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Perché tanta gente che ha l’iPhone, l'iPad o il Mac va in giro con AirDrop aperto a tutti?

Perché tanta gente che ha l’iPhone, l’iPad o il Mac va in giro con AirDrop aperto a tutti?

Pubblicazione iniziale: 2023/11/12 13:28, Ultimo aggiornamento: 2023/11/18 11:10. Immagine iniziale generata da DALL-E.

In questi giorni sto viaggiando in treno in Italia e ho notato che spesso gli
utenti di iPhone e iPad lasciano aperta a tutti la funzione AirDrop, che
permette di inviare file da un dispositivo Apple a un altro. La funzione non
richiede che i dispositivi siano collegati alla stessa rete Wi-Fi.

Per esempio, facendo una semplice scansione (con il normale Finder del mio
Mac) dei dispositivi raggiungibili via AirDrop ho trovato questi utenti:

“CIA Asset 4752” è il mio iPhone di test, che ho lasciato aperto per
l’occasione. Ma l’iPad di Lele, gli iPhone di Viola, Dany ed Eradis e il Macbook Air di Lorenza non sono miei. Non
ho tentato di inviare file, per non allarmarli.

Non è prudente tenere AirDrop aperto a tutti: chiunque vi può mandare foto
indesiderate o malware, fare stalking o commettere altre molestie o abusi.
AirDrop andrebbe attivato solo quando serve per trasferire dati da un
dispositivo all’altro. Queste sono le opzioni disponibili sull’iPhone in Impostazioni – Generali – AirDrop: Ricezione non attiva (che consiglio come impostazione da tenere attiva normalmente), Solo contatti e Tutti per 10 minuti.

Per ridurre la vostra esposizione di dati personali quando attivate AirDrop,
attivatelo solo verso i vostri contatti e in ogni caso togliete il vostro nome
e il tipo di dispositivo dalla stringa del nome che viene trasmesso.
Non accettate mai dati da sconosciuti.

Se avete un iPhone, iPad o Mac, andate in
Impostazioni – Generali – Info – Nome, poi cambiate nome. 

Siate creativi. Io, per esempio, ho scelto questo:

IPhone, parliamone ancora alla radio

La Rete Uno della RSI mi ha invitato per una chiacchierata più ampia sui pro e contro dell’iPhone nel programma Millevoci, in onda domani (23/7) alle 11.10. Se vi interessa seguirla in streaming in diretta, il formato Real Audio è disponibile qui.

Antibufala: l’iPhone 13 comunicherà via satellite!

Antibufala: l’iPhone 13 comunicherà via satellite!

Pubblicazione iniziale: 2021/08/31 9:27. Ultimo aggiornamento: 2023/04/06
22:50.

Da qualche giorno impazza non solo tra gli appassionati e gli specialisti ma
anche nei media di massa una notizia secondo la quale il prossimo iPhone, il
13, sarà dotato della capacità di telefonare via satellite.

ANSA, per esempio,
parla
di “connettività satellitare LEO”, dove LEO sta per
Low Earth Orbit (orbita terrestre bassa), e precisa che si tratterebbe
di “connessione internet” da fornire
“in luoghi che non dispongono ancora di torri trasmittenti”, quindi di
un sistema satellitare bidirezionale. Ne parlano anche
Punto Informatico,
Engadget,
Gizmodo,
HDBlog,
Business Insider,
The Verge,
CNBC,
Slashdot
e tanti altri.

La notizia, però, si basa esclusivamente sulle dichiarazioni di un singolo
“analista esperto di affari di Apple, Ming-Chi Kuo”, contenute in una
nota agli investitori e descritte da
MacRumors, che a loro volta si basano su una sua deduzione riguardante la presenza,
nei prossimi iPhone, di uno specifico componente (il modem Qualcomm X60) che
include funzioni per le comunicazioni satellitari. Questo, secondo lui o
secondo l’interpretazione data dai media alle sue parole, rivelerebbe
l’intenzione di Apple di usare le reti satellitari per i propri telefoni. La
fonte originale della notizia, MacRumors, parla proprio di fare chiamate e
inviare messaggi (non di connettersi a Internet):
“to make calls and send messages in areas without 4G or 5G coverage”.

Ma c’è un fatto tecnico che indica che si tratta molto probabilmente di una
bufala generata da un equivoco, a meno che Apple abbia realizzato almeno un
paio di miracoli tecnologici.

Il fatto tecnico è che un telefonino che faccia comunicazione satellitare
bidirezionale ha bisogno di un’antenna piuttosto ingombrante, che non
può essere miniaturizzata più di tanto.

I telefonini satellitari attuali, quelli capaci di fare e ricevere telefonate
e connettersi a Internet collegandosi a satelliti, hanno antenne come
questa:

Ci sono anche dispositivi satellitari con antenne meno mastodontiche, ma non
consentono di fare chiamate o di connettersi a Internet: sono i
cercapersone satellitari, come
questo di Garmin, che
consentono di inviare e ricevere brevi messaggi di testo, e sono i dispositivi
di localizzazione di emergenza via satellite (PLB o
Personal Locator Beacon), come
questo
o addirittura integrati in
orologi da polso, che
non possono mandare neanche messaggi ma si limitano a inviare ai satelliti di
localizzazione un semplice segnale radio che dice soltanto
“io sono qui”.

Sono estremamente compatti, ma hanno comunque un’antenna cospicua e sporgente,
che va estratta per usarli. Riuscite a immaginare un iPhone con un bozzo
antiestetico del genere? O due fili penzolanti? No, vero?

A scanso di equivoci, aggiungo che è vero che gli attuali iPhone
comunicano con i satelliti GPS, ma è una comunicazione
unidirezionale, non bidirezionale. Per usare il GPS i telefonini si
limitano a ricevere segnali dai satelliti, ma non ne trasmettono (cosa
che richiederebbe appunto un’antenna piuttosto ingombrante). Qui la diceria
parla di trasmettere e ricevere. Addirittura di fare chiamate a voce.

Ci sono varie
ipotesi
sulla genesi di questa storia: una è spiegata
qui
da Sascha Segan. In ogni caso, sembra che tutto sia
iniziato
dal fatto che un chip presente a bordo dell’iPhone 13 sarebbe in grado di
usare la banda di trasmissione denominata b53/n53 (a 2,4 GHz), che Globalstar

vuole

adoperare per potenziare le comunicazioni cellulari, e siccome Globalstar è
nota per le comunicazioni satellitari qualcuno ha immaginato che questo
volesse dire che l’iPhone 13 potrà fare telefonate via satellite.

Un’altra ipotesi è che, come segnala
Mark Gurman su Bloomberg
sulla base di indiscrezioni, Apple stia lavorando all’idea di offrire funzioni
di sola messaggistica satellitare nelle versioni future dell’iPhone, non nella
versione 13 (“the features are unlikely to be ready before next year […] The features could also change or be scrapped before they’re released”). Questo potrebbe aver portato al malinteso.

Nel frattempo, MacRumors, la fonte iniziale della notizia, ha
corretto il tiro, precisando che
“la banda n53 di cui parla Kuo è spettro terrestre… Globalstar non
commercializza o offre spettro nella Banda 53 o n53 per le comunicazioni
satellitari — è solo per copertura terrestre”
. In altre parole, è assai probabile che i satelliti non c’entrino nulla.

Sapremo come stanno realmente le cose tra un paio di settimane, alla
presentazione dell’iPhone 13, che intanto grazie a questa diceria ha ricevuto
montagne di pubblicità gratuita.

2021/11/15. L’iPhone 13 è uscito e
non è affatto in grado di fare telefonate satellitari.

2023/04/06. L’iPhone 14 consente messaggi di testo inviati dal telefono alla rete satellitare Globalstar e viceversa in caso di emergenza. Non consente telefonate satellitari.

Disinformatico radio del 29/4/2011

È disponibile temporaneamente per lo scaricamento
qui
il podcast della puntata di ieri del Disinformatico. Questi sono i temi
e i rispettivi link agli articoli di supporto alla trasmissione: il
matrimonio reale britannico di William e Kate e i relativi problemi
online

(a rischio sicurezza e identità degli utenti), la
risposta di Apple all’accusa di tracciamento
degli utenti di iPhone e iPad, le nuove
accuse di tracciamento degli utenti rivolte a TomTom, la
bufala della chiusura dell’ultima fabbrica di macchine per scrivere
e la bufala di
Neil Armstrong presunto seguace di Sai Baba.

Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente sul sito della Rete Tre
della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più disponibili.
Vengono ripubblicati qui per mantenerli a disposizione per la
consultazione.

Macchine per scrivere, adieu? Genesi di una bufala

“Ha chiuso i battenti in India l’ultima fabbrica al mondo che produceva
macchine da scrivere”
. Così
ha scritto l’agenzia ANSA
(ribadendolo
qui), alimentando un coro di necrologi (Corriere della Sera, Tribune de Genève,
Swissinfo.ch) in
tutto il mondo
per la scomparsa di questo strumento di produttività ormai soppiantato dal
computer. La ditta indiana Godrej & Boyce Manufacturing Company avrebbe
infatti cessato la produzione e sarebbe stata l’ultima del suo genere del
nostro pianeta.

Ma è una bufala: la fonte citata dall’ANSA per la notizia è il
Daily Mail
britannico, che a sua volta probabilmente l’ha presa dal
Business Standard
indiano. La notizia originale afferma che la Godrej & Boyce è
“l’ultimo fabbricante di macchine per scrivere al mondo”, ma non
corrisponde alla realtà. Infatti esistono tuttora aziende come per esempio
l’americana Swintec, che fabbrica
macchine per scrivere meccaniche trasparenti
per i carcerati: impossibile usarle per contrabbandare.

Inoltre le ticchettanti macchinette sono ancora in vendita presso negozi
online come
Staples
e Amazon, con
marchi come
Brother, IBM e Olivetti (anche meccaniche). Forse la ditta indiana intendeva dire di
essere l’ultima a fabbricare macchine per scrivere meccaniche per ufficio, ben
diverse da quelle elettriche o meccaniche portatili offerte dalle altre
marche. Ma sta di fatto che le notizie della scomparsa della macchina per
scrivere, come si suol dire, sono ampiamente esagerate.

Fonti aggiuntive:
Washington Post
,
Wall Street Journal
.

Neil Armstrong seguace di Sai Baba?

Numerose testate giornalistiche, in occasione della recente morte del santone
indiano Sai Baba, hanno aggiunto un dettaglio intrigante: Neil Armstrong,
l’astronauta che insieme a Buzz Aldrin mosse i primi passi dell’umanità sulla
Luna, sarebbe stato fra gli adepti di Sai Baba. Per esempio,
La Stampa ha pubblicato un
articolo
intitolato “I Beatles, Craxi, e Neil Armstrong stregati dal guru” e
l’asserzione è stata ripresa anche in un altro
articolo
dello stesso giornale e dal
TGCom:
“E perfino il primo uomo sulla luna, l’astronauta Neil Armstrong, non e’
sfuggito al fascino del guru indiano”
. Anche la RSI ne ha parlato nella
puntata di Modem del 27 aprile scorso.

Neil Armstrong ha smentito la notizia il 28 aprile.

Dopo Apple, anche Tom Tom "spiona"? Non proprio

È esplosa la psicosi del tracciamento e della violazione della privacy da
parte dei dispositivi elettronici che ci accompagnano e assistono nelle nostre
attività quotidiane: dopo Apple, stavolta è il turno di TomTom, i cui
navigatori sono stati accusati di trasmettere indirettamente alle forze di
polizia i dati sulla velocità di guida degli utenti.

Secondo
DutchNews.nl, infatti, la TomTom si è trovata a sua insaputa a vendere questi dati alle
forze di polizia olandesi tramite un intermediario, e la polizia locale ha
utilizzato questi dati per scegliere la collocazione più strategica dei
“radar” o rilevatori automatici di infrazioni dei limiti di velocità.

La notizia ha causato un certo panico fra i guidatori dal piede pesante e una
certa ilarità fra chi ha osservato che TomTom aiuta la polizia a scegliere
dove mettere i “radar” ma al tempo stesso in molti paesi include nei propri
navigatori una
funzione
che allerta l’utente quando si avvicina a uno di questi rilevatori.

Ma i termini della faccenda sono stati chiariti prontamente dall’azienda in un
comunicato e in un
video
(in inglese) dell’amministratore delegato: i dati vengono venduti con il
consenso dell’utente, come da licenza d’uso, e vengono anonimizzati, per cui
non possono essere utilizzati in alcun modo per multare i conducenti ma
soltanto per sapere che in una determinata zona sono avvenute violazioni dei
limiti di velocità, e l’invio di dati (differito o immediato, se si usa un
navigatore con funzione Live) può essere disattivato.

Apple risponde alle accuse di tracciamento degli utenti

Apple ha finalmente pubblicato una
dichiarazione
in merito alla scoperta di un file, presente sugli iPhone e sugli iPad 3G, che
sembra memorizzare gli spostamenti dell’utente: non si tratta, a detta di
Apple, di un tracciamento dell’utente, ma di un archivio temporaneo che questi
dispositivi scaricano da Apple e che contiene una mappa continuamente
aggiornata delle posizioni delle antenne cellulari e Wifi situate nelle
vicinanze dell’utente. Questo consente al telefonino o all’iPad di sapere dove
si trova molto più rapidamente rispetto al sistema tradizionale basato sul
GPS.

Tuttavia, ha precisato Apple, c’è un difetto nel sistema di gestione di questo
file, per cui sul dispositivo i dati restano memorizzati troppo a lungo;
questo problema verrà risolto con un aggiornamento del software, che smetterà
inoltre di salvarne una copia sul computer dell’utente. Anche dopo la
correzione, comunque, sul telefonino resterà un archivio parziale, che
permetterà indirettamente di determinare gli spostamenti dell’utente nel corso
dell’ultima settimana e sarà protetto tramite cifratura a partire dal prossimo
aggiornamento importante di iOS. Sarà inoltre possibile eliminare del tutto
questa memorizzazione disattivando le funzioni di geolocalizzazione del
telefonino o tablet. Ironicamente, per i clienti Apple, spesso attratti dalla
semplicità d’uso dei prodotti dell’azienda, si prospetta la necessità di
mettersi a studiare approfonditamente il manuale dell’iPhone e dell’iPad.

Non tutti sono convinti dalle spiegazioni di Apple: per esempio non lo è Ross
Anderson, professore di ingegneria della sicurezza all’Università di
Cambridge, che le ha definite "non plausibili" (BBC). Le autorità governative in Italia, Germania, Francia e Corea del Sud
stanno inoltre indagando per determinare se siano state violate le norme
locali sulla privacy; inoltre alcuni utenti statunitensi hanno avviato una
causa legale (Bloomberg).

Facebook: se non siete reali, non siete… reali

Il matrimonio di un VIP nell’era di Internet comporta tutta una serie di nuovi
problemi digitali, non solo per gli sposi ma anche per gli utenti.

Per esempio, avete la sfortuna di chiamarvi Kate Middleton e volete avere un
profilo su Facebook? Niente da fare: gli amministratori del social network in
blu cancellano sistematicamente i profili degli omonimi della sposa reale,
accusandoli di essere falsi. È successo per esempio a Kate Middleton di
Boston: Facebook le ha sospeso il profilo a gennaio e l’ha
"staggata" in tutte le foto, e c’è voluta una settimana per
convincere Facebook a ripristinare tutto, nonostante le foto mostrassero che
non c’era alcuna somiglianza o impostura. La stessa cosa è succesa a una donna
australiana e a due donne inglesi, che hanno dovuto dimostrare la propria
identità per farsi ripristinare il profilo Facebook.

La ricerca a casaccio di informazioni sul matrimonio di William e Kate può
causare anche problemi di sicurezza informatica. F-Secure
segnala
infatti che digitando in Google le parole chiave riguardanti l’evento, per
esempio per trovare immagini, è facile imbattersi in immagini che portano a
siti che sono stati infettati e quindi visualizzano dei messaggi di un falso
antivirus, che spaventano l’utente facendogli credere di essere infetto e
convincendolo a scaricare un programma che promette di risolvere il problema
ma in realtà è un virus o un programma inutile che però si paga. Conviene
restare nei siti delle testate giornalistiche, o in quelli ufficiali (www.officialroyalwedding2011.org,
TheBritishMonarchy
su Facebook e
ClarenceHouse
su Twitter) invece di cercare scoop nei bassifondi della Rete.

Se invece siete fra gli invitati al matrimonio reale e siete preoccupati per
le notizie di dispositivi che bloccano i cellulari nella zona dell’evento per
evitare Tweetate indiscrete o suonerie nei momenti più solenni, niente paura:
Scotland Yard e la Metropolitan Police londinese hanno smentito.

Fonti:
Associated Press
,
Allfacebook
,
Yahoo
,
CBS News
.

Disinformatico radio del 22/4: iPhone “spione”, Dropbox vulnerabile, automi musicali, galateo per Facebook e occhiali 2D

Nella puntata di venerdì scorso dei Disinformatico radiofonico, scaricabile
temporaneamente
qui
e ricevibile in podcast su iTunes, mi
sono occupato dei
problemi di sicurezza di Dropbox, di un modo semplicissimo e intrigante di
fare musica con un automa cellulare, della polemica sull’iPhone che registra gli spostamenti dell’utente, di un
mini-galateo per Facebook
e degli
occhiali per convertire i film 3D in 2D
per evitare nausea e mal di testa.

Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente sul sito della Rete Tre
della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più disponibili.
Vengono ripubblicati qui per mantenerli a disposizione per la
consultazione.

Dropbox e sicurezza

Dropbox è un servizio di condivisione di
file molto popolare in Rete (25 milioni di utenti): non è il solito circuito peer-to-peer sul quale si fa circolare
materiale spesso in violazione del diritto d’autore, ma un modo semplice per
condividere documenti all’interno di un gruppo di persone o di computer.

Dropbox permette infatti (tramite un browser o il software apposito
scaricabile gratuitamente) di creare sui suoi server una o più cartelle
condivise, alle quali possono accedere solo gli utenti autorizzati.

È un modo pratico per avere sempre accesso ai propri documenti da qualunque
computer connesso a Internet (compresi i dispositivi Android), per lavorare in
gruppo ad un progetto, per avere una copia di sicurezza dei propri dati
principali e per risolvere il solito problema di chi ha più di un computer da
gestire: i dati che servono sono immancabilmente nel computer sbagliato che
non si ha a disposizione.

Tuttavia in questi giorni è nata una doppia polemica intorno a Dropbox. La
prima parte riguarda il fatto che le
condizioni d’uso del servizio
sono state aggiornate di recente per indicare che i file custoditi verranno
forniti agli inquirenti del governo USA se Dropbox riceverà un ordine di un
tribunale competente. Ma questa è una prassi standard di qualunque società
statunitense, come Gmail o Amazon, ed è un obbligo di legge; niente di nuovo,
insomma, e chi si affida ai servizi di queste società dovrebbe già saperlo e
tenerne conto.

La seconda parte riguarda invece un problema di sicurezza più sottile. Il
ricercatore di sicurezza Derek Newton ha
segnalato
che il codice hash, ossia la "chiave" che identifica ciascun
computer autorizzato ad accedere a una specifica utenza Dropbox, viene salvata
in chiaro (senza proteggerla con cifratura) sul computer stesso, ed è
trasferibile ad altri computer.

Questo significa che un aggressore che riesca ad avere accesso al computer
della vittima (fisicamente o tramite un attacco informatico) può prelevare in
pochi istanti una copia di questa "chiave" e usarla per accedere a
tutti i file che la vittima ha depositato su Dropbox e continuare a farlo
anche dopo l’attacco, restando sostanzialmente invisibile alla vittima.

Dropbox ha
dichiarato
che sta già lavorando a una soluzione per eliminare questo problema; nel
frattempo è opportuno comunque evitare di mettere online file riservati e
cifrare i documenti condivisi.

Fare musica con un automa cellulare: Otomata

Sembra il nome di un robot con telefonino integrato, ma un
automa cellulare è invece un ”sistema complesso discreto studiato in teoria della computazione,
matematica, fisica, biologia e modellazione microstrutturale”
, per dirla con Wikipedia, basato su un’idea degli anni Cinquanta del secolo
scorso. In parole povere, è un sistema, realizzato per esempio in un computer,
nel quale ci sono degli elementi semplici (celle) che interagiscono tra
loro secondo regole altrettanto semplici.

Da tutta questa semplicità, però, possono nascere sorprendentemente strutture
molto complesse. Addirittura si può generare musica. È quello che propone
Otomata, con il quale
garantisco che passerete ore a produrre musica ipnotica e sempre differente.
Non servono istruzioni complesse: basta cliccare a caso sulle caselle della
"scacchiera" di Otomata e avviare l’animazione, che prenderà a
generare musica. Buon divertimento.

L’iPhone registra gli spostamenti dell’utente

Su ogni iPhone e ogni iPad 3G c’è un file nascosto e non cifrato nel quale
viene registrato a lungo termine ogni spostamento dell’utente. La segnalazione
sta spopolando in Rete ed è attribuita agli esperti di sicurezza Alasdair
Allan e Pete Warden, che hanno pubblicato un’applicazione dimostrativa,
iPhoneTracker, che
analizza questo file e lo traccia su una mappa, con risultati impressionanti.

Il file, consolidated.db, è disponibile anche nelle copie di backup di
iTunes dell’utente, il che significa che qualunque applicazione (per esempio
un virus o un cavallo di Troia) presente sul computer sul quale gira iTunes
potrebbe accedervi. In caso di furto o smarrimento del telefonino, un
malintenzionato tecnicamente competente potrebbe leggerne il contenuto. Uno
degli scenari più pittoreschi proposti dagli esperti di settore è quello
dell’avvocato divorzista che chiede alla sua assistita
"Signora, lei sospetta un’infedeltà coniugale. Suo marito ha un
iPhone?"
. Infedeltà a parte, è un problema per chi deve tenere riservati i propri
spostamenti per lavoro, per esempio, mentre le forze di polizia potrebbero
trovare molto utile questo file nel ricostruire gli spostamenti di una
persona. Anzi,
c’è chi dice
che questo avvenga già.

In realtà l’esistenza di questo file è nota da mesi nella letteratura tecnica,
grazie per esempio al lavoro di
Alex Levinson. Va chiarito, inoltre, che il file completo non viene inviato ad Apple (a
differenza del campione di coordinate GPS e Wifi inviato due volte al giorno):
resta sul telefono, e la raccolta di dati geografici viene esplicitamente
autorizzata dall’utente quando sottoscrive le condizioni di contratto.

A che scopo vengono raccolti questi dati? La spiegazione più probabile non è
certo che Apple voglia spiare i propri clienti, ma che l’azienda della mela
morsicata voglia usare i dati raccolti per generare una mappa delle posizioni
delle antenne cellulari e degli hotspot wifi, come del resto indicato appunto
nelle diciture di attivazione del telefonino, senza dover ricorrere ai costosi
servizi delle società specializzate, come Skyhook.

Per chi volesse, il problema può essere risolto cifrando i backup oppure
inserendo dati fasulli nel file oppure ancora cambiandone i permessi.
Paradossalmente, il metodo più semplice è scavalcare le opzioni di sicurezza
facendo il jailbreak del telefonino e installare
Untrackerd, un’applicazione che ripulisce automaticamente e continuamente il file
incriminato.

La preoccupazione in Rete è forse eccessiva, ma è importante essere
consapevoli di questa raccolta di dati in modo da sapersi regolare. Come suo
solito, Apple per il momento non ha commentato la notizia.

Fonti aggiuntive:
The Register
, BBC,
Dominic White
,
F-Secure
.

Esiste un galateo per Facebook?

Facebook ha così tante opzioni e funzioni, spesso prive di un equivalente nel
mondo reale, che è facile non intuire le vere conseguenze di un’azione che ci
pare innocua. È vero che i galatei sono fatti apposta per essere ignorati, ma
se cercate una serie di regole su come usare correttamente questo social
network senza offendere e senza infastidire, eccovi qualche suggerimento.

1. Non aggiornate il vostro stato con informazioni frivole o
irrilevanti.

A nessuno interessa cosa avete mangiato a mezzogiorno o se siete in ascensore.
Chiedetevi sempre a quanti dei vostri interesserà quello che state per
scrivere.

2. Non taggate gli amici nelle foto in cui sono venuti male.
Se qualcuno tagga voi in questo modo, è accettabile "staggarsi”.

3. Niente poke. Mai. È infantile, lasciatelo per gli
adolescenti e gli innamorati.

4. Non parlate delle attività riservate della vostra azienda. Non dovrebbe essere necessario ricordarlo, ma c’è sempre qualcuno che non ci
pensa.

5. Non diffondete appelli e catene di sant’Antonio. Sono
quasi sempre inutili, scaduti o falsi.

6. Concordate gli appuntamenti privati in un messaggio privato, non nella
Bacheca (Wall).

Altrimenti date l’impressione di fare uno sgarbo a tutti coloro che leggono
l’invito ma non sono invitati.

7. Tenete sempre presente chi esattamente potrà leggere il vostro messaggio
o vedere la vostra foto.
Non vorrete certo che un datore di lavoro o una ex partner si faccia i fatti
vostri.

8. Scegliete se volete accettare chiunque come "amici" o se
volete includere solo gli amici veri.

Nel primo caso, abituatevi a scrivere come se parlaste in pubblico:
probabilmente non avete idea di chi vi può leggere. Nel secondo, ricordate che
non c’è nessun obbligo di accettare l’amicizia di nessuno.

9. Evitate la chat se non è strettamente indispensabile e non pretendete
risposte immediate.

Il fatto che una vostra amica abbia aperta la propria sessione Facebook non
significa che abbia a disposizione tutto il giorno per chiacchierare.

10. Se chiedete l’amicizia di qualcuno, spiegate perché. È
importante dare una buona ragione, per far capire che non state semplicemente
collezionando amici per fare numero.

Fonti:
PC World
,
Sherweb
,
Allfacebook
.

Dopo gli occhiali 3D, gi occhiali… 2D?

Sembra un pesce d’aprile, e in effetti inizialmente
lo era (su Thinkgeek), ma l’idea degli occhiali che eliminano l’effetto tridimensionale dei film
in 3D per risolvere i problemi di nausea e fastidio che alcune persone
lamentano quando vanno al cinema a vedere una proiezione in 3D è diventata, a
quanto pare, realtà.

Esiste infatti un sito,
2D-glasses.com, che vende a circa 10
dollari degli occhiali che consentono di andare a vedere un film in 3D senza
effetto 3D. L’inventore, Hank Green, dice di averli inventati per risolvere il
problema della moglie, che diversamente da lui soffriva di mal di testa quando
andavano insieme a vedere i film tridimensionali. Considerato che spesso molti
film sono disponibili solo in 3D e c’è una percentuale non trascurabile di
persone che non apprezza il 3D o addirittura ne è
infastidita, specialmente quando è un effetto simulato malamente, questi occhiali
potrebbero essere una soluzione utile a molti.

Il principio di funzionamento è semplice e plausibile: nei normali occhiali 3D
(quelli passivi a polarizzazione, senza batterie), le due lenti sono
differenti e ciascuna blocca una delle due immagini proiettate, in modo che
ciascun occhio veda quella che gli compete e non veda l’altra. Il cervello
unisce le due immagini e si ha, quando tutto va bene, l’effetto
tridimensionale. Quando va male, invece, si ha l’emicrania.

Gli occhiali anti-3D hanno invece due lenti uguali: entrambi gli occhi vedono
così una sola immagine della coppia proiettata e quindi la visione è
bidimensionale, come ai vecchi tempi. Funzionano soltanto con i sistemi
passivi e quindi non sono adatti a tutti gli schermi cinematografici e
televisivi; è quindi meglio informarsi sulle caratteristiche tecniche della
sala e del televisore prima di fare l’investimento.

Finalmente potremo andare a vedere i film così come erano stati pensati dai
loro registi. Stranamente, Hank Green non ha pensato di aggiungere agli
occhiali anti-3D un accessorio fondamentale: i tappi per le orecchie, così
potremo vedere i film come si deve, alla vecchia maniera. Muti.

Fonti:
Techland.time.com
,
Geekologie
,
Geek.com
.

Il Field Test Mode sugli iPhone: *3001#12345#*

Ultimo aggiornamento: 2022/01/05 18:05.

Se si compone *3001#12345#* sulla tastiera di un iPhone e si preme
l’icona di chiamata non parte una telefonata ma si ottiene il
Field Test Mode: una modalità nascosta che permette di avere informazioni
tecniche sulla propria connessione cellulare. Per uscire da questa modalità è
sufficiente premere il tasto Home.

Normalmente questa modalità serve soltanto ai tecnici per fare analisi e
diagnosi delle connessioni, ma può essere interessante da conoscere per
curiosità e da far vedere per mostrare quante cose avvengono dietro le quinte
in uno smartphone. Magari è anche un “trucchetto” carino per stupire gli
amici.

I dati che compaiono sono molto criptici e, appunto, utili soltanto agli
addetti ai lavori. Però ci sono sezioni abbastanza comprensibili anche per i non
iniziati, come per esempio quella denominata Serving Cell Measurements,
che fornisce informazioni sulla qualità del segnale cellulare, per esempio
nelle voci Measured RSSI, Average RSRP e Average RSRQ,
spiegati
qui su Digi.com: RSRP (Reference Signal Receive Power) indica la potenza media
ricevuta da un singolo segnale di riferimento; RSRQ indica la qualità
del segnale ricevuto e e RSSI (Received Signal Strength Indicator) è
legato ai primi due valori e rappresenta in sostanza il totale della potenza
ricevuta.

Sul mio iPhone 8 di test, aggiornato con iOS 15.2, non mi compaiono le voci e
le informazioni dettagliate che invece vedo descritte altrove (per esempio
qui,
qui
e
qui). Negli screenshot non ho oscurato i dati perché la SIM è una prepagata che uso solo per i test. Riuscite a trovare qualche altra info interessante?

 

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donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere
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iOS 15, nuove impostazioni salvaprivacy

iOS 15, nuove impostazioni salvaprivacy

Wired UK ha pubblicato un elenco delle impostazioni di protezione della privacy, particolarmente efficaci contro il tracciamento pubblicitario, presenti in iOS 15. Cito qui brevemente le principali:

  • In Impostazioni – Mail – Protezione della privacy, controllate che sia attiva l’opzione Proteggi le attività di Mail.
    Questo riduce il tracciamento pubblicitario, impedendo ai mittenti
    delle mail di vedere il vostro indirizzo IP e di sapere quando aprite il
    loro messaggio.
  • Per contrastare il tracciamento pubblicitario potete inoltre andare in Impostazioni – Safari – Nascondi indirizzo IP – Ai tracker.
  • Un’altra
    funzione salvaprivacy molto consigliabile di iOS 15 è l’analisi di cosa
    fanno le app con i sensori dello smartphone, per esempio per sapere
    quali hanno accesso al microfono o alla localizzazione: si va in Impostazioni – Privacy – Registra attività app. Questo genererà un riepilogo di sette giorni. Se volete levarvi il dubbio, una volta per tutte, che il vostro telefonino ascolti le vostre conversazioni, questo è un buon punto di partenza.
  • Un altro modo, più immediato ma un pochino più laborioso, per sapere quali app hanno accesso a microfono, fotocamera o localizzazione è andare in Impostazioni – Privacy e poi scegliere Localizzazione oppure Fotocamera oppure ancora Microfono.
  • Se invece volete sapere quali app tracciano la vostra attività quando usate altre app o visitate determinati siti, andate in Impostazioni – Privacy – Tracciamento e assicuratevi che sia attiva l’opzione Richiesta tracciamento attività. In questo modo le app dovranno chiedervi esplicitamente il permesso di tracciarvi e verranno visualizzate. Se disattivate quest’opzione, invece, le app verranno bloccate automaticamente (“Quando l’opzione è disattivata, tutte le nuove richieste di tracciamento da parte delle app verranno automaticamente rifiutate”), dandovi meno controllo e informazioni.

Funzionano davvero queste misure salvaprivacy? A giudicare dalla preoccupazione espressa da Facebook, parrebbe proprio di sì.

Quanto dura uno smartphone? Il problema degli aggiornamenti software. Provo un iPhone ricondizionato ancora aggiornabile

Quanto dura uno smartphone? Il problema degli aggiornamenti software. Provo un iPhone ricondizionato ancora aggiornabile

L’uscita di iOS 15 il 20 settembre scorso pone il solito problema degli
aggiornamenti e dell’obsolescenza degli smartphone. Uno smartphone non più
aggiornabile è un rischio di sicurezza, ma comprare un dispositivo nuovo ha un
costo non trascurabile, per cui molti tengono lo smartphone che hanno, senza
aggiornarlo, e si espongono quindi a pericoli.

C’è però un’alternativa: comperare uno smartphone non nuovo ma ancora
supportato per quanto riguarda gli aggiornamenti. Esistono aziende che offrono
smartphone ricondizionati non recentissimi ma supportati e lo fanno a prezzi
nettamente inferiori a quelli di listino di uno smartphone nuovo. 

Il problema è sapere se uno specifico smartphone ricondizionato è ancora
aggiornabile. Nel mondo Android non è facile, a causa della varietà e del
numero di marche che usano questo sistema operativo; nel mondo Apple, invece,
trovare quest’informazione è molto più semplice.

Per esempio, per sapere se uno smartphone Apple è ancora supportato si può
fare riferimento a questo
grafico

pubblicato da Statista.com e basato su dati Apple:

Da questo grafico risulta che Apple consente di aggiornare ad iOS 15
persino telefoni di sei anni fa (gli iPhone 6s e 6s Plus, usciti nel 2015).
Ovviamente uno smartphone così vecchio non avrà le nuove funzioni consentite
dall’hardware moderno, ma perlomeno sarà aggiornato in termini di sicurezza e
protezione dei dati. In più non ha l’impatto ambientale di un telefono nuovo.

Sto provando concretamente questo approccio: ho appena acquistato un iPhone 8
da 64 GB ricondizionato da
Recommerce.com. Ho speso 300 CHF (277
EUR) per uno smartphone Apple che alla sua uscita, nel 2017,
costava
839 CHF (774 EUR). Si trovano anche modelli a prezzi inferiori e ci sono anche altri fornitori di dispositivi ricondizionati iOS e Android, come Revendo e Verkaufen (mi riferisco al mercato svizzero).

Il telefono è in condizioni estetiche perfette: sembra nuovo. Viene consegnato
sbloccato, controllato e con un anno di garanzia, insieme a un alimentatore, a
una cuffia e un cavetto completamente nuovi (non marchiati Apple). Fra
l’altro, ordinandolo online la sera (su Interdiscount.ch) mi è arrivato a casa
a mezzogiorno del giorno successivo, senza spese aggiuntive.

È la prima volta che compro un iPhone: tutti quelli che ho usato fin
qui per i miei test mi sono sempre stati donati da amici o conoscenti che li
sostituivano. Personalmente trovo indecenti e immorali i prezzi degli iPhone
nuovi, strapieni di funzioni che non userò mai, ed è anche per questo che uso un Android di fascia media come
smartphone primario.

La migrazione dal vecchio iPhone che usavo per i test (un 5) a quello ricondizionato è stata banale: ho collegato l’iPhone 5 a un mio Mac via cavo, ho dato l’autorizzazione sul telefono e sul Mac (nel Finder), ed è partita la funzione di backup. Terminato il backup, ho spento il 5, ho tolto la SIM e l’ho messa nell’iPhone 8, che ho collegato al Mac dicendogli di fidarsi di questo nuovo dispositivo e di fare un restore su di esso partendo dal backup appena fatto. Dopo un reboot il nuovo telefono è risultato configurato in modo identico al precedente, con tutte le app al loro posto. Ho dovuto migrare a parte WhatsApp (che ha recuperato tutti i messaggi dell’account di test).

Ho scaricato e installato iOS 14.8 e poi sono andato in Impostazioni – Generali – Aggiornamento
software – Aggiorna ad iOS 15
per aggiornare al nuovo iOS uno smartphone di quattro anni fa. Senza subire alcun rallentamento. Niente male.

Apple: non fissate l’iPhone alle moto

Apple: non fissate l’iPhone alle moto

Se avete un iPhone, Apple sconsiglia di usarlo fissandolo alle motociclette, specialmente se molto potenti o rumorose. La curiosa raccomandazione è stata pubblicata da Apple il 10 settembre scorso e vale per tutti gli iPhone a partire dal 6, che risale al 2014.

Il motivo di questo insolito suggerimento è che la fotocamera degli iPhone è dotata di stabilizzatori ottici d’immagine e di sistemi di messa a fuoco automatica che sono sensibili alle vibrazioni intense e prolungate a determinate frequenze, come per esempio quelle che possono raggiungere un iPhone fissato a “motociclette con motori ad alta potenza o ad alto volume, a causa dell’ampiezza della vibrazione in certe gamme di frequenza che essi generano.”

Secondo The Register, però, il consiglio di proteggere gli iPhone andrebbe esteso anche alle mountain bike e ad altri veicoli soggetti a vibrazioni molto intense, viste le lamentele degli utenti su iFixit. E probabilmente il problema non riguarda soltanto gli smartphone di Apple ma colpisce qualunque dispositivo che contenga sistemi meccanici miniaturizzati.

Va chiarito, a scanso di equivoci, che il problema riguarda gli iPhone vincolati rigidamente alle moto o ad altri veicoli che generano forti vibrazioni. Se tenete il telefonino in mano, il vostro corpo fa da ammortizzatore naturale e protegge il dispositivo. E ovviamente non vanno fatti selfie mentre si guida.

Insomma, uno smartphone moderno di fascia alta è un dispositivo complesso e delicato, fatto per funzionare in condizioni normali, ossia tenuto in mano; non è una action cam. Tenetene conto, per non trovarvi con un oggetto costoso e inservibile.

Aggiornate immediatamente i vostri dispositivi Apple: sono usciti aggiornamenti d’emergenza

Aggiornate immediatamente i vostri dispositivi Apple: sono usciti aggiornamenti d’emergenza

Se avete un dispositivo Apple di qualunque genere (iPhone, iPad, Mac e Apple
Watch), aggiornatelo subito. Apple ha rilasciato il 13 settembre degli aggiornamenti
d’emergenza per bloccare due vulnerabilità, una delle quali consente di mettere a segno un
attacco invisibile sui suoi dispositivi senza richiedere alcuna azione da parte della vittima.

L’attacco consente di attivare telecamere e microfono, registrare messaggi,
SMS, mail e chiamate vocali (comprese quelle cifrate con app come Signal). 

La versione 14.8 di iOS/iPadOS, la versione 11.6 di macOS, la versione 14.7 di
tvOS e la versione 7.6.2 di watchOS risolvono il problema. 

Apple ha informazioni sulle falle e sugli aggiornamenti correttivi presso questi URL:

La prima vulnerabilità, denominata CVE-2021-30860 e battezzata FORCEDENTRY, è stata
scoperta da Citizen Lab, un noto gruppo canadese di attivisti per la privacy e la sicurezza digitale, riguarda iMessage e viene sfruttata per esempio per iniettare un malware,
denominato Pegasus, che è stato sviluppato dalla società israeliana NSO
Group ed è già stato usato per penetrare negli iPhone di vari attivisti
politici in modo completamente invisibile.

L’attacco, spiega
Citizen Lab, viene lanciato semplicemente mandando un SMS alla vittima. L’SMS contiene
un allegato che ha l’estensione GIF ma è in realtà un PDF malformato. Questo
PDF malformato causa un crash di IMTranscoderAgent sul dispositivo
(dovuto a un integer overflow nella libreria CoreGraphics di rendering
delle immagini), e il crash consente l’esecuzione di codice malevolo sul
dispositivo attaccato. 

La seconda vulnerabilità, denominata CVE-2021-30858, riguarda WebKit, il motore di rendering di Apple, usato da Safari e da quasi tutte le app che visualizzano contenuto HTML, ed è sfruttabile per eseguire codice sul dispositivo della vittima.

Anche se non siete dissidenti o attivisti, il fatto che esistano queste
vulnerabilità è ora di dominio pubblico e quindi è presumibile che verranno
sfruttate anche dalla criminalità informatica comune per attacchi su bersagli
meno sensibili. In altre parole, per colpire anche utenti comuni.

Preparatevi a una certa attesa, perché tutti stanno scaricando gli
aggiornamenti ed è prevedibile che i server di Apple siano leggermente
sovraccarichi.

 

Fonti aggiuntive:
TechCrunch, Sophos,
Ars Technica,
New York Times