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Si può di nuovo riattivare la vecchia versione di Tweetdeck. Per ora

Si può di nuovo riattivare la vecchia versione di Tweetdeck. Per ora

La confusione regna sovrana su Twitter. Qualche giorno fa (4 luglio) avevo scritto che gli utenti erano stati costretti a passare alla nuova versione di Tweetdeck ed era sparita l’opzione di tornare alla versione vecchia (quella che funzionava bene e aveva più funzioni). 

Ora è tornata l’opzione, segnala The Verge. Le mie istruzioni sono qui

Non so per quanto durerà, e comunque Tweetdeck dovrebbe diventare a pagamento entro un mesetto. 

Ordine più contrordine uguale disordine.

(AGG 2023/07/09) Come tornare alla versione precedente di Tweetdeck

Pubblicazione iniziale: 2023/02/26 22:48. Ultimo aggiornamento: 2023/07/09 7:44.


I gusti son gusti, ma se state detestando la nuova versione di Tweetdeck,
quella mostrata qui sopra, dove non ci si raccapezza più, e volete tornare a
quella precedente, ecco come fare.

Cliccate sui tre puntini in basso a sinistra. Compare un menu dal quale
scegliete Impostazioni e privacy.

Poi scegliete Il tuo account e Versione di Tweetdeck.

Alla richiesta Vuoi abbandonare il nuovo TweetDeck? rispondete Sì, esci.

Così va meglio:

—-

2023/07/04 8:00. L’opzione di abbandonare il nuovo Tweetdeck sembra scomparsa e le prime notizie indicano che la versione nuova di questo software verrà imposta a tutti gli utenti nell’ambito della raffica di cambiamenti di Twitter.

2023/07/09 7:44. L’opzione è tornata.

(AGG 2023/07/05 16:15) Twitterremoto, nona puntata: il caos delle limitazioni di lettura e Tweetdeck “anteprima” imposto a tutti e tra poco riservato ai paganti. E arriva Threads

(AGG 2023/07/05 16:15) Twitterremoto, nona puntata: il caos delle limitazioni di lettura e Tweetdeck “anteprima” imposto a tutti e tra poco riservato ai paganti. E arriva Threads

Pubblicazione iniziale: 2023/07/04 11:26. Ultimo aggiornamento: 2023/07/05 16:15.

Sembra proprio che Elon Musk stia facendo tutto quello che può per affossare
definitivamente Twitter. Durante il fine settimana ha
annunciato
(via Twitter, ovviamente) una “azione drastica e immediata” per reagire a quelli che ha definito
“livelli ESTREMI di data scraping”. A suo dire, le aziende che si
occupano di intelligenza artificiale stavano facendo scansioni pesanti di tutti
i tweet pubblicati (data scraping) per alimentare i propri software, e
questo stava obbligando Twitter a mettere online ulteriori server per gestire
questo traffico, con i costi che ne conseguivano.

Nell’ambito di questa azione, l’1 luglio scorso ha
imposto
dei limiti temporanei di lettura a tutti gli utenti: 6000 post al giorno per
gli utenti “verificati”, 600 post per quelli non verificati e 300 post per
quelli non verificati e nuovi. Poco dopo ha
portato
questi limiti a 10.000, 1000 e 500. Il risultato è che da tre giorni, ormai, Twitter è
praticamente inservibile.

Impedire agli utenti di leggere più di tanto il proprio social network pare
una mossa suicida: è come vendere un giornale vietando però di leggerne più di
quattro pagine al giorno. Gli inserzionisti pubblicitari, ovviamente, ne
risentono, perché gli utenti che raggiungono il limite di tweet letti (cosa
che succede facilmente) non possono vedere nulla, quindi neanche le
pubblicità, e così Twitter diventa ancora meno interessante come spazio
pubblicitario (già non è appetibile per via del caos e dell’aumentato odio
online; le vendite di inserzioni sono
scese del 59%
rispetto a un anno fa). Il limite, oltretutto, impedisce anche agli utenti di
ricevere le notifiche dei servizi di emergenza e ai giornalisti di leggere le
notizie via Twitter. 

Un autogol enorme, insomma.

Un altro effetto di questa decisione di Musk è che Google ha
rimosso il 52% dei link
a Twitter, da 471 milioni di URL a 227, visto che i contenuti sono diventati
inaccessibili. E se non sei su Google, non sei nessuno.

Inoltre ora per vedere un tweet o un profilo Twitter è necessario avere un
account Twitter e avervi fatto login. Prima i tweet erano visibili a tutti.

2023/07/05 16:15. Sembra che l’obbligo di login stia scomparendo, secondo varie segnalazioni (Engadget).

Tutte queste limitazioni possono anche essere
viste come
l’ennesimo tentativo di Musk di convincere gli utenti a passare alla versione
a pagamento di Twitter. Infatti diecimila tweet al giorno (il limite per gli
utenti “verificati”, ossia paganti) sono un limite ragionevole; mille no.

C’è anche un’altra
ipotesi: la mossa
sarebbe dettata da problemi finanziari e tentativi di ridurre i costi. Sono
molte le bollette non pagate da Twitter per servizi erogatigli da vari
fornitori in tutto il mondo. Per esempio, sembra che Twitter abbia
rifiutato di
pagare la fattura per i servizi di Google Cloud e rinviato i pagamenti ad
Amazon Web Services, per poi
riprendere
i pagamenti a Google.

Un altro effetto di queste decisioni di Elon Musk è che
Tweetdeck, l’applicazione per power user di Twitter, ha sostanzialmente
smesso di funzionare (tutte le colonne diverse dalla Home
davano
solo un’icona di attesa di caricamento). La versione legacy è ora
irraggiungibile (il
trucchetto
che avevo descritto a febbraio 2023 non funziona più) e al suo posto viene
presentata la nuova versione, che è ufficiale ma è ancora etichettata “Anteprima” e va
sostanzialmente riconfigurata da capo, con una perdita di tempo inutile e
impostazioni demenziali. 

Per esempio, la cosa che mi interessa di più, ossia i tweet degli account che
seguo, non c’è di default: bisogna aggiungere manualmente una colonna e
scegliere Cronologia principale, che è descritta come
Vedi prima i Tweet suggeriti, ma non è vero: non mostra i tweet
suggeriti dall’algoritmo (il “Per te” dell’app Twitter standard), ma mostra i
tweet degli account che ho deciso io di seguire. E comunque fra un mesetto
Tweetdeck sarà disponibile soltanto agli utenti paganti
(quelli che Twitter si ostina a chiamare “verificati” quando non lo sono).

Tweetdeck era una delle poche cose buone che rendeva sopportabile l’uso di
questa piattaforma; niente pubblicità, tutto ben visibile e facilmente
gestibile. Ora ho ancora meno motivi per passare tempo su Twitter. Se mi
scrivete lì, probabilmente non vi leggerò o lo farò con molto ritardo. Ci
vedremo su Mastodon o in questo blog. E forse, quando arriverà, anche su Threads (l’alternativa a Twitter di Meta, interoperabile con Mastodon). 

2023/07/04 13:50. Threads dovrebbe arrivare giovedì 6 luglio negli Stati Uniti e nel Regno Unito. È già prenotabile sull’App Store USA. Essendo un’app di Meta, la sua gratuità ha un costo in termini di privacy: conviene leggerne attentamente le condizioni supplementari e la privacy policy supplementare.

2023/07/05 8:25. Secondo Independent.ie, Threads per ora non verrà lanciato nell’Unione Europea, ma solo negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Lo ha dichiarato un portavoce della Commissione per la Protezione dei dati irlandese. Threads importa dati da Instagram, e nell’UE Meta ha il divieto di riunire i dati personali provenienti da WhatsApp, Facebook e Instagram a scopi pubblicitari. Le norme sulla privacy britanniche e statunitensi, più deboli, invece consentono questa fusione di dati sanitari, finanziari, cronologie di navigazione, geolocalizzazione, acquisti, contatti e altre informazioni sensibili. Threads è anche nel Play Store di Google e ha un sito informativo/promozionale, Threads.net.

Fra le tante novità di Twitter, segnalo inoltre che ad aprile scorso è stata
attivata
anche la funzione di
monetizzazione: un utente può pubblicare dei tweet che verranno mostrati soltanto agli
altri utenti che gli pagano un abbonamento. Per il primo anno tutti gli incassi vanno all’utente; dopo Twitter si prenderà una percentuale.

A maggio, invece, Twitter ha abbandonato il codice di autoregolamentazione
europeo sulla disinformazione. Ma le leggi europee rimangono valide, e se
Twitter non lotta contro la disinformazione, a partire dal 25 agosto, quando
entra in vigore la nuova normativa europea del settore, potrebbe essere
bloccato in UE (BoingBoing; BBC).

 

Fonti aggiuntive:
Ars Technica,
The Register.

Twitterremoto, ottava puntata: Twitter eliminerà gli account inattivi. A rischio anni di storia di Internet e di ricordi di chi non c’è più

Twitterremoto, ottava puntata: Twitter eliminerà gli account inattivi. A rischio anni di storia di Internet e di ricordi di chi non c’è più

Elon Musk ha
annunciato
pochi giorni fa un nuovo cambiamento di Twitter molto controverso: gli account
che non hanno avuto alcuna attività per vari anni verranno eliminati e i loro
nomi torneranno a essere disponibili.

La “purga”, per citare il termine usato da
Musk (“We’re purging accounts that have had no activity at all for several years,
so you will probably see follower count drop”
), è già in corso, e stando ad alcuni
tweet di
Elon Musk risalenti a dicembre 2022 potrebbe riguardare addirittura un miliardo e mezzo di
account che per anni non hanno pubblicato tweet e non hanno fatto login (“Twitter will soon start freeing the name space of 1.5 billion accounts”;
“These are obvious account deletions with no tweets & no log in for
years”
).

Ma questa decisione comporta dei problemi tecnici e umani notevoli. Utenti
Twitter di spicco, come
John Carmack,
famosissimo sviluppatore di videogiochi fondamentali come
Wolfenstein 3D, Doom e Quake, hanno
chiesto
a Musk di ripensarci:

I may be reading this incorrectly, but if you are actually deleting inactive
accounts and all their historic tweets, I would STRONGLY urge you to
reconsider.

Letting people know how many “active” followers they
have is good information, but deleting the output of inactive accounts would
be terrible. I still see people liking ten year old tweets I made, but the
threads are already often fragmented with deleted or unavailable tweets. Don’t
make it worse!

Some may scoff at any allusion between Twitter and
ancient libraries, but while the burning of the library of Alexandria was a
tragedy, scrolls and books that were tossed in the trash just because nobody
wanted to keep them are kind of worse.

Save it all!

Eliminare gli account che sono inattivi da diversi anni significa infatti
cancellare interi pezzi di storia di Internet, rendendo illeggibili tante
conversazioni importanti fatte su Twitter negli anni scorsi. Significa anche
che gli account Twitter delle persone decedute verranno brutalmente
cancellati, privando i familiari del ricordo delle parole scritte e delle
immagini pubblicate da chi non c’è più. Rischiano di sparire anche tutti i contenuti pubblicati negli
account delle persone famose non più in vita, con milioni di follower (Chadwick Boseman, per esempio).

Il problema è delicato anche per le aziende che non esistono più e per le
tante persone famose ancora in vita che hanno smesso di usare Twitter negli
anni scorsi e non vi scrivono più nulla: stando a quello che ha dichiarato
Elon Musk, i loro account verrebbero eliminati e i loro nomi utente
tornerebbero disponibili, con un evidentissimo rischio di furto di identità e di creazione
di equivoci e di impostori molto credibili.

Twitter non ha pubblicato dettagli tecnici su come e in quanto tempo verrà
effettuata questa eliminazione di massa: se si scrive all’indirizzo di mail
riservato alla stampa, ossia press@twitter.com, da
marzo scorso
si ottiene come unica risposta automatica l’emoji dell’escremento. Cosa di cui Musk sembra andare orgoglioso, visto che ha annunciato l’introduzione di questo
comportamento a marzo scorso con un apposito
tweet
(“press@twitter.com now auto responds with💩”).

Tutto quello che si sa, per ora, è che Musk ha
dichiarato
che “gli account verranno archiviati”, ma non si sa come verrà fatta
questa archiviazione, se i tweet archiviati saranno consultabili e quali
saranno gli effetti sui tweet incorporati o embeddati nelle pagine Web
per citarli. 

Musk ha inoltre
aggiunto
che “è importante liberare i nomi utente abbandonati” (gli
handle
o username sono i nomi utente, ossia quelli che iniziano con il simbolo
della chiocciolina, e non vanno confusi con i display name). Si sa
anche che pochi giorni fa sono cambiate in sordina le
Norme sugli account inattivi
di Twitter:
prima
dicevano che era necessario fare almeno un login ogni sei mesi, ma adesso
dicono che bisogna “effettuare l’accesso almeno ogni 30 giorni”.

C’è insomma poca chiarezza, e la questione diventa particolarmente urgente per
i tanti casi in cui una persona è deceduta senza lasciare le credenziali di
accesso dell’account ai propri eredi, che quindi non possono neanche
effettuare un accesso periodico per tenere attivo quell’account in modo
fittizio e sottrarlo alla purga. Twitter per ora non ha annunciato nessuna opzione per
trasformare un account facendolo diventare commemorativo, come si fa da tempo
per esempio su
Facebook.

Se volete salvare dall’eliminazione un account Twitter inattivo, conviene che vi
muoviate in fretta. Se avete i codici di accesso all’account, potete
scaricarne una copia completa seguendo le
istruzioni
pubblicate sul sito di Twitter. Potete poi
caricare
questa copia su Archive.org oppure passare da
Tweetarchivist.com o
Tinysubversions.com
per renderla pubblicamente consultabile.

Se invece non avete la password di un account, potete usare dei servizi a
pagamento, come
Twtdata, per scaricare
una copia di tutti i tweet pubblici di un utente, oppure immettere
twitter.com/nomeutente nella casella Wayback Machine di
Archive.org. Questo vi permetterà di sfogliare le copie archiviate automaticamente dei tweet pubblici
di quell’utente. Non è un rimedio perfetto, ma è meglio di niente.

Fonti aggiuntive:
Il Post,
Ars Technica,

(AGG 2023/04/26) Il disastro della campagna social “Open to Meraviglia”: clip girata in Slovenia, Brindisi che diventa Toast, e altro ancora


Questo articolo è stato pubblicato inizialmente presso Disinformatico.info, dove trovate l’originale con i commenti dei lettori. Pubblicazione iniziale: 2023/04/21 18:52. Ultimo aggiornamento: 2023/04/26 18:45.

La campagna social “Open to Meraviglia” del Ministero del Turismo italiano, che già nel titolo rigurgita una mostruosità linguistica, è chiaramente gestita da gente che ha qualche difficoltà con i social e la pianificazione. Eppure la gente in questione è il Gruppo Armando Testa, che si definisce “il più grande gruppo italiano di comunicazione del mondo”, affiancato da Almaviva, che si dichiara “leader nell’Intelligenza Artificiale (AI), nell’analisi del linguaggio naturale e nei servizi Big Data”.

(https://newsroom.armandotesta.it/it/italia-open-to-meraviglia/)

(https://www.almaviva.it/it_IT/Comunicati-Stampa/show-pressrelease/9e7fb633-8f8d-4d5d-a0e3-06589af98226/Le-tecnologie-AI-di-Almawave-scelte-dal-Ministero-del-Turismo-per-la-traduzione-multilingua-del-portale-www.italia.it—leggi-il-Comunicato-Stampa)

I disastri che sono emersi man mano in questa campagna sono talmente tanti che ho dovuto dividere questo articolo in capitoli per raccontare per bene una delle figuracce più epiche nella storia della comunicazione digitale.


Capitolo 1. Il nick Venereitalia23 non registrato nei social

Sul sito del Gruppo Armando Testa, linkato sopra, viene detto che la campagna digitale “vivrà nel profilo Instagram venereitalia23, nel sito Italia.it e nelle altre piattaforme social”. Nel video promozionale creato per il Ministero del Turismo italiano si vede ripetutamente che la Venere botticelliana animata digitalmente ha come account social Venereitalia23. E questo nome di account viene anche citato direttamente dalla voce di “Venere” nel video: “su Instagram, Linkedin e tutti i social sarò Venereitalia23” (https://www.youtube.com/watch?v=EOw57LXR-_M).

Il 26 aprile il video è stato reso privato, ma nel frattempo ne ho scaricato una copia e ripubblico qui sotto gli screenshot pertinenti.

Beh, non sarà Venereitalia23 su proprio tutti i social. Infatti i coordinatori della campagna, sbadatelli, si sono dimenticati di registrare il nome Venereitalia23 su Twitter, YouTube e Facebook prima di avviare la campagna, come si dovrebbe invece fare per un’ovvia misura standard di brand protection. Lo ha fatto al posto loro qualcun altro.

Idem su Onlyfans, ma ammetto che si tratta di un “social” obiettivamente un pochino fuori tema per una campagna di promozione del turismo.

Ringrazio Adriano, Riccardo, Os1ride per le segnalazioni.

Già con questo scivolone il divertimento è assicurato. Ma non è tutto.


Capitolo 2. Il nome di dominio “dimenticato”

A quanto risulta al momento, sembra che gli organizzatori della campagna si
siano dimenticati anche di registrarsi il nome di dominio italiano dello
slogan, ossia
Opentomeraviglia.it.

Secondo i dati pubblicamente consultabili di Whois, questo nome di dominio
risulta intestato attualmente a tale Filippo Giustini ed è attualmente un
redirect che porta alla società Marketing Toys in provincia di Firenze,
alla quale vanno i miei complimenti per la
“fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione” (cit.;
grazie a
@i_poteri_forti
per la segnalazione del redirect).

Capitolo 3. Le foto stock

Il corpo e gli indumenti della “Venere”, inoltre, sembrano tratti da una foto
stock di Shutterstock, secondo la segnalazione di Simone Aliprandi (https://twitter.com/simonealiprandi/status/1649478851674664960).

La foto della campagna e quella di Shutterstock a confronto:

Credit per la composizione:
Simone Aliprandi.

Anche un’altra immagine della campagna ufficiale, mostrata anche nel video, somiglia straordinariamente a
una foto stock, come segnalato da Barbara Martini e @RosyilCapo (https://twitter.com/Barbara22Mar/status/1649517166729871362
e
https://twitter.com/RosyilCapo/status/1649793039580143617/photo/1).

L’immagine in questione è questa:

La foto stock su Shutterstock è questa (https://www.shutterstock.com/image-photo/fulllength-shot-charming-curly-woman-pink-1304975056):

Alcuni lettori hanno poi notato che i nomi dei file grafici pubblicati
inizialmente sul sito del Ministero del Turismo italiano per la campagna
sembrano indicare che siano stati trasmessi via WhatsApp, dato che il loro
formato era del tipo
WhatsApp-image-2023-04-20-at-10.20.29 […]-272×182.jpg (https://www.ministeroturismo.gov.it/italia-open-to-meraviglia/;
https://twitter.com/iacopo_melio/status/1650395588465139714/photo/1).

Questo è un indicatore di un metodo di lavoro poco professionale, perché
WhatsApp normalmente applica una compressione fortissima alle immagini
scambiate e quindi è un pessimo metodo per inviare immagini destinate alla
pubblicazione su un sito. Nel frattempo, i nomi dei file sul sito del
Ministero sono stati cambiati.

Ma rispetto a un altro fatto bizzarro che è stato rilevato, tutto questo è
quasi trascurabile.

Capitolo 4. Le immagini dell’Italia girate in Slovenia

Successivamente è emerso che
alcune delle immagini che dovrebbero raffigurare le bellezze dell’Italia
sono in realtà state girate fuori Italia
, in Slovenia, e sono riprese stock, secondo quanto segnala Selvaggia
Lucarelli (https://twitter.com/stanzaselvaggia/status/1650020739779555328).

In un articolo del Fatto Quotidiano Lucarelli specifica che le immagini
sono della
“cantina Cotar, nel carso sloveno. C’è anche una bottiglia del vino Cotar
sul tavolo, nel video. […] ho trovato il video su Artgrid, una piattaforma
straniera che cede video e immagini con un semplice abbonamento per 600 euro
l’anno”
(https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/04/23/santanche-lo-spot-venere-di-botticelli-e-il-made-in-italy-girato-in-slovenia/7139262/, dietro cookiewall).

Selvaggia Lucarelli su Twitter ha anche pubblicato il link al video stock su
Artgrid, consentendo a tutti di confrontare le immagini dello spot con quelle
di Artgrid e della cantina Čotar. Gli spezzoni video stock di Artgrid sono
intitolati Wine Tasting with Friends (https://artgrid.io/story/26708/wine-tasting-with-friends
; https://cotar.si/).

Nelle anteprime di questi spezzoni se ne notano alcune che mostrano
esattamente la stessa ambientazione, la stessa inquadratura e le stesse
persone presenti nel video a 27 secondi dall’inizio.

La pagina delle anteprime degli spezzoni video su Artgrid. Notate l’ultima
riga in basso.
Dettagli dell’anteprima centrale dell’ultima riga.
Fotogramma del video ufficiale a 27 secondi dall’inizio.

I lettori mi segnalano che Triesteprima.it ha confermato la localizzazione
slovena delle riprese:
“La scena della cantina in cui brinda un gruppo di amici è stata infatti
girata da Cotar a Gorjansko, a pochi chilometri da Trieste. Non solo, come
rivelato dal produttore e regista triestino dell’agenzia creativa Terroir
Films, Massimiliano Milic, che ha reso pubblica la gaffe del Ministero, la
clip è stata presa da Artgrid, un archivo stock, ed è firmata da Hans Peter
Scheep. “Me ne sono accorto perché, scorrendo le immagini del filmato, ho
visto persone che conosco. Inoltre ho riconosciuto sia la corte che
l’etichetta di Cotar”, spiega Milic.”

(https://www.triesteprima.it/cronaca/open-to-meraviglia-spot-slovenia-.html).

Capitolo 5. La città di Brindisi diventa Toast, Camerino diventa Garderobe e Sutera diventa Homosexuell

La farsa non finisce qui. Sempre Lucarelli
segnala
che il sito ufficiale della campagna Open to Meraviglia, ossia
Italia.it, ospita traduzioni in tedesco nelle quali
sono stati tradotti letteralmente i nomi delle località, per cui
Brindisi è diventata Toast, Fermo è diventa Stillstand, Prato è
diventata Rasen, Cento è diventata Hundert, Scalea è diventata
Treppe, e Camerino è diventata Garderobe, e così via.

Screenshot della pagina dedicata a Garderobe (Camerino) su Italia.it.

Le traduzioni, se così si possono chiamare, sono opera della società Almawave,
che il 9 febbraio 2023 se ne era vantata in un comunicato stampa con queste parole fatidiche (ho
aggiunto io il grassetto):

Almawave S.p.A, società del Gruppo Almaviva, quotata sul mercato Euronext
Growth Milan (Ticker: AIW), leader nell’Intelligenza Artificiale (AI),
nell’analisi del linguaggio naturale e nei servizi Big Data, si è aggiudicata
la gara indetta dal Ministero del Turismo relativa alla fornitura di
tecnologie di machine translation (traduzione automatica), basate
sull’Intelligenza Artificiale.

Il contratto, della durata di tre anni, permetterà la traduzione multilingua
dei contenuti del sito ufficiale del turismo italiano http://www.italia.it.

Grazie alle tecnologie di AI e ai modelli di machine translation del Gruppo
Almawave, opportunamente addestrati e integrati con servizi professionali
per garantirne la massima qualità
, il Ministero del Turismo potrà disporre di un servizio di traduzione
automatizzata di tutte le notizie e informazioni che saranno pubblicate sul
portale. Le lingue abilitate saranno l’inglese, lo spagnolo, il francese, il
tedesco e il portoghese.

(https://web.archive.org/web/20230425084637/https://www.almaviva.it/it_IT/Comunicati-Stampa/show-pressrelease/9e7fb633-8f8d-4d5d-a0e3-06589af98226/Le-tecnologie-AI-di-Almawave-scelte-dal-Ministero-del-Turismo-per-la-traduzione-multilingua-del-portale-www.italia.it—leggi-il-Comunicato-Stampa)

“Massima qualità”. Come no. In una lettera aperta rivolta al Ministero del Turismo, l’Associazione Italiana Traduttori e Interpreti ha definito queste traduzioni senza mezzi termini: le ha descritte come “pessime e grottesche” (https://aiti.org/sites/default/files/inline-files/Lettera%20al%20Ministero%20del%20Turismo.pdf).

Lucarelli non ha pubblicato i link alle pagine specifiche, ma li aggiungo io
qui sotto, insieme ad altre località trovate dai lettori, fra le quali spicca
un assolutamente epico Homosexuell come traduzione di “massima qualità”
del nome della località sicula Sutera (grazie
Adriano; grazie
La Regione Ticino).

Ho incluso anche i link alle copie permanenti di queste perle e ho
riordinato il tutto in ordine alfabetico tedesco:

  1. Auster (Ostra):

    https://web.archive.org/web/20230424141122/https://www.italia.it/de/marken/auster;
  2. Garderobe (Camerino):

    https://www.italia.it/de/marken/garderobe; https://archive.is/mEjSz;
  3. Geschlossen (Chiusi):

    https://www.italia.it/de/toskana/chiusi; https://archive.is/ffHiI;
  4. Homosexuell (Sutera):

    https://web.archive.org/web/20230424231359/https://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:Ox3vO-NzgqAJ:https://www.italia.it/de/sizilien/homosexuell&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it&client=firefox-b-d;
  5. Hundert (Cento):

    https://www.italia.it/de/emilia-romagna/ferrara/cento; https://archive.is/2fIrV;
  6. Keil (Cuneo):

    https://www.italia.it/de/piemont/cuneo; https://archive.is/e5r1Z
  7. Kiesel (Sassello):

    https://web.archive.org/web/20230424140641/https://www.italia.it/de/ligurien/kiesel;
  8. Klinge der Peligni (Lama dei Peligni):

    https://web.archive.org/web/20230424140857/https://www.italia.it/de/abruzzen/lama-dei-peligni;
  9. Kokosnussschneider (Tagliacozzo):

    https://web.archive.org/web/20230424140139/https://www.italia.it/de/abruzzen/tagliacozzo
  10. Kollision (Scontrone):

    https://web.archive.org/web/20230424142123/https://www.italia.it/de/abruzzen/scontrone;
  11. Konstanzer Pfirsich (Pescocostanzo):

    https://www.italia.it/de/abruzzen/pescocostanzo; https://archive.is/rdmGF;
  12. Kreis (Cerchio): segnalato senza fornire link da La Regione Ticino;
  13. Lächle (Sorradile):

    https://web.archive.org/web/20230424142620/https://www.italia.it/de/sardinien/lachle;
  14. Leistung (Potenza):

    https://www.italia.it/de/basilikata/potenza; https://archive.is/YbMJG
  15. Minderjährige (Minori):

    https://web.archive.org/web/20230424144727/https://www.italia.it/de/kampanien/salerno/minori;
  16. Öffnen (Aprica):

    https://www.italia.it/de/lombardei/offnen; https://archive.is/GAkfO
  17. Palettenbett (Lettopalena):

    https://web.archive.org/web/20230424203933/https://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:xz_NOj9zG2gJ:https://www.italia.it/de/abruzzen/lettopalena&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it&client=firefox-b-d;
  18. Pleuelstange (Biella):

    https://web.archive.org/web/20230424160602/https://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:P3_ZzAN8BxsJ:https://www.italia.it/de/piemont/pleuelstange&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it&client=firefox-b-d;
  19. Pfirsich (Pescarenico):

    https://www.italia.it/de/lombardei/lecco/pescarenico; https://archive.is/VBnmg;
  20. Rasen (Prato):

    https://web.archive.org/web/20230424120540/https://www.italia.it/de/toskana/prato;
  21. Revisionen (Rivisondoli):

    https://web.archive.org/web/20230424135527/https://www.italia.it/de/abruzzen/l-aquila/rivisondoli;
  22. Stillstand (Fermo):

    https://www.italia.it/de/marken/stillstand; https://archive.is/IEzTO
  23. Störung (Fallo):

    https://web.archive.org/web/20230424144558/https://www.italia.it/de/abruzzen/fallo;
  24. Tinnitus (Tinnura):

    https://web.archive.org/web/20230424142733/https://www.italia.it/de/sardinien/tinnitus;
  25. Toast (Brindisi):

    https://web.archive.org/web/20230424120623/https://www.italia.it/de/apulien/toast

  26. Treppe (Scalea):

    https://www.italia.it/de/kalabrien/cosenza/scalea; https://archive.is/nERSj;

  27. Umschlag (Copertino):

    https://web.archive.org/web/20230424142406/https://www.italia.it/de/apulien/umschlag;

  28. Vorderseite (Frontino):

    https://web.archive.org/web/20230424140531/https://www.italia.it/de/marken/frontino;

  29. Zitrone Piemont (Limone Piemonte):

    https://web.archive.org/web/20230424140150/https://www.italia.it/de/piemont/zitrone-piemont.

Fortunatamente, Lecco, Troia e Bellano non figurano tra le traduzioni letterali in tedesco.

Nelle ore successive alla diffusione della notizia di questi disastri linguistici, che hanno tutti i segni di una tipica traduzione fatta da un software di intelligenza artificiale usato senza la minima revisione da parte di una persona linguisticamente competente, dal sito Italia.it è scomparsa completamente l’opzione di scelta della lingua tedesca e le pagine sono diventate inaccessibili. Ma Internet non dimentica e le copie d’archivio persistono.

Prima…
… e dopo.

Adriano Pedrana ha salvato su Archive.org l’elenco completo dei link ora rimossi:

Nella versione inglese, invece, spiccano errori madornali come italian e italians scritto in minuscolo. In inglese tutti i sostantivi e aggettivi riferiti alle lingue e ai popoli vanno in maiuscolo: è una nozione da scuola media. Si scrive, per esempio, Do you speak English? Are you French? (https://www.italia.it/en;
https://www.italia.it/en/open-to-meraviglia).

Capitolo 6. Gli errori nel testo

Bufale un tanto al chilo nota che è sbagliata l’affermazione fatta nel video, ossia che l’Italia sia “lo 0,5% della superficie terrestre”. Il valore reale è meno della metà, ossia lo 0,2%.

Capitolo 7. I costi di tutto questo

Secondo il Sole 24 Ore, “Il totale dell’investimento previsto da Enit per la campagna primavera/estate e autunno/inverno è di nove milioni di euro.” (https://www.ilsole24ore.com/art/turismo-venere-botticelli-testimonial-dell-italia-una-promozione-9-milioni-euro-AEEyjmJD).

Twitterremoto, sesta puntata: lenta purga delle spunte blu originali e degli account di servizio automatizzati

Twitterremoto, sesta puntata: lenta purga delle spunte blu originali e degli account di servizio automatizzati

Ultimo aggiornamento: 2023/04/16 23:10. Le puntate precedenti di questa cronologia sono qui: prima,
seconda,
terza,
quarta, quinta
.

Il ricercatore Travis Brown ha pubblicato un elenco aggiornato degli account Twitter che finora hanno perso la spunta blu “legacy” di autenticazione e non hanno chiesto quella a pagamento (che, ricordo, non autentica nulla). Sono 1402 account su un totale di circa 408.000. La Grande Purga,
dice Elon Musk, dovrebbe concludersi il 20 aprile, ma per farlo dovrà procedere molto più speditamente.

Nell’elenco dei “degradati” si notano alcuni nomi di spicco (perlomeno per me; se ne trovate altri, segnalatemeli): il New York Times (55 milioni di follower), Doja Cat (5 milioni; ha commentato “Having a blue tick now means theres a higher chance that you’re a complete loser and that you’re desperate for validation from famous people”), Rose McGowan (980.000), Pat Sajak (370.000), MalwareTechBlog (Marcus Hutchins), Katharine Hayhoe, Electrek.co, Desigual_ES, American Red Cross Greater North Texas Region, NASA Center for Climate Simulation, FAADroneZone.

Come
preannunciato
dall’azienda il 2 febbraio scorso, Twitter sta disattivando l’accesso gratuito
alla sua API e lo sta facendo diventare a pagamento. Di conseguenza, molti
servizi informativi di Twitter chiuderanno o stanno già chiudendo.

La API (Application Programming Interface) è, semplificando, un
linguaggio comune che permette ai programmi di parlarsi tra loro. Consente per
esempio di creare programmi che mandino automaticamente istruzioni a Twitter
per pubblicare un post o rispondere con dei dati a un tweet. Moltissimi
servizi amatoriali e accademici usano questa tecnica per diffondere le proprie
informazioni. Si va dal frivolo (una foto di opossum ogni ora, presso
@PossumEveryHour)
all’essenziale (gli avvisi meteo, gli allarmi per gli tsunami di
@nws_ntwc). 

Tantissimi account di comunicazione scientifica e accademica in generale, di
arte, di poesia, di assistenza ai disabili, di allerta sismica dovranno
sospendere le pubblicazioni perché non possono permettersi di pagare o hanno
restrizioni legali che impediscono di farlo:
Slate
ha pubblicato un elenco molto ampio di questi servizi, la cui scomparsa è
“una tragedia che sicuramente farà diminuire il valore di Twitter per tante
persone”
.

Tutto dipende dalle decisioni di Twitter, che vengono prese caso per caso e
piuttosto arbitrariamente, a quanto pare, e vengono cambiate solo su protesta:
un allarme tsunami governativo statunitense, per esempio, si è visto
riattivare
l’accesso all’API dopo che ha
denunciato pubblicamente
il blocco del servizio da parte di Twitter.

Non è andata altrettanto bene, invece, a
DSCOVR:EPIC, che pubblicava
varie volte al giorno le bellissime immagini della Terra vista da lontano
grazie alle telecamere della sonda DSCOVR. Il suo accesso all’API di Twitter è
stato annullato il 15 aprile per una “violazione” imprecisata. L’account è ora operativo su Mastodon
qui.

[aggiornamento 23:10: l’accesso all’API è stato ripristinato].

Ancora una volta, Elon Musk sembra non capire che l’essenza del valore di Twitter sta negli utenti e nei loro contenuti. Se fa di tutto per farli scappare invece di agevolarli, Twitter diventerà un guscio vuoto.

(AGG 2023/04/16) Twitterremoto, quinta puntata: la sparizione annunciata delle spunte blu “vecchie” di Twitter non è ancora successa. Intanto solo lo 0,2% degli utenti è pagante

(AGG 2023/04/16) Twitterremoto, quinta puntata: la sparizione annunciata delle spunte blu “vecchie” di Twitter non è ancora successa. Intanto solo lo 0,2% degli utenti è pagante

Ultimo aggiornamento: 2023/04/16 12:45.

Prosegue il Twitterremoto della gestione Musk di Twitter (le altre puntate
della saga:
prima,
seconda,
terza,
quarta).

Dopo la
rimozione dell’autenticazione tramite SMS
per gli utenti non paganti il 19 marzo scorso, l’apertura
di Twitter Blue (la versione a pagamento di questo social network) agli utenti
di tutto il mondo il 23 marzo e la
pubblicazione volontaria
di parte del codice sorgente di Twitter il 31 marzo, arriva una nuova
svolta. 

A partire da oggi, primo aprile, dovrebbe iniziare l’eliminazione delle spunte
blu “vecchio stile”, quelle basate su una reale autenticazione. Ne ho una
anch’io e ho deciso di non pagare per la spunta blu nuova per vedere cosa
succede, come ho raccontato in dettaglio
qui.

Per ora (11:00 italiane dell’1/4) la mia spunta blu vintage c’è ancora
e cliccando sulla spunta nell’app compare ancora la dicitura
“Si tratta di un account verificato secondo i criteri precedenti. Potrebbe
essere o non essere notorio.”

Cliccando sulla spunta su Web, invece, l’account viene descritto con le parole
“Questo account è verificato poiché è considerato notorio nella categoria
delle istituzioni, dell’attualità, dello spettacolo o di un altro settore
specifico”
.

15.00. Nessun cambiamento.

2023/04/02 12:00. Nessun cambiamento. Non ho ancora visto o ricevuto
segnalazioni di spunte blu “vecchio stile” rimosse.

Però David Puente
segnala
che il New York Times (55 milioni di follower su Twitter) ha deciso di
non pagare per mantenere la spunta oro conferitagli da Twitter, che gli
costerebbe circa 1000 euro al mese più 50 dollari al mese per ciascun account
affiliato (il prezziario è
qui). Dopo che un utente di Twitter ha segnalato a Elon Musk questa decisione,
l’account @nytimes ha perso la spunta oro. 

Il New York Times scrive (paywall; copia d’archivio) che stando a un
documento interno di Twitter, il social network concederà alle 10.000
organizzazioni più seguite e ai 500 inserzionisti pubblicitari più importanti
di mantenere il proprio status di “verificato”. Il giornale aggiunge che dei
7500 dipendenti che Twitter aveva a ottobre 2022, quando è iniziata la
gestione da parte di Elon Musk, ne sono rimasti meno di 2000.

Anche il Los Angeles Times, il Washington Post, BuzzFeed,
Politico e Vox hanno detto che non pagheranno per la spunta blu, riferisce
CNN.

A queste testate giornalistiche fa eco la Casa Bianca, che secondo
Axios, ha deciso che non pagherà per avere la spunta blu di “verifica” (che,
ripeto, in realtà non verifica nulla) sugli account Twitter del personale. Gli
account del presidente e del vicepresidente degli Stati Uniti probabilmente
continueranno ad avere gratuitamente la
spunta grigia
delle organizzazioni ufficiali.

In tutti questi casi, la ragione è sempre la stessa: la spunta blu non indica
più autorevolezza, competenza o credibilità, ma indica semplicemente che
qualcuno ha pagato per abbonarsi.

Infatti cominciano già a spuntare gli account con la spunta blu che fingono di
essere qualcun altro, per esempio a scopo politico o satirico, come
“MFA Russia”, che sembra l’account Twitter del Ministero per gli Affari
Esteri della Federazione Russa o “Russian Embassy in USA”, con tanto di
logo, bandiera e ovviamente spunta blu, ma in realtà è tutt’altro; e c’è anche
l’account Twitter di Gesù Cristo “verificato” (screenshot
qui
grazie ancora a David Puente). 

Monica Lewinsky ha dimostrato bene l’entità del problema elencando tutti gli
account che usano il suo nome e sono oltretutto “verificati” secondo le nuove
regole, mentre lei lo è secondo quelle vecchie e quindi la sua spunta blu è
destinata a scomparire.

Fra le tante voci contrarie a questa trasformazione di Twitter segnalo quella
dell’attore William Shatner (il capitano Kirk originale di Star Trek),
che ha
contestato
la rimozione della spunta blu chiamando in causa direttamente Elon Musk e
dicendo che da 15 anni dedica il suo tempo e i suoi pensieri sagaci a Twitter
gratis e ora gli viene chiesto di pagare.

La questione, ovviamente, non è il prezzo, ma il principio: Shatner può
tranquillamente permettersi otto dollari al mese, ma non capisce perché mai
dovrebbe pagare, visto che la sua presenza e quella di tante celebrità con
account autenticati sono ciò che dà valore a Twitter. E in effetti non si
capisce perché dovrebbe pagare per una spunta blu che non vale più nulla e non
autentica più nulla e seppellisce gli account autentici, compresi quelli delle
celebrità, in un mare di omonimi o impostori. Musk ha
risposto
che
“È più una questione di trattare tutti allo stesso modo. Secondo me non ci
dovrebbe essere uno standard differente per le celebrità”

Ma le parole di Musk sono contraddette dai fatti: Twitter ha una quarantina di
account VIP ai quali offre maggiore visibilità, secondo i documenti ottenuti
da Platformer (paywall parziale): politici, giornalisti, celebrità e anche Elon Musk. Inoltre Musk stesso,
il 28 marzo, ha
dichiarato
che dal 15 aprile solo gli account a pagamento (che insiste a chiamare
“verificati”) potranno comparire nella scheda Per te degli utenti
consigliati e potranno partecipare ai sondaggi; ha poi
precisato
che la scheda Per te includerà anche gli account seguiti dall’utente
oltre agli account suggeriti da seguire.

Secondo
Matt Binder su Mashable, che cita dati raccolti
dal ricercatore Travis Brown, il
50% di tutti gli utenti paganti ha meno di 1000 follower e il 18% ne ha meno
di 100; circa 2000 ne hanno zero. Dei circa 420.000 account che hanno
la spunta blu “classica”, come me, solo circa 6500 pagano oggi un account
Twitter Blue, e gli account paganti in tutto sono poco meno di mezzo milione,
ossia meno dello 0,2% degli utenti giornalieri totali di Twitter (254 milioni)
e quindi fanno incassare a Twitter circa 3,8 milioni di dollari al mese (dati
aggiornati al 28 marzo). Fra l’altro, risulta “pagante” anche chi ha annullato
il proprio abbonamento a Twitter Blue.

Travis Brown mi ha
detto
che dovrebbe pubblicare a breve una analisi degli account verificati “vecchio
stile”, che per ora sembra che le spunte blu non stiano scomparendo e che
persino gli account verificati che si spacciano per qualcun altro subiscano
come unica punizione la scomparsa del display name (nome visualizzato,
diverso dal nome dell’account) e dell’icona del profilo.

2023/04/02 16:30. Matt Binder
segnala
che Elon Musk ha tweetato, e poi cancellato, che agli account con la vecchia
spunta blu verrà concessa qualche settimana di tempo, a meno che dichiarino
subito che non intendono pagare, nel qual caso la spunta verrà rimossa (“We’ll give them a few weeks grace, unless they tell they won’t pay now, in
which
[sic] we will remove it”).

Ho lanciato un rapido sondaggio su Twitter e su Mastodon per sentire cosa ne
pensate: dovrei dichiarare subito la mia intenzione e vedere cosa succede,
oppure tacere e aspettare che la rimozione avvenga tra “qualche settimana”?


2023/04/02 17:40. Sondaggio concluso: su Twitter, il 53,5% è stato a
favore di dichiarare subito. Su Mastodon questa percentuale è salita al 65%.
Bene, allora avviso Musk. Vediamo che succede.

2023/04/02 23:15. Adesso la dicitura nell’app è
cambiata
e mette insieme tutti, paganti e vintage, in un bislacco
mix di italiano e inglese:
“Account verificato – This account is verified because it’s subscribed to
Twitter Blue or is a legacy verified account”
. Nell’interfaccia Web, invece, c’è ancora la vecchia dicitura.

Ovviamente, come nota
Rachel Tobac, rendere indistinguibili gli utenti paganti e quelli autenticati è una mossa
insensata dal punto di vista della sicurezza, perché facilita enormemente il
lavoro degli impostori, i cui account possono ora essere copie praticamente
perfette di quelli veri.

Ho chiesto direttamente a Musk di togliermi la spunta blu, ma non è servito a
nulla:

2023/04/03 7:30. Sempre Rachel Tobac
segnala
che esistono ancora due modi per distinguere fra utenti paganti e utenti
autenticati. Entrambi sono piuttosto disagevoli e fuori dalla portata
dell’utente medio (se non altro per questioni di tempo necessario): alcune
estensioni per browser permettono di mostrare la distinzione, oppure si può
usare la funzione di ricerca di Twittter con questa stringa:

filter:blue_verified – filter:verified from:[nomeutente]

Se compaiono i tweet, è un account pagante, non autenticato. In alternativa si
può usare il sito Checkblue.

2023/04/04 15:20. Secondo le
ricerche e le stime di Travis Brown, gli account realmente verificati (ossia con la spunta blu “vecchia”)
sono circa 408.000. Gli account seguiti dall’account @verified sono
419.119 ma solo 406.915 sono identificati come legacy nell’API.
L’elenco completo degli account legacy è
qui. Sono elencati gli ID numerici (il mio è 7111232), che sono fissi per
ciascun utente e possono essere convertiti nei nomi utente corrispondenti
usando servizi come Tweeterid.com). Brown
dice che le spunte blu rimosse finora sono meno di 60: l’elenco è
qui. L’elenco (non completo) degli account paganti è invece
qui.

Intanto siamo arrivati all’assurdo che l’account di Bill Oakley, una persona
che ha finto a scopo dimostrativo di essere il New York Times su
Twitter, ha avuto un aspetto più attendibile rispetto all’account vero del
giornale: l’account finto,
infatti, aveva la spunta blu, mentre
quello vero no. L’account finto è
stato poi modificato, ma è rimasto in quelle condizioni ingannevoli per molte
ore (dalle
00.46
del 3 aprile fino ad almeno le
8.06
dello stesso giorno): un tempo più che sufficiente per mettere a segno una
truffa o per disseminare una notizia falsa in maniera molto credibile.

2023/04/08 21:40. Finalmente ho trovato due utenti che avevano la
spunta blu legacy e l’hanno persa (a quanto pare è successo oggi):
@PeterGleick e
@KHayhoe, entrambi climatologi. La
mia c’è ancora, eppure ho chiesto pubblicamente (anche a Elon Musk) di
perderla.

2023/04/09 10:20. Ho provato a modificare il mio nome su Twitter da
Paolo Attivissimo (@ildisinformatico@mastodon.uno) a
Paolo Attivissimo | This checkmark is not Blue –>, ma il pulsante
Salva per salvare la modifica non sembra funzionare dopo un cambiamento
di nome. Però funziona dopo una modifica leggermente magrittiana del banner e
un cambiamento della foto del profilo e della bio, per cui ho modificato
questi dettagli per rendere chiaro che non sono un utente pagante. Questo è
l’aspetto attuale del mio profilo.

 

Intanto Twitter ha disattivato l’accesso alle API gratuite, come
preannunciato, e quindi molti servizi hanno smesso di funzionare. In
particolare gli utenti di Substack hanno
scoperto
che non possono più incorporare tweet nei loro post su Substack e che Twitter
segnala come “pericolosi” i link a Substack. In altre parole, è un corso un
sabotaggio in piena regola da parte di Twitter contro il “rivale” Substack (Punto Informatico).

2023/04/10 13:40. Sono passati dieci giorni dal primo aprile e ho
ancora la spunta blu nonostante tutto. Intanto
The Information scrive
(paywall) che Elon Musk ha interrotto la sua soppressione dei tweet che
includevano la parola “Substack” o link a siti ospitati da Substack,
come indicato anche da un
tweet di Substack.

2023/04/11 9:00. Slate
segnala
che la società Twitter, Inc., che gestiva Twitter, è stata assorbita dalla X
Corp. e non esiste più.

Intanto la mia spunta blu legacy è ancora al suo posto e non ho visto
segnalazioni di utenti che l’abbiano persa.

2023/04/12 17:40. NPR, la prestigiosa rete radiofonica pubblica
statunitense, ha deciso di lasciare Twitter, sospendendo qualunque ulteriore
pubblicazione di tweet nei suoi account (quello primario ha quasi 9 milioni di
follower). È la prima organizzazione giornalistica di grande spicco a cessare
le pubblicazioni su Twitter. NPR ha spiegato la sua decisione in un
articolo
che attribuisce la sospensione al fatto che Twitter, sotto la gestione di Elon
Musk, ha deciso di etichettare NPR come “state-affiliated media”, ossia
“lo stesso termine che usa per le emittenti di propaganda in Russia, Cina e
altri paesi autocratici”
, come dice l’articolo.

Twitter ha poi cambiato l’etichetta in “government-funded media”, che
però non è esatto ed è ingannevole, perché NPR è una società privata
nonprofit indipendente. Probabilmente NPR è esasperata, come tanti, dai
continui stravolgimenti di Twitter e quindi l’etichettatura è stata la
proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso. Secondo l’articolo,
Twitter non è una grande perdita per NPR; che ha molto più engagement o
click-through da Facebook e YouTube.

2023/04/15 15:00. La mia spunta blu c’è ancora. Elon Musk ha
dichiarato su Twitter
che la scadenza finale è il 20 aprile (“Final date for removing legacy Blue checks is 4/20”). Staremo a vedere.

Intanto
Bloomberg
(paywall) il 12 aprile scorso ha segnalato che anche l’emittente televisiva
statunitense PBS ha sospeso le proprie attività su Twitter perché è stata
etichettata come “finanziata dal governo”, cosa che insinua un
controllo editoriale governativo. Ma sia PBS sia NPR ricevono dai contribuenti
solo una piccola parte dei loro introiti, mentre altre emittenti commerciali
ricevono molti più contributi statali, nota
BoingBoing.

Il 13 aprile Elon Musk ha
rilanciato
la funzione Subscriptions, che consente (e consentiva già dal 2021, con
il nome di Super Follow) di pubblicare tweet (anche molto lunghi) che
vengono visti soltanto dagli utenti di Twitter che pagano un supplemento (da 3
a 10 dollari al mese) che Twitter gira al creatore dei tweet. Musk ha scritto
che per i primi 12 mesi Twitter non prenderà commissioni su questi abbonamenti
(Engadget).

2023/04/16. È iniziata la disattivazione dell’API gratuita. Gli aggiornamenti alla vicenda sono nella sesta puntata.

Twitter, fine dei bollini blu “classici”. Lascio scadere il mio, vediamo che succede

Twitter, fine dei bollini blu “classici”. Lascio scadere il mio, vediamo che succede

Sette anni fa, nel 2016,
provai
a chiedere il “bollino blu” di utente verificato a Twitter: inviai una foto
della mia patente di guida, citai qualche sito che poteva confermare la mia
identità e scrissi le motivazioni per le quali avevo chiesto il bollino. Quattro
giorni dopo mi arrivò gratuitamente la conferma di accettazione, e da allora il
mio account Twitter ha avuto il bollino di verifica. A partire dal primo aprile,
a quanto pare, non l’avrà più.

Twitter ha infatti
annunciato
il 23 marzo scorso che dal primo di aprile inizierà la rimozione dei bollini
di autenticazione vecchio stile; per mantenere il bollino ci si può iscrivere
a pagamento a Twitter Blue (circa 8 dollari al mese,
disponibile
in tutto il mondo dalla stessa data) oppure, se si fa parte di
un’organizzazione, ci si può
rivolgere al servizio per le
“organizzazioni verificate”, che però al momento non risulta ancora
operativo e
costerebbe
1000 dollari al mese per l’organizzazione più 50 dollari al mese per ogni
affiliato, con
verifica automatica
di qualunque account personale affiliato a un’organizzazione verificata.

Il bollino blu di Twitter Blue non verifica più nulla ma indica semplicemente
che l’utente ha pagato l’abbonamento (e
sembra
che Twitter stia lavorando a un’opzione che consente di non mostrare il nuovo
bollino, forse per evitare derisioni e polemiche). Qualunque spammer, troll o
truffatore può aprire un account “bollinato” usando il mio nome e cognome;
spetterebbe a me accorgermene e segnalare ogni volta a Twitter l’impostore.

Il nuovo sistema non offre insomma nessuna garanzia di autenticazione e quindi
è totalmente inutile per chi mi legge. Di conseguenza, lascerò che Twitter mi
tolga il bollino, anche perché voglio vedere che cosa succede a un account che
viene “degradato”.

Secondo
Elon Musk, boss di Twitter, i tweet degli account non paganti verranno resi meno
visibili;
“i Tweet degli utenti verificati verranno mostrati per primi”,
dice
Twitter Blue,
parlando
anche di “piazzamento prioritizzato nelle conversazioni”.

Sto usando molto poco il mio account Twitter (sono passato da qualche
centinaio di tweet a settimana a poche decine); mi limito ad annunciare i miei
nuovi articoli o gli eventi di interesse generale.

Fonte:
Socialblade.

Continuerò a mantenere il mio account, anche se “sbollinato”, perché comunque
leggo molto le notizie diffuse via Twitter da giornali e fonti specialistiche
che postano soltanto lì e soprattutto perché eliminare l’account farebbe
sparire da Internet tutti i tweet che ho scritto, rendendo incomprensibili le
tante conversazioni che ho avuto dal 2007, quando ho aperto l’account. Potrei anche trasformare il mio account in un account “professionale”, che non costa nulla, ma i suoi vantaggi sono molto modesti e per ora non voglio modificare il mio account normale: vediamo prima cosa succederà con la mia spunta blu.

Fra l‘altro, secondo le stime di SensorTower citate da
TechCrunch
tutta questa confusa vicenda dei bollini blu avrebbe fruttato ben poco a
Twitter: circa 11 milioni di dollari in tutto, che sono una goccia nel mare di
debiti nel quale si trova l’azienda. Queste stime indicano che ci sono oltre
385.000 iscritti a Twitter Blue in tutto il mondo (246.000 di questi sono in
USA).

2023/03/28 8:30 Elon Musk ha tweetato che a partire dal 15 aprile solo gli account “verificati” potranno comparire nella sezione “Per te” di Twitter che consiglia account da seguire o leggere, e che le votazioni dei sondaggi richiederanno account “verificati”. La giustificazione, dice, è che questo “è l’unico modo realistico per gestire la presa di controllo da parte degli sciami di bot di intelligenza artificiale avanzata”. In originale: “Starting April 15th, only verified accounts will be eligible to be in For You recommendations. The [sic] is the only realistic way to address advanced AI bot swarms taking over. It is otherwise a hopeless losing battle. Voting in polls will require verification for same reason.”

Va ricordato che “verificato”, nel lessico di Twitter e Elon Musk, significa semplicemente “pagante”. Twitter non fa alcuna verifica delle identità degli utenti ma si limita ad appoggiarsi agli (eventuali) controlli di identità effettuati dai gestori dei sistemi di pagamento.

Si sta man mano concretizzando un Twitter diviso in caste: da una parte gli utenti paganti, dall’altra gli utenti gratuiti, che saranno meno visibili e non potranno partecipare ai sondaggi. Ricordo però che qualche mese fa, a novembre 2022, Elon Musk aveva dichiarato che secondo lui il “sistema di nobili e plebei” dei bollini blu era “una stronzata” (in originale: “Twitter’s current lords & peasants system for who has or doesn’t have a blue checkmark is bullshit.”). A quanto pare, dividere gli utenti in “nobili e plebei” non è più “una stronzata” quando la divisione la decide Musk.

2023/04/09 9:30. Ho ancora il bollino blu. Proseguo questa storia in questo articolo.

Twitter accorpa utenti paganti e verificati: attenzione agli impostori

Twitter accorpa utenti paganti e verificati: attenzione agli impostori

La gestione di Twitter sotto Elon Musk sta inanellando una serie di idiozie informatiche davvero straordinarie. L’ultima perla è che da poche ore tutti gli account realmente autenticati (quelli con la spunta blu “vecchia”, ottenibile soltanto mandando un documento d’identità) sono indistinguibili da quelli che hanno semplicemente pagato 8 dollari.

Entrambi, infatti, hanno lo stesso bollino blu. E cliccando sul bollino adesso compare una dicitura in inglese che dice che l’account potrebbe essere autenticato oppure pagante, ma non specifica quale sia il caso effettivo.

Questo è quello che compariva prima cliccando sul bollino di un account autenticato:

E questo è quello che si ottiene nello stesso account adesso:

La dicitura è stata poi tradotta da Twitter anche in italiano: “Questo account è verificato in quanto è abbonato a Twitter Blue o poiché è stato verificato secondo i criteri precedenti”.

Ovviamente questa scelta scellerata facilita enormemente gli impostori e i truffatori. Non fidatevi di nessun account su Twitter senza averlo controllato accuratamente. Se volete sapere come controllarlo, leggete le istruzioni in questo mio articolo che riassume la nuova puntata del Twitterremoto.

Twitter rende a pagamento l’autenticazione via SMS. Cosa potrà mai andare storto?

Twitter rende a pagamento l’autenticazione via SMS. Cosa potrà mai andare storto?

Pubblicazione iniziale: 2023/02/18 11:19. Ultimo aggiornamento: 2023/03/14 17:35.

Ho ricevuto numerose
segnalazioni
di un annuncio di Twitter, secondo il quale l’autenticazione tramite SMS verrà
riservata prossimamente agli utenti paganti.

L’annuncio è autentico e dice che “Solo gli abbonati a Twitter Blue”, che è la versione a
pagamento di Twitter,
“possono utilizzare gli SMS come metodo di autenticazione a due fattori. La
sua rimozione richiederà solo qualche minuto.”
dice l’annuncio. “Puoi ancora utilizzare l’app
per l’autenticazione e i token di sicurezza come metodi di
autenticazione.”
Questo avviso indica la data del 19 marzo prossimo come termine ultimo:
“Per non perdere l’accesso a Twitter, rimuovi l’autenticazione a due
fattori tramite SMS entro la seguente data: 19 mar 2023”
.

Questa nuova regola è stata annunciata ufficialmente con un tweet di @TwitterSupport il 18 febbraio 2023 ed è descritta in dettaglio in una pagina
del blog di Twitter, con la giustificazione che
“purtroppo abbiamo visto che l’autenticazione a due fattori basata sul
numero di telefono viene usata e abusata da attori ostili. Per cui a partire
da oggi non permetteremo più agli account di iscriversi al metodo di
autenticazione a due fattori basato su SMS a meno che siano abbonati a
Twitter Blue”

(“unfortunately we have seen phone-number based 2FA be used – and abused –
by bad actors. So starting today, we will no longer allow accounts to enroll
in the text message/SMS method of 2FA unless they are Twitter Blue
subscribers”
).

Suona un po’ assurdo dire che una forma di autenticazione più debole verrà
riservata agli utenti paganti (che sono quelli che hanno più da perdere), ed è
facile interpretare questa novità come un altro disperato tentativo di
incentivare gli utenti a usare la versione a pagamento di Twitter (cosa che
finora, a quanto pare, hanno fatto meno di
200.000 persone
negli Stati Uniti). Tuttavia Elon Musk ha giustificato questo cambiamento dicendo che gli SMS di autenticazione a due fattori fraudolenti, generati da numerose compagnie telefoniche disoneste, stavano costando a Twitter ben 60 milioni di dollari l’anno.

Sia come sia, rimane il fatto che l’autenticazione fatta tramite SMS in generale è poco
sicura, non solo su Twitter ma su qualunque servizio online, e andrebbe rimpiazzata, comunque e dovunque, dall’autenticazione
tramite app apposita o tramite token, ossia un piccolo dispositivo digitale che contiene una chiave crittografica di sicurezza.

Purtroppo è molto probabile che invece la pigrizia della massa degli utenti, di
fronte alla scelta fra 

a) pagare per continuare come prima 

b) capire, installare, configurare e attivare l’autenticazione tramite
app

sarà quasi sempre

c) levare del tutto l’autenticazione e usare solo la password, tanto cosa
vuoi che mi succeda

Già adesso, secondo le ricerche dell’esperta informatica Rachel Tobac, meno del 3% degli utenti di Twitter ha una qualunque forma di autenticazione a due fattori, e di quel 3% scarso il 74% usa gli SMS. Con questa nuova regola, un’ondata di furti di account è praticamente inevitabile.

Se volete rimediare e cercate un’app di autenticazione, potete provare Authenticator di Google (per Android
e
iOS) oppure Authy o l’app di autenticazione di Microsoft (disponibile anche lei per Android e iOS). Per gli utenti Apple c’è anche il Keychain o Portachiavi di iOS.

Passare all’autenticazione forte in Twitter non è difficile, ma non è neanche una passeggiata: 

  • Il primo passo è installare un’app di autenticazione.
  • Fatto questo, si va nell’app, si tocca l’icona del profilo, si sceglie Impostazioni e assistenza, poi Impostazioni e privacy e infine Sicurezza e accesso all’account e poi Sicurezza
  • Qui si sceglie Autenticazione a due fattori e si disattiva l’opzione SMS (per farlo bisogna digitare la propria password).
  • Compare la richiesta di confermare la disattivazione e si risponde toccando Disattiva.
  • Si attiva una delle opzioni di sicurezza alternative, ossia App per l’autenticazione oppure Token di sicurezza. Se si sceglie la prima (App per l’autenticazione), compare l’invito ad abbinare un’app di autenticazione all’account Twitter.
  • Si clicca su Inizia.  
  • Nella schermata successiva, che richiede di abbinare l’app di autenticazione all’account Twitter, si tocca Link app.
  • Su iPhone (non so cosa succeda su Android) a questo punto compare la schermata Password automatica e viene elencato l’account Twitter insieme agli altri protetti da password. Si tocca questo account e compare un codice di verifica che dura 30 secondi.
  • Si tiene a mente questo codice e si torna all’app Twitter, che a questo punto chiede di immettere il codice.
  • Si immette il codice.

Già che siete da quelle parti in Impostazioni e privacy e poi Sicurezza e accesso all’account, toccate anche l’opzione Codice di backup, che genera un codice unico, usabile una sola volta, che vi permette di autenticarvi in caso di emergenza.  

Fonte aggiuntiva: Intego.