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Artemis II, secondo giorno di volo

CET = ora dell’Europa centrale. MET = tempo trascorso dal decollo. Le distanze espresse in miglia usano le statute miles (non le miglia nautiche) salvo diversa indicazione.

20:35 CET. A venti ore dalla partenza, il Controllo Missione a Houston sveglia gli astronauti con la canzone Green Light di John Legend. Orion si trova a 52.800 km dalla Terra, nella porzione discendente della sua orbita ellittica: sta ricadendo verso la Terra e attraversando di nuovo le fasce di Van Allen (di nuovo con buona pace dei lunacomplottisti). La giornata è relativamente tranquilla. Se tutto va bene, intorno alle 2 CET di domattina verrà effettuata l’accensione finale (TLI burn o Trans-Lunar Injection burn) che farà accelerare ulteriormente Orion e la inserirà in un’orbita fortemente ellittica che la porterà fino alla distanza della Luna.

Gli astronauti hanno tenuto una conferenza stampa in diretta dallo spazio profondo. La qualità dell’audio e del video è impressionante per chi è abituato alle immagini sgranate e all’audio quasi indecifrabile delle comunicazioni dei tempi delle missioni Apollo.

21:35 CET. Houston comunica agli astronauti il “GO” per accelerare verso la Luna. L’accensione del motore principale del modulo di servizio avverrà alle 1:49 CET (6:49 CT), quando Orion sarà a 185 km di altitudine (115 sm) e durerà 5 minuti e 55 secondi, consumando circa 500 chilogrammi di propellente. Questa accensione imposta anche la traiettoria di rientro: da questo punto in poi non sono più previste accensioni, salvo eventuali piccole correzioni di rotta. Viene confermata la data prevista per l’ammaraggio: 10 aprile.

3 aprile 00:10 CET. L’equipaggio usa per la prima volta l’apparato per esercizi ginnici di bordo (flywheel device): un oggetto grande come una valigetta che ha una massa di circa 14 chili, una sorta di vogatore con un volano che consente vari tipi di esercizi. Jeremy Hansen lo presenta in questo video. Durante la diretta dallo spazio, le immagini mostrano che quando qualcuno usa questo apparato, l’intero veicolo spaziale oscilla leggermente per reazione. Quest’oscillazione è amplificata dal fatto che le telecamere esterne sono montate all’estremità dei lunghi pannelli solari del veicolo, che sono flessibili.

1:49 (1g 1h 14m MET). Si accelera verso la Luna. I pannelli solari di Orion sono stati ripiegati in avanti per ripararli dalle sollecitazioni dell’accensione del motore principale del modulo di servizio europeo per il Trans-Lunar Injection burn. Questa accensione dura circa sei minuti e impartisce al veicolo altri 1400 km/h di velocità (867 mph), portando Orion alla velocità massima di tutto il suo viaggio, ossia circa 36.500 km/h (22.670 mph). L’accensione avviene in parte mentre Orion sorvola a circa 185 km (115 miglia) di distanza l’emisfero notturno della Terra, che in questo momento include la costa est delle Americhe, l’Oceano Atlantico, l’Africa ed Europa. Il sorvolo di Orion è teoricamente visibile anche dall’Europa [Scientific American; Time].

I primi rilevamenti indicano che l’accensione è stata corretta. La missione Artemis II si dirige verso la Luna: è il primo veicolo con equipaggio a farlo da oltre 50 anni.

10:53 CET (1g 10h 17m MET). Orion si trova a 104.446 km dalla Terra e viaggia a 8412 km/h (2,3 km/s), in progressiva diminuzione. Era prevista una leggera correzione di traiettoria alle 00:43 CET di domani 4 aprile, ma è stata annullata in quanto non necessaria.

Schema della situazione attuale, vista da sopra il polo nord terrestre.
11.16 CET. Non è fantascienza: quella è la Luna, vista dalle telecamere esterne di Orion, in diretta streaming da oltre centomila chilometri di distanza.

17.52 CET (1g 17h 17m MET). Orion è ora a 154.000 km dalla Terra e viaggia a 6479 km/h.

Artemis II: stasera il primo tentativo di tornare intorno alla Luna con un equipaggio. Lancio riuscito

La finestra di lancio di due ore nella quale la NASA può tentare di far decollare verso la Luna il razzo gigante SLS con la navicella Orion e il suo equipaggio di quattro persone si apre alle 00.24 CET (ora dell’Europa centrale). È la prima volta dal 1972 (Apollo 17) che si tenta un’impresa come questa.

Il razzo partirà solo se tutte le delicatissime condizioni tecniche e meteo saranno soddisfatte: a bordo ci sono appunto quattro persone e nessuno vuole correre rischi superiori a quelli già intrinseci nel fatto di trovarsi in cima a un serbatoio che contiene quasi tre milioni di litri di idrogeno e ossigeno liquidi e dovrà sollevarsi da terra e accelerare fino a venticinque volte la velocità del suono e oltre.

Questo è un volo di test di un veicolo nuovo che trasporta per la prima volta degli esseri umani. Un rinvio è perfettamente possibile. Ma c’è anche la possibilità che stasera assisteremo a un lancio straordinario e spettacolare.

Questa è la traiettoria di volo prevista:

Risorse per seguire la missione

Il volo di Artemis II potrà essere seguito anche graficamente su Artemistracker.com.

Sarà inoltre possibile seguire visivamente il veicolo nello spazio attraverso i telescopi del Virtual Telescope Project.

La cronologia del primo giorno della missione viene aggiornata dalla NASA presso www.nasa.gov/blogs/missions/2026/04/01/live-artemis-ii-launch-day-updates/.

Il blog generale della missione è presso www.nasa.gov/blogs/artemis/.

La telemetria in tempo reale (tempo di missione, velocità, quota, distanza dalla Luna) è presso https://www.nasa.gov/missions/artemis-ii/arow/ (info) e nell’app della NASA (che include un indicatore che segnala dove si trova Orion rispetto all’utente).

Su Heavens Above c’è una simulazione grafica della missione.

Cronaca in tempo quasi reale

19:00. La diretta della NASA per il tentativo di lancio di oggi è disponibile su YouTube: il primo streaming coprirà il decollo, il secondo coprirà l’intera missione ed è già cominciata.

19:00. Gli astronauti sono nella sala di vestizione e stanno indossando le tute di volo (OCSS, Orion Crew Survival System).

19:30. Rituale partita a carte e foto di gruppo nella sala di vestizione.

19:50. Gli astronauti escono dal Neil Armstrong Operations and Checkout Building, dalla stessa porta dalla quale uscirono gli astronauti Apollo e Shuttle, e salutano le famiglie, con le quali sono stati in quarantena, prima di salire a bordo del furgone che li porta alla rampa di lancio.

19:58. Scortato da un mezzo blindato e da auto della polizia, il furgone con gli astronauti si incammina verso la rampa 39B, passando davanti al VAB e al centro di controllo lanci tra due ali di persone che li salutano dai bordi della strada.

20:13. Gli astronauti sono arrivati alla rampa di lancio. Attraversano a piedi la piattaforma di lancio, alla base del razzo SLS, e si fermano a contemplare il veicolo che potrebbe portarli fino alla Luna. Prendono l’ascensore per salire lungo la torre di lancio, percorrere una passerella retrattile e raggiungere la White Room, la camera di preparazione finale all’imbarco. Qui firmano la parete con un pennarello; sono i primi a farlo in questa camera, a differenza di quella della rampa 39A, che porta già moltissime firme perché è stata usata intensamente negli ultimi anni.

20:30. Gli astronauti entrano nella capsula Orion, denominata Integrity, aiutati dai tecnici. Prima entrano Wiseman e Hansen; poi Glover e Koch. Le telecamere di bordo offrono una visuale completissima della situazione.

21:30. Il portello interno della capsula è stato chiuso; quello esterno (del guscio protettivo appartenente al razzo di emergenza, Launch Abort System) rimane aperto. Gli astronauti abbassano le luci di bordo e attendono l’esito dei test di pressurizzazione della cabina.

22:30. C’è un problema con il sistema di autodistruzione d’emergenza (FTS, Flight Termination System). I tecnici ci stanno lavorando attingendo anche a componenti di test risalenti all’era Shuttle. Il conto alla rovescia prosegue comunque. L’equipaggio è sdraiato nei sedili, che sono in posizione orizzontale in questa fase della missione (i piedi sono più in alto del resto del corpo).

23:10. Il problema all’FTS è stato risolto. Il portello esterno, quello del LAS, viene chiuso.

23:30. Problema sulla temperatura di una delle batterie del LAS. Le condizioni meteo sono migliorate: ora sono positive al 90%.

2 aprile, 00:05 CET. Il problema alla batteria è stato risolto.

00:20. Tutti i controllori di volo danno il loro Go per il decollo. Gli astronauti annunciano di essere pronti. Inizia la fase finale del conto alla rovescia. L’orologio è fermo a dieci minuti dalla partenza in attesa del Ground Launch Sequencer, il complesso software che coordina automaticamente migliaia di operazioni di preparazione del razzo.

00:25. Inizia il Terminal Countdown. Decollo previsto per le 00:35:12 ora dell’europa centrale.

00:28. Viene ritirata la passerella di accesso alla capsula. In caso di emergenza, ora gli astronauti verrebbero messi in salvo usando il razzo d’emergenza LAS.

00:35. Il controllo viene passato al computer di bordo. Decollo! In Florida sono le 18:35.

Decollo di Artemis II. Credit: Bill Ingalls.

00:37. Sganciati i booster laterali.

00:39. Superata la quota di 100 km. Sganciate le carenature laterali del modulo di servizio. Sganciato il LAS. Reid Wiseman comunica via radio che vede la Luna dai finestrini. A sei minuti dal decollo, Artemis II viaggia già a 16.000 km/h.

00:44. Spegnimento dei motori principali dello stadio centrale, che poi si sgancia per ricadere sulla Terra disintegrandosi al rientro. Il veicolo è ora in orbita, sia pure instabile (apogeo di 2223 km, perigeo di 27 km), ed è composto dal secondo stadio ICPS, dal modulo di servizio e dalla capsula Orion. La tappa successiva è l’accensione del motore dell’ICPS per alzare il perigeo dell’orbita a 49 minuti dal decollo. Gli astronauti possono ora aprire le visiere dei loro caschi.

00:57. Inizia il dispiegamento dei pannelli solari, che si completa alcuni minuti più tardi. Il veicolo è a 558 statute miles (sm) (898 km) dalla Terra e vola con il Sole alle spalle, viaggiando a 26.000 km/h, 24 minuti dopo il decollo.

1:08. Orion è a 1572 km dalla Terra. Christina Koch è da pochi minuti la donna che ha raggiunto la massima distanza dalla Terra in tutta la storia del volo spaziale. Il primato spettava finora a Anna Menon e Sarah Gillis (entrambe statunitensi), con 1400,7 km (870.35 sm), quota raggiunta l’11 settembre 2024 a bordo di una capsula Dragon di SpaceX nel corso della missione spaziale privata Polaris Dawn. Insieme a loro c’erano Jared Isaacman (l’attuale direttore della NASA) e Scott Poteet.

1:17. Orion sta sorvolando l’Africa. I suoi pannelli solari sono ripiegati in avanti per sostenere le sollecitazioni che verranno impartite dall’accensione del motore principale dello stadio ICPS per alzare il perigeo.

1:25. Sopra il Madagascar ha luogo l’accensione del motore dell’ICPS per circa mezzo minuto per aumentare il perigeo (Perigee Raise Maneuver, PRM), ottenendo un’orbita di 2223 per 185 km (1381 per 115 sm), mentre il veicolo passa dalla notte al giorno, a circa 1300 sm (2100 km) dalla Terra. La prossima manovra sarà un’accensione di 18 minuti e 6 secondi per alzare l’apogeo (ARB, Apogee Raise Burn).

1:40. Dopo una breve perdita di contatto radio probabilmente dovuta a problemi con i sistemi di terra, le comunicazioni riprendono. I pannelli solari sono stati riportati alla posizione ottimale per la raccolta di energia solare. Koch e Hansen possono ora togliersi le tute di sopravvivenza e si occupano dei sistemi ambientali di bordo (sanitari e acqua potabile, rispettivamente); Wiseman e Glover lo potranno fare dopo l’ARB. Decidono di rinviare la rimozione delle tute di tutti e quattro. Viene accesa la toilette di bordo, ma dà problemi.

1:51. Orion annuncia l’inizio di un thermal roll: un lento rollio per esporre al sole uniformemente tutte le parti del veicolo.

2:23. ARB effettuato con successo mentre la NASA effettua una conferenza stampa, portando l’orbita a un apogeo di 70.377 km (43.730 sm).

3:00. Orion viaggia a 24.140 km/h (15.000 mph) a 5046 sm. La ventola della toilette è incagliata. Christina Koch e i tecnici sulla Terra stanno lavorando per ripararla. Finché la ventola non si sblocca, la toilette è usabile per i rifiuti solidi ma non per i liquidi. L’equipaggio prepara le soluzioni alternative, denominate CCU o Collapsible Contingency Urinal nelle comunicazioni di Artemis II, che potrebbero essere questi dispositivi (praticamente dei sacchetti high-tech).

3:35. Tre ore dall’inizio della missione. Orion è in eclissi di Sole: dal suo punto di vista, la Luna copre il Sole. Questo offre agli astronauti di osservare la corona solare. Gli astronauti si sono tolti le tute di sopravvivenza. Usano i propri smartphone (degli iPhone, mi sembra) per scattare foto personali. Effettuano una breve diretta TV con immagini dall’interno della cabina. Le telecamere esterne di Orion mostrano in continuazione immagini dell’esterno del veicolo. Per la prima volta in oltre 50 anni, delle immagini e delle comunicazioni radio di esseri umani vengono ricevute dal Deep Space Network, la rete di grandi parabole riceventi dedicate a segnali provenienti dallo spazio profondo.

3:58. Iniziano le Proximity Ops: lo stadio ICPS si separa da Orion e il pilota Victor Glover inizia una serie di manovre manuali della navicella, assistito da Christina Koch, allontanandosi di circa 100 metri e poi avvicinandosi allo stadio ICPS fino a una decina di metri. Glover diventa la prima persona al mondo a pilotare manualmente un veicolo Orion. I due veicoli spaziali volano a 15.200 km/h e si trovano a 22.700 km dalla Terra. Queste manovre servono per acquisire esperienza per i futuri attracchi tra veicoli previsti nelle missioni Artemis successive.

Lo stadio ICPS contiene un bersaglio con un diametro di circa 60 centimetri. La distanza fra i due veicoli viene valutata visivamente, senza telemetri o altri misuratori di distanza, usando solo le dimensioni apparenti dello stadio e del suo bersaglio su uno dei monitor di Orion. Le manovre servono ad accertare il comportamento reale di Orion durante le manovre manuali di rendez-vous e di attracco.

5:00. Alla fine della serie di manovre, Orion ripiega in avanti i pannelli solari ed effettua una breve accensione automatica dei motori per allontanarsi dall’ICPS. I due veicoli sono a questo punto a circa 37.300 km dalla Terra e viaggiano a 10.600 km/h. Poi lo stadio ICPS accende il proprio motore per cambiare traiettoria e precipitare sulla Terra, disintegrandosi nell’atmosfera in una zona remota dell’Oceano Pacifico.

5:39. A cinque ore e quattro minuti dal decollo, l’ICPS rilascia quattro CubeSat a intervalli di un minuto l’uno dall’altro. I CubeSat sono piccoli satelliti realizzati da vari Paesi (Argentina, Germania, Corea e Arabia Saudita) che effettuano brevi missioni intorno alla Terra, separate dalla missione lunare di Orion. Continuano le attività per riparare la toilette, che si concludono con successo una ventina di minuti più tardi.

7:25. Gli astronauti comunicano privatamente con i medici a terra per riferire sul proprio stato di salute. Orion è a 52.500 km dalla Terra e si allontana dal nostro pianeta a 7122 km/h. Ci sono problemi con il Wi-Fi di bordo: il tablet del comandante Wiseman non riesce a collegarsi al software della NASA.

8:15. L’equipaggio è sveglio da oltre sedici ore.

Schema della complessa serie di orbite effettuate da Orion (fonte: NASA AROW).

13:06 (7:06 EDT). Houston sveglia l’equipaggio dopo un periodo di sonno di sole quattro ore, come previsto dal piano di volo. Lo fa con la chiamata di risveglio (wakeup call), che come da rituale inizia con un brano musicale scelto dai controllori del volo: in questo caso è “Sleepyhead” di Young and Sick [NASA].

Gli astronauti vengono svegliati perché devono monitorare l’ultimo evento importante del primo giorno di volo di Artemis II: una nuova accensione di 43 secondi del motore principale del modulo di servizio di Orion per aumentare il perigeo dell’orbita del veicolo spaziale. L’accensione è pianificata per le 14:04 CET, quando la navicella raggiunge la massima distanza dalla Terra secondo la sua orbita attuale. Una volta effettuata questa manovra, l’equipaggio potrà dormire per altre cinque ore; per facilitare il sonno, ha a disposizione tappi per le orecchie, mascherine per coprire gli occhi e tendine oscuranti applicabili ai finestrini.

Schema che indica il punto dell’orbita in cui Orion effettuerà l’accensione per alzare il perigeo (fonte: NASA AROW).
Nelle immagini trasmesse in diretta dalle telecamere montate esternamente a Orion la Terra è una falce sottile sospesa nel nero dello spazio.

8:35. Otto ore dopo la partenza, Orion si trova a 58.400 km dalla Terra, in un’orbita fortemente ellittica. Man mano che si allontana, perde velocità. Attualmente procede a 5900 km/h. Intanto il problema di connessione del tablet del comandante è stato risolto.

A questo punto del suo viaggio, l’equipaggio ha superato le fasce di Van Allen e non è morto, con buona pace di tutti i lunacomplottisti che per decenni hanno blaterato che era impossibile superarle. Fra l’altro, Orion le riattraverserà durante la parte discendente dell’orbita, e lo farà ancora dopo l’accelerazione finale dell’inserimento in traiettoria translunare. Chissà quale altra scemenza s’inventeranno adesso questi imbecilli per giustificare la loro arrogante ignoranza.

Appuntamenti di aprile

10 aprile – Radio Deejay – ore 12 – Partecipazione alla trasmissione Catteland con Alessandro Cattelan.

14 aprile – Canobbio (Svizzera) – Giornate progetto dedicate al cambiamento climatico: incontro con studenti di Scuola Media sui consumi energetici dell’IA.

18 aprile – Breganzona (Svizzera) – Corso di aggiornamento sull’IA e i social per consulenti di Pro Juventute.

19 aprile – Vigevano (PV), Cavallerizza del Castello – evento in definizione.

22 aprile – Milano, via Meravigli 9/b (Palazzo Emilio Turati) – 9.30-13.30 – Intervento sulle Fake News alla 1° conferenza nazionale organizzata da CONAI: Sostenibilità e giornalismo responsabile (in occasione della Giornata Mondiale della Terra).

28 aprile – Canobbio (Svizzera) – Incontro sulle Fake News con gli studenti di Scuola Media.

Auto elettriche, BYD offre ricarica 10-70% in cinque minuti

BYD ha presentato in Cina la Song Ultra EV, un’auto elettrica che stando al costruttore può essere ricaricata dal 10 al 70% in cinque minuti e al 97% in nove sulle colonnine predisposte. Ha una batteria da 68,4 o 82,7 kWh. Costa, in Cina, circa 22.000 dollari.

Uno dei principali ostacoli all’adozione delle auto elettriche, il tempo di ricarica, sembra insomma risolto, almeno a livello tecnico. E ora che i prezzi dei carburanti stanno schizzando in su per via dell’ennesima guerra scatenata da Trump, le auto elettriche diventano molto allettanti.

Fonte: Electrek

BYD-Song-Ultra-EV-price

Niente Panico RSI – Puntata del 2026/03/30

Questa è la registrazione della puntata di oggi, 30 marzo 2026, di Niente Panico, il programma che conduco in diretta insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La puntata è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Niente Panico va in pausa per una settimana e tornerà il 13 aprile.

In questa puntata abbiamo parlato principalmente della missione Artemis II di ritorno alla Luna, rispondendo alle domande degli ascoltatori e facendo sentire uno spezzone della conferenza stampa degli astronauti. Queste sono le loro belle parole a proposito dei loro primati (Victor Glover è la prima persona di colore a volare verso la Luna, Christina Koch è la prima donna):

Glover: I live in this, you know, this dichotomy between happiness that a young woman can look at Christina and just physicalize her passion or her interest, or even if it’s not something she wants to do, she can just be, like, girl power! And that’s awesome. And that young brown boys and girls can look at me and go, “Hey, he looks like me, and he’s doing what?” And that’s great, I love that, but I also hope we are pushing the other direction, that one day we don’t have to talk about these firsts, that one day this is just and I – listen to this – that this is the human history. It’s about human history. It’s the story of humanity, not black history, not women’s history, but that it becomes human history.

Koch: Something to add is that although it is something to celebrate a bunch of firsts, that’s definitely not necessarily telling the whole story. And it’s also not about celebrating any one individual. If there is something to celebrate, it’s that we are at a time when everyone who has a dream gets to work equally hard to achieve that dream. And we’re at a time where we’ve recognized the importance of if we are not going for all and by all, we aren’t truly answering all of humanity’s call to explore. That, to me, is what’s worth celebrating.

In traduzione:

Glover: Vivo in questa, sai, questa dicotomia tra la felicità che una ragazza possa guardare Christina e vedere in lei l’incarnazione della sua passione o del suo interesse, o anche se non è qualcosa che lei stessa vorrebbe fare, possa semplicemente pensare: «Il potere delle donne!». Ed è fantastico. E che i giovani ragazzi e ragazze di colore possano guardarmi e dire: “Ehi, lui mi assomiglia, e cosa sta facendo?”. E questo è fantastico, lo adoro, ma spero anche che stiamo spingendo nella direzione opposta, affinché un giorno non dovremo più parlare di questi primati e un giorno questa sia semplicemente – ascoltate bene – questa sia la storia dell’umanità. Si tratta della storia umana. È la storia dell’umanità, non la storia dei neri, non la storia delle donne, ma spero che diventi la storia dell’umanità.

Koch: Una cosa da aggiungere è che, anche se è bello celebrare una serie di primati, questo non è necessariamente tutto. E non si tratta nemmeno di celebrare un singolo individuo. Se c’è qualcosa da celebrare, è che siamo in un’epoca in cui chiunque abbia un sogno può lavorare con la stessa dedizione per realizzarlo. E siamo in un’epoca in cui abbiamo riconosciuto l’importanza del fatto che se non partiamo per tutti e grazie a tutti, non stiamo davvero rispondendo alla chiamata dell’umanità all’esplorazione. Questo, per me, è ciò che vale la pena celebrare.

Artemis, raffica di cambiamenti. Sospesa la stazione orbitale lunare Gateway, niente orbita “aureola”

Ultimo aggiornamento: 2026/03/26 10:00.

Credit: ESA.

Cinque giorni fa l’ESA ha pubblicato questo schema aggiornato del Gateway, l’avamposto orbitale lunare del programma Artemis. Alcuni componenti di questo avamposto, costruito in gran parte in Europa e specificamente in Italia, sono già stati consegnati alla NASA. Ma oggi la NASA ha annunciato che il Gateway è ufficialmente “in pausa”: “The agency intends to pause Gateway in its current form”, ha scritto l’ente spaziale statunitense.

Questo concetto è stato ribadito dal direttore della NASA, Jared Isaacman, in una conferenza stampa poche ore fa [YouTube; la conferenza inizia a 5:30].

L’intero programma Artemis è in subbuglio e viene rivoluzionato ancora rispetto a quanto già accaduto alcune settimane fa. Provo a riassumere i punti salienti delle ultime novità, basandomi sugli annunci di oggi e sulle slide pubblicate in quest’occasione. Lo faccio lasciando da parte con fatica l’adulazione sempre più servile e nordcoreana di questa NASA, che inizia ogni singolo annuncio e comunicato citando per intero il nome del presidente USA, elogiandolo per la sua guida luminosa e usando toni trionfalistici e nazionalisti (“imperativo nazionale”). Una NASA che dimentica disinvoltamente che pochi mesi fa, a maggio 2025, Trump voleva eliminare un quarto del suo budget (solo il Congresso ha evitato questo disastro) e glissa sul fatto che il progetto Artemis è reso possibile solo dai grandi contributi tecnologici ed economici dell’ESA, della JAXA giapponese, della CSA canadese e di molte altre agenzie spaziali internazionali.

Agenzie che in questo momento probabilmente non saranno entusiaste di sapere che il Gateway, uno dei loro contributi più significativi, è stato accantonato senza tante cerimonie.

  • Piano generale: fino a 30 allunaggi robotici a partire dal 2027 e almeno un allunaggio con equipaggio ogni anno dal 2028 in poi, per costruire un insediamento permanente sulla Luna in tre fasi.
    La prima fase, che inizia ora, include l’invio di rover, strumenti e dimostratori tecnologici, compresi un riscaldatore a radioisotopi e un generatore termoelettrico a radioisotopi, nonché sistemi di comunicazione, navigazione e spostamento sulla superficie insieme a ricerche scientifiche.
    La seconda fase (dal 2029) prevede la realizzazione delle prime infrastrutture della base lunare con contributi internazionali.
    La terza fase (dal 2032) renderà possibile permanenze umane prolungate sulla Luna, usando le “case lunari” italiane MPH (Multi-Purpose Habitat) dell’Agenzia Spaziale Italiana e la jeep lunare fornita dal Canada.
  • Artemis III confermata come missione in orbita terrestre nel 2027. Il vettore SLS e la capsula Orion (con il suo modulo di servizio europeo) dedicati a questa missione sono in costruzione o quasi completati. Il secondo stadio dell’SLS è pronto ma forse non sarà necessario usarlo (confermando che in sostanza l’SLS è una sorta di Single Stage to Orbit e che il suo lillipuziano secondo stadio attuale è quasi inutile). Quattro astronauti (o forse meno) orbiteranno intorno alla Terra e incontreranno una Starship di SpaceX e/o un lander Blue Moon di Blue Origin. Entrambi questi veicoli commerciali verranno modificati per questo volo dimostrativo e per i loro allunaggi di prova (senza equipaggio). È previsto un attracco vero e proprio (docking), non un semplice rendez-vous in orbita. Questo esemplare di Orion sarà “RPOD capable”, ossia capace di effettuare rendez-vous, manovre nelle vicinanze di altri veicoli e attracchi (Rendezvous, Proximity Operations, Docking). Verranno collaudate anche le nuove tute spaziali per attività extraveicolari AxEMU di Axiom e sarà testato il nuovo scudo termico di Orion. La missione durerà un massimo di 21 giorni ma potrebbe essere prolungata se i veicoli di SpaceX e/o Blue Origin lo consentiranno.
  • Artemis IV in costruzione e con nuovo secondo stadio; partenza nel 2028. Sono a buon punto anche il vettore e la capsula della missione Artemis IV, che dovrebbe essere la prima ad allunare. Al posto del secondo stadio potenziato (Exploration Upper Stage), che è stato annullato, la NASA intende usare un Centaur V, che è un componente collaudato già disponibile, ma questo uso potrebbe slittare ad Artemis V. Due astronauti scenderanno sulla Luna, al polo sud, usando una Starship oppure una Blue Moon e restando sul suolo lunare per una settimana. La missione durerà in tutto un massimo di 21 giorni.
  • Artemis V in costruzione iniziale. Alcuni componenti del vettore SLS sono già pronti.
  • Dopo Artemis V, due allunaggi ogni anno, e niente più SLS. Verranno effettuati con “non meno di due fornitori di lanci”, dice la NASA.
  • Tute lunari. Verranno collaudate durante Artemis III oppure a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, ma non ci sono novità significative sul loro grado di approntamento.
  • Stazione Gateway in pausa e riciclata. “the agency intends to pause Gateway in its current form and shift focus to infrastructure that enables sustained surface operations. Despite challenges with some existing hardware, the agency will repurpose applicable equipment and leverage international partner commitments to support these objectives.”
    In sintesi, la NASA ferma i lavori al Gateway nella sua forma attuale per concentrarsi su risorse che permettano attività continuative sulla superficie lunare. I componenti verranno “riassegnati” (uno va a una missione verso Marte, descritta più avanti) e gli impegni presi dai partner internazionali verranno sfruttati per questa priorità di mandare di nuovo astronauti sulla Luna e costruire un avamposto lunare. La NASA dice che “l’attuale architettura del Gateway, benché rilevante per gli obiettivi esplorativi a lungo termine, non è necessaria per raggiungere gli obiettivi primari” e quindi “la NASA usa elementi del Gateway per consentire la costruzione della base lunare.” L’agenzia statunitense dice inoltre che il lancio del Gateway è in forte ritardo e l’avamposto non sarà operativo prima del 2030 o oltre.
  • Niente orbita HALO. Questa particolare orbita “ad aureola”, che non passa mai dietro la Luna dal punto di vista terrestre e traccia un’ellisse che si allontana dalla Luna fino a 70.000 km e si avvicina fino a circa 3000, non verrà usata. Era stata sostanzialmente inventata per sopperire alle limitazioni del lanciatore SLS ed era un aspetto molto caratterizzante del progetto Artemis fino a oggi.
  • Veicolo spaziale interplanetario a propulsione nucleare; userà un pezzo del Gateway. Entro la fine del 2028 la NASA intende lanciare verso Marte un veicolo senza equipaggio denominato Space Reactor-1 Freedom. Sarà il primo veicolo interplanetario a propulsione nucleare elettrica (circa 25 kW) e porterà su Marte dei mini-elicotteri da ricognizione. Verrà costruito usando il modulo PPE (Power and Propulsion Element) del Gateway abbinato a un reattore nucleare, che genererà energia elettrica da usare per accelerare il propellente. I dettagli sono su Ars Technica.
  • Cambiamenti anche per la Stazione Spaziale Internazionale. La grande stazione che orbita intorno alla Terra riceverà un nuovo componente, il Core Module, che sarà di proprietà governativa statunitense e si collegherà alla Stazione esistente. A questo nuovo modulo attraccheranno altri moduli commerciali, che useranno le risorse della Stazione per essere validati e poi si staccheranno per diventare stazioni commerciali autonome.

Niente Panico RSI – Puntata del 2026/03/23

Questa è la registrazione della puntata del 23 marzo 2026 di Niente Panico, il programma che conduco in diretta insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La puntata è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Abbiamo parlato principalmente dell’imminente ritorno umano intorno alla Luna con la missione Artemis II e del mio libro che ne parla.

L’uomo che regalò Stonehenge a sua moglie

Questo articolo non c’entra niente con l’informatica: è una mini-indagine antibufala scaturita da un post che mi ha incuriosito [Global Museum su Mastodon, citato da Charlie Stross]. Oggi conosciamo Stonehenge come uno dei monumenti più importanti del Regno Unito, risalente a oltre 3500 anni fa, ma non è sempre stato così. Il 21 settembre 1915 un barrister (avvocato) britannico, Cecil Chubb, lo comprò all’asta per la cifra non trascurabile di 6600 sterline di allora, pari a circa 800.000 euro di oggi. Il proprietario precedente del terreno su cui sorge il complesso megalitico era morto in battaglia durante la Prima Guerra Mondiale. Fino a quel momento, Stonehenge era stato insomma una proprietà privata.

Una leggenda molto diffusa, tornata in auge in questi giorni [Global Museum su Mastodon], vuole che Chubb effettuò questo acquisto per errore oppure per fare un regalo alla moglie, che gli aveva chiesto di partecipare all’asta per acquistare delle sedie di pregio per la loro casa. La signora Chubb non fu particolarmente entusiasta di ricevere invece quello che all’epoca era un trascurato ammasso di grandi pietre, molte delle quali erano cadute (foto del 1885 circa). Secondo altre fonti, invece, il barrister comprò Stonehenge per impedire che finisse nelle mani di qualche miliardario americano, col rischio che venisse smantellato e trasferito negli Stati Uniti. Nel 1918, stufo dei rimproveri della moglie, Chubb donò il sito al Regno Unito e per questo fu insignito del titolo di primo baronetto di Stonehenge.

La leggenda è carina, ma mancano fonti primarie, le fonti secondarie si contraddicono tra loro, e tutta la vicenda è un po’ troppo bella per essere vera. Chubb era facoltoso e fece davvero quell’acquisto all’asta, ma spendere quella cifra imponente per errore pare davvero improbabile. C’è un altro scenario forse più cinico e plausibile: considerate le umili origini di Chubb, l’acquisto di Stonehenge con successiva donazione potrebbe essere stato un espediente per acquisire rapidamente un titolo e il conseguente status sociale.

Sia come sia, grazie anche a Cecil Chubb oggi il sito fa parte del Patrimonio Mondiale UNESCO ed è visitato ogni anno da circa un milione di persone.

Fonti

The man who bought Stonehenge – and then gave it away, BBC, settembre 2015

Gift of Stonehenge to the Nation – letter from Cecil Chubb, Wiltshire Museum

Cecil Chubb’s Deed of Gift of Stonehenge, Sarsen.org

Il vocoder dei musicisti è un’invenzione militare

Avete presente il vocoder? Quel dispositivo elettronico usato per creare una voce distorta e robotica, usato da molti musicisti dalla fine degl anni 60 in poi? Alan Parsons (The Raven), Kraftwerk, ELO (Mr. Blue Sky), Stevie Wonder, Herbie Hancock, Michael Jackson (P.Y.T.), Daft Punk, giusto per fare qualche nome? Ha una storia molto particolare.

Il primo vocoder fu inventato nel 1938 da Homer Dudley, un ingegnere degli storici laboratori di ricerca statunitensi Bell Labs, che dopo dieci anni di ricerca su come trasmettere più efficientemente le telefonate ottenne il brevetto USA 2.121.142 (System for the artificial production of vocal or other sounds) per un sintetizzatore vocale.

All’epoca, l’idea di una macchina capace di generare una voce umana (non riprodurla come una radio o un fonografo, ma crearla) sembrava fantascienza. Ma nel 1939 un esemplare di questa macchina, pilotato in diretta da un’operatrice esperta che comandava la generazione dei vocalizzi usando una speciale tastiera e pedaliera, dimostrò al pubblico dell’esposizione mondiale di New York che una voce sintetica era possibile.

Le ricerche di Dudley furono tutt‘altro che frivole: trovarono infatti immediata applicazione in campo militare, per le comunicazioni telefoniche cifrate di altissimo livello, con il sistema SIGSALY, entrato in funzione nel 1943, che finalmente consentì alle forze alleate di comunicare a voce senza che i nazisti potessero decrittare le loro conversazioni.

Questo sistema era composto da speciali impianti situati in vari luoghi del mondo (uno al Pentagono, uno a Londra, uno su una nave, e altri in alcuni luoghi strategici del secondo conflitto mondiale). Ciascun impianto elettronico pesava oltre 50 tonnellate e consumava 30 kW. La crittografia veniva ottenuta usando speciali giradischi situati a entrambi i capi della chiamata telefonica e perfettamente sincronizzati tra loro. Su questi giradischi venivano riprodotti degli speciali dischi che contenevano rumore casuale usato come chiave crittografica. Questo rumore veniva aggiunto al segnale vocale, manipolato dal vocoder, rendendolo incomprensibile. Solo chi possedeva il disco corrispondente poteva decodificarlo. Quei dischi erano in sostanza degli one-time pad analogici. Geniale.

Il progresso tecnologico ridusse rapidamente le dimensioni e i pesi degli apparati elettronici necessari. La versione a stato solido di questo sistema di crittografia telefonica, il KY-9 THESEUS, pesava solo 256 chili. L’HY-2, la versione successiva, datata 1961, ne pesava 45 e fu l’ultima implementazione di un sistema a vocoder per le comunicazioni vocali cifrate.

Negli anni successivi la tecnologia del vocoder passò dagli usi militari a quelli civili, soprattutto in campo musicale, togliendo la crittografia ma mantenendo la capacità di manipolare la voce umana e dando vita non solo al vocoder come lo intendiamo oggi ma anche al talkbox e al controverso Autotune. E così uno strumento di guerra divenne uno strumento per creare arte. Sarebbe bello se capitasse più spesso.

Fonti

The secret story of the vocoder, the military tech that changed music forever, The Verge, marzo 2026

The Secret History of the Vocoder, The New Yorker, agosto 2014

The ‘Voder’ & ‘Vocoder’ Homer Dudley, USA,1940, 120years.net