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L’analfabetismo numerico come metodo redazionale: la bufala dei “7 italiani su 10” che ieri hanno pranzato al ristorante

L’analfabetismo numerico come metodo redazionale: la bufala dei “7 italiani su 10” che ieri hanno pranzato al ristorante

Ultimo aggiornamento: 2021/02/07 22:10.

Il Corriere della sera di oggi, nell’edizione cartacea, a pagina 13, ha scritto che
“ieri 7 italiani su 10 hanno pranzato al ristorante”. L’articolo è a firma di Rinaldo Frignani.

La stessa idiozia è stata ripetuta al TG1 della RAI oggi alle 13.30.

Nessuno, ma proprio nessuno, che si sia chiesto come sarebbe stato possibile per quarantadue milioni di italiani recarsi contemporaneamente a pranzo al ristorante e come avrebbero fatto i ristoratori a sfamarli tutti di colpo.

C’è poi il problema degli incassi: se a Roma si fossero davvero incassati 5 milioni di euro su 2 milioni di pasti (il 70% di 2,9 milioni di abitanti), vorrebbe dire che ogni pasto è stato pagato un paio di euro e spiccioli. 

C’è cascato anche il Corriere del Ticino:Sette su dieci hanno pranzato fuori secondo la Coldiretti” (copia permanente)

Il Giornale di Sicilia ha titolato “Covid, nel weekend 7 italiani su 10 a pranzo fuori”, spalmando l’orda su due giorni invece di uno, ma l’assurdità resta (copia permanente).

Non c’è niente da fare: la discalculia impera e i giornalisti non sanno resistere al fascino dei numeri e delle pseudostatistiche.

La probabile origine di questa scemenza è spiegata da Giornalettismo: un comunicato stampa di Coldiretti, che titola “Covid: 7 italiani su 10 a pranzo fuori nel week end” ma nel testo dice che quei 7 su 10 erano gli italiani che pranzavano fuori almeno un sabato o una domenica al mese.

Se l’ipotesi è corretta, allora alcuni giornalisti hanno anche difficoltà a capire quello che leggono. Il Post fa bene il punto sulla desolante consuetudine del giornalismo basato su comunicati stampa letti male e mai verificati. E l’Ordine dei Giornalisti pare troppo impegnato a pettinare lampadine. Siamo in buone mani.

 

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Antibufala Classic: L’immagine delle “crepe” nello Shuttle Columbia (2003)

Antibufala Classic: L’immagine delle “crepe” nello Shuttle Columbia (2003)

I sette del Columbia

I sette del Columbia: da sinistra, Rick D. Husband, William C. McCool, Ilan
Ramon, David M. Brown, Michael P. Anderson, Laurel B. Clark, Kalpana
Chawla.
Per aspera ad astra.

 

Indagine iniziale: 2003/02/02. Ultimo aggiornamento: 2021/01/31 14:55. La
versione originale di quest’indagine è pubblicata
qui su Attivissimo.net. Alcuni link potrebbero essere obsoleti. I tempi verbali sono stati
aggiornati per tenere conto del tempo trascorso.

 

English abstract (il resto è in italiano)

Following the Columbia
Space Shuttle disaster in February 2003, many TV and press reports showed a
photograph which allegedly depicted cracks in the structure of
Columbia, suggesting them as the cause of her disintegration upon reentry, which
killed all seven astronauts on board.

Actually, the photograph doesn’t show cracks; it shows folds of the thermal
insulation inside
Columbia’s payload bay, which has nothing to do with protection from the heat of
reentry. The payload bay is closed during reentry, so the area shown in the
photograph is not exposed to any heat at all.

 

Premessa

Questa non è la solita pagina antibufala semiseria.
Sette persone morirono nell’incidente dello Shuttle Columbia, l’1
febbraio 2003.

Intorno alle loro morti si fece molto pessimo giornalismo e soprattutto nacque
un falso scoop su presunte immagini di “crepe” nella navetta, la cui
smentita non fu pubblicata dai media tradizionali con la stessa
risonanza con la quale fu pubblicata la notizia fasulla iniziale, scaturita da
una vergognosa incompetenza dei giornalisti preposti nel riferire l’accaduto.

 

La foto delle “crepe”

Numerosi giornali, emittenti televisive e siti Web, fra cui Repubblica.it,
Rai.it, Corriere.it e sicuramente tanti altri italiani ed esteri, pubblicarono
con grande evidenza, e senza alcuno spirito critico, una foto che circolava su
giornali e TV in Israele. L’immagine era tratta da un video ripreso durante la
missione del Columbia e avrebbe mostrato delle “crepe” o dei danni alla
superficie della navetta.

La versione del Corriere, per esempio, è
qui
(copia permanente). 

 

Qui sotto presento un paio delle tante versioni in circolazione, che sono
state più o meno ritoccate digitalmente (non da me) per esaltarne i colori e i
dettagli.

immagine delle presunte crepe in colori originali

 

immagine della presunta crepa in colori ritoccati

Le immagini delle presunte “crepe” dello Shuttle.

 

Perché l’immagine è fasulla

Il dettaglio mostrato nell’immagine non mostra l’ala dello Shuttle e
non mostra delle crepe nel rivestimento esterno della navetta.

Infatti qualunque cosa siano i dettagli mostrati,
sono sicuramente sulla parte superiore della navetta, non in
quella inferiore (dove si ritenne inizialmente che fosse avvenuto l’impatto al
decollo e che si fosse scatenato il danno che poi causò il disastro) e nemmeno
sul bordo dell’ala (dove si scoprì in seguito che si era
verificato
il danno principale).

Lo si capisce da due considerazioni molto semplici:

  • la prima è che l’intera parte inferiore della navetta è nera (grigio
    molto scuro, per essere pignoli) e il bordo dell’ala è nero o grigio,
    mentre la zona mostrata nel video è bianca;
  • la seconda è che sullo Shuttle
    non ci sono finestrini che guardano sotto. E per questa missione non
    era presente il famoso braccio robotizzato (il Canadarm) che poteva
    portare una telecamera al di fuori della navetta. 

Potrebbe allora essere un dettaglio della superficie superiore delle
ali?

Molti analisti, compresi numerosi esperti aerospaziali, nella foga del momento
smentirono quest’ipotesi dicendo che

“…da nessun finestrino della navetta è possibile vedere l’ala del veicolo…
questa circostanza è stata appena confermata dagli esperti delle altre sei
agenzie che partecipano alla realizzazione della ISS (la stazione spaziale
internazionale): oltre a Nasa e Esa, le agenzie di Canada, Russia, Giappone,
brasiliana”.

Una dichiarazione analoga fu riportata ad esempio presso
Repubblica.it.

Ma la smentita non era corretta. In realtà
le ali erano almeno parzialmente visibili dai finestrini dello Shuttle
rivolti verso il vano di carico
. Lo dimostra questa foto Nasa, tratta proprio dalla sfortunata missione del
Columbia. L’originale ad alta risoluzione è disponibile presso
Spaceflight.nasa.gov:

Le ali dello Shuttle erano visibili eccome dalla cabina. Questa foto fu ripresa attraverso i finestrini rivolti verso il vano di carico.

 

In teoria, quindi, quell’inquadratura presentata dai media potrebbe
mostrare un dettaglio della superficie superiore delle ali. Ma
le ali non hanno nessun elemento nero sporgente come quello mostrato nella
foto misteriosa.
Questo per ovvi motivi tecnici: non si possono lasciare sporgenze così
esagerate su una superficie di un’ala, perché causerebbero una resistenza
aerodinamica assurda. È un fatto facilmente verificabile nelle innumerevoli
foto dello Shuttle disponibili sul sito della Nasa.

La spiegazione al mistero viene proprio ricercando quell’elemento nero: come
segnalato presso
Strangecosmos.com, si tratta di uno dei perni di accoppiamento sui quali si innestano i
portelloni del vano di carico dello Shuttle.

Sul sito della Nasa, per esempio, c’è un’immagine panoramica
in formato Quicktime VR che inquadra il vano di carico ed è ripresa da una
delle telecamere che erano montate all’interno del vano stesso negli Shuttle.
Se la scaricate e la ruotate verso destra, compare indiscutibilmente una
struttura estremamente simile all’oggetto nero ritratto nella foto misteriosa.

Qui sotto ho raccolto alcuni fotogrammi della panoramica, carrellando da
sinistra verso destra:

fotogramma della panoramica

fotogramma della panoramica

fotogramma della panoramica

fotogramma della panoramica con perno

Eccolo lì: l’oggetto misterioso.

 

Ora che l’oggetto misterioso è identificato, è facile trovarlo in altre foto
della Nasa e soprattutto capire il punto di vista dal quale fu ripresa
l’immagine in discussione:
dall’interno del vano di carico dello Shuttle, guardando verso la paratia
anteriore o posteriore del vano stesso.

Nel vano di carico c’erano appunto delle telecamere, comandabili dall’interno
della navetta, e il bordo superiore delle paratie del vano era
dotato di sedici perni di accoppiamento (otto sulla paratia anteriore, otto
sulla posteriore). Queste informazioni sono facilmente reperibili nel sito
della Nasa usando le parole chiave bulkhead latches e
payload bay e sfogliando l’archivio fotografico della Nasa.

Nel
Press Kit del tragico volo del Columbia c’è, a pagina 12, una foto del vano di
carico, esattamente come fu configurato proprio per questa missione, che
mostra bene la collocazione della telecamera presente sulla paratia anteriore
del vano (freccia verde) e di due dei perni di accoppiamento (frecce gialle):

In questa immagine il muso dello Shuttle Columbia è in alto a
destra e si notano i due rettangoli scuri che sono i finestrini della
cabina dai quali si poteva osservare il vano di carico.

 


Dettaglio dell’immagine precedente.

La freccia indica la collocazione della telecamera sulla paratia anteriore del vano di carico. Immagine tratta dal Press kit della missione finale del Columbia.

 

Nell’immagine Nasa mostrata qui sotto, tratta da un’altra missione, sono
visibili una telecamera (cerchiata in arancione) e alcui perni (due dei quali
sono cerchiati in verde).

vista telecamera e perni

Da questi elementi si capisce che
nella foto misteriosa, la telecamera è stata orientata verso l’esterno,
in modo da inquadrare appunto uno dei perni situati nelle sue vicinanze.

Di conseguenza, la “crepa” che nell’immagine misteriosa compare in
basso al centro (quella che a detta di alcuni sarebbe tenuta insieme dal
nastro adesivo) era con tutta probabilità semplicemente
una delle normali giunzioni irregolari della copertura termica flessibile
che riveste l’interno del vano di carico
, e
l’“ammaccatura” era quindi verosimilmente una semplice piega di questo
rivestimento
.

Il “nastro adesivo” più grande era probabilmente
un riflesso interno della lente della telecamera, mentre il “nastro”
più esterno sembra essere stato
un dettaglio della superficie del vano di carico. Sicuramente
sfogliando l’immenso
archivio della Nasa si trovano
delle conferme: lascio a voi il cimento. 

L’ideale sarebbe recuperare il video integrale dal quale è tratta l’immagine
controversa, in modo da capirne il contesto e il punto di ripresa: non sono
riuscito a trovarlo, ma secondo il
Corriere dell’epoca si tratta di una ripresa fatta
“durante la telefonata fra Sharon e Ramon”, ossia fra l’allora primo
ministro israeliano Ariel Sharon e l’astronauta israeliano Ilan Ramon. Questa
comunicazione, tecnicamente una in-flight conference, avvenne il 21
gennaio 2003, secondo le
foto d’archivio di Getty Images.

Perni e rivestimento sono ben visibili in quest’altra immagine Nasa,
disponibile ad alta risoluzione
qui
e relativa alla missione STS-109:

perni e rivestimento

Uno dei perni di innesto, situato sulla paratia posteriore del vano di
carico (cerchio verde), e un esempio del rivestimento flessibile (cerchio
arancione).

 

perni e rivestimento ingranditi

Ingrandimento di uno dei perni (la zona cerchiata in verde nell’immagine
precedente). Notate anche quanto è irregolare e frastagliato il rivestimento
termico: sembra “ammaccato”.

 

dettaglio giunzioni

Un altro dettaglio delle giunzioni, di forma molto irregolare, del
rivestimento termico all’interno del vano di carico.

 

Una delle telecamere del vano di carico è visibile insieme a un perno in
quest’altra immagine, tratta dalla missione STS-103:

telecamera e perni

Una telecamera (riquadrata in arancione) e uno dei perni di innesto
(riquadrato in verde).

 

telecamera e perni in dettaglio

Una telecamera esterna, in un ingrandimento della zona riquadrata in
arancione nell’immagine precedente.

 

Le varie navette non erano tutte identiche: ognuna era leggermente diversa
dall’altra. Anche le telecamere cambiavano da navetta a navetta, ma il
concetto non cambia: ogni Shuttle aveva una o più telecamere nel vano di
carico.

Per esempio, questa è una vista dall’alto della navetta Endeavour,
presa dalla Stazione Spaziale Internazionale il 7 giugno 2002: mostra molto
chiaramente una telecamera (di modello diverso da quella mostrata qui sopra) e
i perni della paratia anteriore. L’immagine originale ad alta risoluzione è
disponibile
qui.

telecamera dell’Endeavour

Una telecamera (cerchiata in verde) della navetta Endeavour.

 

telecamera e perni dell’Endeavour

Un ingrandimento dell’immagine precedente: si vedono benissimo una
telecamera (cerchiata in verde) e i perni (quelli del lato sinistro sono
cerchiati in arancione).

 

Altre foto, trovate dagli utenti del newsgroup it.scienza.astronomia,
mostrano chiaramente perni e telecamere. Per esempio,
questa
è una foto molto dettagliata della navetta Endeavour.

 

Conclusioni

Mistero risolto, dunque. Sarebbe stato bello che i media “ufficiali” si
fossero  rimangiati la falsa notizia con la stessa enfasi con la quale la
sbatterono maldestramente in prima pagina. Se ero riuscito a risolvere
l’enigma io, con l’aiuto dei lettori, come mai non c’erano riusciti loro, pur
avendo mezzi ben più potenti? Se vi vien voglia di mormorare
“voglia di scoop”, non siete soli.

Un lettore mi segnalò che il 3/2/2003
“…il TG5 aveva già smentito la notizia della crepa sulle ali e ammesso
che invece si trattava del vano di carico.”
Io stesso fui intervistato da Caterpillar, la trasmissione di
Radiodue, il 6/2/2003 per smentire questa foto. Ma tutto questo non impedì a
Corrado Augias di ripresentare con enfasi la foto su Raitre, durante la
trasmissione Enigma, il 7/2/2003. L’intervento di Augias era
preregistrato, ma l’etica professionale avrebbe suggerito di non mandarlo in
onda piuttosto che diffondere notizie sbagliate.

 

Ringraziamenti

Grazie ai tanti lettori che hanno contribuito a quest’indagine, segnalandomi
dichiarazioni, dettagli tecnici e foto, e in particolare a glucrezi,
Marco Fa** e Alex (un lettore di ZeusNews.it). Senza di loro, frugare
negli archivi della Nasa e nella miriade di siti dedicati alla tragedia del
Columbia sarebbe stato impraticabile.

 

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Anche la Rai inciampa nella fine di Flash

Anche la Rai inciampa nella fine di Flash

Per ascoltare le pronunzie è necessario attivare il player flash che può essere scaricato gratuitamente cliccando qui. Lo so, è una cosa piccola, ma è comunque ridicolo che dopo quattro anni di preavviso della fine del supporto a Flash la Rai non abbia ancora sistemato il proprio sito. Il suo dizionario dipende ancora da Flash per l’audio delle parole. Ringrazio @RRicardi69 per la segnalazione.

 

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Maradona è morto di “parata cardiorespiratoria”: lo scrivono ANSA, RAI e altre testate. E il Corriere lo fa risorgere

Maradona è morto di “parata cardiorespiratoria”: lo scrivono ANSA, RAI e altre testate. E il Corriere lo fa risorgere

Davvero nessuno in redazione che si sia fermato un nanosecondo a chiedersi che cosa potesse mai voler dire “parata cardiorespiratoria”

Poi la gente dice che me la prendo troppo quando parlo di giornalismo a neuroni spenti. Manco la morte di Maradona sanno scrivere giusta. Qui non stiamo parlando di paleontologia comparata o di fisica quantistica. C’è solo da
dare la notizia della morte di un calciatore popolarissimo. E per la foga di essere primi, per il malvezzo di copiaincollare, per l’abitudine a lavorare a neuroni spenti, senza controllare niente e senza avere nessuno che li controlli, sbagliano persino questo.

Google

ANSA

Questa disastrosa cialtroneria collettiva deriva probabilmente dal fatto che in spagnolo l’arresto cardiaco si chiama “paro cardiorrespiratório” o “parada cardiorrespiratória”. La fretta, la pigrizia e l’abitudine a strafottersene della qualità e restare impuniti hanno fatto il resto.

 

21:30. Pensavo che la farsa tragica sarebbe finita qui, e invece no. Il Corriere ha appena annunciato questo, pubblicato alle 21.15 (copia permanente):

Se non erro, è la ripubblicazione di un articolo del 3 novembre scorso. Il Corriere l’ha rimosso poco dopo.

Non ho altro da aggiungere a questa fiera degli inetti. Spero. Beh, ci sarebbe Orlando Sacchelli, o il suo titolista neurodeficitario, che su Il Giornale scrive che “pibe de oro” vuol dire “piede d’oro”, ma del resto è Il Giornale.

 

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L’allunaggio su Rai1 stasera alle 21.15, con Piero e Alberto Angela

Sono orgoglioso di essere stato chiamato come consulente tecnico e storico per questa puntata, che ha richiesto mesi di lavoro da parte di tantissime persone. Vedrete immagini davvero notevoli e sentirete racconti personali ancora più notevoli.

Prima che me lo chiediate: non so se e come si potrà vedere la trasmissione in streaming e nei mille modi complicatissimi con i quali oggi molta gente guarda i programmi televisivi. Rivolgetevi alla Rai o al vostro fornitore di servizio Internet/TV.

2019/07/21

Dai commenti mi arrivano questi due link: streaming su RaiPlay e file MP4 scaricabile.

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Rai3: Parmitano ha comandato una missione spaziale. Parmitano: ma anche no

Rai3: Parmitano ha comandato una missione spaziale. Parmitano: ma anche no

Rai3 pubblica questo tweet:

Screenshot:

Smentisce lo stesso Parmitano:

Secondo voi Rai3 si scuserà e correggerà? L’autore del tweet verrà redarguito? Accetto scommesse.

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Antibufala: il consigliere di Obama dice che “abbiamo incontrato gli alieni”

Antibufala: il consigliere di Obama dice che “abbiamo incontrato gli alieni”

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Il Giornale titola senza esitazioni: Il consigliere di Obama: “Abbiamo incontrato gli alieni”. Secondo l’articolo a firma di Mario Valenza pubblicato oggi, il “consigliere uscente del presidente Barack Obama, John Podesta” avrebbe scritto su Twitter che “Dobbiamo ammettere che abbiamo incontrato gli alieni”.

Balle. Il tweet di Podesta citato nell’articolo dice una cosa completamente diversa. Dice testualmente: “1. Finally, my biggest failure of 2014: Once again not securing the #disclosure of the UFO files. #thetruthisstilloutthere cc: @NYTimesDowd”.

In traduzione: “Infine, il mio più grande insuccesso del 2014: non essere riuscito, ancora una volta, a garantire la #divulgazione dei file sugli UFO.” Segue un hashtag che cita e storpia lo slogan della serie TV X-Files: “la verità è (ancora) là fuori”.

Vedete da qualche parte le parole “abbiamo incontrato gli alieni” nel tweet citato? No. E non è emerso nessun altro tweet di Podesta che contenga queste parole. Se lo trovate, ditemelo.

Analoga fandonia, sempre attribuita a John Podesta, è stata pubblicata oggi da RaiNews, secondo la quale Podesta avrebbe detto “Dobbiamo dire la verità sugli UFO” e avrebbe parlato di “divulgare i file sugli alieni” [aggiornamento: dopo uno scambio di tweet, RaiNews ha corretto quest’ultima frase in “file sugli UFO”]. Ma non c’è nessun tweet di Podesta che dica queste affermazioni.

Va chiarito che parlare di “file sugli UFO” non significa parlare per forza di incontri alieni: significa chiedere che vengano pubblicati i documenti governativi sugli avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Oggetti che non è affatto detto siano veicoli alieni: anzi, si è visto che molti avvistamenti si riferiscono ad aerei militari ad alte prestazioni e molti altri hanno spiegazioni molto normali (per esempio la Luna; sì, l’ufologo Flavio Vanetti, sul Corriere, ha scambiato la Luna per un UFO e per questo è stato meritatamente sbugiardato al volo da Ufoonline.it).

Inoltre attribuire a Podesta la frase “dobbiamo dire la verità sugli UFO” implica, molto gravemente, che finora siano state detto solo bugie, cosa ben diversa dalla semplice speranza di desecretazione dichiarata dal consigliere di Obama.

Ed è proprio “Dobbiamo dire la verità sugli UFO” la frase attribuita a Podesta ieri dal Il Mattino, da Blitz Quotidiano (che attribuisce a Podesta anche le frasi “gli alieni esistono”“chi sostiene l’esistenza degli alieni pensa che il 2015 potrebbe essere un anno di svolta” e “i governi dovrebbero ammettere non solo che gli alieni esistono, ma che sono stati in contatto con loro per anni”, senza linkare la fonte) e da Leggo, a conferma che il copiaincolla regna sovrano nelle redazioni e nelle tastiere di coloro che si atteggiano a giornalisti e purtroppo dimostrano sempre più spesso di essere soltanto puttane del clic:

Rainews, 17 febbraio (versione pre-correzione)

Leggo.it, 16 febbraio

Il Mattino, 16 febbraio.
Persino la foto dell’alienaccio brutto è uguale a quella di Leggo.

Se solo i giornalisti imparassero a copiaincollare da fonti decenti, invece che dalle fabbriche di cialtronate, sarebbe già un passo avanti: infatti le vere dichiarazioni ufologiche di Podesta (che non includono alcuna affermazione di aver incontrato alieni o di doverlo ammettere, ma solo il già citato rammarico di non aver ottenuto la pubblicazione delle varie indagini governative sul fenomeno degli oggetti volanti non identificati) erano già state pubblicate dal New York Times il 16 febbraio, da Russia Today il 15 febbraio e dal Washington Post il 13 febbraio. Sarebbe bastato riprendere quelle. Ma sarebbe stato necessario dire addio ai clic generati dal sensazionalismo bugiardo.

Aggiornamento: al coretto stonato dei traduttori disinvolti s’è aggiunto l’inossidabile Vladimiro Bibolotti, che sul Fatto Quotidiano ha scritto il 18 febbraio (quindi dopo lo sbufalamento pubblico della “notizia”) che John Podesta ha parlato di “incontri con gli Extraterrestri”. Non solo: da buon fufologo, ritiene che la chiusura dell’account Twitter di Podesta “fa sospettare […] che forse le recenti dichiarazioni di Podesta, possono avere dato fastidio in certi ambienti”. Qualcuno dovrebbe spiegargli che l’account non è stato chiuso: è stato semplicemente rinominato perché Podesta cambia lavoro (va a fare il consulente elettorale per Hillary Clinton) ed è stato sostituito da Brian Deese, che quindi subentra all’account Twitter. Tutto qui. E il cambio di lavoro di Podesta è noto da ben prima delle sue dichiarazioni. Ma per i fufologi, tutto è prova di complotto.

Fonti aggiuntive: Doubtful News.

Wannacry a Radio3Scienza, il podcast

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Stamattina sono stato ospite telefonico di Radio3 per parlare di Wannacry insieme a Carola Frediani. Se volete riascoltare i consigli e gli aggiornamenti che sono stati proposti, qui trovate il podcast. Buon ascolto.

Rainews, il Risveglio del Refuso

Rainews, il Risveglio del Refuso

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle gentili donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2015/12/19 16:25.

Un lettore, @ilrere, mi segnala questo nuovo capolavoro del giornalismo moderno. Per Rainews, questo è un articolo pubblicabile. E lo è anche per Repubblica, che ha messo online praticamente lo stesso testo (presumibilmente scritto da terzi).

Controllo di qualità? Rilettura del testo? Correttore ortografico? Roba superata. Il Giornalismo Duepuntozero fa a meno di questo ciarpame antiquato. Costa troppo e non serve.

Buona lettura, soprattutto agli insegnanti d’italiano e ai giornalisti che fanno i salti mortali per scrivere bene e che piangeranno calde lacrime di fronte a questo bagno di sangue. Giocate anche voi alla caccia all’errore da matita blu.

11 errori: Potente scorre in voi la Forza.

5 errori: Dormire durante l’ora d’italiano davvero non vi ha fatto bene.

Nessun errore: Mandate subito il vostro curriculum a Rainews o a Repubblica.

Daniel Craig, un cameo nell’ultimo Guerre Stellari: è uno stormstropper

Daniel Carig, alias 007, ha ancora voglia di giocare. E l’ha dimostrato pregando ed ottenenedo dal regista J. J. Abrahmas di vestire in un cameo del tutto anonimo le parti di uno stormtropper, le forze di combattimento icona dell’Impero, in una delle scene iniziali dell’ultimo Guerre Stellari, “Il Risveglio della Forza”. L’evento e’ stato reso possibili dalla concomitanza delle riprese dell’ultimo 007, SPectre” e di Guerre STellari la scorsa estare ai Pinewood Studios nel Buckinghamshire fuori londra.

Se selezionate con il mouse la zona qui sotto potete leggere la soluzione:

Daniel Craig, un cameo nell’ultimo Guerre Stellari: è uno stormstropper

Daniel Carig, alias 007, ha ancora voglia di giocare. E l’ha dimostrato pregando ed ottenenedo dal regista J. J. Abrahmas di vestire in un cameo del tutto anonimo le parti di uno stormtropper, le forze di combattimento icona dell’Impero, in una delle scene iniziali dell’ultimo Guerre Stellari, “Il Risveglio della Forza”. L’evento e’ stato reso possibili dalla concomitanza delle riprese dell’ultimo 007, SPectre e di Guerre STellari la scorsa estare ai Pinewood Studios nel Buckinghamshire fuori londra.

1. stormstropper – Stormtrooper; 2. Carig – Craig; 3. ottenenedo – ottenendo; 4. Abrahmas – Abrams; 5. stormtropper – Stormtrooper; 6. possibili – possibile; 7. SPectre – Spectre; 8. Virgolette chiuse ma mai aperte; 9. STellari – Stellari; 10. estare – estate; 11. londra – Londra.

Tralascio l’espressione “vestire le parti” e l’errore sul fatto che non è una delle scene iniziali.

2015/12/19 14:15

Rainews e Repubblica hanno riveduto l’articolo, ma qualche errore resta lo stesso, specialmente nella versione di Rainews (persino nel titolo).

Oggi complottismo in TV alle 12:45 Raitre

Oggi complottismo in TV alle 12:45 Raitre

Tornano i complottisti a Raitre

Oggi alle 12.45, il programma Le Storie di Corrado Augias ospita Giulietto Chiesa e il suo video Zero sulle teorie cospirazioniste intorno all’11 settembre, di cui si era già occupato tempo addietro Report, sempre su Raitre.

Da parte mia, ho già scritto alla trasmissione (all’indirizzo pubblico lestorie@rai.it) chiedendo rispettosamente che sia offerto al pubblico un contraddittorio, anziché una voce unica, perché presentare senza contraddittorio un video come Zero, che non fa parlare nessun tecnico qualificato a sostegno delle proprie teorie inquietanti, ma presenta come “esperti” personaggi senza alcuna competenza tecnica di settore e che asseriscono di essere in contatto con l’aldilà (Barbara Honegger) o di essere la reincarnazione di Gesù e Re Artù (David Shayler), comporta il rischio di un’informazione distorta che crea confusione anziché chiarezza, specialmente quando approda sui media di grande ascolto.

Staremo a vedere se Augias avrà la schiettezza di fare qualche domanda seria a Chiesa (del tipo “ma come mai non c’è neppure un esperto che confermi le vostre teorie?” o “se, come dice, i dirottatori sono ancora vivi, perché non ce li porta in studio o li intervista?” o “Zero non parla affatto del Volo 93 e glissa sul WTC7, allora lì non ci sono complotti e vi siete dunque sbagliati?”). Per chi fosse interessato, la mia recensione dei principali errori di Zero è qui; l’analisi dettagliata è in lavorazione in Zerobubbole (PDF).

Per chi ancora crede che il foro nel Pentagono sia troppo piccolo per un aereo di linea, e che (per citare Dario Fo in Zero) misuri “cinque metri, ripeto cinque metri di diametro”, non ho parole. Mi basta questa foto:

pent-precrollo-breccia-pentagon911

Il complottismo undicisettembrino è tutto così: un ammasso di bufale e di panzane, messe in giro da chi non si informa o vuole guadagnare denaro o popolarità facendo leva sulle tragedie altrui e giocando sui pregiudizi per abusare della fiducia del lettore e dello spettatore. Fa tristezza che giornalisti di indubbio spessore abbocchino così facilmente a queste storie soltanto perché appagano un certo orrido senso del fantastico.

Pubblicherò un commento alla trasmissione nel blog apposito Undicisettembre, scritto insieme agli esperti di settore.

Aggiornamento

La trasmissione è finita da poco. Ad Augias è mancato molto il supporto tecnico che avrebbe reso maggiormente evidenti i dati falsi presentati da Giulietto Chiesa. Primo fra tutti, le dimensioni del buco nel Pentagono (“cinque metri”), così importante per le sue tesi di complotto. Ogni volta che Chiesa ripete questa panzana (per la quale basta guardare la foto qui sopra), il complottismo undicisettembrino si copre di un’altra coltre di ridicolo.

Non sono state colte alcune occasioni importanti, come quando Chiesa afferma che c’è un ordine generale di tacere, fatto pervenire non si sa come ai giornalisti del mondo intero, e Augias che non gli chiede “ma a me non è arrivato nessun ordine, e ai giornalisti cubani neppure, men che meno dagli USA, le pare?”.

Ma la dimensione solitaria, paranoica e catarticamente catastrofista del complottismo è stata messa in luce brillantemente, e perlomeno è stato presentato anche un libro di debunking (La cospirazione impossibile, al quale ho partecipato), la cui assidua apparizione ha irritato Chiesa quanto l’acqua santa in faccia a un indemoniato, tanto da spingerlo a fare frecciate poco professionali nei confronti miei e dei coautori del libro.

Maggiori dettagli a breve nel blog Undicisettembre.

Aggiornamento (2008/02/01)

La prima parte della trascrizione commentata della trasmissione è disponibile qui. Giulietto Chiesa ha fatto numerose affermazioni tecniche errate (in senso favorevole, guarda caso, alle tesi complottiste), per poi autoliquidarsi dicendo che “le questioni tecniche sono secondarie”. Incomprensibile.