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Il giornalismo italiano e l’eclissi: una grande prova di imbecillità col copiaincolla

Il giornalismo italiano e l’eclissi: una grande prova di imbecillità col copiaincolla

Ultimo aggiornamento: 2018/07/30 00:50.

Il giornalismo italiano ha messo a nudo in maniera perfetta il proprio disastroso metodo redazionale quando ha proposto notizie sull’eclissi di Luna di ieri sera.

Molte testate online, cartacee e televisive hanno infatti citato l’incredibile idiozia secondo la quale la colorazione rossastra della Luna durante l’eclissi sarebbe dovuta alla vicinanza del pianeta Marte. Marte è rosso, la luna diventa rossa, non fa una grinza, giusto?

Prendetevi pure un attimo di pausa per riprendervi da questa imbecillità. Poi, se avete bisogno di fornire a qualcuno la spiegazione corretta del fenomeno, usate pure questo video della NASA, disponibile anche per qualunque giornalista che si degni di informarsi.

In parole povere: la colorazione è dovuto alla luce solare filtrata dall’atmosfera della Terra. Marte non c’entra nulla, anche perché se ne sta in questo momento a cinquantasette milioni di chilometri dalla Terra e dalla Luna.

Ma i Veri Giornalisti non si curano di quisquilie come i fatti. Cominciamo con Alessandro Belardetti su Quotidiano.net, secondo il quale “Marte colorerà di rosso la Luna”:

Passiamo all’edizione cartacea del Corriere della Sera, dove Laura Vincenti scrive che la Luna “si colora di rosso per effetto di Marte in opposizione”:

Sottolineo che si tratta dell’edizione cartacea perché c’è chi obietta che le castronerie escono sulla versione Web, che è gratuita (come se questo fosse una giustificazione per pubblicare falsità), ma non su quella cartacea.

Non manca anche il contributo de Il Giorno, che scrive che la Luna “si colorerà di rosso grazie alla vicinanza di Marte”:

Maria Cristina Massaro, su Repubblica (link intenzionalmente alterato), ripete la stessa scemenza astronomica e vi aggiunge anche ben due errori d’ortografia nella stessa frase. Rileggere, a quanto pare, proprio non si usa più. Grazie ad @aldolat per la segnalazione e la copia su Archive.is.

A rendere ancora più suggestivi gli sbattila colorazione rossastra assunta dal satellite grazie a Marte in “grande opposizione”, cioè alla mini distanza dal nostro pianeta e al suo massimo splendore.

Screenshot per chi non riesce a concepire che il giornalismo possa essere sceso così in basso:

Repubblica ha anche ribadito il concetto su Twitter, dicendo che “La Luna sarà illuminata di rosso grazie a #Marte in ‘grande opposizione’, cioè alla minima distanza dalla Terra e al suo massimo splendore”:

E per finire, ecco SkyTG24, che ha affermato (durante il telegiornale, non nella rubrica degli oroscopi) che “le persone hanno così potuto ammirare il satellite colorato dai riflessi del pianeta Marte”, come dice la conduttrice in studio, e come ribadisce l’autrice del servizio, Laura Cappon, che parla di “riflessi prestati da Marte” e poi ribadisce la scemenza astronomica, come potete sentire in questo spezzone fornitomi gentilmente da biemmic:

Che io sappia, nessuno dei giornali, siti o telegiornali citati ha finora corretto o chiesto scusa per gli errori.

Lezioni di giornalismo che possiamo trarre da questa storia:

  1. Rileggere quello che si scrive non si usa più.
  2. Le redazioni fanno lavorare persone alle quali mancano le conoscenze più elementari. 
  3. I giornalisti fanno copiaincolla gli uni dagli altri, e senza chiedersi se quello che copiano abbia vagamente senso.
  4. Le redazioni, pur avvisate, non correggono gli errori e non pubblicano rettifiche.
  5. Conclusioni: ai giornali non gliene frega nulla di fottere il lettore e pubblicare notizie false. Non sono errori occasionali, è proprio metodo redazionale. Se questo è il loro modo di fare giornalismo, non si lamentino che il giornalismo sta morendo per colpa di Internet. Questo tipo di giornalismo merita di morire.

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Repubblica e i lupi mutanti

Repubblica e i lupi mutanti

“NON preoccupatevi, non sono fluorescenti. Hanno una coda, due occhi e due zampe come tutti gli altri”. Micheal Byrne, ricercatore dell’Università del Missouri (Columbia), descrive così il branco dei lupi “mutanti”.

Due zampe?

Link intenzionalmente alterato all’originale su Repubblica; copia su Archive.is.

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Presto, date a Enrico Franceschini di Repubblica una calcolatrice e un mappamondo

Presto, date a Enrico Franceschini di Repubblica una calcolatrice e un mappamondo

Ultimo aggiornamento: 2018/07/03 21:00.

Oggi Repubblica ha pubblicato un articolo intitolato Volare tra Londra e New York in meno di un’ora: Airbus e Boeing si sfidano sull’aereo ipersonico, a firma di Enrico Franceschini, che colleziona una serie di bestialità fisiche, aeronautiche e geografiche davvero imbarazzanti.

Ne ho salvata una copia qui su Archive.is, così che possiate divertirvi a contare quante imbecillità sono state infilate nell’articolo senza regalare clic pubblicitari a Repubblica. Non è questione di opinioni, ma di semplice aritmetica e geografia.

Cominciamo subito bene: Attraversare l’Atlantico in 2 ore. Andare da Londra a New York in 60 minuti. Come si chiama l’oceano fra Londra e New York? Atlantico. Appunto: l’aereo, secondo Franceschini, ci mette due ore per attraversare l’Atlantico, però per andare da Londra a New York, che sono separate da quello stesso Atlantico, ci mette un’ora. Si decida, perdinci.

Poi c‘è questa: “cinque volte più veloce del suono (che è di 700 chilometri l’ora)”.


Queste sono quelle facili: divertitevi a trovare le altre. Io ne ho trovate altre due relativamente semplici, più un paio un po’ più concettuali.

Francamente non capisco che senso abbia leggere una testata giornalistica che pubblica notizie scritte con i piedi come questa e fa lavorare giornalisti che partoriscono articoli che paiono scritti nel sonno. Far scrivere un articolo di aeronautica a qualcuno che ne capisca qualcosa pare che non si usi più; figuriamoci cosa succede con gli altri argomenti.

Ringrazio Alberto Sottile che ha scovato questo allevamento di perle e pgc e RosannaBad per aver scoperto che il “giornale londinese” di cui Franceschini pudicamente omette il nome è il Telegraph, specificamente con questo articolo.

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Fake news tramite comunicato stampa: ci cascano in tanti

Fake news tramite comunicato stampa: ci cascano in tanti

Il gatto è bellissimo,
ma la notizia è falsa.

Nota: alcuni link sono intenzionalmente alterati aggiungendo “togliquesto-” all’indirizzo per non regalare clic a notizie errate e false.

Avete sentito la notizia del gattino Pilù, che avrebbe ereditato un milione e mezzo di euro? Ne hanno parlato molti giornali nazionali e locali (per esempio Repubblica).

E quella dell’eredità trovata in una cassetta di sicurezza a Lugano, in Svizzera, composta da quasi tre miliardi di lire italiane in banconote che però per la Banca d’Italia sono carta straccia? Questa ha avuto grande risonanza non solo in Italia (Il Giornale) ma anche, comprensibilmente, sulla stampa svizzera (per esempio Tio.ch e Rsi.ch).

C’è anche la notizia di un risarcimento di oltre 800 mila euro che il Ministero della Salute dovrà versare agli eredi di un uomo che contrasse l’epatite C in seguito a una trasfusione, diffusa da una nota agenzia di stampa (AGI) e pubblicata per esempio da La Stampa e Torino Oggi.

A prima vista queste notizie non hanno nulla in comune a parte un’ampia diffusione nei media, ma scavando un po’, come ha fatto il collega debunker David Puente qui, si scopre che tutte coinvolgono la stessa organizzazione, la Fondazione Italiana Risparmiatori, e sono soltanto alcune delle storie diffuse tramite comunicati stampa da questa fondazione. Storie che sono tutte inventate.

La Fondazione è una fabbrica di fake news che sfrutta la catena di fiducia che c’è nel giornalismo: se un giornalista riceve una notizia da un’agenzia di stampa, presume che sia corretta e verificata e quindi non la ricontrolla. A sua volta, l’agenzia di stampa presume che i comunicati stampa che riceve siano veritieri e raramente li verifica. E così i comunicati stampa falsi e inventati, come quelli di questa fantomatica Fondazione, arrivano sui giornali senza essere stati controllati.

In questo caso c’è anche una furberia aggiuntiva: queste notizie inventate non sono di importanza vitale, e quindi non attirano sospetti, e sono al tempo stesso curiose e interessanti, per cui sono altamente pubblicabili. Sono materiale ideale da offrire ai lettori: innocuo ma intrigante, ideale per fantasticarci sopra o per un commento al bar o sui social network. Ma restano comunque delle fake news.

Poco male, potreste pensare: se il gattino Pilù non esiste, non cambia la vita di nessuno. Ma in realtà i comunicati della sedicente Fondazione, che non risulta avere uno statuto, una partita IVA o un codice fiscale e dichiara sul proprio sito una sede milanese presso la quale però non c’è nessuna fondazione, rischiano di essere pubblicità gratuita per un’organizzazione che promette a chi si rivolge ai suoi servizi di poter ottenere improbabilissimi risarcimenti.

In cambio, si presume, di una parcella, come è già accaduto per un altro nome ricorrente nelle fake news propagate tramite comunicato stampa: quello di Giacinto Canzona, ex avvocato che si fece conoscere in questo modo e riuscì a farsi dare cento euro di anticipo da circa novecento vittime, attratte dal miraggio di poter recuperare le lire dai libretti di risparmio dormienti. Fate voi i conti di quanto gli ha fruttato questa promessa impossibile da mantenere.

Per i giornalisti è insomma il caso di segnarsi nomi come quello della Fondazione Italiana Risparmiatori, di Giacinto Canzona, e anche dell’agenzia Agitalia e di Alessandro Proto, altre conclamate fabbriche di notizie false: se compaiono in un comunicato stampa, è quasi sicuro che si tratta di fake news da cestinare per proteggere i lettori. Peccato per il gattino.

Fonti aggiuntive: Corriere della Sera.

Repubblica mette online un’insalata di parole spacciandola per un articolo

Repubblica mette online un’insalata di parole spacciandola per un articolo

“Il racconto di una mattinata cominciata alle 6 del mattino con il carabiniere che ferisce l’ex moglie nel garage al volto alla spalla e all’addome e terminati poco prima delle 14, con l’ultimo colpo contro se stesso. Nel mezzo la speranza vana per le due bambine, che invece erano già state ferite a morte del padre. E una trattativa inutile. L’inviata Federica Angeli racconta sette ore da incubo sotto casa dell’appuntato Luigi Capasso. e colpi. speranza che il vicino si fosse confuso. Invece è salito a casa e ha sparato prima a bmba piccola nel lettone poi alla ragazzo di 13 anni. Lunghissima trattattiva col mediatore del gis. Alle 13 ha chiuso ogni contatto ocn il mediatore dei carabinieri. Poco prima delle 14 sparo con cui si è tolto la vita. Lì irruzione colleghi e l’hanno trovat morto. Per tutta la mattina arrivo mamme compagne bambine. Capasso è rimasto in casa con le”.

Questo è quello che secondo Repubblica è un testo pubblicabile (e pubblicato) come articolo. Sì, l’ho trascritto fedelmente. Non è più online su Repubblica, ma se ne trovano ancora tracce nella cache di Google.

Forse non è neanche più giornalismo spazzatura, ma siamo al fallimento totale del processo redazionale, per cui può finire online qualunque porcheria.

Ho chiesto chiarimenti a Repubblica:

Per ora ho ricevuto solo un eloquente silenzio.

Ringrazio @Grammarnaziit per la segnalazione. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Repubblica e le foto sbagliate dell’incidente ferroviario a Milano

Ultimo aggiornamento: 2018/01/25 13:30.

Nel raccontare per immagini il grave incidente ferroviario di stamattina fra Pioltello e Segrate (Milano), Repubblica ha pubblicato inizialmente almeno due fotografie che non c’entravano nulla. Un lettore, Paolo Forneris, me ne ha segnalata una:

Ho chiesto lumi pubblicamente a Repubblica:

Ho fatto un commento amaro, riferito al recentissimo annuncio dell’avvio di un progetto che assegna alla Polizia Postale il compito di gestire le fake news:

Luca Sofri ha segnalato che la foto pubblicata da Repubblica oggi si riferisce a un incidente avvenuto a Bordighera nel 2010 e Massimiliano Vincenzi ha confermato:

Poi Luca Sofri mi ha segnalato che nella rassegna di foto di Repubblica c’era anche una seconda foto che non c’entrava nulla. La foto è stata rimossa e cambiata al volo mentre lui la stava tweetando, per cui ha fatto un ulteriore tweet di chiarimento:

Ha risposto Alessio Balbi:

Non credo servano commenti.

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Per Giacomo Talignani di Repubblica, gli antichi scribi avevano i tablet

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Ieri Giacomo Talignani, nella sezione Scienze di Repubblica, ha pubblicato un articolo intitolato Svelato il mistero della tavoletta sumera: furono i babilonesi a inventare la trigonometria. Ne trovate una copia archiviata qui su Archive.is. In questo articolo spicca la seguente perla, segnalatami da Alessandro Ronchi:

“Il mistero enorme, finora, era il suo scopo, perché gli antichi scribi hanno svolto il complesso compito di generare e ordinare i numeri sul tablet.

Per gli increduli, lo screenshot, che include il seguito del paragrafo: “La nostra ricerca rivela che Plimpton 322 descrive le forme di triangoli ad angolo retto usando una nuova tipologia di trigonometria basata su rapporti, non angoli e cerchi. È un lavoro matematico affascinante che dimostra un indubbio genio” concludono i ricercatori.”

Ho segnalato pubblicamente a Repubblica questo momento di grande giornalismo, ma non è servito a nulla: il tablet è ancora lì.

Come è possibile che un giornalista pensi che gli antichi scribi avessero i tablet? Bisognerebbe chiederlo a Talignani, ma un indizio è forse questo virgolettato straordinariamente simile presente in un analogo articolo del Guardian e in molte altre fonti online:

“The huge mystery, until now, was its purpose – why the ancient scribes carried out the complex task of generating and sorting the numbers on the tablet. Our research reveals that Plimpton 322 describes the shapes of right-angle triangles using a novel kind of trigonometry based on ratios, not angles and circles. It is a fascinating mathematical work that demonstrates undoubted genius.

Ho segnalato anche questo a Repubblica. Silenzio.

Corriere e Repubblica, singolare gara a chi fa peggio

Corriere e Repubblica, singolare gara a chi fa peggio

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/08/01 21:55.

Repubblica, a firma di Giacomo Talignani, sostiene che a Malta c’è “una rete di tunnel di 28mila kmq”. Malta ha una superficie di 316 chilometri quadrati.

Il Corriere preferisce la strada del clickbaiting più sfacciato, tratto oltretutto da una vecchia foto che gira in Rete, come nota Ufoofinterest (anche qui), e titola: “Invia questa foto al marito e lui chiede subito il divorzio: cosa le è sfuggito?”

Ma Repubblica rilancia con questo (copia su Archive.is):

E per finire, il Corriere ha pubblicato questa perla: un tutorial su come scassinare un furgone.

Questo sarebbe il giornalismo che dovrebbe salvarci dalle fake news. Come dice Marco Cattaneo, “Poi facciamo un bel convegno chiedendoci pensosi come mai i giornali non sono più credibili, mi raccomando.”

Muore Martin Landau, quattro giornali pubblicano lo stesso errore madornale

Muore Martin Landau, quattro giornali pubblicano lo stesso errore madornale

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni di lettori come Domenico DelB* e Angelo Rot*. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/07/20 9:40.

Avete presente gli errori intenzionali inseriti nelle mappe per beccare chi copia, le trap street di cui scrivevo ad aprile scorso? La morte dell’attore Martin Landau ha messo in luce qualcosa di analogo nei giornali di lingua italiana: specificamente, nel Corriere della Sera, in Repubblica, ne L’Unione Sarda e nel Corriere del Ticino.

Tutti e quattro, infatti, nell’annunciare la scomparsa di Landau hanno pubblicato la stessa castroneria, dicendo che Spazio 1999, serie di fantascienza nella quale Landau interpretava il Comandante Koenig, era stata creata da Gene Roddenberry.

Ma come ben sa qualunque appassionato di fantascienza, Spazio 1999 era opera dei britannici Gerry e Sylvia Anderson, mentre lo statunitense Roddenberry era padre di tutt’altra serie: Star Trek. Confondere le due cose è come essere tifosi di calcio e confondere la Roma con la Lazio.

Questo è il Corriere della Sera, che scrive “L’attore Martin Landau, che tanti ricordano per l’interpretazione del comandante Koenig in Spazio 1999, serie fantascientifica cult creata da Gene Roddenberry, lo stesso produttore di Star Trek e Ufo”, raddoppiando la dose di panzane (anche UFO era di Gerry e Sylvia Anderson) e poi insiste scrivendo “Poi l’incontro con Gene Rodddenberry, «papà» di Star Trek, di Ufo e di altre fortunatissime serie tv, che lo recluta, ancora assieme alla moglie, per Spazio 1999”, aggiungendo un Roddenberry con 3 D (copia su Archive.is):

Questa è L’Unione Sarda (grazie a Federico Pisanu), che scrive “Spazio 1999, serie fantascientifica cult creata da Gene Roddenberry, lo stesso produttore di Star Trek e Ufo”:

Questa è Repubblica, che nel tweet scrive “Roddenberr”, perdendo per strada la Y finale:

Questo è il Corriere del Ticino, che scrive “’Spazio 1999′, serie fantascientifica cult creata da Gene Roddenberr”. Anche qui la Y finale s’è persa nell’iperspazio (copia su Archive.is):

Certo, è un errore che non fa crollare il mondo, ma è un errore rivelatore. La sua ripetizione su quattro testate differenti indica che i giornali si copiano fra loro o copiano tutti dalla stessa fonte (presumibilmente un’agenzia). O meglio, indica che copiaincollano senza neanche pensare, e pure male (notate i vari “Roddenberr.”).

E naturalmente non c’è nessun controllo di qualità. Tant’è che al momento in cui scrivo queste righe (le 15:40 del 2017/07/17) nessuna delle testate ha corretto o pubblicato una rettifica, men che meno due righe di scuse.

Dopo la pubblicazione iniziale di questo mio articolo mi è arrivata la segnalazione dello stesso svarione sull’Huffington Post italiano: “Poi l’incontro con Gene Roddenberry, padre di Star Trek, che lo recluta, ancora assieme alla moglie, per Spazio 1999” (copia su Archive.is).

Stessa storia, mi segnala @teleblin, anche su TGCom24, che scrive: “Sempre con la moglie viene reclutato da Gene Rodddenberry regista, tra le tante serie tv di fantascienza, anche di “Star Trek” e di “Ufo”, che gli chiede di lavorare in “Spazio 1999″” (copia su Archive.is). Anche qui, Rodddenberry scritto con 3 D e oltretutto promosso regista (in realtà era produttore e non ha mai diretto puntate di Star Trek o Spazio 1999 o UFO).

Per chi conosce la materia trattata da questi articoli, l’impressione amara che ne risulta è semplice: i giornali se ne strafregano della correttezza e della qualità, e quindi se ne strafregano del lettore, facendo finta di offrirgli notizie create da loro che invece provengono con il copiaincolla da qualche agenzia di improvvisati.

Se avessero almeno il pudore di scrivere che la fonte della notizia è un’agenzia che viene semplicemente ripubblicata in automatico, almeno sapremmo a chi dare la colpa. Cosa più importante, se le testate non segnalano che si tratta di copiaincolla da un’agenzia, il lettore pensa che la notizia sia confermata da quattro fonti indipendenti. È dura spiegargli che quattro giornali hanno torto e tu hai ragione.

E poi gli editori dei giornali dicono che il crollo delle vendite è colpa di Internet. Ditemi voi che motivo dovrei avere di pagare per leggere notizie sbagliate. Se questo è quello che succede nei campi in cui sono competente e mi accorgo degli errori, cosa succede in quelli in cui non lo sono?

2017/07/20 9:40. Dopo la pubblicazione iniziale di questo mio articolo, Repubblica ha rifatto il proprio articolo copiandolo pari pari da Wikipedia.

Alcuni commentatori hanno obiettato che questi errori sono nella versione online gratuita e non in quella cartacea. A parte il fatto che comunque la versione online porta il marchio della testata e quindi un errore nella versione online è una macchia sulla testata nel suo complesso, e che il messaggio “se non paghi ti rifilo m*rda” non mi sembra particolarmente costruttivo o rispettoso del lettore, @teleblin mi ha inviato la scansione della versione cartacea del Corriere della Sera. Non contiene la panzana di Roddenberry creatore di Spazio 1999, ma in compenso offre ai lettori paganti questa doppia perla: “dal 1974 al 1977… in anticipo sui tempi di Star Trek” (falso: Star Trek era già in televisione dal 1966) e “[ricevendo] pure la partner, Barbara Bain, in moglie (falso: erano sposati dal 1957). Online o su carta cambia poco, insomma: proprio non ce la fanno.

Anonymous, alieni e NASA: la fiera delle cretinate acchiappaclic

Anonymous, alieni e NASA: la fiera delle cretinate acchiappaclic

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ringrazio mgaggio per la segnalazione. Pubblicazione iniziale: 2017/06/26 17:51. Ultimo aggiornamento: 2017/06/29 19:20.

No, la NASA non è in procinto di annunciare l’arrivo o la scoperta degli extraterrestri, anche se alcuni giornalisti allocchi (o pronti a prostituirsi per qualche clic) ne parlano come se fosse una certezza. I link seguenti portano a copie archiviate su Archive.is.

Repubblica (nella sezione Scienze, nientemeno, senza firma): Anonymous: “La Nasa sta per annunciare l’esistenza degli alieni”

Il Messaggero (a firma di Enzo Vitale; versione del 2017/06/27 alle 15:58 UTC, successivamente aggiornata estesamente): Anonymous: «Presto la Nasa rivelerà l’esistenza degli extraterrestri»

Corriere della Sera (a firma di Federico Cella, articolo successivamente aggiornato il 2017/06/27 15:59): «Gli alieni esistono», Anonymous anticipa la Nasa (ma stiamo calmi)

Huffington Post (senza firma, nella sezione Scienza): Anonymous hackera la Nasa: “È pronta a svelare l’esistenza degli alieni”

TGcom24 (senza firma): Anonymous, “Gli alieni esistono e la Nasa è vicina allʼannuncio”

La “notizia“ sarebbe che uno sconosciuto, che dice di far parte di Anonymous (cosa che può fare chiunque), ha pubblicato su Youtube un video in cui interpreta (rigorosamente a modo suo) una dichiarazione attribuita a Thomas Zurbuchen della NASA. Già questo basterebbe a liquidare la “notizia“ come una fesseria che non meriterebbe neanche un nanosecondo del vostro tempo e non dovrebbe occupare spazio in una testata giornalistica, se non per sbufalarla, ma pazienza.

Per fortuna ci sono anche giornalisti seri, che preferiscono ancora usare il mestiere invece di andare pigramente a caccia di clic. Questi giornalisti sono andati alla fonte originale, come bisognerebbe sempre fare. Lo hanno fatto quelli di The Independent, recuperando l’originale della dichiarazione di Zurbuchen, fatta il 26 aprile 2016 (quindi più di un anno fa, con buona pace di chi titola “è vicina all’annuncio”).

In questa dichiarazione, Zurbuchen elenca ai politici, di fronte ai quali sta facendo un resoconto dell’operato della NASA, le tante attività scientifiche in corso per la ricerca di vita extraterrestre e poi aggiunge che “con tutta questa attività legata alla ricerca della vita, in così tanti settori differenti, siamo vicini a una delle scoperte più profonde mai fatte” (“With all of this activity related to the search for life, in so many different areas, we are on the verge of one of the most profound discoveries, ever.”).

E se i giornalisti delle testate che cito sopra avessero cercato e letto tutta la dichiarazione originale, invece di fidarsi del pezzettino tagliato ad arte da un anonimo su Youtube, avrebbero notato che Zurbuchen mette assolutamente in chiaro che la NASA non ha affatto trovato segni di vita extraterrestre: dice infatti “anche se non abbiamo ancora trovato segni inconfutabili di vita altrove, la nostra ricerca sta facendo progressi notevoli…” (“while we haven’t found definitive signs of life elsewhere just yet, our search is making remarkable progress…”).

Inoltre sarebbe bastato un minimo di verifica per scoprire che lo sconosciuto non fa parte di Anonymous.

Tutto qui: un ciarlatano ha pubblicato su Youtube un video di cretinate sugli alieni. Ma alcuni giornali scelgono di parlarne lo stesso. In particolare, il titolo di Huffington Post (“Anonymous hackera la Nasa”) va descritto per quello che è, senza mezzi termini: una bugia. O se preferite la terminologia di oggi, una fake news. La NASA, infatti, non è stata hackerata da Anonymous in merito a questa vicenda.

Ancora una volta, troppe testate giornalistiche hanno sprecato un’occasione per dimostrare di offrire qualità e hanno preferito rincorrere e pompare una fandonia. Forse è questa la risposta al Paradosso di Fermi: gli alieni non ci vengono a visitare perché hanno letto i nostri giornali e hanno deciso che siamo troppo stupidi.

L’unica domanda da fare, a questo punto, è agli editori e ai giornalisti che hanno pubblicato questi articoli con questi titoli: non vi vergognate?


2017/06/26 18:40.
Poco fa è arrivata la precisazione diretta di Zurbuchen (grazie a @ufoofinterest per la segnalazione):

2017/06/27 20:00. Uno dei giornalisti che ho citato mi ha scritto via mail che riceverò comunicazioni dai suoi legali. Ho risposto che le leggerò con interesse.

2017/06/28 8:35. Ho aggiunto i link alle versioni aggiornate degli articoli delle testate citate.

2017/06/29 19:20. Per maggiore chiarezza, ho riformulato alcune frasi. Inoltre sottolineo che la mia critica si riferisce alle versioni dei titoli e degli articoli che erano online al momento della pubblicazione iniziale di questo mio articolo e non alle versioni successivamente modificate estesamente.