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MacOS Catalina, controllate le applicazioni prima di migrare

MacOS Catalina, controllate le applicazioni prima di migrare

MacOS 10.15 Catalina è disponibile al pubblico da qualche giorno, ma prima di installarlo consiglio caldamente, oltre al consueto backup dei dati, di controllare se avete ancora applicazioni a 32 bit.

Catalina, infatti, non supporta più queste applicazioni. Se avete applicazioni a 32 bit che vi servono, controllate se ne esiste una versione a 64 bit e installatela.

Per controllare quali applicazioni sono a 32 bit, mi associo al consiglio di @OSX_rulez: tenendo premuto il tasto Opzione, cliccate sul menu Mela e scegliete la voce “Informazioni di sistema”. Nella finestra che si apre, scegliete Software e poi Applicazioni e sfogliate la lista delle applicazioni, ordinandola in base alla colonna 64 bit).

Nel mio caso, ho trovato una sola applicazione importante a 32 bit, ossia Audacity, l’ho aggiornata alla 2.3.2 che è a 64 bit (e ho aggiornato la relativa libreria FFmpeg), e ho rinunciato alle altre.

Per installare Catalina servono almeno 12 GB di spazio libero secondo il programma d’installazione, ma in realtà ne servono almeno 20, perché l’aggiornamento ne pesa 8.

L’ho installato poco fa su uno dei miei laptop e sembra funzionare a dovere. Ora devo provare le sue nuove funzioni. In particolare mi interesserebbe Sidecar, che consente di usare un iPad come secondo schermo, ma il mio Macbook Pro è troppo vecchio (2015) e non è supportato per questa funzione.

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Mac, se sparisce spazio libero su disco può essere colpa di Keynote

Magari questa annotazione può essere utile a qualcuno che, come me, usa assiduamente Keynote, il software per presentazioni di Apple.

Il laptop che uso per le mie conferenze ha improvvisamente esaurito lo spazio libero su disco, per cui mi sono messo a cercare quali fossero i file più ingombranti. Ho usato Disk Inventory X, che mi ha permesso di notare che quindici gigabyte erano occupati dai file di Autosave di Keynote.

Questi file si trovano in /Users/[utente]/Library/Containers/com.apple.iWork/Keynote Data/Library/Autosave Information. Se Keynote è chiuso, si possono eliminare senza problemi.

15:15: Dai commenti mi segnalano che avevo già descritto questo trucchetto pochi mesi fa. Avevo la sensazione di averne già parlato, e ho pure cercato in archivio, senza però trovarlo. Ringrazio della segnalazione e mi arrendo al fatto che voi lettori conoscete questo blog meglio di me 🙂

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Mac, Keynote mangia tanto spazio. Come recuperarlo

Mac, Keynote mangia tanto spazio. Come recuperarlo

Piccola chicca per utenti di Keynote su MacOS e per gli appassionati di informatica forense: se siete a corto di spazio su disco o state cercando tracce di una presentazione persa o cancellata (intenzionalmente o per errore), tenete presente che Keynote archivia una copia delle presentazioni qui: Libreria (Library)⁩ / Containers⁩ / com.apple.iWork.Keynote⁩ / ⁨Data⁩ / ⁨Library⁩ / Autosave Information. Nel mio caso vi ho trovato ben 5 gigabyte di file.

La scoperta è merito di Disk Inventory X, ottima app gratuita (sostenuta da donazioni) per visualizzare quali dati occupano maggiormente spazio su un disco.

Rituale aggiornamento per tutti i dispositivi Apple

Rituale aggiornamento per tutti i dispositivi Apple

Avete appena installato gli aggiornamenti di sicurezza sul vostro Mac, iPad, iPhone, Apple Watch, Apple TV? Preparatevi a installare gli aggiornamenti degli aggiornamenti. Apple ha rilasciato infatti iOS 12.1, Safari 12.0.1, macOS (Mojave 10.14.1 e aggiornamenti per Sierra e High Sierra), watchOS 5.1, tvOS 12.1 e altro ancora.

Anche stavolta si tratta di correzioni e sistemazioni di falle di sicurezza, per cui non si tratta di aggiornamenti puramente estetici: installare macOS aggiornato, per esempio, significa turare ben 71 falle, 19 delle quali permettono di eseguire codice a piacimento (in altre parole, prendere il controllo del vostro Mac) e altre sei permettono di bloccarne il funzionamento (denial of service).

L’aggiornamento di iOS, invece, corregge 32 falle, alcune delle quali sono sfruttabili anche via Internet. Ne vedete un paio di esempi qui sotto: il primo è spiegato qui dai suoi scopritori. Quindi datevi da fare.

Fonte aggiuntiva: Naked Security.

Aggiornamenti per Windows, MacOS e Adobe

Aggiornamenti per Windows, MacOS e Adobe

Credit: Wikipedia.

È stagione di aggiornamenti: Apple ha rilasciato MacOS 10.14, denominato Mojave, con varie novità come il dark mode (immagine qui accanto), mentre Microsoft sta iniziando a distribuire il cosiddetto October update di Windows 10.

Non c’è particolare fretta di installare nessuno dei due; anzi, nel caso dell’aggiornamento di Windows vengono segnalati alcuni problemi, per cui è meglio aspettare.

Invece se siete ancora utenti di Adobe Flash vi conviene aggiornarlo subito, perché Acrobat e Reader per Mac e Windows hanno ben 85 falle, di cui 47 critiche. L’annuncio dell’aggiornamento è qui insieme agli aggiornamenti scaricabili.



Fonti aggiuntive: Sophos, Ars Technica.

Usate Adware Doctor, Dr Cleaner, Dr Antivirus o App Uninstall sul Mac? Meglio di no

Usate Adware Doctor, Dr Cleaner, Dr Antivirus o App Uninstall sul Mac? Meglio di no

Non è il caso di fidarsi ciecamente delle applicazioni vendute tramite l’App Store per computer Apple. 9to5mac.com segnala infatti il caso di Adware Doctor, una delle app di utility a pagamento più popolari del negozio online per Mac, colta a registrare di nascosto la cronologia di navigazione di tutti i browser degli utenti e mandarla a un server in Cina.

La scoperta è opera di Privacy 1st; i dettagli sono stati documentati da ricercatore di sicurezza Patrick Wardle, che ha avvisato Apple. L’azienda ci ha messo un mese a rimuovere Adware Doctor dallo Store.

L’app registrava la cronologia di navigazione (di Safari, Firefox e Chrome) e altri dati in un file di nome history.zip protetto da una password fissa; questo file veniva poi inviato al server in Cina. Siccome si spacciava per un’app di sicurezza, l’utente non si insospettiva per il fatto che Adware Doctor chiedeva il permesso di accesso universale.

The Register segnala che un inciampo analogo riguarda alcuni prodotti di Trend Micro, come Dr Cleaner, Dr Antivirus e App Uninstall. Sono state rimosse dal Mac App Store dopo che è emerso che anche queste app raccoglievano le cronologie di navigazione degli utenti, come documentato da questo video. Trend Micro ha confermato la raccolta di dati personali ma ha dichiarato che si trattava di un evento occasionale e non di una raccolta sistematica e che la raccolta serviva per analizzare se l’utente era entrato in contatto con adware o altre minacce; inoltre questo comportamento veniva dichiarato esplicitamente nell’informativa offerta durante l’installazione. Questa funzione verrà comunque rimossa.

Mac, se un disco rigido rifiuta di farsi formattare

Mac, se un disco rigido rifiuta di farsi formattare

Scrivo qui questi appunti veloci perché potrebbero tornarmi utili e magari sono utili anche a voi se usate un Mac e stranamente non riuscite a formattare un disco rigido tramite Utility Disco.

Qualche giorno fa mi è capitato un caso curioso: un collega mi ha portato un disco da 1 TB formattato per Mac (HFS), che però i miei Mac si rifiutavano di leggere (compariva la finestra di notifica The disk you inserted was not readable by this computer) e persino di formattare (cliccando su Initialize nella suddetta finestra di notifica).

Il mio collega l’aveva formattato sotto Windows con un’utility di formattazione di cui non ricordo il nome. Ma l’Utility Disco del Mac non lo riconosceva affatto.

Ho risolto il problema usando la riga di comando, specificamente il comando diskutil.

Per prima cosa ho verificato i nomi assegnati ai dischi connessi al Mac, per evitare di formattare quello sbagliato (sarebbe stato sgradevole):

Orion:~ Paolo$ diskutil list
/dev/disk0 (internal, physical):
   #:                       TYPE NAME                    SIZE       IDENTIFIER
   0:      GUID_partition_scheme                        *121.3 GB   disk0
   1:                        EFI EFI                     209.7 MB   disk0s1
   2:                 Apple_APFS Container disk1         121.1 GB   disk0s2

/dev/disk1 (synthesized):
   #:                       TYPE NAME                    SIZE       IDENTIFIER
   0:      APFS Container Scheme -                      +121.1 GB   disk1
                                 Physical Store disk0s2
   1:                APFS Volume Macintosh HD            102.8 GB   disk1s1
   2:                APFS Volume Preboot                 23.2 MB    disk1s2
   3:                APFS Volume Recovery                518.1 MB   disk1s3
   4:                APFS Volume VM                      3.2 GB     disk1s4

/dev/disk2 (external, physical):
   #:                       TYPE NAME                    SIZE       IDENTIFIER
   0:     FDisk_partition_scheme                        *1.0 TB     disk2
   1:               Windows_NTFS                         1.0 TB     disk2s1

/dev/disk3 (external, physical):
   #:                       TYPE NAME                    SIZE       IDENTIFIER
   0:      GUID_partition_scheme                        *3.0 TB     disk3
   1:                        EFI EFI                     314.6 MB   disk3s1
   2:                  Apple_HFS G 3TB STARTREK          3.0 TB     disk3s2

Il disco da 1 TB era quindi /dev/disk2. Notate che diskutil lo identificava come FDisk_partition_scheme (partizione) e Windows_NTFS (volume) nonostante fosse stato teoricamente formattato Mac, mentre Utility Disco non lo riconosceva affatto (eppure i Mac leggono gli NTFS).

A questo punto ho potuto dare con attenzione il comando di formattazione, scegliendo il formato HFS+ journaled e dando il nome Mac al disco rigido:

Orion:~ Paolo$ diskutil eraseDisk JHFS+ Mac /dev/disk2

Il Mac ha risposto così:

Started erase on disk2
Unmounting disk
Creating the partition map
Waiting for partitions to activate
Formatting disk2s2 as Mac OS Extended (Journaled) with name Mac
Initialized /dev/rdisk2s2 as a 931 GB case-insensitive HFS Plus volume with a 81920k journal
Mounting disk
Finished erase on disk2

Il disco è diventato perfettamente leggibile e scrivibile dal Mac.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Il “pallino nero della morte” colpisce Mac e iCosi; aggiornateli

Il “pallino nero della morte” colpisce Mac e iCosi; aggiornateli

Sta circolando un nuovo messaggio che blocca i dispositivi iOS e anche i Mac: si basa sull’emoji del pallino nero (⚫), come dimostrato in questo video:

Il messaggio contiene moltissimi caratteri Unicode nascosti e invisibili, che fanno fare gli straordinari al processore nel tentativo di elaborarli e lo portano al sovraccarico, facendo spesso crashare il dispositivo. Apple ha rilasciato gli aggiornamenti correttivi la settimana scorsa: installateli e sarete al sicuro.



Fonti: 9to5mac, Intego.

iOS si aggiorna e risolve falla su codici QR

iOS si aggiorna e risolve falla su codici QR

L’app Fotocamera di iOS, dalla versione 11 del sistema operativo, è in grado di decodificare i codici QR: basta inquadrarli e compare il testo equivalente.

È una funzione molto comoda, per esempio per indicare un link complicato a un sito, ma ha un difettuccio: è possibile ingannare questa decodifica e farle visualizzare il nome di un sito innocuo mentre in realtà il link porta a un sito ostile.

Lo ha scoperto il ricercatore di sicurezza informatica Roman Mueller di Infosec. Ha creato un codice QR contenente questo URL:


https://xxx\@facebook.com:443@infosec.rm-it.de/

e lo ha mostrato alla Fotocamera di iOS, che lo ha decodificato e gli ha chiesto se voleva “aprire ‘facebook.com’ in Safari”.

Chiaramente questo errore di interpretazione sarebbe usabilissimo per un attacco informatico, per esempio per un furto di password: basta creare un codice QR che visualizzi il nome di un sito nel quale l’utente è abituato a immettere una password (per esempio Google o Instagram o, appunto, Facebook) ma che porti in realtà a un sito-clone, gestito dal ladro di password, che ha la stessa grafica del sito autentico. L’utente si fida di quello che gli ha mostrato iOS (il nome del sito autentico), non fa ulteriori controlli e così immette la propria password nel sito del truffatore, che se la porta via.

Un altro esempio ancora più semplice è un codice QR che porta a un sito che visualizza il famoso carattere in lingua telugu che blocca gli iPhone non pienamente aggiornati.

La falla dei codici QR è in circolazione da qualche mese, ma c’è una buona notizia: Apple l’ha finalmente corretta il 24 aprile scorso con la versione 11.3.1 di iOS (e anche con la versione 10.13.4 di macOS). Conviene quindi installare questo aggiornamento con la procedura consueta (dopo aver fatto una copia di backup dei propri dati, per sicurezza): Impostazioni – Generali – Aggiornamento software.

Fonte aggiuntiva: Intego.

Fine dell’angoscia per il carattere indiano che crasha gli iCosi

Fine dell’angoscia per il carattere indiano che crasha gli iCosi

Panico generale per gli utenti di iPhone, iPad, Apple Watch, Mac e Apple TV: temono di ricevere in un messaggio il temutissimo carattere della lingua telugu (mostrato qui accanto) che manda in tilt tutti questi dispositivi se viene visualizzato.

Apple ha distribuito oggi un aggiornamento di iOS (11.2.6), macOS (10.13.3), watchOS (4.2.3) e tvOS (11.2.6) che risolve il problema, ma chi ha un dispositivo Apple non aggiornabile rischia di restare indifeso a lungo. E nel frattempo imperversano da giorni i guastafeste che pensano che sia divertente pubblicare nei social network questo carattere in modo da far crashare in massa i dispositivi Apple e mettere nei guai i loro utenti.

Non è la prima volta che i dispositivi Apple o di altre marche vengono messi in crisi da una cosa apparentemente così banale come un semplice carattere tipografico, ma stavolta gli effetti sono molto seri: c’è chi lamenta di non riuscire più a riavviare il telefonino o il tablet, trasformatosi in un costoso fermacarte.

Se potete, installate gli aggiornamenti [nota personale: su un mio Mac Mini del 2014 l’installazione ha richiesto una trentina di minuti, per molti dei quali il Mac non ha dato il minimo segno di vita (schermo totalmente nero); su un MacBook Pro del 2015 ci sono voluti 12 minuti e non ci sono state inquietanti schermate nere]. Se non potete, vi conviene imparare a fare prima di tutto un po’ di prevenzione. Il passo più importante è disattivare le anteprime delle notifiche, perché la paralisi completa del dispositivo avviene quando questo famigerato carattere viene visualizzato in una notifica. Nei dispositivi Apple che usano iOS, andate quindi nelle Impostazioni, scegliete Notifiche e poi scegliete Mai nella sezione Mostra anteprime.

Fatto questo, se qualcuno vi manderà il carattere in questione e non avete (ancora) installato l’aggiornamento, perlomeno non andrà in tilt l’intero dispositivo ma si bloccherà soltanto la specifica app di messaggistica (che può essere Telegram, Snapchat, Twitter o altre ancora). Riavviarla è inutile, perché si bloccherà di nuovo. In questo caso potete provare ad accedere al vostro account di messaggistica usando un’altra versione della stessa app che sta su un computer Windows o Linux o su un dispositivo Android, e cancellare da lì la conversazione che contiene il carattere famigerato. Questi sistemi, infatti, sono immuni al problema che causa il collasso.

Nel caso dell’app Messaggi di iOS, invece, occorre andare nelle Impostazioni, scegliere Generali e poi Spazio libero: qui troverete un elenco di app che include appunto l’app Messaggi. Se la selezionate, potrete poi scegliere la conversazione da eliminare e tutto tornerà a funzionare.

Ma che succede se è troppo tardi e il vostro iPhone o iPad è completamente bloccato? Vi conviene andare da un tecnico e chiedere il suo intervento. Se siete smanettoni e coraggiosi, potete provare a mettere il dispositivo in modalità DFU e tentare un ripristino da zero di iOS. Alcuni coraggiosi hanno tentato di risolvere il problema installando la versione beta (cioè instabile) di iOS 11.3, che ha già eliminato il difetto del carattere telugu. Ma se lo fate senza fare prima un backup perderete tutti i vostri dati.

Come fa un singolo carattere a causare così tanti problemi? In realtà il simbolo è una combinazione di lettere e segni che contiene complesse istruzioni di posizionamento, per cui non è come un semplice carattere alfabetico latino: visualizzarlo richiede invece una serie di calcoli che i sistemi operativi di Apple sbagliavano, causando il tilt.

Questo articolo è derivato dal testo preparato per il mio servizio La Rete in 3 minuti per Radio Inblu del 20 febbraio 2018.