Vai al contenuto

55 anni fa il primo “ritorno” dell’uomo sulla Luna con Apollo 14 (quinta e ultima parte)

La patch ufficiale della missione Apollo 14.

6 febbraio 1971, sabato. Ore 9:20 italiane. Si riapre il portello del modulo lunare: Alan Shepard ridiscende i nove scalini di “Antares”, seguito pochi minuti dopo da Edgar Mitchell, in anticipo rispetto al piano di volo originale, che aveva programmato l’uscita per le 11:30 ora italiana. Ha inizio la seconda esplorazione nella zona di Fra Mauro, nei pressi del Mare delle Piogge, da parte del quinto e sesto uomo a calcare la superficie della Luna.

I due sono sempre seguiti in diretta televisiva dai tecnici e scienziati dal Centro di Controllo di Houston e dai milioni di telespettatori collegati attraverso gli apparecchi radio e televisivi. La seconda escursione ha come meta il raggiungimento del “Cratere Cone”, che è il principale obiettivo scientifico della missione e dista circa due chilometri dal punto in cui “Antares” si è posato il giorno prima. I due astronauti devono raggiungere la vetta vulcanica, superando un dislivello di 150 metri.

Shepard e Mitchell percorrono inizialmente senza problemi buona parte del tragitto, poi la salita inizia a farsi dura. Spingendo e sollevando a fatica il MET, il loro piccolo veicolo a due ruote, aggirano e scavalcano grosse rocce e piccoli avvallamenti. Il comandante di Apollo 14 e il suo compagno di avventura ansimano, sudano, il ritmo delle loro pulsazioni accelera, e la temperatura all’interno dello scafandro sale.

Subentra inoltre anche una certa difficoltà di orientamento: i punti di riferimento pianificati sembrano, agli occhi dei due astronauti, molto diversi rispetto alle mappe realizzate con le fotografie ottenute in orbita lunare dalle sonde automatiche. I battiti del loro cuore sono saliti da 84 per Shepard e 90 per Mitchell a oltre 150 al minuto. Al Centro spaziale di Houston, il medico capo della NASA, il dottor Charles Berry, giudica la situazione critica e ordina ai due astronauti di rinunciare alla scalata del cratere. Il quinto e sesto esploratore del Satellite naturale della Terra, affaticati e a malincuore, obbediscono all’ordine e ridiscendono il pendio quando sono probabilmente a poche centinaia di metri dal loro obiettivo.

Durante il percorso che li riporta ai piedi del modulo lunare raccolgono gli ultimi campioni di rocce da riportare a terra, essenziali per lo studio da parte degli scienziati di tutto il mondo di una delle zone geologicamente più antiche della Luna.

Il comandante di Apollo 14, Alan Shepard, e il piccolo veicolo a due ruote MET sul suolo lunare.
Una falce di Terra nel buio cielo lunare.

Poco prima di rientrare a bordo di “Antares”, mentre Mitchell sta terminando la sistemazione dei campioni lunari e delle varie apparecchiature da riportare sulla Terra, il comandante di Apollo 14, appassionato giocatore di golf, estrae da una tasca della sua tuta spaziale una testa di bastone da golf, la aggancia al manico di uno degli strumenti scientifici usati per la raccolta dei campioni lunari e la usa per lanciare alcune palline da golf che ha portato con sé nella stessa tasca. Il suo insolito gesto viene ripreso dalla telecamera a colori piazzata sulla superficie lunare.

Mentre il primo tiro alza solo sabbia e polvere, i due tentativi successivi hanno successo. Nonostante l’impaccio della rigidissima tuta, ma in assenza di atmosfera e con la gravità ridotta a un sesto, la seconda pallina “vola per miglia e miglia e miglia” annuncia scherzosamente Shepard. Il fuori programma viene completato da Mitchell con il lancio a mo’ di giavellotto dell’asta usata per l’esperimento del vento solare.

Il momento della “partita a golf” di Shepard durante la diretta televisiva.

6 febbraio 1971, sabato. Ore 13:28 italiane. Il portello del Lem “Antares” viene chiuso. Verrà riaperto un’ultima volta per lasciare sulla Luna tutto ciò che potrebbe appesantire lo stadio di risalita del modulo lunare al momento del decollo. La seconda escursione dei due astronauti nella zona di Fra Mauro termina dopo quattro ore e trentacinque minuti dal suo inizio.

In totale, con le due “passeggiate”, Shepard e Mitchell hanno trascorso quasi dieci ore all’esterno sulla superficie lunare, con una raccolta record di quasi 43 chilogrammi di rocce lunari. L’unico rammarico per i due è non essere riusciti a raggiungere uno degli obiettivi principali della missione: scalare il “Cratere Cone” per raccogliere campioni utili per una maggiore conoscenza delle origini e della formazione del nostro Satellite.

I due zaini di sopravvivenza non servono più e sono stati buttati fuori dall’abitacolo: si vedono a sinistra in questa foto scattata all’interno di “Antares” al termine della seconda “EVA”.
Altro scatto fotografico dall’interno del modulo lunare, in cui è visibile il carrellino a due ruote MET.

6 febbraio 1971, sabato. Ore 19:48 italiane. Dopo un breve riposo e dopo aver consumato un buon pasto, Alan Shepard e Edgar Mitchell dicono addio alla Luna. A 141 ore e quarantacinque minuti dall’inizio della missione, l’accensione del motore di ascesa del Lem: “Antares” si divide a metà dalla rampa di appoggio, innalzandosi sicuro nel nero cielo lunare e raggiungendo dopo otto minuti l’altezza necessaria per l’ingresso in orbita lunare.

6 febbraio 1971, sabato. Ore 21:35 italiane. Dopo un lungo inseguimento tra“Antares” e “Kitty Hawk” avviene in collegamento televisivo in diretta dalla Luna il perfetto aggancio tra le due navicelle, questa volta senza la “suspense” accaduta durante il tragitto iniziale verso la Luna. Questa volta tutto ha funzionato alla perfezione: i tre uomini di Apollo 14 sono di nuovo insieme.

Alle 23:52 ora italiana, la parte superiore di “Antares” viene sganciata e diretta verso il suolo lunare. Quando in Italia è già domenica 7 febbraio, a Houston nel Texas è ancora sabato 6, alle 02:39 viene acceso per tre minuti il motore principale del Modulo di Servizio, l’SPS. I tre protagonisti del terzo sbarco lunare nella storia dell’umanità danno l’addio al Satellite naturale della Terra e imboccano la giusta strada verso il nostro pianeta. Sono trascorse 148 ore, 36 minuti e due secondi dal distacco dalla rampa 39-A di Cape Kennedy.

9 febbraio 1971, martedì. Dopo un collegamento televisivo in diretta, effettuato il giorno precedente per rispondere alle domande dei giornalisti durante una conferenza stampa, Il grande viaggio dell’equipaggio di Apollo 14, che ha segnato il ritorno di astronauti della NASA sulla Luna, volge ormai al termine.

Il giorno del rientro sulla Terra di Apollo 14 sul quotidiano “La Notte”.

Alle 13:25 ora italiana l’astronauta addetto alle comunicazioni Fred Haise, uno dei protagonisti della precedente sfortunata missione lunare Apollo 13, suona la sveglia agli uomini della sesta trasvolata umana della storia Terra-Luna-Terra.

Il comandante della missione Shepard e il pilota del Modulo di Comando “Kitty Hawk” Roosa, dopo essersi “sbarbati” con un normale rasoio elettrico, consumano insieme a Mitchell l’ultima abbondante colazione nello spazio. La navicella spaziale si trova in questo momento a poco più di centomila chilometri dalla Terra. Il pianeta azzurro che i tre valorosi uomini della Nasa hanno lasciato in un piovoso pomeriggio in Florida, domenica 31 gennaio, si fa sempre più vicino.

Dopo aver sistemato e ordinato la cabina, alle 21:35 italiane, a Houston sono le 14:35, pochi minuti prima di iniziare il tuffo finale nell’atmosfera, il Modulo di Comando, con a bordo i tre astronauti e il prezioso e ricco “bottino” lunare proveniente dalla zona di Fra Mauro, si distacca dal Modulo di Servizio.

Alle 21:47, alla velocità di quasi 40 mila chilometri orari, avviene l’ingresso nello stretto corridoio nell’atmosfera. Alle 21:51 ha inizio il “blackout” nelle comunicazioni radio tra la capsula Apollo e il Centro di controllo a Terra. È sempre un momento di tensione e di emozione per i tecnici che seguono il volo da Houston e per milioni di radio e telespettatori che seguono in diretta l’avvenimento in tutto il mondo.

I due disegni illustrano le ultime manovre prima del rientro sulla Terra della capsula Apollo. In alto la separazione del Modulo di Comando con a bordo Shepard, Mitchell e Roosa dal Modulo di Servizio. In basso l’inizio della discesa nei primi strati alti dell’atmosfera della navicella spaziale con a bordo i tre uomini di Apollo 14.

9 febbraio 1971, martedì. Ore 21:54 italiane. Sono trascorsi poco meno di quattro minuti dall’inizio del silenzio radio quando viene ripristinato il collegamento tra la nave di recupero “New Orleans” e la capsula diretta verso l’impatto con l’oceano. La prima voce a giungere a terra ai controllori di volo a Houston è quella del comandante Alan Shepard: “Arriviamo!”.

Alle 21:59 ora italiana, i teleschermi accesi collegati in diretta in tutto il mondo mostrano lo spettacolare dispiegamento dei tre grandi paracadute bianchi e rossi. Alle ore 22, cinque minuti e zero secondi italiane, quando a Houston le lancette dell’orologio, indietro di sette ore, segnano le 15:05, avviene il perfetto “splashdown” nelle acque dell’Oceano Pacifico, a 1500 chilometri circa dall’isola di Samoa.

Sono trascorse esattamente 216 ore, un minuto e cinquantotto secondi dal momento del “liftoff” dalla rampa di lancio 39-A. Il viaggio Terra-Luna-Terra dell’equipaggio di Apollo 14 si conclude in maniera trionfale: i tre astronauti, usciti uno alla volta dalla capsula ribattezzata“Kitty Hawk” (tutto ciò che rimane del gigantesco complesso spaziale alto 110 metri lanciato il 31 gennaio) e trasportati con l’elicottero verso la portaerei, appaiono in buone condizioni di salute, per nulla stanchi ed affaticati.

Per Alan Shepard, Stuart Roosa e Edgar Mitchell inizia ora un periodo di isolamento, come è accaduto ai precedenti equipaggi di Apollo 11 e Apollo 12 tornati dalla Luna, in cui racconteranno durante i vari briefing, agli scienziati e ai tecnici della Nasa, passo per passo, la loro straordinaria avventura sulla superficie tormentata di Fra Mauro.

Il rientro a terra di Apollo 14 sulla prima pagina de “Il Corriere della Sera” del 10 febbraio 1971.
Il ritorno di Shepard, Mitchell e Roosa dalla terza missione lunare con sbarco, sulla prima pagina de “La Stampa”.

(Fine)

5 1 voto
Valutazione dell'articolo
Iscriviti
Notificami
guest

0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x