Podcast RSI – Tilly Norwood, attrice sintetica o beffa virale?
Ultimo aggiornamento: 2025/10/08 17:00.
Questo è il testo della puntata del 6 ottobre 2025 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.
Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS. Il mio archivio delle puntate è presso Attivissimo.me/disi.
[CLIP AUDIO: spezzone dal video AI Commissioner]
Tilly Norwood è in questo momento probabilmente il nome più odiato a Hollywood e ovunque si faccia cinema o televisione. Dal momento del suo recente debutto in pubblico a Zurigo, ha collezionato citazioni nei media di tutto il mondo e critiche da parte dei più importanti sindacati attori, secondo i quali Tilly Norwood non è nemmeno un’attrice e non dovrebbe rubare il mestiere a chi invece lo è davvero.
Che Tilly Norwood non sia un’attrice è indubbio: si tratta infatti di un personaggio fotorealistico generato tramite intelligenza artificiale. Non è certo il primo del suo genere. Ma quello che ha scosso il mondo del cinema e della televisione, e ha causato la sua levata di scudi collettiva, è stato l’annuncio che questo personaggio verrà rappresentato da una talent agency, un’agenzia di rappresentanza artistica per attori. I commenti indignati degli attori in carne e ossa e gli editoriali di critica livorosi non si contano.
Ma scavando nei dettagli di questa vicenda emerge che ci sono parecchie cose che non quadrano e la storia di Tilly Norwood andrebbe raccontata con un taglio meno indignato e più tecnico. Ci provo con questa puntata del 6 ottobre 2025 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.
[SIGLA di apertura]
Cominciamo dai fatti di base: allo Zurich Summit, una serie di conferenze e dibattiti sul mondo del cinema che si è svolta pochi giorni fa in occasione del festival del cinema di Zurigo, una delle relatrici è stata Eline Van Der Welden, CEO di Particle6, uno studio di produzione britannico specializzato nella generazione di immagini digitali tramite intelligenza artificiale. Durante un dibattito, Van Der Welden ha parlato di Tilly Norwood, uno dei personaggi sintetici creati dalla sua azienda, e ha dichiarato testualmente che avrebbe annunciato “nei prossimi mesi quale agenzia la rappresenterà”.
[CLIP AUDIO: dichiarazione di Van der Welden, tratta da Deadline.com a 2:00 dall’inizio]
Il sito specializzato Deadline Hollywood ha riportato questa dichiarazione, presentandola come un fatto assodato, titolando che “le agenzie di rappresentanza artisti ronzano intorno all’attrice basata su IA Tilly Norwood” [“Talent Agents Circle AI Actress Tilly Norwood As Studios Quietly Embrace AI Technology – Zurich Summit”] e la notizia è diventata virale, finendo sui media non solo specialistici, come Variety, ma anche generalisti in tutto il mondo [BBC; RSI] e provocando le reazioni di personalità come Whoopi Goldberg e Emily Blunt.
Un comunicato diffuso dal sindacato degli attori di Hollywood, il SAG-AFTRA, ha dichiarato senza mezzi termini che “è contrario alla sostituzione degli attori in carne e ossa da parte di entità sintetiche” e ha ribadito che Tilly Norwood “non è un’attrice: è un personaggio generato da un programma per computer addestrato attingendo al lavoro di innumerevoli artisti reali senza permesso e senza compenso. Non ha esperienze di vita alle quali attingere, non ha emozioni e, per quello che abbiamo visto, al pubblico non interessa guardare contenuti generati da computer e slegati dall’esperienza umana. Non risolve alcun ‘problema’, ma crea quello dell’uso di recitazioni rubate per lasciare senza lavoro gli attori, compromettendo la loro sussistenza e sminuendo il valore del talento umano”.
Parole di fuoco, che si concludono con un monito, ricordando ai produttori che non possono usare attori sintetici senza rispettare gli obblighi contrattuali del sindacato. A questa protesta si sono associate quelle del sindacato attori canadese ACTRA e quella del sindacato britannico Equity [The Wrap].
La narrazione che prevale, nei tanti articoli che parlano di Tilly Norwood, è che si sia di fronte a una svolta epocale nel cinema e nella televisione, e che ben presto attori e attrici umani verranno sostituiti da personaggi sintetici che non sbagliano le battute, non hanno comportamenti discutibili, non hanno rivendicazioni salariali, non invecchiano e non si stancano mai: delle marionette perfette per l’industria dell’intrattenimento. La sostituzione sarebbe insomma ineluttabile e imminente.
Ma dal punto di vista tecnico le cose non stanno affatto come sono state raccontate comunemente.
Prima di tutto, c’è un forte dubbio di tipo legale. Tilly Norwood non è una persona fisica: è un costrutto digitale, una serie di pixel su uno schermo, un fantoccio animato da una serie di comandi, o prompt, impartiti da un animatore. Pertanto non può essere rappresentata da un’agenzia per artisti, come ha dichiarato invece Eline Van Der Welden, così come non può esserlo per esempio Biancaneve, intesa come personaggio d’animazione.
Le eventuali case di produzione che fossero interessate a usare Tilly Norwood nelle loro realizzazioni dovrebbero semmai ingaggiare lo studio di produzione che gestisce il software che genera le immagini di questo personaggio digitale, esattamente come si assolda una società di effetti speciali come Weta o Industrial Light and Magic. Non ha senso parlare di agenzie di rappresentanza artisti: Tilly Norwood non è un’artista.
Van Der Welden non ha fatto i nomi di queste ipotetiche agenzie che sarebbero interessate a “scritturare” Tilly Norwood, trincerandosi dietro la riservatezza professionale. Questo significa che non ci sono conferme indipendenti di quello che ha dichiarato. Van der Welden, oltre a essere CEO di Particle6, si qualifica come attrice e comica. Non è che per caso siamo di fronte a una sua prestazione attoriale per promuovere la propria azienda?
C’è infatti un altro aspetto: la casa di produzione di Van Der Welden, la Particle6 o più formalmente Particle Productions Ltd, ha in totale…. quattro dipendenti, stando alle fonti e ai registri ufficiali pubblicamente consultabili [Endole; Endole; LinkedIn; Companies House], e uno di questi dipendenti è lei. È credibile che una microscopica società di quattro persone abbia battuto sul tempo i colossi dell’intelligenza artificiale e dell’animazione digitale, creando la prima “attrice” sintetica di qualità?
La risposta, come avrete intuito, è un inequivocabile “no”, confermato dall’esame tecnico del cortometraggio comico che vede Tilly Norwood come protagonista, intitolato AI Commissioner e disponibile per l’esame su YouTube.
Il video, che è dichiaratamente generato interamente con software di intelligenza artificiale, può sembrare convincente e qualitativamente sufficiente a una prima visione. Ma chi ha l’occhio allenato a riconoscere le immagini sintetiche nota fin dalla prima inquadratura i difetti tipici di questi prodotti:
- le insegne sugli edifici formano parole senza senso,
- pochi secondi più tardi le mani dei personaggi si deformano in maniera innaturale ogni volta che interagiscono con qualunque oggetto,
- i loro denti diventano una scomposta striscia bianca quando aprono la bocca,
- gli oggetti che tengono in mano fluttuano magicamente quando li lasciano andare [a 0:54, sullo sfondo a destra],
- le locandine dei “film” interpretati da Tilly Norwood hanno sgorbi al posto delle lettere,
- e in almeno un punto il nome del personaggio, scritto correttamente, è vistosamente aggiunto a mano in post-produzione [a 1:19; è storto e disallineato rispetto alla prospettiva della locandina sulla quale dovrebbe essere scritto].





Anche i video pubblicati sull’account Instagram di Tilly Norwood hanno esattamente gli stessi difetti. Le fattezze del personaggio cambiano da una scena all’altra, e in uno dei video il braccio di Tilly Norwood trapassa il volante dell’auto nella quale è seduta, mentre in un altro i suoi capelli scompaiono nel nulla e l’addome diventa ondulato come se fosse di gomma. E come capita spesso nel vestiario generato dalla IA, le asole e i bottoni sono distribuiti totalmente a casaccio.


Persino nel suo sito, Tillynorwood.com, le immagini che dovrebbero promuoverla e dimostrare la sua qualità sono zeppe di errori classici, come le mani deformi e i bottoni del vestito disposti senza alcun ordine o senso logico. E viene addirittura presentata con vanto l’immagine in cui il suo braccio è letteralmente inglobato nel volante dell’auto.


Queste immagini e questi video possono sicuramente stupire chi non è del mestiere e li guarda distrattamente sullo schermo troppo piccolo di un telefonino, ma se li si guarda con occhio anche minimamente clinico e su uno schermo di dimensioni sensate ci si rende conto che siamo ben lontani dal realismo, dalla coerenza e dalla qualità che servirebbero per sostituire un attore o un’attrice in carne e ossa al cinema o in TV.
In altre parole: tutto quello che è stato mostrato da Eline Van Der Welden è assolutamente alla portata di qualunque generatore di immagini commerciale, come Kling, Midjourney, Krea.ai, Sora o Google Veo, ed è realizzabile con una spesa minima da chiunque abbia un pizzico di esperienza nel generare video sintetici e motivazione per investirci del tempo.
Anzi, prodotti come Krea.ai consentono di fare anche il cosiddetto training, ossia di usare una serie di foto di una persona (reale o sintetica), ripresa da varie angolazioni, per ottenere un personaggio pilotato dalla IA il cui volto resta sempre uguale, meglio di quanto faccia quello di Tilly Norwood.
Se quella di Eline Van Der Welden era un’operazione autopromozionale, è riuscita perfettamente: il nome della sua pasticciata creatura sintetica è oggi sulla bocca di tutti. Ma chi teme che Tilly Norwood rappresenti la fine degli attori umani può abbassare l’ascia dell’indignazione e prendere in mano la lente d’ingrandimento dell’osservazione spassionata per dormire sonni tranquilli.
Le cose, però, potrebbero cambiare in futuro: gli attuali generatori di video basati su intelligenza artificiale producono immagini imperfette, inadeguate per primi piani e protagonisti, ma accettabili per scene che si svolgono sullo sfondo, come del resto faceva già James Cameron in Titanic quasi vent’anni fa [1997] con le comparse virtuali che popolavano il ponte della nave nelle inquadrature più ampie, e rispetto a qualche anno fa la qualità ha fatto passi da gigante e continua a farne. Ma c’è anche il rischio che l’intelligenza artificiale generativa sia arrivata al limite delle proprie prestazioni e che aggiungendo potenza di calcolo si ottenga solo un affinamento minimo e insufficiente a sostituire in tutto e per tutto un attore o un’attrice in primo piano.
Sia come sia, la questione sollevata da Tilly Norwood e dalle proteste dei sindacati è seria: è il momento di regolamentare un settore che rischia di compromettere la sussistenza di moltissime persone e che si basa sullo sfruttamento non retribuito degli attori del passato. Queste intelligenze artificiali, infatti, vengono addestrate dalle grandi aziende che le controllano dando loro un enorme numero di immagini e video di scene con attori veri. Scene per le quali non si sa se siano stati pagati diritti di utilizzo.
Se lo facciamo noi, è pirateria. Se lo fa OpenAI, per esempio, è un modello di business necessario, come ha dichiarato l’azienda durante un’audizione a una commissione del Parlamento britannico nel 2024, spiegando che ChatGPT non sarebbe possibile se OpenAI non utilizzasse gratuitamente qualunque cosa mai scritta da noi esseri umani e tuttora vincolata dal copyright. OpenAI, fra l’altro, è valutata 80 miliardi di dollari.
Ed è forse qui la vera lezione di questa vicenda di Tilly Norwood: la conferma della tesi generale secondo la quale lo scopo fondamentale del boom dell’intelligenza artificiale è consentire ai ricchi di accedere alle competenze togliendo a chi è competente la possibilità di accedere alla ricchezza [“The underlying purpose of AI is to allow wealth to access skill while removing from the skilled the ability to access wealth.”].
Fonti aggiuntive
- La prima attrice generata dalla IA Tilly Norwood suscita polemiche reali, Zeus News
- Zurich presenta la prima attrice AI – Hollywood reagisce con orrore, Digitech.ch
- Emily Blunt among Hollywood stars outraged over ‘AI actor’ Tilly Norwood, BBC
- ‘AI actor’ Tilly Norwood is dividing Hollywood – but real acting requires humanity, The Conversation
- Tilly Norwood Slammed by U.K. Actors’ Union Equity as an ‘AI Tool’ That’s ‘Made Up of Performers’ Work’: ‘We Are Concerned About Where’ It Came From, Variety
- AI Actress Tilly Norwood Debuts at Zurich Summit as Industry Grapples With Emerging Tech: We Want Her ‘to Be the Next Scarlett Johansson’, Variety
- How a UK prodco is building the first AI star, Broadcast International (notate che risale a luglio 2025)
- Tilly Norwood su Wikipedia
- Who Is Tilly Norwood? Hollywood’s Controversial AI-Generated Actress Explained, Slashfilm
- AI Actress Tilly Norwood Rejected by More Acting Unions as ‘Nothing but Lines of Code’, The Wrap
- Tilly Norwood already has a Wikipedia page, and not even the editors are sure what to call it, Fast Company (copia su Archive.is)
- Is an AI Actress Really Coming for Hollywood?, Vulture.com
- Tilly Norwood is a gen AI psyop, The Verge
- Account Instagram di Tilly Norwood
- AI-generated “actress” Tilly Norwood sparks Hollywood backlash, Global News
- Critica di Imani Vaughn Jones, Instagram
- Particle6 su LinkedIn
- “Impossible”: OpenAI admits ChatGPT can’t exist without pinching copyrighted work, Salon.com
- Tilly Norwood: how scared should we be of the viral AI ‘actor’?, The Guardian
- Emily Blunt and Sag-Aftra join film industry condemnation of ‘AI actor’ Tilly Norwood, The Guardian



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