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Podcast RSI – Microsoft Word autosalverà i documenti nel cloud. E se Trump lo spegnesse?

Questo è il testo della puntata dell’8 settembre 2025 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS. Il mio archivio delle puntate è presso Attivissimo.me/disi.


Il cloud è indubbiamente comodo. I nostri dati, i nostri documenti di lavoro sono facili da condividere, sono accessibili ovunque, in maniera agile e fluida, tramite tutti i nostri dispositivi, quando li mettiamo nel cloud, cioè li depositiamo in un sito accessibile via Internet solo da noi e dagli altri utenti che autorizziamo.

Ma cosa succederebbe se qualcuno spegnesse quel cloud? Quanti dei vostri processi di lavoro si fermerebbero completamente? Ce l’avete una copia locale dei vostri dati più importanti? Provate a pensarci un momento. Improvvisamente, niente mail. Niente OneDrive di Microsoft. Niente Google Drive. Niente Amazon Web Services. Siti web inaccessibili. Banche in tilt. Sistemi di gestione degli ospedali paralizzati. Aziende bloccate. Tutto fermo.

Non per un attacco informatico, ma perché il governo degli Stati Uniti ha ordinato a questi grandi gestori di cloud, che sono tutti statunitensi, di interrompere i loro servizi alle persone, alle aziende o alle pubbliche amministrazioni dei Paesi che osano disubbidire alle richieste politiche sempre più invadenti e surreali dell’attuale presidenza a stelle e strisce. Uno scenario che fino a poco tempo fa sembrava pura fantasia distopica, ma che le crescenti tensioni fra Washington e l’Europa rendono oggi oggettivamente plausibile, tanto che politici e tecnici ne discutono seriamente. E qualche avvisaglia di questa plausibilità c’è già stata.

Beh, direte voi, ma se scrivo un documento con Microsoft Word, per esempio, questa app me ne salva automaticamente una copia sul mio computer. Se il cloud non dovesse funzionare per qualunque motivo, ci potrei lavorare lo stesso. Per ora sì, ma attenzione, perché Microsoft sta per invertire le regole: Word salverà automaticamente i documenti nuovi nel cloud, e lo stesso faranno anche Excel e PowerPoint. E così il cloud diventerà ancora più indispensabile, e quindi usabile come strumento di ricatto, se non è un cosiddetto cloud sovrano, di cui gli utenti cioè hanno il pieno controllo.

Benvenuti alla puntata dell’8 settembre 2025 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]


Microsoft sta per cambiare in maniera molto importante il modo in cui funzionano Word, Excel e PowerPoint per Windows in versione desktop. Oggi per salvare nel cloud di Microsoft o aziendale i documenti creati con queste applicazioni è necessario abilitare manualmente quest’opzione. Prossimamente, invece, queste diffusissime app salveranno automaticamente i documenti nel cloud e se l’utente ne vorrà avere una copia locale, usabile anche quando non c’è accesso a Internet, dovrà ricordarsi di salvarli manualmente sul proprio dispositivo.

Questa novità è stata presentata da Microsoft a fine agosto come un vantaggio, e per moltissimi utenti sarà sicuramente così: i documenti saranno accessibili ovunque, anche su un dispositivo Android o iOS, e le modifiche fatte su un dispositivo saranno sincronizzate automaticamente su tutti gli altri. Il salvataggio sarà automatico, per cui non ci sarà il rischio di chiudere o interrompere una sessione di lavoro dimenticandosi di salvare i cambiamenti fatti. La collaborazione diventerà più facile. Inoltre i documenti salvati nel cloud saranno immediatamente elaborabili dalle varie intelligenze artificiali di Microsoft.

Proprio quest’ultimo punto, però, solleva le obiezioni degli esperti di sicurezza. Come si può leggere nei commenti all’annuncio, agli addetti ai lavori non va a genio l’idea che Microsoft man mano stia rendendo più difficile accedere ai propri dati, creando una vera e propria dipendenza digitale che ostacola l’adozione di qualunque software alternativo e intralcia qualunque istituzione o azienda nella quale i dati devono circolare soltanto sui suoi computer senza finire nei server di nessun altro, per esempio per soddisfare requisiti di legge.

Ma la loro preoccupazione di fondo è che la costante, bulimica fame di dati delle intelligenze artificiali, nelle quali Microsoft e tutti i grandi nomi del settore stanno riversando investimenti ingentissimi, spinga prima o poi queste aziende a cambiare progressivamente le proprie condizioni di contratto in modo che possano usare i dati degli utenti per addestrare le proprie IA, come ha già fatto per esempio Meta per Facebook, Instagram e Threads [Fanpage.it].

Questa non è una bella cosa, perché numerosi casi già ben documentati dimostrano che le intelligenze artificiali tendono per natura a rigurgitare nelle proprie risposte pezzi dei documenti che hanno assimilato durante il loro addestramento, e quindi i nostri dati sanitari, professionali, aziendali, personali e confidenziali possono finire in pubblico.

Per ora non è così: Microsoft non usa i documenti degli utenti come fonte di addestramento. Ma sarà così per sempre? Non ci sarà prima o poi qualche aggiornamento di qualche clausola che lo consentirà, e che noi utenti accetteremo senza saperlo perché praticamente nessuno legge gli aggiornamenti dei termini e delle condizioni dei software?

Prima che quest’ipotesi passi per paranoia, è importante citare un caso concreto che va proprio in questa direzione.


WeTransfer è uno dei servizi più diffusi per il trasferimento di grandi file via Internet. Lo uso anch’io, e funziona benissimo, ma ai primi di luglio scorso l’azienda omonima olandese che lo gestisce, acquistata nel 2024 dall’italiana Bending Spoons, ha iniziato a inviare ai propri utenti un avviso di cambio delle condizioni d’uso piuttosto preoccupante.

Questo avviso diceva che da quel momento in poi i documenti trasferiti e condivisi tramite WeTransfer potevano essere usati dall’azienda per “migliorare le prestazioni di modelli di apprendimento automatico”. Le nuove condizioni includevano anche il diritto di WeTransfer di “riprodurre, distribuire, modificare” oppure “mostrare pubblicamente” i file caricati dagli utenti.

Ovviamente quegli utenti – perlomeno quei pochi che si sono presi la briga di leggere in dettaglio l’avviso – non hanno preso bene un cambiamento del genere, che sembrava dare a WeTransfer il diritto di usare i file degli utenti per l’addestramento di intelligenze artificiali. In realtà le nuove condizioni precisavano che lo scopo di questo cambiamento era limitato all’uso dei file degli utenti per la moderazione interna del servizio: in altre parole, per consentire il riconoscimento automatico, tramite intelligenza artificiale, di file e documenti illegali, per esempio immagini di abusi su minori o documenti che violano le norme sulla privacy o sul diritto d’autore. Ma una volta ottenuto quel permesso, il passo successivo diventa più corto e la tentazione diventa sempre più forte [BBC].

Wetransfer ha poi rettificato e chiarito le proprie condizioni d’uso, dicendo che l’azienda stava pensando di usare in futuro l’intelligenza artificiale per assistere nel lavoro di moderazione dei contenuti ma non aveva creato o utilizzato in pratica questa funzione, e quindi questa clausola serviva a fornire le basi contrattuali. Ora WeTransfer dichiara esplicitamente di non usare “il machine learning o qualunque forma di IA per elaborare i contenuti condivisi” e la relativa clausola è stata eliminata [Wired.it].

Non è il primo caso del suo genere. A dicembre 2023, un altro grande nome del settore del trasferimento di grandi file, Dropbox, era stato accusato nientemeno che dal direttore tecnico di Amazon, Werner Vogels, e da altre persone di spicco di usare i dati degli utenti per alimentare le intelligenze artificiali di OpenAI.

L’azienda era intervenuta con un chiarimento che spiegava che si trattava di un equivoco, ma la vicenda aveva messo in luce la diffusa diffidenza, anche tra gli addetti ai lavori, nei confronti delle grandi aziende informatiche, specialmente quelle legate all’intelligenza artificiale. Diffidenza motivata da una scarsissima trasparenza sull’origine dei dati usati per gli addestramenti e da un abuso sistematico di terminologia ambigua e ingannevole nelle condizioni d’uso.

Come scrisse Thomas Claburn su The Register a suo tempo,Quando un fornitore di tecnologia dice ‘Noi non vendiamo i vostri dati’, questo non dovrebbe significare ‘Lasciamo che terzi che tu non conosci costruiscano modelli o facciano pubblicità mirata usando i tuoi dati, che restano sui nostri server e tecnicamente non vengono venduti’”.Ma di fatto spesso lo schema è proprio quello. E ce n’è un esempio molto recente.

Il 70% dell’infrastruttura europea per il cloud è oggi nelle mani di tre colossi statunitensi, cioè Google, Microsoft e Amazon [Synergy Research Group], e solo il 15% di questa infrastruttura è gestito da aziende europee. Questo significa che una presidenza statunitense a dir poco imprevedibile ed eccentrica come quella attuale potrebbe usare questa situazione come leva politica. “Fate quello che vogliamo noi nella guerra commerciale in corso e smettetela di fare leggi che regolamentano le tecnologie”, potrebbe dire Donald Trump, “altrimenti bloccheremo l’accesso ai vostri dati e sarete fritti”.

Normalmente, quando un’azione del genere non parte dalla Casa Bianca questo si chiama ransomware: estorsione informatica tramite blocco dell’accesso ai dati della vittima.


Questo scenario è preso seriamente in considerazione da alcuni europarlamentari, che chiedono urgentemente la creazione di un cloud europeo, sulla cui infrastruttura sia l’Europa ad avere sovranità, e a marzo scorso il Parlamento olandese ha chiesto formalmente al governo di ridurre drasticamente la sua dipendenza dai servizi informatici statunitensi, descritti come una “minaccia all’autonomia e alla sicurezza informatica” del Paese. Anche in Germania, richieste di distacco dai servizi informatici a stelle e strisce sono arrivate dall’attuale cancelliere federale, Friedrich Merz, e dal ministro federale per la digitalizzazione, Karsten Wildberger [Heise.de].

Parole pesanti, insomma, ma di fatto molte pubbliche amministrazioni europee usano servizi cloud gestiti da Google, Microsoft e Amazon, e una legge statunitense, lo US Cloud Act, consente alle agenzie americane di investigazione e di polizia di obbligare le aziende dello stesso paese a dare loro pieno accesso ai dati dei clienti custoditi nei cloud per indagare su reati gravi. Questa legge fu firmata proprio da Trump durante il suo primo mandato [EuroNews] e gli darebbe il potere di chiedere ai fornitori statunitensi di servizi cloud di dare accesso ai dati di un governo europeo o di cessare il servizio cloud alla pubblica amministrazione di quel Paese. Ovviamente sarebbe la presidenza Trump a decidere che cosa costituisce, dal suo punto di vista, un “reato grave”.

Discorsi di questo genere si fanno appunto dai tempi dell’introduzione di questa legge statunitense, ma hanno acquisito improvvisa urgenza dopo un episodio dai contorni decisamente poco chiari.

A maggio scorso, il procuratore capo della Corte Penale Internazionale, il britannico Karim Khan, ha dichiarato di aver perso improvvisamente l’accesso alla propria mail di lavoro (ospitata sul cloud di Microsoft) e che i suoi conti bancari nel Regno Unito erano stati congelati. I dipendenti americani della Corte, che si trova all’Aia, sono stati avvisati che rischiano l’arresto se si recano negli Stati Uniti. Queste e altre misure stanno di fatto paralizzando il delicato lavoro della Corte.

Il presidente statunitense aveva imposto delle sanzioni specificamente contro Khan a febbraio, dopo che i giudici della Corte avevano emesso dei mandati di arresto contro il primo ministro israeliano Netanyahu e il suo ex ministro della difesa Gallant con l’ipotesi di crimini di guerra in relazione alle azioni israeliane a Gaza. Khan aveva dovuto trasferire la propria mail al fornitore svizzero Proton Mail [AP].

Ma Brad Smith, vicepresidente di Microsoft, ha dichiarato che l’azienda non aveva né terminato né sospeso i propri servizi per la Corte Penale Internazionale. Allo stesso tempo, però, non ha voluto commentare le esatte circostanze che hanno portato alla chiusura della mail di Khan [Heise.de; Politico; Heise.de].

Microsoft ha anche annunciato che aggiungerà una clausola vincolante ai propri contratti con i governi europei e con la Commissione europea, impegnandosi a fare causa qualora la presidenza americana le ordinasse di sospendere i servizi cloud in Europa [Politico].

Un gesto molto bello e rassicurante, a prima vista, ma “impegnarsi a fare causa” non è la stessa cosa che “rifiutarsi di eseguire un ordine”. Se di colpo un ospedale non può più curare i pazienti perché tutti i dati sono in un cloud che è stato spento su comando presidenziale infischiandosene delle conseguenze, sapere che però poi Microsoft andrà in tribunale non è una gran consolazione per quei pazienti.

Intanto che si accumulano avvisaglie e proseguono le schermaglie a base di mezze parole, c’è chi invece si è già rimboccato le maniche. Lo stato tedesco dello Schleswig-Holstein ha già eliminato Office 365 e Windows di Microsoft in favore di LibreOffice e Linux, sta sostituendo Outlook con Thunderbird e Open-Xchange, al posto di Sharepoint usa Nextcloud, e invece di Webex della Cisco adopera sistemi di conferenza open source come Jitsi. Anche il ministero per la digitalizzazione danese sta sperimentando un piano analogo, mentre sono arrivati segnali di interesse da Regno Unito, Francia, Nuova Zelanda, India, Svizzera e Austria [Raconteur.net].

Sarebbe davvero una storia strana dell’informatica se, dopo tanti anni di tentativi di introdurre il software libero motivati dai risparmi sui costi di licenza e dall’ideale della libertà di accesso ai dati, questa transizione finalmente avvenisse per merito (si fa per dire) delle ripicche e dei ghiribizzi di un presidente americano che non ha mai usato un computer in vita sua [Futurism.com; CNN].

Fonti aggiuntive

Microsoft Word now automatically saves new documents to the cloud, The Verge, 2025

Should Europe wean itself off US tech?, BBC, 2025

Donald Trump thinks 19-year-old Barron is a tech whizz because he can turn on a laptop – 16 funniest reactions, The Poke, 2025

Disponibile la versione 25.2 di LibreOffice, la suite per ufficio senza intelligenza artificiale ficcanaso

È stupendamente ironico che oggi non avere integrata l’intelligenza artificiale in un prodotto sia diventato un bonus. Non stupisce che sia così, dopo tutti i disastri, le violazioni della riservatezza e le figuracce prodotte da chi si affida incautamente all’IA o se la trova imposta dagli aggiornamenti dei prodotti che usa.

Non solo: visto che tutte le principali aziende statunitensi del software hanno deciso di prostituirsi con l’amministrazione Trump e i suoi deliri imperialisti, sganciarsi il più possibile dalla dipendenza dal software prodotto da queste aziende è oggi una considerazione strategica di sopravvivenza e sovranità per privati, società e governi; non più un astratto principio culturale.

Riporto quindi con particolare piacere qui sotto l’annuncio da parte della Document Foundation della nuova versione della suite per ufficio LibreOffice, che genera documenti in formato standard ISO (leggibili quindi senza dover per forza usare lo specifico software di una specifica azienda), è gratuito (sostenuto dalle donazioni), è libero, è open source, non ha complicazioni di licenze che scadono ed è multipiattaforma. Uso da molti anni LibreOffice per quasi tutto quello che scrivo, compresi i libri.

L’annuncio riassume le novità introdotte da questa versione e fornisce i link per scaricarla e per leggere le note dettagliate di rilascio.


LibreOffice 25.2, la suite per ufficio per le esigenze degli utenti di oggi

La nuova major release offre un gran numero di miglioramenti all’interfaccia utente e all’accessibilità, oltre alle consuete funzionalità di interoperabilità

Berlino, 6 febbraio 2025 – LibreOffice 25.2, la nuova major release della suite per ufficio gratuita e supportata dalla community di volontari per Windows (Intel, AMD e ARM), macOS (Apple Silicon e Intel) e Linux è disponibile su https://www.libreoffice.org/download. LibreOffice è la migliore suite per ufficio per gli utenti che vogliono mantenere il controllo sul proprio software e sui propri documenti, proteggendo la propria privacy e la propria vita digitale dalle interferenze commerciali e dalle strategie di lock-in delle Big Tech.

LibreOffice è l’unica suite per ufficio progettata per soddisfare le esigenze reali degli utenti, e non solo la loro percezione visiva. Offre una serie di opzioni di interfaccia per adattarsi alle diverse abitudini degli utenti, da quelle tradizionali a quelle moderne, e sfrutta al meglio le diverse dimensioni degli schermi, ottimizzando lo spazio disponibile per mettere il massimo numero di funzioni a uno o due clic di distanza. È anche l’unico software per la creazione di documenti (che possono contenere informazioni personali o riservate) che rispetta la privacy dell’utente, garantendogli la possibilità di decidere se e con chi condividere i contenuti creati, grazie al formato standard e aperto che non viene utilizzato come strumento di lock-in, obbligando ad aggiornamenti periodici del software. Il tutto con un set di funzionalità paragonabile a quello dei principali software presenti sul mercato e di gran lunga superiore a quello di qualsiasi concorrente.

Ciò che rende LibreOffice unico è la piattaforma tecnologica LibreOffice, l’unica sul mercato che consente lo sviluppo coerente di versioni desktop, mobile e cloud – comprese quelle fornite dalle aziende dell’ecosistema – in grado di produrre documenti identici e completamente interoperabili basati sui due standard ISO disponibili: l’aperto ODF o Open Document Format (ODT, ODS e ODP) e il proprietario Microsoft OOXML (DOCX, XLSX e PPTX). Quest’ultimo nasconde agli utenti un gran numero di complessità artificiali (e inutili) che creano problemi a chi è convinto di utilizzare un formato standard.

Gli utenti finali possono ottenere un supporto tecnico di primo livello dai volontari attraverso sia la mailing list degli utenti sia il sito web Ask LibreOffice: https://ask.libreoffice.org.

Nuove caratteristiche di LibreOffice 25.2

PRIVACY
    • LibreOffice è in grado di rimuovere tutte le informazioni personali associate a qualsiasi documento (nome dell’autore e timestamp, ora di modifica, nome e configurazione della stampante, modello di documento, autore e data per i commenti e le modifiche tracciate).

CORE/GENERALE
    • LibreOffice 25.2 può leggere e scrivere file ODF versione 1.4.
    • Molti miglioramenti nell’interoperabilità con i documenti OOXML proprietari.
    • È ora possibile firmare automaticamente i documenti dopo aver definito un certificato predefinito.
    • Windows 7 e 8/8.1 sono piattaforme deprecate, e il loro supporto verrà definitivamente rimosso con la versione 25.8.
    • Le estensioni e le funzioni che si basano su Python non funzionano su Windows 7.

WRITER
    • Miglioramento della gestione del tracciamento delle modifiche, per gestire un gran numero di modifiche nei documenti più lunghi.
    • I commenti vengono ora tracciati nel Navigatore quando si sposta il focus su di loro, mentre il ridimensionamento dell’area contenente i commenti ora mostra una guida visuale.
    • Sono state aggiunte opzioni per impostare un livello di zoom predefinito per l’apertura dei documenti, sovrascrivendo il livello memorizzato nei documenti stessi.
    • È ora possibile eliminare tutti i contenuti dello stesso tipo (con l’esclusione delle intestazioni) tramite il Navigatore.

CALC
    • Aggiunta di una finestra di dialogo “Gestione dei record duplicati” per selezionare/eliminare i record duplicati.
    • Sia la finestra di dialogo della procedura guidata per le funzioni che l’area nella barra laterale delle funzioni sono stati migliorati per quanto riguarda la ricerca e l’esperienza dell’utente.
    • I modelli di Solver possono essere salvati nei fogli di calcolo, e Solver è in grado di fornire una relazione sull’analisi di sensibilità.
    • Aggiunta di nuove opzioni di protezione del foglio relative alle tabelle Pivot, ai grafici Pivot e ai filtri automatici.

IMPRESS E DRAW
    • Molti miglioramenti a tutti i modelli di Impress, che ora hanno elementi visibili (colore del carattere impostato su nero) nelle Note e negli Handout.
    • Gli oggetti possono essere centrati sulla diapositiva di Impress (o sulla pagina di Draw) in un unico passaggio.
    • La ripetizione automatica delle diapositive può ora essere attivata in modalità a finestre.
    • Il testo in eccesso nelle note del presentatore non viene più tagliato durante la stampa.

INTERFACCIA UTENTE
    • L’elenco dei file utilizzati di recente ha ora una casella di controllo “[x] Solo il modulo corrente” che consente di filtrare l’elenco.
    • I margini degli oggetti sono ora attivati indipendentemente dai Segni di Formattazione.
    • Il colore dei caratteri non stampati e il colore di sfondo dei commenti possono essere personalizzati.
    • Sono stati aggiornati gli elementi predefiniti per gli elenchi non ordinati (noti anche come “bullet”).
    • Miglioramenti significativi ai temi delle applicazioni.

ACCESSIBILITÀ
    • Miglioramento dei livelli di avviso e di errore nella barra laterale dell’accessibilità, con la possibilità di ignorare gli avvisi.
    • Gli elementi dell’interfaccia utente riportano un identificatore accessibile che può essere utilizzato dalle tecnologie assistive.
    • Windows: l’accessibilità viene attivata ogni volta che uno strumento richiede informazioni sul livello di accessibilità e le relazioni accessibili vengono segnalate correttamente.
    • Linux: le posizioni degli elementi dell’interfaccia utente (anche su Wayland) sono riportate correttamente a livello di accessibilità.

LIBRERIE DI SCRIPTFORGE
    • Una raccolta estensibile e robusta di risorse di macro scripting da invocare da script Basic o Python dell’utente.
    • L’intera serie di servizi (tranne quando la funzione incorporata nativa è migliore) è resa disponibile per gli script Python con sintassi e comportamento identici a quelli del Basic.
    • La documentazione in inglese delle librerie ScriptForge è ora parzialmente integrata nelle pagine di aiuto di LibreOffice.

Contributi a LibreOffice 25.2

Un totale di 176 sviluppatori ha contribuito alle nuove funzionalità di LibreOffice 25.2: il 47% dei commit di codice proviene da 50 sviluppatori impiegati da aziende dell’ecosistema – Collabora e allotropia – e da altre organizzazioni, il 31% dai sette sviluppatori di The Document Foundation e il restante 22% dai 119 singoli sviluppatori volontari.

Altri 189 volontari hanno impegnato 771.263 stringhe localizzate in 160 lingue, che rappresentano centinaia di persone che lavorano alle traduzioni. LibreOffice 25.2 è disponibile in 120 lingue, più di ogni altro software desktop, per cui può essere utilizzato da oltre 5,5 miliardi di persone nella lingua madre. Inoltre, oltre 2,4 miliardi di persone parlano una delle 120 lingue come seconda lingua.

LibreOffice per le aziende

Per le implementazioni di livello aziendale, TDF raccomanda vivamente la famiglia di applicazioni LibreOffice Enterprise dei partner dell’ecosistema – per desktop, mobile e cloud – con un’ampia gamma di funzionalità a valore aggiunto dedicate e altri vantaggi come gli SLA: https://www.libreoffice.org/download/libreoffice-in-business/.

Ogni riga di codice sviluppata dalle aziende dell’ecosistema per i clienti aziendali viene condivisa con la comunità nel repository del codice master e migliora la piattaforma LibreOffice Technology. I prodotti basati sulla tecnologia LibreOffice sono disponibili per tutti i principali sistemi operativi desktop (Windows, macOS, Linux e ChromeOS), per le piattaforme mobili (Android e iOS) e per il cloud.

Migrazioni a LibreOffice

La Document Foundation pubblica un protocollo di migrazione per aiutare le aziende a passare dalle suite per ufficio proprietarie a LibreOffice, basato sulla distribuzione di una versione LTS (supporto a lungo termine) ottimizzata per le aziende di LibreOffice, oltre alla consulenza e alla formazione per la migrazione fornite da professionisti certificati che offrono soluzioni a valore aggiunto coerenti con le offerte proprietarie. Riferimento: https://www.libreoffice.org/get-help/professional-support/.

Infatti, la maturità del codice sorgente di LibreOffice, il ricco set di funzionalità, il forte supporto agli standard aperti, l’eccellente compatibilità e le opzioni LTS di partner certificati ne fanno la soluzione ideale per le organizzazioni che vogliono riprendere il controllo dei propri dati e liberarsi dal vendor lock-in.

Disponibilità di LibreOffice 25.2

LibreOffice 25.2 è disponibile all’indirizzo https://www.libreoffice.org/download/. I requisiti minimi per i sistemi operativi proprietari sono Microsoft Windows 7 SP1 e Apple MacOS 10.15. I prodotti basati sulla tecnologia LibreOffice per Android e iOS sono elencati qui: https://www.libreoffice.org/download/android-and-ios/.

Per gli utenti che non hanno bisogno delle ultime funzionalità e preferiscono una versione che è stata sottoposta a un maggior numero di test e di correzioni di bug, The Document Foundation mantiene ancora la famiglia LibreOffice 24.8, che include diversi mesi di correzioni di backporting. La versione attuale è LibreOffice 24.8.4.

Gli utenti di LibreOffice, i sostenitori del software libero e i membri della comunità possono sostenere The Document Foundation con una donazione su https://www.libreoffice.org/donate.

[1] Note di rilascio: https://wiki.documentfoundation.org/ReleaseNotes/25.2 


La mia novità preferita è la possibilità di imporre un livello di zoom ignorando quello salvato nel documento: visto che ricevo e maneggio moltissimi documenti generati da terzi, che ovviamente usano un vasto assortimento di livelli di zoom del tutto inadatti al modo in cui lavoro io (monitor 4K da 120 cm di diagonale), passo parecchio tempo a ridimensionare e reinquadrare documenti. Ora li posso vedere subito con il livello di zoom perfetto (Fit Width). Quest’opzione è nelle impostazioni di LibreOffice sotto LibreOffice Writer – View – Zoom – Use preferred values.

Kamasutra a Milano, audizione del responsabile informatico il 9 marzo; cos’è successo alla conferenza stampa

Kamasutra a Milano, audizione del responsabile informatico il 9 marzo; cos’è successo alla conferenza stampa

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “ferro.e.fuoco” e “robdalmas”.

Giovedì 9 marzo, dalle 13 alle 14.30, presso la Sala Commissioni di Palazzo Marino si terrà la Commissione Consiliare che ascolterà l’assessore Giancarlo Martella e il responsabile dei sistemi informativi a proposito del blocco della rete di computer del Comune di Milano a causa del virus KamaSutra, già ampiamente descritto a suo tempo in vari articoli di questo blog fra il 25/1/06 e il 10/2/06. Potrebbe essere l’occasione per saperne finalmente qualcosa di più, visto il riserbo che ha circondato la parte tecnica dell’intera vicenda milanese.

L’audizione si tiene su richiesta del consigliere comunale Maurizio Baruffi, come promesso nella conferenza stampa del 9/2/06, alla quale ho partecipato e della quale vi devo ancora un resoconto. Mi rendo conto che è passato quasi un mese, ma altre notizie, più una scorpacciata memorabile di focaccia, mi hanno frenato fin qui. Mi sdebito subito, scusandomi in anticipo per la prolissità pressoché inevitabile.

Temevo una sbrodolata di politichese, ma si è rivelata quasi una riunione tecnica, nella quale purtroppo mancava chi avrebbe potuto chiarire bene i termini del pasticcio, ossia i responsabili informatici del Comune di Milano. Ma altre presenze, che racconterò tra poco, hanno reso altrettanto interessante e molto proficuo l’incontro. Ho pubblicato le mie foto su Flickr; se ne avete altre, indicatele nei commenti a questo articolo.

Il tema della conferenza era una proposta del consigliere comunale Baruffi di introdurre il software libero nel sistema del Comune di Milano, per contenere i costi e per evitare future Waterloo come quella che aveva portato il Comune alla paralisi per almeno cinque giorni, causando disagi alla cittadinanza e forti imbarazzi politici (era in visita il ministro Stanca) oltre che dichiarazioni sconsiderate che attribuivano il disastro a imprecisati “hacker dei centri sociali”.

Visto che avevo fatto un commento abbastanza sferzante nel mio blog, e conoscendo il mio interesse verso il software libero e i formati non proprietari, i Verdi mi hanno invitato come consulente e per vivacizzare un po’ l’incontro in compagnia di Marcello Saponaro (consigliere regionale), Lele Rozza (analista funzionale) e Valerio Ravaglia (Attivazione.org).

Valerio ha portato un comunicato della Free Software Foundation oltre a quello di Attivazione.org; Lele ha presentato Linux ai giornalisti, mostrando una distribuzione Ubuntu felicemente installata su un normale portatile (un Sony Vaio); io ho portato una chiavetta USB contenente il virus Kamasutra, che ho offerto scherzosamente ai presenti.

Lele Rozza ha infilato la chiavetta nel Vaio, ha cercato di aprire Kamasutra sotto Linux, e ovviamente non è successo nulla. Concetto banale per noi addetti ai lavori, ma senz’altro intrigante per chi non mangia pane e informatica: esistono computer invulnerabili a Kamasutra e a tantissimi altri virus. E non sono computer “strani”, tipo il mio Apple iBook: è roba di serie. Passare a Linux non richiederebbe, insomma, cambiare i computer del Comune.

Oltretutto un po’ di varietà nel software farebbe comunque bene. Se si usa un solo tipo di software, si rischia che un singolo virus faccia cadere tutto il sistema informatico e che il numero di computer anche solo potenzialmente infetti (e quindi da bonificare lo stesso per sicurezza) sia altissimo: è quello che è successo, per esempio, con il fermo totale delle Poste Italiane prodotto dal virus SQLHell/Slammer nel febbraio del 2003. Diversificando software e sistemi operativi, in caso di attacco virale verrebbero colpiti soltanto i computer che usano il software vulnerabile allo specifico virus, mentre gli altri resterebbero in funzione e potrebbero essere esclusi con certezza dalla lista dei computer da bonificare. Facendo un paragone ecologico, Baruffi ha chiamato questo approccio “biodiversità”.

Anche se abbiamo tutti ribadito che non volevamo incolpare specificamente Microsoft di nulla, visto che il problema della sicurezza non è soltanto questione di software ma anche di educazione degli utenti, molte delle domande e dei nostri commenti hanno riguardato l’azienda di zio Bill, per il semplice fatto che è praticamente onnipresente nei sistemi informatici del Comune e che il virus che ha fatto così tanti danni è un virus per Windows. Io ho poi definito “sovietico” il mutismo totale del Comune sui dettagli tecnici della vicenda, paragonandolo (in quanto a efficacia) al comportamento dei responsabili russi durante il disastro di Chernobyl. Fatte le debite proporzioni, in effetti, questa è stata una Chernobyl informatica: una débâcle assurda che non doveva assolutamente succedere e che è stata gestita creando una cortina ostinata di riserbo.

Ha fatto molto scalpore la notizia (riportata dal Corriere della Sera) di un costo di 30 milioni di euro l’anno per la gestione del sistema informatico. Ovviamente abbiamo fatto notare che parte (quanta, non si sa) di quel costo deriva dalle licenze software, che nel caso del software libero non ci sarebbero.

Certo il software libero non s’installa da solo, per cui occorre comunque preventivare spese di assistenza tecnica; spese che esistono però anche con il software a pagamento, per cui si tratta fondamentalmente di scegliere fra a) spese di licenza più spese di assistenza e b) spese di assistenza e basta. Si può poi discutere sulla maggiore facilità di manutenzione di macchine Linux (anche sul desktop) rispetto a quella di macchine Windows, che produce ulteriori risparmi sull’assistenza.

Io ho accennato alla possibilità di migrazioni “soft”, come quelle avviate con successo in Francia da interi ministeri e dalla Gendarmerie: passare al software libero non è necessariamente una cosa traumatica, un “tutto o niente”. Si può cominciare sostituendo Internet Explorer con Firefox, turando così gran parte delle vulnerabilità di Windows; si può proseguire sostituendo Outlook con Thunderbird; e poi si può eliminare il costo delle licenze di Microsoft Office adottando OpenOffice.org (che fra l’altro genera documenti in formato PDF automaticamente, senza software esterno; Microsoft Office lo farà soltanto dalla prossima versione). Il tutto senza lasciare subito Windows.

Già così si riducono costi diretti (le licenze) e indiretti: accenno al fatto che l’uso di formati non-Microsoft evita di dover continuare a comperare software sul quale si dovranno pagare licenze e garantisce che anche fra venti, cinquanta, cent’anni i documenti pubblici siano leggibili senza dover pagare il dazio a qualcuno che ha il monopolio su come accedere ai documenti.

Poi, quando gli utenti si sono abituati a usare questi programmi liberi, si può passare a Linux mantenendo i medesimi programmi. È tutto software che infatti esiste anche in versione Linux. In questo modo, la transizione è pressoché invisibile all’utente comune. Tolto di mezzo Windows, il suo costo di licenza è sparito e lo si risparmia ogni anno, per sempre (su quanto sia questo costo, nel caso del Comune di Milano, tornerò fra poco).

Il vantaggio aggiuntivo di una migrazione a Linux è che consente di controllare con rigore quello che gli utenti possono e non possono fare. L’installazione di programmi può essere inibita con facilità, evitando l’anarchia del software nei vari uffici, grazie alla quale oggigiorno tutti installano software P2P e Skype abusivamente sui computer del posto di lavoro.

Anche la gestione della sicurezza ne beneficia. Impostare Linux in modo che non esegua gli allegati pericolosi (tipo KamaSutra) è semplice; farlo sotto Windows, con il suo browser integrato nelle viscere del sistema operativo e la sua gestione imperfetta dei privilegi di amministratore, è tutt’altra cosa. Oltretutto il numero di virus per Linux è infinitesimo rispetto a quello per Windows, per cui il pericolo è oggettivamente molto minore. Anche se Windows non è direttamente responsabile per lo sconquasso milanese, è indubbio che se il Comune avesse usato Linux, il problema Kamasutra non si sarebbe presentato.

È più o meno a questo punto dell’articolato discorso-proposta di non dare più un euro a zio Bill perché il suo software è un colabrodo difficile da rappezzare che dal fondo della sala si alza una mano. “Sono Carlo Rossanigo, di Microsoft”.

In sala si ode un improvviso, surreale risucchio: quello di una ventina di persone che per un istante fermano le proprie biro e trattengono tutte il fiato, voltandosi all’unisono verso il rappresentante di Microsoft con l’atteggiamento di chi si è accorto che l’incontro di routine si preannuncia decisamente più interessante del previsto.

Rossanigo (direttore relazioni esterne e corporate marketing di Microsoft Italia) è molto professionale e documentato: elenca le cifre ingentissime dei budget di ricerca Microsoft per migliorare la sicurezza e sottolinea che il problema di Milano non è dovuto a Windows ma è dovuto alla mancata educazione informatica dell’utente (e su questo siamo d’accordo). Il suo ampio intervento è chiaramente mirato a contenere il danno d’immagine a Microsoft prodotto da questa vicenda (fra l’altro, Rossanigo dice che mi ha sentito a Caterpillar) e dalle nostre parole nella conferenza stampa.

È suo dovere avere questa posizione, e la sa presentare bene. Detesto andare contro una persona cordiale che sta facendo il proprio mestiere, ma anch’io devo fare il mio. Di fronte alle sue considerazioni sugli sforzi di sicurezza compiuti da Microsoft in questi anni, non mi trattengo dal notare che nonostante tutti questi sforzi e questo vasto budget di ricerca, la gravissima falla WMF è rimasta in Windows per sedici anni, sin dai tempi di Windows 3.0 (1990). E alla fine non l’ha neppure scoperta Microsoft.

Rossanigo accenna anche agli sforzi di interoperabilità compiuti da Microsoft, facendo intendere che soltanto usando i suoi prodotti si è sicuri di poter condividere dati e risorse. Io obietto che l’interoperabilità Microsoft esiste soltanto fra i suoi prodotti, ma non verso l’esterno: i formati Word, Excel, Powerpoint sono sostanzialmente segreti, per cui un documento Word può essere letto con certezza soltanto da Word (e quindi pagando la licenza a Microsoft); ci sarebbe anche da dire sulla nota (in)compatibilità fra versioni differenti di Microsoft Word, ma sorvolo.

Faccio invece notare che Microsoft è di fronte all’antitrust UE, con un rischio multa di 2 milioni di euro al giorno, perché non garantisce l’interoperabilità del proprio software per server; per cui mi spiace, ma parlare di interoperabilità del suo software è decisamente disinformante. L’interoperabilità è invece offerta a piene mani dal software libero, che cerca ovunque possibile di usare formati liberamente utilizzabili e pienamente documentati. Confesso che mi fa un certo effetto poter finalmente dire queste cose direttamente a un rappresentante Microsoft.

Lo scambio di battute con Rossanigo prosegue cauto ma cordiale, e colgo l’occasione per chiedergli molto schiettamente quanto paga il Comune di Milano in licenze Microsoft: trecentomila euro ogni anno. Soldi che si potrebbero risparmiare col software libero. Un milione di euro ogni tre anni circa non sono noccioline.

Un altro aspetto meno polemico e più tecnico che emerge dalle parole di Rossanigo è che Microsoft ha offerto e inviato una squadra di specialisti al Comune per aiutare a risolvere il problema Kamasutra. Squadra che però non è riuscita a sistemare le cose, forse perché il compito era impossibile (si parla di 10.000 computer potenzialmente colpiti, di cui qualche centinaio realmente infetti, ma vai a capire quali).

Salta fuori, a un certo punto, che anche un altro dei presenti è di Microsoft (purtroppo ho perso l’appunto con il suo nome e me ne scuso; forse qualche lettore saprà colmare la mia lacuna di memoria guardando la foto qui sotto, dove Rossanigo è al centro e il secondo uomo Microsoft è quello con la cravatta gialla) e interviene con un altro discorso sui benefici di lavorare con il software Microsoft.

È un dispiego di forze davvero notevole, per una semplice conferenza stampa, e mi chiedo se sia un esempio della politica di zio Bill di intervenire massicciamente in overkill mode per controbilanciare ogni possibile pubblicità negativa. Anche lui dice di conoscermi bene e di leggere sempre il mio blog: lusinghiero ma inquietante… mi sento un po’ sorvegliato speciale, oltre che colpevole di un calo di produttività in casa Microsoft (se tutti leggono i miei rantoli, chi è che scrive il software?).

In effetti il metodo Microsoft di conoscere bene l’avversario ed essere presenti in forze funziona, perché l’incontro si trasforma in un vivace dibattito a cinque (i due esponenti Microsoft da un lato, Lele Rozza, io e Valerio Ravaglia dall’altro), in cui più volte ci troviamo a scivolare verso discorsi tecnici che rischierebbero di essere poco chiari per i giornalisti non informatici presenti e a ribadire, un po’ difensivamente, che non ce l’abbiamo specificamente con Microsoft, ma semplicemente cerchiamo di trovare delle soluzioni che facciano risparmiare dané e diano servizi migliori alla cittadinanza. La ripetizione avrà forse tediato i giornalisti presenti, che magari avrebbero gradito una scazzottata verbale, ma era necessaria per non fare la figura degli anti-Microsoft per partito preso.

Questo atteggiamento disponibile (del quale ringrazio Lele e Valerio, che mi hanno saputo moderare) ha dato qualche frutto immediato. Siamo finiti, non so esattamente come, a parlare di focaccia paragonandola all’open source: la ricetta della focaccia è nota a tutti, ma questo non impedisce di guadagnare a chi la sa preparare bene, così come il codice sorgente del software open source e i formati non proprietari sono noti a tutti, ma questo non impedisce di guadagnare a chi li sa confezionare bene. Al termine della conferenza stampa, inoltre, ci siamo fermati a chiacchierare con Rossanigo e l’altro esponente di Microsoft.

In questo “fuori onda” è emersa la considerazione che Microsoft non è l’unica a incassare un sacco di soldi in licenze al Comune di Milano, e che ci sarebbero aziende che prendono anche venti volte tanto, ogni anno, in licenze software. Sarebbe molto interessante avere le cifre e i nomi di queste aziende, per vedere se sono sostituibili con soluzioni libere e meno costose. Voci interne al Comune mi suggeriscono Oracle, ma non le posso confermare. Un intervento di Oracle e delle altre aziende che collaborano informaticamente con il Comune di Milano sarebbe molto opportuno e chiarificatore.

Rossanigo coglie l’occasione per invitarmi a un incontro informale che si terrà la sera stessa a Milano con Martin Taylor, General Manager di Microsoft, in visita dagli Stati Uniti per incontrare vari blogger italiani. L’occasione è ghiotta quanto inattesa, per cui m’ingegno (con l’impagabile supporto logistico di mia moglie Elena) per trattenermi a Milano per la giornata.

L’incontro si rivelerà prezioso e illuminante sul modus operandi di zio Bill. Ma questa è un’altra storia che racconterò prossimamente: per quanto riguarda il caso Kamasutra a Milano, gli aspetti tecnici continuano ad essere coperti dal riserbo più totale. Speriamo che l’audizione annunciata per giovedì chiarisca almeno la dinamica dell’infezione, che resta oggetto di mistero e di grande curiosità. Tutti, dai rappresentanti Microsoft agli addetti ai lavori presenti in sala, abbiamo concordato che è stupefacente che un virus per nulla sofisticato abbia potuto eludere le difese del Comune (che pure esistono e non sono banali, a quanto mi risulta) quando l’aggiornamento antivirale per Kamasutra era disponibile da tempo.

Le teorie più gettonate sono quelle del laptop d’ufficio portato fuori dalla rete aziendale, infettato involontariamente collegandolo a Internet e poi riportato in ufficio (quindi dentro le difese perimetrali), e quella di un’infezione arrivata tramite un PC del Comune sul quale girava software P2P non autorizzato. Ma sono solo congetture.

Fonti collegate al Comune mi dicono che il disordine nel sistema informatico è grande: per esempio, ci sarebbero reparti che hanno installato addirittura server Web abusivi (sui quali gira un po’ di tutto, Linux compreso) perché è l’unico modo per far andare avanti i servizi mentre l’amministrazione centrale latita o ha tempi di reazione insostenibilmente lunghi. E in mezzo al disordine i virus prosperano.

Forse è il caso di pensare ai rimedi, prima della prossima figuraccia. Gli hacker, quelli veri, quelli buoni, gli smanettoni insomma, quelli che magari di sera frequentano i centri sociali ma di giorno gestiscono la sicurezza informatica di banche e grandi aziende, sono a disposizione. Basta avere la maturità di chiamarli invece di accusarli a vanvera.

Autori di NeoOffice a Milano domani HELP!!

Autori di NeoOffice a Milano domani HELP!!

Domani ci sarà a Milano un incontro aperto al pubblico con Patrick Luby e Ed Peterlin, gli sviluppatori di NeoOffice: una variante libera e gratuita, supportata dalle donazioni, di OpenOffice.org per il mondo Mac. Uso NeoOffice da anni con molta soddisfazione per tutto il mio lavoro di scrittura, e devo dire che se il computer è abbastanza vivace da reggerne il peso non trascurabile, NeoOffice è assai più usabile e meglio integrato in OS X di quanto lo siano le alternative OpenOffice.org X11 o OpenOffice.org Aqua (beta).

Sono stato invitato anche in veste di interprete e ci sarò, insieme ad Antonio Dini, Lucio Bragagnolo e Fabrizio Venerandi, a partire dalle 18, ma l’evento inizia molto prima, alle 11, e si terrà a Milano presso @Work, in via Carducci, angolo Galleria Borella 3 (fermate MM Cadorna e Sant’Ambrogio). L’ingresso è libero e gratuito.

Il programma completo è disponibile qui (in inglese). E’ possibile partecipare anche virtualmente tramite lo stream video in diretta gestito da FreeSMUG, che ha organizzato l’evento.

HELP!!!

Mi si è appena guastata l’auto con la quale contavo di andare a Milano da Lugano, e se uso i mezzi pubblici (treno) ho dei limiti di orario piuttosto pesanti. C’è per caso qualche anima pia ticinese automunita che ha voglia di fare il viaggio insieme? Se c’è, che mi mandi un e-mail al volo, grazie!

Intelligenza artificiale produce algoritmi di sort più veloci

Deepmind, il centro di ricerca sull’IA di Google, ha annunciato di aver realizzato algoritmi di sort più veloci di quelli usati finora grazie all’ottimizzazione del codice esistente, effettuata usando l’intelligenza artificiale e specificamente il deep reinforcement learning del software AlphaDev. Il risultato è pubblicato su Nature.

Il sort è una funzione usatissima quotidiamente da miliardi di persone senza neanche rendersene conto. Qualunque elenco ordinato, dalla rubrica dello smartphone all’anagrafe nazionale, è generato e aggiornato tramite questa funzione. Avere un sort più veloce significa offrire un servizio migliore con consumi energetici minori (perché la potenza di calcolo richiesta è minore).

Google ha reso open source questi algoritmi più efficienti, che vengono già usati in concreto trilioni di volte al giorno, secondo i ricercatori. Una volta tanto, una buona notizia dal fronte turbolento dell’intelligenza artificiale. Tutti i dettagli, in forma divulgativa, sono in questo post di Deepmind e in questo articolo di Ars Technica.

Disponibile subito LibreOffice 7.5

Disponibile subito LibreOffice 7.5

Ricevo e ripubblico con piacere l’annuncio ufficiale del rilascio della
versione 7.5 di LibreOffice, che ho appena scaricato e installato (dopo aver fatto una donazione alla Document Foundation). Uso LibreOffice sin dalle sue primissime versioni per quasi tutto il mio lavoro. Funziona, garantisce l’indipendenza dei miei documenti, e provarlo non costa nulla.

Berlino, 2 febbraio 2023 – LibreOffice 7.5 Community, la nuova major release
della suite per ufficio per la produttività desktop libera e open source,
supportata da volontari, è immediatamente disponibile all’indirizzo
https://www.libreoffice.org/download
per Windows (processori Intel/AMD e ARM), macOS (processori Apple e Intel), e
Linux.

Le novità più significative

GENERALI

  • Importanti miglioramenti al supporto del dark mode
  • Nuove icone per le applicazioni e i tipi MIME, più colorate
    e vivaci.
  • Lo Start Centre può filtrare i documenti per tipo
  • È stata implementata una versione migliore dell’interfaccia
    utente Single Toolbar
  • Esportazione PDF migliorata con diverse correzioni e nuove
    opzioni e funzionalità
  • Supporto per l’embedding dei font su macOS
  • Miglioramenti alla finestra di dialogo Font Features con
    diverse nuove opzioni
  • Aggiunta di un cursore di zoom in basso a destra nell’editor
    delle macro

WRITER

  • I segnalibri sono stati notevolmente migliorati e sono anche
    molto più visibili
  • Gli oggetti possono essere definiti come decorativi, per una
    migliore accessibilità
  • Sono state aggiunte nuove tipologie di controlli di
    contenuto, che migliorano anche la qualità dei moduli PDF
  • Nel menu Strumenti è stata aggiunta una nuova opzione di
    controllo automatico dell’accessibilità
  • È disponibile una prima versione di traduzione automatica,
    basata sulle API di DeepL translate
  • Diversi miglioramenti al controllo ortografico

CALC

  • Le tabelle di dati sono ora supportate nei grafici
  • Il Function Wizard adesso consente di effettuare la ricerca
    per descrizioni
  • Sono stati aggiunti i formati numerici “compitati”
  • Le condizioni di formattazione condizionale sono ora
    insensibili alle maiuscole e alle minuscole
  • Comportamento corretto quando si inseriscono numeri con un
    singolo prefisso (‘)

IMPRESS & DRAW

  • Nuovo set di stili di tabella predefiniti e creazione di
    stili di tabella
  • Gli stili delle tabelle possono essere personalizzati,
    salvati come elementi master ed esportati
  • Gli oggetti possono essere trascinati e rilasciati nel
    navigatore
  • È ora possibile ritagliare i video inseriti nella
    diapositiva e riprodurli ugualmente
  • La console del presentatore può essere eseguita anche come
    finestra normale invece che a schermo intero.

Un video che riassume le principali novità di LibreOffice 7.5 Community è
disponibile su YouTube:
https://www.youtube.com/watch?v=ZlAmjIwUvs4
e PeerTube: https://peertube.opencloud.lu/w/of24ezgA4ytWDpHWevGPiF

Una descrizione di tutte le nuove funzionalità è disponibile nelle Note di
rilascio [1].

Interoperabilità con Microsoft Office

Basato sulle specifiche caratteristiche della piattaforma tecnologica
LibreOffice per la produttività personale su desktop, dispositivi mobili e
cloud, LibreOffice 7.5 offre un gran numero di miglioramenti e nuove
funzionalità rivolte agli utenti che condividono documenti con MS Office o che
stanno migrando da MS Office. Questi utenti dovrebbero controllare
regolarmente le nuove versioni di LibreOffice, poiché i progressi sono così
rapidi che ogni nuova versione migliora sensibilmente la precedente.

LibreOffice offre il più alto livello di compatibilità nel segmento di mercato
delle suite per ufficio, con il supporto nativo per l’OpenDocument Format
(ODF) – che batte i formati proprietari per sicurezza e robustezza – e il
supporto per i file MS Office, oltre ai filtri per un gran numero di formati
di documenti legacy, per restituire la proprietà e il controllo dei contenuti
agli utenti.

I file Microsoft sono ancora basati sul formato proprietario deprecato da ISO
nel 2008 e non sullo standard approvato dalla stessa ISO, per cui sono
artificialmente e inutilmente complessi (anche se tutto questo viene nascosto
all’utente). Questo causa problemi di gestione a LibreOffice, che utilizza per
default un vero formato standard aperto (OpenDocument Format).

Chi ha contribuito a rilascio di LibreOffice 7.5

Le nuove funzionalità di LibreOffice 7.5 Community sono state sviluppate da
144 membri della comunità: il 63% dei commit di codice proviene dai 47
sviluppatori impiegati da tre aziende che fanno parte dell’Advisory Board di
TDF – Collabora, Red Hat e allotropia – o da altre organizzazioni, il 12% dai
6 sviluppatori di The Document Foundation, e il restante 25% da 91 volontari
indipendenti.

Inoltre, 112 volontari – in rappresentanza di centinaia di traduttori
volontari – hanno fornito localizzazioni in 158 lingue. LibreOffice 7.5
Community viene rilasciato in 120 versioni linguistiche diverse, più di ogni
altro software libero o proprietario, e come tale può essere utilizzato nella
lingua madre (L1) da oltre 5,4 miliardi di persone nel mondo. Inoltre, oltre
2,3 miliardi di persone parlano una di queste 120 lingue come seconda lingua
(L2).

LibreOffice per le imprese

Per le implementazioni di livello aziendale, TDF raccomanda la famiglia di
applicazioni LibreOffice Enterprise fornite dalle aziende dell’ecosistema –
per desktop, mobile e cloud – con un gran numero di specifiche funzionalità a
valore aggiunto e altri vantaggi come gli SLA (Service Level Agreement):
https://www.libreoffice.org/download/libreoffice-in-business/.

Ogni riga di codice sviluppata dalle aziende dell’ecosistema per i propri
clienti enterprise viene condivisa con la comunità sul repository principale
del codice sorgente, e contribuisce a migliorare la piattaforma LibreOffice
Technology.

I prodotti basati sulla tecnologia LibreOffice sono disponibili per i
principali sistemi operativi desktop (Windows, macOS, Linux e Chrome OS), per
le piattaforme mobili (Android e iOS) e per il cloud.

Migrazioni a LibreOffice

La Document Foundation ha sviluppato un Protocollo di migrazione per
supportare le imprese che passano dalle suite per ufficio proprietarie a
LibreOffice, che si basa sulla distribuzione di una versione LTS della
famiglia LibreOffice Enterprise, oltre alla consulenza e alla formazione per
la migrazione fornita da professionisti certificati che offrono
soluzioni a valore aggiunto in linea con le offerte proprietarie. Riferimento:
https://www.libreoffice.org/get-help/professional-support/.

Infatti, LibreOffice – grazie alla maturità del codice sorgente, al ricco set
di funzionalità, al forte supporto per gli standard aperti, all’eccellente
compatibilità e alle opzioni LTS di partner certificati – è la soluzione
ideale per le aziende che vogliono riprendere il controllo dei propri dati e
liberarsi dal vendor lock-in.

Disponibilità di LibreOffice 7.5 Community

LibreOffice 7.5 Community è disponibile all’indirizzo:
https://www.libreoffice.org/download/. I requisiti minimi per i sistemi
operativi proprietari sono Microsoft Windows 7 SP1 e Apple macOS 10.12. I
prodotti basati sulla tecnologia LibreOffice per Android e iOS sono elencati
qui: https://www.libreoffice.org/download/android-and-ios/.

Per gli utenti che non hanno bisogno delle funzioni più recenti e preferiscono
una versione che è stata sottoposta a un maggior numero di test e di
correzioni di bug, The Document Foundation mantiene la famiglia LibreOffice
7.4 family, che include alcuni mesi di backporting delle correzioni. La
versione corrente è  LibreOffice 7.4.5.

La Document Foundation non fornisce supporto tecnico agli utenti, anche se
questi possono ottenerlo dai volontari delle mailing list degli utenti e dal
sito web Ask LibreOffice: https://ask.libreoffice.org

Gli utenti di LibreOffice, i sostenitori del software libero e i membri della
comunità possono sostenere The Document Foundation con una donazione su
https://www.libreoffice.org/donate.

[1] Note di Rilascio:
https://wiki.documentfoundation.org/ReleaseNotes/7.5

Press Kit

Link: https://nextcloud.documentfoundation.org/s/C9aDx4rka6HeDb6

È uscito LibreOffice 7.4, compatibilità migliorata e tanti altri affinamenti per la suite gratuita e libera

È uscito LibreOffice 7.4, compatibilità migliorata e tanti altri affinamenti per la suite gratuita e libera

Ultimo aggiornamento: 2022/08/26 23:30. Questo articolo è disponibile anche
in
versione podcast audio.

Microsoft Office e Google Docs sono i dominatori praticamente incontrastati
nel mercato delle cosiddette suite per ufficio, ossia le applicazioni
per la scrittura di testi, la creazione di fogli di calcolo e la produzione di
presentazioni. Ma questi dominatori hanno ANCHE alcune limitazioni che in certi casi
possono essere un problema.

Per esempio, Microsoft Office richiede una licenza, che va pagata e
soprattutto gestita quando si passa da un computer a un altro, e non è
disponibile per Linux se non in versione online tramite browser. Google Docs,
invece, è usabile solo quando si è connessi a Internet, se non si fanno
acrobazie preventive, e comunque implica la possibilità che Google legga quello che si scrive (“Accediamo ai tuoi contenuti privati soltanto se abbiamo la tua
autorizzazione o se siamo obbligati per legge”
,
dice Google), con ovvie implicazioni di riservatezza personale e professionale.

Una soluzione a questi problemi è LibreOffice, una suite libera e gratuita
realizzata dalla Document Foundation, che pochi giorni fa ha rilasciato la sua
nuova versione 7.4 Community. LibreOffice permette di creare testi, fogli di
calcolo, presentazioni e database salvandoli nel formato standard aperto
OpenDocument ed è in grado di leggere e scrivere nei formati Microsoft Office.

LibreOffice è da sempre gratuito, anche se accetta
donazioni, ed è
open source per consentire la massima trasparenza e flessibilità. Evita
i costi e le complicazioni delle licenze commerciali, è disponibile in oltre
120 lingue, compreso naturalmente l’italiano, e su tutti i principali sistemi
operativi e da oltre vent’anni viene sviluppato da una vasta comunità
internazionale di informatici appassionati.

Io lo uso quotidianamente ormai da un paio di decenni per tutti i miei
documenti digitali, compresi quelli di lavoro, e trovo imbattibile la sua
semplicità di uso e di installazione: fa tutto quello che mi serve su tutti i
computer che uso e non mi assilla con scadenze e rinnovi di licenze. La
compatibilità con i documenti Microsoft Office non è perfetta, specialmente
per le formattazioni più complesse, ma in molti casi è assolutamente
accettabile, e se si usa il suo formato normale, ossia OpenDocument, che è
uno standard ISO, si ha la garanzia di poter leggere i propri documenti anche a
grandissima distanza di tempo.

Se volete provarlo, LibreOffice è disponibile subito presso
www.libreoffice.org/download
in versioni per Windows, macOS e Linux. Ha un altro vantaggio importante rispetto alla concorrenza:
funziona anche su sistemi operativi molto vecchi (da Microsoft Windows 7 SP1
in su e da macOS 10.12 in su) e offre anche alcuni
prodotti per Android e iOS. La versione per macOS è disponibile sia per computer dotati dei recenti
processori Apple Silicon, sia per quelli con processori tradizionali di Intel.

Insomma, se vi serve scrivere testi o creare fogli di calcolo o presentazioni
e non volete spendere o complicarvi la vita, mantenendo il controllo e la
riservatezza dei vostri documenti digitali senza dipendere da nessuno,
LibreOffice può essere una buona soluzione. Provarla non costa nulla.

Le novità più significative di questa major release sono le seguenti,
tratte dal comunicato stampa:

GENERALI
    • Supporto per immagini WebP e file EMZ/WMZ
    • Pagine di aiuto per la libreria di scripting ScriptForge
    • Campo di ricerca per l’Extension Manager
    • Miglioramenti delle prestazioni e della compatibilità

WRITER
    • Migliore tracciamento delle modifiche nell’area delle note a
piè di pagina
    • Gli elenchi modificati mostrano i numeri originali nel
tracciamento delle modifiche
    • Nuove impostazioni tipografiche per la sillabazione

CALC
    • Supporto per 16.384 colonne nei fogli di calcolo
    • Funzioni extra nel widget AutoSum a discesa
    • Nuova voce di menu per la ricerca dei nomi dei fogli

IMPRESS
    • Nuovo supporto per i temi dei documenti

Questo video riassume le principali novità di LibreOffice 7.4 Community (è
disponibile anche su
PeerTube):

Le
note di rilascio
descrivono in dettaglio tutte le novità.

Per chi stesse valutando di installare LibreOffice in azienda come sostituto o
complemento della suite Microsoft, segnalo queste note importanti della
Document Foundation:

Per le implementazioni di livello aziendale, TDF raccomanda la famiglia di
applicazioni LibreOffice Enterprise fornite dalle aziende dell’ecosistema –
per desktop, mobile e cloud – con un gran numero di specifiche funzionalità
a valore aggiunto e altri vantaggi come gli SLA (Service Level Agreement):
https://www.libreoffice.org/download/libreoffice-in-business/.

Nonostante questa raccomandazione, un numero crescente di imprese utilizza
la versione supportata dai volontari, invece di quella ottimizzata per le
proprie esigenze e supportata dalle aziende dell’ecosistema. Nel tempo,
questo rappresenta un problema per la sostenibilità del progetto
LibreOffice, perché ne rallenta l’evoluzione. Infatti, ogni riga di codice
sviluppata dalle aziende dell’ecosistema per i clienti aziendali viene
condivisa con la comunità sul repository del codice master e migliora la
piattaforma tecnologica LibreOffice.

I prodotti basati sulla tecnologia LibreOffice sono disponibili per i
principali sistemi operativi desktop (Windows, macOS, Linux e Chrome OS),
per le piattaforme mobili (Android e iOS) e per il cloud. Il rallentamento
dello sviluppo della piattaforma danneggia gli utenti e il progetto
LibreOffice – nel lungo periodo – potrebbe essere al di sotto delle
aspettative degli utenti e delle sue possibilità.

Migrazioni a LibreOffice

La Document Foundation ha sviluppato un Protocollo di migrazione per
supportare le imprese che passano dalle suite per ufficio proprietarie a
LibreOffice, che si basa sulla distribuzione di una versione LTS della
famiglia LibreOffice Enterprise, oltre alla consulenza e alla formazione per
la migrazione fornita da professionisti certificati che offrono soluzioni a
valore aggiunto in linea con le offerte proprietarie. Riferimento:
https://www.libreoffice.org/get-help/professional-support/.

Infatti, LibreOffice – grazie alla sua base di codice matura, al ricco set
di funzionalità, al forte supporto per gli standard aperti, all’eccellente
compatibilità e alle opzioni LTS di partner certificati – è la soluzione
ideale per le aziende che vogliono riprendere il controllo dei propri dati e
liberarsi dal vendor lock-in.

Le informazioni e il press kit per la stampa sono
qui.

È pronto LibreOffice 7.2, suite libera e gratuita, sempre più interoperabile con i formati Microsoft. Disponibile anche per Apple M1

Ricevo dalla Document Foundation e cito con piacere questo annuncio della disponibilità della nuova major release di LibreOffice, la suite di applicazioni per ufficio che uso ormai da almeno un decennio per tutti i miei lavori più importanti.

LibreOffice 7.2 Community punta sull’interoperabilità

Oltre il 60% dei contributi al codice della nuova versione della suite per ufficio open source sono concentrati sull’interoperabilità con i formati proprietari Microsoft

Berlino, 19 agosto 2021 – LibreOffice 7.2 Community, la nuova major release della suite per ufficio open source per la produttività, supportata da volontari, è disponibile su https://www.libreoffice.org/download. Basata sulla piattaforma LibreOffice Technology per la produttività su desktop, mobile e cloud, fornisce un gran numero di miglioramenti all’interoperabilità con i formati di file proprietari Microsoft.

Inoltre, LibreOffice 7.2 Community offre numerosi miglioramenti delle prestazioni nella gestione di file di grandi dimensioni, nell’apertura di alcuni file DOCX e XLSX, nella gestione della cache dei caratteri e nell’apertura di presentazioni e disegni che contengono immagini di grandi dimensioni. Ci sono anche miglioramenti nella velocità di disegno quando si usa il back-end Skia che è stato introdotto con LibreOffice 7.1.

LibreOffice 7.2 è disponibile anche per Apple Silicon, i processori progettati da Apple basati su architettura ARM. L’applicazione, a causa della limitata esperienza di sviluppo sulla piattaforma, deve essere usata con una certa cautela in ambiente di produzione o in azienda, ma funziona senza problemi. Il software sarà disponibile dalla seguente pagina: https://download.documentfoundation.org/libreoffice/stable/7.2.0/mac/aarch64/.

LibreOffice e l’interoperabilità

LibreOffice 7.2 Community aggiunge un numero significativo di miglioramenti all’interoperabilità con i file DOC legacy e i documenti DOCX, XLSX e PPTX. I file Microsoft sono ancora basati sul formato proprietario deprecato da ISO nell’aprile 2008, e nascondono un gran numero di complessità artificiali. Questo può causare problemi di gestione con LibreOffice, che per default utilizza un vero formato standard aperto come OpenDocument Format.

Grazie all’attività di sviluppo mirata da parte degli sviluppatori, sia volontari che pagati da aziende dell’ecosistema, LibreOffice 7.2 fa un passo avanti significativo in termini di interoperabilità, pur mantenendo i numerosi vantaggi in termini di resilienza, robustezza e conformità agli standard che vanno a beneficio degli utenti aziendali e individuali.

LibreOffice offre il più alto livello di compatibilità nel segmento di mercato delle suite per ufficio, a partire dal supporto nativo per OpenDocument Format (ODF) – che supera i formati proprietari in termini di sicurezza e robustezza – fino all’eccellente supporto per i file DOCX, XLSX e PPTX. Inoltre, LibreOffice fornisce filtri per un gran numero di formati di documenti legacy, per restituire la proprietà e il controllo di questi ultimi agli utenti.

Nuove funzionalità di LibreOffice 7.2 Community

Le nuove caratteristiche di LibreOffice 7.2 Community sono state sviluppate da 171 sviluppatori: il 70% dei contributi proviene dai 51 hacker impiegati dalle tre aziende che siedono nell’Advisory Board TDF – Collabora, Red Hat e allotropia – e da altre aziende e organizzazioni (inclusa The Document Foundation), e il 30% da 120 volontari.

Inoltre, 232 volontari hanno fornito localizzazioni in 151 lingue. LibreOffice 7.2 Community è rilasciato in 119 versioni linguistiche, più di qualsiasi altro software open source o proprietario, e come tale può essere usato nella lingua madre (L1) da oltre 5,4 miliardi di persone nel mondo. Inoltre, oltre 2,3 miliardi di persone parlano una di queste 119 lingue come seconda lingua (L2).

Questo video riassume le principali novità di LibreOffice 7.2 Community:

Le note di rilascio con i dettagli delle novità sono qui. Per chi vuole installare LibreOffice in ambito aziendale, segnalo inoltre queste informazioni aggiuntive:

LibreOffice per le aziende

Per l’installazione nelle aziende, TDF raccomanda una delle applicazioni LibreOffice Enterprise offerte dai partner dell’ecosistema – per desktop, mobile e cloud – con un gran numero di funzionalità a valore aggiunto. Queste includono opzioni di supporto a lungo termine, assistenza professionale, sviluppi personalizzati e altri benefici come gli SLA (Service Level Agreements): https://www.libreoffice.org/download/libreoffice-in-business/.

Nonostante questa raccomandazione, un numero significativo di aziende utilizza la versione supportata dai volontari, invece della versione ottimizzata per le esigenze delle aziende stesse e supportata dall’ecosistema LibreOffice. Nel tempo, questo può rappresentare un problema per la sostenibilità di LibreOffice, perché rischia di rallentare l’evoluzione del progetto. Infatti, il codice sviluppato dalle aziende dell’ecosistema per i clienti aziendali viene sempre condiviso con la comunità sul repository del codice master, e migliora la piattaforma LibreOffice Technology.

I prodotti basati sul LibreOffice Technology sono disponibili per i principali sistemi operativi desktop (Windows, macOS, Linux e Chrome OS), per le piattaforme mobili (Android e iOS), e per il cloud. Un rallentamento dello sviluppo di questa piattaforma può danneggiare gli utenti a tutti i livelli, e si può tradurre – nel lungo periodo – a una stagnazione del progetto LibreOffice.

Migrazioni a LibreOffice

The Document Foundation ha sviluppato un Protocollo di Migrazione per aiutare le aziende che passano dalle suite per ufficio proprietarie a LibreOffice, che si basa sulla distribuzione di una versione LTS dalla famiglia LibreOffice Enterprise, e sui servizi di consulenza e formazione forniti da professionisti certificati, che offrono ai CIO e ai manager IT soluzioni a valore aggiunto in linea con le offerte proprietarie. Riferimento: https://www.libreoffice.org/get-help/professional-support/.

Infatti, LibreOffice – grazie alla maturità del suo codice sorgente, alla ricchezza delle funzionalità, al forte supporto per gli standard aperti, all’eccellente compatibilità e alle opzioni di supporto a lungo termine da parte di partner certificati – è la soluzione ideale per le aziende che vogliono riprendere il controllo dei loro dati e liberarsi dal vendor lock-in.

Disponibilità di LibreOffice 7.2 Community

LibreOffice 7.2 Community è immediatamente disponibile dal seguente link: https://www.libreoffice.org/download/. I requisiti minimi per i sistemi operativi proprietari sono Microsoft Windows 7 SP1 e Apple macOS 10.12.

I prodotti basati su LibreOffice Technology per Android e iOS sono elencati qui: https://www.libreoffice.org/download/android-and-ios/, mentre per i diversi App Store e ChromeOS sono elencati qui: https://www.libreoffice.org/download/libreoffice-from-microsoft-and-mac-app-stores/.

Per gli utenti che hanno come obiettivo principale la produttività, e preferiscono una versione che è stata testata più a lungo, The Document Foundation mantiene la famiglia LibreOffice 7.1, la cui versione attuale è LibreOffice 7.1.5.

The Document Foundation non fornisce supporto tecnico agli utenti, anche se possono ottenerlo dai volontari attraverso le mailing list utenti e sul sito web Ask LibreOffice: https://ask.libreoffice.org.

Gli utenti LibreOffice, i sostenitori del software open source e i membri della comunità del software libero possono sostenere The Document Foundation con una donazione su https://www.libreoffice.org/donate.

LibreOffice 7.2 è basato sulle librerie di conversione dei formati legacy dei documenti sviluppate dal Document Liberation Project: https://www.documentliberation.org

 

Arriva LibreOffice 5.0, più efficiente e leggero

Arriva LibreOffice 5.0, più efficiente e leggero

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle
gentili
donazioni di
“filippover*” e “maxpoli*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a
scrivere ancora (anche con un
microabbonamento).

È disponibile per lo
scaricamento libero qui
la nuova versione di LibreOffice, la suite di produttività (testi, fogli di
calcolo, presentazioni e database) open source, libera, gratuita
(sostenuta dalle
donazioni) e conforme allo standard ISO 26300 (OpenDocument). Ci sono versioni per Windows, Mac OS e Linux, naturalmente anche in
italiano. Per Android c’è un
lettore di documenti
(qui su Google Play) con funzioni
sperimentali
di editing; è disponibile inoltre un’app Android e iOS
per il telecomando delle presentazioni.

Cito dall’annuncio ufficiale alcune delle novità (l’elenco completo è
qui in
italiano):
“LibreOffice 5.0 offre un’interfaccia utente significativamente migliore, con
una gestione più razionale dello spazio su schermo e un aspetto più pulito.
Inoltre, fornisce un’interoperabilità avanzata con le suite per ufficio come
Microsoft Office e Apple iWork, grazie ai nuovi filtri migliori nella gestione
dei formati non standard. […] LibreOffice 5 contiene numerosi miglioramenti
ai filtri di importazione ed esportazione, per una maggiore fedeltà nella
conversione dei documenti. Inoltre, è possibile aggiungere la marca temporale
standard ai file PDF generati con LibreOffice.”

Anche il codice è stato ripulito massicciamente, per cui l’uso di LibreOffice
incide meno sul processore e quindi allunga l’autonomia dei dispositivi a
batteria.

Io uso LibreOffice da anni per tutti i miei libri e per i miei spreadsheet e mi
trovo molto bene, tanto che sui miei computer non ho Microsoft Office. Ho
installato la 5 sopra la 4 e ha ereditato tutte le impostazioni personalizzate.
Nella versione standard di LibreOffice gli aggiornamenti non sono automatici (si
riceve una notifica, ma poi bisogna scaricare e installare manualmente);
tuttavia se volete questo genere di automatismo c’è
LibreOffice Vanilla
nell’App Store di Apple.

Provate LibreOffice: non costa nulla. Però se vi piace, alimentate il suo
sviluppo con una donazione, in modo da garantire che i documenti che create
siano sempre accessibili senza dover dipendere dagli umori e dai capricci di
licenza di una qualunque società commerciale.

Certificato Covid svizzero, codice sorgente disponibile per test di sicurezza pubblico

Certificato Covid svizzero, codice sorgente disponibile per test di sicurezza pubblico

Pubblicazione iniziale: 2021/06/04 1:17. Ultimo aggiornamento: 2021/06/17
15:30.

Chiunque può testare la sicurezza del software che gestirà il
“certificato Covid”
svizzero che certificherà l’avvenuta vaccinazione, la guarigione o il
risultato negativo di un test e sarà necessario o facilitante per esempio per
viaggiare oltre frontiera e per partecipare alle grandi manifestazioni
(secondo le modalità
dettagliate qui
e in queste
FAQ). Il codice sorgente e la documentazione sono disponibili per l’esame
qui su GitHub.

La versione svizzera del certificato Covid sarà compatibile con quella dell’UE
(spesso chiamata impropriamente
green pass dai giornalisti che si sono ispirati male a un sistema israeliano) e viceversa; sarà introdotta gradualmente a partire dal
7 giugno

2021/06/17:15.30. Il certificato è stato distribuito.

Il certificato Covid sarà in sostanza un codice QR non falsificabile, stampato
su carta (o fornito come PDF) oppure contenuto all’interno di un’apposita app
che fa da
wallet. Il certificato conterrà una firma elettronica della
Confederazione che consente la verifica del certificato stesso senza
trasmettere o salvare dati personali.

L’app per gli utenti si chiamerà Covid Certificate; dovrebbe essere
pubblicata dall’Ufficio Federale della Sanità Pubblica
(UFSP) e dovrebbe quindi comparire per esempio
qui nel Play Store
Android (ci sarà anche una versione iOS) dal 7 giugno 2021. L’app sarà
gratuita (fonte:
Dipartimento Federale delle Finanze).

* 2021/06/07 21:15. L’app per utenti è stata rilasciata: la versione iOS è
qui
(è per iPhone, ma è installabile anche su iPad); la versione Android
non è ancora stata pubblicata (aggiornamento 2021/06/08: ora è disponibile).

Ci sarà anche un’app per verificare i certificati, chiamata
Covid Certificate Check,* e ci sarà un sito riservato ai generatori
autorizzati di questi certificati, presso
www.covidcertificate.admin.ch
(attualmente non operativo).**

* 2021/06/07 21:15. L’app per verificatori è stata rilasciata: la versione
Android è
qui; la versione iOS è
qui.
** 2021/06/07 21:15. Il sito è ora operativo.

 

Il progetto è stato affidato alla società zurighese Ubique (la stessa che ha
prodotto SwissCovid) e ad altre due aziende svizzere, basandosi sul protocollo
sviluppato dall’EPFL e sotto la supervisione dell’Ufficio Federale
dell’Informatica e della Telecomunicazione (UFIT), scrive
Le Temps.

Ecco qualche
screenshot
dalla versione Android non definitiva dell’app per gli utenti in italiano (le
altre lingue disponibili sono tedesco, francese e inglese):

 

Queste, invece, sono
immagini
non definitive dell’app per verificatori:

 

Il funzionamento dovrebbe essere grosso modo il seguente.

L’utente richiederà
il certificato, che sarà disponibile entro fine giugno e verrà fornito dai centri di vaccinazione, dai medici,
dagli ospedali, dalle farmacie e dai centri di test (come spiega la
RSI) e potrà importarlo nell’app Covid Certificate facendone una scansione. Chi verrà vaccinato
con l’ultima dose prima della fine di giugno (come me) dovrà consultare il
sito del Cantone per informazioni su come richiedere il certificato; chi verrà
vaccinato dopo la fine di giugno riceverà il certificato automaticamente in
forma elettronica (o, su richiesta, in PDF sul posto), come
descritto qui.

L’utente esibirà questo certificato su richiesta (nei
casi previsti) a un verificatore, che userà l’app di verifica Covid Certificate Check per leggere il codice QR ed
accertarsi che il certificato sia autentico e non sia stato revocato.

L’aspetto non definitivo del certificato cartaceo.

Il verificatore che usa l’app potrà vedere solo
“il nome, il cognome, la data di nascita e l’indicazione della validità del
certificato COVID”

(comunicato stampa del 4/6).

* 2021/06/07 21:15. A quanto mi risulta dai primi test, chiunque può essere verificatore: non occorrono autorizzazioni e non serve neanche una connessione a Internet.

Il PDF conterrà un grande codice QR e alcuni dati stampati in chiaro: nome,
cognome e data di nascita del titolare; numero di dose, marca, fabbricante del
vaccino; data di vaccinazione; paese; ente emittente. L’app, invece, mostrerà
solo il codice QR e il nome e la data di nascita della persona, perlomeno
nella schermata principale.

In termini di privacy, non ci sarà un archivio centrale: ogni persona dovrà
provvedere a custodire il proprio certificato sul proprio dispositivo digitale
o su carta.
“I dati personali non sono salvati a livello centrale dall’Amministrazione
federale e quelli necessari per la firma elettronica del certificato vengono
cancellati dal sistema della Confederazione non appena il certificato è
stato generato e trasmesso”
, dice il suddetto comunicato stampa, e non viene fatto alcun tracciamento
delle verifiche. In caso di smarrimento del certificato bisognerà richiederne
uno nuovo.

La decisione di effettuare un test di sicurezza pubblico è stata
annunciata
dall’Ufficio Federale dell’Informatica e della Telecomunicazione (UFIT).
Ulteriori dettagli verranno resi pubblici oggi (venerdì 4 giugno) e verranno
pubblicati
qui sul sito dell’UFSP.

Si tratta di un progetto open source di massima trasparenza: come dicevo, il
codice sorgente
è già liberamente esaminabile e disponibile su GitHub; le
condizioni e regole
di partecipazione al test di valutazione della sicurezza, con le relative
garanzie di non perseguibilità, sono pubblicate sul sito del Centro Nazionale
per la Cibersicurezza insieme al modulo per la notifica dei problemi
riscontrati e all’elenco di quelli già scoperti
(fra i quali figura una password hardcoded).

Il periodo di verifica pubblica è iniziato il 31 maggio scorso e complementa i
test già condotti dall’Istituto Nazionale di Test per la Cibersicurezza (NTC).
Non sono previste ricompense (niente bug bounty, insomma).

Oltre al codice sorgente delle app per
Android
e iOS e dei
servizi di generazione dei certificati, con la documentazione delle loro
architetture, su GitHub si trovano anche le
presentazioni
che descrivono l’aspetto, i principi e la tabella di marcia dell’app e del
documento cartaceo.

Architettura generale del sistema per il certificato Covid.

Frugando un pochino nella documentazione si trovano anche la
guida rapida
e le
istruzioni
per i “superutenti” (gli incaricati di generare i certificati) e per la loro
formazione. Nulla che interessi al comune cittadino, ma interessante per chi vuole
studiare le procedure interne del sistema.

 

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