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Scie chimiche a Controradio

Scie chimiche a Controradio

Ore 9:30, lezioni di sciachimismo alla radio

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

L’emittente Controradio di Firenze ospita a partire dalle 9.30 una discussione sulle cosiddette “scie chimiche”. Se vi interessa ascoltare o partecipare, lo streaming è qui, il numero di telefono è (0039)055-73-99933 e la mail è controradio chiocciola controradio.it. Io sarò in ascolto via streaming.

Post eventum

È stata presentata la solita serie di affermazioni senza capo né coda ma soprattutto senza prove concrete. Per fortuna, una volta tanto hanno potuto parlare anche gli addetti ai lavori, compresi i piloti di linea, che hanno sbugiardato le asserzioni sciachimiste, mostrando quanto siano il frutto di semplice dilettantismo.

Il fisico che ha parlato di scie di condensazione descrivendole come fenomeno “rarissimo”, Corrado Penna, è un buon esempio di questo approccio incredibilmente superficiale. Perché non si consultano con i piloti, con i controllori di volo o semplicemente con le tabelle dei voli, prima di dire sciocchezze come quella che in certi giorni gli aerei di linea non volano proprio?

Bellissima la battuta di uno degli intervenuti: gli aerei sono misteriosi perché guardandoli da terra non hanno i finestrini? Se è per quello, anche gli autobus, visti da sotto, non hanno i finestrini. Che facciamo?

Come sempre, però, quello che mi colpisce è la passione per i complotti. Quando chiamano piloti da varie parti d’Italia, ossia le persone qualificate a parlare dell’argomento e fornire informazioni concrete, subito parte il sospetto: come mai tanto interesse per una trasmissione di una radio locale? Subito il pensiero corre all’idea che ci sia un’organizzazione, magari “legata a precisi ambienti” come ha pateticamente insinuato uno dei cronisti della trasmissione, mirata a zittire chi osa parlare di scie chimiche. Ma quale zittire? Anzi, più parlano gli sciachimisti e meglio è, perché dicono cose da delirio come quella qui accanto (tratta da qui) e si rendono ridicoli da soli.

Sveglia, gente: il tam tam di Internet lo sanno usare anche i piloti, mica solo gli sciachimisti, e quando si accusano i piloti, i meteorologi e i controllori di volo di essere omertosi complici di strage, magari questi s’incazzano un tantinello. E chiamano.

Credo che la trasmissione abbia messo in luce uno spunto interessante: cari sciachimisti, chiedete tanto di indagare sulle scie chimiche, ma di chi mai vi fidereste per le indagini? Quando vi risponde il governo, non vi fidate; quando vi rispondono i piloti, non vi fidate; quando vi rispondono i meteorologi, non vi fidate. E li accusate di far parte del complotto.

Aggiornamento 2009/03/13

Corrado Penna, uno dei sostenitori della teoria delle scie chimiche intervistati da Controradio, ha pubblicato un post nel suo blog (immagine qui accanto) nel quale sembra alludere a me con questa frase:

Mi hanno detto che qualcuno “molto attivo” nel disinformare sulle scie chimiche spacciandole per scie di condensa di vapore acqueo insinua che non io non abbia nessuna laurea in fisica.

Sia ben chiaro, come gli ho anche scritto privatamente: io non ho mai detto nulla del genere. Ma vedo che la sua fonte per quest’asserzione è il blog di Straker. Se è questo il modo in cui Penna acquisisce informazioni sugli argomenti di cui parla, il problema non è certo di laurea o non laurea, ma di metodo. Sarebbe stato assai più corretto chiedere a me.

Resto a disposizione per qualunque dibattito pubblico.

Aggiornamento 2009/03/13 17:20

Dopo uno scambio di e-mail con Penna in cui ho chiesto di rettificare l’allusione e ho ricevuto solo risposte decisamente scortesi, terminate con il rifiuto di ogni ulteriore dialogo da parte sua, Penna ha aggiornato il suo articolo come mostrato qui accanto.

Anche Penna, nonostante la laurea in fisica (conseguita, stando ai documenti che ha pubblicato, in ben nove anni invece dei quattro normali), si è dimostrato uguale a Straker e agli altri sostenitori delle “scie chimiche”: pronto a scagliare accuse assurde senza alcuna prova concreta (il “libro falsificato” e la laurea mancante a Simone Angioni) e chiuso a ogni dibattito.

Si può essere di idee differenti, ma alla base del metodo scientifico c’è il dialogo per confrontare le idee e i dati in modo da arrivare alla verità. Chi rifiuta il dialogo si pone al di fuori del metodo scientifico. Laurea o non laurea.

E a distanza di quattordici anni dalla nascita della teoria delle “scie chimiche”, siamo ancora qui ad attendere che i suoi sostenitori portino una sola prova degna di questo nome. Finora hanno prodotto molte chiacchiere, molte impressioni personali e molte accuse, ma nulla di concreto.

Senza le prove di base sull’esistenza di “scie chimiche”, tutto il resto dei discorsi su cosa sono, cosa fanno, chi le fa, è fuffa. Sarebbe ora di rendersene conto.

Sciachimisti, questa è per voi [UPD 2010/09/08]

Sciachimisti, questa è per voi [UPD 2010/09/08]

Regalate un momento d’estasi al vostro sciachimista locale: mostrategli questa foto

La lascio qui e me ne vado in punta di piedi.

Aggiornamento 2010/09/08

Come previsto, i pesciolini hanno abboccato all’esca. Coloro che si dichiarano così esperti nel riconoscere le “scie chimiche” nei video e nelle foto ci sono cascati con tutte le scarpe. Due hanno scritto che è “un falso che più falso non si può” e che “Un’analisi sommaria della foto evidenzia l’assenza di forti fonti di luce dietro il velivolo, che quindi non dovrebbe risultare così scuro. La foto è un falso”.

Più che sommaria, direi somaresca, visto che la foto è del fotografo appassionato d’aviazione Bernardo Malfitano di Airshow.com e proviene dall’esibizione di un caccia F-22 a Miramar, in California, nel 2008. Il caccia è nel punto più alto di un giro della morte e la pressione ridotta dell’aria sopra il velivolo fa scendere la temperatura dell’aria quanto basta per far condensare momentaneamente l’umidità che contiene. L’angolazione del sole (che è fuori dall’inquadratura) rispetto all’osservatore è proprio quella giusta per ottenere una rifrazione simile a quella di un comune arcobaleno.

Una versione ad alta risoluzione, con i colori esaltati come quella qui sopra, è pubblicata qui; la versione grezza è disponibile qui.

Ancora una volta, chi pensa di essere più illuminato degli altri ha dimostrato di essere invece solo un incompetente che vede falsificazioni e cospirazioni dappertutto e non sa neanche distinguere una foto reale da un falso. Don Chisciotte, fatti da parte.

La Svizzera lancia missili? Non proprio

La Svizzera lancia missili? Non proprio

Scia di un missile avvistata sopra Lugano?

Ricordate, quasi esattamente un anno fa, il panico in America per l’avvistamento di una scia verticale sul mare, che per molti giornalisti era quella di un missile lanciato in gran segreto, forse da qualche potenza straniera? L’allarme, rilanciato per esempio da Repubblica, si rivelò una bufala notevole. Un sunto della vicenda è nel mio articolo su Wired.it.

Oggi pomeriggio ho avvistato un altro “lancio di missile” proprio vicino al Maniero Digitale, a Grancia.

Missile svizzero? / 2

Missile svizzero / 3

Missile svizzero? / 1

È soltanto una scia di condensazione di un aereo, resa apparentemente verticale dalla prospettiva. Nell’ultima foto, gli oggetti sfocati semicircolari sono dello sporco che si è infilato nella fotocamera e non riesco a levare. L’illusione è resa ancora più forte dalla nuvola che sembra stare alla base della scia, proprio come lo sbuffo che si forma intorno alla rampa di lancio durante la partenza di un razzo.

Oppure sono le difese svizzere contro gli aerei che irrorano le “scie chimiche”. A proposito, il 18 novembre sarò a Radio IES per discutere di “scie chimiche” insieme a Rosario Marcianò, Giulietto Chiesa e Luigina Marchese. A loro potrebbero aggiungersi Corrado Penna e Tom Bosco. Potrebbe essere interessante.

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “vinxxe.

“Scie chimiche” alla radio stamattina

“Scie chimiche” alla radio stamattina

Dibattito a distanza sulle “scie chimiche”

Stamattina ho partecipato a una trasmissione in diretta su Radio IES a proposito delle “scie chimiche” insieme a sostenitori di questa bizzarra tesi di complotto: la registrazione dovrebbe essere pubblicata tra poco. Poi sono uscito per andare alla RSI per condurre il mio programma settimanale e ho visto queste enormi scie nel cielo altrimenti limpido. Sarà un caso?

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Le scie sono rimaste nel cielo a lungo, proprio come dicono gli sciachimisti, secondo i quali quelle persistenti siano “scie chimiche” spruzzate da chissà chi per avvelenare il mondo. “Scie chimiche” sopra casa mia? Ma io non sono uno dei prezzolati disinformatori che collaborano al complotto? Forza, sciachimisti, spiegatemi questa cosa.

Aggiornamenti

2011/11/20. La mia proposta di noleggiare un aereo da turismo e fare a sorpresa un prelievo di una presunta “scia chimica” è stata bocciata dai partecipanti sciachimisti (i soliti nomi, nessun esperto di settore, come consueto) con le scuse più bizzarre. A questo punto è chiaro che sono gli sciachimisti a non voler fare chiarezza sulla questione.

Radio IES ha pubblicato la registrazione su Youtube in varie parti che non ho tempo di catalogare. La mia registrazione della trasmissione (senza le pubblicità) è scaricabile qui.

Dibattito sulle “scie chimiche” annullato

Forfait degli sciachimisti: il faccia a faccia di Milano non si fa

Per il 20 marzo prossimo era previsto un faccia a faccia fra me e Tom Bosco sul tema delle “scie chimiche” presso la Libreria Esoterica, ma Bosco ha rinunciato all’incontro, per dirla con le parole dell’ufficio stampa di Nexus Edizioni, “a causa di problemi organizzativi di varia natura, non dipendenti dalla nostra volontà”.

Altri sostenitori della tesi delle “scie chimiche” sono stati contattati per sostituirlo, ma nessuno si è reso disponibile. Mi piacerebbe moltissimo raccontarvi i dettagli di questa vicenda e le motivazioni del forfait, ma si tratta di corrispondenza privata, quindi non chiedetemeli.

Come ho già detto agli organizzatori, resto a disposizione di chiunque voglia intavolare un dibattito alla pari sul tema delle “scie chimiche”. Forza, gente, fatevi avanti: non avrete mica paura di zio Paolo?

Disinformatico radio di ieri

Disinformatico radio di ieri

I temi del Disinformatico radiofonico di ieri. Bonus: intervista a un meteorologo sulle ”scie chimiche”

È disponibile temporaneamente qui il podcast della puntata del Disinformatico di ieri, dedicata alla violazione a fin di bene dell’account Twitter di Ashton Kutcher, agli aggiornamenti a raffica per browser e sistemi operativi, ai chiarimenti sul documentario della TV svizzera sulle “scie chimiche”, all’attacco DDOS contro il sito della CIA, contro WordPress e la Corea del Sud, e a Google che perde la mail di 40.000 utenti di Gmail.

A proposito di “scie chimiche”, a 8:25 e fino a 15:20 circa nel podcast trovate l’intervista telefonica a Piernando Binaghi, meteorologo, pilota e ingegnere aeronautico, notissimo in Canton Ticino per la sua pluripremiata conduzione della rubrica televisiva meteo della Radiotelevisione Svizzera. Trovate l’audio dell’intervista qui sotto:

Ed ecco la trascrizione dell’intervento di Binaghi:

Paolo: …abbiamo in linea Piernando Binaghi, che oltre a essere il popolarissimo conduttore del programma meteo della RSI è anche pilota e ingegnere aeronautico. Tre domande veloci a Piernando…

Binaghi: Buongiorno, è “ex pilota” a questo punto [ride] comunque….

P: Perché, perché adesso adesso ci sono solo i cattivi che volano, sono tutti….

Credit: RSI.ch

B: No no no, eh, pilotare è una passione, ma è onerosissima per il mio portafogli [ride] quindi non non me lo posso più permettere, pilotavo elicotteri e quindi… però, insomma, sia dal punto di vista accademico, come hai voluto ricordare, sia per quello meteorologico, insomma, è un problema sul quale spesso gli ascoltatori mi hanno… mi hanno portato, perché effettivamente è una questione che rimbalza su Internet da molto tempo. Adesso… ci sono tantissime cose da dire in merito a queste… a queste scie. Io giocherei… a sorpresa, in questo senso, cioè: sono scie naturali? No. Sono scie artificiali, nel senso che sono realizzate dai motori degli aeroplani che volano ad alta quota. Sono composte dalla chimica? Si, sono composte dalla chimica, perché abbiamo dentro dell’ossido di carbonio, degli ossidi di azoto, abbiamo dentro del… del cherosene incombusto, ma sono proprio questi elementi che fungono da àncora, da punto di aggregazione e di condensazione, i cosiddetti nuclei di condensazione, del vapore acqueo, che allo stato aeriforme si trova ad essere invisibile ma se è in alte concentrazioni, cioè se l’aria è molto umida, eh beh, trova estremamente divertente ritornare allo stato visibile, diciamo liquido e poi addirittura solido, perché queste scie sono fatte da minutissimi cristalli di ghiaccio. Quindi il vapore acqueo istantaneamente solidifica su questi… su questi elementi che vengono dispersi dai… dai motori a reazione. Ora il fatto che queste scie persistano a lungo non avviene sempre, perché tutti avremo notato che in certe giornate le scie sono persistenti e in altre giornate invece l’aereo lascia una scia molto corta o addirittura non la lascia per nulla. E perché questo avviene? Perché i motori funzionano sempre allo stesso modo… ma avviene perché la… le… caratteristiche dell’aria a quelle quote sono variabili, oserei dire, di minuto in minuto, di ora in ora, cioè non c’è mai la stessa situazione, l’aria non si presenta mai nella stessa configurazione, con lo stesso volto tutti i giorni, quindi quando l’aria è più umida le scie sono più persistenti.

P: Ecco quindi… quindi per esempio una cosa che… Sulla persistenza, è vero, come si è detto nel documentario, che una scia che duri più di due minuti è da considerare anomala e sospetta?

B: Ma no! Le scie possono durare molto perché se, se l’aria è così… umida da aver rilasciato, da aver, così, dato modo al vapore di realizzare una grande quantità di cristalli di ghiaccio, ebbene, devono cambiare le condizioni. Innanzi tutto la scia si deve gradualmente disperdere, ci devono essere dei venti, e invece se i venti in quota sono debolissimi questo non favorisce la dispersione delle scie. Ma non solo: anche le caratteristiche dell’aria devono cambiare, devono modificarsi, è chiaro che non può persistere per interi giorni, una stessa scia.

P: E se qualcuno decidesse da domani di cominciare a fare irrorazioni chimiche nel cielo, voi meteorologi ve ne accorgereste.

B: Di cominciare a fare? Scusa non ho capito.

P: Irrorazioni chimiche, come si sostiene secondo questa teoria.

B: Ah, beh… Con questo non… Allora, io non voglio escludere che ci siano, visti i tempi poi, voglio dire, dei [ride] dei dittatori o dei, voglio dire, dei capi di stato che magari segretamente vogliono sperimentare delle… delle modalità belliche basate sulla dispersione nell’aria di miscele nocive, venefiche, eccetera; noi questo siamo liberi di pensarlo. Ma bisogna essere sicuri di poterlo provare. Allora, i dati che noi abbiamo a nostra disposizione.. ci fanno capire che in base a tutte le fotografie che sono emerse – poi anche sulle fotografie potremmo fare dei grandi distinguo – questi fenomeni sono da ricondurre a quella caratteristica fenomenologica che ho appena brevemente riassunto. Faccio un inciso proprio sulle fotografie, perché oggi giorno è facilissimo anche camuffare le fotografie, eh. Voglio dire, vendere delle foto…

P: Infatti, infatti gli esperti hanno notato che ci sono molte fotografie di questo genere che sono state manipolate per farle sembrare più drammatiche. Quindi possiamo stare tranquilli in sostanza?

B: Allora, io non starei… io sono mai tranquillo [ride] perché voglio sempre guardare la situazione. Relativamente a questo fenomeno, non mi preoccupa; mi preoccupa il fatto che certo, c’è un’azione inquinante comunque fatta da quegli elementi, dagli aerei, e certo se uno abita vicino a un hub, cioè un grande aeroporto intercontinentale, ovviamente queste scie saranno più frequenti, più persistenti, perché tutti gli aerei vanno lì.

P: Perché comunque gli aerei inquinano, come del resto anche le automobili e tutti gli oggetti che hanno un combustibile.

B: Per ora.

P: Benissimo! Direi che per ora siamo tranquilli, sempre che la CIA non abbia spento il sito, come dicevamo poco fa, per riattivare perché sta cambiando gli spruzzatori [ride]. Non lo sappiamo, ma grazie a Piernando Binaghi per il chiarimento.

Faccia a faccia con uno sciachimista / 2

Faccia a faccia con uno sciachimista / 2

A tu per tu con chi crede alle “scie chimiche” (seconda parte)

La prima parte di questo articolo è pubblicata qui. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Le immagini di scie di condensazione e di aerei sono state scattate da me a Carona, vicino a Lugano, l’8/3/2009 e non si riferiscono agli aerei citati nel resoconto. Gli eventi dell’incontro descritti sono reali e sono avvenuti il 28 febbraio 2009 a Barbengo, vicino a Lugano. Questo non è un racconto di fantasia.

Prosegue il resoconto dell’incontro che ho avuto alcuni giorni fa con un sostenitore della teoria delle “scie chimiche”, noto su Internet con il nomignolo di Vibravito, allo scopo di conoscere di persona la psicologia di chi crede alle grandi ipotesi di complotto.

Stiamo conversando da una ventina di minuti. Vibravito sostiene che vi sia una contraddizione fra una frase scritta da La Russa e una scritta da me sull’argomento: La Russa dice (secondo Vibravito): “in assenza di vento la permanenza delle scie così prodotte può protrarsi anche per diverse ore”. Io ho scritto, nota sempre Vibravito, che il mio video di ripresa temporizzata (time-lapse) delle scie sopra casa mia a Lugano “permette di apprezzare la persistenza delle scie di condensa quando le condizioni in quota sono favorevoli e di notare come il vento le trasporti senza alterarne molto la linearità e senza disperderle granché”. Secondo Vibravito, questo è “l’esatto opposto di quello che ha detto La Russa”, e sono queste “contraddizioni” che gli inducono dubbi sulla della sincerità dei debunker.

Tento di spiegare che la contraddizione non c’è, perché bastano conoscenze elementari di fisica e un po’ di osservazioni del mondo reale per notare che una scia di condensa, esattamente come una nuvola, può persistere e mantenere la propria forma generale sia quando non c’è vento, sia quando è trasportata da un vento uniforme. Ma è troppo interessante l’aspetto psicologico: Vibravito osserva e scova (a suo parere) contraddizioni ovunque nella tesi “avversaria”, ma non si accorge delle contraddizioni e delle assurdità delle tesi sciachimiste. Le scie chimiche servirebbero per far piovere, ma anche per non far piovere; servirebbero per le comunicazioni militari, ma anche per disseminare nanomacchine e il morbo di Morgellons. Oppure, come vedremo tra poco, per i rilevamenti tridimensionali del terreno. Scie davvero tuttofare, secondo questa visione; meglio di un coltellino svizzero.

Gli chiedo quindi come spiega il fatto che lui, che non è un esperto, trova queste contraddizioni, ma i meteorologi, i chimici, i piloti, insomma gli esperti, dicono che tutto va bene e che non ci sono queste presunte contraddizioni.

“Perché gli è stato gentilmente consigliato di lasciar perdere”.

I meteorologi sanno ma tacciono

Gli chiedo in concreto come funzionerebbe questo “consiglio”: che so, uno arriva in accademia aeronautica, o va a scuola di meteorologia, e appena fa qualche domanda sulle scie di condensa arriva qualcuno che gli dice “No, figliolo, tu non devi parlare di questa cosa”? Vibravito glissa ed elude ripetutamente la domanda, secondo un modello comportamentale molto diffuso fra i sostenitori delle più disparate teorie di cospirazione quando si trovano a corto di argomenti, ma io continuo a rifarla.

“Dovresti saperlo tu meglio di me come funziona”, ribatte. Sembra realmente convinto che io sia parte di una cricca di Men in Black che si aggira nelle università e nelle accademie per zittire chi osa fare domande proibite. È molto a disagio nel rispondere, ma io insisto.

Alla fine argomenta che i meteorologi ormai sono tutti militari, che come tali hanno il segreto militare e quindi viene detto loro di non parlare. “I meteorologi sono quelli più… facilissimi da coinvolgere, ormai sono tutti militari”. Gli faccio notare che in molti altri paesi i meteorologi sono invece dei civili. Ammette che non lo sapeva. La sua tesi si sgonfia completamente, come il tendone di un circo al quale cedono di colpo tutti i sostegni.

Gli chiedo anche se non pensa che ci sarebbero modi assai più efficienti per avvelenare la popolazione o disseminare sostanze (gli acquedotti, per esempio, o gli scarichi delle automobili). No, risponde Vibravito: “questo è il sistema migliore”. Rilasciare sostanze a chilometri d’altezza, a suo parere, è meglio che spargerle direttamente sul bersaglio. Un po’ come dire che se ho una zanzara in camera, mi conviene spargere il Flit in Danimarca. Anche in questo Vibravito non rileva alcuna contraddizione.

Passa un aereo, che lascia una bella scia di condensa, e colgo la palla al balzo per chiedergli esplicitamente, indicando il velivolo: “Perché dovrei spargere a dieci chilometri di quota, quando io posso metterti nel bicchiere [dell’acqua minerale che sta bevendo] quello che mi serve?”. Non sembra cogliere l’allusione.

Vibravito si difende dicendo che non è affatto certo che le scie chimiche siano un progetto per avvelenare la gente (Straker e altri della stessa fede forse non saranno molto d’accordo): “L’unica cosa certa che sappiamo è che non è condensa”. Gli chiedo su che basi ha questa certezza.

Vibravito, l’uomo-telemetro

Vibravito risponde che la certezza è “sulle mie osservazioni mie e di tante persone”. Osservazioni di dilettanti, gli faccio notare. E a questo punto lui misura a occhio la quota dell’aereo che sta generando una scia sopra di noi (non è quello nella foto qui accanto, che è soltanto un esempio). Faccio fatica a stare serio. “Già questo, per esempio [indica l’aereo] non sta volando a 8000 metri. Cinquemila, quattromilacinquecento.”

“Tu sai identificare la quota degli aeroplani… guardandoli??

Vibravito dice di essere allenato e di saperlo ormai fare a occhio. Così gli chiedo di identificare il modello d’aereo che ci sta passando sopra, perché le dimensioni dell’aereo sono fondamentali per una stima del genere (che è fattibile, ma non a occhio, bensì con un binocolo graduato o un altro strumento che dia un riferimento di misura angolare, come documentato dagli osservatori impiegati durante la Seconda Guerra Mondiale).

Infatti un Boeing 737-500 (bimotore a getto) ha un’apertura alare di 29 metri, mentre un Airbus A330, anch’esso bimotore a getto, ha 60 metri d’apertura alare. Visti da sotto, questi due aerei, grandi uno il doppio dell’altro, sono molto simili. Non sapere se si sta guardando un oggetto largo 60 metri o uno largo 30 introduce errori di valutazione colossali. La risposta di Vibravito è molto illuminante.

“L’aereo non lo so… però anche se fosse un aereo di… dunque, ci sono due scie… è un bimotore…” e la voce s’affievolisce mentre guarda in su. Insisto: “Che aereo è?”. Non lo sa. Ma argomenta che siccome un bimotore può avere dai 30 ai 60 metri d’apertura alare (su questo, perlomeno, è preparato), secondo lui la quota di quell’aereo è “per come lo sto osservando io, dai 3000 ai 6000 metri”.

Viene da chiedersi per quale motivo gli sciachimisti abbiano speso migliaia di euro per dotarsi di un telemetro laser (che adesso non usano, stranamente) quando Vibravito, a occhio, riesce a calcolare le quote aeronautiche con tale precisione.

La conversazione passa brevemente al tema delle analisi di scie raccolte in quota: lui dice che sono impossibili per un gruppo di civili come gli sciachimisti. Gli ricordo che la cosa è invece fattibile senza alcun problema, se davvero le scie sono così basse come sostiene.

Poi cita l’ipotesi che le scie chimiche servano per la rilevazione del sottosuolo. “Cioè”, gli chiedo io, “uno va in aria con un aeroplano e spruzza della roba per vedere cosa c’è… sottoterra?”. Messa in questi termini concreti, la teoria pare evidentemente ridicola per un istante anche a Vibravito, che esita e poi precisa che è per “la rilevazione tridimensionale… sono cose militari… che sapete meglio voi di me… io non le so”.

“Che so io meglio? Nel senso che io sono a conoscenza di quali misteri e segreti?”

“Tu sai, non ti preoccupare…”

Di nuovo questa convinzione di avere a che fare con un superagente del Nuovo Ordine Mondiale. Convinzione che viene ribadita quando Vibravito ripresenta le sue accuse: io avrei un “conto numerato in una banca di Lugano” sul quale qualcuno deposita “laute somme di denaro”. Anche qui, Vibravito non nota la contraddizione: se fosse vero tutto quello che crede di me, lui sarebbe seduto a un tavolino insieme a uno spietato assassino manipolatore prezzolato. E si sarebbe fatto servire da bere in un locale che io conosco come le mie tasche (e lui lo sa). Dovrebbe sudare freddo e temere per la propria vita. Macché.

Gli impianti bioplasmatici

Vista la situazione ormai surreale, vado ancora più avanti nell’assurdo: lo guardo negli occhi e gli dico serenamente, “Io avrei degli impianti bioplasmatici?”.

Mi riferisco a una delle accuse più deliranti che gli sciachimisti mi hanno rivolto, e che Vibravito conosce bene: quella di essere “un’entità, evidentemente alla percezione tridimensionale appare una ‘persona’, un umano ma non è così. Egli e dotato di grossi impianti bioplasmatici. Nella fronte c’è l’impianto più importante; Presumo quello che ha la funzione di proiettare l’ologramma umano… curiosamente in tutte le foto accuratamente esaminate appaiono evidenti grossi impianti distribuiti in diverse zone della faccia. Alcune parti del viso sono state ricostruite per occultare la vera entità che c’è dentro di lui.”

Giuro. È scritto qui. Qui accanto trovate la schermata, per sicurezza e ulteriore conferma. E che dice in risposta Straker? “Non dire scemenze, stai rendendo ridicolo il movimento sciachimista”? Noooo. Scrive “non penso tu sia molto lontano dalla realtà dei fatti. Gli antichi riponevano molta importanza nello studio della fisiogniomica.”

Se è per quello, gli antichi “riponevano molta importanza” nelle cure tramite salassi e clisteri*. Non voglio sapere se Straker applica l’antica sapienza anche in questi campi.

* I clisteri si usano ancor oggi, ma non sono più il toccasana per ogni malanno, e nessuno si sognerebbe di curare un tubercolotico con un bel salasso.

Lo so, la domanda è assurda, ma ormai ho assodato che Vibravito mi crede un arcicattivo onnipotente tirato direttamente fuori da un film di James Bond; tanto vale vedere se crede anche a questa storia degli impianti e degli ologrammi.

Vibravito glissa, ma io insisto: secondo lui, è stupida o no la storia degli impianti bioplasmatici? Mi chiede se mi può guardare fisso negli occhi (servirà per determinare se sono un ologramma?). Certo che sì. Allora, li ho o no questi impianti?

“Non lo so, non mi intendo di impianti bioplasmatici”. Invece di rispondere che si tratta inequivocabilmente di una scemenza, come sarebbe sensato fare, lui è possibilista. Non lo esclude. Glissa ancora, cerca di tirare in ballo Straker, ma io insisto. “Non sono in grado di dare giudizi”, risponde.

“Cioè non ti sembra una stupidaggine già così, a livello pelle?” gli chiedo. “Ma sai che cos’è un impianto bioplasmatico?”. E lui: “Ecco perché non esprimo giudizi.”

Questo apre un nuovo argomento d’indagine: quali sono i processi mentali che permettono a una persona di valutare se un’idea è idiota in partenza o se merita di essere considerata almeno un istante? Quanto può essere avulsa dalla realtà una persona che è disposta a prendere in considerazione l’idea che io abbia un proiettore di ologrammi incorporato? Speriamo sia almeno full HD.

Se per esempio qualcuno scrive in un blog che io possiedo un unicorno, lui che fa, gli risponde subito che sta dicendo stupidate oppure gli dice “non posso esprimermi perché non sono esperto di unicorni”? Faccio questa domanda a Vibravito.

La sua lunga pausa di meditazione, e il gesto che fa per indicare il concetto di unicorno come lo intende lui, sono irresistibili. Mi guarda in fronte, e io non capisco perché. Poi con la mano mima un corno che gli spunta dalla fronte.

“Cioè, questa cosa qua?” chiede lui.

“No. L’animale.” rispondo io.

“No, non lo conosco, non ce l’ho presente” dice Vibravito. “Fammi il disegnino.”

Ho quindi di fronte una persona che sostiene di saper distinguere a occhio nudo la quota degli aerei di linea e che vi sia un’omertà internazionale di piloti e meteorologi per nascondere una cospirazione che lui invece sa smascherare con la semplice osservazione visiva. Ma non ha mai sentito parlare di unicorni.

Tento con un altro approccio. Pegaso lo conosce? Sì. Bene, se gli dicono che io ho un cavallo alato in casa, ci crede? “È chiaro che non ci credo” risponde Vibravito.

“Perché?”

“Perché non esistono i cavalli alati.”

“Neanche gli impianti bioplasmatici.”

Vibravito ribatte debolmente che magari qualcuno li sperimenta di nascosto. Poi cambia discorso e protesta perché io l’ho fatto venire fino a Lugano per fargli l’esame psicologico e non per farmi dire in faccia quello che lui ha scritto di me. Certo, gli rispondo: a me interessa la psicologia delle persone che credono alle scie chimiche e ad altre megacospirazioni, e di questo non ho mai fatto mistero.

Lui si lancia in una difesa dello sciachimismo in chiave ecologista: noi debunker saremmo antiambientalisti e chi crede alle scie chimiche sarebbe invece attento alle problematiche dell’ambiente. L’idea che credere a un omertosissimo megacomplotto a base di migliaia di aeroplani che spruzzano di nascosto roba sconosciuta possa invece screditare e rendere ridicola la difesa dell’ambiente contro chi lo inquina davvero tutti i giorni non lo sfiora nemmeno (come del resto non sembra aver sfiorato certe sezioni dei Verdi).

Il telemetro di Straker e il Morbo di Morgellons secondo Vibravito

Gli chiedo della vicenda del telemetro laser, o meglio dei telemetri laser, quelli che “Straker” afferma di aver acquistato spendendo migliaia di euro per dimostrare la quota impossibilmente bassa alla quale si formerebbero le scie sospette e che sono stati al centro di video falsificati pubblicati da Straker stesso (come dettagliato qui). Vibravito accetta la giustificazione di Straker per questi falsi: sono stati esche per rivelare presunti infiltrati. Come no.

Gli ricordo che quando a Straker è stato chiesto di mostrare questi benedetti telemetri, ha rifiutato e posto una serie ridicola di condizioni, compresa la chiusura preventiva di tutti i blog di debunking. Così Vibravito si offre di nuovo come mediatore di un faccia a faccia fra me e Straker per dimostrarmi che questi telemetri li ha acquistati davvero, ma gli faccio notare che è Straker a rifiutare ogni incontro con me. Io sono disponibile ad andare a Sanremo, dove sta Straker, per vedere i telemetri in questione. Tutti e due, però: non solo il Newcom 2500 che certamente possiede (come mostrato nello sbufalamento del suo secondo video tarocco), ma anche quello che Straker ha affermato inizialmente di aver acquistato, mostrando tanto di fattura fasulla, cioè il modello 4000, quello da ben 3800 euro. Staremo a vedere.

Qui Vibravito apre una parentesi personale e mi chiede se sono di origini pugliesi. “Ho scoperto ahimé che ci sono purtroppo molti Attivissimo in Puglia”. Secondo lui, insomma, faccio parte di una stirpe di dannati e anche i miei parenti sono spregevoli esseri coinvolti nel complotto. Avranno anche loro gli impianti bioplasmatici?

Poi salta al Morbo di Morgellons. Gli dico che per quel che se ne sa finora, i pelucchi misteriosi che spuntano dalla pelle delle persone che dicono di esserne affette sono in realtà semplici fibre provenienti dall’ambiente.

La spiegazione più banale e logica è che queste persone si grattano ossessivamente fino a produrre lesioni, sulle quali si forma la crosta di cicatrizzazione. La crosta, prima di solidificarsi, intrappola pelucchi e fibre d’ogni sorta, per esempio dagli indumenti e dalle superfici con le quali viene in contatto, come si vede qui accanto in un foto presa appunto da uno dei siti che sostengono l’esistenza del morbo. Tutto qui.

Per smentire questa spiegazione sarebbe sufficiente prendere chi è affetto da questo disturbo, coprirgli ermeticamente una porzione di pelle affetta (usando per esempio con una benda che impedisca il grattamento e non rilasci fibre) e tenerlo sotto monitoraggio visivo continuo per alcuni giorni. Che io sappia, finora questo semplice test non è stato fatto.

Dico a Vibravito che pelucchi intrappolati nelle crosticine sono capitati anche a me da bambino: saranno stati i miei impianti bioplasmatici? “Questo è uno scoop” dice Vibravito ridendo nervosamente. “Attivissimo malato di Morgellons!”

E come fa a sapere che c’è un nesso fra questa presunta malattia e le scie chimiche? Il racconto prosegue nella terza parte.

Faccia a faccia con uno sciachimista / 3

Faccia a faccia con uno sciachimista / 3

A tu per tu con chi crede alle “scie chimiche” (terza parte)

Prosegue e si conclude il resoconto dell’incontro-intervista con un sostenitore della teoria delle “scie chimiche”. La prima parte e la seconda parte del resoconto sono già disponibili. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Gli eventi dell’incontro descritti sono reali e sono avvenuti il 28 febbraio 2009 a Barbengo, vicino a Lugano. Questo non è un racconto di fantasia.

Chiedo allo sciachimista (che in tutto questo resoconto, per rispetto della privacy, è identificato soltanto con il suo nom de plume, “Vibravito”) come fa a sapere che c’è un nesso fra la presunta malattia denominata “morbo di Morgellons” e le scie chimiche. Lui risponde che il nesso è dato dai polimeri filamentosi che, a suo dire, piovono dal cielo.

Entomologi coinvolti nel complotto

Anticipa subito la mia risposta: i filamenti segnalati dagli sciachimisti si sono sempre rivelati essere le bave di ragnatela usate da alcune specie di ragni per farsi portare dal vento verso nuovi territori, come descritto in questo articolo e confermato dagli entomologi (o più propriamente dagli aracnologi, mi fanno notare i lettori più pignoli). Nulla di misterioso, insomma. Cerca di attribuire questa spiegazione al chimico Simone Angioni, che è stato già coinvolto in discussioni con gli sciachimisti, ma gli ricordo che Angioni, come me, ha semplicemente riferito il parere esperto degli entomologi. “A proposito”, chiedo io, “gli entomologi fanno anche loro parte del grande segreto?”

Vibravito non risponde alla domanda, ma chiede di sapere chi sarebbero questi entomologi. Mi offro di tirargli fuori la lista che ho con me proprio per casi come questo (giro sempre con una raccolta di “best evidence” sull’iPod Touch). Lui teorizza che sì, magari esistono anche questi ragnetti, ma che i filamenti che dice lui sono tutt’altro. Chiede che io raduni gli entomologi la prossima volta che si manifesta il fenomeno.

Io obietto: “Ma voi raccogliete mai queste cose, o aspettate che siano sempre gli altri a fare le analisi?” È questo il problema di fondo dello sciachimismo: tante parole, tante congetture, ma fatti zero. Loro sparano la loro teoria e poi si aspettano che siano gli altri a sbattersi per sbufalarla.

La curiosa invulnerabilità di Straker

Vibravito prosegue parlando di analisi fatte da un “tizio del Veneto a cui è stato gentilmente consigliato di lasciar perdere”. Gli chiedo il nome: non lo sa, mi suggerisce di chiederlo a Straker. Io mi limito a far notare che è curioso che ci siano persone, secondo lui, che appena parlano di queste cose vengono zittite, ma altre invece vengono lasciate libere di parlare: Straker stesso, per esempio. Non è strano?

Vibravito s’arrabbia e comincia a definire il nostro incontro una “pagliacciata”. Gli chiedo perché. Poi si calma e si corregge e dice che tutto sommato non è una pagliacciata se porta a un faccia a faccia fra me e Straker. Gli ribadisco la mia piena disponibilità (ma come abbiamo visto in seguito, Straker rifiuta ogni incontro).

La Sindrome del Complottista Poliedrico

Io gli dico che per quanto mi riguarda l’incontro è soddisfacente e può quindi finire, ma Vibravito prosegue (e proseguirà per altri quaranta minuti; siamo solo a metà della storia). Mi chiede delle immagini subliminali pornografiche nei cartoni Disney di cui avrei parlato in una puntata de Le Iene e mi chiede come mai lì non parlo di complotto. Gli confermo che ci sono di fatto immagini nascoste o poco visibili, spesso a sfondo sessuale, nei cartoni animati di tutte le case di produzione, ma non c’è nulla di subliminale e non c’è alcun complotto: sono chicche, easter egg, lasciate dagli animatori (un esempio è descritto in Bianca e Bernie in questo articolo del Disinformatico NSFW). Ma durando un ventiquattresimo scarso di secondo, non vengono captate dallo spettatore.

Vibravito dice che invece sono captate eccome e si scandalizza non poco per quest’esposizione dei minori alla “pornografia”. È interessante notare che gli esempi che gli faccio (il topless in Bianca e Bernie e la gonna alzata di Jessica Rabbit) sono per lui pornografia. Evidentemente Vibravito ha una visione piuttosto repressiva di questi argomenti, ma non sta a me approfondire quest’aspetto. Chissà se si è mai accorto delle centaurette a seno nudo di Fantasia.

Decisamente Vibravito vede complotti dappertutto, anche nei cartoni animati, a conferma del Principio del Complottista Poliedrico: la mentalità complottista non crede quasi mai a una singola teoria di complotto riguardante un singolo argomento, ma a una varietà di teorie, in una sorta di “paghi 2 prendi 3” del cospirazionismo. Spesso chi crede alle teorie sull’11 settembre crede acriticamente anche alle teorie sull’omicidio Kennedy e chi crede alle scie chimiche crede agli UFO e ai cerchi nel grano e ad Atlantide, e questa è una vulnerabilità devastante nei dibattiti pubblici. Se si fa notare al pubblico che il complottista di turno crede anche a teorie notoriamente strampalate, come la Terra cava o i nodi di Hartmann, la gente si mette a ridere e il complottista è perduto.

Ma torniamo alle immagini subliminali. Vibravito è convinto che agiscano sul subconscio. Gli chiedo delle prove, e lui risponde così: “Non servono le prove. Basta l’intuito. A volte non servono per forza le prove. Come anche per le scie chimiche, basta l’intuito. Basta l’osservazione”. Una frase da incorniciare. L’intuito è quella bella cosa che per secoli ha fatto dire che la Terra era piatta e che la volta celeste era una struttura solida (donde il nome).

Gli chiedo se allora tutti coloro che studiano approfonditamente una materia invece di affidarsi sublimemente all’intuito sono cialtroni. “Non sono cialtroni” risponde Vibravito. “Sono superficiali”. Loro, che fanno le analisi e hanno competenze specifiche, sono superficiali; gli sciachimisti che misurano la quota degli aerei a occhio no. Vibravito lamenta che anche gli enti regionali preposti alle analisi non fanno niente. Saranno anche loro parte del complotto.

Vibravito ha anche una giustificazione interessante per la mia obiezione sul numero incredibile di partecipanti al complotto. Piloti, manutentori, rifornitori, organizzatori, controllori di volo… tutti partecipano e poi la sera tornano a casa e respirano disinvolti la stessa aria che (secondo gli sciachimisti) hanno appena irrorato di sostanze pericolose? Tengono famiglia anche loro, osservo. Non pensano ai loro figli? Secondo Vibravito, molti di loro non sanno cosa stanno facendo, e gli altri credono di partecipare a un’attività segreta ma benefica o necessaria per la difesa del Paese.

È curioso che questo non abbia impedito ai veterani del Vietnam, giusto per fare un esempio, di parlare delle atrocità o delle irrorazioni di defolianti (fatte a bassissima quota, volando appena sopra gli alberi, niente a che vedere con le scie degli sciachimisti) che li hanno avvelenati. L’omertà, nel mondo di Vibravito, è straordinariamente ermetica.


Contrail (scia di condensazione) discontinua sopra Lugano, 16 marzo 2009.
Foto pubblicata per gentile concessione di Rodri Van Click.

A pesca di scie chimiche

Gli chiedo perché gli sciachimisti non tagliano la testa al toro e vanno in quota con un aereo da turismo a prelevare campioni di scia chimica: è facile, visto che loro dicono che le scie chimiche sono a bassa quota e quindi sono raggiungibili. Potrebbero fare anche un semplice test preliminare da soli, senza la nostra presenza, tanto per cominciare a vedere che succede: così poi quando facciamo il test insieme sono sicuri di umiliarci. I test con il telemetro li hanno fatti senza esigere il nostro controllo, no? Vibravito ribatte che mancano i soldi.

Scusa un po’ scarsa, obietto. Di fronte a una cospirazione genocida, fermarsi perché mancano i soldi pare davvero puerile. Ce lo vedete von Stauffenberg che si rifiuta di far saltare in aria Hitler perché non trova i soldi per l’esplosivo? “Voi sareste depositari di questo colossale segreto, sapreste questa cosa che sta per uccidere o far comunque male… e allora? I soldi per il telemetro, però, li avete.”

Vibravito dice che spetta alle istituzioni dare queste risposte. Ma le ha date, ribatto io; le hanno date i chimici, i meteorologi. “Non sono risposte; sono risposte evasive che non hanno soddisfatto le persone”, dice Vibravito. Ho l’impressione che qualunque risposta, da qualunque fonte, sarà insufficiente per lui fino a quando non gli dirà esattamente quello che vuole sentirsi dire. Temo che la sua attesa sarà lunga.

Loop infinito

Gli ribadisco che allora invece di attendere le istituzioni dovrebbero armarsi loro di analisi fatte in quota. Non si può, dice Vibravito: troppo complicato, ci vorrebbe addirittura il notaio, secondo lui, altrimenti noi poi li accuseremmo di falsificazione. Ed è difficile perché bisogna farlo a sorpresa, altrimenti siccome noi debunker siamo “spioni”, saboteremmo tutto.

Vibravito è infatti convinto che tutti gli sciachimisti siano sotto sorveglianza: “Io sono controllato dagli amici dei servizi… chiaramente voi sapete come muovervi”. Chiarisce che il suo “io” non si riferisce personalmente a lui, ma a chi dovesse organizzare il raid acchiappa-scia. Ma cambia poco: è convinto che noi siamo tutt’uno con i servizi di spionaggio e in combutta con gli enti addetti alla gestione degli spazi aerei italiani (e anche svizzeri, presumo).

E qui arriviamo al punto. Supponiamo che si attrezzino con notaio, strumenti di analisi e cattura di un campione di scia chimica, e vadano in aereo a catturarlo. I controllori di volo fanno parte del complotto e quindi eviteranno che gli aerei chimici spruzzino dove c’è l’aeroplanino sciachimista. E quand’anche dovesse scappare una scia chimica che venisse catturata dagli strumenti, chi sarà a fare le analisi? Ci vuole qualcuno che sappia usare i macchinari. E chi li sa usare? I chimici. Quegli stessi chimici che secondo Vibravito e i suoi compagni di fede fanno parte del complotto.

Ma allora, concludo io, non potrete mai avere i risultati che sperate. Se dovete passare per i chimici e i controllori di volo, e i chimici e i controllori di volo fanno tutti parte della cospirazione, saboteranno ogni risultato. “Quindi non avete nessuna speranza,” gli dico.

“Penso proprio di sì. È molto difficile” risponde sconsolato Vibravito.

“E allora cosa farete?” chiedo.

“Allora basta osservare il cielo per dire che quella non è condensa… Per il momento sensibilizziamo le persone” dice Vibravito. “Nel momento in cui questo Morgellons si comincia a diffondere…”

Vibravito è convinto che l’esplosione dell’epidemia sia imminente. Ma io gli ricordo che è dal 1995 che si parla di scie chimiche, e non è successo nulla. “Sono quattordici anni. Non avete ancora combinato niente. Che speranze avete?”

Lui risponde che vanno avanti lo stesso perché la loro coscienza dice loro di andare avanti.

Come vive uno sciachimista?

“C’è un’altra cosa che m’intriga” gli dico “Come vive la vita un sostenitore della teoria delle scie chimiche?”. Vibravito tergiversa e divaga sul mineralogramma, che a suo dire rivelerebbe valori di bario e alluminio anomali in “tutti quelli che fino ad adesso l’hanno fatto”.

Gli chiedo se sa che il bario è presente nella carta (come solfato; fonte; fonte) e in moltissimi altri prodotti di uso comune (è un riempitivo delle plastiche, nelle vernici e negli inchiostri, per fare qualche esempio). Lui ripete che i valori nei mineralogrammi sono fuori range, poi sbotta con tono di scherno: “Sì, la crosta terrestre è tutto bario e alluminio, ormai tutto il mondo è bario e alluminio e silicio e via dicendo! Sì, sì…”

“Si chiama geologia. È una scienza. Provala.” rispondo.

Torno alla domanda iniziale. “La consapevolezza di questa macchinazione ti spinge, per esempio a dire, non so, ‘Non voglio crescere i miei figli in questo mondo, per cui…’ – non so – ‘non faccio figli, non mi sposo’?”. Mi pare una domanda legittima, visto il contesto. Se ci crede veramente, a tutta questa cospirazione, dovrà pur regolare la propria vita di conseguenza. Sapere se lo fa è un buon indicatore della serietà delle sue convinzioni.

Vibravito m’interrompe seccato. “Quello che voglio fare io personalmente sono cavoli miei, se permetti… Perché se poi andiamo sul personale, voglio dire, io… sulle vite personali… cioè, voglio dire, a te che t’importa di quello che faccio io? Cioè tu sei venuto qui per sapere uno sciachimista come vive! Cioè, intervista allo sciachimista? Io vivo come tutti gli altri, tranquillamente. Con la coscienza a posto, qualsiasi cosa succede, io sto tranquillo”.

Invoca Straker ripetendo che io devo andare a trovarlo a Sanremo. Lo dice come se fosse una sfida, ma gli ricordo che io sono tuttora disponibile: è Straker che non vuole incontri.

Si lamenta dei blogger che copiano e archiviano gli articoli di Straker e i suoi, ma gli ricordo che anche Archive.org lo fa, e che se non teniamo copia di quello che scrivono, loro quando vengono colti in flagrante delicto cancellano gli articoli, “e le prove spariscono. Non ti sembra strano che Straker cancelli le cose?” No, a lui sta bene.

La laurea di Straker? L’abbiamo falsificata noi del NWO

Gli chiedo della famosa laurea falsificata di Straker: “Quello della laurea è tutto un discorso… sappiamo bene che si può entrare nei server” dice Vibravito. “Lui ha detto che quel sito lì non lo seguiva perché aveva il blog e il sito Fast Service Informatica non lo seguiva. Lì ne hanno fatto… ne hanno fatte di cotte e di crude, in quel sito lì, si saranno infiltrati, insomma, gli attacchi si riescono a fare, le infiltrazioni ai siti.”

In altre parole, Vibravito giustifica la laurea vantata da Straker (qui copia su Archive.org) ma poi rimossa alla chetichella dicendo che qualcuno gliel’ha piazzata sul sito a tradimento.

“Ma scusa, lui non è un esperto d’informatica, e si è fatto infiltrare?” gli chiedo sarcastico. Vibravito difende Straker dicendo che ha tanto da fare.

Ma se c’è stata un’infiltrazione nel suo sito, perché non cancellare tutto invece di limitarsi a ficcarci una laurea fasulla? Perché così è più subdolo, spiega Vibravito. “È stata studiata bene, anzi, complimenti ai tuoi… a quelli del tuo staff che si sono infiltrati…”

“Tu mi stai formalmente accusando di intrusione informatica?” scandisco io.

Vibravito si è forse reso conto che sta dicendo cose che lo possono compromettere legalmente, ed è consapevole che c’è una registrazione consensuale in corso (guarda nervosamente la sua fotocamera che dovrebbe registrare l’audio per lui, ma gli riserverà una fallimentare sorpresa), per cui ridimensiona subito l’accusa attribuendo l’intrusione a dei miei “aficionados” e dicendo che è una sua “opinione”.

Discutiamo della sua partecipazione alla conferenza di Novi Ligure: lui è offeso perché ho scritto che è stato maleducato a interrompere ripetutamente il relatore, ma è offeso anche perché ho scritto che è stato mite come un agnellino (in conferenza, e in altri contesti faccia a faccia, si è ben guardato dal fare le accuse pesantissime che ha fatto nei commenti online). Ha l’offesa facile, ma offende gli altri con altrettanta facilità.

Orwell incontra Stanlio e Ollio

Vibravito dice di aver appurato che Clouds of the World (uno dei tanti libri che mostra foto di scie persistenti prima del 1995, quando gli sciachimisti dicono che non ce n’erano) è un falso. “Secondo te” gli chiedo “noi avremmo falsificato tutte le copie di Clouds of the World al mondo, tranne quella che è rimasta casualmente in mano a voi. Cioè, non siamo un po’ pasticcioni?”

Secondo Vibravito, avremmo sostituito il capitolo intero e corretto anche la pagina dell’indice. Dice: “Esisteva il capitolo ‘Condensation Trails’, però l’hanno modificato con quelle immagini delle scie persistenti. Hanno poi sostituito le pagine. Io ho fatto vedere che nella mia copia sono state strappate delle pagine che erano state incollate nella posizione sbagliata”.

Siamo in piena Sindrome del Cospiratore Pasticcione. Saremmo così abili da rifare tutte le copie del libro in circolazione, ma così deficienti da incollare le pagine nella posizione sbagliata.

Curiosamente, dopo avermi descritto come un abilissimo malfattore che comanda nugoli di rilegatori ninja, tenta di ridimensionarmi: “Hai qualche titolo tu? Tu sei come me! Siamo uguali, sei un ex DJ! Non è che hai tante più competenze di me.”

Io sorrido: l’ho già sentita tante volte questa storiella. “Certo che siete buffi con questa storia dell’ex DJ. Cioè, secondo te uno che recapitava i giornali da bambino rimane un giornalaio per tutta la vita? Non può studiare di più? Non può diventare esperto in nulla?”

Il telemetro che va a infrarossi

Il discorso passa alle quote degli aerei, e io chiedo come mai Straker non pubblica più video di riprese fatte con l’ormai mitico telemetro laser. Vibravito risponde così: “Perché io l’ho visto il telemetro, ed è vero quello che ha scritto, è verissimo. È arrivato con un floppy disk… con un software fasullo.”

Chiedo chiarimenti. “Il software di interfacciamento del telemetro è arrivato difettoso, e quindi non è utilizzabile. Può solo fare le riprese e vederle direttamente lui senza poterle documentare” risponde Vibravito.

Questa è una spiegazione molto comoda ma senza senso, dato che il telemetro è in sostanza un binocolo al quale è accoppiato un misuratore laser di distanze: all’interno del binocolo c’è un display che visualizza la distanza misurata (come si vede nell’immagine qui accanto, che si riferisce a un modello molto simile ma non identico a quello di Straker). Se l’oggetto funziona quando Straker ci guarda dentro, come sostiene Vibravito, allora funziona anche se al posto dell’occhio di Straker si mette una videocamera. Glielo dico, e lui balbetta e non sa più che pesci pigliare.

Cambia discorso e spiega che i telemetri sono due, e che uno l’abbiamo sabotato noi. “I tuoi amici americani dei servizi hanno chiamato quelli della Newcom [la marca produttrice del telemetro] e hanno detto ‘Quei telemetri…'”.

Manifesto il mio divertito stupore alla mia onnipotenza e lo invito a proseguire.

“L’altro telemetro” dice Vibravito “è quello a doppio oculare, che misura se non sbaglio fino a 2500 metri, però quello, per poter fare una prova documentata, bisognerebbe mettere, senza essere sicuri dell’esito, una telecamera a infrarossi, attaccata con qualche barbatrucco.”

“Perché la telecamera a infrarossi?”

“Per la ripresa della… indiretta… della misurazione della quota.”

“No, scusa, il telemetro non ti dà sul display… non viene fuori? Non puoi mettere la telecamera che guarda attraverso l’obiettivo?” Questo è appunto il metodo usato per l’immagine mostrata sopra, che è tratta da questo video.

Balbetta di nuovo, come se si rendesse conto di aver detto una sciocchezza dalla quale non riesce a uscire. Come prima, quando è in difficoltà invoca Straker: “Io questo dop… tete… telemetro a doppio oculare non l’ho visto, devi andare da Straker e fartelo dire da lui.”

“Guarda che io li conosco i telemetri”, gli ricordo, “sono dei binocoli con l’indicazione e con la misurazione. Si usano anche per andare a caccia.”

“Però ci vuole una telecamera a infrarossi per fare questa cosa.”

“Ma chi te l’ha detta questa cosa?” gli chiedo divertito. Elude la domanda.

Insisto. “Chi ti ha detto questa cosa che ci vuole la telecamera a infrarossi?” Vibravito esita, elude di nuovo invocando Straker e invitandomi ad andare da lui. Ma io insisto e rifaccio la domanda. Mai mollare un intervistato in difficoltà: è il momento in cui viene fuori la vera natura della persona.

Vibravito ripete che ha visto solo il telemetro con il software difettoso e che “l’altro telemetro è in mano a un altro… attivista.” Gli chiedo quale dei due ha visto: il modello 2500 o il modello 4000 (quello che Straker aveva dichiarato inizialmente di aver acquistato tramite colletta dei suoi seguaci). Vibravito s’inalbera. “Il 4000 l’avete fatto sparire dalla circolazione!”

“L’abbiamo fatto sparire dalla circolazione?” ripeto incredulo io. “Quindi siamo bravi anche in questo, grazie, apprezzo… questo lo considero un attestato di stima. Siamo talentuosissimi.”

“Siete inarrivabili” risponde lui. E io torno a chiedergli perché ci vuole la telecamera a infrarossi. Lui non sa come rispondere, non vuole dire chi gli ha detto la scusa della telecamera a infrarossi (e ho la sensazione che si sia reso conto solo ora che è una scusa) e si rifugia rinviando tutto a Straker.

Gli inarrivabili

E che dire del software difettoso? È impossibile farsene mandare una nuova copia, dice Vibravito, perché la Newcon “sta in America” (email, questa sconosciuta) e ci vogliono gli avvocati. E c’è di più: “Quelli della Newcon ormai hanno fatto sparire… il telemetro da 4000 metri [è il modello 4000, che ha appunto questa portata], anche se volesse ricomprarlo, non è più in listino, non è più… hanno smesso di venderlo. Chissà perché.”

“Quindi abbiamo fatto anche smettere di vendere i telemetri” deduco io. Non riesco a farmi ubbidire dal mio gatto, eppure per Vibravito sarei in grado di far togliere dalla circolazione un’intera gamma di telemetri laser. In tutto il mondo. SPECTRE, mangia la mia polvere. Sembra quasi che gli sciachimisti mi vedano come l’incarnazione dell’Imperatore di Star Wars (grazie a Paolo B. per il magnifico fotomontaggio qui accanto). Lui usa i midichlorian, io i pelucchi morgellonosi: entrambi sono nanocosi sottocutanei, sarà un caso? George Lucas voleva mandarci un messaggio tra le righe?

In realtà, come mi ha segnalato un amico e lettore, Stefano (che ringrazio), dopo la prima stesura di quest’articolo, il telemetro modello 4000 è ancora perfettamente disponibile e non è affatto sparito: è in vendita per esempio presso Newcon-optik.com, Binocularsdirect.com, Shopping.com e Dealtime.com.

Propongo di chiudere l’incontro. Vibravito insiste per il faccia a faccia fra me e Straker; ripeto – ancora una volta – che sono disponibile.

Ma mentre sembra che stia per terminare l’incontro, si apre una parentesi che merita di essere trascritta per intero.

Vibravito: “Basta con questo metodo scientifico”

“Giusto per ricapitolare” gli dico “tu dici [che] io ho un conto numerato su una banca di Lugano sul quale ricevo dei soldi?”

“Probabilmente sì.”

“‘Probabilmente’?”

“Cioè, se lo fai gratis, saresti stupido [ridacchia], eh scusa, saresti stupido.”

“Ne hai delle prove?”

“Non ho prove, non ho prove, è una mia opinione. Tu hai chiesto la mia opinione, io ti sto dicendo la mia opinione. Questo discorso delle prove, non lo tirare sempre in ballo. Non è necessario per ogni affermazione dire ‘hai le prove, hai le prove’. Ci si confronta, si sta dialogando, sono… ed è un confronto di opinioni.”

Vibravito ribadisce il suo concetto molto personale di “opinione”, che secondo lui lo legittima ad accusare impunemente chiunque di qualsiasi sconcezza (accusare per esempio me di essere un giornalista corrotto e venduto). Le prove non servono. Come ai tempi della caccia alle streghe. Qualcuno nei commenti ha parlato di nuovo medievalismo nel pensiero a proposito del risorgere dei cospirazionismi: non ha tutti i torti.

Ma la comprensione della realtà non si basa sulle opinioni. Si basa sui fatti. Il confronto di opinioni è un approccio che può andar bene forse per le chiacchiere calcistiche al bar, ma non per un’ipotesi di sistematico genocidio come la teoria delle scie chimiche, che ha implicazioni gravissime. Qui gli ipse dixit non servono. È dai tempi di Galileo che s’è capito che la realtà se ne frega delle opinioni, e che per conoscerla ci vuole un altro metodo.

“Forse non hai ben presente il metodo scientifico” inizio a dire, ma Vibravito m’interrompe seccato.

“Ah be’, tu con ‘sto metodo scientifico, che due palle! [ridacchia] Basta con questo metodo scientifico!”

“Sai” gli ricordo io “il metodo scientifico è quello che permette alla tua automobile di funzionare. È quello che ti permette di fare il mineralogramma. Cioè: o lo accetti, o non lo accetti.”

“Io lo accetto, però, questo razionalismo alla massima potenza, insomma, quando basta soltanto l’osservazione del cielo, è inutile secondo me.”

“Guarda che anche gli antichi facevano l’osservazione del cielo e hanno preso un sacco di cantonate. È per quello che abbiamo inventato la scienza: perché abbiamo capito che le stelle fisse…”

Vibravito è parecchio seccato e interrompe ripetutamente. “Bei discorsi, i soliti discorsì, sì…”

“…non sono buchi nella volta celeste, per esempio.”

“Va bene, va bene, tutti bei discorsi che con le scie chimiche, con quello che osservo in cielo, non c’entrano nulla.”

“No, servono per farti capire…”

“Per farmi capire che nonostante la scienza sì, la scienza no…”

“Mi stai interrompendo ancora.” gli ricordo io. Vibravito sembra rendersi conto che il suo comportamento non fa che confermare quello che è stato detto di lui e che lui ha preso come un’offesa: la sua abitudine a interrompere gli altri è maleducazione. Mi lascia proseguire.

“Servono” gli dico “per farti capire che l’osservazione da sola non basta; è per questo che abbiamo gli strumenti che servono a misurare, che non si misura a occhio la quota degli aeroplani, non si guarda una scia per determinare se è strana o non è strana, e ci si documenta in proposito. E si chiede consulto agli esperti. Questo è il metodo scientifico. Questo è quello che facciamo noi. Se tu non lo vuoi accettare, ritieni che ci sia questa colossale cospirazione, ne prendo atto, non c’è problema.”

“Io dico che c’è malafede nel modo di operare” ribatte Vibravito. “C’è malafede, ci sono contraddizioni, ci sono… c’è una scorrettezza di fondo in come scrivi.”

“Io sono in malafede?” gli chiedo.

“Probabilmente sì, a meno che non sei condizionato anche tu” risponde lui.

“Condizionato in che senso?”

“Nel senso che credi in quello che scrivi, stupidamente. Perché le contraddizioni in cui scrivi [sic] sono… insomma, sono troppo evidenti.”

“Quindi, allora…?”

“Io penso… allora, io penso che sei in malafede, però, siccome sono una persona scrupolosa, metto anche una piccola percentuale che potresti essere effettivamente convinto di quello che scrivi in maniera errata. Perché magari condizionato negativamente anche tu dal CICAP. Anche perché credi… sei uno che… sei un razionalista… un estremista razionalista, che ne so.”

Sentire che una persona che misura la quota degli aerei a occhio si ritiene “scrupolosa” è decisamente surreale, e non è chiaro quale altro metodo vorrebbe usare Vibravito al posto di quello scientifico, visto che le sue presunte prove si basano su un telemetro (che funziona in base a principi scientifici), sulla chimica (che funziona in base a principi scientifici) e sui mineralogrammi (che funzionano in base a principi scientifici).

Come distruggere un movimento? Pilotandolo dall’alto

Vibravito mi ha già regalato una messe abbondante di citazioni citabili, per cui cambio argomento con una considerazione finale che lo prende in contropiede. Faccio riferimento alla grande confusione, rabbia e incertezza causate da Straker con la sua pubblicazione dei video telemetrici falsificati, a suo dire, per snidare presunte talpe nel movimento sciachimista. “Non pensi che persone, come dire, confusionarie e casiniste come Straker possano in realtà far parte di noi? Non ti è mai venuto questo dubbio?”

“Confusionar….” Vibravito si ferma: si è reso conto delle implicazioni di quello che ho detto. “Fa parte di ‘noi’, chi? Voi del CICAP? Non ho capito.”

“Di noi.”

“Noi in generale?”

“Di noi.”

Vibravito è perplesso e nervoso. “Straker penso che è umano, quindi Straker è un essere umano, fa parte…” Ridacchia ma non finisce la frase.

“Supponi che… Supponiamo, eh? È un gioco” gli chiarisco. “Supponi che ci siano queste scie. Supponi che qualcuno se ne accorga e, come dici tu, eliminarlo fisicamente costa. È scomodo. Fa domande, eccetera. E allora cosa fai? Introduci, fra quelli che sostengono questa tesi, una persona che si mette in prima fila e dice questa cosa. Stranamente a questa persona non succede niente. Vive tranquilla; nessuno disturba; non arrivano i Men in Black a disturbare, nessuno gli dice ‘Shhhh!’. Mentre ai meteorologi che dicono queste cose dicono ‘Vola basso!’, a lui stranamente non dicono niente. Non ti è mai venuto il dubbio?”

“Mi è venuto il dubbio non per Straker. Mi è venuto il dubbio per altre persone.”

“Hmmm… Perché per Straker no?”

“Straker lo massacrate troppo. Si vede che ce l’avete proprio con lui. Invece, per esempio, Sciechimiche.org, che fa il vostro gioco, secondo me, e Sciechimiche.org fa il vostro gioco, secondo me, non lo attaccate più di tanto. Non so se hai capito quello che voglio intendere. Sciechimiche.org fa il vostro gioco. Invece Straker è uno che si è un po’…”. Lascia a metà la frase.

“Non pensi che faccia parte del gioco?” gli chiedo. “Cioè, se tu crei un person…”. Mi interrompe: lo fermo. “Aspetta, aspetta, fammi finire. Tu crei un personaggio… cioè, mettiamo, noi creiamo un personaggio come Straker. Lo mettiamo lì, e poi è chiaro che è come il gioco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo. Lui dice le sue cose, e noi rispondiamo. In questo modo, lui acquisisce credibilità e autorevolezza all’interno del sistema. Fra gli sciachimisti, Straker è considerato una fonte indubbiamente affidabile. Ti è mai venuto il dubbio che questo sarebbe il metodo migliore per farvi fare una figura ridicola?”

“Straker… secondo me quelli che sono più ridicoli non è Straker, sono quelli di Sciechimiche.org, con l’orgonite.”

“Oh, lasciamo stare l’orgonite.”

“Ecco, invece Straker s’è sempre dissociato dall’orgonite, perché magari c’è gente che è convinta che funzioni, lo può fare tranquillamente.”

“Infatti, è proprio questo il concetto. Secondo te chi gli ha suggerito di restare lontano dall’orgonite, per rimanere vagamente plausibile?”

“Questo non lo capisco… secondo me, in quelli di Sciechimiche.org c’è qualcuno – infiltrato – che sponsorizza l’orgonite, per rendere tutto il movimento degli sciachimisti inaffidabile. Perché dice ‘Questi qua sono come la Sacra Setta degli Orgoni’, che fa molto ridere in effetti. La Sacra Setta degli Orgoni che cerca di salvare il mondo con questi chembuster.”

“Infatti. È proprio questo che Straker non è. Non… non ti sembra…”

“E invece Straker si è dissociato da questa posizione.”

“Esatto.”

“Ecco perché a voi Straker fa tanto… dà tanto fastidio. Perché è l’unico che alza le chiappe davanti al monitor del computer e se ne va in giro a fare le conferenze. Quelli di Sciechimiche.org hanno fatto una petizione [incomprensibile], conferenze manco una. Non fanno niente di vero attivismo, non fanno nulla. L’unico che fa vero attivismo è Straker, ecco perché a voi Straker vi dà tanto fastidio.”

“Fastidio non è la parola che userei” dico io divertito. “Va be’, comunque mi fa piacere che… la cosa funzioni.”

Deluso dalla tecnologia, stordito dalla barista del Nuovo Ordine Mondiale

Dopo alcune parole conclusive di Vibravito, l’incontro si chiude. Sono le 18.20. Vibravito guarda la sua fotocamera, quella che avrebbe dovuto registrare per lui la conversazione, e fa una smorfia di delusione. “Mi sa che qualcosa s’è… perso”. Dalla sua espressione, direi che s’è perso ben più di “qualcosa”. Gli offro di duplicargli al volo la mia registrazione, se ha una penna USB.

In chiusura, gli segnalo che è mio dovere ricordargli che la diffamazione è un reato perseguibile. Lui si assume la responsabilità legale delle accuse che mi ha rivolto. “Se ho fatto una fesseria, pagherò le conseguenze,” aggiunge.

La registrazione finisce alle 18:25.

Entriamo all’Osteria degli Amici per duplicare la registrazione e pagare il conto. Uso il mio laptop per copiare al volo per Vibravito la registrazione dell’incontro dal mio dittafono (che è digitale e quindi fornisce l’audio direttamente in forma di file) alla sua penna USB.

Al momento di pagare il conto, faccio per offrire io, visto che Vibravito ha fatto tanta strada per venire nella tana del lupo, ma lui non ne vuol sapere. Così guardo la barista, dico a Vibravito che lei fa parte del Nuovo Ordine Mondiale e che quindi prende ordini soltanto da me, e poi mi rivolgo alla barista e le ordino di non accettare gli euro di Vibravito.

La barista, che ha sentito quello che ho detto a Vibravito, annuisce e ubbidisce al mio ordine, rifiutando i soldi di Vibravito, che guarda incredulo e stordito la scena.

Usciamo, e io cerco di restituire a Vibravito i suoi cinque euro, ma lui non ne vuole sapere. È molto seccato e dice che non vuole che si possa dire in giro che Attivissimo gli ha pagato da bere. Sale in macchina e se ne va.

E con questo finisce il mio racconto.

11/9, Rivista “scientifica” pro-complotto si rivela patacca; a proposito di ragni migratori

11/9, Rivista “scientifica” pro-complotto si rivela patacca; a proposito di ragni migratori

L’articolo “scientifico” dei complottisti dell’11/9 si rivela una patacca pubblicata di nascosto. E i ragni migratori esistono, conferma la Britannica

Segnalo brevemente due articoli pubblicati nei blog specializzati che gestisco.

Forse avrete sentito dell’articolo pubblicato dalla rivista Open Chemical Physics Journal che asseriva di avere prove scientifiche della presenza di sostanze esplosive nei resti delle Torri Gemelle. Ne hanno gongolato ampiamente i principali sostenitori italiani delle teorie alternative sull’11/9: Giulietto Chiesa, Massimo Mazzucco e Tom Bosco.

Ora salta fuori che l’articolo è stato pubblicato senza neanche farlo leggere all’editor in chief della rivista, Marie-Paule Pileni della Université Pierre et Marie Curie (nella foto), che per questo si è dimessa.

Non solo: gli autori dell’articolo pro-complotto sanno chi sono i referee che hanno valutato il loro lavoro. Chiunque si occupi seriamente di pubblicazioni scientifiche sa che queste sono sconcezze inaccettabili per qualunque rivista scientifica seria. Tutta la storia, rivelata da un portale scientifico danese, è nel blog Undicisettembre.

Sempre a proposito di chi asserisce di fare scienza ma fa in realtà il gioco delle tre carte per bidonare gli ingenui, segnalo l’articolo del blog La bufala delle scie chimiche che elenca una buona dose di pubblicazioni scientifiche che documentano l’esistenza dei ragni migratori aerei: quelli che il buon Giorgio Pattera continua a dire che non esistono (lo ha ribadito anche a Lugano nel recente convegno). C’è di più: questi ragni arrivano, portati dal vento, anche a oltre 5000 metri di quota, altro fatto negato da Pattera (che, si noti, si qualifica come biologo). Tutto documentato da generazioni di entomologi e messo in forma chiara anche nell’Enciclopedia Britannica (grazie a Riccardo per la segnalazione). Qualcuno si offre per raccontare a Pattera come stanno le cose?

La cosa ironica, come segnalato da un commentatore, è che il CICAP da sempre afferma l’esistenza documentata di questo fenomeno effettivamente incredibile (e anche un po’ schifosetto), mentre ufologi e sciachimisti continuano a negarla. E poi saremmo noi scettici quelli che negherebbero i fenomeni straordinari, sempre e comunque e per partito preso.

Le scie degli aerei viste dallo spazio

Le scie degli aerei viste dallo spazio

Credete alle “scie chimiche”? Allora preparatevi a un coccolone

Domenica scorsa (16 gennaio 2011) l’astronauta italiano Paolo Nespoli ha scattato questa fantastica foto proprio mentre era sopra il Maniero Digitale:

Lake area, northern Italy
Credit: ESA/NASA

Chicca nella chicca, nella foto si vede una scia di condensazione di un aereo, di quelle che terrorizzano chi crede alle tesi delle “scie chimiche” venefiche:

Si sapeva che le scie degli aerei sono visibili dallo spazio grazie alle immagini dei satelliti meteorologici, ma non capita spesso che vengano immortalate nelle foto scattate dagli astronauti.

Nespoli ha poi voluto proprio strafare con queste due foto, scattate il 15 gennaio scorso:

Aircraft contrails 1
Credit: ESA/NASA

Aircraft contrails 2
Credit: ESA/NASA

Non è indicata la zona del pianeta inquadrata nelle immagini, ma va notato che Nespoli descrive le foto senza la minima preoccupazione e anzi segnala le scie come un fatto positivo: “Scie di condensazione degli aerei – prove della presenza di vita sul pianeta Terra!”. Dunque gli sciachimisti dovranno spiegare come mai anche un nostro astronauta vede le scie, oltretutto in grande quantità e da una posizione privilegiata, eppure non parla e non sposa le loro tesi. Farà parte anche lui del colossale complotto mondiale?