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Ti amo, mandami soldi: consigli per evitare le truffe sentimentali

Ti amo, mandami soldi: consigli per evitare le truffe sentimentali

Credit: EducationalTechnology.

Ultimo aggiornamento: 2017/01/31 15:15. 

Una truffa da 45 milioni di euro (circa 49 milioni di franchi, 39 milioni di sterline): a tanto ammontano i soldi sottratti a circa 4000 vittime del romance scam o truffa sentimentale, quella in cui una persona incontrata su Internet sembra innamorata di noi ma è in realtà un impostore a caccia dei nostri soldi.

Queste sono cifre riferite a un solo anno e soltanto al Regno Unito, dove le forze anticrimine nazionali hanno da poco pubblicato i dati del 2016, notando che gli uomini sono il 40% dei truffati ed esistono bande specializzate nel prendere di mira chi ha più di cinquant’anni.

Lo stesso articolo del Telegraph che riporta i dati dell’anticrimine britannico include alcune regole universali su come comportarsi durante la legittima ricerca di un’anima gemella: le riassumo qui e le estendo con qualche raccomandazione.

  1. Se avete dubbi su un profilo, segnalatelo al sito d’incontri (andando sul sito o usando la sua app) in modo che venga verificato.
  2. Non dimenticate che i truffatori possono passare mesi a
    costruire su di voi una finta relazione sentimentale e vi chiederanno
    soldi soltanto quando vi avranno coinvolto emotivamente. Possono permettersi
    di investire mesi perché stanno tendendo contemporaneamente la stessa
    trappola a decine di altre vittime.
  3. I truffatori usano spesso identità false particolarmente accattivanti:
    si presentano come persone colte, spesso europee, di bell’aspetto, con
    una professione di successo, single ma con bambini perché hanno perso il partner. Diffidate in particolare di questi profili.
  4. Non fatevi scrupoli a mettere in dubbio l’autenticità dei vostri
    interlocutori: se sono sinceri non si opporranno alle
    vostre richieste di verifica e ne capiranno i motivi, mentre i
    truffatori inventeranno scuse.
  5. Chiedete al vostro interlocutore il nome e cognome e poi cercateli su Google e nei social network. Molti truffatori usano ripetutamente la stessa identità falsa, e un profilo su Facebook poco aggiornato e con pochi amici è spesso sintomo di un impostore.
  6. Cercate foto false o rubate: usate siti come Tineye.com o la ricerca per
    immagini di Google per controllare le immagini del profilo del vostro
    interlocutore.
  7. Non fidatevi di scansioni di documenti inviati dal vostro interlocutore: non provano nulla e spesso si tratta di documenti rubati ad altri internauti.
  8. Organizzate un incontro in videochiamata e durante la chiamata, a sorpresa, chiedete al vostro interlocutore di fare alcuni gesti specifici per voi: serve a evitare che il truffatore usi immagini preregistrate di qualcun altro (sì, i criminali professionisti lo fanno). Se si rifiuta, lasciatelo perdere, è quasi sicuramente un truffatore.
  9. Chiedete un parere a un amico o a un’amica di cui vi fidate: non avendo un coinvolgimento emotivo, noterà cose che le vostre emozioni vi rendono difficile vedere e accettare.
  10. Non date mai troppe informazioni personali come l’indirizzo di casa, il numero di telefono o l’indirizzo di mail.
  11. Create un indirizzo di mail apposito per le comunicazioni con i siti d’incontri e procuratevi un telefonino prepagato (o una SIM prepagata), da usare esclusivamente per fare e ricevere chiamate dai vostri interlocutori sentimentali digitali.
  12. Soprattutto, non mandate mai soldi: per quanto possa essere straziante la storia che vi sta raccontando il vostro interlocutore, è quasi sicuramente una truffa. Provate a chiedervi se ha senso che chieda proprio a voi del denaro. Davvero non ha nessun altro che lo possa aiutare?
  13. Se subite una truffa, non vergognatevi: siete vittime di truffatori professionisti che hanno approfittato dei vostri buoni sentimenti. Raccontate la vostra esperienza in modo che altre persone possano farne tesoro. E siate prudenti.
Vodafone: niente inserzioni sui siti di false notizie, compreso il “Corriere d’Italia”

Vodafone: niente inserzioni sui siti di false notizie, compreso il “Corriere d’Italia”

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.

Una delle tecniche per ridurre i danni causati dai siti che diffondono notizie false a scopo di lucro è toccarli dove sono sensibili: non nel buon cuore o nel buon senso, ma nel portafogli. A differenza dei siti di propaganda o di quelli complottisti, quelli dei bufalari di professione sono motivati solo dal guadagno: pubblicano bufale su qualunque argomento, purché attiri clic.

Uno di questi siti bufalari è Corriere d’Italia (ilcorriereditalia.it), il cui nome scimmotta ingannevolmente quello di giornali molto conosciuti (ed è identico a quello di una testata vera dei primi del Novecento). Il Corriere d’Italia ha pubblicato bufale come quella di Donald Trump che dona 20 milioni di euro per i terremotati italiani.

Pochi giorni fa Vodafone ha annunciato di aver individuato “oltre 100.000 siti su cui non pianificare inserzioni pubblicitarie”, fra i quali c’è ora anche il sito del Corriere d’Italia. Un’iniziativa lodevole che mi piacerebbe vedere più spesso anche da parte di altri inserzionisti: senza pubblicità i bufalari per lucro non hanno motivo di esistere e quindi chiudono. Non sembra un caso, infatti, che ora Corriereditalia.it risulta deserto e vuoto.

Sarei anche molto curioso di conoscere l’elenco dei centomila siti individuati da Vodafone.

Questo è il comunicato Vodafone integrale:

Vodafone non pianifica pubblicità su siti fake
di Redazione VodafoneNews | 26/01/2017 20:03

Vodafone da anni ha in essere un sistema di verifica della correttezza dei canali che ospitano la propria comunicazione di marca.

Questo processo ha consentito all’azienda di individuare oltre 100.000 siti su cui non pianificare inserzioni pubblicitarie.

Tale lista, che è in continuo aggiornamento, da oggi include anche il sito del Corriere d’Italia.

Rimane fermo l’impegno dell’azienda a continuare a non finanziare con i propri investimenti pubblicitari i cosiddetti siti “fake”.

50 anni fa, “The Fire”: la tragedia che cambiò per sempre la corsa alla Luna

50 anni fa, “The Fire”: la tragedia che cambiò per sempre la corsa alla Luna

Questo articolo è tratto dall’Almanacco dello Spazio e vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/01/28 2:40.

È il 27 gennaio 1967. Gus Grissom, Ed White e Roger Chaffee, i tre astronauti assegnati alla missione Apollo 204 (successivamente rinominata Apollo 1), primo volo orbitale con equipaggio del veicolo Apollo che dovrebbe portare l’America sulla Luna, muoiono nell’incendio della capsula nella quale sono sigillati da un triplice portello, durante una prova tecnica a terra, sulla rampa 34 del centro di lancio di Cape Kennedy. Sono le 18:31 ora locale; in Italia sono le 00:31 del 28 gennaio.

Ed White, Gus Grissom e Roger Chaffee.

L’incendio, violentissimo, è innescato da una scintilla prodotta nei cavi elettrici a contatto con i materiali infiammabili della capsula Apollo, che ardono nell’atmosfera di ossigeno puro a 1,13 atmosfere: una pressione superiore a quella atmosferica normale al livello del mare, necessaria per le esigenze della prova in corso. I soccorritori impiegano cinque interminabili minuti a farsi largo tra le fiamme e il fumo e ad aprire i complicatissimi portelli d’accesso, ma è troppo tardi: gli astronauti muoiono per asfissia in meno di un minuto.

L’interno carbonizzato della capsula Apollo nella quale perirono Grissom, White e Chaffee.

È il primo incidente mortale direttamente causato dal programma spaziale statunitense: altri astronauti sono periti prima di Grissom, White e Chaffee, ma in incidenti aerei. L’incendio sarebbe stato perfettamente evitabile se solo fossero state rispettate le buone norme di sicurezza e di progettazione, messe in disparte dalla “go fever”, la febbre di andare verso la Luna a qualunque costo. Lo shock per chi lavora alla NASA è talmente potente che per decenni questo disastro sarà ricordato chiamandolo semplicemente e sommessamente The Fire (“l’Incendio”). Tutti sanno cosa s’intende.

Credit: Gianluca Atti.

La tragedia avrà un enorme impatto sull’opinione pubblica mondiale e imporrà un drastico riesame delle procedure NASA e di tutti i materiali usati per la capsula Apollo, che probabilmente contribuirà ad evitare disastri durante i voli spaziali veri e propri. Il rapporto della NASA sul disastro (Report of Apollo 204 Review Board – Findings, Determinations and Recommendations) descriverà senza mezzi termini “carenze di progettazione, fabbricazione, installazione, rilavorazione e controllo qualità… assenza di soluzioni progettuali di protezione antincendio… installazione di componenti non certificati”.

Nel corso di 21 mesi (tanti ne trascorreranno prima del primo volo con equipaggio, Apollo 7), tutti i materiali infiammabili verranno rimpiazzati adottando alternative autoestinguenti, le tute in nylon verranno sostituite con modelli in materiale non infiammabile e resistente alle alte temperature e il portello verrà riprogettato per aprirsi verso l’esterno in meno di dieci secondi. Per le missioni successive verrà usata una miscela di ossigeno e azoto (60/40%) al decollo, sostituita per il resto del volo con ossigeno puro a pressione ridotta (0,33 atm).

Grissom e White erano veterani dello spazio ed eroi nazionali: Grissom, 40 anni, era stato il secondo americano a volare nello spazio, con una capsula monoposto missione Mercury, ed aveva effettuato con John Young il volo inaugurale delle capsule Gemini (con la missione Gemini 3); Ed White, 36 anni, aveva compiuto la prima “passeggiata spaziale” statunitense e la seconda al mondo durante la missione Gemini 4). Roger Chaffee, 31 anni, non aveva ancora volato nello spazio ed era considerato uno dei massimi esperti nei sistemi di comunicazione e manovra del programma Apollo.

Gus Grissom e Roger Chaffee sono sepolti ad Arlington; la tomba di Ed White è a West Point.

Vicino alla Rampa 34 c’è un ricordo poco conosciuto dei tre astronauti: tre panchine con i loro nomi.

Una replica della capsula verrà esposta al Tellus Science Museum di Cartersville, in Georgia; il veicolo originale, dopo le perizie, verrà custodito per decenni dalla NASA al Langley Research Center, in Virginia, in un contenitore ermetico all’interno di un capannone fatiscente. Il 17 febbraio 2007 verrà traslocato in una struttura climatizzata adiacente.

Il capannone che ha custodito Apollo 1 per quarant’anni. Credit: J.L. Pickering, Mark Gray.

Dal 27 gennaio 2017, in occasione del cinquantenario del disastro, i portelli originali della capsula sono stati esposti al pubblico per la prima volta presso il Kennedy Space Center in un grande allestimento commemorativo intitolato Ad Astra per Aspera.

A sinistra, il triplice portello originale di Apollo 1; a destra, il portello semplificato usato per le missioni lunari.
Credit: CollectSpace.

Nei decenni successivi alla tragedia, Scott Grissom, figlio di Gus Grissom, ha sostenuto che l’incidente fu causato intenzionalmente per zittire gli astronauti prima che denunciassero la pericolosità e l’inadeguatezza della capsula Apollo, ma l’idea di insabbiare i difetti della capsula spaziale facendo morire gli astronauti in un rogo che rivela i difetti della capsula stessa non sembra particolarmente logica.

C’è molto materiale d’archivio di questo disastro che raramente viene pubblicato, e che scelgo di non includere qui, perché troppo straziante: ho visto le foto di quello che resta dei corpi degli astronauti, fusi insieme alle loro tute e trovati in posizioni che dimostrano che ciascuno stava diligentemente, fino all’ultimo, seguendo le rispettive procedure d’emergenza; ho le registrazioni delle loro voci che avvisano del divampare delle fiamme, ma confesso che non ho il coraggio di ascoltarle.

L’incendio di Apollo 1 resterà per sempre un drammatico promemoria del fatto che volare nello spazio a bordo di un missile stracarico di propellente altamente infiammabile era, ed è tuttora, straordinariamente pericoloso e richiede un’attenzione suprema ai dettagli e alla valutazione dei rischi. Lo spazio è un maestro severo e inesorabile: per questo fa emergere il meglio dell’umanità.

Foto NASA S67-19771.

Segnalo questi video di tributo a White, Grissom e Chaffee, realizzati da Mark Gray di Spacecraft Films.

Fonti: Klabs.org; NASA; SSA; SSA; CollectSpaceScientific AmericanCollectSpace; Roger Launius, 2014; About.comCollectSpaceCollectSpaceApolloarchive.

Aggiornamento iOS (10.2.1) e macOS (10.12.3)

Aggiornamento iOS (10.2.1) e macOS (10.12.3)


Ultimo aggiornamento: 2017/01/27 23:35.

Se non l’avete già fatto, aggiornate i vostri dispositivi iOS alla versione 10.2.1, rilasciata il 23 gennaio: risolve varie falle di sicurezza e magagne nelle applicazioni, e in particolare elimina un difetto che consentiva di aggirare il blocco delle attivazioni (Activation Lock), che impedisce a un ladro di utilizzare un iPhone o iPad rubato ripristinandolo: senza l’Apple ID originale e la password corrispondente, il ripristino non funziona. Questo è un ottimo deterrente antifurto e si attiva automaticamente quando attivate Trova il mio iPhone in Impostazioni – iCloud – Trova il mio iPhone e Invia ultima posizione.

L’aggiornamento è disponibile per gli iPhone dalla versione 5, per l’iPad dalla quarta generazione, per l’iPad Mini 2 e versioni successive e per gli iPod touch dalla sesta generazione. La procedura è la solita: Impostazioni – Generali – Aggiornamento software.

È tempo di aggiornamenti anche per i computer Apple, per i quali è stata rilasciata la versione 10.12.3: risolve alcuni problemi di grafica sui MacBook Pro e qualche falla di sicurezza. Anche qui la procedura è quella consueta: menu Mela – App Store – Aggiornamento software.

Come sempre, e come ricordato dai commenti alla versione iniziale di questo articolo, è buona norma fare prima una copia (backup) dei dati custoditi dai dispositivi e poi aggiornarne il software.

Fonte aggiuntiva: Ars Technica.

Oggi le comiche: la Presidenza Trump e la sicurezza di Twitter

Oggi le comiche: la Presidenza Trump e la sicurezza di Twitter

Considerato che Twitter è il canale di comunicazione online preferito dal neopresidente statunitense Donald J. Trump e che un tweet sbagliato del presidente degli Stati Uniti può far crollare mercati e creare tensioni internazionali, ci si potrebbe aspettare che lui e il suo staff lo usino con le migliori impostazioni possibili, ma non è così: le disavventure informatiche della Presidenza Trump stanno facendo sbellicare gli informatici e preoccupare chi si occupa di sicurezza.

Il suo addetto stampa e portavoce, Sean Spicer, ha pubblicato due tweet che contengono quelle che sembrano decisamente delle password: n9y25ah7 e Aqenbpuu. I tweet sono stati subito cancellati, ma non prima di essere stati salvati da molti utenti, che li hanno ripubblicati. La speranza semiseria è che non si trattasse dei codici di lancio dei missili nucleari di cui Trump ha ora il controllo. Va da sé che se si è davvero trattato di password, si presume che ormai siano state cambiate e che quindi tentare di usarle per accedere all’account di Spicer sarebbe inutile, e va ricordato che qualunque tentativo di questo genere sarebbe un reato molto grave.

La CNN segnala che WauchulaGhost, un informatico noto per aver violato circa 500 account dell’ISIS, sostituendone il contenuto con immagini pornografiche e messaggi di orgoglio gay, ha notato che gli account Twitter di Trump (@POTUS), del vicepresidente Pence (@VP) e della First Lady Melania Trump (@FLOTUS) sono più vulnerabili a causa di un errore d’impostazione di base: se si tenta di accedervi cliccando su Password dimenticata, compare una schermata che mostra un indirizzo di mail, parzialmente mascherato, al quale verrà mandato un link di recupero password.

WauchulaGhost ha sottolineato che non è difficile indovinare le lettere mascherate di questi indirizzi e quindi sapere quale casella di mail attaccare per recuperare il link di recupero password e prendere il controllo dell’account (avvertenza: non ci provate). Per esempio, quello del vicepresidente degli Stati Uniti era vi***************@gmail.com, che WauchulaGhost ha decifrato in un ovvio vicepresident2017@gmail.com. L’account è stato cambiato.

Se usate Twitter, potete evitare anche voi di fare questo errore di sicurezza: entrate nel vostro account, scegliete Impostazioni – Sicurezza e privacy e attivate l’opzione Richiedi informazioni personali per reimpostare la password.

In questo modo chi clicca su Password dimenticata non vede l’indirizzo di mail associato al vostro account Twitter ma vede invece la richiesta di questo indirizzo e ha quindi un appiglio in meno per tentare di rubarvi l’account.

Fonti aggiuntive: Govinfosecurity.com, @musalbas.

Fonti: Gizmodo, Snopes.

La CIA mette online 12 milioni di pagine di documenti, con UFO e telepatia militare

La CIA mette online 12 milioni di pagine di documenti, con UFO e telepatia militare

Avvistamenti ufologici, esperimenti di telepatia militare e molte altre chicche che farebbero invidia a una puntata di X-Files ma in realtà sono dati di fatto, perlomeno se possiamo fidarci di quello che dice la CIA: sì, la Central Intelligence Agency.

L’agenzia americana prediletta dai complottisti ha infatti messo online circa 12 milioni di pagine dell’archivio CREST (CIA Records Search Tool), che erano già consultabili dal pubblico ma soltanto recandosi nel Maryland. contiene un po’ di tutto ma soprattutto offre una collezione di circa 930.000 documenti che rivelano per esempio come la CIA considerava internamente gli avvenimenti del mondo (non solo in campo paranormale e ufologico).

Se non volete perdervi in questo mare di documenti vintage, Wired segnala alcune delle chicche migliori: la sezione Secret Writing, dedicata ai metodi di comunicazione segreta d’epoca, come la ricetta dell’inchiostro segreto tedesco; un catalogo di foto ufologiche (purtroppo riprodotte in pessima qualità) e un esempio di analisi di foto; e l’incredibile Progetto Stargate, che raccoglie documenti sugli esperimenti militari per tentare di usare i (presunti) poteri paranormali come arma.

Su quest’ultimo tema ci sono molti testi che citano Albert Stubblebine (cercabile come MG Stubblebine), il militare convinto di poter attraversare i muri con la forza del pensiero raccontato nel film L’uomo che fissa le capre (ne ho scritto qui), anche in relazione al rapimento in Italia del generale statunitense Dozier nel 1981. Segnalo anche un’analisi storica redatta dalla CIA sulla parapsicologia sovietica e il rapporto di un esperimento di “visione a distanza” datato 1989.

Test: cosa può sapere di voi un sito che visitate

Il fingerprinting è l’attività informatica che consiste nel raccogliere le “impronte digitali” lasciate per esempio dai visitatori di un sito per identificarli. Molti utenti pensano che usare le funzioni di navigazione privata o anonima mettano al riparo da questa raccolta, ma non è così: meglio saperlo prima di fare passi falsi.

Luigi Rosa, su Siamogeek.com, ha preparato una dimostrazione innocua di questo fingerprinting che sopravvive senza problemi all’uso della navigazione anonima/privata: la trovate presso https://siamogeek.com/jsinfo.

Nel mio test, la dimostrazione ha rilevato il tipo e la versione del browser e del sistema operativo, la lingua utilizzata, la presenza di Flash Player e del plug-in di Skype, le dimensioni e l’orientamento dello schermo, il tipo di processore, il plug-in di riconoscimento vocale e altro ancora. E questa è la versione blanda: se volete saperne di più e conoscere le tecniche che consentono il fingerprinting attraverso la collezione di font del singolo utente, date un’occhiata all’articolo di Luigi Rosa.

Repubblica illustra la marcia di Washington di ieri. Con una foto del 1995

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Repubblica ha pubblicato (e ora rimosso) una foto del 1995 per illustrare la marcia delle donne a Washington di ieri, come mi ha segnalato @VaeVictis.

C’erano due indizi piuttosto evidenti che rendevano falsa questa foto: il sole, con le sue ombre nette (tutte le altre hanno il cielo coperto) e l’uso di megaschermi in 4:3, vecchio stile, rispetto a quelli in 16:9 che si usano oggi.

Non ci sono dubbi sulla dimensione della manifestazione di ieri, ma questo episodio pone una domanda interessante: con che metodo lavora Repubblica? Come fa una foto del 1995 a finire in una sua galleria pubblicata nel 2017?