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(AGG 2023/08/23) Twitterremoto, decima puntata: cambio di nome, Tweetdeck solo a pagamento, neonazisti riattivati e tanto altro

(AGG 2023/08/23) Twitterremoto, decima puntata: cambio di nome, Tweetdeck solo a pagamento, neonazisti riattivati e tanto altro

Pubblicazione iniziale: 2023/08/16 13:23. Ultimo aggiornamento: 2023/08/23 18:50.

Ieri sera mi è arrivata la classica goccia che fa traboccare il vaso: come
preannunciato, Tweetdeck, l’interfaccia Web che rendeva usabile e utile Twitter, pardon X,
è stata chiusa agli utenti non paganti.

Da ieri, digitando tweetdeck.twitter.com si viene rediretti su
twitter.com/i/premium_sign_up, dove c’è l’invito ad abbonarsi a
Twitter/X a pagamento.

Senza Tweetdeck mi è impossibile monitorare le notizie su Twitter/X come ho
fatto per anni, trovando tantissime informazioni preziose che ho poi condiviso
con voi. L’interfaccia Web per gli utenti non paganti è inutilizzabile, con il
suo obbligo di refresh manuale, e il
limite
al numero di post che si può leggere è un disastro.

Tutto questo è aggirabile, lo so, ma a un certo punto gli ostacoli sono
talmente tanti che finisce la pazienza e si lascia perdere. Oltretutto
Mastodon sta crescendo bene e lì trovo moltissimi degli account che seguivo su
Twitter/X.

Potrei pagare l’abbonamento a Twitter/X e risolvere tutto, certo. Mi terrei un
pubblico piuttosto ampio (circa 416.000 follower), e le allerte antibufala e
gli avvisi di sicurezza arriverebbero a più gente (visto che Twitter/X, limita
la diffusione dei tweet degli utenti non paganti).

Ma mi fa ribrezzo l’idea di alimentare economicamente (e, nel mio piccolo, con
la mia presenza e i miei contenuti) questa progressiva, inesorabile
enshittification
di un servizio che una volta era così prezioso e utile ma che ormai è
diventato la piattaforma personale di propaganda di un Elon Musk sempre più
paranoico e dissociato dalla realtà, che è arrivato a bloccare anche i suoi
follower più leali (come
Fred Lambert) al minimo sentore di dissidenza intanto che proclama di essere un paladino
della libertà di espressione.

Riassumo qui le principali gocce dello stillicidio:

  • 24 luglio: Twitter cambia nome e diventa semplicemente X. Il
    rebranding è molto parziale, con un logo improvvisato e con
    un’interfaccia piena di riferimenti al vecchio nome. Concetti e parole che
    ormai fanno parte della storia di Internet, come tweetare, sono stati
    gettati dalla finestra e non hanno un rimpiazzo: come si dirà mandare un
    messaggio su X? “Xare”? (Gizmodo).
    Il cambio di nome non tiene conto delle regole dell’App Store di
    Apple, che non consente nomi di app con meno di
    due lettere, e quindi viene respinto da Apple; nei giorni successivi viene trovato un
    accordo (Ars Technica).
    Il logo di Twitter viene smontato dalla facciata del quartier
    generale dell’azienda a San Francisco, bloccando il traffico per i lavori
    senza nessuna misura di sicurezza e senza aver notificato le autorità, che
    interrompono lo smontaggio a metà. Sul tetto dell’edificio viene invece
    montata in fretta e furia una gigantesca X iperluminosa, anche qui senza i
    relativi permessi, e viene rimossa dopo le lamentele dei vicini abbagliati e
    le preoccupazioni per la sua precarietà (Gizmodo;
    Ars Technica).
  • 26 luglio: X intima agli inserzionisti di spendere almeno 1000 dollari al
    mese se vogliono mantenere il proprio status di “verificato” su X (Engadget).
  • 26 luglio: l’Indonesia blocca X.com, il sito di Musk ora legato a Twitter/X,
    perché il nome richiama i siti pornografici e viola le leggi locali contro
    la pornografia e il gioco d’azzardo (Gizmodo).
  • 26 luglio: Twitter toglie senza preavviso l’account @X all’utente che
    l’aveva aperto nel 2007, Gene X Hwang (Engadget;
    Ars Technica).
  • 2 agosto: pagare per usare X è talmente impopolare che X rende possibile
    nascondere il “bollino blu” che indica un utente pagante (Ars Technica). Tweetdeck diventa XPro (Engadget).
  • 7 agosto: X toglie e prende per sé, senza preavviso, il nome di account
    @music a chi lo aveva creato 16 anni fa e lo aveva fatto crescere
    fino ad avere oltre 500.000 follower (Overclock3d).
  • 15 agosto: X ha rallentato intenzionalmente e selettivamente di cinque
    secondi il caricamento di alcuni siti di notizie e social network linkati
    nei post su X. Sembra che si tratti dei siti che non vanno a genio a Musk:
    per esempio Reuters, New York Times, Mastodon, Facebook, Threads e Bluesky.
    In pratica X fa perdere tempo ai propri utenti pur di danneggiare i
    concorrenti e i siti di notizie che criticano Musk. Se un sito è lento a
    caricarsi, gli utenti facilmente smettono di aspettare e vanno altrove;
    inoltre quando un sito si carica lentamente, Google ne abbassa il
    ranking (Engadget;
    Gizmodo; Hacker News).
  • Sono stati ripristinati su X gli account precedentemente bannati di numerosi
    neonazisti, disinformatori seriali, antisemiti (esempio qui sotto),
    antivaccinisti, misogini e omofobi (Washington Post), come Kanye West (BBC), o di persone che hanno diffuso immagini di abusi su bambini, come Dom
    Lucre (Gizmodo;
    BoingBoing).
    A luglio 2023, Twitter/X ha pagato oltre 20.000 dollari a Andrew
    Tate, un influencer agli arresti domiciliari in Romania con l’accusa di
    stupro, traffico di esseri umani e associazione a delinquere finalizzata
    allo sfruttamento sessuale di donne. Il pagamento è legato alla nuova
    formula di monetizzazione pubblicitaria di Twitter, che paga gli utenti
    abbonati se i loro tweet sono popolari e veicolano pubblicità (BoingBoing).
    Intanto si accumulano gli studi che indicano che le parole di odio
    su X sono in continuo aumento (Bloomberg
    (paywall);
    Ars Technica;
    Gizmodo).
    Anche Elon Musk diffonde teorie complottiste sui vaccini tramite X
    (BBC); quando il suo
    post viene segnalato e corretto dagli utenti con una nota pubblica, Musk fa
    rimuovere la nota (Gizmodo).
    A fine 2022, Musk aveva diffuso su Twitter accuse infondate di
    pedofilia rivolte a Yoel Roth, ex direttore del trust and safety di
    Twitter. Roth era stato costretto ad abbandonare di corsa la propria casa in
    seguito alle minacce di morte scaturite da queste accuse (Gizmodo).
    Sempre a fine 2022, gli inserzionisti hanno scoperto che le loro
    pubblicità comparivano accanto a tweet che promuovevano contenuti di abusi
    su minori (Gizmodo;
    Reuters via Business Insider); il fenomeno persiste anche a luglio 2023 (Engadget;
    Media Matters).
  • Su oltre 9000 scienziati che hanno risposto alla richiesta della rivista
    Nature, più della metà usa X meno di prima, il 7% ha smesso del tutto
    e il 46% ha aperto account su altri social network (Andrea Bettini/Nature).
  • Il 18 agosto Elon Musk sembra aver annunciato
    che la funzione di blocco su X verrà eliminata. La questione è complicata ed
    espressa vagamente: la approfondisco qui sotto.
  • Il 20 agosto un errore di gestione del dominio t.co usato da X come
    abbreviatore di URL ha fatto scomparire foto e link inclusi nei post fatti
    prima di dicembre 2014 (Guardian/TomCoates).
  • Il 21 agosto, PC Magazine ha pubblicato un
    articolo
    secondo il quale X richiederà agli utenti paganti di inviare un selfie fatto
    inquadrando un documento di identità; i dati personali verranno gestiti da
    una società israeliana, AU10TIX, che li custodirà per un massimo di 30
    giorni. Molti dei dipendenti della società hanno legami con
    l’intelligence israeliana (Aljazeera). Questa decisione sembra contraddire il
    proposito
    originale di Musk di
    garantire
    l’identità degli utenti tramite l’autenticazione fornita dall’uso di una
    carta di credito per pagare l’abbonamento a X.

Twitter non era un paradiso neanche prima di Musk, ma adesso è diventato una
fogna impresentabile e inutilizzabile. Per cui a questo punto faccio una breve
comunicazione di servizio:
non scrivetemi pubblicamente su Twitter/X, non vi leggerò (vedrò solo i
messaggi diretti, ma con molto ritardo).

La finestra di Twitter che ho tenuto sempre aperta sul mio monitor per più di
un decennio non funziona più. Un paio di volte al giorno scorrerò i tweet
delle persone e delle organizzazioni che seguo, finché non scatterà il limite
dei tweet leggibili giornalieri. Pubblicherò ancora qualche tweet per
annunciare eventi e per segnalare notizie importanti o bufale, ma la mia
interazione con Twitter sarà sostanzialmente inesistente. Non elimino il mio
account per non buttare via sedici anni di messaggi e per non rendere
illeggibili le tante conversazioni belle e le (meno numerose) discussioni
accese alle quali ho partecipato. Ma per quel che mi riguarda, Twitter è
morto. Riposi in pace, se può.

Sono attivo, invece, su Mastodon, dove il mio account è
https://mastodon.uno/@ildisinformatico, leggibile da chiunque, gratis, senza limitazioni o filtri e senza
pubblicità ficcate in gola.

Ho circa 8600 follower, pochi rispetto ai 400.000 su X, ma è un inizio. Meglio
pochi ma buoni. E in effetti su Mastodon, almeno per ora, si respira un’aria
differente: gli hater sono quasi inesistenti, i contenuti sono di
altissimo livello e tutti possono editare i propri post senza dover pagare
abbonamenti a personaggi discutibili.

Iscriversi a Mastodon è facile come aprire una casella di mail ed è gratuito:
ho scritto una miniguida apposita (https://attivissimo.blogspot.com/2022/11/podcast-rsi.html). Se non sapete chi seguire per cominciare, provate con la mia lista di
account che seguo:
https://mastodon.uno/@ildisinformatico/following. Ci vediamo là, se volete.

Prevengo l’inevitabile domanda: si può criticare Elon Musk e al tempo stesso
apprezzare Tesla e SpaceX per i loro meriti tecnici. Sono aziende separate
gestite in maniere separate, e a capo di SpaceX e Tesla ci sono persone
capaci. A capo di Twitter no. Certo, in teoria Musk potrebbe tentare di dare
direttive idiote o suicide anche a queste aziende, ma ci sono leggi
(specialmente a tutela dei consumatori, nel caso delle auto) che lo rendono
poco conveniente se non punibile. In ogni caso, sta diventando difficile, se
non imbarazzante, avere o pensare di avere una Tesla (ne ho una, di seconda
mano, e non ho intenzione di sbarazzarmene).

Il blocco del Blocca

2023/08/20 18:20. Come accennavo sopra, Musk ha
annunciato il 18 agosto che la funzione di blocco verrà eliminata come
feature, salvo per i messaggi diretti (“Block is going to be deleted as a “feature”, except for DMs”). Le parole che ha usato sono piuttosto ambigue, ma sembrano voler dire che
non ci sarà più modo su X di bloccare spammer, hater, molestatori e postatori
di contenuti osceni o offensivi sotto i propri post. In altre parole, gli
utenti saranno obbligati a interagire con le persone peggiori
possibili.

Questa decisione, fra l’altro, secondo molte interpretazioni sarebbe contraria
alle
regole dell’App Store di Apple, che
prevedono
l’obbligo di una funzione che
“permetta di bloccare gli utenti molesti” (BBC). Idem per le
regole
del Play Store di Google. Secondo
altre interpretazioni, l’obbligo riguarderebbe la possibilità del sito di bloccare (bannare) un
utente, non il blocco di un utente da parte di un altro, e si cita a supporto
il caso di Slack facendo notare che Slack sta introducendo questo blocco solo
ora, pur essendo negli app store da un decennio.

Resterebbe la funzione Mute (Silenzia), che però silenzia un
hater o stalker o altro idiota soltanto per l’utente ma non impedisce al
suddetto idiota di vedere i follower di quell’utente e di molestarli o
perseguitarli o di intervenire in un thread e fare spamming o creare
scompiglio o disinformazione.

Le motivazioni e l’utilità di questa decisione di Elon Musk non sono chiare, e
conviene come al solito aspettare di vedere cosa verrà fatto in concreto, ma
l’idea di essere di nuovo presi di mira da tutte le persone odiose che abbiamo
bloccato per ottime ragioni in tutti questi anni su Twitter sembra un
ulteriore motivo per smettere di usare Twitter/X.

2023/08/21 22:20. L’attore James Woods, un tempo sostenitore di
Musk, ha avuto un battibecco online (ovviamente su X) con Musk stesso, a
proposito della decisione di Musk di rimuovere la possibilità di bloccare un
utente. La discussione si è conclusa quando
Musk ha bloccato Woods. Quod erat demonstrandum.

2023/08/23. Twitter/X ha subìto un “drastico calo” della sua popolarità negli app store e in altri sistemi di misura della findability (facilità di trovare qualcosa). Chi cerca il vecchio nome, che è ancora largamente in uso nei media e fra gli utenti, adesso trova pubblicità di concorrenti e spam pubblicitario. Cercare la lettera X, fra l’altro, è semplicemente impossibile. La follia di liquidare un marchio conosciutissimo ed esistente da quasi vent’anni è palese (BoingBoing). 

Twitter/X intende inoltre “togliere i titoli e le informazioni descrittive dai link condivisi su questo servizio”. Un post su X mostrerà soltanto l’immagine associata alla notizia linkata (Fortune tramite BoingBoing).

(AGG 2023/07/05 16:15) Twitterremoto, nona puntata: il caos delle limitazioni di lettura e Tweetdeck “anteprima” imposto a tutti e tra poco riservato ai paganti. E arriva Threads

(AGG 2023/07/05 16:15) Twitterremoto, nona puntata: il caos delle limitazioni di lettura e Tweetdeck “anteprima” imposto a tutti e tra poco riservato ai paganti. E arriva Threads

Pubblicazione iniziale: 2023/07/04 11:26. Ultimo aggiornamento: 2023/07/05 16:15.

Sembra proprio che Elon Musk stia facendo tutto quello che può per affossare
definitivamente Twitter. Durante il fine settimana ha
annunciato
(via Twitter, ovviamente) una “azione drastica e immediata” per reagire a quelli che ha definito
“livelli ESTREMI di data scraping”. A suo dire, le aziende che si
occupano di intelligenza artificiale stavano facendo scansioni pesanti di tutti
i tweet pubblicati (data scraping) per alimentare i propri software, e
questo stava obbligando Twitter a mettere online ulteriori server per gestire
questo traffico, con i costi che ne conseguivano.

Nell’ambito di questa azione, l’1 luglio scorso ha
imposto
dei limiti temporanei di lettura a tutti gli utenti: 6000 post al giorno per
gli utenti “verificati”, 600 post per quelli non verificati e 300 post per
quelli non verificati e nuovi. Poco dopo ha
portato
questi limiti a 10.000, 1000 e 500. Il risultato è che da tre giorni, ormai, Twitter è
praticamente inservibile.

Impedire agli utenti di leggere più di tanto il proprio social network pare
una mossa suicida: è come vendere un giornale vietando però di leggerne più di
quattro pagine al giorno. Gli inserzionisti pubblicitari, ovviamente, ne
risentono, perché gli utenti che raggiungono il limite di tweet letti (cosa
che succede facilmente) non possono vedere nulla, quindi neanche le
pubblicità, e così Twitter diventa ancora meno interessante come spazio
pubblicitario (già non è appetibile per via del caos e dell’aumentato odio
online; le vendite di inserzioni sono
scese del 59%
rispetto a un anno fa). Il limite, oltretutto, impedisce anche agli utenti di
ricevere le notifiche dei servizi di emergenza e ai giornalisti di leggere le
notizie via Twitter. 

Un autogol enorme, insomma.

Un altro effetto di questa decisione di Musk è che Google ha
rimosso il 52% dei link
a Twitter, da 471 milioni di URL a 227, visto che i contenuti sono diventati
inaccessibili. E se non sei su Google, non sei nessuno.

Inoltre ora per vedere un tweet o un profilo Twitter è necessario avere un
account Twitter e avervi fatto login. Prima i tweet erano visibili a tutti.

2023/07/05 16:15. Sembra che l’obbligo di login stia scomparendo, secondo varie segnalazioni (Engadget).

Tutte queste limitazioni possono anche essere
viste come
l’ennesimo tentativo di Musk di convincere gli utenti a passare alla versione
a pagamento di Twitter. Infatti diecimila tweet al giorno (il limite per gli
utenti “verificati”, ossia paganti) sono un limite ragionevole; mille no.

C’è anche un’altra
ipotesi: la mossa
sarebbe dettata da problemi finanziari e tentativi di ridurre i costi. Sono
molte le bollette non pagate da Twitter per servizi erogatigli da vari
fornitori in tutto il mondo. Per esempio, sembra che Twitter abbia
rifiutato di
pagare la fattura per i servizi di Google Cloud e rinviato i pagamenti ad
Amazon Web Services, per poi
riprendere
i pagamenti a Google.

Un altro effetto di queste decisioni di Elon Musk è che
Tweetdeck, l’applicazione per power user di Twitter, ha sostanzialmente
smesso di funzionare (tutte le colonne diverse dalla Home
davano
solo un’icona di attesa di caricamento). La versione legacy è ora
irraggiungibile (il
trucchetto
che avevo descritto a febbraio 2023 non funziona più) e al suo posto viene
presentata la nuova versione, che è ufficiale ma è ancora etichettata “Anteprima” e va
sostanzialmente riconfigurata da capo, con una perdita di tempo inutile e
impostazioni demenziali. 

Per esempio, la cosa che mi interessa di più, ossia i tweet degli account che
seguo, non c’è di default: bisogna aggiungere manualmente una colonna e
scegliere Cronologia principale, che è descritta come
Vedi prima i Tweet suggeriti, ma non è vero: non mostra i tweet
suggeriti dall’algoritmo (il “Per te” dell’app Twitter standard), ma mostra i
tweet degli account che ho deciso io di seguire. E comunque fra un mesetto
Tweetdeck sarà disponibile soltanto agli utenti paganti
(quelli che Twitter si ostina a chiamare “verificati” quando non lo sono).

Tweetdeck era una delle poche cose buone che rendeva sopportabile l’uso di
questa piattaforma; niente pubblicità, tutto ben visibile e facilmente
gestibile. Ora ho ancora meno motivi per passare tempo su Twitter. Se mi
scrivete lì, probabilmente non vi leggerò o lo farò con molto ritardo. Ci
vedremo su Mastodon o in questo blog. E forse, quando arriverà, anche su Threads (l’alternativa a Twitter di Meta, interoperabile con Mastodon). 

2023/07/04 13:50. Threads dovrebbe arrivare giovedì 6 luglio negli Stati Uniti e nel Regno Unito. È già prenotabile sull’App Store USA. Essendo un’app di Meta, la sua gratuità ha un costo in termini di privacy: conviene leggerne attentamente le condizioni supplementari e la privacy policy supplementare.

2023/07/05 8:25. Secondo Independent.ie, Threads per ora non verrà lanciato nell’Unione Europea, ma solo negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Lo ha dichiarato un portavoce della Commissione per la Protezione dei dati irlandese. Threads importa dati da Instagram, e nell’UE Meta ha il divieto di riunire i dati personali provenienti da WhatsApp, Facebook e Instagram a scopi pubblicitari. Le norme sulla privacy britanniche e statunitensi, più deboli, invece consentono questa fusione di dati sanitari, finanziari, cronologie di navigazione, geolocalizzazione, acquisti, contatti e altre informazioni sensibili. Threads è anche nel Play Store di Google e ha un sito informativo/promozionale, Threads.net.

Fra le tante novità di Twitter, segnalo inoltre che ad aprile scorso è stata
attivata
anche la funzione di
monetizzazione: un utente può pubblicare dei tweet che verranno mostrati soltanto agli
altri utenti che gli pagano un abbonamento. Per il primo anno tutti gli incassi vanno all’utente; dopo Twitter si prenderà una percentuale.

A maggio, invece, Twitter ha abbandonato il codice di autoregolamentazione
europeo sulla disinformazione. Ma le leggi europee rimangono valide, e se
Twitter non lotta contro la disinformazione, a partire dal 25 agosto, quando
entra in vigore la nuova normativa europea del settore, potrebbe essere
bloccato in UE (BoingBoing; BBC).

 

Fonti aggiuntive:
Ars Technica,
The Register.

Twitterremoto, ottava puntata: Twitter eliminerà gli account inattivi. A rischio anni di storia di Internet e di ricordi di chi non c’è più

Twitterremoto, ottava puntata: Twitter eliminerà gli account inattivi. A rischio anni di storia di Internet e di ricordi di chi non c’è più

Elon Musk ha
annunciato
pochi giorni fa un nuovo cambiamento di Twitter molto controverso: gli account
che non hanno avuto alcuna attività per vari anni verranno eliminati e i loro
nomi torneranno a essere disponibili.

La “purga”, per citare il termine usato da
Musk (“We’re purging accounts that have had no activity at all for several years,
so you will probably see follower count drop”
), è già in corso, e stando ad alcuni
tweet di
Elon Musk risalenti a dicembre 2022 potrebbe riguardare addirittura un miliardo e mezzo di
account che per anni non hanno pubblicato tweet e non hanno fatto login (“Twitter will soon start freeing the name space of 1.5 billion accounts”;
“These are obvious account deletions with no tweets & no log in for
years”
).

Ma questa decisione comporta dei problemi tecnici e umani notevoli. Utenti
Twitter di spicco, come
John Carmack,
famosissimo sviluppatore di videogiochi fondamentali come
Wolfenstein 3D, Doom e Quake, hanno
chiesto
a Musk di ripensarci:

I may be reading this incorrectly, but if you are actually deleting inactive
accounts and all their historic tweets, I would STRONGLY urge you to
reconsider.

Letting people know how many “active” followers they
have is good information, but deleting the output of inactive accounts would
be terrible. I still see people liking ten year old tweets I made, but the
threads are already often fragmented with deleted or unavailable tweets. Don’t
make it worse!

Some may scoff at any allusion between Twitter and
ancient libraries, but while the burning of the library of Alexandria was a
tragedy, scrolls and books that were tossed in the trash just because nobody
wanted to keep them are kind of worse.

Save it all!

Eliminare gli account che sono inattivi da diversi anni significa infatti
cancellare interi pezzi di storia di Internet, rendendo illeggibili tante
conversazioni importanti fatte su Twitter negli anni scorsi. Significa anche
che gli account Twitter delle persone decedute verranno brutalmente
cancellati, privando i familiari del ricordo delle parole scritte e delle
immagini pubblicate da chi non c’è più. Rischiano di sparire anche tutti i contenuti pubblicati negli
account delle persone famose non più in vita, con milioni di follower (Chadwick Boseman, per esempio).

Il problema è delicato anche per le aziende che non esistono più e per le
tante persone famose ancora in vita che hanno smesso di usare Twitter negli
anni scorsi e non vi scrivono più nulla: stando a quello che ha dichiarato
Elon Musk, i loro account verrebbero eliminati e i loro nomi utente
tornerebbero disponibili, con un evidentissimo rischio di furto di identità e di creazione
di equivoci e di impostori molto credibili.

Twitter non ha pubblicato dettagli tecnici su come e in quanto tempo verrà
effettuata questa eliminazione di massa: se si scrive all’indirizzo di mail
riservato alla stampa, ossia press@twitter.com, da
marzo scorso
si ottiene come unica risposta automatica l’emoji dell’escremento. Cosa di cui Musk sembra andare orgoglioso, visto che ha annunciato l’introduzione di questo
comportamento a marzo scorso con un apposito
tweet
(“press@twitter.com now auto responds with💩”).

Tutto quello che si sa, per ora, è che Musk ha
dichiarato
che “gli account verranno archiviati”, ma non si sa come verrà fatta
questa archiviazione, se i tweet archiviati saranno consultabili e quali
saranno gli effetti sui tweet incorporati o embeddati nelle pagine Web
per citarli. 

Musk ha inoltre
aggiunto
che “è importante liberare i nomi utente abbandonati” (gli
handle
o username sono i nomi utente, ossia quelli che iniziano con il simbolo
della chiocciolina, e non vanno confusi con i display name). Si sa
anche che pochi giorni fa sono cambiate in sordina le
Norme sugli account inattivi
di Twitter:
prima
dicevano che era necessario fare almeno un login ogni sei mesi, ma adesso
dicono che bisogna “effettuare l’accesso almeno ogni 30 giorni”.

C’è insomma poca chiarezza, e la questione diventa particolarmente urgente per
i tanti casi in cui una persona è deceduta senza lasciare le credenziali di
accesso dell’account ai propri eredi, che quindi non possono neanche
effettuare un accesso periodico per tenere attivo quell’account in modo
fittizio e sottrarlo alla purga. Twitter per ora non ha annunciato nessuna opzione per
trasformare un account facendolo diventare commemorativo, come si fa da tempo
per esempio su
Facebook.

Se volete salvare dall’eliminazione un account Twitter inattivo, conviene che vi
muoviate in fretta. Se avete i codici di accesso all’account, potete
scaricarne una copia completa seguendo le
istruzioni
pubblicate sul sito di Twitter. Potete poi
caricare
questa copia su Archive.org oppure passare da
Tweetarchivist.com o
Tinysubversions.com
per renderla pubblicamente consultabile.

Se invece non avete la password di un account, potete usare dei servizi a
pagamento, come
Twtdata, per scaricare
una copia di tutti i tweet pubblici di un utente, oppure immettere
twitter.com/nomeutente nella casella Wayback Machine di
Archive.org. Questo vi permetterà di sfogliare le copie archiviate automaticamente dei tweet pubblici
di quell’utente. Non è un rimedio perfetto, ma è meglio di niente.

Fonti aggiuntive:
Il Post,
Ars Technica,

(AGG 2023/04/24 17:40) Twitterremoto, settima puntata: finalmente sparite le spunte blu “classiche”; riattivati 67mila account di hater; ridotte le protezioni LGBTQ; Microsoft molla Twitter

(AGG 2023/04/24 17:40) Twitterremoto, settima puntata: finalmente sparite le spunte blu “classiche”; riattivati 67mila account di hater; ridotte le protezioni LGBTQ; Microsoft molla Twitter

Pubblicazione iniziale: 2023/04/21 00:54. Ultimo aggiornamento: 2023/04/24
17:40.

Ieri sera (20 aprile) intorno alle 20 ora italiana la mia spunta blu
legacy su Twitter è finalmente scomparsa, come preannunciato da
Twitter Verified, e lo stesso è successo a
moltissimi
altri account, compreso quello del Papa (@pontifex), Lady Gaga, Justin
Bieber, Jack Dorsey e Parag Agrawal (ex CEO di Twitter), Donald Trump, Bill
Gates, Cristiano Ronaldo, Kim Kardashian, Hillary Clinton,
Jeri Ryan
(fonti:
Shayan86,
unusual_whales).

A questo punto è una liberazione. Ho aggiornato il mio
profilo per tenerne conto.

Il servizio Checkblue.org permette ancora,
per ora, di controllare quali account avevano la vecchia spunta blu che
indicava l’autenticazione effettiva.

Stephen King e LeBron James, invece, hanno la spunta blu nuova (quella che
“autentica” solo il fatto che qualcuno paga otto dollari al mese per averla)
anche se dicono di non aver pagato per averla.

Come
qualcuno
aveva sospettato, si tratta di un intervento personale di Elon Musk, che lo ha
ammesso pubblicamente, precisando che paga solo per la spunta blu di William
Shatner, LeBron James e Stephen King.

Ma questa dichiarazione è stata ben presto contraddetta dai fatti.
Zoe Kleinman (BBC)
riferisce che altre persone hanno ricevuto l’offerta di una spunta blu
gratuita, citando il caso del fondatore del gruppo di giornalismo
investigativo Bellingcat. E intorno al 23 aprile sempre Kleinman ha
segnalato che
alcuni account Twitter con più di un milione di follower hanno ricevuto
gratuitamente la spunta blu, in alcuni casi contro la loro volontà. È successo
a Beyoncé, Victoria Beckham,
Neil Gaiman
e altri (secondo
ANSA
è successo anche a
Donald Trump).

Ma non tutti gli account con oltre un milione di follower sono nella stessa
situazione: quello dell’attore Ryan Reynolds, per esempio (21 milioni di
follower), non ha la spunta blu.

Secondo i
dati
raccolti dal ricercatore Travis Brown, gli
account Twitter che hanno più di un milione di follower
sono almeno 9884; di questi, 110 non hanno la spunta blu.

Travis Brown ha anche
pubblicato
un elenco di 67.000 account di estremisti e disinformatori seriali che erano
stati sospesi dalla gestione pre-Musk di Twitter e che ora sono stati
riattivati.

Secondo le stime di Sensor Tower, Twitter ha circa 386.000 utenti paganti (TechCrunch). Twitter non ha ancora rilasciato dati ufficiali sul numero di utenti a
pagamento.

Inoltre Twitter ha
cambiato la
propria policy sui comportamenti d’odio togliendo la sezione che
vietava delle forme di abuso rivolte specificamente alle persone LGBTQ, ossia
descriverle o rivolgersi a loro usando intenzionalmente il genere sbagliato
(misgendering) o il loro nome pre-transizione (deadnaming).

Microsoft ha
annunciato
che la sua piattaforma di gestione delle inserzioni pubblicitarie, Microsoft
Advertising, cesserà il supporto all’integrazione con Twitter a partire dal 25
aprile. La piattaforma continuerà a permettere ai clienti di gestire le
proprie campagne e i propri post su Facebook, Instagram Business e LinkedIn,
ma non su Twitter. La ragione di questa decisione è la nuova struttura
tariffaria decisa da Musk, che richiede un canone per accedere alle API che
consentivano l’automazione dei post. Microsoft dovrebbe pagare da 42.000 a
210.000 dollari al mese per fare quello che prima faceva senza questo costo.

Twitter ha aggiornato il testo dei propri
Termini di servizio per indicare che
ora Twitter è un servizio fornito dalla X Corp. per chi sta al di fuori
dell’UE/UK/EFTA:

Se vivi al di fuori dell’Unione europea, degli stati EFTA o del Regno Unito,
compreso se vivi negli Stati Uniti, i presenti Termini rappresentano un
accordo tra te e X Corp. (che fornisce Twitter e i Servizi), 1355 Market
Street, Suite 900, San Francisco, CA 94103 Stati Uniti. Le parole “noi”, “ci”
e “nostro” (qualsiasi genere e numero) fanno riferimento a X Corp.

Se vivi nell’Unione europea, negli stati EFTA o nel Regno Unito, i
presenti Termini rappresentano un accordo tra te e Twitter International
Unlimited Company ( numero di registrazione della società 503351,
identificativo fiscale estero IE9803175Q), una società di diritto irlandese
con sede legale presso One Cumberland Place, Fenian Street Dublin 2, D02 AX07
Irlanda. Le parole “noi”, “ci” e “nostro” (qualsiasi genere e numero) fanno
riferimento a Twitter International Company.

È passato ormai quasi un anno da quando Elon Musk ha annunciato la propria
intenzione di comprare Twitter. Come nota la già citata
Zoe Kleinman per la BBC, oggi inizia una nuova era per Twitter. D’ora in poi la spunta blu indica
soltanto “utente pagante” e dobbiamo dimenticarci che un tempo volesse
indicare “autenticato”. Il fatto che Twitter si ostini a chiamare le spunte
blu “account verificati” non aiuta a fare questa transizione.

E aver “verificato il numero di telefono” non vuol dire assolutamente nulla in
termini di autenticazione, visto che gli impostori “autenticati” abbondano,
come
segnala
Martin Lewis, popolare esperto di personal finance, vittima di una di
queste imposture.

Anche la spunta oro, riservata agli account autenticati delle organizzazioni,
ha qualche problema di credibilità: un utente ha cambiato il proprio nome
utente e handle in “Disney Junior UK” e Twitter gli ha
dato la spunta oro (BBC). L’account fasullo è riuscito ad accumulare 4700 follower prima che Twitter
si accorgesse dell’errore e lo sospendesse.

Ci sono problemi anche gli utenti che hanno pagato inizialmente per passare a
Twitter Blue e poi hanno disdetto: hanno ancora la spunta blu, ma nessuno dei
suoi vantaggi

Insomma il caos è grande, come si può vedere da questo
esempio:

L’account vero della città di New
York ha successivamente ricevuto una spunta grigia, che indica che è
“verificato poiché si tratta di un account istituzionale oppure di un
account appartenente a un’organizzazione multilaterale.”

Kleinman segnala inoltre altre due informazioni interessanti:

  • Twitter dice che potranno fare pubblicità sulla sua piattaforma soltanto le
    imprese che pagano per la spunta, a meno che spendano più di mille dollari
    al mese, che però è una somma importante per qualunque piccola impresa.
    Questa scelta va contro un principio generale della pubblicità digitale,
    ossia che la maggior parte degli introiti arriva dalle piccole aziende, non
    dalle grandi. 
  • La BBC ha detto che non pagherà per avere la spunta e ha già perso la spunta
    oro che la identificava come testata giornalistica. Di conseguenza, come
    segno alternativo di autenticazione, l’account Twitter di BBC News è
    follower dei singoli giornalisti della testata.

La BBC ha successivamente
riottenuto la
spunta oro intorno al 23 aprile.

Ne vedremo ancora delle belle.

Twitterremoto, sesta puntata: lenta purga delle spunte blu originali e degli account di servizio automatizzati

Twitterremoto, sesta puntata: lenta purga delle spunte blu originali e degli account di servizio automatizzati

Ultimo aggiornamento: 2023/04/16 23:10. Le puntate precedenti di questa cronologia sono qui: prima,
seconda,
terza,
quarta, quinta
.

Il ricercatore Travis Brown ha pubblicato un elenco aggiornato degli account Twitter che finora hanno perso la spunta blu “legacy” di autenticazione e non hanno chiesto quella a pagamento (che, ricordo, non autentica nulla). Sono 1402 account su un totale di circa 408.000. La Grande Purga,
dice Elon Musk, dovrebbe concludersi il 20 aprile, ma per farlo dovrà procedere molto più speditamente.

Nell’elenco dei “degradati” si notano alcuni nomi di spicco (perlomeno per me; se ne trovate altri, segnalatemeli): il New York Times (55 milioni di follower), Doja Cat (5 milioni; ha commentato “Having a blue tick now means theres a higher chance that you’re a complete loser and that you’re desperate for validation from famous people”), Rose McGowan (980.000), Pat Sajak (370.000), MalwareTechBlog (Marcus Hutchins), Katharine Hayhoe, Electrek.co, Desigual_ES, American Red Cross Greater North Texas Region, NASA Center for Climate Simulation, FAADroneZone.

Come
preannunciato
dall’azienda il 2 febbraio scorso, Twitter sta disattivando l’accesso gratuito
alla sua API e lo sta facendo diventare a pagamento. Di conseguenza, molti
servizi informativi di Twitter chiuderanno o stanno già chiudendo.

La API (Application Programming Interface) è, semplificando, un
linguaggio comune che permette ai programmi di parlarsi tra loro. Consente per
esempio di creare programmi che mandino automaticamente istruzioni a Twitter
per pubblicare un post o rispondere con dei dati a un tweet. Moltissimi
servizi amatoriali e accademici usano questa tecnica per diffondere le proprie
informazioni. Si va dal frivolo (una foto di opossum ogni ora, presso
@PossumEveryHour)
all’essenziale (gli avvisi meteo, gli allarmi per gli tsunami di
@nws_ntwc). 

Tantissimi account di comunicazione scientifica e accademica in generale, di
arte, di poesia, di assistenza ai disabili, di allerta sismica dovranno
sospendere le pubblicazioni perché non possono permettersi di pagare o hanno
restrizioni legali che impediscono di farlo:
Slate
ha pubblicato un elenco molto ampio di questi servizi, la cui scomparsa è
“una tragedia che sicuramente farà diminuire il valore di Twitter per tante
persone”
.

Tutto dipende dalle decisioni di Twitter, che vengono prese caso per caso e
piuttosto arbitrariamente, a quanto pare, e vengono cambiate solo su protesta:
un allarme tsunami governativo statunitense, per esempio, si è visto
riattivare
l’accesso all’API dopo che ha
denunciato pubblicamente
il blocco del servizio da parte di Twitter.

Non è andata altrettanto bene, invece, a
DSCOVR:EPIC, che pubblicava
varie volte al giorno le bellissime immagini della Terra vista da lontano
grazie alle telecamere della sonda DSCOVR. Il suo accesso all’API di Twitter è
stato annullato il 15 aprile per una “violazione” imprecisata. L’account è ora operativo su Mastodon
qui.

[aggiornamento 23:10: l’accesso all’API è stato ripristinato].

Ancora una volta, Elon Musk sembra non capire che l’essenza del valore di Twitter sta negli utenti e nei loro contenuti. Se fa di tutto per farli scappare invece di agevolarli, Twitter diventerà un guscio vuoto.

(AGG 2023/04/16) Twitterremoto, quinta puntata: la sparizione annunciata delle spunte blu “vecchie” di Twitter non è ancora successa. Intanto solo lo 0,2% degli utenti è pagante

(AGG 2023/04/16) Twitterremoto, quinta puntata: la sparizione annunciata delle spunte blu “vecchie” di Twitter non è ancora successa. Intanto solo lo 0,2% degli utenti è pagante

Ultimo aggiornamento: 2023/04/16 12:45.

Prosegue il Twitterremoto della gestione Musk di Twitter (le altre puntate
della saga:
prima,
seconda,
terza,
quarta).

Dopo la
rimozione dell’autenticazione tramite SMS
per gli utenti non paganti il 19 marzo scorso, l’apertura
di Twitter Blue (la versione a pagamento di questo social network) agli utenti
di tutto il mondo il 23 marzo e la
pubblicazione volontaria
di parte del codice sorgente di Twitter il 31 marzo, arriva una nuova
svolta. 

A partire da oggi, primo aprile, dovrebbe iniziare l’eliminazione delle spunte
blu “vecchio stile”, quelle basate su una reale autenticazione. Ne ho una
anch’io e ho deciso di non pagare per la spunta blu nuova per vedere cosa
succede, come ho raccontato in dettaglio
qui.

Per ora (11:00 italiane dell’1/4) la mia spunta blu vintage c’è ancora
e cliccando sulla spunta nell’app compare ancora la dicitura
“Si tratta di un account verificato secondo i criteri precedenti. Potrebbe
essere o non essere notorio.”

Cliccando sulla spunta su Web, invece, l’account viene descritto con le parole
“Questo account è verificato poiché è considerato notorio nella categoria
delle istituzioni, dell’attualità, dello spettacolo o di un altro settore
specifico”
.

15.00. Nessun cambiamento.

2023/04/02 12:00. Nessun cambiamento. Non ho ancora visto o ricevuto
segnalazioni di spunte blu “vecchio stile” rimosse.

Però David Puente
segnala
che il New York Times (55 milioni di follower su Twitter) ha deciso di
non pagare per mantenere la spunta oro conferitagli da Twitter, che gli
costerebbe circa 1000 euro al mese più 50 dollari al mese per ciascun account
affiliato (il prezziario è
qui). Dopo che un utente di Twitter ha segnalato a Elon Musk questa decisione,
l’account @nytimes ha perso la spunta oro. 

Il New York Times scrive (paywall; copia d’archivio) che stando a un
documento interno di Twitter, il social network concederà alle 10.000
organizzazioni più seguite e ai 500 inserzionisti pubblicitari più importanti
di mantenere il proprio status di “verificato”. Il giornale aggiunge che dei
7500 dipendenti che Twitter aveva a ottobre 2022, quando è iniziata la
gestione da parte di Elon Musk, ne sono rimasti meno di 2000.

Anche il Los Angeles Times, il Washington Post, BuzzFeed,
Politico e Vox hanno detto che non pagheranno per la spunta blu, riferisce
CNN.

A queste testate giornalistiche fa eco la Casa Bianca, che secondo
Axios, ha deciso che non pagherà per avere la spunta blu di “verifica” (che,
ripeto, in realtà non verifica nulla) sugli account Twitter del personale. Gli
account del presidente e del vicepresidente degli Stati Uniti probabilmente
continueranno ad avere gratuitamente la
spunta grigia
delle organizzazioni ufficiali.

In tutti questi casi, la ragione è sempre la stessa: la spunta blu non indica
più autorevolezza, competenza o credibilità, ma indica semplicemente che
qualcuno ha pagato per abbonarsi.

Infatti cominciano già a spuntare gli account con la spunta blu che fingono di
essere qualcun altro, per esempio a scopo politico o satirico, come
“MFA Russia”, che sembra l’account Twitter del Ministero per gli Affari
Esteri della Federazione Russa o “Russian Embassy in USA”, con tanto di
logo, bandiera e ovviamente spunta blu, ma in realtà è tutt’altro; e c’è anche
l’account Twitter di Gesù Cristo “verificato” (screenshot
qui
grazie ancora a David Puente). 

Monica Lewinsky ha dimostrato bene l’entità del problema elencando tutti gli
account che usano il suo nome e sono oltretutto “verificati” secondo le nuove
regole, mentre lei lo è secondo quelle vecchie e quindi la sua spunta blu è
destinata a scomparire.

Fra le tante voci contrarie a questa trasformazione di Twitter segnalo quella
dell’attore William Shatner (il capitano Kirk originale di Star Trek),
che ha
contestato
la rimozione della spunta blu chiamando in causa direttamente Elon Musk e
dicendo che da 15 anni dedica il suo tempo e i suoi pensieri sagaci a Twitter
gratis e ora gli viene chiesto di pagare.

La questione, ovviamente, non è il prezzo, ma il principio: Shatner può
tranquillamente permettersi otto dollari al mese, ma non capisce perché mai
dovrebbe pagare, visto che la sua presenza e quella di tante celebrità con
account autenticati sono ciò che dà valore a Twitter. E in effetti non si
capisce perché dovrebbe pagare per una spunta blu che non vale più nulla e non
autentica più nulla e seppellisce gli account autentici, compresi quelli delle
celebrità, in un mare di omonimi o impostori. Musk ha
risposto
che
“È più una questione di trattare tutti allo stesso modo. Secondo me non ci
dovrebbe essere uno standard differente per le celebrità”

Ma le parole di Musk sono contraddette dai fatti: Twitter ha una quarantina di
account VIP ai quali offre maggiore visibilità, secondo i documenti ottenuti
da Platformer (paywall parziale): politici, giornalisti, celebrità e anche Elon Musk. Inoltre Musk stesso,
il 28 marzo, ha
dichiarato
che dal 15 aprile solo gli account a pagamento (che insiste a chiamare
“verificati”) potranno comparire nella scheda Per te degli utenti
consigliati e potranno partecipare ai sondaggi; ha poi
precisato
che la scheda Per te includerà anche gli account seguiti dall’utente
oltre agli account suggeriti da seguire.

Secondo
Matt Binder su Mashable, che cita dati raccolti
dal ricercatore Travis Brown, il
50% di tutti gli utenti paganti ha meno di 1000 follower e il 18% ne ha meno
di 100; circa 2000 ne hanno zero. Dei circa 420.000 account che hanno
la spunta blu “classica”, come me, solo circa 6500 pagano oggi un account
Twitter Blue, e gli account paganti in tutto sono poco meno di mezzo milione,
ossia meno dello 0,2% degli utenti giornalieri totali di Twitter (254 milioni)
e quindi fanno incassare a Twitter circa 3,8 milioni di dollari al mese (dati
aggiornati al 28 marzo). Fra l’altro, risulta “pagante” anche chi ha annullato
il proprio abbonamento a Twitter Blue.

Travis Brown mi ha
detto
che dovrebbe pubblicare a breve una analisi degli account verificati “vecchio
stile”, che per ora sembra che le spunte blu non stiano scomparendo e che
persino gli account verificati che si spacciano per qualcun altro subiscano
come unica punizione la scomparsa del display name (nome visualizzato,
diverso dal nome dell’account) e dell’icona del profilo.

2023/04/02 16:30. Matt Binder
segnala
che Elon Musk ha tweetato, e poi cancellato, che agli account con la vecchia
spunta blu verrà concessa qualche settimana di tempo, a meno che dichiarino
subito che non intendono pagare, nel qual caso la spunta verrà rimossa (“We’ll give them a few weeks grace, unless they tell they won’t pay now, in
which
[sic] we will remove it”).

Ho lanciato un rapido sondaggio su Twitter e su Mastodon per sentire cosa ne
pensate: dovrei dichiarare subito la mia intenzione e vedere cosa succede,
oppure tacere e aspettare che la rimozione avvenga tra “qualche settimana”?


2023/04/02 17:40. Sondaggio concluso: su Twitter, il 53,5% è stato a
favore di dichiarare subito. Su Mastodon questa percentuale è salita al 65%.
Bene, allora avviso Musk. Vediamo che succede.

2023/04/02 23:15. Adesso la dicitura nell’app è
cambiata
e mette insieme tutti, paganti e vintage, in un bislacco
mix di italiano e inglese:
“Account verificato – This account is verified because it’s subscribed to
Twitter Blue or is a legacy verified account”
. Nell’interfaccia Web, invece, c’è ancora la vecchia dicitura.

Ovviamente, come nota
Rachel Tobac, rendere indistinguibili gli utenti paganti e quelli autenticati è una mossa
insensata dal punto di vista della sicurezza, perché facilita enormemente il
lavoro degli impostori, i cui account possono ora essere copie praticamente
perfette di quelli veri.

Ho chiesto direttamente a Musk di togliermi la spunta blu, ma non è servito a
nulla:

2023/04/03 7:30. Sempre Rachel Tobac
segnala
che esistono ancora due modi per distinguere fra utenti paganti e utenti
autenticati. Entrambi sono piuttosto disagevoli e fuori dalla portata
dell’utente medio (se non altro per questioni di tempo necessario): alcune
estensioni per browser permettono di mostrare la distinzione, oppure si può
usare la funzione di ricerca di Twittter con questa stringa:

filter:blue_verified – filter:verified from:[nomeutente]

Se compaiono i tweet, è un account pagante, non autenticato. In alternativa si
può usare il sito Checkblue.

2023/04/04 15:20. Secondo le
ricerche e le stime di Travis Brown, gli account realmente verificati (ossia con la spunta blu “vecchia”)
sono circa 408.000. Gli account seguiti dall’account @verified sono
419.119 ma solo 406.915 sono identificati come legacy nell’API.
L’elenco completo degli account legacy è
qui. Sono elencati gli ID numerici (il mio è 7111232), che sono fissi per
ciascun utente e possono essere convertiti nei nomi utente corrispondenti
usando servizi come Tweeterid.com). Brown
dice che le spunte blu rimosse finora sono meno di 60: l’elenco è
qui. L’elenco (non completo) degli account paganti è invece
qui.

Intanto siamo arrivati all’assurdo che l’account di Bill Oakley, una persona
che ha finto a scopo dimostrativo di essere il New York Times su
Twitter, ha avuto un aspetto più attendibile rispetto all’account vero del
giornale: l’account finto,
infatti, aveva la spunta blu, mentre
quello vero no. L’account finto è
stato poi modificato, ma è rimasto in quelle condizioni ingannevoli per molte
ore (dalle
00.46
del 3 aprile fino ad almeno le
8.06
dello stesso giorno): un tempo più che sufficiente per mettere a segno una
truffa o per disseminare una notizia falsa in maniera molto credibile.

2023/04/08 21:40. Finalmente ho trovato due utenti che avevano la
spunta blu legacy e l’hanno persa (a quanto pare è successo oggi):
@PeterGleick e
@KHayhoe, entrambi climatologi. La
mia c’è ancora, eppure ho chiesto pubblicamente (anche a Elon Musk) di
perderla.

2023/04/09 10:20. Ho provato a modificare il mio nome su Twitter da
Paolo Attivissimo (@ildisinformatico@mastodon.uno) a
Paolo Attivissimo | This checkmark is not Blue –>, ma il pulsante
Salva per salvare la modifica non sembra funzionare dopo un cambiamento
di nome. Però funziona dopo una modifica leggermente magrittiana del banner e
un cambiamento della foto del profilo e della bio, per cui ho modificato
questi dettagli per rendere chiaro che non sono un utente pagante. Questo è
l’aspetto attuale del mio profilo.

 

Intanto Twitter ha disattivato l’accesso alle API gratuite, come
preannunciato, e quindi molti servizi hanno smesso di funzionare. In
particolare gli utenti di Substack hanno
scoperto
che non possono più incorporare tweet nei loro post su Substack e che Twitter
segnala come “pericolosi” i link a Substack. In altre parole, è un corso un
sabotaggio in piena regola da parte di Twitter contro il “rivale” Substack (Punto Informatico).

2023/04/10 13:40. Sono passati dieci giorni dal primo aprile e ho
ancora la spunta blu nonostante tutto. Intanto
The Information scrive
(paywall) che Elon Musk ha interrotto la sua soppressione dei tweet che
includevano la parola “Substack” o link a siti ospitati da Substack,
come indicato anche da un
tweet di Substack.

2023/04/11 9:00. Slate
segnala
che la società Twitter, Inc., che gestiva Twitter, è stata assorbita dalla X
Corp. e non esiste più.

Intanto la mia spunta blu legacy è ancora al suo posto e non ho visto
segnalazioni di utenti che l’abbiano persa.

2023/04/12 17:40. NPR, la prestigiosa rete radiofonica pubblica
statunitense, ha deciso di lasciare Twitter, sospendendo qualunque ulteriore
pubblicazione di tweet nei suoi account (quello primario ha quasi 9 milioni di
follower). È la prima organizzazione giornalistica di grande spicco a cessare
le pubblicazioni su Twitter. NPR ha spiegato la sua decisione in un
articolo
che attribuisce la sospensione al fatto che Twitter, sotto la gestione di Elon
Musk, ha deciso di etichettare NPR come “state-affiliated media”, ossia
“lo stesso termine che usa per le emittenti di propaganda in Russia, Cina e
altri paesi autocratici”
, come dice l’articolo.

Twitter ha poi cambiato l’etichetta in “government-funded media”, che
però non è esatto ed è ingannevole, perché NPR è una società privata
nonprofit indipendente. Probabilmente NPR è esasperata, come tanti, dai
continui stravolgimenti di Twitter e quindi l’etichettatura è stata la
proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso. Secondo l’articolo,
Twitter non è una grande perdita per NPR; che ha molto più engagement o
click-through da Facebook e YouTube.

2023/04/15 15:00. La mia spunta blu c’è ancora. Elon Musk ha
dichiarato su Twitter
che la scadenza finale è il 20 aprile (“Final date for removing legacy Blue checks is 4/20”). Staremo a vedere.

Intanto
Bloomberg
(paywall) il 12 aprile scorso ha segnalato che anche l’emittente televisiva
statunitense PBS ha sospeso le proprie attività su Twitter perché è stata
etichettata come “finanziata dal governo”, cosa che insinua un
controllo editoriale governativo. Ma sia PBS sia NPR ricevono dai contribuenti
solo una piccola parte dei loro introiti, mentre altre emittenti commerciali
ricevono molti più contributi statali, nota
BoingBoing.

Il 13 aprile Elon Musk ha
rilanciato
la funzione Subscriptions, che consente (e consentiva già dal 2021, con
il nome di Super Follow) di pubblicare tweet (anche molto lunghi) che
vengono visti soltanto dagli utenti di Twitter che pagano un supplemento (da 3
a 10 dollari al mese) che Twitter gira al creatore dei tweet. Musk ha scritto
che per i primi 12 mesi Twitter non prenderà commissioni su questi abbonamenti
(Engadget).

2023/04/16. È iniziata la disattivazione dell’API gratuita. Gli aggiornamenti alla vicenda sono nella sesta puntata.

Twitterremoto, quarta puntata: compare il numero di visualizzazioni, #ThereIsHelp rimosso temporaneamente, giornalisti ancora bloccati e altro ancora

Twitterremoto, quarta puntata: compare il numero di visualizzazioni, #ThereIsHelp rimosso temporaneamente, giornalisti ancora bloccati e altro ancora


Pubblicazione iniziale: 2022/12/24 10:49. Ultimo aggiornamento: 2022/12/28 9:40.

Grosso modo dalla mattina (ora italiana) del 24 dicembre Twitter ha attivato
l’indicazione del numero di visualizzazioni di un tweet. Su Twitter Web e
nell’app, ma non su Tweetdeck, sotto alcuni tweet compare un numero accanto
all’icona delle statistiche.

Questa indicazione, però, non è sempre presente; quando manca, cliccando
sull’icona delle statistiche (quella più a sinistra) compare l’avviso
“I dati relativi alle visualizzazioni di questo Tweet non sono
disponibili”

accompagnato da un pulsante Cestina che è molto ingannevole, visto che
non cestina nulla ma semplicemente chiude l’avviso.

Non sembra essere un filtro sul numero minimo di visualizzazioni, visto che ho
notato tweet che indicavano anche una singola visualizzazione; forse è solo un
ritardo nella propagazione del dato.

Resta da capire che cosa intende Twitter per “visualizzazione”. Un tweet che
viene letto semplicemente facendo scorrere la cronologia verrà contato, oppure
è necessario cliccarvi sopra? Inoltre
sembra
che mettere un like (normalmente segno che il tweet è stato letto) non
faccia aumentare il contatore.

Questa nuova funzione potrebbe essere un autogol, perché rischia di rivelare
che in realtà i tweet non vengono visti da tutti i follower e molti tweet non
vengono letti praticamente da nessuno.

Sto facendo un test con
questo tweet: quanti dei miei 420.964 follower attuali lo vedranno realmente? Finora
(12.30), dopo tre ore circa, lo hanno “visualizzato” circa 17.200 account;
dopo cinque ore (14.50), circa 29.000; dopo otto ore (17:50), circa 43.800; dopo due giorni e mezzo (1:40 del 26/12), circa 93.000. 

È emersa una contraddizione: il
numero di “visualizzazioni” indicato nel tweet è completamente differente da
quello che viene indicato cliccando sull’icona delle statistiche, come
mostrato qui sotto: alle 14.55 di oggi, il tweet diceva 29.362, ma le statistiche dicevano 7.463. Ho segnalato il problema a @TwitterSupport. I due conteggi sono risultati sostanzialmente allineati dopo due giorni e mezzo (93.317 nel tweet, 92.398 nelle statistiche).

Il 24 dicembre Elon Musk ha tweetato che verrà aggiunta l’opzione di disattivare l’indicazione delle visualizzazioni (“We’ll tidy up the esthetics & add a setting to turn it off, but I think almost everyone will grow to like it”).

Gli utenti paganti di Twitter hanno ora un piazzamento prioritario nelle
conversazioni e possono caricare video lunghi fino a 60 minuti, secondo un
aggiornamento della
pagina informativa
del servizio Twitter Blue (“Prioritized rankings in conversations: This feature prioritizes your
replies on Tweets that you interact with. Longer video upload: Share more
content with your followers. Twitter Blue subscribers can upload videos up
to ~60 minutes long up to 2GB file size (1080p) (web only)”
) (copia permanente).

C’è anche un progetto pilota chiamato
Twitter Blue for Business, che aggiunge un bollino color oro agli account professionali o aziendali
ufficiali.

Intanto
Reuters ha segnalato il 23 dicembre che nei giorni precedenti Twitter aveva
“rimosso una funzione che promuoveva i numeri telefonici di prevenzione del
suicidio e altre risorse di sicurezza agli utenti che cercavano alcuni tipi
di contenuto”
. Questa rimozione, secondo Reuters, sarebbe avvenuta per ordine di Elon Musk. 

Ella Irwin,
head of trust and safety di Twitter, ha dichiarato a Reuters che si
trattava di una rimozione temporanea e che la funzione, denominata
#ThereIsHelp, sarebbe tornata online la settimana successiva. Ma Musk ha contraddetto Irwin tweetando il 24 dicembre che la notizia era falsa (“False, it is still there”), e aggiungendo che la funzione non era mai stata sospesa e che Twitter non previene il suicidio (“1. The message is actually still up. This is fake news. 2. Twitter doesn’t prevent suicide.”). Il giorno stesso (24 dicembre) la funzione è tornata online

Maggiori dettagli su questa confusione sono su Ars Technica.

L’informatico e hacker George Hotz (aka Geohot), assunto a Twitter da
Musk il 18 novembre scorso, si è dimesso il 22 dicembre (ANSA). Hotz è noto non solo per essere stato fra i primi a fare il
jailbreak degli iPhone (2007) ma anche per aver fondato Comma.ai,
un’azienda dedicata al software per la guida autonoma. Ha tweetato “[…] Appreciate the opportunity, but didn’t think there was any real impact I could make there […]” (“apprezzo l’opportunità, ma non credo che ci fosse alcun impatto reale che io potessi produrre lì”).

I giornalisti i cui account Twitter erano stati bloccati (sospesi) la
settimana scorsa lo sono tuttora, nonostante le dichiarazioni di riammissione
di Elon Musk, perché si rifiutano di accettare la richiesta, inviata
privatamente da Twitter, di eliminare alcuni tweet riguardanti l’account
@ElonJet, quello che pubblica i voli del jet privato di Musk. Lo
segnala il
Washington Post.

Si rifiutano perché considerano che accettare la richiesta di eliminazione
costituirebbe una falsa ammissione di torto e una resa alle imposizioni
arbitrarie di Musk.
“Non ho intenzione di cancellare un tweet che conteneva informazioni basate
sui fatti e non violava le regole di nessuno”

ha dichiarato Drew Harwell del Washington Post, uno dei giornalisti
bloccati, al quale Twitter ha chiesto di rimuovere un tweet che segnalava la
sospensione dell’account di Mastodon da parte di Twitter perché segnalava
l’esistenza dell’account Mastodon di @ElonJet.

Mastodon si starebbe avvicinando ai nove milioni di utenti, secondo
Mastodon Users.

Il gestore di un’istanza Mastodon italiana, Mastodon Uno, getta luce sui
propri
costi di gestione: 1150
euro al mese per gestire oltre 60.000 persone di cui oltre 20.000 attive tutti
i giorni (2 eurocent al mese a testa, insomma). Anche
Fosstodon fa
altrettanto (2100 dollari/mese). Entrambi dipendono dalle donazioni degli
utenti (io ho già contribuito).

L’account che traccia il jet di Musk è tornato su Twitter in una nuova veste:
l’originale (@ElonJet) è ancora bloccato, ma il suo gestore, Jack
Sweeney, ha attivato
@ElonJetNextDay, che fa lo
stesso tracciamento ma pubblica i dati con ventiquattro ore di ritardo in modo
da adeguarsi alle nuove regole di Twitter, che permettono la condivisione di
informazioni di localizzazione pubblicamente disponibili se è trascorso un
lasso di tempo ragionevole.

Twitterremoto, seconda puntata: bollini, account a termine, filonazisti ripristinati, giornalisti bannati e altro ancora

Twitterremoto, seconda puntata: bollini, account a termine, filonazisti ripristinati, giornalisti bannati e altro ancora

Questo articolo fa parte del testo del podcast Il Disinformatico
di venerdì 16 dicembre. Pubblicazione iniziale: 2022/12/16 1:57. Ultimo aggiornamento: 2022/12/16 19:35.

La vicenda di Twitter si fa sempre più complicata e si arricchisce di aspetti
umani oltre che tecnici. Ho riepilogato la fase iniziale della cronaca del
caos e le tecniche di autodifesa corrispondenti nella
puntata del Disinformatico del 18 novembre scorso, ma nelle quattro settimane che ormai ci separano da quella data sono
successe talmente tante cose intorno a Twitter e Elon Musk, il suo nuovo
proprietario e amministratore unico, che è opportuno fare un nuovo riassunto
della situazione.

Prima di tutto, alcune raccomandazioni tecniche. Se avete un account su
Twitter e state pensando di chiuderlo ed eliminarlo, non fatelo. Eliminare un
account Twitter significa infatti che qualcun altro potrà usare il vostro
stesso nome di account in futuro, causando confusione e magari spacciandosi
per voi (Twitter Help;
Chron;
PCWorld). Se state pensando invece di
renderlo privato o protetto, tenete presente che se lo fate diventeranno pubblicamente
inaccessibili
anche tutti i vostri tweet precedenti.

Al momento, la strategia più prudente è semplicemente smettere di usare
l’account, silenziare le notifiche, e mettere nelle informazioni del profilo e
in un ultimo tweet un annuncio che avvisi che l’account è fermo e non verrà
monitorato e che dia le coordinate di come comunicare con voi altrove. È
quello che ho fatto anch’io, e sembra funzionare.

Intanto sono
finalmente
arrivati, dopo il disastro iniziale dei falsi account aziendali e alcuni rinvii, i
bollini colorati, quelli che dovrebbero classificare e verificare gli account
su Twitter, e alcuni di questi bollini sono disponibili anche in Europa.

Il bollino color oro indica un account che è
“verificato poiché si tratta di un’azienda ufficiale” (come per esempio
@Repubblica); ma il bollino blu
continua a indicare sia un
“account verificato secondo i criteri precedenti” che
“[p]otrebbe essere o non essere notorio”

(una definizione a metà fra Schrödinger e Shakespeare) sia un account che
“è verificato in quanto è abbonato a Twitter Blue” e quindi ha
semplicemente pagato otto dollari al mese (o undici se ha pagato tramite
Apple).

Ci dovrebbe essere anche un bollino grigio per le istituzioni, ma non si è
ancora visto, e la “verifica” avviene semplicemente
tramite il numero di telefono, quindi ha un valore molto limitato. La confusione, insomma, persiste.

E c’è anche un altro elemento di confusione: in
teoria chi ha il
bollino blu e cambia il proprio nome nell’account dovrebbe perderlo fino a che
Twitter non lo verifica di nuovo, ma io ho cambiato il mio nome su Twitter,
dove ho un account con il bollino blu “vecchia maniera”, e
non è successo nulla. Questa è una buona notizia per chi vuole inserire nel proprio nome su
Twitter le proprie coordinate su altri social, per esempio.

Prima…
…e dopo.
Il bollino è rimasto e nessuno mi ha chiesto niente.

Un altro cambiamento tecnico su Twitter è la scomparsa di un’informazione
utile per gli utenti, come
nota il
collega David Puente, ossia l’indicazione dell’app o del dispositivo usato per
scrivere uno specifico tweet. Sapere se un tweet era stato scritto usando uno
smartphone oppure un’app pubblicitaria permetteva di capire più facilmente se
si trattasse di un tweet autentico, scritto da un essere umano, o se si
trattasse di un messaggio automatico generato da un bot. Ora questa
indicazione non è più immediatamente disponibile.

C’è anche una nota tecnica che riguarda gli account inattivi: Elon Musk ha
dichiarato che
verranno eliminati dopo un certo periodo di inattività, che non ha
quantificato. Questo è importante per tutti gli account che appartenevano a
familiari deceduti, per esempio, o per le aziende o le testate giornalistiche
che non esistono più: se gli eredi non li tengono attivi, tutti i tweet di
queste organizzazioni e delle persone care scompariranno, lasciando buchi nei
ricordi di famiglia e anche nei siti che li hanno condivisi. A differenza di
Facebook, infatti, su Twitter non esiste l’opzione di nominare un curatore
degli account delle persone scomparse o di rendere permanente un account
facendolo diventare commemorativo.

E a proposito di inattività, Elon Musk ha
annunciato
che rimetterà a disposizione del pubblico i nomi degli account cancellati o
inattivi da tempo, che sono circa un miliardo e mezzo. Ma questa è una
pessima idea
dal punto di vista tecnico, perché gli addetti ai lavori sanno benissimo che
in questo modo qualunque vecchio link a questi account punterà ai nuovi
proprietari, che ne potranno abusare come avviene già adesso per i nomi dei
siti Internet che non vengono rinnovati, per cui un nome di sito che prima
portava a un’azienda o a un’istituzione governativa ora porta ai contenuti di
uno spammer, di un truffatore, di un rivenditore di pornografia o di
fake news.

Un’altra scelta tecnica molto particolare di Twitter è quella di etichettare
automaticamente come “sensibile”, ossia pericoloso, qualunque tweet che
contenga un link alla piattaforma quasi-rivale Mastodon, almeno
secondo
le osservazioni di alcuni
ricercatori.

Credit:
@alienogentile.

Se siete ancora su Twitter e citate notizie pubblicate su Mastodon, potreste
trovarvi segnalati, e anche l’account Twitter di Mastodon, cioè
@joinmastodon, risulta sospeso
senza alcuna giustificazione ufficiale [ma forse ce n’è
una non ufficiale]
, con buona pace delle dichiarazioni di libertà di espressione fatte da Elon
Musk.

[L’esperto di sicurezza informatica Graham Cluley segnala che persino indicare un link a Mastodon nelle proprie informazioni di profilo su Twitter viene respinto, con tanto di avviso ingannevole che dice che il link è considerato malware.]

Poi c’è un’altra bizzarria che ha
colpito
in particolare gli utenti dell’Ucraina: se hanno protetto i propri account
Twitter contro i furti usando l’autenticazione a due fattori tramite codice di
sicurezza ricevuto via SMS, non possono più accedere ai propri account.
Secondo le prime analisi, si tratta del risultato infelice di un tentativo
malamente pianificato di eliminare lo spam: invece di bloccare i singoli
spammer, Twitter avrebbe
bloccato
intere reti telefoniche di specifici paesi dai quali proveniva molto spam. Ne
pagano le conseguenze gli utenti onesti di molte reti cellulari in Russia,
Indonesia, India e Malesia; quindi se conoscete qualcuno da quelle parti che
non riesce più ad accedere al proprio account, la colpa è probabilmente di
Twitter.

Va detto che ci sono anche alcuni progressi molto positivi: gli addetti ai
lavori
segnalano
che gli hashtag più diffusi per la disseminazione di immagini di abusi
sessuali su minori sono stati sostanzialmente eliminati dal social network e
Twitter ha aggiunto l’opzione di segnalare specificamente questo tipo di
contenuto, che rappresentava un problema serissimo rimasto irrisolto per anni [e sono state anche introdotte altre migliorie al sistema di rilevamento automatico e rimozione di questi contenuti].
Inoltre l’11 dicembre il servizio anti-fake news di Twitter gestito da
volontari, denominato Community Notes, è diventato
disponibile
in
tutto il mondo
anziché solo negli Stati Uniti, per cui ora tutti gli utenti di Twitter
possono vedere le annotazioni di questo servizio direttamente sotto i tweet
che fanno informazione scorretta.

Ma dal punto di vista tecnico, insomma, per Twitter e i suoi utenti si
prospettano tempi difficili e confusi, con regole e impostazioni soggette a
cambi continui e arbitrari.

Gli sconvolgimenti di Twitter, però, non solo soltanto tecnici.

Anche se non avete un account Twitter, le vicende sempre più bizzarre di
questo social network sono sicuramente interessanti dal punto di vista umano e
ci toccano tutti, direttamente o indirettamente, perché Twitter è una delle
piattaforme più influenti al mondo per la diffusione in tempo reale di notizie
ed è usatissimo da giornalisti, tecnici e politici per informare e informarsi,
e quindi qualunque cambiamento lo riguardi ha ripercussioni sociali anche per
chi non lo usa.

Elon Musk ha usato Twitter per fare una
raccomandazione di voto
nelle elezioni statunitensi; ha
invitato
i suoi oltre cento milioni di follower a seguire il movimento complottista
insurrezionista QAnon; ha
riammesso Donald Trump, che era stato bandito da Twitter dopo i suoi tweet di aizzamento della
folla che poi ha assalito il Campidoglio statunitense il 6 gennaio scorso, e
ha
tolto il ban
anche ad alcune migliaia di
figure della disinformazione e dell’odio, soprattutto apertamente neonaziste e razziste, ma anche complottiste di
QAnon e spammer: personaggi come Andrew Anglin, bandito sin dal 2013,
fondatore del sito neonazista Daily Stormer, aperto sostenitore della
pulizia etnica, negazionista dell’Olocausto e artefice di campagne di
persecuzione fisica di ebrei (RollingStone).

Lo sviluppatore Travis Brown sta compilando un
elenco giornaliero
dei riammessi, che permette di valutare i tipi di account che erano
inaccettabili per la gestione precedente di Twitter e che ora vengono
considerati
ammissibili [un altro elenco è pubblicato da Media Matters]. Si tratta di una decisione di “amnistia” generale presa direttamente
da Elon Musk e basata su un
“sondaggio”
fatto fra i suoi follower.

Un esempio particolarmente emblematico di queste
riammissioni
controverse
è quello del rapper Kanye West, riammesso su Twitter e ribannato subito dopo
per aver postato ai suoi 32 milioni di follower una
svastica inserita in una stella di Davide
e dopo aver condiviso dei messaggi personali scambiati fra lui e Elon Musk.
Giusto per levare ogni dubbio sulle sue opinioni, West ha dichiarato
pubblicamente e testualmente, durante l’Alex Jones Show, che lui ama i
nazisti e specificamente Hitler, che secondo West
avrebbe addirittura inventato le autostrade e i microfoni. Parole sue,
trascritte da Gizmodo:

“But this guy that invented highways, invented the very microphone that I
use as a musician […] every human being has something of value that they
brought to the table. Especially Hitler!”


“I don’t like the word ‘evil’ next to Nazis. I love Jewish people, but I
also love Nazis.”

“I do love Hitler. I do love the Zionists.”

[CLIP delle parole di West]

Sempre Musk ha usato il suo nuovo potere su Twitter per
inviare
a 119 milioni di follower un
tweet
che mostra una falsa schermata della CNN, nella quale sembrava che Don Lemon,
uno dei conduttori del canale televisivo, stesse dando la notizia che
“Musk potrebbe mettere a repentaglio la libertà di espressione su Twitter
dando alla gente la possibilità di esprimersi liberamente”
. L’intento era presumibilmente umoristico, ma usare il vero logo della CNN e
l’immagine di un vero conduttore della rete televisiva ha rischiato di creare
equivoci, e infatti persino Community Notes, il servizio di
fact-checking di Twitter, ha segnalato che
il tweet del CEO di Twitter viola le regole di Twitter.

Insomma, non è il tipo di ambiente che entusiasma gli inserzionisti
pubblicitari, dai quali Twitter attualmente dipende. A fine ottobre Kanye West
era stato
mollato
da sponsor come Adidas, Balenciaga, Foot Locker, JP Morgan Chase, Gap e altri.
Ritrovarselo su Twitter, anche solo brevemente, manda un messaggio che per
chiunque investa in pubblicità e comunicazione è semplicemente inaccettabile.
Secondo il
Wall Street Journal, a novembre il traffico pubblicitario su Twitter è calato dell’85% rispetto
allo stesso periodo del 2021.

Elon Musk ha cercato di rassicurare gli inserzionisti pubblicando
grafici
che sembrano indicare un
calo
della visibilità dei discorsi d’odio, ma il 12 dicembre tre membri del Trust
and Safety Council, l’organo interno di Twitter che vigila sulla sicurezza
degli utenti e garantisce la fiducia in questo social network, si sono dimessi
e hanno pubblicato una
lettera
nella quale dicono invece che i contenuti di odio contro le persone di colore
e gli omosessuali sono
aumentati
enormemente da quando Elon Musk ha preso le redini di Twitter e parlano di un
social network “governato tramite diktat”. Per tutta risposta, Musk ha
abolito l’organo interno di vigilanza
il giorno stesso.

Non sono solo gli inserzionisti ad essere inquieti: anche
Elton John (un milione e
centomila follower) ha
annunciato
il
9 dicembre
di aver
“deciso di non usare più Twitter a causa del recente cambio di politica che
consentirà alla disinformazione di prosperare senza controllo”
. Come lui, hanno già sospeso l’uso di Twitter la modella
Gigi Hadid, la scrittrice
Shonda Rhimes
(1,9 milioni di follower) e l’ex chitarrista
dei White Stripes
Jack White, segnala
Reuters.

Le ragioni di questa inquietudine diffusa si concentrano principalmente sul
boss assoluto di Twitter, perché oltre ad aver intenzionalmente riammesso
personaggi a dir poco impresentabili, Musk ha pubblicato tweet nei quali ha
incitato
a processare Anthony Fauci, l’immunologo ex consigliere medico della Casa
Bianca che ha avuto un ruolo di primo piano nella lotta alla pandemia da
Covid-19 negli Stati Uniti. Musk non ha specificato le ragioni di questa
richiesta, ma molti suoi fan l’hanno colta come un invito a perseguitare Fauci
ed è partita su Twitter una
campagna di odio
contro l’immunologo, sua moglie e i suoi figli. Va ricordato che Musk, nel
2020, aveva
tweetato
che “il panico da coronavirus è stupido” e che la pandemia negli Stati
Uniti sarebbe stata “vicina allo zero” entro aprile di quell’anno.

Musk si è poi scagliato pubblicamente anche contro l’ex direttore della
sicurezza e della fiducia di Twitter, Yoel Roth, che si era dimesso a
novembre. Il boss di Twitter infatti ha iniziato a pubblicare una serie di
documenti interni del social network, i cosiddetti Twitter files, che a
suo dire scoperchierebbero una vasta cospirazione politica dei dirigenti di
Twitter per favorire i democratici statunitensi. In questa cospirazione ci
sarebbe coinvolto anche Roth, che Musk ha
accusato pubblicamente
(ovviamente su Twitter) di essere favorevole alla pedofilia presentando come
presunta prova un estratto della tesi di Roth tolto dal suo contesto e
travisato. Come risultato, a Yoel Roth sono arrivate
minacce
così gravi da costringerlo ad abbandonare la propria abitazione.

Gli attacchi personali di Elon Musk hanno preso di mira anche gli
account Twitter che pubblicavano gli spostamenti dei jet privati
appartenenti a miliardari russi

e a Musk stesso, attingendo a
dati pubblicamente disponibili per legge. Il CEO di Twitter aveva
dichiarato
il 7 novembre scorso che il suo impegno per la libertà di espressione era
talmente grande che non avrebbe bandito @elonjet, l’account con mezzo
milione di follower che tracciava il suo jet personale,
“anche se costituisce un rischio personale diretto”. Ma quest’impegno
civile di Elon Musk è durato poco più di un mese, perché il 13 dicembre
l’account @elonjet è stato sospeso per violazione delle
Regole di Twitter, che sono state
aggiornate
(copia permanente) per vietare – guarda
caso – la condivisione di informazioni di localizzazione in tempo reale
anche se queste informazioni sono reperibili altrove pubblicamente.

live location information, including information shared on Twitter directly
or links to 3rd-party URL(s) of travel routes, actual physical location, or
other identifying information that would reveal a person’s location,
regardless if this information is publicly available;

[Questa regola è una follia per qualunque giornalista, perché formulata così significa che se un giornalista annuncia in diretta o fa un livetweet di un’apparizione pubblica di qualcuno, rischia di trovarsi l’account sospeso. Qualunque diretta rischia di essere in violazione. Immaginate un cronista alla Casa Bianca che tweeta “il Presidente degli Stati Uniti sta entrando ora in sala stampa” e si trova sospeso.]

Musk, inoltre, ha
dichiarato
di aver avviato un’azione legale contro
Jack Sweeney, lo studente
ventenne residente in Florida che ha creato questi account di monitoraggio con
lo scopo di rendere più visibile l’impatto ambientale dei jet privati, e
mentre preparo questo podcast
arrivano
continue
segnalazioni
di
account
di giornalisti
sospesi
da Twitter [Donie O’Sullivan della CNN, Drew Harwell del
Washington Post, Ryan Mac del New York Times e altri ancora]
, a
quanto pare per aver citato la vicenda @Elonjet
[poco dopo la chiusura del podcast è arrivato l’annuncio
della Commissione UE della possibilità di sanzioni per queste sospensioni
arbitrarie della libertà di stampa]
. Eppure ad aprile scorso Elon Musk aveva
tweetato
che sperava che anche i suoi critici peggiori sarebbero rimasti su Twitter,
“perché libertà di espressione significa questo” (“I hope that even my worst critics remain on Twitter, because that is what
free speech means”
).

Molti utenti di Twitter non hanno apprezzato questi voltafaccia e
lo hanno fatto sapere
a Elon Musk senza troppi giri di parole,
ricordandogli
tutte le sue promesse di libertà di espressione
“nei limiti di legge” poi disattese quando riguardano direttamente lui,
come già successo per gli account Twitter che per parodia avevano adottato in
massa il suo nome qualche tempo fa.

La giustificazione per il cambiamento delle regole e l’azione legale,
secondo Musk, è che il 13 dicembre a Los Angeles uno stalker ha bloccato l’auto che
trasportava uno dei suoi figli ed è salito sul cofano. Un episodio grave e
preoccupante, ma Jack Sweeney, quello di @elonjet, non ha mai postato
informazioni sugli spostamenti in auto di Musk e famiglia; ha
pubblicato solo le informazioni sulle partenze e gli arrivi del suo jet
personale, con o senza Musk a bordo, e l’episodio descritto da Musk non è
avvenuto
nei pressi di un aeroporto. Il nesso fra i due eventi, insomma, è decisamente
labile.

Una ulteriore conferma della regola, non scritta ma che si sta man mano
delineando, secondo la quale su Twitter la libertà di espressione è
sacrosanta, ma soltanto fino a quando non crea fastidio a Elon Musk, arriva da
quello che è
successo
quando il CEO di Twitter è apparso a sorpresa al popolare
Dave Chappelle Show a San Francisco, il 12 dicembre, ed è stato
fischiato per vari minuti da buona parte delle diciottomila persone presenti,
tanto che la sua apparizione è stata interrotta dopo qualche battuta di
estremo disagio.

[CLIP del Dave Chappelle Show]

Twitter ha iniziato
subito
a
bloccare
molti degli account degli
utenti
che
condividevano
il video della
figuraccia di Elon Musk. Ma la viralità della ripresa, fatta oltretutto
clandestinamente, ha avuto il sopravvento.

Fra riammissioni di impresentabili, cacce alle streghe, continui cambiamenti
arbitrari delle regole e purghe di giornalisti, sembra insomma che Twitter
stia diventando, per Elon Musk, la lezione d’informatica più costosa della
storia. Ha speso 44 miliardi di dollari (non tutti suoi) per scoprire l’ovvio,
ossia che moderare un forum o un social network è un lavoraccio. Non è un
processo automatizzabile e schematizzabile: non è un’automobile elettrica o un
razzo spaziale, che deve rendere conto soltanto alle rigide leggi della
fisica. Moderare richiede la capacità di gestire sfumature, di comprendere
culture e punti di vista differenti, di investire tempo e risorse umane, di
accettare che le regole assolute e semplici non funzionano e che gli esseri
umani non sono molecole di un gas perfetto: possono essere dispettosi,
vendicativi e violenti verso i propri simili, ed è per questo che esistono le
regole sociali, le leggi e i tribunali, pieni di complicazioni e imperfezioni.

E la conclusione di questa lezione fantastiliardaria è che se il moderatore
non sa moderare, se dimostra di essere incostante, impulsivo e arbitrario, gli
utenti se ne andranno altrove. Twitter, come tutti i social network, esiste
solo finché ha utenti. Il valore di Twitter non sta nei suoi algoritmi o nella
sua architettura software e hardware: sta nelle persone che creano i suoi
contenuti. Sta nel piacere di interagire, sia pure brevemente, con persone
altrimenti irraggiungibili. Senza utenti interessanti, che creino contenuti
che attirino altri utenti, un social network inevitabilmente si spegne; se gli
utenti interessanti se ne vanno, o addirittura vengono cacciati via, e
rimangono solo neonazisti, suprematisti, spammer, terrapiattisti e hater di
ogni genere, alla fine resta solo un inutile, costosissimo guscio che si
svuota sempre più in fretta. È sempre stato così, fin dai tempi dei newsgroup,
per chi se li ricorda, e non c’è motivo di pensare che stavolta le cose
andranno diversamente.

Anche perché va ricordato che c’è una parte del piano di Musk che non è ancora
stata realizzata e che rischia di diventare la scintilla che innesca l’esodo:
per ripagare l’enorme cifra investita, il CEO di Twitter intende far pagare
agli utenti quei famosi otto dollari al mese. Per indurli a pagare, ha deciso
che i tweet di chi si rifiuta verranno resi praticamente invisibili, sommersi
da quelli degli utenti paganti. Quanti utenti saranno disposti a restare e
pagare per il privilegio di essere letti su Twitter, quando possono avere
questo privilegio gratuitamente su tutti gli altri social network? 

[Una ricerca di Travis Brown indica che su un campione di 18 milioni di account, da lunedì scorso ci sono state 2215 iscrizioni nuove a Twitter Blue. I dati non sono confermati indipendentemente]

Twitterremoto, terza puntata: giornalisti bannati, Mastodon segnalato come malware, Musk litigioso, la burla di “John Mastodon” e altro ancora

Twitterremoto, terza puntata: giornalisti bannati, Mastodon segnalato come malware, Musk litigioso, la burla di “John Mastodon” e altro ancora

Pubblicazione iniziale: 2022/12/18 19:55. Ultimo aggiornamento: 2022/12/22
09:30. Una versione più breve di questo articolo è disponibile nel podcast
Il Disinformatico del 23 dicembre 2022.

Sto cercando di evitare di parlare troppo di Twitter e Elon Musk, ma gli
ultimi sviluppi e dietrofront sono talmente assurdi e comici che mi tocca fare
un aggiornamento ai riassunti che ho già pubblicato (uno,
due). Come ho già detto, sospetto che fra qualche anno ci chiederemo se sia
davvero successa tutta questa follia, per cui credo sia opportuno tenerne
traccia adesso, finché è possibile.

Giornalisti bannati e poi (parzialmente) ripristinati

Cominciamo dal ban di Twitter a vari giornalisti di cui avevo già
segnalato
le prime avvisaglie: il 15 dicembre (le prime ore del 16 in Europa) almeno
dieci giornalisti hanno scoperto che i propri account Twitter erano stati
sospesi permanentemente, senza preavviso e senza dare alcuna motivazione.
Questo è l’elenco stilato da
Gizmodo:

  • Matt Binder (Mashable)
  • Drew Harwell (Washington Post)
  • Steve Herman (VOA News)
  • It’s Going Down News (Independent Site)
  • Micah Lee (The Intercept)
  • Ryan Mac (New York Times)
  • Mastadon (Social Media Site)
  • Keith Olbermann (formerly MSNBC)
  • Donie O’Sullivan (CNN)
  • Tony Webster (Minnesota Reformer)

A questi dieci si sono aggiunti Taylor Lorenz (Washington Post), che
racconta la propria vicenda
qui, Aaron Rupar e Linette Lopez.

Queste sospensioni hanno ricevuto la condanna delle Nazioni Unite, dell’Unione
Europea e del ministero degli affari esteri tedesco, come riferisce la
BBC
aggiungendo che un portavoce di Twitter ha dichiarato che i
ban sarebbero legati alla
“condivisione in tempo reale di dati di localizzazione”, che è vietata
dalle nuove
Regole di Twitter
anche quando queste informazioni sono pubbliche.

Se usate Twitter, insomma, teoricamente potreste trovarvi nei guai se postate
una foto di un vostro amico mentre state mangiando insieme al ristorante e il
tweet è geolocalizzato automaticamente, come capita spesso.

A giudicare da vari tweet di Elon Musk, i giornalisti sarebbero stati bannati
per aver segnalato ai loro lettori l’esistenza di un account che era su
Twitter e ora è su Mastodon e permette di sapere dove si trova il suo jet
personale, cosa che secondo Musk avrebbe permesso a uno stalker di
accostarsi a un’auto che trasportava almeno uno dei suoi figli a Los Angeles.
La polizia della città, però,
non ha trovato alcun nesso
fra questo account e l’episodio di stalking contestato da Musk, che è
avvenuto 23 ore dopo l’ultimo tweet di tracciamento da parte di
@elonjet e a circa 40 chilometri di distanza dall’aeroporto.

Inoltre alcuni dei giornalisti bannati non avevano nemmeno menzionato questa
vicenda (Lorenz, per esempio, si era limitata a chiedere a Musk un commento),
e nessuno di loro aveva pubblicato informazioni sugli spostamenti in auto di
Musk o della sua famiglia (Lorenz è stata
accusata
nel 2022 di aver condiviso un indirizzo di abitazione, via Twitter e in un
articolo
per il New York Times, ma di un’altra persona e in una
vicenda legale
completamente slegata da Musk e famiglia).

Alcuni di questi giornalisti hanno semplicemente citato l’account
Twitter @elonjet, che pubblicava in tempo reale, usando dati pubblici,
i voli del jet di Musk per segnalarne l’impatto ambientale ed è stato nel
frattempo sospeso da Twitter il 13 dicembre.

Zoe Kleinman, technology editor per la BBC, ha
riassunto la
situazione come segue:

[…] Fondamentalmente, Elon Musk ha abbattuto e fatto precipitare in fiamme
il suo tanto strombazzato impegno per la “libertà di parola”. Libertà di
parola, purché la parola non lo faccia arrabbiare personalmente: questo sembra
essere il messaggio.

Il 16 dicembre Elon Musk ha avviato un
sondaggio
fra gli utenti di Twitter chiedendo se gli account dei giornalisti andassero
ripristinati subito o entro una settimana: ha vinto con il 58,7% l’opzione
“subito”, e Musk ha
dichiarato
che avrebbe revocato immediatamente le sospensioni. 

Il 17 dicembre Twitter ha
annunciato
di aver iniziato a ripristinare alcuni account che erano stati sospesi perché
riteneva che la sospensione permanente fosse una
“azione sproporzionata per la violazione delle regole di Twitter”.
Twitter non ha indicato quali fossero gli account in questione, ma alcuni
degli account dei giornalisti che erano stati sospesi risultano ora
parzialmente
riattivati
(CNN).

Ma il 21 dicembre molti dei giornalisti bannati hanno
dichiarato
che in realtà i loro account non sono stati affatto ripristinati: risultano
visibili agli altri utenti, ma non possono più pubblicare nulla se prima non
rimuovono i tweet che forniscono al pubblico l’informazione,
giornalisticamente rilevante, che esiste un modo semplice per sapere dove si
trovano i jet personali di Elon Musk e di molti altri miliardari e sapere
quanto inquinano usando soltanto informazioni pubbliche.

Sì, i jet personali sono tracciabili usando solo dati pubblici. Anche quello
di Musk

Elon Musk afferma che pubblicare i dati dei suoi voli è doxxing, ossia
rivelazione di dati privati, e
dichiara
(16 dicembre) che il suo aereo
“non è tracciabile senza usare dati non pubblici” (“My plane is actually not trackable without using non-public data”). Ma non è vero.

Un’indagine dettagliata di Open
sui singoli ban ai giornalisti spiega infatti che i dati di volo in
tempo reale degli aerei, compresi i jet privati, sono pubblici: vengono
trasmessi via radio in chiaro da appositi localizzatori di bordo (Automatic Dependent Surveillance – Broadcast
o ADS-B, obbligatorio nello spazio aereo USA) e sono pubblicamente
accessibili da chiunque acquisti un semplice ricevitore.

Per consultarli, anche senza ricevitore, è sufficiente visitare un sito come
Flightradar24 oppure
ADSBExchange e sapere qual è
l’identificativo del jet privato che interessa. Quello del jet di Musk è
N628TS: un dato facilissimo da trovare con Google, per esempio su
Superyachtfan.com, che cita appunto questo identificativo, che è dipinto a grandi lettere
sull’aereo stesso. L’aereo è un Gulfstream G650ER del 2015, che vale 70
milioni di dollari.

C’è una diffusa diceria secondo la quale sarebbe impossibile tracciare il jet
personale di Musk senza usare dati riservati perché Musk avrebbe usato
un’opzione di mascheramento dell’identificativo, il cosiddetto
PIA (Privacy ICAO Address, spiegato benissimo
qui), ossia un identificativo temporaneo che cambia ogni 20 giorni lavorativi.
La diceria è sbagliata, come hanno
spiegato
Aric Toler di Bellingcat,
Olivier Tesquet
e
Veronica Irwin
di Protocol. L’identificativo ICAO dell’aereo di Elon Musk è
citato
pubblicamente nel
database della Federal Aviation Administration, su
FlightAware
e nei
dati di Flightradar24: è A835AF.

Immettendo questi dati in ADSBexchange si ottiene l’attuale localizzazione del
jet di Musk: per esempio, il 18 dicembre 2022 ho provato personalmente a
ottenerla ed è risultato che era in Qatar.

E in effetti quel giorno
Elon Musk era lì:

Ho segnalato quel tweet come violazione delle nuove
Regole di Twitter, che vietano la condivisione di informazioni di localizzazione in tempo
reale
anche se queste informazioni sono reperibili altrove pubblicamente,
come avevo già raccontato la settimana scorsa. Ma la segnalazione è stata
respinta.

Secondo le stime di @elonjet, il volo di Musk dalla California al Qatar
con ritorno in Texas ha consumato 65 mila litri di carburante e ha prodotto
163 tonnellate di emissioni di CO2, ossia l’equivalente
di 35 anni di emissioni di un’automobile a carburante.

Mastodon segnalato falsamente da Twitter come malware, poi non più

Il 16 dicembre Twitter ha
iniziato a impedire
agli utenti di condividere qualunque link che portasse al social network
alternativo Mastodon, indicando falsamente che si trattava di un link
“potenzialmente dannoso”.

Ci ho provato anch’io, linkando semplicemente il sito del server originale di
Mastodon, ossia Mastodon.social, e il tweet in effetti è stato respinto con il
messaggio “Qualcosa è andato storto, ma non preoccuparti. Riproviamo” e
“La richiesta non può essere completata poiché Twitter o un suo partner ha
identificato questo link come potenzialmente dannoso. Per saperne di più,
visita il nostro Centro assistenza.”

Twitter ha anche bloccato l’inclusione di qualunque link a Mastodon nelle
informazioni dei profili, con un avviso ingannevole che affermava che era
“considerato pericoloso (malware)”:

Nei giorni successivi questi blocchi sono stati revocati dopo le proteste
degli utenti, per cui ora è di nuovo possibile pubblicare tweet che contengono
link a Mastodon e includere questo tipo di link anche nella propria bio su
Twitter.

Divieto di link ad altri social, poi ritirato

Il 18 dicembre l’account ufficiale
@TwitterSupport
ha annunciato che sarebbero stati rimossi
“gli account creati solo allo scopo di promuovere altre piattaforme social
e il contenuto contenente link o nomi utente per le seguenti piattaforme:
Facebook, Instagram, Mastodon, Truth Social, Tribel, Nostr e Post.”

We recognize that many of our users are active on other social media
platforms. However, we will no longer allow free promotion of certain social
media platforms on Twitter. Specifically, we will remove accounts created
solely for the purpose of promoting other social platforms and content that
contains links or usernames for the following platforms: Facebook, Instagram,
Mastodon, Truth Social, Tribel, Nostr and Post. We still allow cross-posting
content from any social media platform. Posting links or usernames to social
media platforms not listed above are also not in violation of this policy.

Il nuovo regolamento in merito (pubblicato
qui) ha
causato
la
reazione
di molti utenti influenti di Twitter che si sono trovati sospesi dal social
network di Elon Musk, ma poche ore dopo è stato rimosso e sono stati rimossi
anche i tweet che lo annunciavano (una copia permanente di questo regolamento
molto effimero è
archiviata qui; i tweet di annuncio sono
archiviati qui). Se questo regolamento fosse stato introdotto definitivamente, sarebbe
stato probabilmente in violazione del
Digital Markets Act
europeo, che regolamenta i comportamenti dei social network, con sanzioni
pesantissime.

Successivamente l’account ufficiale @TwitterSafety ha avviato un
sondaggio, che si è concluso con l’87% di contrari al divieto di linkare altri social
network.

Paradossalmente, Twitter pratica attualmente e da tempo quello stesso
comportamento che avrebbe voluto vietare in casa propria: infatti ha degli
account puramente autopromozionali su
Instagram e su
Facebook.

Il battibecco pubblico con i giornalisti, le accuse false di Musk

Il 16 dicembre Elon Musk si è inoltre unito a un dibattito online tenutosi su
Twitter, usando la funzione
Twitter Spaces
che consente conversazioni vocali di gruppo, e ha detto che i giornalisti
stavano condividendo il suo indirizzo. Quando gli hanno fatto notare che non
era vero, e che lui stava usando lo stesso metodo di blocco dei link che aveva
trovato così inaccettabile quando era stato
usato per la vicenda del laptop di Hunter Biden, Elon Musk se ne è andato senza rispondere ad altre domande.

Riporto qui sotto la
trascrizione
del suo breve intervento.

Musk: Well, as I’m sure everyone who’s been doxxed would agree, showing
real-time information about somebody’s location is inappropriate. And I think
everyone would not like that to be done to them. And there’s not going to be
any distinction in the future between simple journalists and regular people.

Everyone is going to be treated the same—no special treatment.
You doxx, you get suspended. End of story. And ban evasion or trying to be
clever about it, like “Oh, I posted a link – to the real-time information,”
that’s obviously something trying to evade the meaning, that’s no different
from actually showing real-time information.

Katie Notopoulos: When you’re saying, ‘posting a link to it,’ I mean, some of
the people like Drew and Ryan Mac from The New York Times, who were banned,
they were reporting on it in the course of pretty normal journalistic
endeavors. You consider that like a tricky attempted ban evasion?

Musk: You show the link to the real-time information – ban evasion,
obviously.

Katie Notopoulos: Drew, I don’t think you were posting the real-time
information, right?

Drew Harwell: You’re suggesting that we’re sharing your address, which is not
true. I never posted your address.

Musk: You posted a link to the address.

Drew Harwell: In the course of reporting about ElonJet, we posted links to
ElonJet, which are now banned on Twitter. Twitter also marks even the
Instagram and Mastodon accounts of ElonJet as harmful.

We have to acknowledge, using the exact same link-blocking technique that you
have criticized as part of the Hunter Biden-New York Post story in 2020.

So what is different here?

Musk: It’s not more acceptable for you than it is for me. It’s the same
thing.

Drew Harwell: So it’s unacceptable what you’re doing?

Musk: No.

You doxx, you get suspended.
End of story. That’s it.

Circa mezz’ora dopo,
l’intero servizio
Twitter Spaces
è stato
disabilitato
. È poi tornato online nei giorni successivi.

Musk litiga pubblicamente anche con gli esperti di marketing e di informatica
e li insulta

In una discussione su Twitter Spaces fra esperti di marketing pubblicitario,
Musk li ha interrotti affermando che stavano dicendo stupidaggini quando in realtà stavano parlando delle basi di come funziona la pubblicità nei social:

In una conversazione, sempre su Twitter Spaces, con ex ingegneri informatici
di Twitter, quando uno di loro gli ha chiesto di descrivere tecnicamente cosa
non andasse bene dell’attuale software del social, Musk ha tagliato corto e
gli ha dato del “jackass”, ossia dell’ignorante.

Il sondaggio di Musk se stare a capo di Twitter o no

Il 19 dicembre Elon Musk ha tweetato un sondaggio, indetto da lui stesso, per
chiedere se restare a capo di Twitter o no, aggiungendo che avrebbe rispettato
l’esito del sondaggio. “Vox populi, vox dei”, diceva. Il risultato
finale, con circa 17 milioni di account partecipanti, è stato che il 57,4% è a
favore della sua rinuncia alla carica.

Dopo due giorni di sostanziale silenzio, Musk ha
annunciato
il 21 dicembre che si dimetterà dal ruolo di CEO non appena troverà
“qualcuno abbastanza
incosciente
da accettare l’incarico”
e che resterà a capo dei reparti software e server (“I will resign as CEO as soon as I find someone foolish enough to take the
job! After that, I will just run the software & servers teams.”
).

A Twitter, insomma, regna ancora la confusione e non c’è un piano organico di
ristrutturazione: le decisioni vengono prese sull’impulso del momento, senza
valutarne le conseguenze.

La burla di “John Mastodon”

E per finire, se vi state chiedendo perché si parla tanto online del signor
John Mastodon ed è così popolare l’hashtag #JohnMastodon, tutto nasce
da un errore di un giornalista, Isaac Schorr, che il 16 dicembre ha scritto su
Mediaite.com un articolo sulla vicenda Twitter (copia d’archivio qui) nel quale voleva parlare dell’account Twitter @joinmastodon, che era
stato bandito, ma ha invece scritto John Mastodon, descrivendolo come
“il fondatore di una società concorrente nei social media che prende il
nome da lui”

(“the platform removed John Mastodon, the founder of a competing social
media company named after himself”
).

Ed è così che
è nato un mito, con memi, biografie inventate e fotografie dell’inesistente signor John
Mastodon generate con l’intelligenza artificiale.

Fonti aggiuntive:
BBC;
Ars Technica;
Gizmodo.

Twitterremoto, prima puntata: il caos dei bollini, uffici chiusi, licenziamenti di massa

Twitterremoto, prima puntata: il caos dei bollini, uffici chiusi, licenziamenti di massa

Pubblicazione iniziale: 2022/11/12 18:54. Ultimo aggiornamento: 2022/12/22 10:10. L’articolo è stato estesamente aggiornato e modificato per tenere
conto degli eventi ed è disponibile anche in
versione podcast audio. L’immagine qui accanto è di origine ignota.

Elon Musk è diventato il nuovo proprietario di Twitter il
27 ottobre
scorso, dopo una sofferta trattativa iniziata ad
aprile, e da allora in questo social network regna il caos. La vicenda sta
diventando talmente intricata e assurda che credo sia utile riassumere gli
eventi principali avvenuti fin qui, anche perché alcuni sono talmente
incredibili che fra qualche anno probabilmente ci chiederemo se sono accaduti
realmente.

[Prevengo subito una domanda ricorrente: no, al momento non ho intenzione
di lasciare Twitter e/o migrare a Mastodon. Non ho tempo di studiare
Mastodon a fondo e credo che non abbia ancora una massa critica e una
facilità d’uso sufficienti.]

Il
4 novembre
Musk ha licenziato circa metà dei 7500 dipendenti di Twitter.

Il giorno successivo,
5 novembre, è stata attivata una nuova versione di Twitter Blue, il servizio a
pagamento di Twitter, disponibile soltanto a chi risiede negli Stati Uniti, in
Canada, in Australia, in Nuova Zelanda e nel Regno Unito. Fra le sue varie
funzioni, il nuovo Twitter Blue consente agli utenti di questi paesi di
acquistare per 8 dollari al mese un “bollino blu” che compare accanto al loro
nome.

Il problema è che questo bollino blu somiglia in tutto e per tutto al bollino
che per anni ha contraddistinto gli utenti che si erano autenticati, dando a
Twitter prova della propria identità e notorietà. Quel bollino che permetteva
a tutti gli utenti di essere certi di leggere gli account reali di politici,
celebrità e testate giornalistiche e non qualche loro impostore.

Questa novità, voluta espressamente da Elon Musk nonostante gli
avvisi di pericolo
dei suoi addetti alla sicurezza, è stata vista immediatamente come un errore
tecnico colossale, e non è difficile capire perché. Immaginate che il governo
decida che da domani il vostro passaporto non è più un documento che attesta
con certezza chi siete, ma è un libretto che chiunque può comperare per otto
dollari mettendoci il nome che gli pare. Compreso il vostro. Non
occorre essere geni per prevedere che scoppierebbe il caos e le truffe
dilagherebbero. E infatti è esattamente quello che è successo su Twitter.

Numerosi spammer, truffatori e semplici burloni hanno immediatamente
cominciato a creare account Twitter a nome di persone e aziende famose e hanno
ottenuto il bollino blu che agli occhi dell’utente medio li faceva sembrare
autenticati.

Una delle persone maggiormente
prese di mira
è stata proprio Elon Musk: moltissimi utenti hanno cambiato il proprio nome
online assumendo il suo, per rendere evidente quanto fosse assurdo, pericoloso
e ridicolo questo cambiamento radicale voluto dal nuovo CEO di Twitter. Musk,
che fino a quel momento si era dichiarato in favore della libertà di
espressione assoluta, ha subito corretto il tiro quando quella libertà è stata
usata per sbeffeggiarlo.

Il
9 novembre
Twitter ha reagito al caos
attivando
ad alcuni utenti una spunta grigia, accompagnata dalla parola
Official, per indicare gli account realmente autenticati e distinguerli
da quelli paganti. Ma il giorno stesso ha
disattivato
questa funzione, creando ulteriore confusione.

Il voltafaccia repentino è ben documentato anche da due tweet consecutivi di
@TwitterSupport:
“We’re not currently putting an “Official” label on accounts but we are
aggressively going after impersonation and deception.”
(9 novembre). Due giorni dopo (11 novembre):
“To combat impersonation, we’ve added an “Official” label to some
accounts.”

Le inevitabili e ovvie conseguenze di questa scelta scellerata di mettere in
vendita a otto dollari quello che fino all’altroieri era un forte indicatore
di autenticità sono state ben peggiori di una presa in giro collettiva.

Il 10 novembre qualcuno infatti ha creato un falso account usando il nome e il
logo della casa farmaceutica Eli Lilly, ha pagato gli otto dollari per avere
il bollino blu che tutti ancora considerano sinonimo di autenticazione, e poi
ha usato quel falso account per
annunciare
che l’insulina sarebbe diventata gratuita (“We are excited to announce insulin is free now”).

L’annuncio dell’impostore è rimasto online per più di sei ore,
ottenendo milioni di visualizzazioni. Le azioni della casa farmaceutica sono
precipitate, portando con loro anche quelle di Novo Nordisk e Sanofi, visto
che queste tre società forniscono il 100% dell’insulina usata negli Stati
Uniti e il 90% di quella usata nel mondo
[fonte:
Investor’s Business Daily]
. Eli Lilly ha poi recuperato in Borsa, ma il giorno successivo ha
sospeso
tutti i propri investimenti pubblicitari in Twitter e tutte le sue
comunicazioni aziendali in tutto il mondo sul social network di Elon Musk.

Insomma, con otto dollari qualcuno è riuscito a far perdere a Twitter un
inserzionista che ne vale milioni. Colpa anche del fatto che Twitter, con metà
del personale licenziato, non ha rimosso per ore l’account fasullo, nonostante
le chiamate frenetiche dei rappresentanti della casa farmaceutica. E Eli Lilly
non è l’unica grande azienda ad aver messo in pausa i propri investimenti
pubblicitari su Twitter: nei giorni precedenti lo avevano già
fatto
Ford, General Motors, Pfizer e Audi, giusto per fare qualche nome
[fonte:
Wall Street Journal]
.

Sempre il 10 novembre è comparso un account con il bollino blu e con il nome e
il logo della Pepsi, che ha
scritto
“Coke is better”. Questo tweet è rimasto online per
18 ore
prima di essere sospeso.

Un altro falso account con bollino blu, nome e logo di Tesla ha
annunciato
diecimila auto a sostegno dei militari ucraini perché
“le nostre auto sono gli ordigni esplosivi più sofisticati sul mercato”
e poi ha postato altre
crudelissime satire su di Tesla.

Qualcuno ha anche creato l’account @ChiquitaBrands, lo ha fatto
“verificare” pagando otto dollari e lo ha usato per impersonare la famosa
marca di banane,

pubblicando

messaggi satirici del tipo
“Abbiamo appena rovesciato il governo brasiliano”.

Un account apparentemente “verificato” ha
finto
di essere la Lockheed Martin e ha annunciato la sospensione di
“tutte le forniture di armi all’Arabia Saudita, a Israele e agli Stati
Uniti fino a quando ci sarà un’ulteriore inchiesta sui loro trascorsi di
abusi dei diritti umani”
. Chi l’ha creato è riuscito a farsi approvare e bollinare da Twitter un
account che si chiamava @LockheedMartini. Dubito che sia quello il nome
sulla carta di credito usata per pagare gli otto dollari.

Poi c’è Nintendo, che si è vista
comparire
un account Twitter “verificato” a suo nome, con l’immagine di Mario che mostra
il dito medio, e altri
tweet scurrili. Ovviamente gli utenti hanno inviato proteste al vero account Twitter
di Nintendo.

Non sono mancati neanche gli account “verificati” che sembravano appartenere a
persone famose, dagli
sportivi
agli ex presidenti degli Stati Uniti. Un account “verificato” a nome di George
W. Bush ha
scritto
Mi manca ammazzare gli iracheni”; un altro a nome di Tony Blair gli ha
risposto
che manca sinceramente anche a lui. E quello che sembrava essere l’account
Twitter di Donald Trump, con tanto di bollino, ha
dichiarato
“Gente, ho perso”.

La lista potrebbe continuare a lungo, con
Rockstar Games,
Roblox,
British Petroleum
e tanti altri
esempi. Tutto dimostra che in questo momento Twitter non fa il benché minimo
controllo preliminare di identità prima di concedere quello che insiste a
chiamare esplicitamente un bollino di verifica. Un disastro, insomma.

Gli account falsi alla fine sono stati sospesi, ma sono rimasti online a
lungo. Il rischio di confusione e disinformazione e il danno d’immagine ai
marchi sono assolutamente evidenti. Uno dei valori fondamentali per qualunque
inserzionista, ossia la brand safety, la tutela del marchio, è stato
fatto a pezzi e buttato nel cassonetto dell’immondizia dalla scelta di mettere
in vendita i bollini.

Omnicom Media Group, una delle più importanti agenzie pubblicitarie, che
gestisce marchi come McDonald’s, Apple e Pepsi, sta raccomandando ai propri
clienti di sospendere gli investimenti pubblicitari su Twitter
[fonte:
The Verge].

Il bollino in vendita senza alcuna verifica di identità è infatti
inaccettabile per i marchi. È invece una grande attrattiva per gli
hater, che lo stanno
comprando
per aumentare la propria visibilità.

Il 10 novembre è arrivata anche la
notizia
delle dimissioni di alcuni dei dirigenti chiave di Twitter, dovute al fatto
che le modifiche ordinate in fretta e furia da Musk devono sottostare a un
riesame di sicurezza, che però non è possibile fare alla velocità con la quale
si stanno susseguendo i cambiamenti. Hanno lasciato Twitter:

  • Yoel Roth, responsabile per la
    fiducia e sicurezza (Global Head of Trust and Safety), che aveva
    l’incarico di proteggere Twitter da manipolazioni, amplificazioni
    artificiali di tweet, spam e account falsi, e di garantire l’integrità del
    social network durante le elezioni;
  • Lea Kissner, responsabile in capo per la sicurezza informatica (CISO);
  • Damien Kieran, responsabile in
    capo per la privacy (Chief privacy officer);
  • e Marianne Fogarty,
    responsabile primaria per la conformità alle normative (
    Chief compliance officer
    ). 

Lo stesso giorno Elon Musk ha
dichiarato
che ci sono troppi bollini blu originali che sono “corrotti” e che
quindi secondo lui non ci sarebbe altra scelta che eliminarli nei prossimi
mesi (“Far too many corrupt legacy Blue “verification” checkmarks exist, so no
choice but to remove legacy Blue in coming months”
). E quando un utente ha obiettato che però il vecchio sistema aiutava molto
a prevenire le truffe, Musk gli ha
risposto
laconicamente “$8”.

L’11 novembre:

  • Elon Musk ha risposto a voce per circa un’ora alle domande dei dipendenti di
    Twitter.
    The Verge
    ha pubblicato una trascrizione integrale delle sue dichiarazioni.
  • Twitter ha
    sospeso completamente
    la
    possibilità
    di acquistare il bollino blu almeno fino al 29 novembre, secondo un
    tweet di Elon Musk.
  • Twitter ha iniziato a
    riattivare
    la spunta grigia di autenticazione, ma
    solo
    per account di grandissima notorietà e istituzionali, come la
    BBC (CNN
    e Rai hanno ricevuto la spunta
    intorno al 15 novembre; alla stessa data, la
    RSI non ce l’ha ancora).

Nei giorni successivi è successo davvero di tutto.

Il 12 novembre Elon Musk ha tweetato un’affermazione falsa a proposito della
potenza di Twitter e il suo post è stato
etichettato
come falso da
Birdwatch, il servizio anti-fake news di Twitter.

[Fra l’altro, il 12 novembre ho partecipato al servizio del
Telegiornale
della RSI che descrive il caos delle spunte blu: lo trovate qui sotto]

Il 13 novembre Musk è stato criticato pubblicamente da alcuni suoi dipendenti
di Twitter, su questioni strettamente informatiche, e ha reagito licenziandoli
in tronco, con buona pace delle sue promesse di difesa della libertà di
parola. Nei giorni successivi il numero di dipendenti contestatori e
dimissionari
è
cresciuto
e tuttora continua a crescere
[Punto informatico;
The Verge]
.

Sempre il 13 novembre il CEO di Twitter ha litigato online con un senatore
degli Stati Uniti, Edward Markey, perché un giornalista del
Washington Post (paywall) aveva sfruttato le nuove regole di Twitter per creare un falso account
verificato a nome del senatore, e
quando
il senatore ha
chiesto spiegazioni
a Musk su come fosse stato possibile, il proprietario di Twitter gli ha
risposto pubblicamente
“Forse perché il tuo vero account sembra una parodia?” invece di
affrontare il problema. Forse Musk non ha considerato che il senatore Markey è
membro influente di
comitati governativi
che riguardano le telecomunicazioni e lo spazio
[CNBC;
Axios]
.

La telenovela continua, con dipendenti appena licenziati ai quali Twitter
chiede di tornare in azienda, annunci di Elon Musk che paventano la bancarotta
del social network e
minacce
dello stesso Musk di licenziare chiunque non sia disposto a dedicare i
prossimi mesi a lavorare giorno e notte al suo “Twitter 2.0”.

—-

2022/11/18 9:45. Intorno alle 7 italiane di stamattina
[dopo la chiusura del podcast], la
BBC ha segnalato che
Twitter ha chiuso temporaneamente tutti gli uffici fino a lunedì 21 novembre.
Non è stata comunicata alcuna motivazione per la chiusura. Intanto la BBC e Il Post
segnalano che molti dipendenti stanno dando le dimissioni dopo la
richiesta
di Elon Musk di impegnarsi formalmente a lavorare
“per tante ore ad alta intensità” oppure essere licenziati.

Per tutta risposta, Musk ha
tweetato
che
“la gente migliore sta restando, per cui non sono super preoccupato” (“The best people are staying, so I’m not super worried”) e un
meme
di una tomba sulla quale c’è il logo di Twitter.

Intanto è diventato popolarissimo (oltre 270.000 like) un
tweet
nel quale una persona, Alex Cohen, dice di essere il gestore degli accessi
agli uffici di Twitter e di essere fra i licenziati. Prosegue dicendo di
essere stato chiamato personalmente da Elon Musk per tornare a ridare accesso
alla sede centrale dell’azienda perché erano rimasti chiusi fuori.

Il tweet ha effettivamente ricevuto i
ringraziamenti
di Musk (non di un impostore), ma si tratta di umorismo non dichiarato: Alex
Cohen nel proprio profilo scrive “Mostly parody account” e Birdwatch,
il servizio anti-fake news di Twitter, nota che
“this is a joke” notando che lo stesso account pochi giorni fa aveva
dichiarato di essere stato licenzato da un’altra azienda.

—-

Nel frattempo sembra essere crollata una delle tesi principali di Elon Musk,
ossia che gli spammer sarebbero stati dissuasi perché il pagamento del bollino
(senza il quale sarebbero stati relegati tra i plebei sostanzialmente
invisibili) avrebbe richiesto il sacrificio di una carta di credito che
sarebbe stata subito bandita. Come si è visto, ci sono moltissimi utenti più
che disposti a questo sacrificio (fatto magari anche con una carta prepagata
usa e getta) in cambio di un graffiante marameo a un politico o di un danno
economico miliardario a un’azienda potente e detestata.

[C’è anche un dettaglio tecnico interessante da verificare:
sembra
che sarà possibile attivare Twitter Blue gratis, rendendo quindi
trascurabile il costo per gli spammer e vanificando la giustificazione di
Musk per l’introduzione del costo mensile. Il trucco consisterebbe
nell’attivare Twitter Blue usando i pagamenti in-app di Apple e nel chiedere
subito dopo il rimborso. Il bollino blu resterebbe attivo comunque per 30
giorni. Ora non è possibile verificare questa segnalazione, ma sarà
interessante farlo quando Twitter Blue tornerà disponibile.]

2022/11/19 6:20. Elon Musk ha lanciato un paio d’ore fa un sondaggio per chiedere ai suoi 116 milioni di follower se ripristinare l’account dell’ex presidente Donald Trump, aggiungendo “Vox Populi, Vox Dei”. Finora, con circa 5,4 milioni di voti, prevale il sì.