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Le cose che non colsi – 2011/06/23

Un po’ di chicche: non tutte fresche ma ghiotte comunque

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Doctor Who. Se avete un bel telescopio all’aperto, vi serve una copertura per proteggerlo. Ma invece della solita cupola, c’è chi usa un TARDIS. Il Dottore ha fan agguerritissimi anche in Russia, che traducono i sottotitoli quasi in tempo reale (pubblicando anche gli originali inglesi) presso Notabenoid. Non vi basta? Allora vi propongo il tema di Doctor Who suonato dalle mega-bobine di Tesla. Già visto? OK, ma stavolta dentro la gabbia c’è Adam Savage di Mythbusters.

2001 Odissea nello Spazio. Foto di oggetti di scena, attori, modelli e altre chicche straordinarie per i cultori del film di Kubrick. E non perdetevi questi poster che sono finte pubblicità d’epoca per HAL 9000 e la navetta Orion.

L’NSA pubblica 50.000 documenti segreti. C’è parecchia storia dell’informatica militare. Buona caccia.

Shuttle attraccato alla ISS, foto scattate da terra, in 3D. Thierry Legault non smette mai di stupirci. Se questo è quello che può fare un privato, immaginatevi cosa possono fare i militari.

RSA, 40 milioni di token da cambiare. Alcune intrusioni informatiche costano più di altre e rendono inutili, se non pericolosi, i gingilli che generano password temporanee usati da tante aziende. Brr.

Francia, vietato dire Facebook e Twitter in TV e alla radio. A meno che si tratti della lettura di una notizia che li riguarda. Una nuova applicazione di una norma del 1992 che proibisce la promozione di aziende nei notiziari. Quindi niente più “seguiteci su Twitter” e simili per i programmi TV francesi. Geniale.

Video del volo rasoterra. Il Corriere e altri giornali hanno pubblicato un video di un volo incredibilmente radente di un caccia. C’è chi pensa si tratti di un falso, ma Gizmodo ha pubblicato la ripresa corrispondente fatta a bordo del caccia, che sarebbe di un pilota argentino, e sembrano collimare. È per questo che si dice che esistono piloti temerari e piloti anziani, ma non esistono piloti temerari anziani.

Base segreta marziana in Google Mars. Non c’è limite alla stupidità della gente. Repubblica segnala la “scoperta”, da parte di un internauta di nome David Martines, di una strana struttura dal perimetro rettilineo che “fa pensare a un edificio”. Semmai fa pensare a una cretinata. Fa niente: il video raggranella migliaia di visite. Al can can intorno al nulla si accodano Gizmodo e il Daily Mirror. Francesco mi segnala che è probabilmente uno spike, un disturbo prodotto dai raggi cosmici sul sensore della sonda che ha ripreso le immagini (Discovery.com, Yahoo.com).

Usate Instapaper? L’FBI ha una copia di tutto quello che avete letto o archiviato. Una copia illegale. Lo segnala il blog ufficiale di Instapaper. E vorrebbero spingerci verso il cloud? Non mi sorprende: in questo modo sarà uno spasso sapere tutto dei propri sudditi. Pardon, cittadini.

Skype comprato da Microsoft, inizia il ritiro dall’open source. Skype per Asterisk non sarà più acquistabile dal 26 luglio. Decisione, però, presa mesi prima dell’acquisto, ufficialmente. Già non era andata bene con l’update che forzava l’installazione di un bloatware (software aggiuntivo indesiderato), EasyBits GO. È ora di guardarsi in giro e cercare qualcos’altro.

Stagista australiana 22enne trova massa mancante dell’universo. Così dice Repubblica a proposito di Amelia Fraser-McKelvie, che avrebbe battuto orde di esperti che cercavano da decenni di risolvere il mistero. Fa eco il Sydney Morning Herald. Conviene leggersi almeno l’abstract del paper scientifico originale, sul Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, invece della divulgazione un po’ troppo entusiasta dei giornali.

I cellulari causano tumori? Non proprio. Un po’ di articoli che chiariscono il recente allarme per una ricerca (o meglio, una review di altre ricerche) che sembrerebbe avvalorare questa tesi quando in realtà il rischio è pari a quello dei sottaceti: Punto Informatico, BoingBoing, Cancer Research UK, New York Times, BBC.

Utenti dei social network in calo? Facebook smentisce. Inside Facebook denuncia un calo di 6 milioni di utenti facebook in USA e di 100.000 nel Regno Unito. Ma il Regno di Zuckerberg nega e altre aziende gli danno ragione (BBC).

Le cose che non colsi - 2010/01/06 [UPD 2010/01/08]

Le cose che non colsi – 2010/01/06 [UPD 2010/01/08]

Kaboom mancati e riusciti, intercettazioni, teatrini della sicurezza e altre delizie

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Strutture sommerse dell’isola giapponese di Yonaguni. Qualcuno mi ha chiesto un parere su queste presunte strutture e mi ha segnalato questo articolo (attenzione: contiene pubblicità un po’ osé) che ipotizza che si tratti di opere dell’uomo risalenti a 10.000 anni fa. Non ho tempo di approfondire, lascio queste righe come appunto: segnalo solo che l’articolo di Wikipedia cita varie fonti che suggeriscono che si tratti più banalmente di formazioni geologiche naturali di roccia che, come in altri luoghi del mondo, tende spontaneamente a fratturarsi secondo linee geometriche.

Ipotesi aliene e/o catastrofiche riguardanti una nube scoperta dalle sonde Voyager. Un altro lettore mi ha segnalato l’esistenza di farneticazioni sulla nube scoperta dalle sonde della NASA fuori dal nostro sistema solare e battezzata “Local Fluff”. Le informazioni tecniche per rispondere a queste idee menagramo sono su Physorg.com e su Nasa.gov.

Teatrino della sicurezza Qualche pensiero sulla sicurezza e soprattutto sui teatrini della sicurezza dopo il Mutandabomber del volo Northwest Airlines 253 da Amsterdam a Detroit: Bruce Schneier prende giustamente per i fondelli la nuova regola sul non alzarsi dal posto durante l’ultima ora di volo. BoingBoing si associa. Il teatrino prosegue: le istruzioni segretissime sulle nuove regole di sicurezza della TSA (Transportation Security Administration) americana finiscono online. Come le mutande dell’aspirante martire. E per quelli che dimenticano che le prime notizie diramate dai media spesso non sono esatte, segnalo che inizialmente le agenzie parlavano di mini-petardi natalizi (i Christmas crackers della tradizione britannica).

Scusi, quest’esplosivo è suo? Il teatrino arriva a livelli demenziali e da infarto con questa simpatica trovata delle autorità slovacche. Vediamo se i controlli di sicurezza funzionano: mettiamo dell’esplosivo di nascosto nella valigia di un passeggero ignaro e vediamo se i nostri colleghi ai controlli lo trovano. Indovinate come va a finire: l’esplosivo sfugge ai controlli e il passeggero se lo porta a casa a Dublino, dove viene arrestato e la sua abitazione viene circondata dagli artificieri per rimuoverne l’esplosivo. Le autorità slovacche aspettano tre giorni prima di avvisare la polizia irlandese del piccolo disguido e dicono che l’esplosivo non era pericoloso. Ma allora perché chiamare gli artificieri? Adesso non basta preoccuparsi delle bombe portate in aereo dai terroristi; bisogna anche preoccuparsi di quelle messe dagli “esperti” di sicurezza (BBC). Aggiornamento: le cose potrebbero essere andate diversamente da quanto descritto da Zia Beeb, come segnalato nei commenti qui sotto.

L’intercettazione dei video non cifrati dei Predator. Forse non è un errore grave come pare istintivamente. Schneier sottolinea che a volte la mania di segretezza inutile fa più danni della disseminazione di segreti. Il problema nel caso dei Predator sarebbe stata la gestione dei codici di accesso sul campo di battaglia. Se il video in tempo reale non fosse stato disponibile a un gruppo di soldati nel momento del bisogno perché il sistema non accettava la password, la segretezza avrebbe prodotto danni maggiori. E si chiede quanto possa essere utile un feed video di una vista aerea senza coordinate o altri riferimenti. Il vero danno, qui, è quello d’immagine (la figuraccia pubblica dei militari).

Più facile intercettare i GSM. È stato decifrato l’algoritmo di channel hopping usato dai sistemi cellulari GSM per proteggere le telefonate contro le intercettazioni. Un progetto open source mirato a dimostrare l’insufficienza della privacy del sistema GSM ha proposto, durante il Chaos Communication Congress di Berlino, un kit composto da un PC con una scheda grafica di medie prestazioni, un disco rigido capiente, due ricevitori USRP2 e del software per gestire il channel hopping. Dopo qualche minuto d’intercettazione di una chiamata, l’algoritmo viene decifrato e siccome la chiamata è stata registrata (come flusso di dati cifrati), può essere decifrata anche la sua parte iniziale. Il kit registra solo uno degli interlocutori, ma anche questo in molti casi è sufficiente per commettere crimini, per esempio intercettando i menu vocali di un sistema bancario (The Register).

Come spillare dati privati da Facebook. Wired spiega che le nuove regole di privacy di Facebook rendono più facile scoprire nome, amici, sesso, età, interessi, domicilio, lavoro e titolo di studio corrispondenti a un indirizzo di e-mail usando la funzione di ricerca di amici. Buon divertimento.

Leggere i pensieri si può (o quasi). Basta accettare qualche piccolo impianto nel cervello, senza fili sporgenti o connettori alla Frankenstein: solo due bobinette applicate allo scalpo. Un dispositivo chiamato Neuralynx, realizzato presso la Boston University, rileva l’attività cerebrale dei centri della parola e la converte in suoni. Funziona: un primo modello sperimentale è già stato impiantato in un ventiseienne completamente paralizzato, generando correttamente alcuni suoni (Physorg).

Demi Moore photoshoppata in copertina: arrivano gli avvocati per non farlo sapere. Il popolare sito BoingBoing pubblica le prove di un fotoritocco dilettantesco che mozza un fianco a Demi Moore sulla copertina di una rivista (immagine qui accanto), e l’attrice, invece di chiedere scusa per la porcata e per l’ennesima anoressizzante presa in giro del pubblico, manda gli avvocati, e la rivista nega ogni ritocco. La risposta del legale di BoingBoing è da manuale. Mai sentito parlare del diritto di cronaca? Tutta la storia è qui, e non è l’unica del suo genere. Leggete qui sotto.

Modelle impossibili. La presa in giro e la presentazione di modelli estetici inarrivabili raggiunge nuove vette in un poster di Ralph Lauren (qui accanto). E anche qui arrivano gli avvocati, che diffidano Photoshop Disasters, il blog che aveva pubblicato l’immagine. Photoshop Disasters ha rimosso l’articolo, ma l’immagine è ancora in giro. Esiste davvero qualcuno che crede che questo sia l’aspetto normale di una donna? E qualcun altro che approva e che stampa questa roba? E la soluzione, secondo i magnati della moda, è quella di imbavagliare chi denuncia i loro inganni?

Esperti di sicurezza sbaragliano botnet di 250.000 PC infetti. La botnet era arrivata a generare l’11% dello spam analizzato da MessageLabs. Gli smanettoni hanno preso il controllo dei server che gestivano la botnet. Geniale. I dettagli sono su PCworld/Yahoo.

Cinque anni fa, l’attacco alla Terra dallo spazio. Il 27 dicembre 2004 la Terra fu investita da un fascio di raggi gamma e X tanto potente da accecare alcuni satelliti e ionizzare parzialmente gli strati superiori dell’atmosfera. Colpa di una magnetar, la SGR1806-20: una stella di neutroni tanto densa che un centimetro cubo della sua materia pesa cento milioni di tonnellate e dotata di un campo magnetico mostruoso (donde il nome). Si trova a 50.000 anni luce da noi, sul lato opposto della nostra galassia, eppure è riuscita a far sentire il suo effetto fin qui, cosa che una “normale” supernova non riuscirebbe a fare da quella distanza. E poi dicono che la scienza è noiosa (Bad Astronomy).

Cinque nuovi mondi. Il telescopio spaziale Kepler della NASA ha trovato i suoi primi cinque nuovi pianeti al di fuori del sistema solare. Quattro sono ancora più grandi di Giove, e percorrono orbite strettissime intorno alla propria stella. Un anno, su quei mondi, dura fra tre e cinque giorni terrestri. Uno, Kepler 7b, ha una densità media inferiore a quella del polistirolo espanso. Questo è solo un piccolo esercizio di collaudo: il telescopio Kepler è fatto per scoprire pianeti simili alla Terra (BBC).

Antimateria kaboom. Incrociare i flussi è male, come sanno i fan di Ghostbusters: mettere insieme materia e antimateria nel cuore di una stella è molto male. E avviene nella realtà, non nei telefilm di Star Trek. Sette miliardi di anni fa, la stella Y-155, nella costellazione della Balena, aveva una massa 200 volte maggiore di quella del nostro sole ed è diventata tanto calda da generare coppie di particelle di materia e antimateria, scatenando una reazione termonucleare che l’ha fatta esplodere così violentemente da essere visibile da Terra nonostante si trovasse a metà strada dai confini dell’universo e generando un’energia equivalente a cento miliardi di volte quella del Sole (Science Daily).

Oroscopi? Idiozia colossale. Lo dice Marco Cagnotti, giornalista scientifico e presidente della Società Astronomica Ticinese, in un eloquente sfogo sul blog astronomico Stukhtra, giocando il jolly: “… “Nature”, vol. 318, pp. 419-425, 5 dicembre 1985: una ricerca fondamentale. Effettuata con astrologi professionisti, impegnati in un protocollo a doppio cieco e messi nelle migliori condizioni operative, avendo tutte le informazioni su luogo, data e ora di nascita, quindi potendo stilare il tema natale preciso dal quale ricavare poi la personalità dei volontari. Risultato: fallimento totale.” Niente male anche l’incazzatura di Marcello Veneziani sul Giornale: “Giuro che al prossimo che mi fa l’oroscopo gli faccio l’endoscopia, con strumenti improvvisati”.

Onnipotenza in Windows 7. Esiste un “God Mode” in Windows 7, una serie di funzioni non documentate, inserite dagli sviluppatori, che permette di accedere rapidamente a tutti i pannelli di controllo del sistema operativo da una singola cartella. Basta creare una nuova cartella e darle il nome seguente: GodMode.{ED7BA470-8E54-465E-825C-99712043E01C} (parentesi graffe incluse). Potete anche usare una stringa diversa da “GodMode”, ed esiste tutta una serie di codici aggiuntivi che attivano varie scorciatoie per controllare più agevolmente le impostazioni del sistema operativo. Cnet ne pubblica un elenco che è spiegato in dettaglio qui. Il codice che riporto qui sopra è quello che include tutte le scorciatoie: gli altri ne attivano dei sottogruppi. Da provare a vostro rischio e pericolo (specialmente in Vista, dove pare che tenda a crashare il sistema) (Gizmodo).

Antibufala: Warren Beatty ha conosciuto biblicamente quasi 13.000 donne? Qualcuno ha fatto i conti in tasca a questa notizia che ha spopolato nei giorni scorsi sui giornali che non hanno niente di meglio da raccontare. Bufala, a meno che vogliate credere che il bellone di Hollywood sia riuscito a sedurre 1,06 donne al giorno, ogni giorno dell’anno, per 33 anni di fila (Animalnewyork.com).

Immagini incredibili di animali nel grembo materno. Sono tratte da un documentario di National Geographic, ma le trovate su Io9 e Izismile.

Che fine ha fatto Second Life? È quasi deserto, ma fa più soldi di prima grazie alla conversione all’intrattenimento a luci rosse. PcPro è andato a vedere cos’è successo al social network che tanti avevano dipinto come il futuro di Internet.

Fotocamere digitali, basta con la guerra dei megapixel, bisogna essere più sensibili. La nuova frontiera per la fotografia è l’introduzione di sensori capaci di ottenere immagini decenti in condizioni di luce sempre più fioca, fino a fotografare in città, di notte, in luce ambiente. ISO 12.800, estendibili a 102.400, per la Canon 1D Mark IV. Che nelle mani giuste fa dei video straordinari come Nocturne. Se dovete chiedere quanto costa, non ve la potete permettere.

Google rivenditore di cellulari? [UPD 2010/01/08]

Google rivenditore di cellulari? [UPD 2010/01/08]

Arriva il Googlefonino

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “eneapar” e “lafattoriadelramo”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Da poche ore Google vende il suo primo telefonino, battezzato Nexus One (no, probabilmente non supera il test di Voight-Kampff come i Nexus Six). “Suo” per modo di dire, perché è fabbricato da HTC. Google ci mette solo il logo e ha collaborato alla progettazione.

Il termine di paragone inevitabile è l’iPhone, e sicuramente non mancheranno le polemiche sulle caratteristiche tecniche: schermo AMOLED da 480 x 800, contro i 480 x 320 dell’iPhone, e mezzo centimetro di diagonale in più, che conta non poco; batteria rimovibile anziché fissa, bonus non trascurabile per molti utenti, viste le lamentele sull’autonomia e durata di quella dell’iPhone; controllo vocale in tutte le applicazioni (ma vedremo quanto funzionerà in italiano); niente multitouch (almeno ufficialmente, anche se l’hardware lo supporta), e questa è una carenza grave per l’interfaccia; flash e memoria espandibile, a differenza dell’iPhone; sistema operativo Android 2.1 open source (licenza Apache), a differenza dell’iPhone OS 3.1 (derivato di Mac OS X) chiuso del cellulare Apple.

Per il resto, le dotazioni sono simili a quelle dell’iPhone: GPS, bussola, accelerometro, touchscreen, registrazione di video (a 720×480), geotagging, autofocus, Bluetooth stereo. Peso e dimensioni sono quasi uguali: il Nexus One è lievemente più sottile e largo.

La differenza più importante, però, non sta nelle specifiche hardware (che trovate qui), ma nel modello commerciale. Il Googlefonino viene venduto soltanto direttamente da Google nel sito apposito, e per ora viene spedito solo a indirizzi statunitensi, britannici, di Singapore e di Hong Kong. Tecnicamente, comunque, è in grado di funzionare subito su quasi tutte le reti e in quasi tutto il mondo, per cui gli appassionati potranno ricorrere a indirizzi di comodo o amici disponibili e sfoggiare subito il nuovo giocattolo.

Inoltre è venduto anche senza abbonamento a un operatore cellulare americano, a differenza di quasi tutte le offerte precedenti di questi smartphone sul mercato USA. Certo, senza abbonamento è caruccio: costa 530 dollari (360 euro), mentre ne costa 180 (125 euro) con abbonamento USA per due anni. Ma l’iPhone senza abbonamento parte in Italia da 499 euro (3G; 599 per il 3GS). La differenza di prezzo, insomma, è tutt’altro che trascurabile.

La differenza di modello commerciale rispetto all’iPhone spicca anche nella gestione dell’inevitabile app store, il negozio online dove acquistare le applicazioni supplementari per il Googlefonino. Mentre ogni programma venduto attraverso il negozio di Apple deve essere approvato insindacabilmente da Apple (con tutti i rischi di conflitto d’interessi che questo comporta), e quindi gli sviluppatori si trovano esposti al rischio di lavorare a un prodotto che poi non potrà essere venduto, nel negozio di Google tutto viene approvato con riserva di respingerlo. Inoltre il software per Android, il sistema operativo del Googlefonino, può essere distribuito anche al di fuori del negozio ufficiale, con tutte le libertà (e i rischi) che questo consente.

Ma la domanda di fondo rimane al di fuori del campo tecnico: perché Google vende telefonini? Non certo per guadagnare sull’oggetto in sé. L’intenzione, a giudicare dalle dichiarazioni in conferenza stampa e da alcuni annunci (BBC) di Google a proposito di pubblicità “pay per call”, è di “assicurarsi che la gente acceda ai servizi di Google e vada online”. Infatti la dotazione di software del Nexus One è orientata a portare l’utente il più possibile verso Gmail e gli altri servizi online di Google, attraverso i quali il colosso della ricerca può vendere le inserzioni pubblicitarie che sono la sua fonte di reddito fondamentale.

L’operazione di marketing serve anche per assuefare l’utente all’idea di usare Google sempre e ovunque, anche come terminale di accesso a Internet, e in questo modo raccogliere dati degli utenti, utili per vendere pubblicità sempre più mirata. È qui il punto cruciale: Google ha già la nostra posta (Gmail), i nostri video (Youtube), le nostre foto (Picasa), i nostri spostamenti (Latitude), il nostro DNS, le nostre ricerche, e ora vuole anche il nostro traffico telefonico (il software del Nexus spinge l’utente a navigare online con il proprio account Google e a gestire contatti e telefonate tramite Google Voice). Va tutto bene se quest’enorme tesoro di dati è in mani illuminate, ma che si fa se qualche governo non troppo democratico decide di imporre a Google di dargli accesso a questi dati?

Leggendo le condizioni di privacy di Google, non riesco a fare a meno di notare questa frase ricorrente: Google takes your privacy very seriously. E mi viene sempre più voglia di abbreviarla: Google takes your privacy. Niente panico, ma stiamo attenti.

Altre info: il Liveblog della presentazione, su Gizmodo; altre informazioni della presentazione su The Register; pro e contro di iPhone OS e Android dal punto di vista degli sviluppatori di applicazioni; il manuale dell’utente del Nexus One (PDF); galleria di foto del Nexus One (Gizmodo); la recensione di Wired; le mappe dei paesi che hanno reti compatibili con il Nexus One (GSMworld); le condizioni di vendita del Nexus One; i prezzi ufficiali del Nexus One; le FAQ preparate da Gizmodo; la recensione di Engadget, decisamente senza peli sulla lingua; una bella analisi dei piani di Google e dell’effetto del Googlefonino sul potere degli operatori telefonici (“Google is aiming for much more than just a nifty handheld. It wants an army of nifty handhelds, from countless manufacturers, running on countless wireless networks – and it wants all of them running ad-happy Google apps”, The Register).

2010/01/08

Un commento qui sotto ha posto una buona domanda: se Google vende il telefonino solo online, da chi si va in caso di guasto all’apparecchio? La risposta sembra essere che ci si rivolge al centro assistenza HTC più vicino, secondo questa pagina dell’help di Google, che fornisce anche un link all’elenco dei servizi di assistenza e riparazione di HTC.

Piccola grande idea antiterrorismo [UPD 2007/03/21]

ICE: In Case of Emergency

La BBC riporta un consiglio interessante per agevolare i soccorsi in caso di attentato: memorizzare nella rubrica del proprio telefonino, sotto una voce standard, le coordinate della persona da contattare in caso di emergenza.

Questo consente una più rapida identificazione delle persone e permette di allertare più facilmente i familiari, sia nel caso di attentati, sia nel caso più banale di incidenti stradali e simili. Praticamente tutti hanno sempre con sé un telefonino, mentre magari non tutti portano con sé i documenti d’identità (specialmente in paesi come l’Inghilterra dove non è obbligatorio farlo e anzi il documento d’identità ufficiale non esiste).

Il consiglio è di usare come voce standard la sigla ICE (In Case of Emergency, ossia “in caso di emergenza”). L’idea è di un paramedico dell’East Anglia, Bob Brotchie. È un piccolo gesto che può essere molto utile.

Aggiornamento (21/03/2007)

Il suggerimento è risultato essere più controverso di quello che pensavo inizialmente e si è trasformato in una catena di Sant’Antonio. Maggiori info qui. Grazie a “Gabriyel” per la segnalazione.

Antibufala: Il cellulare che funziona senza campo

Antibufala: Il cellulare che funziona senza campo

Telefonare col cellulare senza campo, davvero in Australia si può?

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Secondo Panorama, “ad Arkaroola Sanctuary, un posto dimenticato da Dio a 700 chilometri da Adelaide” è stata effettuata “una chiamata con un normale telefonino in un’area senza nessuna copertura di rete”. Per il Corriere, “un nuovo software permette di bypassare le torri della telefonia mobile e di chiamare in assenza di segnale” e “potrebbe costituire una svolta nel caso degli interventi di soccorso. O nei luoghi più remoti della terra.” Titola La Stampa: “Telefonare con un cellulare senza alcuna copertura di campo? Adesso si può”.

In realtà, come gli articoli linkati sopra spiegano solo in parte, non si tratta affatto di poter telefonare anche quando si è soli nel deserto o in caso di disastro. Il software proposto dai ricercatori della Flinders University di Adelaide, infatti, usa semplicemente i ricetrasmettitori Wifi integrati nei telefonini avanzati per creare una rete di comunicazione alternativa (mesh network). I cellulari presenti in una zona si possono quindi parlare fra loro senza passare per una stazione radio base, ma solo nei limiti di portata del loro segnale Wifi: in pratica, non più di qualche centinaio di metri in condizioni ideali.

Questo significa che il sistema funziona soltanto se nelle vicinanze ci sono altri telefonini, che a loro volta sono vicini ad altri telefonini, e così via, fino a che uno dei telefonini della catena è a portata di una stazione radio base della rete cellulare. Niente telefonate quando siete soli nel deserto, insomma. È semplicemente una versione evoluta e cellularizzata dei walkie-talkie tradizionali.

Del resto, articoli come quelli di Techworld e Physorg.com chiariscono che Serval, il sistema proposto da Paul Gardner-Stephen della Flinders University, è in realtà doppio: per i disastri prevede che vengano paracadutati nelle zone colpite delle piccole stazioni radio base autonome, autoalimentate e capaci di coordinarsi autonomamente per ripristinare le comunicazioni telefoniche. L’interconnessione diretta fra telefonini via Wifi è prevista invece solo per situazioni permanenti, per portare il servizio telefonico in luoghi nei quali installare una stazione radio base cellulare tradizionale sarebbe economicamente insostenibile oppure per interconnettere un gruppo di persone che si trovano in una zona non servita dalla rete cellulare senza dover ricorrere a un ricetrasmettitore apposito ma usando il normale telefonino.

Nulla di magico, insomma: alla fine i telefonini hanno bisogno di una rete di qualche genere che trasporti le loro chiamate, e le soluzioni che usano il Wifi per chiamare esistono già (Skype, per esempio). L’aspetto interessante di questo progetto australiano è che gestisce automaticamente l’instradamento delle telefonate, permettendo agli utenti di fare e ricevere chiamate usando il proprio numero cellulare normale. Ma se non ci sono apparecchi ripetitori, la sua portata è limitata appunto a qualche centinaio di metri. Ed è abbastanza difficile perdersi a così poca distanza. Anche in Australia.

ICE per le emergenze, non è un consiglio ufficiale

ICE per le emergenze, non è un consiglio ufficiale

Mettere “ICE” nel telefonino come numero d’emergenza? Male non fa, ma non è una raccomandazione ufficiale

Sono un po’ di corsa e prometto maggiori dettagli appena possibile, ma l’invito che sta girando, secondo il quale le autorità consiglierebbero di associare la sigla ICE, nella memoria del proprio telefonino, a un numero da chiamare in caso d’emergenza, è una mezza bufala.

Nessuna autorità lo raccomanda, e molte anzi dicono che è un’azione inutile. Ma è comunque un suggerimento innocuo, per cui non è strettamente indispensabile bloccare la catena di Sant’Antonio. L’importante è rendersi conto che il personale di soccorso non è addestrato a cercare la sigla ICE nel telefonino e quindi non lamentarsi se l’uso di questo consiglio non produce alcun risultato utile.

Trovate i dettagli su Punto Informatico e, per la Svizzera, su Ticinoline.

Telefonino infrangibile. Come no

Telefonino infrangibile. Come no

Demo TV del telefonino “infrangibile” finisce in modo prevedibile

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Dan Simmons, giornalista della BBC, va al Consumer Electronics Show di Las Vegas e registra una dimostrazione di un cellulare che secondo il suo venditore può essere immerso in acqua, fatto cadere da un’altezza di dieci piani e persino usato per piantare chiodi.

Il venditore dice che il suo telefonino è “basically unbreakable”, sostanzialmente indistruttibile. Anzi, se il reporter riesce a trovare il modo di romperlo, gliene daranno uno gratis. Il giornalista, ligio al dovere, verifica le affermazioni dell’intervistato. Indovinate come va a finire. Il video è qui.

Iphone nuovo? Meglio aspettare

Iphone nuovo? Meglio aspettare

L’iPhone nuovo è roba che scotta. Sul serio. E anche quello vecchio è crashabile con un SMS

Sembra che ci sia qualche problema con i nuovi iPhone, i 3GS, e anche con quelli vecchi dotati del software nuovo (3.0). Varie fonti segnalano infatti surriscaldamenti così marcati da non poter tenere in mano il telefonino e da alterare il colore della plastica del suo guscio (foto) e anche del display, dando alla plastica una tinta rosata e al display una colorazione giallognola.

I principali colpevoli sarebbero la trasmissione dati e il modulo GPS integrato, ma alla base potrebbe esserci una partita di batterie imperfette. Nessun problema: basta aprire lo sportellino e cambiare batteria, no? Un lavoretto da tre secondi. Soltanto che l’iPhone non ha lo sportellino: la batteria è sigillata, e per cambiarla bisogna lasciare il cellulare in assistenza. Bella furbata.

Le lamentele sono pubblicate per esempio nel forum Apple Discussions e nei forum degli utenti britannici dell’operatore O2.

Punto Informatico segnala che sul sito di supporto di Apple è apparsa una pagina che ricorda di usare l’iPhone solo se la temperatura dell’ambiente è fra 0° e 35°C e di custodirlo a temperature fra -20° e 45°C. Lasciarlo in un’auto parcheggiata al sole o usarlo intensamente mentre gli batte sopra direttamente il sole rischia di fargli superare questi limiti di temperatura. In caso di surriscaldamento compare l’avviso mostrato qui sopra. Tenerlo in tasca, vicino al proprio corpo caldo, o in una borsa priva di ricambio d’aria non aiuta certo ad evitare il problema.

Come se non bastasse, arriva la segnalazione di un problema di sicurezza basilare valido per tutti gli iPhone: il ricercatore di sicurezza Charlie Miller, della Independent Security Evaluators, ha dimostrato alla conferenza SyScan di Singapore che c’è un baco nel modo in cui l’iPhone interpreta gli SMS che permette di mandare in crash una parte del telefono che gestisce la connessione alla rete cellulare, rendendolo temporanemente inutilizzabile: basta conoscere il numero di telefonino della vittima designata. Brrr.

Fonti: The Inquirer, Wired, The Register, The Register, The Telegraph, Slashdot, Punto Informatico, F-Secure

Arrivano i cellulari da polso?

Arrivano i cellulari da polso?

Telefonini da polso, forse stavolta ci siamo

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “stramacere” e “paolo”.

Vi hanno appena regalato per Natale un telefonino super? Primitivi. Stanno per debuttare i cellulari da polso: orologi che contengono un intero telefono GSM/UMTS, un lettore MP3, uno schermo tattile, un vivavoce e una videocamera. Roba da James Bond (o da Dick Tracy, per gli intenditori). Un gadget che farà gola a molti informatici e ad altrettanti guardoni.

LG ha annunciato il modello LG-GD910 (foto qui accanto; notate la vistosa photoshoppatura del display).

E’ un telefono 3G con HSDPA (7,2 Mbps teorici). Ha uno schermo tattile LCD da 3,6 cm, una videocamera per foto e videochiamate (funzione che si presta molto allo spionaggio spicciolo), un lettore MP3, una connessione Bluetooth (comodo per l’auricolare), riconoscimento vocale e sintesi vocale (text-to-speech) e un vivavoce.

Lo spessore è di 13,6 mm: come sei Swatch Skin uno sopra l’altro, che non è poco (dite addio ai polsini delle camicie). Dovrebbe essere venduto inizialmente in Europa e Corea nel 2009, ma al momento in cui scrivo non sono state fornite date precise e non è noto il prezzo.

Se non ve la sentite di aspettare, Phenom offre subito cellulari da polso, come lo SpecialOps e l’MI5 (foto qui accanto). Sono modelli GSM anziché 3G, probabilmente per allungare l’autonomia della batteria, che sarà il vero tallone d’Achille di questi gingilli. Niente videochiamate, quindi, ma è integrata una videocamera per registrare video. Entrambi hanno un lettore micro-SD e sono in grado di riprodurre MP3 e video MPEG4; lo SpecialOps ha una tastiera fisica sul cinturino. I prezzi sono sotto i 300 dollari.

Fonti (con altre foto del modello LG): The Register, Gizmodo, Electronista, Akihabara News, Physorg, Unwired View.

Si può infettare un cellulare con un SMS?

Si può infettare un cellulare con un SMS?

Cellulari intercettati con un SMS, secondo la Polizia Postale di Napoli

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Leggo con una certa perplessità una notizia che parecchi lettori del Disinformatico mi hanno segnalato: la Polizia Postale di Napoli, specificamente San Giovanni a Teduccio, ha ricevuto due denunce secondo le quali alcuni cellulari sarebbero infettabili inviando loro un semplice SMS. L’infezione consentirebbe inoltre di intercettarne le comunicazioni.

Secondo ANSA (2008-10-12 11:24), il meccanismo sarebbe “accertato” e non una mera ipotesi: “sul cellulare arriva un sms sconosciuto, basta aprirlo per avviare la procedura di download di un virus indicato come ‘trojan’ che penetra nella memoria del cellulare. Sul telefonino si scarica un software che consente il collegamento con un altro cellulare: quando si ricevono telefonate o si chiama un numero, automaticamente dal cellulare collegato è possibile ascoltare la conversazione… l’informativa è stata trasmessa alla Procura di Napoli.”

Per Zeus News, l’operazione di polizia si chiama Polifemo, anche il Garante della privacy ha aperto un’inchiesta, e i cellulari vulnerabili sarebbero quelli con il sistema operativo Symbian. Ma anche Zeus News usa una formula dubitativa.

La notizia è stata riportata, stando alle segnalazioni dei lettori, anche dal TG2 il 12 ottobre scorso; ne ha parlato anche Quotidiano.net, che ha citato come fonte di conferma il colonnello Rapetto. Ma il fatto che si dica, in quest’ultimo articolo, che Symbian è “non particolarmente diffuso” (frase attribuita a Domenico Foglia, dirigente della Polizia postale di Napoli) lascia qualche perplessità: Symbian era già installato su 100 milioni di cellulari nel 2006; i dati del 2008 parlano di 206 milioni di esemplari.

Naturalmente ho contattato la Polizia Postale di Napoli tramite l’apposito sito e telefonicamente (+39 081 7341811) per saperne di più: finora, nessuna risposta. In attesa di chiarimenti, alcuni tecnici e operatori del settore che lavorano per le forze dell’ordine che ho interpellato indicano che l’infezione diretta via SMS è perlomeno altamente improbabile se non impossibile: il vero meccanismo di contagio sarebbe l’invio (per esempio tramite MMS o Bluetooth) di un file contenente il programma-spia: l’SMS servirebbe soltanto per comandare questo programma.

In altre parole, non basterebbe ricevere un SMS per infettarsi: il telefonino dovrebbe essere già infettato per altre vie e l’SMS fungerebbe soltanto da sistema di comando a distanza.