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Se il cielo scompare: nuove megacostellazioni di satelliti minacciano ambiente, atmosfera e astronomia da terra

Ultimo aggiornamento: 2026/03/07 10:45.

Paolo G. Calisse è a capo della Sostenibilità e della Pianificazione delle Operazioni del Cherenkov Telescope Array Observatory, un grande osservatorio per l’astronomia a energie molto alte (Very High Energy) in costruzione a La Palma, nelle Isole Canarie, e vicino Paranal, in Cile. Negli ultimi anni ha sviluppato un grande interesse per tutti i temi che riguardano la lotta alla Crisi Climatica e le sue conseguenze per il nostro pianeta.

Questo articolo include il link ad un modulo che va firmato entro il 6 marzo 2026 da tutti coloro che sono contrari a questo ulteriore tentativo di “privatizzare” il cielo.

Ripetiamo qui l’indirizzo del modulo (incluso anche nel corpo dell’articolo):

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdnBbw-dATjyHVovhoDTtl_VYKWZTs7T8ZbF9sC7oRdDILrEw/viewform

Immagine realizzata da Alan Dyer/AmazingSky.com nel 2024 (Instagram).

Negli ultimi anni stiamo assistendo a una trasformazione silenziosa ma profonda del cielo notturno. L’espansione delle megacostellazioni satellitari sta modificando non solo il modo in cui osserviamo le stelle, ma anche l’ambiente terrestre e i delicati equilibri dell’atmosfera.

Due progetti attualmente al vaglio della Federal Communications Commission (FCC) statunitense, anche se poco credibili per adesso già dal punto della fattibilità tecnica ed economica, rischiano di avere un impatto ancora maggiore: la costellazione Reflect Orbital e il nuovo ambizioso piano di SpaceX per il lancio di un milione, sì avete capito bene, UN MILIONE di satelliti.

Questi progetti comportano enormi rischi ambientali, scientifici ed ecologici, che analizzeremo nel seguito.

Un cielo sempre più affollato

Al momento attuale orbitano attorno alla Terra quasi 15.000 satelliti attivi, un numero cresciuto esponenzialmente con l’avvento delle megacostellazioni, ossia flotte composte da migliaia di unità progettate per fornire servizi globali come telecomunicazioni e connessione Internet. Questo ritmo di crescita è sostenuto da un modello industriale che prevede una vita operativa molto breve per ogni satellite, spesso di pochi anni, e la necessità di continue sostituzioni e aggiornamenti.

La conseguenza è duplice: l’orbita terrestre bassa diventa sempre più congestionata e la quantità di satelliti destinati a rientrare nell’atmosfera aumenta a ritmi senza precedenti. La maggior parte dei satelliti viene intenzionalmente fatta rientrare e disintegrare a fine vita negli strati alti dell’atmosfera, attraverso un processo noto come demisability, termine coniato ad hoc da Starlink (vedi commento di @daryl qui sotto), che comporta la frammentazione del materiale in polveri e particelle metalliche.

Questo avviene senza considerare i rischi sempre più elevati di perdita di controllo e di collisione di alcuni di questi satelliti, che potrebbero generare un aumento crescente della quantità di detriti in orbita (Sindrome di Kessler), al punto di rendere impossibile l’accesso all’orbita soprattutto da parte di equipaggi umani, a causa dei rischi connessi.

Il CRASH Clock è un indicatore ambientale che valuta il rischio di collisione nell’orbita terrestre bassa (low Earth orbit, LEO), ovvero quanto tempo passerebbe prima che avvenga una collisione tra satelliti attivi, detriti spaziali o stadi di razzi abbandonati, se tutte le manovre correttive venissero improvvisamente sospese. Al momento attuale il crash clock stima questo tempo come 3.8 giorni. Per avere un confronto, questo tempo era di 168 giorni ad inizio 2018, e si assottiglia sempre più. È facile immaginare cosa accadrebbe in futuro con un ulteriore incremento del numero di satelliti in orbita.

Reflect Orbital: specchi nello spazio

Tra i progetti più controversi c’è Reflect Orbital, che propone il lancio di 50.000 satelliti dotati di specchi per riflettere la luce solare verso la Terra durante la notte. Gli impatti potenziali sono enormi e includono:

  • aumento dell’inquinamento luminoso notturno;
  • disturbo ai ritmi naturali della fauna, che si orienta con la luce;
  • alterazione dei cicli sonno-veglia umani;
  • compromissione delle osservazioni astronomiche sia professionali sia amatoriali. Già oggi osservatori come il Vera Rubin, che dispongono di un grande campo visivo, devono attuare varie contromisure per limitare i danni alle loro osservazioni.

Il cielo buio è una risorsa naturale fondamentale non solo per la scienza, ma anche per l’ambiente e la cultura. La riflessione artificiale della luce notturna da parte di migliaia di specchi orbitanti rappresenterebbe una minaccia senza precedenti per l’astronomia da terra, già messa a dura prova dalla crescita dell’illuminazione urbana.*

* Da notare che tra i presunti benefici di questa costellazione viene indicato “l’incremento delle ore lavorative”. Un po’ quello che avviene nei pollai industriali, insomma, ma applicato all’intera umanità.

Il mega-progetto SpaceX: un milione di satelliti

Parallelamente, SpaceX ha presentato alla FCC una nuova richiesta per ottenere l’autorizzazione al lancio di fino a un milione di satelliti per costituire data center orbitanti, un progetto separato dal già vastissimo programma StarLink. Molti di questi satelliti verrebbero collocati in orbite eliosincrone, costantemente illuminate dal Sole, risultando quindi molto visibili e con un impatto significativo sull’aspetto di almeno alcune aree del cielo notturno.

Oltre al problema dell’inquinamento luminoso e del traffico orbitale, ricerche recenti evidenziano che la massa e la frequenza di questi satelliti avrebbero conseguenze dirette anche sull’atmosfera terrestre al lancio e al rientro. I modelli mostrano che la combustione in atmosfera di un numero così elevato di mezzi potrebbe produrre quantità senza precedenti di metalli e ossidi di alluminio, con effetti potenzialmente gravi sul clima e sull’ozono.

L’atmosfera trasformata in un “crematorio per satelliti”

Alcuni ricercatori avvertono che la Terra sta rischiando di trasformare la propria atmosfera in un gigantesco crematorio per satelliti. A ogni rientro, infatti, i satelliti vengono riscaldati a migliaia di gradi Celsius e si disintegrano, liberando:

  • alluminio e ossidi di alluminio (allumina);
  • litio e rame;
  • altre particelle metalliche derivanti dai materiali strutturali.

Studi recenti mostrano che questi materiali sono già presenti negli aerosol dell’alta atmosfera, con potenziali implicazioni per:

  • la riduzione dello strato di ozono, essenziale per filtrare le radiazioni ultraviolette;
  • il riscaldamento della stratosfera, alterato dai residui di razzi e dalle particelle metalliche;
  • cambiamenti nella circolazione atmosferica e nei pattern climatici.

Alcune proiezioni indicano che già entro il 2030 i rientri di massa dei satelliti potrebbero iniettare migliaia di tonnellate di materiale nella mesosfera e stratosfera ogni anno, in una zona dove la densità dell’aria è ridotta e quindi altamente sensibile a incrementi in percentuale di queste sostanze. Se le richieste di nuovi lanci verranno approvate e replicate da altri operatori privati, l’impatto potrebbe risultare ancora più significativo.

Il ruolo della FCC e il tempo per intervenire

La FCC sta attualmente valutando i due progetti. Le finestre per inviare osservazioni pubbliche sono molto strette:

  • Reflect Orbital: scadenza il 9 marzo 2026
  • SpaceX – megapiano da 1 milione di satelliti: scadenza il 6 marzo 2026 (oggi!)


L’associazione Astronomers for Planet Earth (A4E), di cui l’autore fa parte e che si batte per la lotta alla crisi climatica con il supporto di un’ampia comunità di astronomi e astrofisici, ha espresso fermamente la propria opposizione in un documento disponibile qui, sottolineando la minaccia che tali iniziative rappresentano per l’astronomia, gli ecosistemi e la tutela del cielo notturno. A4E invita cittadini e ricercatori a sostenere una dichiarazione ufficiale, in inglese, da inviare alla FCC, e disponibile a questo link.

Una responsabilità collettiva verso il futuro del cielo

Il cielo notturno non è solo un patrimonio scientifico, ma anche culturale ed ecologico. Le megacostellazioni offrono vantaggi tecnologici indiscutibili, ma sollevano questioni etiche e ambientali profonde. L’attuale corsa allo spazio da parte di alcuni gruppi privati rischia infatti di trasformare l’accesso all’orbita e all’atmosfera in un modello “usa e getta” su scala planetaria.

Le evidenze scientifiche ci dicono che il cielo non è un luogo isolato: ciò che avviene in orbita ha ricadute dirette sul clima, sulla biodiversità e sulla nostra capacità di osservare l’universo.

Siamo quindi a un bivio storico. Le scelte che prenderemo oggi definiranno il modo in cui le generazioni future potranno guardare il cielo, non solo per noi astronomi, ma anche come spazio naturale da preservare.

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zio Van (quello Fanel)

Le megacostellazioni offrono vantaggi tecnologici indiscutibili

Dipende. Quella dei data center nello spazio mi è sempre sembrata una cazzata cosmica (appunto) già quando l’avevano proposta Google e Amazon…

Giacomo

Da ragazzo avevo un numero di Topolino in cui c’era Zio Paperone che metteva un megaspecchio in orbita per fare giorno; chissà se hanno preso l’idea da lì. (ovviamente la storia finiva che lo specchio faceva più danni che altro e dovevano smantellarlo)

Paolo Attivissimo

No, l’idea degli specchi in orbita risale almeno agli anni Cinquanta. Tentata concretamente dai sovietici.

angelo

È ancora precedente: veniva menzionata nel racconto Ralph 124C 41+ di Hugo Gernsback, del 1911

angelo

Me la ricordo: lo specchio faceva danni quando se ne impossessavano i Bassotti, Zio Paperone poi lo riconquistava, ma a quel punto Rockerduck lo rompeva con un missile a forma di pugno.

https://larussiainitaliano.wordpress.com/2020/05/13/zio-paperone-e-lo-specchio-solare/

PGC New Edition

come si dice, se è successo in Topolino (…o nei Simpson, o in Friends, o in The Big Bang Theory etc.) accadrà prima o poi nella realtà

Lorenzo Luisi

Inquina più un milione di satelliti circolanti in cielo o un miliardo di automobili circolanti al suolo?

Paolo Attivissimo

Lorenzo, non è una gara a premi. È un confronto che non serve a nulla.

mima85

<i>”Da notare che tra i presunti benefici di questa costellazione viene indicato “l’incremento delle ore lavorative”. Un po’ quello che avviene nei pollai industriali, insomma, ma applicato all’intera umanità”</i>

MAVADANOAFF”%&!!@ ‘sti stramaledetti %!@&!#$, si può dire?

Albi

Il CRASH Clock è un indicatore ambientale che valuta il rischio di collisione nell’orbita terrestre bassa (low Earth orbit, LEO), ovvero quanto tempo passerebbe prima che avvenga una collisione tra satelliti attivi, detriti spaziali o stadi di razzi abbandonati, se tutte le manovre correttive venissero improvvisamente sospese. Al momento attuale il crash clock stima questo tempo come 3.8 giorni. Per avere un confronto, questo tempo era di 168 giorni ad inizio 2018, e si assottiglia sempre più.

3.8 giorni oggi. Passare da 15000 a un milione di satelliti non implica l’impossibilità di evitare collisioni continue?

angelo

Non si può non citare la scena di Wall-E:

daryl

Buongiorno Paolo, mi piace il pezzo anche se IMHO sembra scritto da qualcuno che ha già deciso la conclusione e poi ha costruito intorno una narrativa apocalittica. Non è tutto sbagliato, ma mescola fatti veri, numeri buttati lì senza contesto e parecchia retorica militante.

Cita il CRASH Clock di 3,8 giorni come se fosse la prova che una collisione è vicina: in realtà quella metrica dice solo quanto tempo passerebbe prima di una collisione se nessun satellite facesse più manovre correttive. È uno scenario teorico di stress del sistema, non una previsione reale. 
La “demisability” non è un termine inventato da Starlink, è un concetto ingegneristico usato da anni nel settore spaziale per progettare satelliti che si disintegrino al rientro ( sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0094576517314248 esa.int/Enabling_Support/Space_Engineering_Technology/Design_for_Demise_ITT_issued_aiming_for_safer_satellites )
Tratta poi la parte sul milione di satelliti SpaceX come se fosse un piano concreto e imminente quansdo invece nelle richieste regolatorie i numeri massimi sono spesso teorici; basta vedere la stessa Starlink, che aveva richieste enormi ma poi ha ottenuto autorizzazioni molto più limitate.
Il progetto Reflect Orbital con gli specchi è probabilmente ancora più speculativo: idee del genere esistono da decenni e quasi sempre restano sulla carta per problemi tecnici, economici e di utilità reale.
Sono citati poi i benefici (e menomale!) ma solo di sfuggita anche se attraverso una frase generica “le megacostellazioni offrono vantaggi tecnologici indiscutibili”, però non vengono mai spiegati o contestualizzati. In pratica restano una concessione retorica dedicando tutto lo spazio ai rischi senza discutere concretamente i vantaggi: connettività globale, comunicazioni di emergenza, internet in aree prima completamente isolate. Come se dicessi “Le automobili hanno indubbi vantaggi, ma ora parliamo per 20 paragrafi di incidenti, smog e traffico”. 

Comunque ti sei meritato la focaccia pomodoro e basilico!!!11!
Un saluto

Paolo Attivissimo

Daryl, la focaccia è sempre buona e santa, ma non spetta a me, l’articolo non l’ho scritto io 🙂

PGC New Edition

Ciao daryl,

ti ringrazio per i commenti e per le precisazioni tecniche. Rispondo volentieri nel merito, ma trovo che una conclusione come “Non è tutto sbagliato, ma mescola fatti veri, numeri buttati lì senza contesto e parecchia retorica militante” sia davvero ingiustificata e ingenerosa.

In particolare:

–– L’articolo è stato scritto in tempi molto stretti (come Paolo può confermare) a causa delle scadenze imminenti delle due richieste alla FCC. È basato sulle dichiarazioni dell’associazione Astronomy 4 Planet Earth, di cui faccio parte, e dell’American Astronomical Society, che rappresenta migliaia di astronomi in tutto il mondo. L’obiettivo era far conoscere il problema al pubblico italiano e raccogliere rapidamente firme e sostegno.L’intera comunità astronomica internazionale è seriamente preoccupata per la crescita senza limiti del numero di satelliti e per una privatizzazione del cielo che non tiene minimamente conto delle altre necessità scientifiche e sociali. Osservatori come il Vera Rubin (VRO), inaugurato di recente, stanno già affrontando una situazione molto complessa: ormai è quasi impossibile ottenere un’integrazione pulita senza che compaia almeno una strisciata di un satellite, se non addirittura un bagliore che satura una parte della CCD.Negli anni ci sono stati diversi incontri – a cui ho partecipato anche di persona, e cui a volte era presente lo stesso Musk – ma purtroppo senza risultati concreti. Con questa iniziativa vogliamo dare un segnale chiaro: “il cielo non è vostro”. Non possiamo accettare che ogni nuovo progetto parta automaticamente dal presupposto “mettiamo in orbita 1.000, 10.000 o 100.000 satelliti”, come se fosse un mantra inevitabile.

–– Per quanto riguarda la demisability, hai ragione e ti ringrazio: correggerò l’articolo appena possibile. Avevo cercato riferimenti e il termine compariva quasi solo in relazione a Starlink.

–– Sul Crash Clock, non ho mai affermato che sia “la prova che una collisione è vicina”; ho spiegato che è una metrica che illustra l’aumento di affollamento orbitale, esattamente come scrivi tu. Ti invito a rileggere: ciò che dici è perfettamente coerente con quanto ho riportato. Resta il fatto che la comunità è preoccupata, e non a caso abbiamo già diversi episodi documentati di danni causati da frammenti orbitanti, come nel caso dell’evento che ha coinvolto pochi giorni fa il satellite Luch/Olymp russo , pur avvenuto in una graveyard orbit.Il resto sono valutazioni tue, assolutamente legittime ma che non condivido.

–– Nessuno sostiene che il problema esploderà domani, ma è evidente che con l’eventuale entrata in servizio di Starship il numero di satelliti potrebbe crescere in modo esponenziale.

–– Quanto a Reflect Orbital: sì, è un progetto speculativo, concordo. Ma questo non esclude che in un futuro non troppo lontano possano essere lanciati test o prototipi dimostrativi.

Per la focaccia, scrivimi pure in privato… però se ci aggiungi un po’ di mozzarella fai cosa assai gradita… 🙂

Saluti,
Paolo G. Calisse

Ultima modifica 1 mese fa di Paolo Attivissimo
Marcello Romani

L’idea dei datacenter nello spazio è una C* Pazzesca, come diceva Fantozzi già decenni fa.

https://taranis.ie/datacenters-in-space-are-a-terrible-horrible-no-good-idea/

Robolob

Calcolando che alla FCC interessa solo togliere di mezzo Kimmel, sono certo che non faranno nulla per lasciare un mondo pulito alle prossime generazioni

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