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Curiosity ha fatto il primo giro di prova

Curiosity ha fatto il primo giro di prova

Arrivate fresche fresche da Marte:

Ne trovate una versione 3D su Planetary.org.

Aggiornamento: La NASA ha annunciato che il team scientifico di Curiosity ha scelto il nome ufficiale del luogo di atterraggio di Curiosity. Si chiamerà Bradbury Landing.

Tante novità da Curiosity

Tante novità da Curiosity

Credit: Henry Payne.

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “giocat65” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Nuova infornata di immagini da Marte. Man mano che arrivano, vengono pubblicate qui presso il sito del Mars Science Laboratory.

Nella concitazione dell’atterraggio è stato perso un po’ di vista il primo risultato scientifico della missione: la misurazione delle radiazioni interplanetarie, che oggi sono uno degli ostacoli pratici più impegnativi per una missione umana su Marte e sono quasi impossibili da simulare in laboratorio. Nel corso dei mesi di viaggio dalla Terra verso Marte, la sonda ha misurato queste radiazioni, e in particolare la loro penetrazione dentro il guscio protettivo del veicolo, come se ci fosse stato dentro un astronauta. I primi risultati sono abbastanza confortanti, anche se i cinque eventi solari che hanno superato le protezioni fanno pensare.

Tutti questi dati arrivano da Marte via radio, e Curiosity è parzialmente comandata via radio dalla Terra. E se qualcuno decidesse di sabotarla? Quanto sarebbe difficile? Molto per dei vandali, poco per una potenza straniera, e ci sono vari modi per riuscirci. Ammesso che non sia già stato fatto con altri veicoli spaziali. I dettagli sono su PCMag.

È arrivata la prima panoramica a colori dell’area intorno a Curiosity:

Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS

L’immagine copre 360 gradi ed è stata realizzata assemblando 130 foto a bassa risoluzione (144×144 pixel). Le chiazze grigie sono prodotte dallo scarico dei razzi di discesa e rivelano il vero colore del suolo marziano, che è principalmente roccia basaltica grigia; la colorazione rossiccia deriva dalla polvere di ossido di ferro che ricopre buona parte del pianeta. La versione a massima risoluzione è scaricabile qui. Un’altra bella panoramica, composta amatorialmente e a maggiore risoluzione (4476×1629), è qui su Martian Vistas, che ha anche delle panoramiche 3D.

Phil Plait di Bad Astronomy ha notato che in questa foto si nota il cosiddetto heiligenschein: una sorta di alone chiaro o aureola intorno all’ombra della fotocamera al centro dell’immagine. È un fenomeno particolarmente vistoso nelle fotografie scattate sulla Luna quando il fotografo ha il sole esattamente alle spalle ed è dovuto al fatto che in quella zona la fotocamera vede soltanto le facce illuminate dei granelli di sabbia, mentre nelle altre zone vede anche le facce in ombra, che contribuiscono a scurire la zona. Succede anche sulla Terra, ma è meno frequente.

Intanto Curiosity tira fuori gli strumenti e si autoispeziona. Questo è un collage di 20 foto ad alta risoluzione scattate dalla fotocamera Navcam di sinistra della “testa” del robot. La versione a massima risoluzione è qui.

NASA / JPL / James Sorenson

Lo sporco che si è accumulato su Curiosity nonostante la scelta della gru volante (che doveva ridurre l’impolveramento) è ben visibile in quest’altro scatto:

NASA / JPL / Emily Lakdawalla

Non dimentichiamoci che queste sono foto che arrivano da un altro pianeta. Fra l’altro, è arrivata infatti questa bella immagine ad alta risoluzione dello scudo termico appena sganciato. C’è chi ha osservato che gli alieni, su Marte, siamo noi: arriviamo dentro un disco volante dal quale facciamo scendere un robot atomico.

NASA / JPL

Ci sono link a molti altri fotogrammi ad alta risoluzione scattati durante la discesa in questo articolo di Emily Lakdawalla. La NASA ha preparato un video che anima questa sequenza di scatti:

Ma questa, preparata da Rikyunreal, è decisamente più fluida:

Per avere un confronto fra le dimensioni di Curiosity e quelle di altri veicoli semoventi che abbiamo mandato sulla Luna o su Marte, HistoricSpacecraft ha creato questo bel grafico:

Segnalo anche questo rimontaggio dei “sette minuti di terrore” integrati con le immagini reali corrispondenti:

Durante la conferenza stampa di stasera, inoltre, gli esperti del JPL che gestiscono Curiosity hanno dichiarato che quasi sicuramente l’immagine qui sotto a sinistra mostra la nube di polvere sollevata dall’impatto della gru volante (quella di destra è scattata dalla stessa fotocamera sucessivamente).

NASA / JPL-Caltech / University of Arizona

Ecco l’inevitabile, irresistibile Curiosity funzionante, fatto con Lego Mindstorms (dettagli):

C’è anche questo bell’accostamento fatto da Rob Sheridan:

E per finire c’è la foto-bufala che mostra la Terra, Venere e Giove nel cielo marziano che sta circolando in Rete: l’ha smontata Phil Plait qui.

Curiosity, le foto di oggi

Curiosity, le foto di oggi

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “bondoni.g”.

Le foto da Marte trasmesse da Curiosity continuano a migliorare. Questa è una panoramica a 1773×1026 pixel, composta unendo due immagini dalle fotocamere montate sulla “testa” del robot.

Credit: NASA / JPL / Michael Howard

C’è anche una versione 3D con un’inquadratura più stretta, se avete gli appositi occhialini con i filtri blu e rossi: i rilievi e le pendenze, praticamente impercettibili nella versione 2D, qui spiccano fortemente e rendono chiare le asperità del terreno e la profondità della scena. Un’altra versione è stata preparata da @rikyUnreal ed è su Astronautinews.it.

Credit: NASA / JPL / Michael Howard

Giusto per ricordare quant’è straordinaria quest’immagine, non solo è stata scattata poche ore fa su Marte (e scusate se è poco), ma quelle montagne, situate a 20 chilometri di distanza, sono in realtà il bordo di un cratere gigantesco. Quello in cui si trova Curiosity: il cratere Gale, che ha un diametro di 154 chilometri. Immaginate quale impatto colossale può aver prodotto un cratere così grande. E al centro di questo cratere c’è una montagna alta oltre cinque chilometri, l’Aeolis Mons. Questa:

Credit: NASA/JPL-Caltech

È proprio lì che andremo con Curiosity. Questa zona di Marte è drasticamente diversa dalle pianure nelle quali sono atterrate le missioni precedenti e che erano state scelte perché non richiedevano una precisione d’atterraggio estrema come quella ottenuta da questa missione.

A proposito di atterraggio, questo è il primo fotogramma ad alta risoluzione scattato durante la discesa dalla fotocamera MARDI installata su Curiosity: si vede lo scudo termico che precipita dopo essere stato sganciato.

Credit: NASA / JPL / MSSS / Emily Lakdawalla

C’è gente che non si emoziona di fronte a queste dimostrazioni dell’ingegno umano e fa sempre le solite critiche: andare nello spazio non serve a niente, costa un sacco di soldi, e bla bla bla (per inciso, Curiosity costa ai cittadini americani meno di otto dollari a testa). Le stesse critiche alle quali rispondeva elegantemente oltre quarant’anni fa Ernst Stuhlinger, all’epoca fra i direttori scientifici della NASA. L’originale è su Letters of Note; Il Post l’ha tradotta in italiano. Leggetela: nonostante siano passati quattro decenni, sembra scritta ieri.