
Ultimo aggiornamento: 2026/03/01 14:30.
2026/02/27 17:36. La conferenza stampa della NASA terminata mezz’ora fa ha annunciato una vera e propria rivoluzione dell’intero programma Artemis di ritorno alla Luna: la missione Artemis III non sarà più un allunaggio con equipaggio, da effettuare nel 2028. Sarà un ben più modesto volo in orbita intorno alla Terra, per testare un rendez-vous e un attracco con uno o entrambi i futuri veicoli di allunaggio (la Starship HLS di SpaceX e la Blue Moon di Blue Origin) e forse per collaudare le tute lunari, e avverrà intorno alla metà del 2027.
L’allunaggio vero e proprio slitta alle missioni successive Artemis IV o V, che da oggi sono previste entrambe per il 2028.
Jared Isaacman, direttore della NASA, ha annunciato l’intenzione di aumentare massicciamente il personale dell’agenzia spaziale statunitense per ricostituire le competenze di base interne all’ente che si erano ridotte a causa del calo drastico nel numero di dipendenti nel corso degli ultimi anni.
Ha detto inoltre che il lanciatore gigante SLS verrà “standardizzato”, evitando che ogni esemplare sia “un’opera d’arte” individuale, in modo da consentire una cadenza di lancio annuale o anche più ravvicinata (Isaacman ambisce ad arrivare a un lancio ogni dieci mesi circa). Non è entrato nei dettagli di questa “standardizzazione”, ma sembra di capire che verranno eliminate le versioni potenziate del vettore SLS (le cosiddette Block 1B e Block 2) che finora erano considerate definitive. L’attuale versione provvisoria, che è sottopotenziata e riesce a malapena a portare fino alla Luna soltanto la pesante navicella Orion, diventerà quella standard.
In dettaglio, il comunicato stampa della NASA parla molto concisamente di “an upper stage and pad systems in as close to the ‘Block 1’ configuration as possible”. Questo vuol dire che per SLS verrà usato sempre un secondo stadio simile all’attuale, denominato ICPS o Interim Cryogenic Propulsion Stage, che è un secondo stadio modificato di un lanciatore Delta IV (ennesimo esempio di cannibalizzazione e adattamento di componenti esistenti da parte del programma Artemis).
Scompare quindi l’EUS o Exploration Upper Stage, il secondo stadio quattro volte più potente di quello attuale, che avrebbe dato al lanciatore SLS una capacità di lancio e di trasporto adeguata a una missione lunare con equipaggio. La versione attuale porta fino alla Luna circa 27 tonnellate, mentre quella con l’EUS ne avrebbe portate oltre 46 (un Saturn V degli anni Sessanta ne portava 43).


Questa decisione eviterà anche costosissime e lunghissime modifiche alla torre di lancio dovute alla maggiore altezza delle versioni potenziate dell’SLS. Solo gli adattamenti a questa torre avrebbero comportato spese per quasi due miliardi di dollari e ritardi di anni: un’assurdità totale.
Ma il risultato finale è che si conferma quello che ho scritto nel mio libro Ritorno sulla Luna: SLS è un vettore inadeguato e insufficiente per le missioni lunari e sarà meno capace del Saturn V di mezzo secolo fa (27 tonnellate di capacità di carico lunare contro 43). Questo è quello che si ottiene quando le decisioni tecniche vengono prese dai politici.
L’intera conferenza stampa è stata un esercizio collettivo di elusione e parole vaghe da parte del direttore Isaacman, del direttore associato della NASA Amit Kshatriya e di Lori Glaze (direttrice del Moon to Mars Program). Nessun dettaglio concreto sullo svolgimento di questa nuova missione Artemis III. Bocche cucite sulla sorte del Gateway, la stazione orbitale da collocare intorno alla Luna, in parte già costruita (anche in Italia, da Thales Alenia Space). Nessun aggiornamento su quanto siano pronte le nuove tute per le attività lunari (a parte un accenno di Kshatriya a un human-in-the-loop testing che è in corso). Silenzio totale sulla composizione dell’equipaggio della nuova versione di Artemis III: è stato detto solo che i nomi verranno decisi e annunciati dopo che sarà stato definito il profilo esatto della missione.
In sintesi, il programma Artemis esce da questa conferenza stampa completamente trasformato. Invece di cadenze di lancio lentissime, da misurare in anni, Isaacman vuole cadenze simili a quelle del programma Apollo, che ha citato ripetutamente come esempio e riferimento: qualche mese fra un volo e il successivo. Il direttore della NASA dice di aver già consultato le aziende interessate al programma, che hanno affermato di poter costruire i loro veicoli in tempo per questi nuovi ritmi. L’intenzione è di avere “almeno un allunaggio ogni anno” dopo il 2027, secondo il comunicato stampa della NASA.
Questo nuovo piano della NASA è indubbiamente più sensato del precedente, che prevedeva di passare direttamente da un semplice giro intorno alla Luna con Artemis II all’allunaggio con Artemis III. Il salto era troppo grande e con troppe incognite, troppi veicoli nuovi mai collaudati e troppa inesperienza nella gestione di voli lunari (i tecnici veterani delle missioni Apollo sono in pensione o non ci sono proprio più). Ha anche il grosso vantaggio di “sacrificare” un vettore SLS usandolo per una missione non lunare: questo in parte aggira il mandato politico di usare SLS fin ad Artemis IV e V e apre anticipatamente la NASA all’uso di veicoli alternativi, più potenti e meno assurdamente costosi e concepiti per ottenere risultati, non per spendere soldi e generare posti di lavoro e successi elettorali (la sigla SLS, fra gli addetti ai lavori, è considerata acronimo di Senate Launch System).
La modifica del piano per Artemis III non è un fulmine a ciel sereno: se ne discuteva con discrezione alla NASA già ad aprile 2024 [Eric Berger su Ars Technica], ma si trattava di alternative ipotetiche anche se studiate in dettaglio.
Se ci si può fidare dell’attuale infografica, questo sarà il nuovo aspetto del secondo stadio dell’SLS per le missioni successive ad Artemis II.

Questo, a titolo di confronto, è il suo aspetto attuale, tratto sempre dalla nuova infografica NASA.

Nel frattempo, Artemis II è tornato nell’hangar gigante (VAB) perché richiede sostituzioni di componenti del secondo stadio, che non sono accessibili mentre il razzo si trova sulla rampa di lancio. Verranno sostituite anche le batterie del Flight Termination System, il sistema di autodistruzione in caso di avaria: questo permetterebbe, in teoria, di non dover far slittare il lancio di mesi qualora non fosse sfruttabile la finestra di lancio di aprile attualmente prevista.
Le date di lancio possibili in aprile sono le seguenti (versione aggiornata al 24 febbraio 2026, con date e orari espressi in UTC e in ora dell’Europa centrale o CET; tutte le finestre di lancio durano 120 minuti):
- 1 aprile, 22:24 (23:24 CET)
- 4 aprile, 00:00 (1:00 CET)
- 5 aprile, 00:53 (1:53 CET)
- 6 aprile, 1:40 (2:40 CET)
- 7 aprile, 2:36 (3:36 CET)
- 30 aprile, 22:06 (23:06 CET)

I am the Senate Launch System!
Le missioni spaziali non mi appassionano quanto te, Paolo, ma faccio un grande applauso a quegli astronauti che avranno il coraggio di entrare in questi razzi costruiti e gestiti da questa banda di scappati di casa…
Condivido. Anche se definire certi professionisti degli “scappati di casa” può essere molto offensivo per la sensibilità di qualcuno, anche a me pare la situazione sia abbastanza tragica in NASA. Almeno Almeno, come minimo, non avrei creato da anni tutto questo hype rispetto ad un progetto che, da buoni scappati di casa, neanche loro san portare avanti.
Che spreco di denaro…
Chissà… già potremmo avere LISA operativo… o “Butterfly” che manda dati dall’atmosfera di Titano… se solo si fossero spesi gli stessi soldi e tempi in altro, invece di regalare uno sbarco lunare anche al nuovo secolo.
Situazioni come queste mi rattristano molto e mi fanno pensare sempre di più che l’Uomo non si merita il mondo in cui vive.
Gira e rigira, brucia miliardi e 20 anni dopo ci ritroviamo con una brutta copia di “Constellation program”? A questo punto le mie speranze di vedere un Homo Sapiens camminare sulla luna sono rivolte verso la Cina.
I progettisti del Saturn si addormentavano immaginando le cose mirabolanti che la Nasa avrebbe fatto quaranta o cinquant’anni dopo…
Una pietas incredibile, hanno preso per i fondelli gli appassionati, ammetto che ci sono cascato anche io.
Dopo 4000 anni non riescono ad atterrare sulla Luna?
Seriamente?
Poveri noi.
“4000 anni”?
La Nasa non è stata fondata ai tempi degli antichi egizi 🙂
Non è che non riescono (nel senso che non sono capaci): non possono farlo con i mezzi finanziari e i vincoli politici che vengono loro imposti.
È il risultato quello che conta, e soprattutto il fatto che consentono, ai minus habens, di mettere in dubbio (ancora e con più audacia) il fatto che siamo già stati sulla Luna.
Sinceramente sono stanco di dover aver a che fare con dei protoumani che continuano con questa narrazione mentecatta sul fatto che non ci siamo stati.
Ok, ammetto che non dovrei stare troppo al loro gioco, ma questa volta speravo proprio di vedere l’uomo di nuovo sulla Luna, mentre godevo nel vedere le facce sbalordite degli inferiori gomblottisti durante l’allunaggio.
Ci sono rimasto molto male.
I lunacomplottisti ci saranno sempre, anche quando ci saranno i nuovi allunaggi: è gente che non accetta nessuna evidenza oggettiva. Diranno le solite cose: “eh ma questi sono veri e quegli altri no”, “sono falsi anche questi”, eccetera.
Sì, non dovresti stare al loro gioco. Dovresti ignorarli o cogliere le loro farneticazioni come occasione per raccontare i fatti. Dovresti sorpassarli a destra con teorie ancora più strampalate, per spiazzarli.
I complottisti e le loro facce sono davvero l’ultima delle preoccupazioni per la Nasa e per chiunque segua le missioni spaziali.
in realtà un confronto tra gli investimenti in Apollo vs. Artemis spiega molto della situazione attuale. Questo va considerato…
https://x.com/gathea69/status/2027138575116951949
p.s. non ho modo di verificare le cifre con precisione ma molte fonti danno risultati simili.
Prevengo una possibile obiezione al mio commento: ovviamente la tecnologia è andata avanti, c’è molta più esperienza su cui basarsi, etc., per cui i costi dovrebbero essere molto inferiori,
Vero. Ma bisogna anche considerare che gli standard di sicurezza sono aumentati enormemente. I rischi che ci si assumeva ai tempi di Apollo, o anche dello Space Shuttle, sarebbero inaccettabili oggi. Inoltre qui non si tratta di “piantare una bandierina” (anche se le missioni Apollo hanno fatto MOLTO di più), ma di andare sulla Luna per restarci, con obiettivi tecnologici e scientifici di molto superiori. E questo fa aumentare i costi.
Infine, elargire fondi su un periodo di sviluppo rilassato fa aumentare il budget complessivo, perché chiaramente i salari e le spese fisse continuano a correre anche se non si produce molto in fretta.
Forse è meglio così, faranno una missione intermedia, un po’ l’equivalente di Apollo 9 per testare il tutto…..
Eliminato, scusate 🙂