Aggiornamento: La NASA ha annunciato che il team scientifico di Curiosity ha scelto il nome ufficiale del luogo di atterraggio di Curiosity. Si chiamerà Bradbury Landing.
Nella concitazione dell’atterraggio è stato perso un po’ di vista il primo risultato scientifico della missione: la misurazione delle radiazioni interplanetarie, che oggi sono uno degli ostacoli pratici più impegnativi per una missione umana su Marte e sono quasi impossibili da simulare in laboratorio. Nel corso dei mesi di viaggio dalla Terra verso Marte, la sonda ha misurato queste radiazioni, e in particolare la loro penetrazione dentro il guscio protettivo del veicolo, come se ci fosse stato dentro un astronauta. I primi risultati sono abbastanza confortanti, anche se i cinque eventi solari che hanno superato le protezioni fanno pensare.
Tutti questi dati arrivano da Marte via radio, e Curiosity è parzialmente comandata via radio dalla Terra. E se qualcuno decidesse di sabotarla? Quanto sarebbe difficile? Molto per dei vandali, poco per una potenza straniera, e ci sono vari modi per riuscirci. Ammesso che non sia già stato fatto con altri veicoli spaziali. I dettagli sono su PCMag.
L’immagine copre 360 gradi ed è stata realizzata assemblando 130 foto a bassa risoluzione (144×144 pixel). Le chiazze grigie sono prodotte dallo scarico dei razzi di discesa e rivelano il vero colore del suolo marziano, che è principalmente roccia basaltica grigia; la colorazione rossiccia deriva dalla polvere di ossido di ferro che ricopre buona parte del pianeta. La versione a massima risoluzione è scaricabile qui. Un’altra bella panoramica, composta amatorialmente e a maggiore risoluzione (4476×1629), è qui su Martian Vistas, che ha anche delle panoramiche 3D.
Phil Plait di Bad Astronomy ha notato che in questa foto si nota il cosiddetto heiligenschein: una sorta di alone chiaro o aureola intorno all’ombra della fotocamera al centro dell’immagine. È un fenomeno particolarmente vistoso nelle fotografie scattate sulla Luna quando il fotografo ha il sole esattamente alle spalle ed è dovuto al fatto che in quella zona la fotocamera vede soltanto le facce illuminate dei granelli di sabbia, mentre nelle altre zone vede anche le facce in ombra, che contribuiscono a scurire la zona. Succede anche sulla Terra, ma è meno frequente.
Intanto Curiosity tira fuori gli strumenti e si autoispeziona. Questo è un collage di 20 foto ad alta risoluzione scattate dalla fotocamera Navcam di sinistra della “testa” del robot. La versione a massima risoluzione è qui.
NASA / JPL / James Sorenson
Lo sporco che si è accumulato su Curiosity nonostante la scelta della gru volante (che doveva ridurre l’impolveramento) è ben visibile in quest’altro scatto:
NASA / JPL / Emily Lakdawalla
Non dimentichiamoci che queste sono foto che arrivano da un altro pianeta. Fra l’altro, è arrivata infatti questa bella immagine ad alta risoluzione dello scudo termico appena sganciato. C’è chi ha osservato che gli alieni, su Marte, siamo noi: arriviamo dentro un disco volante dal quale facciamo scendere un robot atomico.
NASA / JPL
Ci sono link a molti altri fotogrammi ad alta risoluzione scattati durante la discesa in questo articolo di Emily Lakdawalla. La NASA ha preparato un video che anima questa sequenza di scatti:
Ma questa, preparata da Rikyunreal, è decisamente più fluida:
Per avere un confronto fra le dimensioni di Curiosity e quelle di altri veicoli semoventi che abbiamo mandato sulla Luna o su Marte, HistoricSpacecraft ha creato questo bel grafico:
Segnalo anche questo rimontaggio dei “sette minuti di terrore” integrati con le immagini reali corrispondenti:
Durante la conferenza stampa di stasera, inoltre, gli esperti del JPL che gestiscono Curiosity hanno dichiarato che quasi sicuramente l’immagine qui sotto a sinistra mostra la nube di polvere sollevata dall’impatto della gru volante (quella di destra è scattata dalla stessa fotocamera sucessivamente).
NASA / JPL-Caltech / University of Arizona
Ecco l’inevitabile, irresistibile Curiosity funzionante, fatto con Lego Mindstorms (dettagli):
C’è anche questo bell’accostamento fatto da Rob Sheridan:
E per finire c’è la foto-bufala che mostra la Terra, Venere e Giove nel cielo marziano che sta circolando in Rete: l’ha smontata Phil Plait qui.
Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “bondoni.g”.
Le foto da Marte trasmesse da Curiosity continuano a migliorare. Questa è una panoramica a 1773×1026 pixel, composta unendo due immagini dalle fotocamere montate sulla “testa” del robot.
Credit: NASA / JPL / Michael Howard
C’è anche una versione 3D con un’inquadratura più stretta, se avete gli appositi occhialini con i filtri blu e rossi: i rilievi e le pendenze, praticamente impercettibili nella versione 2D, qui spiccano fortemente e rendono chiare le asperità del terreno e la profondità della scena. Un’altra versione è stata preparata da @rikyUnreal ed è su Astronautinews.it.
Credit: NASA / JPL / Michael Howard
Giusto per ricordare quant’è straordinaria quest’immagine, non solo è stata scattata poche ore fa su Marte (e scusate se è poco), ma quelle montagne, situate a 20 chilometri di distanza, sono in realtà il bordo di un cratere gigantesco. Quello in cui si trova Curiosity: il cratere Gale, che ha un diametro di 154 chilometri. Immaginate quale impatto colossale può aver prodotto un cratere così grande. E al centro di questo cratere c’è una montagna alta oltre cinque chilometri, l’Aeolis Mons. Questa:
Credit: NASA/JPL-Caltech
È proprio lì che andremo con Curiosity. Questa zona di Marte è drasticamente diversa dalle pianure nelle quali sono atterrate le missioni precedenti e che erano state scelte perché non richiedevano una precisione d’atterraggio estrema come quella ottenuta da questa missione.
A proposito di atterraggio, questo è il primo fotogramma ad alta risoluzione scattato durante la discesa dalla fotocamera MARDI installata su Curiosity: si vede lo scudo termico che precipita dopo essere stato sganciato.
C’è gente che non si emoziona di fronte a queste dimostrazioni dell’ingegno umano e fa sempre le solite critiche: andare nello spazio non serve a niente, costa un sacco di soldi, e bla bla bla (per inciso, Curiosity costa ai cittadini americanimeno di otto dollari a testa). Le stesse critiche alle quali rispondeva elegantemente oltre quarant’anni fa Ernst Stuhlinger, all’epoca fra i direttori scientifici della NASA. L’originale è su Letters of Note; Il Post l’ha tradotta in italiano. Leggetela: nonostante siano passati quattro decenni, sembra scritta ieri.