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Repubblica illustra la marcia di Washington di ieri. Con una foto del 1995

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Repubblica ha pubblicato (e ora rimosso) una foto del 1995 per illustrare la marcia delle donne a Washington di ieri, come mi ha segnalato @VaeVictis.

C’erano due indizi piuttosto evidenti che rendevano falsa questa foto: il sole, con le sue ombre nette (tutte le altre hanno il cielo coperto) e l’uso di megaschermi in 4:3, vecchio stile, rispetto a quelli in 16:9 che si usano oggi.

Non ci sono dubbi sulla dimensione della manifestazione di ieri, ma questo episodio pone una domanda interessante: con che metodo lavora Repubblica? Come fa una foto del 1995 a finire in una sua galleria pubblicata nel 2017?

Mini-lezione di debunking in pochi tweet: Corriere della Sera

Mini-lezione di debunking in pochi tweet: Corriere della Sera

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Ieri il Corriere della Sera ha pubblicato questa foto, dicendo che si tratta di un’immagine che ritrae “Capracotta, il paese sepolto dalla neve” in Molise. Un lettore via Twitter, @loubeyond, me la segnala.

Con due clic verifico su Tineye.com che la foto non è affatto di attualità:

Così avviso via Twitter il Corriere:

Risultato: foto rimossa, nessuna parola di rettifica o di scuse. Complimenti. Il caso in sé è banale, ma dimostra che non controllare l’autenticità delle foto è una prassi abituale, come ho segnalato pochi giorni fa per Repubblica.

Mini-lezione di debunking in nove tweet: Repubblica

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/01/12 20:50.

Ci sarebbe anche da parlare della totale mancanza di rispetto per il diritto d’autore sulla foto, ma lasciamo perdere.

2017/01/12 20:50

Il sindaco avrà magari postato un fake, ma Repubblica l’ha preso per buono senza controllarlo e senza farsi domande su come potesse gelare così tanto una barca.

No, Facebook NON ha detto che vuole chiudere WhatsApp

No, non è vero che Facebook ha dichiarato che intende staccare la spina a WhatsApp. La bufala è riportata dal Secolo XIX, Il Sole 24 Ore, Repubblica e da altre testate, che l’hanno presa, capendola male e senza alcuna verifica, dal Daily Mail britannico, nota cloaca di qualunque scemenza.

L’ho già detto, ma lo ripeto: prendere notizie informatiche dal Daily Mail è come prendere notizie di ginecologia da una rivista porno. Eppure non è la prima volta che il giornalismo italofono attinge alle panzane di quel giornale e si dimostra incapace di tradurre dalle lingue straniere.

Cari giornalisti italiani, ma è davvero difficile imparare una lezioncina semplice? Qualcosa del tipo NON SI COPIA DAL DAILY MAIL? Ed è davvero difficile imparare un po’ d’inglese o chiedere a chi lo sa?

E, come al solito, dov’è l’Ordine dei Giornalisti quando succedono queste cialtronate?

Tutti i dettagli di questa ennesima figuraccia sono su Wittgenstein.it.

“La Stampa” garantisce: eruzione solare letale nel 2013

“La Stampa” garantisce: eruzione solare letale nel 2013

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/09/23.

Se La Stampa pubblica nella sezione Scienza un articolo che titola “Nel 2013 una gigantesca eruzione solare paralizzerà il nostro Pianeta”, senza forse e senza ma, viene da crederci, giusto? La Stampa è un giornale, perdinci, mica un blogghettino di qualche perditempo. La Stampa ha una redazione. I suoi giornalisti percepiscono uno stipendio. È “Gente Pagata per Scrivere le Notizie”. Gente che quindi sa il fatto suo, giusto?

Quindi se La Stampa aggiunge che c’è un “allarme degli scienziati NASA” che “prevedono per il 2013 una gigantesca eruzione solare in grado di scatenare una tempesta magnetica sulla Terra” e dice che ci sarà una “‘apocalisse magnetica’ che metterà in ginocchio il trasporto aereo, i sistemi di localizzazione geografica guidati da Gps, i servizi finanziari e le comunicazioni radio militari”, mi sento legittimato a farmela addosso, lasciarmi andare al panico, poi virilmente riprendermi e radunare provviste d’emergenza, costruire un bunker nelle Alpi e imparare l’uso delle armi da taglio meglio di Rambo, giusto?

Non è finita: il prossimo picco di attività solare “secondo gli esperti statunitensi sprigionerà una potenza pari a 100 bombe ad idrogeno e provocherà per l’economia USA danni economici venti volte maggiori di quelli dell’uragano Katrina”. Notate la certezza con la quale viene fatta la previsione catastrofica. Non c’è un forse o un potrebbe neanche a pagarlo. L’eruzione ci sarà, punto e basta, e il cataclisma è ineluttabile. Segniamoci il 2013 sul calendario e facciamocene una ragione.

Oppure facciamo un ragionamento e fermiamoci a notare la tragica quanto sospetta mancanza di fonti precise nell’articolo de La Stampa. Chi ha dato l’allarme? Gli “scienziati NASA”. Chi ha fatto la previsione? “Esperti della NASA”. Da dove viene annunciato l’allarme? “Da un summit di scienziati riuniti a Washington”. Non un nome di uno di questi scienziati o esperti; neanche quello del summit. L’unico nome è quello del ministro della difesa britannico Liam Fox, che però parla di attacchi alle reti di comunicazione da parte del terrorismo globale. Che con il Sole non c’entra un fico secco. C’è solo un dato vago: “un rapporto della National Academy of Sciences”. Rigorosamente senza nome.

Poi proviamo a cercare 2013 eruzione summit Washington in Google e scopriamo che anche il Giornale ha pubblicato la stessa notizia, quasi parola per parola e con lo stesso tono di certezza. Al balletto dei menagramo partecipa anche Corriere.it. Repubblica addirittura precisa che la data prevista sarebbe maggio 2013. Quotidiano.net arriva addirittura ad annunciare data e ora precisa dello sconquasso cosmico:

Quindici minuti prima di mezzanotte del 22 settembre 2012 — secondo una simulazione della Nasa — la sonda spaziale Ace che tiene d’occhio il Sole, avvertirà i computer del centro spaziale di Houston che una colossale bolla di plasma si è staccata dalla superficie solare e ha iniziato a dirigersi verso la Terra. Entro 90 secondi il buio scenderà prima sulla costa orientale americana, poi nel resto del mondo.

Tutte queste testate ribadiscono la notizia, quindi siamo sicuri che è vera, giusto?

Sbagliato. Perché della notizia non c’è traccia nella stampa estera. Nessun summit di scienziati a Washington parla di catastrofi nel 2013. Ma appena si Googla il nome del ministro Liam Fox insieme a 2013 e alle parole solar flare, ossia “eruzione solare”, compare una traccia molto interessante: l’autorevolissimo The Sun. Che guarda caso parla proprio di “paralizzare” il nostro pianeta, con questa pagina per nulla sensazionalista.

Vi risparmio i fotomontaggi con il cielo delle grandi città del mondo tinto di rosso. Anche al trash c’è un limite.

Salta fuori anche un’altra pubblicazione seria e scientifica, il Daily Mail britannico di ieri, che parla ancora di “paralizzare la Terra”, fa proprio lo stesso esempio delle cento bombe all’idrogeno e di venti volte i danni di Katrina e parla di un summit di esperti a Washington. Solo che fa alcune precisazioni importanti, assenti nelle versioni italiane: il summit s’è tenuto quasi quattro mesi fa e Liam Fox c’entra perché ha appena tenuto il discorso d’apertura di una conferenza internazionale sulla vulnerabilità delle reti elettriche. La UPI aggiunge che la conferenza si è tenuta a Westminster sotto l’egida dell’Electric Infrastructure Security Council e della Henry Jackson Society.

Cosa ancora più importante, persino il Sun e il Daily Mail dicono una cosa ben differente rispetto alla devastazione garantita dai giornali italiani. Dicono che nel 2013 potrebbe verificarsi una grande eruzione solare. Potrebbe. Nel senso di “ma anche no”.

Qualora si verificasse, aggiunge il Mail, l’eruzione potrebbe causare una tempesta geomagnetica sulla Terra. Potrebbe. E i danni di un’eventuale tempesta verrebbero minimizzati se si sapesse del suo arrivo con un anticipo sufficiente a mettere in sicurezza le reti elettriche e i satelliti. Anticipo che le sonde NASA, come il Solar Dynamics Observatory e gli osservatori spaziali gemelli STEREO, cercano di darci. Il rischio c’è e occorre prepararsi a prevenirlo (ne ho scritto in alcuni articoli precedenti), ma non sono affatto garantite né la data del 2013 né l’apocalisse di cui parlano irresponsabilmente i giornali italiani.

Cari colleghi stipendiati, copiare è male. Farsi beccare è peggio. Farsi beccare a copiare dai tabloid scandalistici un articolo di fanta-catastrofisica è roba da seppellirsi per la vergogna. Almeno abbiate il buon senso di copiare dai giornali seri. Altrimenti leggervi è come cercare di imparare la ginecologia leggendo una rivista porno.

Aggiornamento 2010/09/23

Subito dopo aver pubblicato questo articolo avevo scritto a Gabriele Beccaria, responsabile di Tuttoscienze de La Stampa, una mail di educata protesta per l’allarmismo assolutamente ingiustificato fatto dai suoi colleghi della redazione Scienze. La speranza era che un collega di redazione scientifica potesse essere autorevole nel chiedere una rettifica alla redazione Scienze. Ho ricevuto in risposta solo un commento strafottente che per decenza non pubblico. Complimenti per la doppia lezione di giornalismo. Me la ricorderò la prossima volta che qualcuno mi suggerirà di mandare alle redazioni richieste di rettifica prima di criticare pubblicamente gli articoli di giornale.

Questa è la mia mail:

Oggetto: Vostro articolo su tempeste solari catastrofiche per il 2013

Buonasera Sig. Beccaria,

vorrei protestare per l’allarmismo assolutamente ingiustificato che caratterizza il vostro articolo “Nel 2013 una gigantesca eruzione solare paralizzerà il nostro Pianeta” (http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/news/articolo/lstp/333762/).

Credo sia molto scorretto alimentare paure proponendo come dato certo l’arrivo nel 2013 di una catastrofe del genere, quando in realtà i dati scientifici (e le stesse fonti dalle quali avete tratto ispirazione) dicono che l’eruzione nel 2013 è soltanto una possibilità, non una certezza, e che qualora avvenisse sarebbero possibili delle contromisure.

La prego di tenere in considerazione il fatto che molti giovani vi leggono e rimangono angosciati da questi annunci così categorici.

Cordiali saluti

Paolo Attivissimo

Beccaria ha risposto dicendo, in sostanza, che avrebbe informato la NASA delle mie angosce e dei miei sbalzi di pressione. Non credo ci sia altro da aggiungere.

Repubblica: Atlantide scoperta in Google Earth. Di nuovo

Repubblica: Atlantide scoperta in Google Earth. Di nuovo

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Quelli di Repubblica non imparano mai. Non è bastata la figuraccia di Alessandra Farkas sul Corriere poco più di un anno fa esattamente sullo stesso tema. Nooo. Repubblica oggi ripropone pari pari la stupidaggine della scoperta di Atlantide nelle immagini di Google Earth.

Spiegare loro che si tratta di artefatti di scansione dei fondali e di compressione delle immagini, come avevo già fatto a febbraio 2009? Inutile. Provo a riproporre la dimostrazione di come si può usare lo stesso effetto per “scoprire” Atlantide sulle chiappe di Belen Rodriguez. Forse quella la capiscono. O magari credono di essere davanti allo specchio. Bah.

Di fronte a questa marea montante di cretinate sparate dai giornali italiani, non resisto all’idea di proporre un gesto di protesta. Non comprateli più. Se li sfogliate online, passate da Anonymouse o simili per ridurre il conto dei visitatori unici. A questi pennivendoli non interessano i valori come l’onestà, il rigore, la verifica delle fonti. Interessa solo riempire il vuoto fra una pubblicità e l’altra e ottenere cliccate. E allora diamo loro una svegliata stuzzicandoli dove sono sensibili: nel portafogli. Niente vendite, niente clic? Niente inserzionisti. Tu dare me notizie corrette, io dare te soldi. Così magari capiranno che siamo stufi di pagare e perdere tempo per leggere montagne di cazzate e correggeranno il tiro. Magari.

Grazie a tutti coloro che mi hanno segnalato l’ennesimo caso di giornalismo trash e che hanno segnalato l’ulteriore ironia di questa vicenda: Repubblica stessa smentiva altrove la medesima scoperta un anno fa. Chi ha redatto la photogallery di oggi non ha neanche cercato negli archivi del suo stesso giornale. Ma non ritratta o corregge la photogallery. Perché? Perché conta come clic. Ennesima dimostrazione del fatto che testate come Repubblica e Corriere ormai pensano solo a raggranellare visitatori. E poi guardano i blogger dall’alto in basso. Che pena.

Aggiornamento: la photogallery è stata rimossa oggi pomeriggio.

I fondatori di Facebook? Secondo Repubblica, gli stessi di Google [UPD 17:15]

I fondatori di Facebook? Secondo Repubblica, gli stessi di Google [UPD 17:15]

Ringrazio tutti quelli che mi hanno segnalato, in tempo per raccontarla nella diretta radiofonica di stamattina, la nuova perla informatica di Repubblica, firmata Enrico Franceschini:

…Sergeij Brin. Emigrato negli Usa dalla Russia a 7 anni, un po’ più tardi, all’università di Stanford, ebbe l’idea di creare un profilo per sé e per i suoi compagni di dormitorio. Poi si chiuse in un garage con il suo amico Larry Page, nacque Facebook e oggi valgono 17 miliardi di dollari per uno.

Sì, Franceschini scrive proprio così:

Povero Mark Zuckerberg, così giovane e già dimenticato.

Aggiornamento (17:15)

L’articolo è stato modificato, ma la modifica è peggiore della versione sbagliata precedente:

Sergeij Brin. Emigrato negli Usa dalla Russia a 7 anni, un po’ più tardi, all’università di Stanford, ebbe l’idea di creare un profilo per sé e per i suoi compagni di dormitorio. Poi si chiuse in un garage con il suo amico Larry Page, nacque Google e oggi valgono 17 miliardi di dollari per uno

Cari amici di Repubblica, “creare un profilo” è quello che si fa su Facebook, che è quel coso dove la gente mette in piazza i fatti propri e gioca a Farmville. Sergey Brin e Larry Page sono i creatori di Google, che è quel coso che serve per cercare le cose su Internet. Sorvoliamo sull’astrofisico Hawkins, che è come scrivere Rita Levi Montalcino.

Se serve, sono a disposizione per un disegno esplicativo. Le mie tariffe sono ragionevoli e accetto PayPal.

Antibufala: squalo elefante nel porto di Liverpool!

Antibufala: squalo elefante nel porto di Liverpool!

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente su Wired.it, dove ora non è più disponibile, per cui lo ripubblico qui.

A Liverpool, stando a Repubblica, sarebbe in atto una “caccia all’animale misterioso” apparso in un’immagine di Google Earth del porto della città. Secondo il sito del quotidiano, “l’animale marino” (così viene definito senza esitazioni) sarebbe stato scoperto “da un ragazzo inglese nella zona portuale di Albert Dock, nel quartiere Merseyside” e sarebbe un vero colosso, “più grande delle imbarcazioni ancorate nel porticciolo”.

Non manca la conferma autorevole di “un biologo di Liverpool”, secondo il quale si potrebbe trattare di “uno squalo elefante, magari un vecchio squalo in cerca di un posto dove morire”.

Ma andando a vedere l’immagine originale in Google Earth, disponibile anche in Google Maps, si nota che è estremamente confusa e sgranata e si presta all’equivoco. Certo, la forma è vagamente simile a quella di uno squalo molto grande, però guardando il contesto viene in mente una spiegazione decisamente più semplice: una barca non illuminata dal sole (come alcune delle altre visibili nella zona) che si lascia dietro una scia divisa in tre parti. La barca forma la presunta testa del pesce e la scia forma il corpo e le pinne.

Del resto basta considerare che le immagini di Google Earth e Google Maps non sono in tempo reale e che un pesce di quelle dimensioni non sarebbe passato inosservato agli utenti del porto di Liverpool, per cui negli archivi dei giornali locali ci dovrebbe essere traccia dell’avvistamento clamoroso. Invece non se ne parla affatto, se non per indicare la fotografia citata da Repubblica. Click Liverpool del 17 dicembre, per esempio, fa il nome dello scopritore, che non è “un ragazzo inglese” ma è il trentaseienne Simon Hoban, disk-jockey della stazione locale della BBC. Il “biologo marino” è Tom Cornwell. Il Daily Mail riporta gli stessi nomi e la stessa storia.

Si tratta, insomma, di un classico caso di pareidolia: la tendenza innata a interpretare come forme familiari immagini indistinte o generate dal caso. Il signor Hoban ha probabilmente più dimestichezza con l’aspetto di uno squalo che con quello di una barca in movimento vista dall’alto e quindi ha scelto l’interpretazione ittica, nonostante il ragionamento e il contesto spingano verso una spiegazione meno arzigogolata, che però non avrebbe fatto notizia. L’entusiasmo per la presunta scoperta e la voglia di facile scoop di certi giornalisti hanno completato la bufala.

Come avviene spesso anche in altri campi che hanno a che fare con immagini indistinte e sgranate, come l’ufologia, la criptozoologia o la teoria degli orbs (globi luminosi visibili in certe fotografie notturne), anche in questo caso è venuto meno l’uso del rasoio di Occam: la spiegazione più semplice è di solito quella giusta. Perché tirare in ballo squali elefante dispersi nelle gelide acque britanniche, quando potrebbe trattarsi benissimo di una barca che lascia una scia? O per dirla diversamente: se sentite rumore di zoccoli, pensate a un cavallo o a una zebra?

Magari poi è davvero una zebra, ma prima di esserne certi è indispensabile escludere l’ipotesi più probabile, senza lasciarsi prendere dal facile entusiasmo. Altrimenti – tanto per completare la carrellata di animali – diventa alto il rischio di incappare in una bufala.

Rainews, il Risveglio del Refuso

Rainews, il Risveglio del Refuso

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle gentili donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2015/12/19 16:25.

Un lettore, @ilrere, mi segnala questo nuovo capolavoro del giornalismo moderno. Per Rainews, questo è un articolo pubblicabile. E lo è anche per Repubblica, che ha messo online praticamente lo stesso testo (presumibilmente scritto da terzi).

Controllo di qualità? Rilettura del testo? Correttore ortografico? Roba superata. Il Giornalismo Duepuntozero fa a meno di questo ciarpame antiquato. Costa troppo e non serve.

Buona lettura, soprattutto agli insegnanti d’italiano e ai giornalisti che fanno i salti mortali per scrivere bene e che piangeranno calde lacrime di fronte a questo bagno di sangue. Giocate anche voi alla caccia all’errore da matita blu.

11 errori: Potente scorre in voi la Forza.

5 errori: Dormire durante l’ora d’italiano davvero non vi ha fatto bene.

Nessun errore: Mandate subito il vostro curriculum a Rainews o a Repubblica.

Daniel Craig, un cameo nell’ultimo Guerre Stellari: è uno stormstropper

Daniel Carig, alias 007, ha ancora voglia di giocare. E l’ha dimostrato pregando ed ottenenedo dal regista J. J. Abrahmas di vestire in un cameo del tutto anonimo le parti di uno stormtropper, le forze di combattimento icona dell’Impero, in una delle scene iniziali dell’ultimo Guerre Stellari, “Il Risveglio della Forza”. L’evento e’ stato reso possibili dalla concomitanza delle riprese dell’ultimo 007, SPectre” e di Guerre STellari la scorsa estare ai Pinewood Studios nel Buckinghamshire fuori londra.

Se selezionate con il mouse la zona qui sotto potete leggere la soluzione:

Daniel Craig, un cameo nell’ultimo Guerre Stellari: è uno stormstropper

Daniel Carig, alias 007, ha ancora voglia di giocare. E l’ha dimostrato pregando ed ottenenedo dal regista J. J. Abrahmas di vestire in un cameo del tutto anonimo le parti di uno stormtropper, le forze di combattimento icona dell’Impero, in una delle scene iniziali dell’ultimo Guerre Stellari, “Il Risveglio della Forza”. L’evento e’ stato reso possibili dalla concomitanza delle riprese dell’ultimo 007, SPectre e di Guerre STellari la scorsa estare ai Pinewood Studios nel Buckinghamshire fuori londra.

1. stormstropper – Stormtrooper; 2. Carig – Craig; 3. ottenenedo – ottenendo; 4. Abrahmas – Abrams; 5. stormtropper – Stormtrooper; 6. possibili – possibile; 7. SPectre – Spectre; 8. Virgolette chiuse ma mai aperte; 9. STellari – Stellari; 10. estare – estate; 11. londra – Londra.

Tralascio l’espressione “vestire le parti” e l’errore sul fatto che non è una delle scene iniziali.

2015/12/19 14:15

Rainews e Repubblica hanno riveduto l’articolo, ma qualche errore resta lo stesso, specialmente nella versione di Rainews (persino nel titolo).

Professore nigeriano risolve l’Ipotesi di Riemann? No. Ma Huffington Post ci casca

Professore nigeriano risolve l’Ipotesi di Riemann? No. Ma Huffington Post ci casca

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Un professore nigeriano, Opeyemi Enoch, ha risolto un problema di matematica, la cosiddetta ipotesi di Riemann, che giaceva irrisolto da oltre un secolo e mezzo e si è quindi aggiudicato un premio da un milione di dollari? Secondo Ilaria Betti di Huffington Post sì. E Repubblica copia e incolla senza verificare. Ci casca anche Marika Luongo su Leonardo.it. Anche ADNKronos dice di sì nel titolo della notizia, ma poi corregge il tiro.

Sarebbe bastato andare a vedere il sito del Clay Mathematics Institute, l’ente che mette in palio il premio, per scoprire una dicitura inequivocabile: “This problem is: Unsolved”.

Trovate tutti i dettagli di un’altra figuraccia di Huffington Post e Repubblica e del giornalismo superficiale e copiaincolla presso Bufale un Tanto al Chilo e su Aperiodical (in inglese). Ringrazio @Simotinteri per la segnalazione.