nuova frontiera dello spam, ci attendono tempi difficili. Distinguere lo spam dal commento reale sarà sempre più impegnativo. Ho già dovuto interrogare una commentatrice per sincerarmi che non fosse un bot, perché il suo commento mi sembrava fortemente sospetto e invece sembra proprio che sia una persona reale con intenzioni serie.

Pranzo dei Disinformatici 2025: foto e donazione

Rituale foto post-Pranzo, con dati EXIF rimossi e Censurex 3000® analogici a protezione delle identità dei partecipanti contro gli accanimenti dei complottisti.

GRAZIE a tutti e tutte per il Pranzo dei Disinformatici di ieri! Come sempre, è stato bello ritrovarsi, spiegare i rituali ai nuovi partecipanti e chiacchierare di tante cose che non è possibile condividere online. Ci dispiace per chi, come pgc, all’ultimo momento non ha potuto partecipare per cause di forza maggiore: recupereremo! E grazie dei vostri regali e dei generosissimi contributi (anche hardware e… foodware) all’asta silenziosa, che ha raccolto ben 748 euro, pari a 695 franchi svizzeri, che ho girato stamattina a Medici Senza Frontiere.

Come ha detto bene Martino, siamo una piccola isola di positività in un oceano in tempesta.

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