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Artemis II porterà oggetti storici intorno alla Luna

Il lanciatore SLS e la navicella Orion vengono trasportati verso la rampa di lancio 39B. Foto NASA/Brandon Hancock (fonte).

Se tutto andrà come annunciato dalla NASA nella conferenza stampa di giovedì 12 marzo, i quattro astronauti prescelti per la missione Artemis II verranno lanciati in direzione della Luna precisamente 24 minuti dopo la mezzanotte del 2 aprile ora italiana, 56 anni dopo l’ultimo volo umano verso il Satellite che da più di 4 miliardi e mezzo di anni accompagna la Terra nel suo giro intorno al Sole.

Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, a bordo della navicella Orion denominata Integrity, porteranno con loro alcuni oggetti storici che voleranno intorno alla Luna per poi ritornare sulla Terra. Nei giorni scorsi l’agenzia spaziale statunitense, per bocca del direttore Jared Isaacman, ha dichiarato che “…i reperti simbolici portati da Artemis II riflettono il lungo arco dell’esplorazione americana e le tante generazioni che hanno reso possibile questo momento. I manufatti che verranno portati dai nostri astronauti nello spazio intorno alla Luna sono parti dei nostri primi successi nell’aviazione e nel volo umano nel cosmo, simboli verso cui ci stiamo dirigendo. In questo anno, che segna il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, l’equipaggio di Artemis II porterà nel giro intorno alla Luna la nostra storia oltre l’orbita terrestre”.

Questi sono gli oggetti più significativi, che voleranno in uno speciale contenitore a bordo della navicella Orion: un campione di tessuto di mussola (2,5 cm x 2,5 cm) proveniente dal Wright Flyer originale, l’aereo con cui i fratelli Wright realizzarono il primo storico volo a motore della storia il 17 dicembre 1903. Il reperto, prestato dal National Air and Space Museum dello Smithsonian, non è al suo primo volo nello spazio: una sua porzione aveva già volato a bordo dello Shuttle Discovery e ora compirà il suo secondo viaggio oltre l’atmosfera terrestre. Al ritorno sulla Terra il tessuto ritornerà al museo, dove verrà riunito con gli altri campioni del Wright Flyer.

Nel prezioso kit di volo non mancano le bandiere, simboli ricorrenti nelle tante missioni spaziali della NASA: tra queste troviamo una piccola bandiera americana che ha già volato in due momenti storici come la prima missione dello Space Shuttle con la navetta Columbia (STS-1), nell’aprile del 1981, e il primo volo di una navicella Dragon con equipaggio di Space X (Demo-2), nel maggio del 2020.

Particolarmente significativa è anche la presenza della bandiera originariamente preparata per la missione lunare Apollo 18, cancellata dall’amministrazione Nixon nel settembre 1970: volerà per la prima volta verso la Luna proprio con Artemis II.

Orion trasporterà anche una copia di un negativo fotografico 4×5 pollici scattato durante la fase finale della missione Ranger 7. Lanciata il 28 luglio 1964 e arrivata sulla Luna tre giorni più tardi, scattò ben 4.308 foto ad alta qualità prima dell’inevitabile impatto con la superficie selenica, che la distrusse.

Voleranno con Artemis II anche campioni di terreno raccolti alla base di alberi cresciuti da semi portati a bordo del primo volo del programma Artemis, avvenuto a novembre del 2022, e prelevati nei dieci centri della NASA in cui vennero piantati.

La Canadian Space Agency (CSA), l’agenzia spaziale canadese, che partecipa al volo con l’astronauta Jeremy Hansen, contribuirà al kit con semi di alberi, destinati a essere distribuiti al termine della missione, e apporrà adesivi e toppe, a testimonianza di una collaborazione che rappresenta uno dei pilastri del programma, rafforzando ulteriormente il carattere internazionale del programma Artemis di ritorno alla Luna.

Ci saranno inoltre molti oggetti di piccole dimensioni a bordo della navicella Orion, fra cui una scheda SD contenente milioni di nomi raccolti durante la campagna “Invia il tuo nome nello spazio”: un modo per portare simbolicamente il pubblico insieme con i quattro astronauti attorno alla Luna.

Ci saranno poi bandierine, toppe e spille, da distribuire al termine dello storico viaggio ai dipendenti e stakeholder che hanno contribuito alla sua realizzazione, e oggetti provenienti dai diversi partner del programma internazionale Artemis: l’ESA, l’ Agenzia Spaziale Europea, che fornisce il Modulo di Servizio Europeo di Orion, includerà una bandiera.

In totale il kit ufficiale dei souvenir che sarà portato a bordo di Orion pesa 4,5 kg. L’elenco dettagliato è pubblicato su Nasa.gov.

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5 Commenti
Batigol

Sono curioso riguardo alla copia del negativo fotografico della missione Ranger 7. Nessun negativo originale può essere ritornato a terra, poiché la sonda si schiantò sulla Luna. Inoltre non c’erano a bordo macchine fotografiche a pellicola ma telecamere. Immagino che in un primo tempo la trasmissione sia stata registrata su nastro magnetico e poi ‘riversata’ su un supporto, anche per essere distribuita ai media, ma mi chiedo quale possa essere stato il procedimento. Forse semplicemente fotografare un monitor, analogamente a quanto fatto per le riprese delle missioni Apollo?

Paolo Attivissimo

Me lo sono chiesto anch’io. Non ne ho idea.

Batigol

Ho fatto una ricerchina:

Qui https://www.youtube.com/watch?v=MN7OrU1KWMI a 3:45 si citano esplicitamente nastri magnetici e film 35 mm (senza precisare come).

Qui https://www.youtube.com/watch?v=FBypL15TW6A si vede la sequenza dell’impatto e il JPL dove veniva seguita e studiata. Si parla di stampe, ma senza precisare.

Resteremo col dubbio (ce ne faremo una ragione) ma credo davvero che l’unico modo di passare da una trasmissione analogica ad una pellicola 35 mm fosse quello di fotografare lo schermo.

Paolo Attivissimo

Sembra ragionevole, grazie!

PGC New Edition

Domanda interessantissima…

Ho cercato un po’ e ho trovato un vecchio articolo del NYTimes che ne parla, e di cui ho messo una traduzione emendata più sotto:

The TV pictures pouring from the two 60-volt transmitters on the spacecraft were gobbled up by two 85-foot dish antennas at Goldstone. They were recorded by three methods, to play things as safely as possible.

Most important, the signals which looked to human eyes like a single point of light horizontally scanning a television tube, were immediately photographed by a special 35-mm. Kinescope camera whose shutter kept open just long enough for one complete scan.

A human eye could not see a picture on the tube because the eye requires several rapid scans to retain a meaningful image.

The succession of 35-mm. negatives were the ones destined for the archives and were promptly packed away in a refrigerator so that what was on them could not possibly be disturbed.

The second recording method used magnetic tapes. After painstaking calibration of the sensitive ground equipment, the tapes were played back and a second set of 35-mm negative rolls made in the same manner as the first.

It took five and a half hours to complete the calibration and re-run.

The third recording method involved taking quick-look Polaroid pictures, which can be developed in seconds, of the TV tubes as often as thought necessary. This was to give engineers a check from time to time on how the equipment was working so that they could make any needed adjustments.

Engineers here said the grain of the Polaroid film was not as dense or fine as that in the primary 35-mm. films was more accurate.

The negatives made belatedly from the magnetic tapes were the ones that were to be studied by a team of prominent scientists here and later released to the public. The master set in the refrigerator would not be touched until the other sets had shown technicians how to get the most out of them in processing.

In pratica, Le immagini televisive provenienti dai due trasmettitori a bordo della navicella spaziale venivano captate da due antenne a parabola a Goldstone (due immagino per ridondanza e correzione di eventuali errori).

Venivano quindi registrate con tre metodi, per garantire la massima sicurezza possibile.

Il metodo più importante prevedeva che i segnali, che all’occhio umano apparivano come un singolo punto di luce che scansionava orizzontalmente un tubo televisivo, venissero immediatamente fotografati da una speciale cinepresa Kinescope da 35 mm, il cui otturatore rimaneva aperto appena il tempo necessario per una scansione completa. Ai tempi, i kinescope erano praticamente l’unico mezzo disponibile per salvare le immagini di un Monitor (e venne usato anche per le missioni Apollo, come giustamente fai notare).

Un occhio umano – dice l’articolo, ma questa parte confesso di non averla capita del tutto – non avrebbe potuto vedere un’immagine direttamente sul tubo, perché necessita di diverse scansioni rapide per percepire un’immagine significativa.

La successione di negativi da 35 mm era quella destinata agli archivi e veniva prontamente conservata in un frigorifero, in modo che il loro contenuto non potesse essere alterato. Immagino che una copia di questi sia quella che verrà trasportata su Artemiss.

Il secondo metodo di registrazione utilizzava nastri magnetici. Dopo un’accurata calibrazione delle sensibili apparecchiature a terra, i nastri venivano riprodotti e una seconda serie di negativi da 35 mm veniva realizzata nello stesso modo della prima.
La calibrazione e la nuova elaborazione richiedevano cinque ore e mezza.

Il terzo metodo consisteva nello scattare rapidamente fotografie Polaroid, sviluppabili in pochi secondi, dei tubi televisivi ogni volta che fosse ritenuto necessario. Questo serviva agli ingegneri per controllare periodicamente il funzionamento delle apparecchiature e apportare eventuali regolazioni.

Gli ingegneri dissero ai tempi che la grana della pellicola Polaroid non era densa né fine quanto quella delle pellicole principali da 35 mm, che risultavano più accurate.

I negativi ottenuti successivamente dai nastri magnetici erano quelli destinati allo studio da parte di un gruppo di eminenti scienziati e alla successiva diffusione al pubblico. Il set principale conservato in frigorifero non sarebbe stato utilizzato finché gli altri set non avessero permesso ai tecnici di capire come ottenere il massimo da esso durante il processo di sviluppo.

Personalmente trovo straordinario TUTTO delle missioni lunari. Oggi ci sono metodi standardizzati per affrontare progetti complessi, ma allora dovettero inventare praticamente tutto, quasi da zero, con i mezzi dell’epoca e rispettando tempi brevissimi che oggi ci sogniamo.

Ultima modifica 2 mesi fa di PGC New Edition
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