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Antibufala: ti possono spiare dal cellulare anche quando è spento!

Antibufala: ti possono spiare dal cellulare anche quando è spento!

Credit: Jason Hidalgo

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Da anni circola la diceria che i servizi di spionaggio e di sorveglianza di vari paesi sarebbero in grado di usare un telefonino come un microfono per ascoltare le conversazioni altrui.

Questo, in sé, non sembra particolarmente implausibile dal punto di vista tecnico. Ma spesso la diceria si spinge a dire che questo genere d’intercettazione è possibile anche con il telefonino spento. Da qui è nato il gesto, secondo molti eccessivamente paranoico, di rimuovere la batteria dal cellulare prima di qualunque incontro riservato. Un gesto che sta diventando sempre più difficile, visto che molti smartphone tendono ad avere batterie non rimovibili.

Ma in una recente intervista trasmessa dall’emittente statunitense NBC, Edward Snowden ha confermato che l’NSA è realmente in grado di accendere uno smartphone “anche quando il dispositivo è spento”. Roba da brivido.

C’erano già segnalazioni in questo senso nel 2006: alcune marche di telefonini erano infettabili da remoto con malware che accendeva i loro microfoni e questa tecnica veniva usata nelle indagini antimafia.

Come è possibile un’intercettazione a telefonino spento? Una tecnica è installare sul cellulare un software-spia che simula lo spegnimento: quando l’utente preme il tasto di spegnimento, lo schermo si oscura o mostra un’imitazione del normale messaggio che invita a far scorrere il dito per confermare l’intenzione di spegnere e poi finge di spegnersi. Anche i pulsanti non rispondono più alla pressione.

Un’altra è il sabotaggio fisico dell’hardware: grazie alle rivelazioni di Snowden raccolte nel recente libro No Place to Hide (Sotto controllo) di Glenn Greenwald, sappiamo che l’NSA intercetta i dispositivi digitali (per esempio i router della Cisco) e li altera prima che arrivino agli acquirenti.

Come ci si difende? Si usa un telefonino con batteria rimovibile e si stacca la batteria, oppure si lascia l’apparecchio altrove (Snowden invita a metterlo in frigorifero, che è un luogo piuttosto insonorizzato e schermato). Se la batteria non è asportabile, per esempio nel caso di un iPhone, si può mettere il telefonino in modalità DFU, che spegne tutti i componenti tranne la porta USB: si collega l’iPhone a un alimentatore o a una porta USB di un computer e si tiene premuto il tasto di spegnimento; poi, dopo tre secondi, si tiene premuto il tasto Home. Entrambi i tasti vanno poi tenuti premuti per dieci secondi e infine si rilascia il tasto di spegnimento tenendo invece premuto il tasto Home per un’altra decina di secondi.

In questo modo l’iPhone è in una sorta di coma informatico e per rianimarlo occorre tenere premuto il tasto di accensione e il tasto Home fino a che compare il logo della Apple. In alternativa si può spegnere l’iPhone tenendo premuto il tasto Home e quello di accensione per dieci secondi: anche questo mette il dispositivo in una condizione di disattivazione profonda.

Certo, in teoria anche queste situazioni potrebbero essere simulate da un malware, ma sarebbe davver un malware previdentissimo: a quel punto si fa prima a lasciare l’iPhone in un’altra stanza o metterlo nel forno a microonde spento oppure nel frigorifero.

Fonti: Gizmodo, Ars Technica, Wired.

Smartphone e anziani, telecamere nascoste di Patti Chiari (RSI La1)

Smartphone e anziani, telecamere nascoste di Patti Chiari (RSI La1)

Ieri sera è andata in onda una puntata di Patti Chiari (visibile in streaming) dedicata alle difficiltà di acquisto per gli anziani. Nella puntata, da 34 minuti circa, trovate anche un servizio al quale ho partecipato: due giorni di riprese nascoste, effettuate nei negozi di telefonia, per vedere dal vivo come viene trattato un anziano non esperto di telefonia mobile quando chiede informazioni su uno smartphone. 

I risultati sono molto interessanti: certo, non è facile per i venditori spiegare tutta la rosa di servizi offerti dai telefonini moderni, ma a volte non ci provano neanche, sommergendo l’utente di terminologia tecnica in inglese, senza tenere in considerazione le limitazioni anche fisiche all’utilizzo di uno smartphone legate all’età (calo della vista, riduzione della sensibilità tattile e della precisione di movimento delle dita).

Servono offerte semplici, senza giungle tariffarie, opzioni di roaming, costi di trasmissione dati variabili e mille altre complicazioni, altrimenti rischiamo di tagliare fuori dalla società digitale una fascia di persone importante. Di cui tutti, prima o poi, faremo parte.

Ecco qualche foto presa dietro le quinte: per ovvie ragioni non posso mostrare tutte le tecniche usate per ottenere le immagini nascoste, ma una sbirciatina alle GoPro e alla RED usate per le riprese ve la posso regalare.

La regia mobile. No, non è un furgone-spia dell’NWO.

Una delle innumerevoli GoPro.

Meraviglia golosa: una Red Pro 5.0.

Modularità eccezionale.

Appostati in un bar del centro città con cuffie, cavi e apparecchi d’ogni sorta
e con fare cospiratorio, sembravamo spie. Nessuno ci ha degnato di uno sguardo.

Un gatto supremamente indifferente alle nostre tribolazioni.

L’origine della classica suoneria Nokia

La pubblicità del Nokia 1011, primo palmare GSM sul mercato (1992):

A 13 secondi dall’inizio ci sono le note che diventeranno poi la celeberrima suoneria standard di tanti cellulari.

La musica proviene da qui: Francisco Tárrega – Grand Vals.

Grazie a @mikko e @rboninsegna per la segnalazione.

Antibufala: è pericoloso rispondere al telefonino mentre è in carica o a batteria quasi esaurita!

Antibufala: è pericoloso rispondere al telefonino mentre è in carica o a batteria quasi esaurita!

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Un lettore e ascoltatore del Disinformatico, Andrea, segnala che sta circolando in Rete un nuovo allarme riguardante i telefonini e scritto in un italiano claudicante: “Oggi un altro bambino è morto perchè ha risposto ad una chiamata mentre il telefono era ancora in carica. Quel tempo aveva una vibrazione improvvisa del suo cuore e poi bruciato la mano. Quindi per favore non rispondere alle chiamate o non chiamate durante il caricamento del telefono cellulare. Quando la batteria del telefono è l’ultima barra non effettuare una chiamata o rispondere alle chiamate in arrivo, perché la radiazione è 1.000 volte più forte. Questo può accadere a qualsiasi marca di telefoni cellulari per favore passare tali informazioni a tutti coloro che se ne frega e non dimenticate di condividere per la vostra sicurezza”.

Dovrebbe bastare lo stile sconclusionato per liquidare come bufala un appello del genere, ma caso mai non fosse sufficiente arriva anche la smentita dettagliata del sito antibufala Snopes.com: l’appello è vecchio di anni (è una variante di quello che girava nel 2008), non c’è nessun pericolo maggiore nel rispondere a una telefonata mentre il cellulare è in carica rispetto a quando non lo è, e non è affatto vero che “la radiazione è 1000 volte più forte” quando la batteria è quasi esaurita.

Al tempo stesso, è vero che le batterie dei telefonini, specialmente quelle non originali che spesso non hanno dispositivi di sicurezza integrati, possono talvolta surriscaldarsi, scoppiare e prendere fuoco, ferendo le persone che stanno nelle vicinanze: Snopes cita alcuni casi realmente avvenuti. È quindi meglio usare batterie originali e fare in modo che il telefonino sia ben ventilato durante la carica, che genera calore. Metterlo sotto il cuscino per ascoltare la musica di notte, come fanno molti mentre lo caricano, non è una buona idea, perché il cuscino impedisce la dispersione del calore prodotto dalla carica.

L’iPhone compie sette anni: retroscena della demo che cambiò la telefonia

Sembra incredibile ma sono già passati sette anni da quando Steve Jobs svelò che Apple aveva sviluppato in segreto uno smartphone, con un effetto esplosivo sul design e sulle caratteristiche di tutta la telefonia mobile. Come raccontato da un bell’articolo del New York Times, i retroscena della presentazione dell’iPhone al Macworld Expo del 2007, a San Francisco, rivelano che in realtà al momento dell’annuncio lo smartphone di Apple era tutt’altro che pronto e stabile.

Jobs voleva a tutti i costi fare una demo reale, facendo telefonate, ascoltando musica e navigando su Internet, e mostrando sul megaschermo della sala quello che si vedeva sul touchscreen del prototipo, ma fu un rischio enorme: lo smartphone perdeva le chiamate, crashava o semplicemente si spegneva spontaneamente. Se si inviava una mail e poi si navigava in Rete, tutto bene: ma se queste operazioni venivano fatte in ordine inverso, erano guai. Tutti i componenti erano troppo instabili e nuovi. C’erano soltanto cento prototipi. Jobs provò la presentazione per cinque giorni.

Fu necessario barare: l’indicatore di segnale fu riprogrammato per indicare sempre e comunque cinque tacche, perché in caso di crash e riavvio della sezione radio il pubblico avrebbe visto il calo improvviso di segnale. La sezione WiFi dell’iPhone era così instabile che i tecnici dovettero collegare di nascosto delle prolunghe d’antenna per compensare le variazioni di segnale in sala, e per tenere libera la frequenza WiFi (in modo che nessuno del pubblico potesse involontariamente usarla e interferire) fu necessario impostare l’access point come se fosse in Giappone, usando quindi frequenze non permesse negli Stati Uniti. Fu persino portato in loco un ripetitore mobile della rete cellulare, per garantire un segnale potente.

La presentazione fu un successo, grazie agli sforzi acrobatici dei tecnici. E il resto, come si suol dire, è storia.

Cellulari RIM, Nokia, Apple hanno backdoor?

RIM, Nokia, Apple accusati di aver reso intercettabili i loro cellulari pur di accedere al mercato indiano. E da noi?

Pur di ottenere accesso all’immenso mercato indiano della telefonia mobile, Apple, Nokia e RIM (BlackBerry) avrebbero fornito ai militari delle backdoor che permettono di sorvegliare le comunicazioni cellulari. Questo è il senso, perlomeno, di documenti sottratti da server militari indiani ad opera di un gruppo di intrusi informatici, che sembrano essere mail dell’USCC (U.S.-China Economic and Security Review Commission), una commissione statunitense sui rapporti economici e di sicurezza USA-Cina.

Scansioni dei documenti sono pubblicate qui su Imgur; la prima pagina, intestata al Directorate General of Military Intelligence indiano, dice che per avere accesso d’intercettazione alle comunicazioni dell’USCC “è stato deciso di firmare un accordo con i fabbricanti di cellulari in cambio della presenza sul mercato indiano” e che sono state “utilizzate backdoor fornite da RINOA”, dove “RINOA” sta per “RIM, Nokia, Apple, etc.”. Le pagine successive sembrano essere comunicazioni dell’USCC intercettate. La notizia è stata segnalata da Mikko Hypponen su Twitter e ripresa, sempre con formula dubitativa, da ZDNet.

Lasciando da parte l’ironia dell’intercettatore intercettato, se questa storia viene confermata, non c’è solo il problema dell’intercettazione per gli indiani e per chi si reca in India (pensando di avere un dispositivo sicuro e non intercettabile), ma c’è quello ben più ampio della presenza di backdoor predisposte intenzionalmente dai costruttori per compiacere i governi. Aprire volontariamente delle vulnerabilità nei propri dispositivi è un’idea stupida, perché non c’è modo di garantire che verranno usate solo dai “buoni”. Chiunque siano e ammesso che ce ne siano realmente.

Cellulare Android con backdoor incorporata

Telefonino Android con backdoor segreta già a bordo

Credit: Phonedog.com.

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Mikko Hypponen segnala su Twitter che sui cellulari ZTE Score M, che usano Android 2.3.4 e sono venduti negli Stati Uniti, c’è un’applicazione il cui unico scopo è “fornire una backdoor a una shell di root sul dispositivo”. È sufficiente digitare la password, che è ztex1609523, come spiegato qui su Pastebin.

L’applicazione non ha un nome autoesplicativo (è sync_agent) e non è documentata ufficialmente. Non fa parte della normale dotazione di Android ed è stata presumibilmente installata da ZTE.

Chissà se altri telefonini hanno funzioni analoghe. Con una shell di root si ha accesso profondo a tutto il contenuto del dispositivo. Hmmm…

Attenzione agli squilli dai numeri 0088* [UPD 2008/08/18]

Attenzione agli squilli dai numeri 0088* [UPD 2008/08/18]

Squillano e riagganciano per indurvi a richiamare

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È arrivata pochi minuti fa anche a me, sul cellulare svizzero, una chiamata dal numero 008821321340. A giudicare dalle segnalazioni che mi arrivano, si tratta di una truffa che sta dilagando. Non richiamate quel numero o altri numeri che non conoscete, specialmente se hanno il prefisso 0088213. Vi possono costare un capitale.

Il trucchetto di questa nuova truffa è estremamente semplice. Un truffatore ha attivato una linea telefonica sotto il prefisso satellitare 0088213 (Emsat) in modo che parte del costo delle chiamate ricevute venga girato a lui. Fatto questo, chiama tutti i numeri di telefono che trova, in vari paesi (ho visto segnalazioni in Svizzera, Italia, Olanda e Germania), e riaggancia subito dopo aver composto il numero: costo zero. Poi aspetta.

Inevitabilmente, molte persone, incuriosite dalla chiamata persa, di cui vedono il numero sullo schermo del telefono, richiamano per sapere chi li ha cercati. E qui scatta il salasso per chi ha ricevuto lo squillo, come potete notare per esempio nelle segnalazioni tedesche (anche se non leggete il tedesco, i numeri dopo il simbolo dell’euro sono molto eloquenti; si riferiscono all’uso di questo numero telefonico con dei dialer, ma i costi al minuto sono identici anche per gli squillini).

Come regola generale, non richiamate mai un numero che non conoscete. Se hanno bisogno davvero di contattarvi, vi richiameranno loro.

2008/08/18

La polizia cantonale svizzera ha confermato di aver ricevuto diverse segnalazioni di questa truffa telefonica, segnala Ticinonline oggi.