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Podcast RSI – Confederazione e fediverso: perché il governo svizzero è su Mastodon, e perché è così importante?

logo del Disinformatico

È disponibile subito il podcast di oggi de
Il Disinformatico
della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto:
lo trovate
qui sul sito della RSI
(si apre in una finestra/scheda separata) e lo potete scaricare
qui.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite
iTunes,
Google Podcasts,
Spotify
e
feed RSS.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo di accompagnamento e i link alle
fonti di questa puntata, sono qui sotto.

I rami del fediverso (da
Joinfediverse.wiki).

[CLIP: Il
“boop”
di notifica di default di Mastodon]

Il 12 settembre scorso è stata presentata formalmente l’istanza Mastodon
del governo federale svizzero: la Confederazione entra nel fediverso.
Dietro questi termini tecnici, magari poco familiari per molti utenti di
Internet, c’è una novità decisamente importante per la protezione dei dati dei
cittadini e per la sovranità delle comunicazioni di qualunque paese.

Molti governi e molte istituzioni, infatti, usano i social network per
comunicare con i cittadini, ma questo significa che i cittadini sono costretti
a iscriversi ai social network e quindi cedere dati personali, ma soprattutto
significa che c’è qualcuno — il gestore del social network — che quando gli
pare può interferire nelle comunicazioni e può anche interromperle. Non è
un’ipotesi fantasiosa, visto quello che è successo con Twitter, o X come vuole
farsi chiamare adesso, dove molti account governativi e di testate
giornalistiche sono stati silenziati o limitati da quando Elon Musk ha preso
il controllo di questo social network. Ma esiste un’alternativa.

Questa alternativa è il tema della puntata del 15 settembre 2023 del
Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato
alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Benvenuti. Io sono Paolo
Attivissimo.

[SIGLA di apertura]

La Cancelleria federale svizzera ha
annunciato
il 12 settembre di aver aperto una cosiddetta istanza su Mastodon.
Traduco subito: un’istanza è, in sintesi, un computer collegato a
Internet, sul quale è installato un
software che gli permette di funzionare
come un piccolo social network completamente autogestito, per la diffusione di
notizie e la discussione fra utenti in un formato simile a Twitter ma senza le
intemperanze e la profilazione commerciale di Twitter.

Questo software è gratuito, è open source, cioè liberamente
installabile e ispezionabile, e adotta un formato standard di comunicazione,
per cui gli utenti di quel mini-social network, ossia di quella istanza, possono comunicare anche con gli utenti di tutte le altre istanze che usano
lo stesso standard, ovunque nel mondo. Uno dei software più popolari in questo
campo si chiama Mastodon.

Non c’è una grande organizzazione centrale che controlla tutto, non c’è un
singolo padrone commerciale: ogni istanza si autogoverna, come se fosse
un’isola, e comunica con le altre, in un sistema federato. L’insieme
delle istanze, ossia l’arcipelago delle isole, si chiama fediverso:
l’universo dei sistemi federati. Nel caso del governo federale svizzero,
l’istanza, ossia il mini-social network autogestito, si chiama
Social.admin.ch. È online in questo momento ed è visitabile con
qualunque dispositivo, come qualsiasi altro sito di Internet. Non occorre
iscriversi per consultarlo.

Per ora ci trovate poco, visto che si tratta di un esperimento pilota,
oltretutto appena iniziato, ma il portavoce del Consiglio federale, André
Simonazzi, è già attivo: lo trovate a @gov@social.admin.ch. E sono già
operativi gli account del Dipartimento federale degli affari esteri
(@EDA_DFAE@social.admin.ch, in inglese
@swissmfa@social.admin.ch), del Dipartimento federale dell’economia,
della formazione e della ricerca (@WBF_DEFR@social.admin.ch) e del
Dipartimento federale dell’interno (@EDI_DFI@social.admin.ch). Trovate
i loro indirizzi Mastodon su Disinformatico.info o su
social.admin.ch/directory.

Se visitate l’istanza Mastodon del governo svizzero, o qualunque altra istanza
dello stesso tipo, c’è una differenza importante di cui probabilmente non vi
accorgerete finché qualcuno non ve la farà notare: manca l’onnipresente,
estenuante richiesta di accettare i cookie. Manca per una ragione molto
semplice e molto importante: le istanze non fanno profilazione, non raccolgono
dati personali e non hanno bisogno di cookie ficcanaso. Questa è la differenza
fondamentale tra i social network tradizionali, come Facebook, Instagram,
TikTok o X/Twitter, e le istanze del fediverso: le istanze rispettano
automaticamente le leggi sulla protezione dei dati, rilevano solo i dati
strettamente necessari per la gestione ed escludono esplicitamente la vendita
e il commercio di dati degli utenti.

È per questo che le istanze di Mastodon e simili sono così allettanti per la
comunicazione a livello governativo:

  • sono gestite direttamente dal governo, senza dazieri o intermediari magari
    stranieri che potrebbero decidere in qualunque momento di bloccare tutto;

  • non obbligano i cittadini e gli utenti a consegnare dati personali ad
    aziende che li vendono;

  • evitano che le istituzioni pubbliche facciano indirettamente promozione
    dei vari social network commerciali e incoraggino i cittadini a usarli e a
    diventarne utenti sorvegliati;

  • e offrono garanzie di autenticazione senza dover pagare per avere “bollini
    blu” o consegnare scansioni di documenti di identità a chissà chi.

Le istanze, insomma, offrono un modo rispettoso della sovranità e della
privacy per raggiungere la popolazione, che soprattutto nelle fasce più
giovani sarebbe difficilmente raggiungibile attraverso altri canali.

Ma i vantaggi del fediverso non riguardano solo i governi; valgono anche per
le testate giornalistiche, le emittenti radiotelevisive, le scuole e le
aziende, e per i rispettivi utenti. Cioè noi.

Fedigoverno, ma non solo

Fedigov.eu è un sito che raduna
informazioni e risorse per facilitare la transizione di governi, aziende e
istituzioni verso questi software privi di controllori. Un’esigenza sempre più
pressante, visto che le nuove leggi europee sulla protezione dei dati non si
conciliano con la passione vorace dei social network per farsi i fatti nostri,
come è successo con Threads di Meta, che non è operativo in Europa perché è
troppo ficcanaso e non può rinunciare ad esserlo, perché è così che fa soldi.

Intanto X/Twitter, sotto la gestione di Elon Musk, ha iniziato a ridurre la
circolazione dei post delle testate giornalistiche che non vanno a genio al
nuovo proprietario o ha rallentato intenzionalmente i link ai loro siti: è
successo ai danni di Reuters, del New York Times, di Substack e dei
social network concorrenti Facebook e Bluesky a metà agosto scorso, e nel 2022
Twitter aveva bloccato del tutto i link a Mastodon. Tutti questi comportamenti
sono stati interrotti dopo che sono stati rivelati dagli esperti (New York Times;
Washington Post), ma pochi giorni fa la società di analisi del traffico social NewsWhip ha
pubblicato dati che sembrano indicare un crollo delle condivisioni su X degli
articoli del New York Times, giornale che Elon Musk dichiara
pubblicamente di disprezzare.

Per fare un esempio, quando l’ex presidente statunitense Barack Obama ha
condiviso su X una serie di articoli del Times, quelle condivisioni
hanno raggiunto meno di un milione di utenti di X. Ma quando Obama ha
condiviso articoli di altre testate, i suoi post sono stati visti da quasi 13
milioni di utenti (Semafor.com). Sono episodi che rivelano il potere di controllo dei social network
commerciali e privati sulla circolazione delle informazioni e rivelano
soprattutto la natura capricciosa di questo controllo.

Alcune testate giornalistiche sono già corse ai ripari, aprendo account nel
fediverso perché quelli che hanno su Twitter o altri social network vengono
limitati in vari modi dai gestori di quei social network. La BBC, per esempio,
ha
avviato
un
esperimento
simile a quello del governo svizzero presso
Social.bbc, e lo stesso hanno fatto molte
testate giornalistiche internazionali, il governo olandese (social.overheid.nl) e l’Unione europea (social.network.europa.eu).

Nel fediverso, infatti, non ci sono i cosiddetti algoritmi social, quei
complicati e oscuri meccanismi in base ai quali certi contenuti vengono
fatti circolare più di altri. Nei sistemi federati è l’utente che sceglie cosa
vuole vedere e chi vuole seguire. Non c’è pubblicità, non c’è tracciamento e
si può comunicare facilmente,con gli amministratori, nella propria lingua, in
caso di problemi. Non ci sono censure, perlomeno finché si rispettano le
regole di moderazione dell’istanza dove si è aperto l’account. E non c’è
niente da pagare, visto che tutto si regge sul volontariato e sulle donazioni
degli utenti.

Inoltre nel fediverso non c’è solo Mastodon, pensato per la condivisione di
notizie e brevi testi come alternativa a Twitter. Ci sono anche sostituti di
Instagram, come Pixelfed, e di YouTube,
come Peertube, tutti interconnessi e
basati sugli stessi principi e sullo stesso standard di interoperabilità,
denominato ActivityPub. Anche qui,
niente richieste assillanti di cookie, niente pubblicità, niente algoritmi che
decidono per noi cosa dobbiamo leggere o vedere.

Ma allora perché non siamo già tutti su Mastodon?

Mastodon, pochi ma buoni

Secondo i dati pubblicati dall’account automatico Mastodon Users
(@mastodonusercount@mastodon.social), su Mastodon ci sono oggi poco più
di quattordici milioni di account. Un numero in crescita costante, ma comunque
modestissimo rispetto alle centinaia di milioni di account X/Twitter o ai tre
miliardi e passa di Meta.

[2023/09/15 13:55 Poco dopo la chiusura del podcast è stato
annunciato
che l’istanza Mastodon.social ha appena superato il milione e mezzo di
iscritti]

È quindi molto probabile che i vostri amici non siano su Mastodon. Non ci sono
per un’ottima ragione: non è lì che trovano i loro amici, che sono
invece tutti sui social network commerciali e da lì non si muovono per la
stessa ragione: non vogliono andare via dal social in cui si trovano i
loro amici. Siamo, in un certo senso, ostaggi gli uni degli altri.
Questo fenomeno si chiama
network effect, effetto rete, o anche
effetto carrozzone, ed è tipico di qualunque prodotto o servizio di rete: il suo valore per gli
utenti aumenta man mano che aumenta il numero degli utenti, e viceversa. Per
fare un esempio, è inutile avere un fax se nessun altro ha più un fax, come è
inutile essere su Telegram se tutti gli amici sono su WhatsApp.

Per spezzare questo stallo ci sono due modi fondamentali: rendere il prodotto
nuovo compatibile con quello vecchio, come è successo per esempio con la
telefonia mobile, che permetteva sin da subito di chiamare numeri della rete
fissa esistente e viceversa, oppure rendere il prodotto nuovo così
interessante, e quello attuale così frustrante, da spingere gli utenti a
superare la naturale resistenza al cambiamento.

Gli account su Mastodon sono pochi, ma quei pochi sono costituiti da
numerosissime testate giornalistiche, radio e TV, bot informativi automatici,
istituzioni e adesso anche governi. Se usate i social network per informarvi
presso fonti di questo tipo, allora su Mastodon troverete già un buon numero
di
account interessanti da seguire. Se siete su Twitter, potete usare
Fedifinder per trovare
automaticamente gli equivalenti su Mastodon degli account che seguite su
Twitter.

Sul versante frustrazione non occorre fare nulla: molti utenti di spicco hanno
già abbandonato Twitter, rendendolo meno appetibile, e la gestione di Elon
Musk sembra voler fare di tutto per rendere difficile la vita di chi resta. Un
recente test ha indicato che l’86% di un campione di post
indiscutibilmente
dedicati all’odio, al negazionismo dell’Olocausto, all’esaltazione del nazismo
e al suprematismo bianco non è stato rimosso da X neanche dopo che è stato
segnalato; X ha risposto a questa critica con una parziale
smentita.
Inoltre, secondo
Media Matters, X ha pubblicato inserzioni pubblicitarie di grandi marche accanto a
contenuti di antisemitismo, fra cui spiccano accuse esplicite di
coinvolgimento di Israele e degli ebrei negli attentati dell’11 settembre
2001. Comprensibilmente, molti utenti non ci tengono a frequentare un ambiente
del genere e cercano alternative dove i contenuti di odio vengano gestiti
correttamente.

Come entrare in Mastodon, senza panico

Iscriversi a Mastodon non è difficile, ma richiede un passo in più che forse è
poco intuitivo rispetto alla normale iscrizione a un social network
commerciale: bisogna scegliere per prima cosa l’istanza dove aprire l’account,
e solo a quel punto si può scegliere il nome dell’account. È un po’ come
quando si apre un account di mail: bisogna selezionare prima quale fornitore
usare e poi decidere il nome dell’utente.

Per scegliere l’istanza si può andare a
Joinmastodon.org/servers e fare una selezione, per esempio per lingua o area geografica, in
modo da avere assistenza e moderazione nella propria lingua, oppure si può
chiedere consiglio a qualcuno che è già su Mastodon. In ogni caso, se si
cambia idea in seguito si può sempre traslocare su un’altra istanza senza
perdere nulla.

Fatto questo, si sceglie il nome del proprio account e si scelgono gli account
da seguire, che hanno un formato strano: chiocciola-nome utente – chiocciola – istanza. Per esempio, io su Mastodon sono @ildisinformatico@mastodon.uno.

[2023/09/17 17:55: Rispondo qui a una domanda che è emersa nei commenti e
che probabilmente verrà posta da altri commentatori: ho scelto Mastodon.uno
per avere un responsabile che parli italiano, conosca il contesto italiano e
conosca la mia reputazione professionale, così se ci sono problemi o se
segnalo qualcosa tutto si risolve più efficientemente. Ma se non sapete che
pesci pigliare, potete scegliere l’istanza di default, che è
Mastodon.social]

Tutto qui; il resto si impara strada facendo. Non è neanche indispensabile
scaricare e installare un’app apposita: basta usare un browser qualsiasi,
anche se le varie app permettono un uso più efficiente e flessibile.

Certo, Mastodon non è per ora il posto per chi aspira ai grandi numeri o a
diventare influencer: per quello ci sono i social network commerciali,
e comunque si può anche tenere il piede in due scarpe, come fanno molti
utenti, molte organizzazioni e molti governi, compreso quello svizzero. Ma se
si cerca gente interessante da leggere o servizi d’informazione utili da
seguire, e se si vuole provare il piacere un po’ ruspante di usare Internet
così com’era stata concepita in origine, con software e servizi creati dagli
utenti per gli utenti, senza gestori miliardari dispotici e capricciosi e
senza algoritmi che amplificano l’odio, Mastodon e tutto il fediverso sono
un’occasione ghiotta, anche per ricordare, come
dice
l’autore e attivista informatico Cory Doctorow (@pluralistic@mamot.fr),
che Internet può essere molto più che
“cinque siti web giganti, pieni di screenshot degli altri quattro”.

[Nota: la frase è stata probabilmente
coniata
da Tom Eastman su Twitter il 3 dicembre 2018 e in originale è
“I’m old enough to remember when the Internet wasn’t a group of five
websites, each consisting of screenshots of text from the other four.”]

Mastodon messo a dieta: come eliminare automaticamente i propri post obsoleti, tenendo quelli ancora utili

Mastodon messo a dieta: come eliminare automaticamente i propri post obsoleti, tenendo quelli ancora utili

Una delle particolarità di Mastodon è che consente agli utenti di impostare il proprio account in modo da eliminare automaticamente i post dopo un certo periodo di tempo. Molti post, infatti, sono significativi sul momento ma poi cessano di essere utili e appesantiscono il database dell’istanza dove si ha l’account.

Mastodon.uno, l’istanza presso la quale ho il mio account, ha segnalato a fine dicembre che il suo database sta raggiungendo i 100 GB:

Nel post, l’admin nota che “Quello che scrivete, commentate, rebloggate ha un peso nel database e questo ha un impatto economico ed ambientale su tutto il fediverso (serve maggiore potenza ed energia), i messaggi vengono ricopiati in tutte le istanze, quindi 10, 100, 1000 volte, dipende da quanti follower avete.”

Eliminare i post che non hanno più alcuna utilità, specialmente se contengono immagini, aiuta moltissimo a tenere ridotto il peso del proprio account e anche il suo impatto economico/ambientale.

Visto che io sono colpevole di almeno una immagine di gatti al giorno (per via della mia pseudo-rubrica Il Gatto Del Giorno), che pesa parecchio anche se la riduco di dimensioni e risoluzione, e visto che una volta passata la giornata quel post non serve più e ho circa 11.000 follower, ho attivato l’opzione di Mastodon che mi permette di cancellare automaticamente tutti i post vecchi più di sei mesi, salvo quelli che ho marcato con segnalibro, quelli che ho marcato come apprezzato, e i messaggi diretti. Così se per caso scrivo qualcosa che ritengo degno di essere conservato lo marco con un segnalibro, mentre lascio che l’oblio seppellisca il resto.

Di solito l’opzione si trova sotto https://[nome istanza]/statuses_cleanup.

Se siete su Mastodon, fateci un pensierino anche voi.

Mastodon mi piace e lo sostengo

Mastodon mi piace e lo sostengo

Anche quest’anno, invece di dare soldi a uno stramiliardario che fa il bello e il cattivo tempo e decide a capocchia chi può o non può farsi sentire, ho fatto una donazione a Mastodon. Un social senza padroni unici, senza pubblicità e senza utenti di serie A e di serie B. I diecimila follower che ho su Mastodon mi danno più gioia e notizie interessanti dei 420.000 su X/Twitter.

Se volete unirvi a Mastodon, la mia miniguida è qui.

Se ve lo state chiedendo, ho scelto 96 dollari perché è l’equivalente di quello che costa un abbonamento a X/Twitter.

Podcast RSI – Mastodon e fediverso: microguida di base

logo del Disinformatico

Pubblicazione iniziale: 2022/11/24 17:58. Ultimo aggiornamento: 2023/11/04 20:00.

È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della
Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate presso
www.rsi.ch/ildisinformatico
(link diretto) e qui sotto.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite
feed RSS,
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e
Spotify.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo integrale e i link alle fonti di questa puntata, sono qui sotto. Le frasi fra parentesi quadre sono annotazioni o aggiunte.

[CLIP: Carlo Gubitosa: “Il mediattivismo ha ceduto il posto al clictivismo,
all’attivismo fatto a colpi di clic e inquadrato all’interno di recinti
aziendali di cui conosciamo i loghi, i nomi: Facebook, Twitter, Instagram. Ma
c’è un’alternativa sia tecnologica che politica a questo sistema di
comunicazione sociale inquadrata in recinti aziendali, ed è il fediverso…“
(fonte)]

È la voce di
Carlo Gubitosa,
scrittore e giornalista, autore di molti libri fondamentali sull’uso sociale
dell’informatica e profondo conoscitore dei meccanismi di Internet. Anche se
avete seguito soltanto di striscio le notizie sul subbuglio di Twitter dopo
l’acquisto da parte di Elon Musk e magari cominciate anche a esserne un po’
stufi, sicuramente avrete notato che quando si parla di questa vicenda
spuntano sempre fuori un nome e un concetto: Mastodon e
fediverso.

Se volete sapere cosa sono, perché ne parlano tutti, se vi possono servire o
ne potete fare tranquillamente a meno, come funzionano in pratica e cosa
rispondere agli amici che vi chiedono insistentemente
“Sei su Mastodon?”, siete nel posto giusto, ossia all’ascolto della
puntata del 25 novembre 2022 del Disinformatico, il podcast della
Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie dal mondo dell’informatica,
che oggi cercherà di rispondere a queste domande. Io sono Paolo Attivissimo.

Cos’è Mastodon e perché se ne parla tanto

Cominciamo dalle basi: Mastodon è un social network superficialmente simile a
Twitter, nel senso che permette di pubblicare brevi testi, leggermente più
lunghi di quelli di Twitter, accompagnati da immagini e spezzoni di video.

Questi testi, chiamati post o toot, possono essere letti,
condivisi e commentati da tutti gli iscritti a Mastodon e possono essere
letti, ma non commentati, da chiunque abbia un accesso a Internet e un normale
browser. Ogni utente iscritto a Mastodon sceglie degli altri utenti da seguire
e ne riceve automaticamente i post. Gli utenti si possono scambiare anche
messaggi non pubblici, che però non sono segreti in senso stretto, perché
possono essere letti dagli amministratori, e non sono protetti tramite
crittografia, esattamente come succede su Twitter.

Ho precisato “superficialmente” perché dietro le quinte Mastodon in realtà ha
delle differenze molto importanti: non ha un singolo proprietario, ma è
gestito da un arcipelago di gestori indipendenti ma federati, ossia che
comunicano tra loro usando lo stesso standard; è open source, e questo
significa che tutto il suo software è liberamente ispezionabile per
controllare che non contenga trappole, inganni o difetti; e i post compaiono
in ordine cronologico, senza filtri artificiali di importanza e senza essere
inframmezzati di pubblicità.

Questa struttura federata o decentrata significa che non può arrivare nessun
Elon Musk o simile a cambiare le regole e dettare legge dall’oggi al domani.
Vuol dire anche che non ci sono pressioni commerciali per compiacere gli
inserzionisti e che non esistono account privilegiati con bollini a pagamento
come ci sono ora su Twitter; non ci sono nobili e plebei. Iscriversi è gratis.
Mastodon è una rete sociale scritta dagli utenti per gli utenti, senza
condizionamenti, e quest’idea piace molto, specialmente se contrapposta alla
nuova gestione autoritaria di Twitter e alla sorveglianza commerciale
ossessiva di Facebook e Instagram.

Questa situazione, però, ha anche degli svantaggi. Siccome non ci sono grandi
investitori per farlo funzionare, a volte Mastodon è lento. E siccome è un
social network emergente, nato nel 2016 su iniziativa dello sviluppatore
tedesco Eugen Rochko
[25 anni,
unico
stipendiato della non-profit Mastodon]

ma diventato improvvisamente popolare solo negli ultimi mesi, soprattutto
grazie al controverso acquisto di Twitter da parte di Elon Musk, per ora ci
trovate poca gente. Sono infatti circa
due milioni
gli account attivi mensili di Mastodon, contro i quasi
490 milioni
mensili di Twitter. Però quella gente è di buon livello: gli spammer, i
provocatori e i fabbricanti di fake news non sono ancora arrivati in massa su
Mastodon, anche se probabilmente non tarderanno ad arrivarci.

Siete intrigati? Volete correre a iscrivervi e respirare questa nuova aria di
libertà digitale? Volete scoprire il brivido anarchico di far parte del
fediverso, per usare il termine cool che indica tutti questi
servizi digitali decentrati e coordinati in modo federato, di cui Mastodon è
un esempio molto vistoso?

Non partite in quarta, perché è qui che cominciano le complicazioni. Niente di
drammatico, però credo che sia prudente che vi prepariate spiritualmente.

Come entrare in Mastodon (se vi serve)

A proposito di preparativi: prima che corriate a installare Mastodon,
chiedetevi se vi serve davvero un altro social network oltre a quelli che già
usate. Se vi trovate bene a usare Instagram, Facebook, Whatsapp, Telegram
eccetera ma non avete mai sentito il bisogno di usare Twitter, allora
probabilmente potete fare a meno di Mastodon. E tenete presente che iniziare a
usare Mastodon non vuol dire che potrete rinunciare a Twitter, almeno per ora,
perché molti utenti non si sono ancora trasferiti da Twitter a Mastodon.
Insomma, non installate Mastodon soltanto perché è di moda e ne parlano tutti.
Anche perché ci sono, come dicevo, alcune complicazioni in più rispetto ai
social network tradizionali.

La prima complicazione è l’app. Normalmente per iscriversi a un social network
si scarica l’app ufficiale e si parte. Su Mastodon, invece, bisogna chiedersi
quale app scaricare e installare. Proprio perché Mastodon è decentrata,
ci sono infatti varie app disponibili, che offrono livelli di facilità e
flessibilità molto differenti.

Probabilmente vi conviene cominciare usando l’app di base, quella che trovate
linkata su Joinmastodon.org; se vi
trovate bene, potrete passare in seguito alle app più evolute e potenti. Per
l’app di base c’è una versione per iOS e una per Android, ma ci sono anche
altre app per PC e Mac, sia gratuite sia a pagamento, e c’è anche una versione
puramente Web multipiattaforma
[che volendo si può anche usare in un browser su smartphone].

Una volta installata l’app, bisogna crearsi un account, ma anche qui c’è
qualche passo in più da fare rispetto ai social network tradizionali.

Infatti non basta scegliersi un nome utente e una password: bisogna anche
rispondere alla domanda criptica Cerca servers o inserisci URL. Per
capire come rispondere, bisogna tornare alla natura federata
di Mastodon: mentre i social network tradizionali hanno un unico gestore,
Mastodon ne ha tanti, e quindi bisogna sceglierne uno presso il quale farsi
ospitare. Questi gestori si chiamano in gergo tecnico
istanze e ciascuno ha regole di moderazione e di comportamento
differenti.

La scelta dell’istanza non è permanente; potete sempre traslocare in un
momento successivo. Inoltre normalmente potete seguire qualunque utente di
Mastodon, indipendentemente dall’istanza che avete scelto voi o che ha scelto
lui, a patto che nessuno dei due usi istanze che sono state bloccate per
problemi di contenuti inaccettabili. Vi conviene quindi scegliere un’istanza
di buona reputazione, stabile e soprattutto gestita da persone che parlino la
vostra stessa lingua, così sarà più facile per loro moderare i vostri post e
per voi chiedere assistenza a loro in caso di controversie di moderazione.

Per sapere quali sono queste istanze, provate a guardare quali sono state
scelte dalle persone che vorreste seguire su Mastodon: il nome dell’istanza è
l’ultimo pezzo del nome dell’utente. Per esempio, io su Mastodon sono
@ildisinformatico@mastodon.uno; mastodon.uno è il nome
dell’istanza che ho scelto.

[Dai commenti segnalo un altro metodo: consultare
Instances.social, che (in inglese)
permette di selezionare le istanze in base a vari criteri, compresa la
lingua]

Una volta che avete fatto questa scelta, vi vengono proposte le sue regole di
comportamento: leggetele, mi raccomando, per capire se ci sono cose da fare o
contenuti da evitare
[leggete bene anche le
regole sulla privacy]
.

Finalmente a questo punto potete scegliere il vostro nome utente e il nome che
verrà visualizzato, dare il vostro indirizzo di mail e scegliere la vostra
password. Se tutto è a posto, riceverete una mail contenente un link sul quale
cliccare per verificare il vostro nuovo, sfavillante account Mastodon.

È altamente consigliabile impostare prima di tutto la sicurezza rafforzata
dell’autenticazione a due fattori
[nel giro di poche ore ho avuto cinque tentativi di furto, ovviamente
sventati]
, e anche qui c’è una differenza rispetto ai social network tradizionali.
Mentre Twitter, Instagram, WhatsApp e tanti altri offrono questa autenticazione
anche tramite SMS, Mastodon normalmente la offre soltanto tramite app di
autenticazione. Se non ne avete già installata una, vi tocca farlo.

Fatto anche questo, la configurazione di base è terminata e potete cominciare
a postare messaggi e a scegliere utenti da seguire, a commentare i post degli
altri utenti o dare loro una stellina di apprezzamento, che è l’equivalente
del like o cuoricino in Mastodon, e potete cominciare a condividere e
ridiffondere (boost) i post che vi piacciono. Potete poi personalizzare
il vostro profilo Mastodon con le solite cose: una breve biografia, una foto e
un’immagine di intestazione.

La prima cosa di cui vi accorgerete subito è una miglioria molto utile
rispetto a Twitter: su Mastodon i messaggi sono modificabili. Quegli errori di
battitura di cui ci si accorge solo dopo aver premuto Invia e che sono
l’angoscia costante di ogni utente Twitter, perché lì i tweet non sono
modificabili se non si ha un account a pagamento e si risiede in uno dei
cinque paesi attualmente abilitati a questi account, su Mastodon non sono un
problema. I post sono modificabili per tutti e gratuitamente.

Se siete arrivati fino a questo punto, il grosso della fatica è ormai fatto e
potete divertirvi a sfogliare Mastodon e chiacchierare con i suoi utenti. Per
trovare su Mastodon le persone che seguite già su Twitter, guardate nei loro
profili Twitter: di solito indicano lì il loro indirizzo Mastodon. Ci sono
anche dei servizi per Twitter, come
Fedifinder e
Debirdify, che vi permettono di
trovare automaticamente le coordinate Mastodon di tutti gli utenti che seguite
su Twitter, a patto che quegli utenti abbiano incluso nella propria bio su
Twitter le proprie coordinate su Mastodon.

Ci sono però alcune raccomandazioni di prudenza che è opportuno conoscere
prima di addentrarsi in questo nuovo ambiente.

Nuovo social, nuove cautele

La prima
regola
di prudenza di Mastodon è che gli amministratori dell’istanza nella quale
risiede il vostro account vedono tutto quello fate su Mastodon
. Vedono
anche il vostro indirizzo di mail, il vostro indirizzo IP, che potrebbe
rivelare dove abitate o lavorate, e vedono anche i vostri messaggi diretti,
che (ripeto) non sono cifrati. Sono diretti, ma non privati [a differenza di Twitter, si viene avvisati di questo fatto ogni volta che si scrive un messaggio diretto].

Gli
amministratori possono anche cancellare il vostro account in qualunque momento
senza preavviso e arbitrariamente. In altre parole, non affidatevi a Mastodon
per qualunque attività essenziale, dai contatti con gli amici all’offerta di
servizi commerciali.

Inoltre gli amministratori delle istanze di Mastodon sono quasi sempre
volontari, che non hanno tempo per approfondire controversie fra utenti e a
differenza dei social network commerciali non hanno le risorse legali ed
economiche per opporsi a eventuali richieste di informazioni da parte di
avvocati o governi, magari stranieri
[e anzi spesso devono chiedere donazioni per coprire i propri costi].

Se queste condizioni possono crearvi problemi, è consigliabile iscriversi a
Mastodon usando un indirizzo di mail separato e collegarsi a Mastodon usando
una VPN.

La seconda regola è che menzionare un utente, ossia citare il suo nome
account, in un messaggio diretto lo include automaticamente nella
conversazione
. Questo non succede su Twitter, e può essere particolarmente
imbarazzante se per esempio state segnalando un utente molesto a un
moderatore, tramite messaggi diretti, e menzionate il nome account di
quell’utente. Il molesto verrà informato di chi lo sta segnalando.

La terza regola è che non esistono account verificati su Mastodon. Se vedete
una spunta blu accanto al nome di qualcuno su Mastodon, non vuol dire che
quell’utente sia stato verificato: vuol dire solo che l’utente ha aggiunto al
proprio nome l’emoji della spunta blu. Però esiste una sorta di
autocertificazione: un utente che possiede un sito può inserire in quel sito
non solo il nome del proprio account, ma anche un link speciale che fa
comparire una spunta verde nel profilo Mastodon dell’utente. Non è una
soluzione perfetta [un truffatore potrebbe per esempio creare un sito con un nome di dominio simile a quello di un’azienda e poi inserirvi il link, dando l’impressione di essere autenticato], ma è sicuramente meglio di niente.

[Per esempio, per verificare il mio profilo Mastodon ho inserito nell’HTML della pagina base di questo blog (nella colonna di destra, dove elenco tutte le mie coordinate) questo link:

  <a href="https://mastodon.uno/@ildisinformatico" rel="me">@ildisinformatico@mastodon.uno</a>

e poi ho immesso https://attivissimo.blogspot.com/ in una casella “Contenuto” in Mastodon. Bingo! Autenticazione istantanea e gratuita, come mostrato qui sotto.]

L’improvvisa popolarità di Mastodon sta causando parecchi grattacapi alla sua
costellazione di amministratori grandi e piccoli, per cui tutto può succedere
nei prossimi mesi: mettete in preventivo rallentamenti e disfunzioni, cose che
del resto capitano anche sui social network commerciali. Buon divertimento, e
se vi va, ci vediamo anche nel fediverso.

 

Fonti aggiuntive:
Pathofex,
Techcrunch,
Informapirata,
Made in Blue, BBC,
Quintarelli.it.

Mastodon, come funziona la ricerca?

Mastodon, come funziona la ricerca?

Ho aggiornato l’Efficercatore, il mio libro-sito dedicato alle tecniche di ricerca di informazioni online, per includere la ricerca in Mastodon, che è stata introdotta di recente.

La ricerca in Mastodon è molto diversa da quella negli altri social network: in estrema sintesi, è volutamente più limitata, perché tiene conto del fatto che ci possono essere circostanze nelle quali, per proteggere l’utente, è preferibile non permettere la ricerca.

Un altro motivo di questa limitazione è che Mastodon è un social network federato, composto da un arcipelago di server indipendenti interconnessi, chiamati istanze, che possono usare versioni differenti di software e configurarle in modi differenti e non dipendono da un coordinamento centrale. Le istanze che hanno installato la versione 4.2.0 o superiore di Mastodon possono consentire la ricerca di testo, ma non sono obbligate a farlo.

Inoltre i singoli utenti possono decidere se vogliono che i loro post siano cercabili (opt-in). Questa decisione si imposta andando nelle Preferenze di privacy del proprio account Mastodon (https://[istanza]settings/privacy) e attivando le opzioni Include il profilo e i post negli algoritmi di scoperta, Includi i post pubblici nei risultati di ricerca e Includi la pagina del profilo nei motori di ricerca.

La ricerca standard di Mastodon consente all’utente:

  • di cercare il nome dell’account di un altro utente o un hashtag;
  • di cercare testo nei propri post, nei post contrassegnati come preferiti o segnalibro e nelle menzioni.

Intenzionalmente, la ricerca standard di Mastodon non consente di cercare stringhe arbitrarie nell’intero database, per ridurre il rischio di abusi da parte di persone che cerchino parole chiave controverse per aggredire le persone che le hanno usate. Tuttavia questa limitazione viene eliminata se è disponibile la funzione Elasticsearch, che consente la ricerca full-text nei post degli utenti, purché abbiano scelto l’opt-in, ossia abbiano deciso di rendere cercabili i propri post.

Nella casella di ricerca di Mastodon si possono usare vari operatori:

  • OR per cercare i post che contengono almeno una delle parole chiave indicate
  • “[sequenza]” per cercare i post che contengono l’esatta sequenza di parole chiave, racchiuse tra virgolette
  • -[parola] per escludere dai risultati la parola chiave indicata
  • has:image per cercare i post che contengono immagini
  • has:video per cercare i post che contengono video
  • has:media per cercare i post che contengono media in generale
  • has:poll per cercare i post che contengono sondaggi
  • has:link per cercare i post che contengono link
  • has:embed per cercare i post che contengono embed
  • is:sensitive per cercare i post che sono etichetttati come contenuto sensibile
  • is:reply per cercare i post di risposta
  • language:[lingua] per cercare i post scritti in una lingua specifica (per esempio en per l’inglese)
  • before:[data] per cercare i post pubblicati prima di una certa data (nel formato anno-mese-giorno)
  • after:[data] per cercare i post pubblicati dopo una certa data (nel formato anno-mese-giorno)
  • during:[data] per cercare i post pubblicati durante una certa data (nel formato anno-mese-giorno)
  • from:[nomeutente] per cercare i post pubblicati da uno specifico utente

[Fonti: Mastodon Migration; Join Mastodon; ]

Mastodon, messaggi che si auto-cancellano a comando

Mastodon, messaggi che si auto-cancellano a comando

Mastodon offre la cancellazione automatica dei post. Chi viene da altri social
network o da altre piattaforme di microblogging, come Twitter, può trovarlo
disorientante perché è abituato a pensare al post come una cosa permanente, che
può essere eliminata solo agendo manualmente. 

In Mastodon, invece, si può
scegliere che i post si cancellino da soli dopo un periodo di tempo prefissato.
Questo può essere utile per post che hanno un valore temporaneo e che
rischierebbero di intasare i server del Fediverso inutilmente (magari occupando
parecchio spazio, per esempio se includono immagini pesanti).

Su computer, se andate nelle Preferenze del vostro account Mastodon e scegliete
Cancellazione automatica dei post (oppure andate direttamente
a https://[nomeserver]/statuses_cleanup), potete scegliere
Cancella automaticamente i vecchi post e una soglia di età dei post (da una
settimana a due anni). In questo modo, tutti i vostri post verranno cancellati
automaticamente quando supereranno la soglia di età che avete scelto.

Su smartphone, con l’app standard di Mastodon, si procede così:

  • tap sulla casetta in basso a sinistra
  • tap sull’ingranaggio in alto a destra
  • Info su Mastodon
  • Ancora più impostazioni
  • 3 trattini
  • Cancellazione automatica dei post

Ma non è necessario essere così drastici e avere un approccio “tutto o
niente”: si possono anche definire delle eccezioni automatiche. Potete
ordinare a Mastodon di cancellare tutti i post tranne:

  • i post fissati in cima
  • quelli che avete marcato come apprezzati (cliccando sulla loro stellina)
  • i messaggi diretti
  • i sondaggi
  • i post che includono media
  • i post marcati cliccando sul loro segnalibro
  • i post che hanno ricevuto più di un certo numero di apprezzamenti
  • i post che hanno ricevuto più di un certo numero di condivisioni

Per esempio, potreste impostare il vostro account Mastodon in modo che dopo un
mese vengano cancellati automaticamente tutti i post tranne quelli che avete
marcato come segnalibro oppure come apprezzati/preferiti.

Nel mio caso, per alleggerire i server di Mastodon.uno, dove alloggia il mio
account Mastodon, potrei impostare la cancellazione automatica dei post, visto
che molti sono effimeri e pesanti (quelli del Gatto del Giorno, per
esempio), ma dovrei ricordarmi di cliccare sulla stellina o sul segnalibro di
quelli che voglio conservare. Così ho optato per un’altra soluzione: nella
casella di ricerca di Mastodon immetto

from:ildisinformatico #IlGattoDelGiorno before:[anno-mese-giorno]

e poi cancello i post corrispondenti a questa ricerca.

Mastodon 4.2 aggiunge la funzione di ricerca globale: se volete essere trovabili, ecco come fare

Mastodon 4.2 aggiunge la funzione di ricerca globale: se volete essere trovabili, ecco come fare

La nuova versione di Mastodon, la 4.2, introduce moltissime novità e
semplificazioni,
descritte in italiano su Gomoot.com. Una delle principali è la ricerca, che prima funzionava solo per gli
hashtag: ora invece si può cercare testo nei post, nei profili e nelle bio e
si può cercare un utente.

Come tante cose in Mastodon, anche per la ricerca è fondamentale il principio
della protezione dell’utente, per cui rendersi visibili richiede una scelta
volontaria precisa dell’utente e non viene imposto dall’alto.

Quindi se volete essere cercabili e trovabili su Mastodon, andate nel vostro
profilo, scegliete la sezione Privacy e copertura e controllate
che siano attive le seguenti opzioni:

  • Include il profilo e i post negli algoritmi di scoperta
  • Includi i post pubblici nei risultati di ricerca
  • Includi la pagina del profilo nei motori di ricerca

Fatto questo, cliccate su Salva modifiche.

Se scrivete un post (o toot) che non volete che sia cercabile, potete
escludere quel singolo post cliccando sull’icona del mondo, che regola la
visibilità del post, e scegliere Non elencato, che significa che il
post sarà visibile a tutti ma non sarà incluso nelle funzioni di ricerca o
scoperta.

Dato che Mastodon è un social network federato, non centralizzato, la nuova funzione di ricerca sarà disponibile soltanto sulle istanze che si aggiornano alla versione 4.2 e scelgono di implementare la cercabilità. Chi non vuole essere trovato è al sicuro. È anche così che si fanno notare le differenze rispetto ai social network commerciali, nei quali al centro c’è il profitto, non l’utente.

Il governo svizzero sbarca su Mastodon, con una propria istanza: social.admin.ch

Il governo svizzero sbarca su Mastodon, con una propria istanza: social.admin.ch

Pubblicazione iniziale: 2023/09/12 21:46. Ultimo aggiornamento: 2023/09/13 10:30.

Oggi (12 settembre) è stata annunciata ufficialmente l’apertura di un’istanza
Mastodon della Cancelleria federale svizzera:
social.admin.ch. Qui sotto trovate il
testo del
comunicato stampa in italiano.

Notate le osservazioni sull’indipendenza da singole imprese e sulla protezione
dei dati personali, ossia tutto il contrario dei social network commerciali,
che creano dipendenza da un singolo fornitore e raccolgono dati personali come
parte essenziale del loro modello commerciale. L’apertura su Mastodon è un
passo molto interessante del governo per offrire informazioni ai cittadini
senza costringerli a iscriversi a social network ficcanaso.

La Confederazione dà avvio a un esperimento pilota su Mastodon

Berna, 12.09.2023 – La Cancelleria federale ha aperto un’istanza su
Mastodon. Nell’ambito della comunicazione governativa intende così
sperimentare un media sociale organizzato in modo decentralizzato. Su questa
istanza, Consiglio federale e dipartimenti possono gestire dei conti
ufficiali (account). La durata dell’esperimento pilota è limitata a un anno.

Da molti anni il Consiglio federale e l’Amministrazione federale utilizzano
i media sociali per comunicare. Questi ultimi li supportano nell’adempimento
del mandato legale d’informazione permettendo loro di raggiungere parti di
popolazione, soprattutto i più giovani, che sarebbero difficilmente
raggiungibili su altri canali.

Nell’ambito di un esperimento pilota, la Cancelleria federale ha deciso di
aprire un’istanza su Mastodon. Denominata «social.admin.ch», tale istanza è
a disposizione del Consiglio federale e dei dipartimenti affinché possano
registrare i loro conti ufficiali. Gli utenti che dispongono di un conto
presso un’altra istanza possono seguire i conti registrati sull’istanza
social.admin.ch e leggere i relativi contenuti, conformemente alla logica e
agli usi di Mastodon.

Attualmente il DFAE, il DFI e il DEFR prevedono di gestire uno o più conti
ufficiali sull’istanza social.admin.ch. La Cancelleria federale stessa ne
gestisce uno per il portavoce del Consiglio federale.

Mastodon presenta alcune caratteristiche allettanti per la comunicazione a
livello governativo. La piattaforma è organizzata in modo decentralizzato e
non lavora su un server centrale. Per questo essa si sottrae al controllo
sia di una singola impresa sia delle autorità statali di censura. Mastodon
rispetta la protezione dei dati. La sorte dei dati degli utenti è decisa dai
gestori delle istanze. Molti di loro sono trasparenti; nel rilevare i dati
si limitano a quanto strettamente necessario per la gestione dell’istanza ed
escludono esplicitamente la vendita e il commercio di dati. Anche l’istanza
della Cancelleria federale sarà gestita nel rispetto della protezione dei
dati.

I media sociali sono in rapida evoluzione. La Confederazione segue
costantemente questi sviluppi anche per verificare se prendere in
considerazione nuove piattaforme o piattaforme esistenti non ancora
utilizzate dall’Amministrazione federale quali canali d’informazione.
L’esperimento pilota con Mastodon va visto in questo contesto. Non ha
ripercussioni sull’utilizzo di altre piattaforme di media sociali da parte
del Consiglio federale o dell’Amministrazione federale. La durata
dell’esperimento è limitata a un anno. L’ulteriore modo di procedere sarà
deciso alla luce delle esperienze acquisite.

Per i non svizzeri: DFAE è il Dipartimento federale degli affari esteri; DFI è
il Dipartimento federale dell’interno (@EDI_DFI@social.admin.ch); DEFR
è il Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca.

L’account Mastodon del portavoce del Consiglio federale, André Simonazzi,
è @gov@social.admin.ch.

Per chi volesse iscriversi a Mastodon (gratuitamente e senza dare dati
personali a nessuna azienda, ottimo sostituto dell’ormai impresentabile e
inutilizzabile Twitter/X), ho preparato una
miniguida facile facile.

Twitterremoto, quarta puntata: compare il numero di visualizzazioni, #ThereIsHelp rimosso temporaneamente, giornalisti ancora bloccati e altro ancora

Twitterremoto, quarta puntata: compare il numero di visualizzazioni, #ThereIsHelp rimosso temporaneamente, giornalisti ancora bloccati e altro ancora


Pubblicazione iniziale: 2022/12/24 10:49. Ultimo aggiornamento: 2022/12/28 9:40.

Grosso modo dalla mattina (ora italiana) del 24 dicembre Twitter ha attivato
l’indicazione del numero di visualizzazioni di un tweet. Su Twitter Web e
nell’app, ma non su Tweetdeck, sotto alcuni tweet compare un numero accanto
all’icona delle statistiche.

Questa indicazione, però, non è sempre presente; quando manca, cliccando
sull’icona delle statistiche (quella più a sinistra) compare l’avviso
“I dati relativi alle visualizzazioni di questo Tweet non sono
disponibili”

accompagnato da un pulsante Cestina che è molto ingannevole, visto che
non cestina nulla ma semplicemente chiude l’avviso.

Non sembra essere un filtro sul numero minimo di visualizzazioni, visto che ho
notato tweet che indicavano anche una singola visualizzazione; forse è solo un
ritardo nella propagazione del dato.

Resta da capire che cosa intende Twitter per “visualizzazione”. Un tweet che
viene letto semplicemente facendo scorrere la cronologia verrà contato, oppure
è necessario cliccarvi sopra? Inoltre
sembra
che mettere un like (normalmente segno che il tweet è stato letto) non
faccia aumentare il contatore.

Questa nuova funzione potrebbe essere un autogol, perché rischia di rivelare
che in realtà i tweet non vengono visti da tutti i follower e molti tweet non
vengono letti praticamente da nessuno.

Sto facendo un test con
questo tweet: quanti dei miei 420.964 follower attuali lo vedranno realmente? Finora
(12.30), dopo tre ore circa, lo hanno “visualizzato” circa 17.200 account;
dopo cinque ore (14.50), circa 29.000; dopo otto ore (17:50), circa 43.800; dopo due giorni e mezzo (1:40 del 26/12), circa 93.000. 

È emersa una contraddizione: il
numero di “visualizzazioni” indicato nel tweet è completamente differente da
quello che viene indicato cliccando sull’icona delle statistiche, come
mostrato qui sotto: alle 14.55 di oggi, il tweet diceva 29.362, ma le statistiche dicevano 7.463. Ho segnalato il problema a @TwitterSupport. I due conteggi sono risultati sostanzialmente allineati dopo due giorni e mezzo (93.317 nel tweet, 92.398 nelle statistiche).

Il 24 dicembre Elon Musk ha tweetato che verrà aggiunta l’opzione di disattivare l’indicazione delle visualizzazioni (“We’ll tidy up the esthetics & add a setting to turn it off, but I think almost everyone will grow to like it”).

Gli utenti paganti di Twitter hanno ora un piazzamento prioritario nelle
conversazioni e possono caricare video lunghi fino a 60 minuti, secondo un
aggiornamento della
pagina informativa
del servizio Twitter Blue (“Prioritized rankings in conversations: This feature prioritizes your
replies on Tweets that you interact with. Longer video upload: Share more
content with your followers. Twitter Blue subscribers can upload videos up
to ~60 minutes long up to 2GB file size (1080p) (web only)”
) (copia permanente).

C’è anche un progetto pilota chiamato
Twitter Blue for Business, che aggiunge un bollino color oro agli account professionali o aziendali
ufficiali.

Intanto
Reuters ha segnalato il 23 dicembre che nei giorni precedenti Twitter aveva
“rimosso una funzione che promuoveva i numeri telefonici di prevenzione del
suicidio e altre risorse di sicurezza agli utenti che cercavano alcuni tipi
di contenuto”
. Questa rimozione, secondo Reuters, sarebbe avvenuta per ordine di Elon Musk. 

Ella Irwin,
head of trust and safety di Twitter, ha dichiarato a Reuters che si
trattava di una rimozione temporanea e che la funzione, denominata
#ThereIsHelp, sarebbe tornata online la settimana successiva. Ma Musk ha contraddetto Irwin tweetando il 24 dicembre che la notizia era falsa (“False, it is still there”), e aggiungendo che la funzione non era mai stata sospesa e che Twitter non previene il suicidio (“1. The message is actually still up. This is fake news. 2. Twitter doesn’t prevent suicide.”). Il giorno stesso (24 dicembre) la funzione è tornata online

Maggiori dettagli su questa confusione sono su Ars Technica.

L’informatico e hacker George Hotz (aka Geohot), assunto a Twitter da
Musk il 18 novembre scorso, si è dimesso il 22 dicembre (ANSA). Hotz è noto non solo per essere stato fra i primi a fare il
jailbreak degli iPhone (2007) ma anche per aver fondato Comma.ai,
un’azienda dedicata al software per la guida autonoma. Ha tweetato “[…] Appreciate the opportunity, but didn’t think there was any real impact I could make there […]” (“apprezzo l’opportunità, ma non credo che ci fosse alcun impatto reale che io potessi produrre lì”).

I giornalisti i cui account Twitter erano stati bloccati (sospesi) la
settimana scorsa lo sono tuttora, nonostante le dichiarazioni di riammissione
di Elon Musk, perché si rifiutano di accettare la richiesta, inviata
privatamente da Twitter, di eliminare alcuni tweet riguardanti l’account
@ElonJet, quello che pubblica i voli del jet privato di Musk. Lo
segnala il
Washington Post.

Si rifiutano perché considerano che accettare la richiesta di eliminazione
costituirebbe una falsa ammissione di torto e una resa alle imposizioni
arbitrarie di Musk.
“Non ho intenzione di cancellare un tweet che conteneva informazioni basate
sui fatti e non violava le regole di nessuno”

ha dichiarato Drew Harwell del Washington Post, uno dei giornalisti
bloccati, al quale Twitter ha chiesto di rimuovere un tweet che segnalava la
sospensione dell’account di Mastodon da parte di Twitter perché segnalava
l’esistenza dell’account Mastodon di @ElonJet.

Mastodon si starebbe avvicinando ai nove milioni di utenti, secondo
Mastodon Users.

Il gestore di un’istanza Mastodon italiana, Mastodon Uno, getta luce sui
propri
costi di gestione: 1150
euro al mese per gestire oltre 60.000 persone di cui oltre 20.000 attive tutti
i giorni (2 eurocent al mese a testa, insomma). Anche
Fosstodon fa
altrettanto (2100 dollari/mese). Entrambi dipendono dalle donazioni degli
utenti (io ho già contribuito).

L’account che traccia il jet di Musk è tornato su Twitter in una nuova veste:
l’originale (@ElonJet) è ancora bloccato, ma il suo gestore, Jack
Sweeney, ha attivato
@ElonJetNextDay, che fa lo
stesso tracciamento ma pubblica i dati con ventiquattro ore di ritardo in modo
da adeguarsi alle nuove regole di Twitter, che permettono la condivisione di
informazioni di localizzazione pubblicamente disponibili se è trascorso un
lasso di tempo ragionevole.

Twitterremoto, terza puntata: giornalisti bannati, Mastodon segnalato come malware, Musk litigioso, la burla di “John Mastodon” e altro ancora

Twitterremoto, terza puntata: giornalisti bannati, Mastodon segnalato come malware, Musk litigioso, la burla di “John Mastodon” e altro ancora

Pubblicazione iniziale: 2022/12/18 19:55. Ultimo aggiornamento: 2022/12/22
09:30. Una versione più breve di questo articolo è disponibile nel podcast
Il Disinformatico del 23 dicembre 2022.

Sto cercando di evitare di parlare troppo di Twitter e Elon Musk, ma gli
ultimi sviluppi e dietrofront sono talmente assurdi e comici che mi tocca fare
un aggiornamento ai riassunti che ho già pubblicato (uno,
due). Come ho già detto, sospetto che fra qualche anno ci chiederemo se sia
davvero successa tutta questa follia, per cui credo sia opportuno tenerne
traccia adesso, finché è possibile.

Giornalisti bannati e poi (parzialmente) ripristinati

Cominciamo dal ban di Twitter a vari giornalisti di cui avevo già
segnalato
le prime avvisaglie: il 15 dicembre (le prime ore del 16 in Europa) almeno
dieci giornalisti hanno scoperto che i propri account Twitter erano stati
sospesi permanentemente, senza preavviso e senza dare alcuna motivazione.
Questo è l’elenco stilato da
Gizmodo:

  • Matt Binder (Mashable)
  • Drew Harwell (Washington Post)
  • Steve Herman (VOA News)
  • It’s Going Down News (Independent Site)
  • Micah Lee (The Intercept)
  • Ryan Mac (New York Times)
  • Mastadon (Social Media Site)
  • Keith Olbermann (formerly MSNBC)
  • Donie O’Sullivan (CNN)
  • Tony Webster (Minnesota Reformer)

A questi dieci si sono aggiunti Taylor Lorenz (Washington Post), che
racconta la propria vicenda
qui, Aaron Rupar e Linette Lopez.

Queste sospensioni hanno ricevuto la condanna delle Nazioni Unite, dell’Unione
Europea e del ministero degli affari esteri tedesco, come riferisce la
BBC
aggiungendo che un portavoce di Twitter ha dichiarato che i
ban sarebbero legati alla
“condivisione in tempo reale di dati di localizzazione”, che è vietata
dalle nuove
Regole di Twitter
anche quando queste informazioni sono pubbliche.

Se usate Twitter, insomma, teoricamente potreste trovarvi nei guai se postate
una foto di un vostro amico mentre state mangiando insieme al ristorante e il
tweet è geolocalizzato automaticamente, come capita spesso.

A giudicare da vari tweet di Elon Musk, i giornalisti sarebbero stati bannati
per aver segnalato ai loro lettori l’esistenza di un account che era su
Twitter e ora è su Mastodon e permette di sapere dove si trova il suo jet
personale, cosa che secondo Musk avrebbe permesso a uno stalker di
accostarsi a un’auto che trasportava almeno uno dei suoi figli a Los Angeles.
La polizia della città, però,
non ha trovato alcun nesso
fra questo account e l’episodio di stalking contestato da Musk, che è
avvenuto 23 ore dopo l’ultimo tweet di tracciamento da parte di
@elonjet e a circa 40 chilometri di distanza dall’aeroporto.

Inoltre alcuni dei giornalisti bannati non avevano nemmeno menzionato questa
vicenda (Lorenz, per esempio, si era limitata a chiedere a Musk un commento),
e nessuno di loro aveva pubblicato informazioni sugli spostamenti in auto di
Musk o della sua famiglia (Lorenz è stata
accusata
nel 2022 di aver condiviso un indirizzo di abitazione, via Twitter e in un
articolo
per il New York Times, ma di un’altra persona e in una
vicenda legale
completamente slegata da Musk e famiglia).

Alcuni di questi giornalisti hanno semplicemente citato l’account
Twitter @elonjet, che pubblicava in tempo reale, usando dati pubblici,
i voli del jet di Musk per segnalarne l’impatto ambientale ed è stato nel
frattempo sospeso da Twitter il 13 dicembre.

Zoe Kleinman, technology editor per la BBC, ha
riassunto la
situazione come segue:

[…] Fondamentalmente, Elon Musk ha abbattuto e fatto precipitare in fiamme
il suo tanto strombazzato impegno per la “libertà di parola”. Libertà di
parola, purché la parola non lo faccia arrabbiare personalmente: questo sembra
essere il messaggio.

Il 16 dicembre Elon Musk ha avviato un
sondaggio
fra gli utenti di Twitter chiedendo se gli account dei giornalisti andassero
ripristinati subito o entro una settimana: ha vinto con il 58,7% l’opzione
“subito”, e Musk ha
dichiarato
che avrebbe revocato immediatamente le sospensioni. 

Il 17 dicembre Twitter ha
annunciato
di aver iniziato a ripristinare alcuni account che erano stati sospesi perché
riteneva che la sospensione permanente fosse una
“azione sproporzionata per la violazione delle regole di Twitter”.
Twitter non ha indicato quali fossero gli account in questione, ma alcuni
degli account dei giornalisti che erano stati sospesi risultano ora
parzialmente
riattivati
(CNN).

Ma il 21 dicembre molti dei giornalisti bannati hanno
dichiarato
che in realtà i loro account non sono stati affatto ripristinati: risultano
visibili agli altri utenti, ma non possono più pubblicare nulla se prima non
rimuovono i tweet che forniscono al pubblico l’informazione,
giornalisticamente rilevante, che esiste un modo semplice per sapere dove si
trovano i jet personali di Elon Musk e di molti altri miliardari e sapere
quanto inquinano usando soltanto informazioni pubbliche.

Sì, i jet personali sono tracciabili usando solo dati pubblici. Anche quello
di Musk

Elon Musk afferma che pubblicare i dati dei suoi voli è doxxing, ossia
rivelazione di dati privati, e
dichiara
(16 dicembre) che il suo aereo
“non è tracciabile senza usare dati non pubblici” (“My plane is actually not trackable without using non-public data”). Ma non è vero.

Un’indagine dettagliata di Open
sui singoli ban ai giornalisti spiega infatti che i dati di volo in
tempo reale degli aerei, compresi i jet privati, sono pubblici: vengono
trasmessi via radio in chiaro da appositi localizzatori di bordo (Automatic Dependent Surveillance – Broadcast
o ADS-B, obbligatorio nello spazio aereo USA) e sono pubblicamente
accessibili da chiunque acquisti un semplice ricevitore.

Per consultarli, anche senza ricevitore, è sufficiente visitare un sito come
Flightradar24 oppure
ADSBExchange e sapere qual è
l’identificativo del jet privato che interessa. Quello del jet di Musk è
N628TS: un dato facilissimo da trovare con Google, per esempio su
Superyachtfan.com, che cita appunto questo identificativo, che è dipinto a grandi lettere
sull’aereo stesso. L’aereo è un Gulfstream G650ER del 2015, che vale 70
milioni di dollari.

C’è una diffusa diceria secondo la quale sarebbe impossibile tracciare il jet
personale di Musk senza usare dati riservati perché Musk avrebbe usato
un’opzione di mascheramento dell’identificativo, il cosiddetto
PIA (Privacy ICAO Address, spiegato benissimo
qui), ossia un identificativo temporaneo che cambia ogni 20 giorni lavorativi.
La diceria è sbagliata, come hanno
spiegato
Aric Toler di Bellingcat,
Olivier Tesquet
e
Veronica Irwin
di Protocol. L’identificativo ICAO dell’aereo di Elon Musk è
citato
pubblicamente nel
database della Federal Aviation Administration, su
FlightAware
e nei
dati di Flightradar24: è A835AF.

Immettendo questi dati in ADSBexchange si ottiene l’attuale localizzazione del
jet di Musk: per esempio, il 18 dicembre 2022 ho provato personalmente a
ottenerla ed è risultato che era in Qatar.

E in effetti quel giorno
Elon Musk era lì:

Ho segnalato quel tweet come violazione delle nuove
Regole di Twitter, che vietano la condivisione di informazioni di localizzazione in tempo
reale
anche se queste informazioni sono reperibili altrove pubblicamente,
come avevo già raccontato la settimana scorsa. Ma la segnalazione è stata
respinta.

Secondo le stime di @elonjet, il volo di Musk dalla California al Qatar
con ritorno in Texas ha consumato 65 mila litri di carburante e ha prodotto
163 tonnellate di emissioni di CO2, ossia l’equivalente
di 35 anni di emissioni di un’automobile a carburante.

Mastodon segnalato falsamente da Twitter come malware, poi non più

Il 16 dicembre Twitter ha
iniziato a impedire
agli utenti di condividere qualunque link che portasse al social network
alternativo Mastodon, indicando falsamente che si trattava di un link
“potenzialmente dannoso”.

Ci ho provato anch’io, linkando semplicemente il sito del server originale di
Mastodon, ossia Mastodon.social, e il tweet in effetti è stato respinto con il
messaggio “Qualcosa è andato storto, ma non preoccuparti. Riproviamo” e
“La richiesta non può essere completata poiché Twitter o un suo partner ha
identificato questo link come potenzialmente dannoso. Per saperne di più,
visita il nostro Centro assistenza.”

Twitter ha anche bloccato l’inclusione di qualunque link a Mastodon nelle
informazioni dei profili, con un avviso ingannevole che affermava che era
“considerato pericoloso (malware)”:

Nei giorni successivi questi blocchi sono stati revocati dopo le proteste
degli utenti, per cui ora è di nuovo possibile pubblicare tweet che contengono
link a Mastodon e includere questo tipo di link anche nella propria bio su
Twitter.

Divieto di link ad altri social, poi ritirato

Il 18 dicembre l’account ufficiale
@TwitterSupport
ha annunciato che sarebbero stati rimossi
“gli account creati solo allo scopo di promuovere altre piattaforme social
e il contenuto contenente link o nomi utente per le seguenti piattaforme:
Facebook, Instagram, Mastodon, Truth Social, Tribel, Nostr e Post.”

We recognize that many of our users are active on other social media
platforms. However, we will no longer allow free promotion of certain social
media platforms on Twitter. Specifically, we will remove accounts created
solely for the purpose of promoting other social platforms and content that
contains links or usernames for the following platforms: Facebook, Instagram,
Mastodon, Truth Social, Tribel, Nostr and Post. We still allow cross-posting
content from any social media platform. Posting links or usernames to social
media platforms not listed above are also not in violation of this policy.

Il nuovo regolamento in merito (pubblicato
qui) ha
causato
la
reazione
di molti utenti influenti di Twitter che si sono trovati sospesi dal social
network di Elon Musk, ma poche ore dopo è stato rimosso e sono stati rimossi
anche i tweet che lo annunciavano (una copia permanente di questo regolamento
molto effimero è
archiviata qui; i tweet di annuncio sono
archiviati qui). Se questo regolamento fosse stato introdotto definitivamente, sarebbe
stato probabilmente in violazione del
Digital Markets Act
europeo, che regolamenta i comportamenti dei social network, con sanzioni
pesantissime.

Successivamente l’account ufficiale @TwitterSafety ha avviato un
sondaggio, che si è concluso con l’87% di contrari al divieto di linkare altri social
network.

Paradossalmente, Twitter pratica attualmente e da tempo quello stesso
comportamento che avrebbe voluto vietare in casa propria: infatti ha degli
account puramente autopromozionali su
Instagram e su
Facebook.

Il battibecco pubblico con i giornalisti, le accuse false di Musk

Il 16 dicembre Elon Musk si è inoltre unito a un dibattito online tenutosi su
Twitter, usando la funzione
Twitter Spaces
che consente conversazioni vocali di gruppo, e ha detto che i giornalisti
stavano condividendo il suo indirizzo. Quando gli hanno fatto notare che non
era vero, e che lui stava usando lo stesso metodo di blocco dei link che aveva
trovato così inaccettabile quando era stato
usato per la vicenda del laptop di Hunter Biden, Elon Musk se ne è andato senza rispondere ad altre domande.

Riporto qui sotto la
trascrizione
del suo breve intervento.

Musk: Well, as I’m sure everyone who’s been doxxed would agree, showing
real-time information about somebody’s location is inappropriate. And I think
everyone would not like that to be done to them. And there’s not going to be
any distinction in the future between simple journalists and regular people.

Everyone is going to be treated the same—no special treatment.
You doxx, you get suspended. End of story. And ban evasion or trying to be
clever about it, like “Oh, I posted a link – to the real-time information,”
that’s obviously something trying to evade the meaning, that’s no different
from actually showing real-time information.

Katie Notopoulos: When you’re saying, ‘posting a link to it,’ I mean, some of
the people like Drew and Ryan Mac from The New York Times, who were banned,
they were reporting on it in the course of pretty normal journalistic
endeavors. You consider that like a tricky attempted ban evasion?

Musk: You show the link to the real-time information – ban evasion,
obviously.

Katie Notopoulos: Drew, I don’t think you were posting the real-time
information, right?

Drew Harwell: You’re suggesting that we’re sharing your address, which is not
true. I never posted your address.

Musk: You posted a link to the address.

Drew Harwell: In the course of reporting about ElonJet, we posted links to
ElonJet, which are now banned on Twitter. Twitter also marks even the
Instagram and Mastodon accounts of ElonJet as harmful.

We have to acknowledge, using the exact same link-blocking technique that you
have criticized as part of the Hunter Biden-New York Post story in 2020.

So what is different here?

Musk: It’s not more acceptable for you than it is for me. It’s the same
thing.

Drew Harwell: So it’s unacceptable what you’re doing?

Musk: No.

You doxx, you get suspended.
End of story. That’s it.

Circa mezz’ora dopo,
l’intero servizio
Twitter Spaces
è stato
disabilitato
. È poi tornato online nei giorni successivi.

Musk litiga pubblicamente anche con gli esperti di marketing e di informatica
e li insulta

In una discussione su Twitter Spaces fra esperti di marketing pubblicitario,
Musk li ha interrotti affermando che stavano dicendo stupidaggini quando in realtà stavano parlando delle basi di come funziona la pubblicità nei social:

In una conversazione, sempre su Twitter Spaces, con ex ingegneri informatici
di Twitter, quando uno di loro gli ha chiesto di descrivere tecnicamente cosa
non andasse bene dell’attuale software del social, Musk ha tagliato corto e
gli ha dato del “jackass”, ossia dell’ignorante.

Il sondaggio di Musk se stare a capo di Twitter o no

Il 19 dicembre Elon Musk ha tweetato un sondaggio, indetto da lui stesso, per
chiedere se restare a capo di Twitter o no, aggiungendo che avrebbe rispettato
l’esito del sondaggio. “Vox populi, vox dei”, diceva. Il risultato
finale, con circa 17 milioni di account partecipanti, è stato che il 57,4% è a
favore della sua rinuncia alla carica.

Dopo due giorni di sostanziale silenzio, Musk ha
annunciato
il 21 dicembre che si dimetterà dal ruolo di CEO non appena troverà
“qualcuno abbastanza
incosciente
da accettare l’incarico”
e che resterà a capo dei reparti software e server (“I will resign as CEO as soon as I find someone foolish enough to take the
job! After that, I will just run the software & servers teams.”
).

A Twitter, insomma, regna ancora la confusione e non c’è un piano organico di
ristrutturazione: le decisioni vengono prese sull’impulso del momento, senza
valutarne le conseguenze.

La burla di “John Mastodon”

E per finire, se vi state chiedendo perché si parla tanto online del signor
John Mastodon ed è così popolare l’hashtag #JohnMastodon, tutto nasce
da un errore di un giornalista, Isaac Schorr, che il 16 dicembre ha scritto su
Mediaite.com un articolo sulla vicenda Twitter (copia d’archivio qui) nel quale voleva parlare dell’account Twitter @joinmastodon, che era
stato bandito, ma ha invece scritto John Mastodon, descrivendolo come
“il fondatore di una società concorrente nei social media che prende il
nome da lui”

(“the platform removed John Mastodon, the founder of a competing social
media company named after himself”
).

Ed è così che
è nato un mito, con memi, biografie inventate e fotografie dell’inesistente signor John
Mastodon generate con l’intelligenza artificiale.

Fonti aggiuntive:
BBC;
Ars Technica;
Gizmodo.